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mercoledì 29 febbraio 2012


Io non so se è colpa del caldo di questi giorni che sta rendendo tutti più “schizzati” del solito, ma trovo delle notizie che non stanno né in cielo né in terra! Una di queste la trovo, come sempre, su Folha, che dice:

Conar deve julgar suposto racismo em anúncio de azeite Gallo

Vediamo di chiarire cosa è successo.

L’azienda portoghese Gallo, che produce olio d’oliva nel suo Paese e lo esporta qui in Brasile, sta uscendo con una nuova pubblicità dove si legge: “O nosso azeite é rico. O vidro escuro é o segurança".

Secondo il Conar (Código Brasileiro de Autorregulamentação Publicitária) la parola “escuro” può essere interpretata come sinonimo di “negro”, e ora sta valutando se questa pubblicità sia razzista o no.

Noi italiani, grandi produttori di olio e di vino, sappiamo che il vetro scuro delle bottiglie serve per preservare la qualità del prodotto. Alcune componenti dell'olio (soprattutto la vitamina A, con funzioni antiossidanti) degenerano in presenza di luce solare e calore; questo diminuisce le proprietà nutrizionali (l'olio diventa meno sano) e a lungo andare lo fa irrancidire.

Qualcuno potrà ingenuamente pensare che qui in Brasile non sanno questo, ma è ovvio che non è vero, considerando i numerosi produttori di vino locale e anche perché, qualche anno fa, è stato presentato il primo olio d’oliva brasiliano, prodotto a Minas Gerais. In poche parole, anche i brasiliani sanno che il vetro scuro delle bottiglie ha uno scopo preciso e non è solo una moda pubblicitaria.

Ma allora perché fare un processo di supposto razzismo contro questo? Perché una persona deve venire su al mattino e pensare che un vetro scuro possa offendere un uomo di colore? Allora perché non aboliamo tutte le auto nere o blu scuro? Perché non bruciamo tutti i vestiti di un colore diverso dal bianco (o giallo e verde)? Perché non ci tingiamo i capelli tutti di biondo platino o evitiamo per legge l’abbronzatura parziale e integrale?

Ma soprattutto, perchè un Paese come questo, con tutti i problemi che ha, va a cercarsi cose che non esistono in nessuna mente normale? Ma non c’hanno un cazzo da fare questa gente?
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martedì 28 febbraio 2012

Non sono un esperto di politica internazionale, né tanto meno sono un diplomatico delle Nazioni Unite o un attivista dei diritti umani. Ma mi sembra che l’Italia, nel corso di diversi anni, abbia sempre ricevuto a aiutato migliaia di disperati che, per mezzo di barconi e altri mezzi, sono venuti in Italia con la speranza di una vita migliore, o solo per fuggire dalla miseria e dalle disgrazie del loro paese d’origine. Non mi sembra che l’Italia abbia mai abbandonato alla deriva persone in cerca d’aiuto. Anzi, è uno dei pochi Paesi europei dove ha sempre cercato di aiutare, a volte a spese dei propri concittadini, chi aveva sperato e cercato nell’Italia quello che non aveva nel suo Paese (ma correggetemi se sbaglio). Però cosa leggo oggi su Carta Capital?

‘A Itália não pode devolver refugiados’

A Corte Europeia de Direitos Humanos considerou, na quinta-feira 23, a Itália culpada por violar os direitos de 11 imigrantes somalis e 13 eritreus que tentaram entrar no país ilegalmente. Eles faziam parte de um grupo de 200 pessoas que partiu em três barcos da Líbia e foi enviado de volta ao país africano em 2009.

… A Itália foi condenada a pagar a cada um dos imigrantes no caso 15 mil euros pelos danos, pois a Corte entendeu que os indivíduos foram expostos ao risco de maus-tratos na Líbia e repatriação aos seus países de origem.

… Segundo a Corte, a Itália violou o artigo terceiro da Convenção Europeia de Direitos Humanos, que proíbe o tratamento desumano ou degradante, e o artigo quarto do Protocolo Quatro, contra a expulsão coletiva.

… Rodrigues, coordenador da Cátedra Sergio Vieira de Mello em parceria com o Alto Comissariado das Nações Unidas para os Refugiados (Acnur), aponta que o caráter da decisão é significativo. “Os países europeus têm condições de receber essas pessoas, embora a crise econômica crie resistência a estrangeiros. Mas a decisão é importante por mostrar que mesmo na crise não se pode abdicar de diretos fundamentais.”

… Até o início do ano passado, a Itália mantinha um acordo bilateral com a Líbia para devolver imigrantes que tentassem chegar ao país. O tratado, assinado em 2008 pelo ex-premier Silvio Berlusconi e pelo coronel Muammar Kaddafi, incluía 5 bilhões de dólares em reparação pela colonização italiana em troca de uma maior cooperação do regime líbio para conter a imigração ilegal.

… O acordo, no entanto, é uma espécie de “massa cinzenta”, pois é preciso separar o migrante econômico do refugiado, que enfrenta o temor da perseguição, explica Rodrigues. “O último governo italiano sequer fazia essa diferença, não queria mais estrangeiros.”

… “A medida também é questionável porque era importante para Kaddafi aprisionar os que incomodavam o regime (e possivelmente tentariam deixar o país devido a perseguições).”

… De acordo com a Corte de Direitos Humanos, apenas em 2009, a Itália conduziu nove operações no mar para interceptar barcos com imigrantes por meio do acordo com a Líbia.

… Essas incursões não são, contudo, as primeiras medidas radicais da Itália em relação a imigrantes ilegais.

… Durante as revoltas populares contra os ditadores no norte da África, o país sofreu com um grande fluxo de imigrantes vindos de Egito, Líbia e Tunísia. A ilha de Lampedusa, com apenas cinco mil habitantes, chegou a receber mais de 20 [20???]  imigrantes ilegais, principalmente tunisianos.

… Neste cenário, o OTAN (Organização do Tratado do Atlântico Norte) e a guarda costeira italiana deixaram à deriva por 15 dias uma embarcação com 72 imigrantes africanos, incluindo mulheres e crianças, que tentavam chegar a Lampedusa. Quando o resgate foi realizado – somente depois de o barco conseguir retornar à costa da Líbia -, 61 tripulantes haviam morrido.

… Em abril de 2011, a França bloqueou a passagem de trens com milhares de imigrantes tunisianos e militantes de direitos humanos vindos da Itália, que havia concedido permissões temporárias de residência a cerca de 26 mil imigrantes daquele país africano.

… A Itália criticou a postura da França alegando violação das regras de livre circulação da União Europeia. Mas o governo do país vizinho já havia manifestado insatisfação com os vistos, uma vez que muitos dos imigrantes demostravam intenção de seguir para o território francês. Logo, a atitude italiana seria uma maneira de “despachar” o problema para outra nação europeia.

