Visualizzazione post con etichetta Italiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italiani. Mostra tutti i post
Tipici errori culinari sull’Italia
Molte volte, per il semplice fatto di essere un italiano
DOC, mi chiedono consigli o informazioni su come si vive in Italia. Per questo
sto preparando un “Piccolo manuale di sopravvivenza per i brasiliani in
Italia”, in cui spiegherò alcune cose note (per noi italiani) ma sconosciute ai
vari stranieri. Nell’attesa eccovi alcuni tipici errori in fatto gastronomico
che la maggior parte degli stranieri pensano sull’Italia. Facciamo però prima
una premessa: tutti possono fare quello che vogliono, quindi se a qualcuno
piace, per esempio, mangiare un carne accompagnata con la pasta è liberissimo
di farlo, e non c’è nessun male in questo. Il problema diventa quando qualcuno
pensa che questa sia una abitudine di un intero popolo. Esistono luoghi comuni
su quelli che sarebbero piatti o usanze che all’estero vengono considerate
tipicamente italiane, ma che in Italia non sono universalmente tali.
IL CAPPUCCINO A FINE PASTO
È vero che il cappuccino, come l’espresso sono bevande
tipicamente italiane, ma il primo si beve quasi esclusivamente al mattino per
colazione, mentre il secondo durante il giorno e a fine pasto. Al limite si può
ordinare a metà giornata o alla sera, ma mai dopo aver mangiato.
LA PASTA O IL RISO COME CONTORNO
La cucina italiana ha un ordine ben preciso: primo, secondo,
contorno, dolce e caffè. Quindi la pasta o il riso si mangiano da soli, essendo
un “primo”. È vero che esistono delle insalate fatte con questi due
ingredienti, ma in ogni caso in una tavola italiana non vedremo mai, per
esempio, una bistecca con contorno di spaghetti.
IL KETCHUP SULLA PASTA
Esistono luoghi comuni sull’Italia tipicamente americani
(leggi: USA). All’estero è idea comune che sulla pasta ci poi mettere di tutto.
In Germania è facile che vi cucinino una pasta con la marmellata o con la salsa
di mele. Nei paesi anglosassoni invece sembra che preferiscano il ketchup. Io
penso che la pasta sia uno dei piatti più versatili che ci sia. Se date
un’occhiata a qualche libro o sito di ricette troverete migliaia di versioni
diversi di questo tipico piatto italiano. Ma usare il ketchup al posto del sugo
è un sacrilegio che nessun italiano vi potrà mai perdonare.
GLI SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE
Questo è uno di quei miti da sfatare. Nella cucina
tradizionale italiana non esistono gli spaghetti, ma le tagliatelle alla
bolognese. È un piatto emiliano, di grande tradizione, quindi si usa un tipico
formato di pasta emiliano, come le tagliatelle.
GLI SPAGHETTI CON LE POLPETTE
Qualcuno in questo blog una volta ha affermato che gli
spaghetti con le polpette sono un tipico piatto abruzzese. Purtroppo per lui lo
devo contraddire, perché è una ricetta della Campania. Quindi gli spaghetti con
le polpette esistono, ma è una “invenzione” tipicamente meridionale, o per
meglio dire americana, frutto però della creatività delle donne Italiane
emigrate negli States agli inizi del ' 900 : dovendosela vedere, per preparare
il sugo, con pomodori acquosi, furono obbligate ad aggiungervi il concentrato,
esagerare con le erbe aromatiche per insaporire la salsa ed arricchirlo con le
polpette di quella carne che in America abbondava, mentre nell'Italia d'inizio
secolo era un lusso per pochi. Da qui l’idea che tutti in Italia mangino
spaghetti con le polpette. Allora sfido chiunque ad andare in un qualunque ristorante
italiano e ordinare questo piatto, solo per vedere l’espressione del cameriere.
LA BISTECCA ALLA MILANESE
Altro errore, seppur venale. Non esiste la “bistecca” alla
milanese, ma la costoletta, precisamente di vitello. Se proprio vuoi fare una
bistecca o un petto di pollo in questo modo, chiamalo nel modo giusto,
impanato, ma non alla milanese.
