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Un paese in lacrime


Prometto che é l'ultimo post sulla Coppa del Mondo, ma se c'é una cosa che ha fatto molto discutere sono i pianti dei giocatori brasiliani. È impressionante come i calciatori della Seleção siano cosí emotivi e sensibili. Lothar Matthaus, ex-giocatore della Germania, ha criticato aspramente, ma a mio parere con giusta ragione, il comportamento dei vari giocatori del Brasile.

"Non capisco perché un giocatore di calcio pianga. I brasiliani piangono sempre. Se suona l'inno nazionale, loro piangono. Eliminano il Cile e piangono. Perdono con la Germania e piangono> Devono mostrare che sono uomini, che sono forti. Non ho mai visto niente di cosí terribile come il linguaggio corporale di questa squadra", ha commentato. Ha anche trovato sbagliata la maniera di come il Brasile abbia reagito per la perdita di Neymar: "Le varie commemorazioni fatte dalla squadra, ma anche dai tifosi e media televisivi, furono cosí eccessive che sembrava che Neymar fosse morto. Altre squadre persero alcuni giocatori importanti [per esempio la Francia ha perso Ribery, la Colombia Falcao Garcia, la Germania Marco Reus O Di Maria dell'Argentina] ma nessuno si é lamentato. Invece di rimpiangere il proprio attaccante, i brasiliani avrebbero dovuto dimostrare di essere capaci anche senza di lui".

Secondo Thiago Silva, capitano del Brasile, il pianto non rappresenta instabilitá, ma un normale comportamento di un essere umano con sentimenti. Secondo Júlio César invece hanno pianto molto per la pressione di giocare una Coppa del Mondo in casa.

Ma non solo i giocatori hanno pianto. Dopo l'eliminazione per la Germania la giornalista Fernanda Gentil piange in diretta durante una trasmissione televisiva. Assurdo il suo commento: "Vocês estavam falando sobre as crianças e isso que pesa mais. Se a gente não consegue explicar o que aconteceu com a Seleção, como vamos falar isso com eles? Não que a gente não queira, mas a gente não sabe o que explicar. Eles acreditavam tanto, viram isso tão de perto… Crianças que também sofrem, também choram. Tantos jogadores aí, ídolos como o David Luiz, que eles se apegaram tanto. É tão bom ver os rostinhos deles felizes. E agora a gente não consegue explicar'", come se la perdita di una partita fosse la cosa piú importante del mondo per l'educazione di un bambino. Ma d'altronde non possiamo dimenticare che siamo nel "pais de futebol".

Ma tutte queste lacrime non sono una caratteristica solo dei giocatori. Chiunque viva in Brasile sa perfettamente che i brasiliani piangono sempre e molto, per qualunque motivo. Guardate un qualunque programma televisivo brasiliano e troverete sempre qualcuno che piange, sia che sia una persona comune o un personaggio famoso.

Piangere é normale e non é una forma di debolezza. Io mi commuovo facilmente, io piango, ma quello che succede qui in Brasile, come sempre, é una esagerazione.
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Una benedizione dal cielo


Secondo il New York Post la Coppa del Mondo é stata una manna dal cielo per le donne brasiliane. Con l'arrivo di migliaia di turisti stranieri sono sbocciati amori passionali e avventure sentimentali in quasi ogni angolo del paese. Peró non sono sicuro che questo sia un vero presente per le donne brasiliane o per i "gringos" stranieri. A mio avviso assomigliano di piú alle classiche avventure estive che avvengono ogni anno in ogni parte del pianeta. Poi ognuno torna a casa sua e chi si é visto si é visto! È vero che puó nascere un grande amore da una situazione come questa, peró dobbiamo ammettere che é un po' difficile che ció avvenga. Inoltre, e nessuno me ne voglia ma é la veritá, qui in Brasile é molto facile trovare donne esperte che non vedono l'ora di agguantare l'ignaro e ingenuo turista per, diciamo cosí, iniziare una nuova vita (giá nel testo si legge "fazer um torneio de pegação aos gringos", e non c'é bisogno di tradurre per capire di cosa si tratta). In ogni caso é sempre uno scambio culturale, per di piú piacevole, quindi con un po' di attenzione ci si puó divertire entrambi.
A Copa do Mundo trouxe muita felicidade às brasileiras solteiras, segundo artido do New York PostRenata de Mouro Moitinho samba tão rápido que mal dá para ver seus pés no chão, mas seu parceiro se move com a hesitação de uma criança dando seus primeiros passos. E, de certa forma, o homem robusto com a camisa de futebol apertada realmente está dando seus primeiros passos de samba. Ele é um italiano que está visitando o país para o Mundial. Os dois se conheceram na Fan Fest, no Rio de Janeiro, onde Moitinho e um grupo de amigas foram para fazer um torneio de 'pegação aos gringos'.
O Rio ficou lotado de estrangeiros nas últimas três semanas, a maioria homens, e para a a mulherada solteira têm sido uma benção, segundo o jornal, num país em que o número de mulheres supera os quatro milhões nacionalmente, em relação aos homens. No Rio de Janeiro, por exemplo, há pouco mais de nove homens para cada 10 mulheres, de acordo com o censo de 2010. É mais ou menos o mesmo que em Nova York, outra metrópole conhecida por sua falta de homens solteiros elegíveis. "Há muitos homens em toda parte deste país nesses dias, é incrível. A Copa do Mundo é um presente de Deus para as mulheres", disse Moitinho.
A bonança durante o Mundial não veio sem uma desvantagem, com relatos de mulheres  sendo assediadas sexualmente por fãs fora de controle. Mas, na maioria dos casos, as mulheres brasileiras dizem que os estrangeiros têm se comportado bem, numa atitude menos machista do que os homens brasileiros.
Moitinho, que saiu do subúrbio e enfrentou o ônibus por mais de duas horas para chegar à Fan Fest, disse que os estrangeiros só têm um 'quê especial' que falta a seus colegas brasileiros. "Eles são bonitos, doces, humildes e generosos", disse Moitinho agarrando os quadris do italiano o puxando para o samba. "Eles respeitam as mulheres e não chegam forte como os brasileiros, que apenas querem te agarrar e tentar beijar imediatamente. Eles são muito mais cavalheiros".
Catia Santiago, de 35 anos, mãe solteira, compartilhou o pensamento da colega. "Nunca tive dinheiro para viajar, então pensei que os gringos fossem como os brasileiros - muito rápidos e agressivos. Agora vejo que oes estrangeiros de todas as nacionalidades não são nada disso", disse ela, acrescentando que a barreira da língua não atrapalhou em nada.
No entanto, segundo a reportagem, jornais brasileiros têm contado histórias com mulheres  reclamando das mãos bobas dos gringos. "O Brasil é o berço de supermodelos como Gisele Bündchen e também um país com mais católicos do que em qualquer outro lugar e tem lutado muito para conciliar a sua reputação como uma nação de mulheres bonitas, sexualmente liberadas em trajes minúsculos com os costumes conservadores que ainda dominam em grande parte do país".
Matthew Coelho, 33 anos, de São Francisco, que está há várias semanas no Brasil, disse que ficou perplexo com as relações de gênero no Brasil. "Por um lado, é muito fácil conhecer pessoas e todos são muito simpáticos. As meninas são animadas em conhecer americanos, mas às vezes você tem que pensar sobre as motivações das pessoas. Eu saí com uma garota em Brasília e percebi que ela só queria que eu pagasse as contas dos lugares em que íamos. Em São Francisco estou acostumado a dividir a conta, por isso foi um pouco estranho", disse ele. "Depende do tipo de pessoa, mas você tem a impressão de que algumas mulheres daqui acham que estrangeiro tem dinheiro, o que não é o meu caso. Sou apenas um mochileiro ", disse Coelho, apontando para seu shorts e sandália de dedo.
Fonte: Epoca
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È finita!