Se la Corte Europea dei Diritti Umani ha deciso questo, non sono certo io che posso andargli contro. Parto sempre dal presupposto, a volte ingenuamente, che ognuno sappia fare il proprio lavoro, quindi se qualcuno nei vertici afferma che abbiamo sbagliato, posso solo accettare tale “sentenza” e chiedere umilmente scusa. Ma considerando la mia totale ignoranza, mi viene spontaneo chiedermi. ma sarà proprio così? E’ giusto incolparci di violare i diritti umani di persone che cercavano aiuto proprio nella nostra Nazione? E, forse la cosa più importante, è questo il ringraziamento per tutto quello che abbiamo fatto con i vari albanesi, tunisini, etiopi e altri stranieri? Forse non saremo dei santi (ma chi lo è?) ma di sicuro non abbiamo bisogno di queste accuse.
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lunedì 27 febbraio 2012


Per chi avesse intenzione di andare in Italia e farsi una nuova vita (ma c’è ancora qualcuno che vuole questo?) con un nuovo lavoro, è mio dovere consigliargli di pensarci MOLTO bene.

Secondo una recente statistica, gli stipendi dei lavoratori italiani sono tra gli ultimi posti di quelli europei, con circa 23.000 euro lordi annui (solo a titolo di cronaca, io guadagnavo poco più di 15.000 euro, sempre lordi, all’anno) sorpassando solo Stati come Malta, Portogallo e Slovenia. Addirittura in Grecia guadagnano più di noi, con 29.000 euro all’anno (anche se come riferimento sono dati del 2009).

Il Paese più oneroso come salario è il Lussemburgo (ma cosa ci vai a fare in Lussemburgo?), seguito dall’Olanda e dalla immancabile Germania.

Questa è la classifica secondo i dati Eurostat: sono calcolati i redditi medi lordi rilevati nel 2009
PAESE RETRIBUZIONE 
LORDA ANNUA
LUSSEMBURGO 48.914
PAESI BASSI 44.412
GERMANIA 41.100
BELGIO 40.698
IRLANDA 39.858
FINLANDIA 39.197
FRANCIA 33.574
AUSTRIA 33.384
GRECIA 29.160
SPAGNA 26.316
CIPRO 24.775
ITALIA 23.406
PORTOGALLO 17.129
SLOVENIA 16.282
MALTA 16.158
SLOVACCHIA 10.387
fonte: Corriere della Sera
Quindi, se proprio volete venire in Europa, meglio lasciar perdere l’Italia e orientarsi verso Paesi forse più freddi ma certamente più ospitali dal verso di guadagno. Non vedo la Gran Bretagna in questa classifica, forse perché è uno dei pochi Stati che, furbescamente, non fa parte dell’Euro. Ma allo stesso modo non vedo la Città del Vaticano. Probabilmente sarà difficile trovare un lavoro presso il Papa, ma sarebbe interessante sapere quanto guadagnano i suoi “cittadini”.

E in Brasile quanto si guadagna?

E’ difficile trovare dei dati giusti, anche perché la disuguaglianza di stipendi qui è molto alta. Però ho trovato questa notizia, dove secondo il censimento del 2010, il salario medio di un brasiliano era di R$ 1.202 al mese (non so dire se lordi o netti). All’anno quindi sono 14.424 R$. Considerando che un operaio di una grande azienda qui in Brasile guadagna in media 1.300/1.500 R$ netti (un commesso circa 800 R$) presumo che questa cifra data da IBGE sia già al netto delle trattenute. Direi che non è male come media. Se, per esempio, dalla media italiana togliamo il 25% come trattenute, viene fuori 17.554 euro all’anno, circa 1.460 euro al mese. Non mi sembra una grande differenza con la media brasiliana, tenendo anche conto che qui in Brasile ci sono professioni che guadagnano in un mese quello che altri guadagnano in un anno.

Perciò ragazzi, se ancora c’è qualcuno che pensa di andare in Italia per cercare lavoro (il che ormai è assurdo), direi orientare il suo sguardo verso altri lidi. A meno che non siate un Robinho o un Neymar, allora le cose cambiano!
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venerdì 24 febbraio 2012


Non lo dico io ma è quanto afferma Terry Gou, presidente della Foxconn, azienda taiwanese che produce prodotti elettronici per le maggiori aziende del mondo, come Apple, Motorola, Sony e Nokia (ma l’elenco è lungo).

Durante un programma televisivo di Taiwan, Mr. Gou ha detto che il Brasile è una "terra ricca di potenzialità", ma ha avvertito che il paese offre "solo" il mercato locale e per dipiù richiede il trasferimento di tecnologia: "Alcuni dicono che è necessario allargare gli affari. E io voglio allargarmi, ma il Brasile mi dà solo il mercato locale, e dobbiamo anche trasferire la nostra tecnologia”.

Il presidente della Foxconn ha anche detto che i brasiliani "non lavorano molto, perché sono in un paradiso." E il paese, rispetto a Taiwan, "non dispone di tecnologia avanzata".

Questa non è la prima volta che Mr. Gou dice che i brasiliani lavorano poco. Due anni fa, ha detto al Washington Post, che non considerava aprire fabbriche in Brasile, perché, presumibilmente, i lavoratori di qui smettono di produrre per ballare la samba o per vedere una partita di calcio.

Il presidente di Foxconn, produttore di marchi come Apple e HP ha anche comparato il Brasile con "la vecchia Taiwan esportatore delle banane". Citando il suo incontro con Dilma Rousseff quando era in Cina per trattare con un investimento di12 miliardi di dollari in Brasile, il leader del colosso taiwanese aveva mostrato interesse per "modernizzare Brasile", scambiando la vendita materie prime per i suoi semiconduttori. Mr. Gou ha però aggiunto di non credere che il Brasile possa competere con le fabbriche americane o cinesi.

Ora non si sa se vorrà aprire cinque fabbriche in Brasile come alcuni presumevano. La scorsa settimana, l'imprenditore Eike Batista (l’uomo più ricco della America Latina) ha detto che un'unità della società avrebbe aperto in Minas Gerais. Tuttavia, dall’annuncio di installazione della fabbrica Foxconn in Brasile nessuna notizia ufficiale è stata data per certa.

Da ricordare che questo colosso taiwanese è anche tristemente famoso per le condizioni in cui lavorano i suoi operai, con turni di 12 ore al giorno, con operai costretti a lavorare in piedi per lunghi lassi di tempo e alienati dal lavoro estremamente monotono. Condizioni che potrebbero aver causato 18 suicidi negli ultimi anni, attirando per la prima volta l'occhio pubblico dei Paesi occidentali dove Apple vende la quasi totalità dei propri prodotti.
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giovedì 23 febbraio 2012


Avevo deciso di non scrivere niente sul Carnevale di quest’anno, ma dopo aver letto questa notizia così importante, pubblicata da molti giornali nazionali, ho dovuto ricredermi.