USARE IL CUCCHIAIO CON GLI SPAGHETTI
Un giorno, mentre navigavo come sempre su internet, mi ero
imbattuto in un blog brasiliano dove in un post l’autrice consigliava ai suoi
lettori di usare il cucchiaio per aiutarsi a mangiare gli spaghetti. Questa è
una delle peggiori cose da fare, specialmente al ristorante. Solo i più infimi
burini usano, o usavano, questo sistema. Il segreto di mangiare gli spaghetti è
prenderne un poco alla volta e mangiare con calma. Ne approfitto anche per
citare un altro errore che vedo fare qui in Brasile: mai tagliare la pasta con
il coltello. È una cosa che fa inorridire ogni italiano. Esiste una regola
semplicissima in questo caso: mai, per nessuna ragione e per nessun tipo di
pasta, nemmeno per le lasagne, va usato il coltello. La pasta, qualunque sia,
va mangiata SOLO con la forchetta.
LE FETTUCCINE ALL’ALFREDO
Altra idea tipica “made in USA”. La pasta all’Alfredo non
sono nient’altro che pasta condita con burro e formaggio. In Italia qualcuno la
chiama anche “pasta del cornuto”, vuoi perché quando il marito torna a casa, e la
moglie non c’è, lui si prepara questo piatto semplicissimo; oppure perché la
moglie, dopo essere stata dall’amante, non ha tempo di cucinare e prepara
questo per il povero maritino. In ogni caso esiste (penso che ognuno di noi l’abbia
mangiata almeno una volta nella vita), e sembra che l’abbia inventata un
ristoratore di Roma, Alfredo Di Lelio. Nel suo locale a Piazza Augusto
circolavano molti turisti, la maggior parte americani. Da qui l’idea che in
Italia questo sia un piatto tipico. Ma, come per gli spaghetti con le polpette,
provate ad andare in un ristorante di Miano o di Bologna per ordinare questo
“tipico” piatto italiano, e vedremo cosa vi serviranno.
LA CAESAR SALAD
Altra americanata. La Caesar Salad è un’insalata fatta con
lattuga a cui si aggiungono, tra le altre cose, scaglie di Parmigiano e pane
raffermo. Ma è una ricetta al 100% americana. Fu inventata in California nel
1924 da Cesare Gardini (da qui il nome), emigrato italiano e proprietario di un
ristorante. Il bello è che molti americani che vengono in Italia pensano che
sia un piatto tipico italiano e di trovarlo in ogni tavola.
LA CARBONARA CON LA PANNA
Questo è un errore che anche molti italiani commettono.
Nella carbonara non si usa la panna, ma solo uova, pecorino romano e guanciale,
niente altro.
LA TOVAGLIA A QUADRI ROSSA E BIANCA
Per qualche strano motivo queste tovaglie sono
universalmente associate alla nostra gastronomia e all’estero quasi tutti i
ristoranti che vogliono riprodurre un ambiente tipicamente italiano le usano. Probabilmente
i turisti che vengono a visitare le città italiane rimangono piuttosto delusi
quando scoprono che nei ristoranti tipici queste tovaglie non svengono
utilizzate quasi mai. Ma anche in questo caso si tratta di luoghi comuni: gli
italiani cantano, gli italiani mangiano pasta, gli italiani vivono d’arte, gli
italiani sono cattolici, gli italiani sono appassionati di calcio, gli italiani
bevono il caffè, gli italiano ascoltano l’opera e gli italiani usano le
tovaglie a quadri.
IL TOVAGLIOLO AL COLLO
Qui forse non si tratta di errori e luoghi comuni, ma
semplice galateo. Non appena seduti a tavola, si prende con la sola mano destra
il tovagliolo, lo si dispiega appena un po’ e lo si pone sulle ginocchia, con
un unico movimento fluido. Non si infila nel colletto o fra i bottoni della
camicia, né lo si lega intorno al collo. Neanche lo si tiene con la mano sul
petto per non sporcarsi.
LA PIZZA TUTTI I GIORNI
Un mio parere personale: se potessi io mangerei la pizza
tutti i giorni, perché ne vado matto. Ma amo la cucina italiana e, con tutta la
vastissima varietà di piatti disponibili, le mie papille riescono a gioire
ugualmente tutti i giorni. Ma c’è qualcuno che pensa che noi italiani mangiamo
sempre questa delizia gastronomica. Sì, certo, come i norvegesi che ogni giorno
mangiano salmone. O gli spagnoli la paella. O i francesi che bevono champagne.