Se Dio vuole é finita! Con la incredibile disfatta del Brasile contro la Germania, questa pagliacciata di Coppa del Mondo é terminata. Quindi basta di "Brasil... sil...sil", basta di Neymar, delle cazzate di Galvão, di quegli idioti di tifosi vestiti come pagliacci e di tutto ció che, a mio parere, ha reso ridicolo e insopportabile quest'evento. E non sto nemmeno a parlare dello spreco di denaro per costruire gli stadi, nemmeno delle morti degli operai durante la costruzione, della mancanza di organizzazione o dei ritardi subiti. Queste cose ormai sono passate e le conosciamo tutti. Ancora un paio di giorni e poi tutto tornerá alla normalitá, ammesso che questa sia una cosa positiva.

La buona notizia é che la voce, secondo cui il Brasile aveva comprato la Coppa, si é dimostrata campata in aria (anche se alcuni maligni affermano che, in questo caso, sia stata venduta). Rimane il fatto che ora i brasiliani sono delusi e arrabbiati, e la Dilma forse un po' preoccupata per le prossime elezioni, anche se probabilmente troverá un sistema per abbindolare ancora una volta gli stupidi elettori.

Come cambiano peró le cose! Fino all'altro ieri migliaia di tifosi aspettavano per ore lungo le strade solo per vedere il pullman della Seleção passare, altri passavano il tempo nel ritiro a Granja Comary. Ieri invece il bus con i giocatori brasiliani é stato preso di mira da tifosi arrabbiati, lanciando arance, fischiando e offendo la Nazionale verdeoro. All'arrivo nel ritiro solo 6 persone erano presenti, per di piú non molto contenti. Finita la partita in molte cittá brasiliane vi furono violenze e atti di vandalismo: a São Paulo 15 bus dati alle fiamme; a Curitiba altri 15 bus presi a pietrate; a Belo Horizonte 12 feriti e 8 arresti; a Salvador, Rio de Janeiro e Recife ci furono violente confusioni tra i tifosi. Ora manca solo che il Brasile perda anche per il terzo posto contro l'Olanda che qui scoppierá un vera rivoluzione.

Io lo ammetto, sono contento che il Brasile abbia perso. E non lo dico come tifoso (anche perché non sono un appassionato di calcio), ma per il semplice motivo che i brasiliani, o meglio, i tifosi brasiliani, devono apprendere una cosa importante: l'umiltá. È dall'inizio della Coppa che sanno solo dire "A Copa é nossa", "Brasil hexa campeão" e amenitá come queste. È chiaro, sotto questo aspetto tutti i tifosi sono uguali. Rimanendo in campo italiano per esempio, un tifoso del Milan pensa che la sua squadra sia migliore della Juve o dell'Inter. Ma questi brasiliani mi sembrano un "tantino" presuntuosi. Capisco la voglia di vincere, ma il giorno che i brasiliani impareranno a essere piú modesti (e non solo nel calcio) e di rispettare di piú le altre persone (che siano giocatori o persone comuni) allora inizieró ad amare un po' di piú questa nazione.


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Cadê os protestos?


Mondiale 2014 Brasile, la nazionale cancella le proteste

Poche manifestazioni. E solo fino all'inizio delle gare. Merito di Neymar e co. Che hanno fatto dimenticare tutti i problemi.

di Andrea Torrente

Le prestazioni in campo della Seleção non saranno state finora esaltanti, ma tanto è bastato ai brasiliani per ritrovare l’orgoglio nazionale e far scattare l’euforia per il Mondiale 2014 che la presidente Dilma Rousseff ha definito solo pochi giorni fa la «Coppa di tutte le coppe».

NIENTE PROTESTE. Per come stanno andando le cose, l’ardore e la gioia del capo dello Stato, d’altronde, appaiono comprensibili. I timori della vigilia di tumulti e caos che promettevano di scuotere il Brasile, con il rischio di fare una figuraccia in diretta planetaria, sembrano d’incanto essere svaniti. La festa del Mondiale ha di fatto dato un calcio alle proteste.

POCHE MANIFESTAZIONI. A onor di cronaca, manifestazioni di piazza si svolgono quotidianamente nelle principali città del Paese, ma il rumore dei caroselli, dentro e fuori gli stadi, ha ormai sovrastato il coro di chi si lamenta. Il malcontento del resto non raduna più le folle oceaniche che solo nel 2013, in occasione della Confederations Cup, avevano invaso le strade di San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia ed altre decine di grandi centri.

PIAZZE SEMIVUOTE. Da quando è iniziata la competizione, le manifestazioni richiamano poche centinaia di persone e i contestatori sono spesso mal visti dal resto della popolazione. Che in alcuni casi si è apertamente schierata contro i manifestanti con fischi, insulti e lanci di oggetti.

UOVA SU CHI VA IN STRADA. Durante la partita inaugurale tra Brasile e Croazia, per esempio, le circa 600 persone che hanno bloccato una strada di Copacabana, a Rio de Janeiro, sono state prese di mira con uova, gavettoni e parolacce dagli abitanti del quartiere, più interessati alle giocate di Neymar e compagni che alle spese folli dell’organizzazione del Mondiale. E non è stato un caso sporadico: episodi simili si sono ripetuti anche a San Paolo, Brasilia e Porto Alegre. 
Le reazioni della 'maggioranza silenziosa' sono del resto comprensibili. Da un lato ci sono gli occhi di tutto il mondo puntati addosso e nessuno in Brasile vuole accollarsi la responsabilità di far passare all’esterno un’immagine negativa del Paese. Dall’altro, l’euforia per la Seleção sembra assorbire tutte le energie.