Jessica Pimentinha fica meia hora na banheira de água quente para descolar tapa-sexo

Jessica Pimentinha, famosa ballerina di funk, ha sfilato lunedì scorso a Rio de Janeiro per la scuola União da Ilha. Come “costume” indossava davanti quello che viene definito come “tapa-sexo”, mentre di dietro aveva collocato una serie di corni per allontanare il malocchio. Date le ridotte, o inesistenti, dimensioni di questi due “indumenti”, l’unica possibilità di poterli “indossare” era di letteralmente incollarli con l’attaccatutto (Super Bonder).

Devo confessare che ho dovuto restare 30 minuti rilassandomi, con le gambe aperte in alto, in acqua calda. Pensavo che venisse via la pelle, o che rimanesse un segno, ma è andato tutto bene, togliendo un poco alla volta” ha detto la musa della Ilha.

Pimentinha ha detto che è stata veramente una situazione difficile con quell’ornamento incollato.

La parte spiacevole è che, una volta incollato, non puoi più andare in bagno (!). Sono rimasta tre ore senza bere un bicchiere d’acqua, dato che non potevo fare pipì” ha raccontato ai giornali.

Povera Pimentinha, quanta sofferenza per avere successo nella vita. Ma non preoccuparti, la gente ti ricorderà sempre per queste tue grandi azioni.

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martedì 21 febbraio 2012


Se devo essere sincero ho veramente vergogna, come italiano, a dare questa notizia apparsa praticamente su tutti i giornali nazionali. Il mese scorso avevo dato una notizia, sempre in questa rubrica, dove si parlava della malasanità in Brasile. Quello che è successo a Roma è qualcosa di più grave, specialmente in un Paese dove ho sempre creduto che sanità ed educazione fossero migliori che in Brasile. Forse è ora che mi debba ricredere su ciò che è giusto o sbagliato.

In coma e legata alla barella da 4 giorni. Choc al pronto soccorso dell'Umberto I

Una donna di 59 anni con trauma cranico attendeva ricovero. La denuncia dei senatori Marino e Gramazio. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi avvia ispezione.

ROMA - In coma dopo un trauma cranico, legata alla barella con delle lenzuola - mani e piedi «per evitare cadute» - e senza nutrizione da quattro giorni, in attesa di essere ricoverata «da un minuto all'altro». È la condizione in cui i senatori Ignazio Marino e Domenico Gramazio hanno trovato una signora di 59 anni. La scoperta dei due parlamentari è avvenuta durante una loro visita senza preavviso al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, lunedì 20 febbraio. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha disposto l'invio d'urgenza di una visita ispettiva mentre la Procura della Repubblica indagherà sul caso. Intanto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini dichiara: «La donna è stata assistita correttamente».

BALDUZZI: «NULLA GIUSTIFICA TALE INDEGNITA'» - «Se sono confermate le informazioni si tratta di una situazione che non è giustificabile in alcun modo» ha detto il ministro della Salute, Renato Balduzzi. «Fermo restando le valutazioni di competenza della Magistratura non c’è nulla che possa giustificare una tale indegnità: né il sovraffollamento del Pronto Soccorso per in appropriatezza degli accessi, né le restrizioni di budget connesse con la necessità da parte delle Regioni in piano di rientro, né altre ragioni di emergenza».

IL RICOVERO - La donna nel pomeriggio di lunedì è stata trasferita nel reparto di Neurologia, dopo un miglioramento delle sue condizioni. Si tratta di una paziente con Alzheimer precoce ed ematoma subdurale giudicata non di competenza chirurgica dal neurochirurgo. La paziente è stata inviata al Pronto soccorso del Policlinico Umberto I dall'ambulatorio per il morbo di Alzheimer della neuro B, dello stesso Policlinico, per sospetto ematoma subdurale post traumatico dovuto a ripetute cadute e trauma cranico. La paziente era andata in visita ambulatoriale, infatti, a detta del figlio, perché aveva presentato un improvviso peggioramento con rifiuto dell'alimentazione e disturbi della deambulazione, per cui era caduta ripetutamente. Alle ore 11.17 del 17 febbraio è stata accettata con codice giallo. Nella stessa giornata dell'accettazione sono stati eseguiti tutti gli accertamenti strumentali e di laboratorio necessari, compresi una ecografia aorta addominale e due TAC cerebrale con successiva consulenza neurochirurgica e neurologica.

«SUCCEDE SPESSO» - «La donna, di circa 50 anni, è in coma da tre giorni e viene assistita al meglio, con terapia idrica». Ad affermarlo il direttore del Dea del Policlinico Umberto I che aggiunge: «Non è nei miei poteri trovare il posto dove dovrebbe essere ricoverata, cosa che auspico, ma si cerca comunque di curarla al meglio. È un fatto che capita spesso, ma in questi casi l'ammalato è comunque assistito. È assistita al meglio dalle migliori professionalità medico-infermieristiche, 24 ore su 24. Certo, non dal punto di vista "alberghiero": come comfort starebbe meglio se fosse ricoverata. Ma questo non dipende da noi del pronto soccorso». «I due senatori - conclude - hanno verificato un fenomeno noto da anni, quello dei grandi ospedali in cui i pazienti aspettano per ore, o per giorni, un ricovero».

«SITUAZIONE INTOLLERABILE» - Al Pronto soccorso del Policlinico Umberto I «la situazione è intollerabile, totalmente indecente», hanno commentato i senatori Gramazio (Pdl) e Marino (Pd) dopo il blitz effettuato in tre Pronto Soccorso di Roma: oltre al Policlinico, i due si erano recati al San Camillo e al San Giovanni. Nella cosiddetta «piazzetta», dove ci sarebbe posto per 8 malati - hanno riferito - «c'erano almeno 20 persone, con le barelle una accanto all'altra senza corridoi e persone in attesa di trasferimento anche da venerdì».

INDAGINI DELLA MAGISTRATURA - Il Policlinico Umberto I è soltanto uno dei numerosi ospedali oggetto di indagini della magistratura nella Capitale, dopo la scoperta circa una settimana fa, di pazienti curati a terra nel pronto soccorso dell'ospedale San Camillo. La Procura della Repubblica ha aperto giovedì 16 febbraio un fascicolo sulle presunte carenze negli ospedali della città. Disposte ispezioni a tappeto dei NAS per verificare le situazioni e il rischio che corrono i pazienti in relazione ai disservizi nelle strutture ospedaliere. I Pm, che venerdì hanno sentito la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, hanno convocato i direttori generali delle aziende sanitarie.

VERTICE IN REGIONE - Sul caso dei pronto soccorso affollati si è tenuto domenica sera alla Regione Lazio un vertice con tutti i direttori generali e i dirigenti dell'assessorato alla Sanità. Si è discusso anche del Policlinico Umberto I, già sotto i riflettori dopo che giornalisti di La7 avevano filmato con una telecamera nascosta decine di pazienti ammassati nella stanza d'attesa del pronto soccorso. 
 
Intanto i medici denunciano situazioni drammatiche in tutti i nosocomi di Roma: dall'Umberto I a Tor Vergata, dal San Filippo Neri al San Camillo: ore di attesa nei pronto soccorso della Capitale; si calcola che ogni giorno ci siano almeno 300 pazienti in barella in attesa di essere ricoverati.