Italiani all'estero
Un requisito necessario per mantenere un blog aggiornato é andare alla ricerca di informazioni o di notizie. Ecco quindi che mi diverto a navigare tra social-media, quotidiani, blogs e altro. A volte trovo notizie interessanti tanto da diventare argomento per un mio post, ma per la maggior parte sono articoli o argomenti inutili, sia perché sono già stati trattati in passato o perché poco attinenti al blog in questione. E a volte capita anche di leggere delle cazzate così assurde che é impossibile rimanere impassibili. Una di queste l'ho appena letta su "Il Fatto Quotidiano", dove un certo Matteo Cavezzali, nel suo blog, ha scritto un "articolo" sugli italiani all'estero. Leggendolo mi sono sentito un po' incazzato, poi offeso, deluso, irritato e alla fine divertito. Divertito perché quando leggi cazzate come queste alla fine ti viene da ridere. Non conosco questo Matteo Cavezzali, sicuramente avrà delle qualità che io non riesco a vedere, ma non posso fare a meno di chiedermi per quale motivo un quotidiano nazionale possa pagare una persona per scrivere certe cose assurde. Anch'io scrivo tante cazzate a volte, ma perlomeno io lo faccio gratis (e a questo punto mi sento un coglione). Posso dire solo una cosa: io sono uno di quegli italiani che lui parla, vivo all'estero da cinque anni, ma nessuna delle caratteristiche da lui citate mi corrispondono. Ho conosciuto altri italiani che vivono in altri paesi, non solo in Brasile, e posso affermare con sicurezza che, pur avendo a volte idee diverse dalle mie, nemmeno loro potrebbero fare parte di quegli "italiani" del suo articolo. Leggete e vedete voi cosa pensare.
P.S. Leggendo i commenti (numerosi) del suo post si deduce che non sono l'unico a pensarla in questo modo.
Italiani all’estero, ecco come passano realmente il loro tempo
Tutto era iniziato con la fuga dei cervelli. Vi ricordate? Giovani talentuosi che andavano all’estero per dare pieno appagamento al proprio talento. Poi hanno iniziato ad andarsene pure quegli altri. Quelli normali, diciamo. Che non si sa mai, all’estero, magari ‘sti inglesi o ‘sti fiamminghi sono zucconi e ci facciamo comunque una bella figura. E quello è stato l’inizio della fine.
Ma poi per le feste tornano tutti a casa. Per abbuffarsi di lasagne e tortellini, per salutare i parenti. Ma soprattutto, per spiegare a noi “italioti” come si sta al mondo. Vuoi mettere la soddisfazione? Là in Svezia o in Francia è pieno di italiani, e dirlo con loro non dà gusto, invece venirlo a spiegare a noi… che siamo ancora qua a vedere il faccione di Silvio al Tg come negli anni ’90, che siamo ancora qua a sorbirci il campionato la domenica, a litigare al semaforo, a fare la fila alle poste e a pagare il canone Rai… dirlo a noi sì che dà gusto.
E allora parte il disco, che loro mica lo sanno che la stessa cosa te l’hanno già detta gli altri dieci prima di loro, uguale. O forse lo sanno benissimo, ma tanto fa niente. E si comincia con i “Ma come fai a stare ancora in Italia?” e i “Che paese incivile”, e i “Ma qua da voi non cambia mai niente” e io gli risponderei “Da voi?! Ma da voi cosa, che stai a Londra da tre settimane! Che se non lo scrivevi venti volte su facebook non se ne accorgeva nessuno che non c’eri più e pensavano che c’avessi avuto un’influenza”. Ma non è finita perché poi rincarano la dose con l’immancabile: “Se uno come te, con le tue idee, venisse a London (!?) sai quante cose faresti?”. Ma de che?
E allora ho deciso di andarli a trovare tutti. Andare a vedere dove stanno, cosa combinano e se stavano bluffando. Ma non era possibile, ci voleva troppo tempo. Allora ho chiesto in giro. Ho fatto “un’indagine trasversale” diciamo. Ed ecco cosa fanno i cervelli all’estero:
1. Girano solo con altri italiani. Sì, avete capito bene, se ne sono andati perché “basta degli italiani non ne posso più” e girano solo con italiani (i sardi poi girano solo coi sardi).
2. Sanno tutto dell’Italia, in particolare di Berlusconi e della sua vita sessuale. Se ne sono andati per non sentirne più parlare e poi evidentemente gli è venuta nostalgia.
3. Hanno freddo. Vivono in paesi in cui spesso non sorge nemmeno il sole. Stanno morendo di freddo, ma non lo ammetteranno mai. Mai.
4. Mangiano da schifo. Pesce affumicato, wurstel, orsetti gommosi, patate fritte. I più fortunati trovano un asporto cinese o un kebabbaro. Cercano disperatamente una pizza decente, alcuni giurano anche di averla trovata. Ma stanno mentendo.