FLOP DEGLI ANTI-MONDIALE.Un’indagine del quotidiano Folha de S. Paulo ha calcolato che nei primi 12 giorni del Mondiale, il numero delle manifestazioni nelle 10 principali città del Brasile è precipitato del 39% rispetto ai 12 giorni precedenti la competizione: 43 dimostrazioni contro 71.

CROLLO DELL'INTERESSE. Anche le motivazioni sono cambiate: le proteste per migliori condizioni salariali e di lavoro hanno lasciato spazio solo a piccole contestazioni contro il torneo, la Fifa, i costi gonfiati delle opere e la richiesta di maggiori investimenti in Educazione e Sanità. Rivendicazioni tanto legittime quanto generiche che oltre a ripetersi immutate da un anno sembrano al momento aver esaurito la loro spinta propulsiva.

IN SILENZIO PER IL CALCIO. Se poi ci mettiamo che il calcio a queste latitudini è una cosa terribilmente seria, il quadro è completo. Talmente seria che perfino le dimostrazioni contro il torneo vengono portate a termine prima del fischio d’inizio delle partite del Brasile per permettere anche ai manifestanti di fare il tifo.

SOLO BIANCHI ALLO STADIO. D’altronde, la cosiddetta 'élite bianca', la fetta più ricca e istruita della popolazione brasiliana, ha preferito andare allo stadio piuttosto che scendere in piazza.
Il sospetto lo si aveva avuto fin dalle prime partite quando già in televisione era possibile osservare tribune gremite da bianchi.

I RICCHI SULLE TRIBUNE. Poi da un sondaggio dell’istituto Datafolha è arrivata la conferma. Nella partita degli ottavi di finale tra Brasile e Cile disputata a Belo Horizonte, il 90% degli spettatori ha dichiarato di appartenere alle classe economiche più abbienti del Paese. Il 67% di loro si dichiarava bianco, il 24% mulatto e il 6% nero. Percentuali che stridono con il reale profilo della popolazione verdeoro che in maggioranza è mulatta (42%) e nera (15%). 
Alla luce dei dati, non sorprendono più di tanto dunque gli insulti e i fischi raccolti da Rousseff durante la partita inaugurale. La presidente, infatti, non gode di particolare favore tra le fasce più ricche della popolazione, ma è molto più popolare tra la cosiddetta classe media che oggi rappresenta il 49% dei brasiliani e che invece era poco presente allo stadio (in media il 9% degli spettatori).

BIGLIETTI TROPPO CARI. A incidere molto probabilmente sono stati i prezzi dei biglietti in molti casi proibitivi. È vero che i più economici partivano da 60 reais (circa 20 euro), ma erano difficili da accaparrare.
In media, assistere ad una partita costa 530 reais (circa 175 euro), una cifra sicuramente non alla portata di tutti (secondo i dati del The world fact book della Cia, il reddito annuo pro capite nel 2013 è stato di circa 12 mila dollari). Senza contare che, date le dimensioni del Paese, in molti casi è necessario fare lunghi e costosi spostamenti per recarsi allo stadio.

SITUAZIONE TRANQUILLA. Proprio sul fronte dei trasporti è arrivata un’inaspettata sorpresa.
Nonostante le molte criticità che alla vigilia della competizione minacciavano di mettere in ginocchio il Paese, il sistema nel suo complesso ha retto. L’arrivo di circa 600 mila turisti spalmati su un mese e su un numero elevato di città - le sedi delle partite sono 12 - ha inoltre permesso di gestire meglio la situazione. L’assenza di manifestazioni oceaniche o violente come quelle del 2013 ha poi lasciato spazio esclusivamente alla festa.

OPERE NON CONCLUSE. Dopo il Mondiale bisognerà tornare alla realtà e fare i conti con le molte infrastrutture tuttora incompiute o rimaste sulla carta. Mentre gli stadi, inaugurati in fretta e furia, avranno bisogno di ulteriori ritocchi. Tuttavia, nonostante i ritardi e i problemi irrisolti, l’aver trasformato l’incubo della vigilia in una festa, per il Brasile è già una mezza vittoria.

FESTA DOPO LA FINALE. Tanto che Rousseff starebbe pure pensando di rispettare il protocollo e di partecipare, accanto al presidente della Fifa Joseph Blatter, alla cerimonia di premiazione dopo la finale, il 13 luglio allo stadio Maracanã. Sfidando nuovamente il rischio di fischi e insulti. 

Fonte: Lettera 43
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A outra Copa


Nel programma della SBT “Conexão Repórter” dello scorso 25 giugno, Roberto Cabrini investiga su il "lato oscuro" della Coppa del Mondo. Un mercato clandestino, oscuro, lucrativo, dove bambine di 12, 14, 15 sono in vendita, Molte volte con il consentimento dei genitori.




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Choram muito esses meninos!


Se c'é una cosa che i brasiliani fanno con facilitá, oltre a ballare il samba, é quella di piangere. Ogni occasione é buona per versare qualche lacrima, sia in casa,tra amici o allo stadio. Se non mi credete provate a vedere qualche programma TV brasiliano e vedrete che prima poi qualcuno verserá alcune o molte lacrime. Qualcuno potrebbe pensare che ció sia dovuto a una sensibilitá maggiore, a un cuore piú grande o a una sponteneitá emozionale. Io la vedo come una fragilitá emozionale e niente altro. I giocatori della Seleção non scappano da questo atto, e sembra che si stiano "allenando" anche contro questo ostacolo.

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Fifa temia eliminação do Brasil


Che la FIFA sia una organizzazione a scopo di lucro lo abbiamo capito da molto tempo. Che il Brasile sia destinato in qualunque modo a vincere é una voce che gira, ma diventa sempre piú una realtá. Lo dimostra anche la preoccupazione della stessa FIFA nel caso dovesse perdere.

Fifa temia eliminação prematura do Brasil na Copa do Mundo

Cartolas se preocupavam com torneio, que poderia ter estádios vazios e desinteresse da torcida no caso da eliminação brasileira

Das sacadas do luxuoso Copacabana Palace, no Rio de Janeiro, a cúpula da Fifa acompanhava o drama entre Brasil x Chile com a mesma angústia do torcedor que lotava a areia da praia. Mas o motivo da tensão era outra. A entidade temia que, sem o Brasil em campo, o Mundial mudaria de forma radical, inclusive com a volta de eventuais protestos. Uma saída prematura era tida como o maior golpe contra um torneio que está batendo todos os recordes. 

À medida que o segundo tempo ia chegando ao final e o drama aumentava, a tensão entre os cartolas aumentava. Durante os pênaltis, todos na Fifa deixaram seus afazeres para acompanhar não só o destino da seleção brasileira, mas também o do torneio. 