ATTESE DA 24 ORE A 4 GIORNI -Al di là dell'emergenza degli ultimi giorni, il Tribunale dei diritti del malato con un'indagine su 27 pronto soccorso del Lazio ha rivelato che l'attesa per un ricovero varia da 24 ore a 4 giorni e in 6 strutture su 10 curarsi per uno straniero è molto difficile perché mancano i mediatori culturali. «In alcuni casi - aggiunge Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva - abbiamo trovato i pazienti in attesa di essere visitati, in piedi».

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giovedì 16 febbraio 2012


Proprio ieri ho parlato di una censura che viene perpetrata dal giornale brasiliano Folha de S. Paulo. Oggi, su Observador Politìco, leggo un articolo che parla di stampa e di censura:

Nella classifica della libertà di stampa il Brasile è il peggiore della America Latina.

Secondo la classifica annuale sulla libertà di stampa pubblicato da Reporters sans Frontières, il Brasile è passato dal 58 ° posto nel 2010 alla posizione 99 nel 2011, in calo 41 punti. E’ la peggiore classifica tra i paesi dell'America Latina. La ragione di tale declino è l'uccisione di tre giornalisti dall’inizio di quest’anno: Paulo Roberto Cardoso Rodrigues, Mário Randolfo Marques e Laércio de Souza (qui l’articolo). Giusto per essere imparziali, l’Italia si trova a un vergognoso 61° posto, dietro Argentina, Sud Africa e Lituania. Qui troverete il rapporto completo.

Anche se non vengono citati i nomi, Reporters sans Frontières, in alcune note note emesse nel 2011, parla dell’'uccisione di almeno cinque professionisti brasiliani: Valerio Nascimento (Stato di Rio, ucciso in maggio), Luciano Leitão Pedrosa (ucciso a Pernambuco nel mese di aprile), Ednaldo Figueira (Rio Grande do Norte, nel mese di giugno), Auro Ida (Mato Grosso, nel mese di luglio) e Gelson Domingos da Silva, un cameraman della TV Bandeirantes, ucciso nel mese di novembre durante  un'operazione di polizia nella Zona Ovest di Rio.

In un servizio del giornale O Globo, il presidente dell'Associazione Brasiliana di Giornalismo Investigativo (Abraji), Marcelo Moreira, ha avvertito che, se questa situazione di violenza dovesse continuare, la stampa brasiliana correrà il rischio di diventare il "peggior scenario possibile" con giornalisti praticando l'auto-censura come forma di protezione. Secondo Moreira, “questo scenario è stato affrontato dalla Colombia in passato e sta succedendo ora in Messico, una situazione che impone dei limiti sul diritto all'informazione."

La Società Interamericana di Stampa (SIP), prima della morte del giornalista Paulo Roberto Cardoso Rodrigues,che è stato assassinato nelle prime ore dello scorso lunedì (13 febbraio), ha chiesto alla presidente Dilma  di "concentrare gli sforzi per creare una giurisdizione speciale per perseguire i crimini contro giornalisti, così come le agenzie a livello federale per proteggere i giornalisti e fotografi a rischio ".

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mercoledì 15 febbraio 2012


Questa volta voglio proporre qualcosa di diverso.

Stavo pensando di scrivere qualcosa sulla bellezza femminile brasiliana (moglie permettendo) ma riconosco che è un argomento delicato e di difficile interpretazione. La bellezza, come i gusti personali, sono qualcosa di altamente soggettivo. Quindi, quello che per me può essere bello, non significa che lo sia anche per gli altri. D’altronde, il famoso proverbio “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” lo conosciamo tutti. E queste parole di saggezza popolare le possiamo applicare a ogni cosa, sia al colore di una cravatta che al tipo di formaggio preferito.

Quindi dare un parere “oggettivo” sull’estetica di una persona penso che sia quasi impossibile. O no?
E’ vero che ciò che piace a uno può non piacere a un altro, ma penso che esistano delle “regole”, dei canoni di bellezza, che sono validi universalmente (o quasi). Quindi, che la donna brasiliana sia diversa, fisicamente, da quella italiana è chiaro come il sole (come quella italiana è diversa da quella svedese o quella brasiliana è diversa da quella giapponese o araba). Ma quale delle due dovremmo scegliere come “modello di bellezza”? Quale delle due, italiana, o per meglio dire, europea e brasiliana, corrisponde di più a un canone di bellezza universale? O per fare le cose più semplici, quale delle due preferite?

Torno a ripetere, so che è un argomento delicato e forse impossibile da dare una risposta, però cercate di essere razionali, tipo Dottor Spock, e rispondete al semplice sondaggio che trovate sulla vostra sinistra. Poi vedremo i risultati e ne parleremo più dettagliatamente.

Grazie a tutti quelli che vorranno partecipare.
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Uno dei giornali brasiliani che mi piace leggere al mattino è Folha de S. Paulo. Mi piace perché tratta sia notizie nazionali che internazionali, e parla di politica, cronaca ma anche di notizie più leggere come sport, spettacolo e cucina.

Purtroppo ha un grave difetto: per motivi sconosciuti pubblica i commenti dei lettori che interessano alla redazione. In poche parole fa una vera e propria censura su quello che i suoi lettori vogliono dire e commentare.

Lo so perché succede a me tutte le volte che voglio commentare qualcosa. Molte volte ho voglia di dire quello che penso su determinati articoli, oppure rispondere a qualche lettore brasiliano che dice qualche “bobagem”. Ma ogni volta che ci provo, posso fare e dire tutto quello che voglio, il mio commento non viene MAI pubblicato.

All’inizio pensavo che ero io a sbagliare qualcosa, ma poi ho provato e riprovato, ho controllato tutti i dati del mio “cadastramento”, ma niente da fare: i miei commenti non vengono pubblicati. Ho anche mandato una email alla redazione per chiedere informazioni, ma pensate che mi abbiano risposto?

Posso assicurare che, pur essendo a volte “chato” e polemico, sono una persona educata, specialmente quando scrivo in un blog o, come in questo caso, in una testata giornalistica. Quindi la mia non pubblicazione non è certo dovuta a frasi offensive o simili. L’unico motivo che mi viene in mente è che tutto ciò sia da attribuirsi a una vera e propria censura e che la redazione della Folha, o comunque chi ne sia a capo, non voglia far sapere ai suoi lettori alcune verità o opinioni diverse da quelle che a loro interessano.

Tutto ciò a mio avviso è altamente vergognoso, specialmente in un Paese che si definisce democratico e liberale e per un giornale così popolare e importante.