5. Fanno lavori del cavolo che in Italia non avrebbero mai fatto. Se ne sono andati al grido di “Non posso stare in Italia a pulire dei cessi, ho una laurea io!” e ora puliscono cessi a Nantes. Che vuoi mettere un cesso di Nantes contro un cesso di San Lazzaro di Savena!?
6. Fregano. Sì, proprio come gli italiani qua, non pagano il biglietto del tram, passano con il rosso, cercano in ogni modo di evadere le tasse. E si credono ancora più furbi perché anche se sono in un paese “serio” e “europeo” riescono a farla franca.
7. La nota più dolente. Non possono più tornare in Italia senza un senso di fastidio. Non tanto per il fatto di essere in un paese allo sbando, ma perché non potrebbero mai ammettere di aver scoperto di essere anche loro solo degli italiani.
Ps: il contenuto di questo post è dettato prevalentemente da un sentimento che alcuni mi dicono chiamarsi invidia. Molti dei miei migliori amici vivono oggi a Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Monaco, Barcellona. Ho per altro scoperto con grande stupore che leggono anche le cose che scrivo quindi: Volevo dirvi che vi voglio molto bene e non parlavo assolutamente di voi. Davvero. Poi ve lo dico di chi stavo parlando. Ma in privato. Quando tornate per le prossime feste.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Italia, un paese senza futuro
DI
DIRK SCHÜMER
– 14 OTTOBRE 2013
PUBBLICATO IN: GERMANIA
TRADUZIONE DI ITALIADALLESTERO.INFO
Sono dovuti passare venti anni, prima che Silvio Berlusconi venisse condannato in via definitiva. Non è la fine della crisi di un paese che è considerato tra i più belli del mondo, ma la conferma di un fallimento politico ed economico.
“Guarda cosa è diventata l’Italia!”. Questa esclamazione, pronunciata a tavola durante una normale e pacata cena tra conoscenti, ricorda le solite esclamazioni nostalgiche delle persone di una certà età, che tendono a idealizzare i bei tempi della gioventù. ”Una volta la televisione trasmetteva, in prima serata, spettacoli teatrali ogni settimana e il responsabile artistico era Andrea Camilleri. Poi trasmettevano anche concerti e documentari. E adesso? La Rai non offre niente altro che pubblicità, ragazze seminude e talk show colorati da urla e liti.” La denuncia arriva dal presidente di una prestigiosa accademia del Nord Italia. La moglie gestiva una farmacia, entrambi sono benestanti, con appartamento in città, casa per il fine settimana e possibilità di viaggiare molto. Effettivamente potrebbero essere soddisfatti dei risultati raggiunti nel corso della loro vita e lamentarsi, come accade ovunque, del livello dei mezzi di comunicazione. Poi però il dirigente dell’accademia mi parla di sua figlia. Si è laureata in lettere e giurisprudenza con il massimo dei voti, ma non trova lavoro. Attualmente lavora in un call center. Se decide di prendere in affitto un appartamento di second’ordine in un triste sobborgo di Milano, il padre deve intervenire e farle da garante all’atto della firma del contratto, per una cifra esorbitante. Matrimonio? Nipoti? La figlia, dice tristemente l’uomo, si limita a scuotere il capo: non riesce nemmeno a mantenere se stessa. E’ chiaro che è lui che deve ancora mantenerla. “Presto, mia figlia compirà quaranta anni. Che razza di paese abbiamo lasciato ai nostri figli?”
Via dal paradiso
Storie simili nell’Italia di Berlusconi se ne possono raccontare a bizzeffe. Si potrebbe parlare di una ragazza di talento, con laurea in architettura di interni, che nonostante i suoi trentacinque anni vive ancora con i genitori e che, anche dopo aver inviato centinaia di domande di assunzione, non può che sperare in un lavoro come commessa in un mobilificio. O di studenti in università sovraffollate e fatiscenti che regalano al paese la più alta densità al mondo di avvocati e architetti – e allo stesso tempo uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile. Il figlio di un’amica ha una laurea in ingegneria, ma non vuole emigrare, e ora sta lavorando come skipper, con grande soddisfazione, in una scuola di vela per turisti . Prima di tutto – emigrare! Questa parola compare sempre più spesso nelle conversazioni sulla politica, sul lavoro, sui sistemi sociali, proprio nel paese più bello del mondo, che ha dato all’umanità l’arte più splendida, il cibo più squisito, i vestiti più eleganti, il design più raffinato. Su qualsiasi pianeta, questo paradiso dovrebbe spiccare luminoso come un faro sulla roccaforte del saper vivere, ma la gente vuole emigrare.