Antes mesmo da Copa começar, a Fifa havia alertado que, mesmo sem o Brasil em campo, o governo precisava manter garantias de que as operações e os compromissos das autoridades seriam mantidas.  
Mas o resultado do Brasil fora da Copa nas oitavas de final seria um dos piores para um anfitrião, perdendo apenas para a África do Sul que, em 2010, foi eliminada na primeira fase.  

A Fifa temia a volta das manifestações, perdas financeiras e queda de audiência. Cartolas do mais alto escalão da entidade confessaram ao Estado que, antes do jogo com o Chile, a preocupação já era muito grande e que uma tropa de choque especial foi convocada para resguardar o hotel.

"Que alívio foi a vitória do Brasil", declarou Julio Grondona, vice-presidente da Fifa e presidente da Associação de Futebol da Argentina. "Teríamos um outro Mundial sem o Brasil e não quero pensar o que poderia ser", disse. "Teria sido um desastre uma eliminação", completou. "Por enquanto, o que víamos era a festa, conduzida pela seleção brasileira. Mas isso poderia mudar", confessou um outro cartola. 

No meio da prorrogação, alguns dirigentes receberam a recomendação para que evitassem sair. A maior ameaça, para a Fifa, é a questão da imagem e da segurança. Internamente, os dirigentes estavam comemorando as vitórias da seleção e o bom futebol na Copa por estar servindo de escudo contra os protestos. 

Sem o Brasil, o temor era de que os brasileiros que tivessem comprado ingressos para outros jogos abandonassem o torneio e a Copa começasse a ver estádios mais vazios. O impacto para a imagem da Copa no mundo, segundo a Fifa, seria desastroso. Quando a última cobrança de pênalti bateu na trave, todos no Copacabana Palace respiraram aliviados. 

Fonte: Estadão

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A torcida brasileira que envergonha


Dimentichiamo l'Italia e lo schifo che ha fatto in questa Coppa del Mondo. Lasciamo anche perdere le notizie principali di questo periodo (la "bunda" di Hulk, i capelli di Neymar - joga muito esse menino! - e altre cazzate varie). Non stiamo nemmeno qui a discutere sul fatto, casuale, pura fortuna, che il Gruppo A del Brasile era composta da squadre non molto forti, e che anche cosí la Seleção é riuscita ad andare avanti con fatica, o che é riuscita ad andare nei quarti di finale grazie a un autogol del Cile, o che Julio Cesar é diventato improvvisamente eroe nazionale per aver parato due gol e presi tre ai rigori. Lasciamo perdere tutto questo. Quello che potremmo parlare é che questo paese cosí "acolhedor", cosí aperto verso gli stranieri, questo "povo solidário e legal", ancora una volta si dimostra per quello che é realmente. I fischi dei tifosi brasiliani durante l'inno cileno dimostrano il vero animo, quasi sempre nascosto, dei brasiliani. Come ha scritto Leonardo Sakamoto in questo articolo, gli stessi tifosi che fischiavano ai cileni, cantavano “sou brasileiro, com muito orgulho, com muito amor''. C'é da essere veramente molto orgogliosi di questo, e di tante altre cose che succedono in questo paese. Ma anche in questo caso é inutile parlarne. Il Brasile per molti, e principalmente per i brasiliani, sará sempre un "País maravilhoso", e niente potrá far cambiare idea a queste persone. Vai Brasil!

Vaia ao Hino do Chile: a torcida brasileira que nos envergonha para o mundo

O que leva uma pessoa a vaiar o hino de outro país enquanto ele é executado em um jogo de Copa do Mundo? Entendo que, em bando, os seres humanos não raro ficam mais idiotas. Isso é facilmente comprovável, por exemplo, por algumas torcidas organizadas que compensam suas frustrações cotidianas e reafirmam identidades de forma tosca através da violência.
Contudo, não são as torcidas organizadas que preenchem as arquibancadas dos estádios de futebol nestes jogos da seleção (aliás, se fossem, ao menos empurrariam o time o tempo inteiro ao invés de ficarem em silêncio, com cara de susto e medo, diante de momentos tensos), mas grupos com maior poder aquisitivo, dado o preço de boa parte dos ingressos.
Renda pode até estar diretamente relacionada à obtenção de escolaridade de melhor qualidade. Mas escolaridade definitivamente não está relacionada com educação. Ou respeito. Ou bom senso. Ou caráter.
E considerando que, provavelmente, muitos dos que vaiaram o hino do Chile quando executado à capela foram os mesmos que, minutos depois, estavam cantando “sou brasileiro, com muito orgulho, com muito amor'', posso concluir que o sujeito é guiado pela aversão do estrangeiro característica da xenofobia. Aversão potencializada e exposta pela covarde sensação de segurança por ser maioria e estar em casa.
Vaiar o hino do adversário não é uma brincadeira. Muito menos uma catarse coletiva, uma indignação contra a cantoria à capela do outro. Nem ajuda na partida. Pelo contrário, mostra para o mundo que está assistindo pela TV que nós, brasileiros, podemos ser tão preconceituosos quanto os preconceituosos que, não raro, nos destratam no exterior simplesmente por sermos brasileiros.
Aos vizinhos chilenos, portanto, peço que nos perdoem. Parte de nossos conterrâneos não sabe o que faz.
Fonte: UOL
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SUPERMARIO CONTRO TUTTI


Non sono un esperto di calcio, ma penso che chiunque abbia visto le partite della nostra Nazionale in questa "breve" Coppa del Mondo possa dare dei giudizi imparziali. È inutile dare la colpa la caldo, all'arbitro o a quel animale di Suarez. L'Italia torna a casa perché ha giocato malissimo. Si é visto subito con l'amichevole con il Lussemburgo, finita con fatica a 1-1. Con l'Inghilterra ci é andata bene, ma subito dopo con la Costarica abbiamo fatto una figuraccia. Con l'Uruguay, pur avendo due attaccanti in campo, abbiamo perso. Quindi é giusto tornare a casa a mani vuote, giuste le dimissioni di Prandelli, ma non trovo giusto dare tutte le colpe di questa triste disfatta a Mario Balotteli. Non sto dicendo che abbia giocato bene (anzi, per il contrario), sicuramente avrebbe dovuto fare molto di piú, peró se il sogno mondiale é finito, almeno per noi, non é solo per colpa sua. Forse l'unico che si possa salvare é il solito Pirlo, ma dico forse. Forse anche Buffon, ma tutti gli altri giocatori hanno fatto veramente pena. È una sconfitta meritata, con la speranza che nei prossimi mondiali in Russia si possa vedere un'Italia migliore.