AGGIORNAMENTO DEL 16/02/2012

Proprio oggi sono andato ancora a vedere un articolo su la Folha con la speranza (sono un romantico sognatore) di veder pubblicato il mio commento. E’ con sorpresa invece che ho trovato un commento di un altro lettore che faceva riferimento al mio nome e alla censura:

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Questo dimostra che, effettivamente, Folha fa una vera censura sui commenti. Però mi pone un quesito: come fa questo Robert Leopoldo a sapere che il mio commento è stato censurato. E da quello che scrive sembra che lui l’abbia letto. Com’è possibile questo?
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Roma 2020, il governo dice no

Sfuma il sogno Olimpiade per la Capitale: rinuncia dolorosa ma ci sono troppe incognite e costi non chiari.

ROMA - L’Olimpiade del 2020 non si farà a Roma. Dopo un’attenta valutazione dei costi e dei benefici legati all’operazione nel suo complesso, il premier Mario Monti ha deciso che non esistono le condizioni perché il governo offra le garanzie dello Stato alla candidatura per i Giochi. In queste ore il presidente del Consiglio incontrerà il presidente del Comitato organizzatore, Mario Pescante, il presidente del Coni, Petrucci e il sindaco di Roma, Alemanno, ufficializzando una decisione che era già nell’aria da tempo. La lettera con le garanzie richieste dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) doveva essere presentata entro mercoledì 15 febbraio.

TROPPE INCOGNITE - Ha prevalso la considerazione che l’Italia non può permettersi un’avventura con troppe incognite e con costi non chiari. La crisi economica, il caso di Atene 2004 e i costi raddoppiati per l’Olimpiade che si svolgerà a Londra (27 luglio-12 agosto 2012) sono stati decisivi nel convincere il premier ad un no comunque doloroso, perché Monti è il primo a sapere che l’organizzazione di un’Olimpiade può rappresentare una grande occasione di sviluppo. Ma non in questo momento e non a queste condizioni. La mancata firma della lettera di impegno economico da onsegnare al CIO fa decadere la candidatura.

Il presidente del Consiglio ha spiegato: «Il Comitato Olimpico Internazionale richiede al governo del Paese ospitante i Giochi una lettera di garanzia finanziaria... tra le altre cose il governo del Paese ospitante deve farsi carico di ogni eventuale deficit della manifestazione». E ha sottolineato: «Non possiamo correre rischi».

«Tutti i ministri», ha poi spiegato Monti, «hanno partecipato alla discussione sul tema e siamo arrivati alla conclusione unanime che il governo non si sente - nelle attuali condizioni dell'Italia - di assumere questi impegni di garanzia». Monti ha parlato poi delle Olimpiadi a Roma come di una «operazione che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti, proprio mentre siamo sottoposti nei prossimi vent'anni ad un'operazione di rientro dal debito, operazione condivisa e accettata in sede europea dal precedente governo».


Francamente io trovo questa decisione saggia e coraggiosa. Pur sapendo che le Olimpiadi porterebbero dare sì dei benefici economici, ma le spese sono così alte che, in questo periodo di incertezze, è meglio non arrischiare.

bilancio
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martedì 14 febbraio 2012


Come molti sapranno ieri a Torino c’è stata la sentenza al processo contro la Eternit e i due ex-dirigenti che furono a capo della multinazionale sono stati condannati a 16 anni di carcere ciascuno. Finalmente tutte quelle povere vittime ora avranno un poco di giustizia, anche se ormai è troppo tardi per questo.

Qui in Brasile, come in quasi tutto il Sud America, l’uso dell’amianto è ancora molto elevato e la Eternit qui in Brasile è una vera potenza economica. Ci sono state diverse denunce e ricorsi ma non è servito a niente. Da notare che la Eternit solamente in Brasile ha 9 fabbriche distribuite nel Paese e anche una miniera di amianto in Goiânia.

I dirigenti della Eternit brasiliana si difendono asserendo che le fabbriche e la produzione in Brasile non hanno niente a che vedere con quelle degli altri Paesi (!) e che non hanno mai avuto un effettivo riscontro sui danni dell’amianto. Inoltre, e mi dispiace dirlo, alla maggior parte dei brasiliani sembra che questo non interessi molto e quasi nessuno crede che l’amianto possa causare cancro ai polmoni. Penso che il motivo di tutto questo sia quello che il grande Fabio “Saga” Barbiero ha definito come “abitudine storica”, e questo spiegherebbe molte cose che avvengono in questo Paese.

Qui in Brasile non si è dato molto valore a questa notizia, che da molti è stato definito come un “processo storico”. Solo pochissimi giornali nazionali hanno scritto qualcosa su quanto è accaduto e quasi tutti sono rimasti sul vago, senza entrare direttamente sulla pericolosità dell’amianto. Eppure anche qui in Brasile si conoscono da tempo i danni che può causare.

Nel settembre del 2010 a Brasilia ci fu un seminario sui mali che può generare l’amianto. Per chi vuole interessarsi meglio questo è il sito delle vittime dell’amianto, dove troverete molte notizie in merito: http://www.afeva.it/

Qui troverete il programma del seminario: http://www.afeva.it/files/seminario_brasile.pdf

Qui l’intervento di Nicola Pondrano, ex operaio di Casale e leader nella lotta contro l’Eternit: http://www.afeva.it/files/brasilia_pondrano_2010.pdf

Qui invece l’intervento di Bruno Pesce, il coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: http://www.afeva.it/files/brasilia_pesce_2010.pdf