Lo sfogo di Balotelli: “Io non ho colpe
I negri non mi avrebbero scaricato”

Supermario contro tutti dopo le critiche ricevute: «Vergognatevi
a dire che non sono italiano. Io ho dato tutto per la maglia azzurra»
«Sono Mario Balotelli ho 23 anni e non ho scelto di essere italiano. L’ho voluto fortemente perché sono nato in Italia e ho sempre vissuto in Italia. Ci tenevo fortemente a questo mondiale e sono triste, arrabbiato, deluso con me stesso». Mario Balotelli affida ancora una voltai suoi pensieri ai social network. Su Istagram replica alle critiche arrivate dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale di Brasile 2014.  

«Cercate un’altra scusa»  
L’azzurro risponde agli attacchi di alcuni tifosi e, indirettamente, alle accuse che i veterani della Nazionale , Buffon e De Rossi su tutti, gli hanno rivolto: «Si, magari potevo fare gol con la Costa Rica avete ragione, ma poi? Poi qual è il problema? Forse quello che vorreste dire tutti è questo? La colpa non la faccio scaricare a me solo questa volta perché Mario Balotelli ha dato tutto per la nazionale e non ha sbagliato niente (a livello caratteriale) quindi cercate un’altra scusa perché Mario Balotelli ha la coscienza a posto ed è pronto ad andare avanti più forte di prima e con la testa alta», aggiunge l’attaccante del Milan.  

«I “negri” non mi avrebbero scaricato»  
«Fiero di aver dato tutto per il Suo paese. O forse, come dite voi, non sono Italiano. Gli africani non scaricherebbero mai un loro «fratello». Mai. In questo noi negri, come ci chiamate voi, siamo anni luce avanti. Vergogna non è chi può sbagliare un gol o correre di meno o di più. Vergognose sono queste cose. Italiani veri! Vero?», ha proseguito Balotelli.  

La difesa di Galliani  
«Non ho capito perché si critichi solo Balotelli, che è l’unico attaccante che ha fatto un gol e abbia creato occasioni da gol, mentre gli altri non hanno neanche creato le premesse». Così Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan e vice presidente Lega Calcio, commentando le critiche rivolte al giocatore rossonero dopo la partita di ieri sera tra Italia e Uruguay. «Vedo che tutti i commenti sono rivolti a lui -prosegue Galliani- vorrà dire che è l’unico giocatore dell’Italia», conclude il vice presidente della Lega, che sulle critiche dei compagni di squadra di Mario Balotelli nei confronti dell’attaccante risponde: «Buffon e Pirlo non sono giocatori del Milan, tengo per me cosa penso di loro».  

Fonte: La Stampa

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La Coppa del Mondo è made in Italy


Forse non avete mai sentito nominare Paderno Dugnano, una località in provincia di Milano, ma sicuramente conoscete uno dei suoi prodotti più famosi: la Coppa del Mondo. E’ da un’azienda locale infatti che nasce il trofeo più ambito nel calcio internazionale, quella coppa che finirà anche quest’anno tra le mani della squadra vincitrice del Campionato del Mondo.

La GDE Bertoni è un’azienda storica che produce le coppe per la FIFA. Ebbene sì, la Coppa del Mondo è Made in Italy dal 1974, e da allora, vincitori o no, un pochino di azzurro sale sempre sul podio. Dopo il mondiale del Messico 1970, la FIFA indisse un concorso per realizzare il trofeo successivo: fu il progetto dello scultore Silvio Gazzaniga, direttore artistico della ditta GDE Bertoni a venire scelto. Nel 1974 il premio andò nelle mani della Germania dell’Ovest, squadra di casa in quella edizione, e da allora la coppa è rimasta la stessa, Made in Italy.

La ditta di Paderno nasce all’inizio del ‘900 da Eugenio Losa e il suocero Emilio Bertoni, e produce medaglie e oggetti sacri. Le Olimpiadi di Roma del 1960 segnano la svolta per la ditta, ancora oggi attiva e amministrata da Valentina Losa, nipote del fondatore, e conta una dozzina di dipendenti. Da qui provengono anche i trofei di Champions League, della Coppa Uefa e tante altre importanti manifestazioni, anche pallavolistiche, di baseball, di lotta.

La Coppa del Mondo è un oggetto fortemente simbolico e dinamico, facile da impugnare nonostante 6 chili e 175 grammi di peso. Alta 36,8 centimetri, è in oro massiccio, e occorrono 8 persone perrealizzarla, in un processo che va dallo scioglimento del metallo in uno stampo fino all’assemblaggio finale. La squadra vincitrice del mondiale porta a casa una copia in ottone dorato, mentre l’originale, di proprietà della FIFA, torna in ditta per un breve restauro, e per aggiungere il nome della nazionale vittoriosa all’elenco inciso sulla base.

Fonte: La Stampa
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Fifa e Coppa del Mondo


Last Week Tonight é un talk show americano condotto da John Oliver, attore, comico e satiro politico. In questo suo intervento di 13 minuti spiega agli americani, poco appassionati di calcio, la FIFA e distrugge, in modo divertente ma veritiero, questa "grottesca" organizzazione.


Esse Jornalista Explicou para os Americanos... por videosvirais
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O Brasil vai ganhar essa Copa


Jorge Reis da Costa Kajuru Nasser , meglio conosciuto come Jorge Kajuru, è un giornalista sportivo, radiofonico e presentatore televisivo brasiliano. Jorge è noto per aver dato dichiarazioni controverse e opporsi alla merchandising nei telegiornali. È stato licenziato da vari posti in cui ha lavorato e si è dimesso dalla RedeTV! La vita di George Kajuru è pieno di polemiche. Per il suo atteggiamento molto critico, ha fatto molte accuse contro la corruzione e la cattiva gestione. Influenzato da politici corrotti e potenti, Jorge fu allontanato dallo Stato di Goiás dall'allora governatore Marconi Perillo. Kajuru successivamente scrisse un libro in cui tutta la corruzione dell'allora governatore fu sventata (Dossier K), libro che fu consegnato presso l'Università Federale di Goiás. Un sondaggio del 2004 dimostrò che, fino a quel momento, Kajuru rispondeva per 109 denunce, la maggior parte per calunnia e diffamazione, in quattro stati diversi. Solo in Sâo Paulo esistono 30 casi penali contro di lui. Il giornalista fu condannato a pagare 100 salari minimi (30.000 R$) a titolo di risarcimento per il governatore morale di Goiás, Marconi Perillo . Pesa contro di lui una sentenza definitiva nella causa intentata da Marconi, dove deve scontare una pena di 1 anno e 6 mesi in una prigione a cielo aperto per reati contro l'onore. Jorge Kajuru è stato condannato a 18 mesi di reclusione in una prigione a cielo aperto per diffamazione contro l'Organizzazione Jaime Camara (OJC) e contro il presidente della società, Jaime Junior Chamber durante la trasmissione di Radio K s 'in Brasile nel 24 gennaio 2001. Kajuru è stato inoltre condannato a un mese e cinque giorni di detenzione in una prigione a cielo aperto per offendere l'onore del collega giornalista sportivo Milton Neves. Per la presentatrice Luciana Gimenez, il commentatore ha dovuto pagare un indennizzo di 40.000 R$ per danni morali, oltre a pagare gli interessi e l'inflazione, a partire dall'inizio del processo. Atualmente presenta il programa "O incrível Kajuru" e il talk-show "Kajuru Pergunta" Questa é una parte della sua intervista nel programma "Conexão Repórter" della SBT.


'O Brasil vai ganhar essa Copa para manter a dinastia desses bandidos', afirma Jorge Kajuru

O "Conexão Repórter" (SBT) entrevistou duas figuras polêmicas nesta quarta-feira (11): o ator Alexandre Frota e o jornalista esportivo Jorge Kajuru. Mas como hoje (12) é dia de estreia de Copa do Mundo, foram os depoimentos enfáticos do jornalista que ganharam destaque. Aqui está o trecho mais contundente da entrevista. 

"O seu talento é inquestionável, indiscutível", declarou o apresentador Roberto Cabrini, "vale a pena viver dessa forma, arrumando tanta confusão?", perguntou ao colega. "Mas pra que talento na televisão? A televisão quer idiota!", respondeu Kajuru assim na lata. 

"E essa Copa do Mundo no Brasil, quem vai ganhar?", perguntou Cabrini. "Conforme eu te falei em fevereiro de 2010, o Brasil perderia a Copa de 2010 e ganharia essa de 2014 aqui em casa, sendo hexa, para manter a dinastia desses bandidos que comandam o futebol e estão aí eleitos", afirmou Kajuru. 
"O Felipão já sabe que o Brasil vai ganhar a Copa?", quis saber Cabrini. "O Felipão sabe e não fala pra ninguém!", respondeu sem titubear o jornalista. "Você acha que ele sabe?", arriscou Cabrini. "Eu tenho certeza. Ele já falou pra mim.", confirmou Kajuru. "O que é que ele te falou?", insistiu o repórter. "O futebol é decidido 60% extra campo e 40% dentro de campo", contou Kajuru. 

"E os jogadores vão pactuar com isso, ou eles não sabem?", perguntou Cabrini. "Os jogadores do Brasil sabem que entram em campo tendo uma vantagem: na dúvida, o juiz é nosso", afirmou Kajuru. "Mas não têm certeza?", instigou Cabrini. "Eles (jogadores) têm a certeza de que o juiz é nosso. Eles só têm que fazer a parte deles, os 40%. Copa é negócio! Futebol, Cabrini, é negócio – não se iluda!", declarou Kajuru convicto. 

Então o jornalista solta o verbo de vez: "Tudo o que eu falei pra você lá atrás, eu fui confirmar agora com o Ricardo Teixeira e o João Havelange que tiveram que renunciar aos seus cargos evitando a prisão! Porque a FIFA própria apresentou ao mundo documentos de corrupção de ambos". 

Cabrini resolveu colocá-lo contra a parede: "Pra você não precisa nem jogar, a Copa já está definida? E o ganhador é?". "O ganhador?", diz Kajuru com desdém, "é o dono da FIFA – ele vai sair do Brasil com 10 bilhões no bolso de lucro e não vai pagar nem imposto!", afirma o jornalista esportivo. 

Mas Cabrini volta ao vencedor: "Você tem certeza de que o Brasil vai ganhar a Copa?". "Claro", retrucou Kajuru simplesmente. "E se não ganhar?", não desistiu Cabrini. "Se não ganhar, meu amigo, vai ser aquela coisa seguinte: é a prova de que Deus existe!". 

E, retomando o fôlego, continuou: "Será a prova de que deu uma 'zebra', ou seja, que a seleção jogou mal pra caramba...por isso é que eu quero que na Copa arrebente tudo! Aliás, eu dou um prêmio para quem der uma 'ovada' na cabeça daquele Joseph Blatter (Presidente da FIFA), que é o maior ladrão público da história do futebol mundial". 

"Se você fosse começar de novo, você arrumaria tanta confusão? Faria tudo de novo?", indagou Cabrini. "Faria tudo de novo e com mais vontade ainda!", replicou Kajuru. "Os mesmos inimigos?". "Os mesmos...ah, eu tenho um prazer, né?!", concluiu. 

No encerramento, foi aproveitado um depoimento de despedida de Jorge Kajuru em um programa seu: "Voltar eu não sei se eu volto. Eu só acho que volto. De repente, de hoje pra amanhã, eles me mandam embora pelo que eu falei hoje aqui. Então, talvez eu volte amanhã! Tchau!". 


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Padrão FIFA?