Mi piacerebbe pensare che ora, con la sentenza di questo processo, anche qui in Brasile si inizi a fare qualcosa di concreto per combattere e debellare questo problema. Per fortuna le buone intenzioni non mancano:
“A decisão é importante também porque vai levar à criação de algum tipo de jurisprudência em outros países em que o grupo opera, como o Brasil”, afirmou a engenheira Fernanda Giannasi, auditora fiscal do Ministério do Trabalho e Emprego (MTE) em São Paulo e coordenadora da Rede Virtual-Cidadã pelo Banimento do Amianto na América Latina.
Segundo ela, é para desviar a atenção do julgamento - e agora da condenação - que os empresários brasileiros do amianto resolveram interpelar judicialmente o médico e pesquisador Hermano Albuquerque de Castro, da Fiocruz. Interpelação judicial é um pedido de esclarecimento feito via citação ou notificação judicial, que pode preceder um processo judicial.
“A Eternit está tentando criar um factóide para desviar a atenção sobre o caso (julgamento e condenação em Turim) e criar uma cortina de fumaça com falsas questões. Estamos organizando uma reação massiva contra esta covardia. Este processo não vai dar nada, mas vai ocupar tempo e fazer a gente gastar energia e dinheiro com advogados”, disse.
Médico sanitarista e chefe do Centro de Estudos da Saúde do Trabalhador e Ecologia Humana (Cesteh) da Escola Nacional de Saúde Pública Sérgio Arouca, ligada à Fiocruz, Hermano acompanha trabalhadores doentes pela exposição ao amianto desde 1979. Ele está sendo interpelado judicialmente pelo Instituto Brasileiro de Crisotila (IBC), que reúne a indústria do amianto no Brasil.
Segundo o IBC, a interpelação é para o pesquisador mostrar em quais estudos baseou-se para dizer que o transporte, comércio, uso e instalação e descarte de produtos contendo amianto oferece risco à saúde.
A Fundação Oswaldo Cruz (Fiocruz) e o Instituto Nacional do Câncer (Inca), ambos vinculados ao Ministério da Saúde, declararam apoio ao especialista e protestaram contra a interpelação. A Fiocruz protesta contra a "judicialização de um debate que está baseado em evidência técnico-científica e lamenta a tentativa de intimidação".
Em nota, a fundação disse que "o pesquisador, que tem 30 dias para responder à interpelação judicial, goza da confiança e do respeito da Presidência e da comunidade da Fiocruz pela sua competência técnico-científica, postura ética e compromisso social, tendo ocupado posições de direção e de representação institucional que o qualificam como profissional de referência na saúde pública e, especificamente, no campo da saúde do trabalhador e da pneumologia. A Fundação presta solidariedade a Hermano Albuquerque de Castro e lamenta a tentativa de intimidação e de se criar barreiras à liberdade de expressão e de pesquisa científica".
O Inca, também por meio de nota, afirmou que Castro é um "renomado especialista brasileiro que vem estudando a questão dos malefícios do amianto com afinco, junto a outros pesquisadores da área de saúde do trabalhador e ambiental". Segundo o Inca, a Agência Internacional de Pesquisa em Câncer (IARC) da Organização Mundial de Saúde classifica todas as formas de amianto branco, marrom ou azul como agente reconhecidamente cancerígeno.
A exposição ao amianto está diretamente associada ao desenvolvimento de mesotelioma (um tipo de câncer, que se origina na pleura, peritôneo ou pericárdio) e câncer de pulmão, laringe e ovário. Ainda de acordo com a IARC, a exposição a todas as formas de amianto também está associada ao desenvolvimento de câncer de faringe, estômago e colo-retal. No Brasil, dados dos Registros de Câncer de Base Populacional em 20 capitais revelam que no período entre 1999 e 2005, foram identificados 134 casos de mesotelioma (76 homens e 58 mulheres).
Além do apoio ao médico, o Inca defendeu o total banimento do amianto no país. No Brasil, o uso do mineral é controlado, mas já é proibido em diversos estados. O mineral foi proibido em vários países europeus por causa dos danos à saúde, mas ainda é usado em muitos outros. A China é o maior consumidor (30%), seguido por Índia (15%), Rússia (13%), Cazaquistão e Brasil (5%).
Speriamo che tutti, medici, scienziati, politici, ma soprattutto, le persone comuni del popolo, inizino a combattere l’uso indiscriminato di prodotti in amianto. Già il fatto di non comprare teglie in fibrocemento basterebbe per far capire a certe persone che devono orientarsi in altri prodotti. Ma penso che ci vorrà molto tempo prima di cambiare queste abitudini così radicate.
TORINO - Il Tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di carcere ciascuno il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni. La procura chiedeva 20 anni per ognuno dei due imputati che furono a capo della multinazionale Eternit. I due rispondevano di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. «Si tratta di una sentenza storica», come ha sottolineato in una note il ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha aggiunto «Ma la battaglia contro l'amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una esemplare».
Il capo d’accusa conteneva un elenco di 2.191 morti e 665 malati a causa delle patologie correlate con l’amianto (dato ora da aggiornare in negativo), circa 6.400 richieste di costituzione di parte civile, quasi interamente accolte. Il processo Eternit di Torino per i morti e malati d’amianto è stato la più grande causa in materia mai celebrata in Europa.
Al palazzo di giustizia di Torino erano presenti circa 160 delegazioni straniere delle parti lese da tutto il mondo. Soddisfatti i legali delle famiglie: «Sono soddisfatto - ha detto ad esempio l’avvocato Sergio Bonetto, che assiste circa 300 parti civili -. Finalmente c’è l’accertamento di una situazione che denunciamo da 30 anni. Quello che è avvenuto è accaduto per responsabilità di qualcuno: si è passati da una voce alla certezza giuridica».
L'ATTESA - In un'aula pienissima di giornalisti, di fotografi, videoperatori, in mattinata sono entrati il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e i sostituti Gianfranco Colace e Sara Panelli, che hanno portato avanti l'accusa nel processo Eternit di Torino per le vittime dell'amianto. Al palazzo di giustizia di Torino sono arrivati 26 pullman, non solo da Casale Monferrato, dove si è registrato il maggior numero di vittime, colpite dal mesotelioma pleurico o dall'asbestosi, ma dal resto del paese e dalla Francia, dove si sono verificate tragedie analoghe. Tre maxi aule sono state aperte per ospitare le oltre mille persone arrivate per ascoltare il verdetto del più grande processo mai celebrato in Italia, e non solo - sono 160 le delegazioni da tutto il mondo - per l'amianto. Sono 6392 le parti civili, quasi tremila i morti e i malati per la fibra killer, almeno 2300 le vittime negli stabilimenti italiani, a partire dal 1952, di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Millecinquecento sono i morti a Casale, lo stabilimento più grande in Italia, chiuso nell'86.
L'ACCUSA - Il pool dell'accusa, composto da Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, in 62 udienze, dal 2009, ha cercato di dimostrare come i capi della Eternit, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, imputati di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche, avessero continuato - pur sapendo che l'amianto uccide - a mantenere operative le fabbriche per fare profitto. E che avessero omesso di far usare tutte quelle precauzioni - come l'uso delle mascherine o dei guanti - per evitare che migliaia di persone si ammalassero di tumore al polmone o di absestosi. Durante l'arringa finale Guariniello ha chiesto 20 anni per ognuno dei due imputati, che non si sono mai presentati al processo. La loro difesa, rappresentata dagli avvocati Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva per Stephan Schmidheiny, e da Cesare Zaccone per Louis De Cartier, sostiene che entrambi siano innocenti, che all'epoca dei fatti non si sapesse quanto fosse nocivo l'eternit e che, infine, troppi anni sono passati da allora affinchè oggi si possa preparare una difesa equa: mancherebbero i documenti e le testimonianze. Secondo l'accusa il gruppo svizzero della famiglia Schmidheiny  fu ai vertici della Eternit dal 1972 al giugno dell'86, dal '52 al '72 invece l'azienda faceva capo - secondo i pm - alla famiglia Emsens e al barone Louis de Cartier, formalmente presente nel consiglio di amministrazione dal '66 al '72.
GUARINIELLO - «Comunque vada è un processo storico». Il pm Raffaele Guariniello, appena arrivato nella maxi aula uno ha parlato con i giornalisti. «È il più grande processo - ha aggiunto - nel mondo e nella storia in materia di sicurezza sul lavoro. C'è stato un grande interesse da parte di tutti i paesi in cui si è lavorato l'amianto. Questa è la dimostrazione che si può fare un processo. Bisogna lavorare per fare giustizia, noi abbiamo avuto aiuto da tutte le istituzioni».
 fonte: Corriere della Sera
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lunedì 13 febbraio 2012


Per alcuni potrà sembrare una moda. Per altri è qualcosa di incomprensibile. Per me invece è un dato preoccupante.