Promessa de 'padrão Fifa' falha e Itaquerão passa raspando na abertura


Não houve a qualidade de serviços prometidas pela Fifa, e o Itaquerão passou perto de um vexame na abertura da Copa do Mundo de 2014. O jogo entre Brasil e Croácia teve vários problemas operacionais como falha na iluminação, falta de comida e problemas de funcionamento geral do estádio, como no acesso a internet, por exemplo. Mas não ocorreu o caos temido por dirigentes da Fifa visto que transporte e acesso do público funcionaram sem grandes problemas.
O Itaquerão recebeu dois eventos-teste antes do Mundial por causa dos atrasos, sendo que ambos não tiveram a capacidade total. Ele só foi entregue em maio e suas arquibancadas provisórias ficaram prontas a seis dias da abertura. E, nesta quinta-feira, foi a primeira vez que recebeu mais 62 mil pessoas.
A questão mais grave foram as falhas nos holofotes nos setores norte e leste da arena. Quando escurecia, todas as luzes foram acesas, mas metade das que estavam acima das arquibancadas dessas áreas não funcionaram. Lentamente, elas passaram a iluminar o campo também. Mas apagaram novamente, para só voltarem a funcionar dez minutos depois.
A sorte para o estádio é que isso ocorreu quando ainda havia luz do dia. Assim, o jogo não precisou ser interrompido, o que seria um vexame mundial na estreia da Copa. Mesmo assim, a falha é grave porque a transmissão de TV depende da qualidade da iluminação.
Segundo o COL, o problema foi resultado de uma falha técnica em um dos aparelhos de no-break que não havia acontecido nos testes realizados anteriormente. Ainda segundo o COL, a segunda queda na iluminação foi reflexo da tentativa de contornar o primeiro problema. Uma avaliação completa será feita no sistema de iluminação do estádio.
Houve diversos outros problemas operacionais menores em um estádio que só foi testado duas vezes. Os bares e lanchonetes não deram conta do público presente. No intervalo, diversos dos bares não tinham mais comida, o que repetia o ocorrido em arenas sem teste usadas na Copa das Confederações. Era comum a cena de um torcedor chegar para comprar comida e descobrir que se fora o último sanduíche.
"Não tinha comida no restaurante, não tinha bebida, estava muito desorganizado. Todo mundo furando fila e ninguém para orientar. Funcionou no jeitinho brasileiro", afirmou a arquiteta Karen Hung. Ela também reclamou de que a arquibancada provisória em que ela ficou balançava muito. "Parecia terremoto", afirmou.
A falta de acabamento também chamou a atenção de torcedores. "O estádio não está terminado. É o jeito brasileiro de fazer tudo improvisado. A cobertura não foi acabada e ainda tem cimento exposto, mas como é no Brasil fica charmoso", declarou o croata Zdravko Alaber.
A internet de wi-fi para jornalistas, que era uma das prioridades da entidade, foi instável durante a manhã do jogo, mas melhorou no período da tarde. Chegou a haver falhas na internet a cabo também, resolvidas durante o dia.
Outra questão foram os banheiros. Ao final do jogo, havia diversas privadas que não funcionavam e que deixavam os banheiros com cheiro ruim. O elevador de jornalistas não dava conta e parou em determinado momento por 15 minutos quando estava cheio. Repetiu, assim, falhas vistas nos eventos-teste. Na véspera do jogo, um dos elevadores já tinha parado de funcionar.
Em relação à operação, seguranças e orientadores não sabiam onde as pessoas deveriam se dirigir ou a que lugares teriam acesso. Ainda houve aglomeração de pessoas que não tinham assento e queriam assistir ao jogo em pé. Num dos setores, policiais rodoviários federais contribuíram para a aglomeração assistindo à partida.
De positivo, o transporte público e o acesso ao estádio. O temor em relação à greve dos transportes se dissipou e foi fácil para os torcedores chegarem na arena. Na saída, no entanto, houve aglomeração por causa da decisão da Fifa de bloquear vias para a saída dos VIPs. Assim, torcedores demoraram para chegar ao metrô.
O entorno do Itaquerão também teve um bloqueio eficiente, sem invasores ou ambulantes ilegais. O que se via era um clima de festa sem incidentes.
Praticamente todos os lugares do Itaquerão estiveram ocupados, com apenas 500 pessoas a menos do que a capacidade total. Isso demonstrou que funcionou bem a chegada à arena e até a marcação de lugares.
Serviços de segurança também tiveram bom desempenho. Uma briga entre torcedores foi rapidamente dissipada com um dos causadores do problema sendo retirado do estádio pelos seguranças privados. Setores técnicos, como campo e vestiários, também não tiveram reclamações.
Fonte: UOL
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Complotto contro il Brasile


Visto che siamo nel "Pais do futebol" e che in questo periodo non si parla e non si vede che questo, ho intenzione di pubblicare tutte le notizie che trovo interessanti sulla Coppa del Mondo. 

CBF vê complô contra o Brasil e teme ser prejudicada por arbitragem


Incomodada com a repercussão da marcação do penâlti contra a Croácia na partida de abertura da Copa do Mundo, a CBF (Confederação Brasileira de Futebol) prometeu reagir com uma manifestação oficial ainda nesta sexta-feira (13) em seu site.
Na visão da entidade, os protestos feitos pelos técnicos da Croácia, França e Holanda são uma forma de pressionar os árbitros contra o Brasil. Representantes da CBF falam em "complô" com o objetivo de prejudicar a seleção. 
 
O temor é que, a partir de agora, diante de algum lance duvidoso, os árbitros apitem contra o Brasil. O atacante Fred, que não falou depois do jogo, por ter ido para o exame anti-doping, vai comentar o lance polêmico em entrevista a ser divulgada no site oficial.
 
A CBF considera o lance que levou o árbitro japonês  Yuichi Nishimura a marcar a favor do Brasil, na pior das hipóteses, como "duvidoso" – muito diferente do pênalti assinalado a favor da seleção, em 2002, na partida contra a Turquia, na primeira rodada, quando Luizão foi derrubado claramente fora da área.
 
Nishiura também é muito criticado no Brasil pela atuação que teve na partida da seleção contr  Holanda, nas quartas-de-final da Copa de 2010. O juiz é acusado de não ter marcado um pênalti em Kaká. 

Na avaliação da entidade, as reclamações sobre o lance polêmico na partida de abertura da Copa de 2014 acabaram tomando uma proporção exagerada, dando a impressão de que o Brasil ganhou roubado, por 1 a 0. Por este motivo, tenta dar destaque aos números da partida, que mostram a superiodade da seleção em vários aspectos, como chutes a gol (9 contra 4), passes certos e faltas (sofreu 21, fez 5).

Fonte UOL
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Una mano di verde...


Ma sono l'unico a pensare che questa Coppa sia ridicola o c'é qualcuno con ancora un po' di sale in zucca?

Mondiali, allarme per le condizioni del campo di Manaus: lo verniciano di verde

Il sindacato mondiale calciatori boccia il terreno che sabato sera ospiterà Italia-Inghilterra: "Le squadre meritano un campo di qualità. A Manaus non è così. Nessuno vuole che giocatori e spettacolo vengano penalizzati". L'organizzazione corre ai ripari e prova a colorare il manto erboso. Intanto in città è allarme black out per le telecomunicazioni

MANAUS – E’ allarme sulle condizioni del terreno dell’Arena Amazzonia di Manaus, dove sabato notte Italia e Inghilterra cominceranno il loro Mondiale nella sfida valida per il Gruppo B. A bocciare il campo della città brasiliana è il sindacato mondiale dei calciatori professionisti (Fifpro) ritenendolo non all’altezza di una sfida di questo livello.

SINDACATO GIOCATORI: ‘TERRENO DI GIOCO MANAUS NON AFFIDABILE’ – ”I giocatori meritano un campo di gioco di qualità – dice il sindacato in una nota ufficiale -. Questo non è il caso di Manaus”. La Fifpro rimarca che il campo è particolarmente asciutto: l’erba manca in particolare vicino a una delle due porte. Sono visibili vaste aree giallognole. ”Nessuno vuole vedere soffrire – conclude il sindacato – i giocatori e, più in generale, lo spettacolo”. Una presa di posizione forte, che non è passata inosservata e è vero che l’organizzazione dei Mondiali ha cercato di correre ai ripari provando a colorare di verde il manto erboso che sarà calpestato da Italia (stasera la rifinitura degli azzurri di Prandelli) e Inghilterra sul quale già da alcuni giorni in effetti si sta discutendo.

ADDETTI COLORANO DI VERDE IL PRATO CON VERNICE SPRAY – Così gli addetti alla manutenzione dell’Arena Amazzonia, come fa sapere la Bbc, hanno tentato di migliorare la situazione almeno a livello cromatico: con una speciale vernice spray, hanno colorato di verde le zone più disastrate del terreno di gioco. “C’è un motivo se il campo sembra in condizioni decisamente migliori”, ha twittato Natalie Pirks, corrispondente della Bbc, dopo aver assistito all’operazione cosmetica. Carlos Botella, responsabile del team che gestisce la manutenzione del campo, ha provato a fornire una spiegazione per il rivedibile risultato presentato a squadre e tifosi.  “Le operazioni sono state molto complesse. Non ci sono strade, i macchinari e i materiali sono stati portati con le navi, non c’erano fertilizzanti e semi. Adesso abbiamo avviato il processo di fertilizzazione, lo intensificheremo con l’utilizzo di prodotti biostimolanti e cercheremo di far crescere l’erba il più possibile”, ha aggiunto.

FONTE FIFA: “PROBLEMA SOLO ESTETICO” – Lo stadio ospiterà 4 match durante i Mondiali ed è probabile che il lavoro dei ‘giardinieri’ dia i frutti nei prossimi giorni. Italia-Inghilterra, però, è senz’altro l’incontro di cartello tra quelli programmati all’Arena Amazzonia. Secondo una fonte della Fifa, la regolarità del terreno non è in discussione. Il problema, a quanto pare, “è estetico”.

ALLARME BLACK OUT - Massima allerta già da stamattina nei pressi dell’Arena Amazonia. Gli elicotteri della Defesa Aerea & Naval sorvolano ininterrottamente la capitale dell’Amazzonia e sulle strade che portano all’Arena è massiccia la presenza della polizia. E’ già consistente la presenza di tifosi inglesi in tutti gli alberghi: al momento sono cinquemila quelli stimati, ma il flusso proseguirà nelle prossime ore dall’aeroporto Eduardo Gomes. Anche se non sono segnalati i temuti hooligans, le misure di sicurezza sono particolarmente accurate, con l’impiego delle telecamere termiche, in grado di rilevare presenze di eventuali sabotatori nascosti anche al buio e nelle ore notturne.

Il pericolo delle proteste di strada è invece per il momento limitato. La prima manifestazione pacifica, davanti allo stadio, ha radunato in Avenida Constantino Nery una quarantina di persone, per lo più studenti dell’università federale dell’Amazzonia, che hanno sottolineato con i loro cartelli e striscioni le mancate promesse del governo e in particolare la mancata realizzazione del Monotrilho, la metropolitana di superficie che era stata inserita nel piano delle opere per la Copa. “Queremos Hexa”, vogliamo la sesta coppa, era scritto sul cartello più grande, ma l’allusione non era alla Seleçao di Scolari: “Salude, Educaçao, Transporte, Moradia, Segurança, Reforma Agraria”, elencavano i manifestanti. E ancora: “Inuaguraçao do monotrilho: 14-6-2014”: il giorno di Italia-Inghilterra.

Un problema supplementare riguarda le telecomunicazioni, che hanno a lungo tenuto in sospeso la sede di Manaus per il Mondiale: a poche ore dalla partita il rischio di saltuari black-out televisivi, telematici e telefonici per la congestione dei segnali non è ancora del tutto scongiurato.

Fonte: La Repubblica
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PRIMEIRO JOGO - O QUE TEVE?


Bem amigos do Morri de Sunga Branca, agora é oficial: TÁ TENDO COPA SIM. 

E ontem rolou a abertura da copa e o primeiro jogo do Brasil. Se você estava preso no trânsito, bêbado demais ou estava na rua protestando e não viu, a gente conta tudo o que teve:

ABERTURA:

A festa da abertura já começou não nos decepcionando: foi meio cagada como já imaginávamos.
Mas não vamos culpar a Dilma não, isso foi obra de:

( ) Um carnavalesco brasileiro
( ) Oscar Niemeyer 
( ) Romero Britto
( ) Deborah Colker
(x) Uma desconhecida...Belga.

Por que diabos colocaram uma Belga (pessoas conhecidas internacionalmente pelo gingado, pela graça, pelo rebolado, pela alegria) não se sabe, mas enfim.

E aí que aparentemente a Belga era representante da 6 série B do ensino fundamental e fez uma festa que encheria os olhos de um ginásio do colégio. 



Teve flor quicando



Teve também tutorial módulo 1 para os gringos aprenderem como se corre de um arrastão


Teve esse simpático índio numa canoa com cinto de segurança



Aqui já era o módulo 2 contra assaltos



Teve também o exoesqueleto. Juro que teve. Ninguém viu, mas teve...



Teve Claudinha bagunceira 



Bagunceira pintadinha, alegria das criancinha


Teve também muita amizade, muita sinceridade, muito coleguismo da J-lo bff da Claudinha


NUM RELA EM MIM, FIA!
Teve Pitbull dançando com um brócolis gigante atrás dele



Bom, vamos ao que interessa: A bunda do Hulk



All the single ladies ô ô ô 



E o primeiro gol foi do BRASIIIIIIIIIIIIILLLLLLLLLLLLLLLL não, pera



Foi contra.

VIXE
E já que tamo cagado vamo aproveitar pra rebostear, Marcelo VESTIU A CAMISA DA CROÁCIA PRA DAR ENTREVISTA NO FINAL DO JOGO HAHAHAAHAH


Agora todo mundo corre pra completar o álbum da Copa


Bom, vamos voltar ao que interessa: O técnico da Croácia era lindo!



Não tão lindo quanto este croata que ficou no banco... uma pena



Como vocês podem notar, o jogo estava animadíssimo... né Xu?



Tava tudo nessa lenga lenga até que Fred fez a segunda jogada mais bonita da partida: Se jogou no chão



A primeira jogada mais bonita foi o juiz dando pênalti pra isso


ME DEIXA, OK?
Oscar fez o terceiro (quarto, na verdade) gol do Brasil e fechou a partida 


Mas a grande estrela da festa foi a Capivara Paul, que obviamente pertence a Curitiba (também conhecida como a Rússia Brasileira) que acertou o placar do jogo e ganhou o bolão da firma



Bom, foi mais ou menos isso que teve, com margem de erro de só um pouquinho pra muita coisa.
Enquanto isso, vamos ficar aqui girando vestidos de samambaia esperando o próximo porre jogo




ATÉ A PRÓXIMA, PESSOAL!!

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