Sto parlando degli acquisti all’estero dei turisti brasiliani.

Secondo alcuni dati della Infraereo (Empresa Brasileira de Infraestrutura Aeroportuária) nel 2011 ci fu un aumento di 226.000 tonnellate (!) di bagaglio confronto il 2010.

La Gol. compagnia aerea brasiliana, non rivela i numeri, ma afferma che problemi con il bagaglio extra stanno crescendo considerevolmente, soprattutto dai voli che vengono da Buenos Aires. La TAM invece dice che i passeggeri che vanno a Miami (Florida) tornano con almeno 10 chili di bagaglio in più di quando partono. Sempre secondo questa impresa sta nascendo una nuova “moda”, dato che l’81,4% dei passeggeri sono donne gravide che passano una settimana a Miami comprando il corredo per il nascituro.

In un’intervista fatta da Folha a una donna appena sbarcata a Guarulhos da un viaggio in America si legge: “É fácil sair comprando tudo, as coisas são baratas demais quando comparamos com o Brasil", racconta questa donna. "Por isso brasileiro faz até vergonha do tanto que compra lá. Levam até malas de carrinho para comprar nos outlets." E continua: “Fiquei doida. Era tudo lindo, tudo barato. Trouxe massa de panqueca, sabão em pó (!), tênis e produto de limpeza. É muito cheiroso".

Ora, io capisco molto bene questa “atidude”. Considerando i prezzi assurdi ed esorbitanti che hanno molti prodotti qui in Brasile, è chiaro che, chi ha la possibilità di fare un viaggio all’estero, che siano gli Stati Uniti o l’Europa, torni con la valigia piena di articoli personali.

Già ne avevo parlato circa un anno fa in un altro post e la situazione non è certo migliorata. Tanto per avere un’idea, un iPad 2 da 16 GB in Italia costa, da Unieuro, 479,00 €, che al cambio attuale corrispondono a 1.079,94 R$. Qui in Brasile, presso la loja Americanas, lo stesso prodotto costa 1.629,00 R$, cioè 549,06 R$ in più, quasi un salario minimo.

Quello che non capisco è perché il Governo brasiliano non faccia niente per incentivare l’acquisto di prodotti nazionali. Basterebbe diminuire le tasse sull’importazione e la gente acquisterebbe di più qui in Brasile. Se pensate che, chi può, quando va all’estero arriva a spendere dai 5.000 ai 10.000 R$ in articoli personali, penso che sarebbe un buon motivo per far entrare soldi nelle casse dello Stato, pur abbassando i tassi d’importazione.

Trovo strano che in un Paese così consumista, un Paese che sta passando per un periodo di crescita economica, non faccia niente per incentivare i propri cittadini a comprare prodotti in Brasile e non all’estero. Speriamo che qualcuno si accorga di questo e renda i prezzi brasiliani in linea con quelli di altri Paesi.
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venerdì 10 febbraio 2012


Una delle definizioni di pudore è: senso di rispetto per sé e per gli altri che dovrebbe distogliere dall'agire in modo scorretto, indecoroso.

Parlare di pudore nel 2012 penso che non abbia molto significato, anche perché non credo che esista UN senso di pudore, ma ognuno di noi, come individuo, ha una propria concezione di ciò che è decoroso o no. Ma è indubbio che ogni società ha una certa visione sul sesso e le sue manifestazioni.

E' importante sottolineare come sia il concetto di osceno che quello di comune senso del pudore non solo si modificano nel corso del tempo all'interno di una data società, ma cambiano anche da società a società. La comprensione di questi concetti rimanda alla considerazione del corpo e della sessualità.
Ecco allora che qui in Brasile molte donne non si preoccupano troppo col pudore altrui, nel senso che per loro è normalissimo andare in giro con vestiti o magliette scollatissimi.

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Ecco che qui in Brasile è normalissimo in spiaggia usare un tanga, quindi mostrare il sedere, mentre per la maggior parte di loro si scandalizzano quando vedono in Europa qualche donna prendere il sole in topless.  Come dire, mostrare il sedere va bene, mostrare il seno no. Questione di punti di vista.

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Ecco allora che MTV Brasil fa una trasmissione chiamata Luv dove i partecipanti, sia uomini che donne. devono decidere quale partner scegliere, senza vederli, tra diversi contendenti. E in una di queste prove c’è una specie di gioco in cui il contendente deve dimostrare di avere pratica e sicurezza in una posizione del Kamasutra.


Ecco allora che in un’altra trasmissione, questa volta della Record, Vai dar Namoro, altre coppie cercano il vero amore, sempre tra diversi contendenti. Qui è già qualcosa di più “popolare”, di più semplice. In una di queste prove c’è il fatto di doversi baciare appassionatamente, senza preoccuparsi di essere in televisione o di non conoscersi affatto. Quindi, infilarsi due metri di lingua in bocca, davanti a migliaia di persone, non è certamente un problemi per alcuni.


Tutto questo non vuole certamente essere una critica alla moralità delle donne (e uomini) brasiliani né alla serietà e al buon gusto di alcune trasmissioni della TV di questo Paese. Tutto questo è solo per dire che il famoso detto “Tutto il mondo è paese” è valido fino a un certo punto e come alcune cose possono cambiare in modo considerevole tra diverse culture, pur essendo entrambe moderne.

In ogni caso, que Deus abençôe o Brasil e tutto ciò che rappresenta.
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giovedì 9 febbraio 2012


Non so se sia giusto parlare ancora di Cesare Battisti. Penso che sia meglio non dargli molta importanza, non fargli pubblicità o renderlo noto per altre cose. Lui sarà sempre un ex-terrorista che ha ucciso 4 persone e che ora vive libero in Brasile. Mala notizia è in qualche modo curiosa, quindi ho deciso di pubblicarla.

Libero da quasi otto mesi, Cesare Battisti, che vive a Rio de Janeiro, andrà a lavorare in una libreria e lancerà ad aprile il suo nuovo libro "Ao Pé do Muro". Secondo alcuni (chi?) è un libro che parla di prigione, libertà e giustizia (!) e si ispira ai circa tre anni di vita clandestina in Brasile. Questo libro fu ideato durante i quattro anni di prigione qui in Brasile e sarà lanciato entro il 10 e 12 di aprile a Brasilia.

Il nome della libreria dove andrà a lavorare non è stato rivelato, ma si sa che è a Rio de Janeiro.

Come se non bastasse, l'ex terrorista intende sfilare al Carnevale di Rio con il «Bloco do Cordão da Bola Preta», una delle maggiori scuole di samba della città carioca. Lo ha confermato lo stesso Battisti al sito brasiliano Pernambuco.com.

Ha raccontato di essere amico di uno dei direttori della Bola Preta, Francisco Ferreira, che lo ha invitato a sfilare con il suo «bloco"». «Certo che ci vado - ha risposto con entusiasmo quando gli è stato chiesto se accettava l'invito -, la Bola Preta porta in strada due milioni di persone».

«Penso che stia facendo di tutto per ottenere la massima popolarità per poi candidarsi, magari, anche alle prossime elezioni in Brasile». Così, tra il serio e il faceto, Alberto Torregiani, una delle vittime di Battisti.

Non ci sarebbe da meravigliarsi di questo. Insieme a tutti questi corrotti qualche assassino ci starebbe anche bene.
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mercoledì 8 febbraio 2012


Una notizia, forse di poco conto, ma che a me fa piacere.

São Paulo, patria della pizza in Brasile, guadagna sempre più meriti. L’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) è stata fondata nel giugno 1984 a Napoli, dove ha sede legale e operativa, e non ha fini di lucro. La sua missione è promuovere e tutelare, in Italia e nel mondo, la ‘vera pizza napoletana’, vale a dire il prodotto tipico realizzato secondo le caratteristiche descritte nel Disciplinare internazionale per l’ottenimento del marchio collettivo “Vera Pizza Napoletana”, in vigore dal 1984 e redatto e registrato dall’AVPN. L’Associazione è impegnata anche nella promozione e tutela delle pizzerie affiliate e dei prodotti della filera produttiva legata alla ‘vera pizza napoletana’ nonché nella professionalizzazione dei pizzaioli.

L’Associazione ha già certificato 135 pizzerie in 21 Paesi (il Brasile è l’unico in America Latina) e le uniche che hanno il pregio di far parte di questa certificazione sono proprio a São Paulo. Sono la Pizzaria Bràz Pinheiros, la Pizzeria Speranza Bixiga e la Pizzeria Speranza Moema (alla fine del post troverete gli indirizzi).

Il cuore della vera pizza napoletana è la pasta, che deve essere tirata a mano, più spessa di quella tipica brasiliana e leggermente più piccola. Inoltre la copertura ha meno ingredienti, tanto che la margherita “verace”, nella pizzeria Bràz, costa 6 R$ in meno di quella non certificata, proprio perché ha meno ingredienti, ma non per questo meno sapore.

Quindi cosa dire? Speriamo che continuino così e che sempre a più prodotti italiani vengano dati i giusti meriti. Quindi ora, se volete mangiare una vera pizza napoletana, sapete dove andare.

Buon appetito!

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Pizzaria Bràz Pinheiros - Casa Nova Comèrcio de Alimentos e Prom. LTDA
Indirizzo: Rua Vupabussu, 271
Cap: 05429040
Città: Pinheiros
Provincia: São Paulo
Tel: +551130377975
Sito internet: www.casabraz.com
Pizzeria Speranza Bixiga - Cantina e Pizzaria Napolitana LTDA
Indirizzo: Rua Treze de Maio, 1004
Cap: 01327-000
Città: São Paulo
Tel: +1132888502
Fax: +1150511229
E-mail: acg.tarallo@hotmail.com
Sito internet: www.pizzaria.com.br
Pizzeria Speranza Moema - Cantina e Pizzaria Napolitana LTDA
Indirizzo: Av. Sabià 786
Cap: 04515-001
Città: São Paulo
Tel: +1150511229
Fax: +1150511792
E-mail: acg.tarallo@hotmail.com
Sito internet: www.pizzaria.com.br
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martedì 7 febbraio 2012



A causa di un utente che sul account segnalava i vari punti del Paese in cui la Polizia organizza i suoi posti di blocco, il governo brasiliano ha denunciato Twitter. “Danneggia i nostri sforzi nella lotta alla guida in stato di ebbrezza e all’eccesso di velocità”, si legge nel testo della causa depositata in tribunale.

Oltre a richiedere l’immediata rimozione dell’utenza incriminata, le autorità brasiliane hanno richiesto che Twitter paghi 500 mila reais (poco meno di 300 mila euro) per ciascun giorno che trascorre senze che l’account venga eliminato dai database del servizio.

Dalla controparte, finora, nessun commento.

La denuncia rappresenta il primo caso di un certo peso da gennaio a questa parte, cioè da quando Twitter ha inserito tra i suoi servizi anche quello “censorio”, che ciò prevede la possibilità di rimuovere selettivamente i messaggi e gli account che violano le leggi locali, dietro richiesta delle istituzioni interessate. Nel caso del Brasile, se la richiesta del servizio venisse accolta, la lettura dei tweet in questione sarebbe possibile in tutto il mondo tranne che sull’intero territorio brasiliano.

Nel frattempo, in conseguenza alla causa, diversi utenti che diffondevano informazioni sui posti di blocco e sul traffico in generale hanno deciso di autosospendere i propri servizi.

fonte: Panorama

[Mio commento personale: ridicolo!]
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Il Governo brasiliano si è finalmente convinto di quello che il Paese intero già sapeva: il Brasile non ha le condizioni per concludere le opere negli aeroporti nazionali per ricevere i turisti locali e stranieri per la Coppa del 2014 e per le Olimpiadi del 2016.

Davanti alla imminente minaccia di caos, proprio ieri sono stati venduti, o per meglio dire, privatizzati, tre aeroporti brasiliani: Juscelino di Brasília, l’aeroporto Cumbica di Guarulhos e Viracopos di Campinas, per un totale di 24,5 miliardi di R$.

Il consorzio formato per la Invepar (Società brasiliana)  insieme alla ACSA (Airport Company South Africa) si è assegnato l’aeroporto di Guarulhos. L’asta per la concessione dell’aeroporto di Campinas è stata vinta dal consorzio Aeroportos Brasil insieme all’operatore francese Egis Avia, mentre il consorzio Inframerica, insieme all’operatore Corporación América (Argentina) ha vinto l’asta per l’aeroporto di Brasilia.

I vincitori di quest’asta saranno obbligati ad ampliare la capacità di cada aeroporto e a migliorare la qualità dei servizi. La previsione di investimento per l’aeroporto di Guarulhos è di 1,4 miliardi di R$, con l’obiettivo di costruire un terzo terminal con la capacità di 7 milioni di passeggeri all’anno. Per l’aeroporto di Campinas l’investimento previsto è di 874 milioni di R$ per la costruzione di un nuovo terminal con la capacità di 5,5 milioni di passeggeri. Infine, per l’aeroporto di Brasilia, sono previsti 627 milioni di R$ e la costruzione di un nuovo terminal per  circa 2 milioni di passeggeri all’anno.

So che ormai questa storia comincia a stancare (perlomeno a me) ma non è strano che una potenza economica mondiale, superiore alla Gran Bretagna, Italia e altri numerosi Stati ex-ricchi, debba privatizzare le sue maggiori infrastrutture per poter garantire un finale sicuro?

Penso che se facessero questo anche per la costruzione degli stadi per la Coppa del Mondo del 2014 il Brasile sarebbe più sicuro di arrivare a tale data con la certezza di terminare tutte le opere. Sarà che vedremo un’ulteriore asta prima di quell’anno?
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