La famiglia è l’ultimo collante
C’è, per esempio, una coppia di sposi, li chiameremo Silvia e Paolo, che in realtà dovrebbero appartenere alla élite creativa: lei lavora come avvocato occupando un’alta posizione nella guardia di finanza, mentre lui disegna mobili, allestisce musei. Silvia non ne può più, da quando è stata trasferita in un’altra città. Lì ci sono molti finanzieri che arrotondano lo stipendio impartendo lezioni semi-legali sull’evasione fiscale a quegli imprenditori che in realtà dovrebbero controllare. Lo stesso capo-pattuglia è stato accusato di frode, ma ha goduto dell’immunità in quanto deputato di Berlusconi – e continua a detenere un certo potere sulla sua clientela. “Queste persone”, ha detto Silvia, “sono ovunque, si sono ramificate nello Stato infiltrandosi nelle istituzioni.” Chi si mette per traverso a questo flusso di soldi illegali, può andare incontro a problemi, può essere vittima di mobbing, essere trasferito d’ufficio, o trovarsi addosso una denuncia anonima. Silvia dorme poco, ma ha bisogno di tutte le sue forze per i due bambini piccoli. Paolo è ora alla ricerca di una scuola internazionale, così almeno i figli potranno coltivare il proprio talento fuori dall’Italia. Giudica l’istruzione pubblica pessima; si deve pagare da sé le lezioni di lingue straniere, la specializzazione e il soggiorno all’estero. La sua azienda se la cava ancora abbastanza bene nonostante la crisi, ma spesso deve darsi da fare per dodici ore al giorno, viaggiare molto e trovare nuovi contatti di lavoro. Tuttavia, la maggior parte degli ultimi concorsi si sono già conclusi. “La generazione dei nostri genitori”, dice Paolo, “poteva benissimo vivere con questo titolo di studio e relativa collocazione nel mondo del lavoro, potevano permettersi di comprarsi un appartamento al mare, andare al ristorante due volte alla settimana.” Lui e Silvia se la cavano appena. Ora i suoi genitori si sono ammalati, sono completamente esauriti, perché durante tutti e tre i mesi di vacanze estive hanno dovuto correre di qua e di là per andare a prendere i bambini da una famiglia all’altra, per occuparsi dei nipoti. Per quanto riguarda gli asili nido, scuole a tempo pieno, centri estivi, se la Germania si colloca ben alle spalle della Francia e della Svezia – proprio nella cattolica Italia, sembra che per le famiglie, soprattutto per le donne, le cose vadano molto peggio. è come se l’intero paese dipendesse dal denaro, dalle qualifiche, dalle case di proprietà, dalle pensioni e dall’utilizzo nel mondo del lavoro di nonni, zie, suoceri. La famiglia è l’ultimo collante.
Uno sguardo pieno di speranza al di là delle Alpi
Ci sono dei buoni motivi. Da quando il valore dell’Euro è calato, una coppia monoreddito riesce a malapena a tirare avanti. E se lavorano entrambi, resta in sospeso il problema della prole. E milioni non hanno trovato ancora lavoro, non hanno alcun appoggio, nessuna assistenza sanitaria, e un domani nessuna pensione. L’entroterra siciliano si sta spopolando, mi ha raccontato un vicino mentre prende il caffè della mattina, vogliono tutti trasferirsi in Germania lasciando il lavoro qui. E un altro si lamenta della situazione a Roma. L’amministrazione comunale di sinistra ha bisogno di quasi un miliardo di euro per pagare i funzionari, subito [in italiano nel testo ndt]. In poche parole, non hanno intenzione di risparmiare. Alla maggior parte degli italiani si illuminano gli occhi quando si parla della “Germania”. Là si che c’è lavoro, là si che lo stato funziona. Ma si fa fatica a convincerli, che in Germania non va poi così bene e non tutto è così in regola [come si pensa ndt] – e la grigia situazione che permane può deludere amaramente le aspettative degli italiani più esigenti. Comunque, a differenza della Grecia, i sentimenti antitedeschi non sono ancora radicati nelle loro menti, anche se molti politici non perdono occasione per scatenarli. Ma gli italiani sanno esattamente con quali soggetti hanno a che fare.
La crisi ha un nome: Berlusconi
Un’amica benestante scrive da settimane lettere di protesta al sindaco di sinistra di Milano, perché sono stati recentemente dimezzati i contributi comunali previsti per i servizi assistenziali destinati agli anziani più poveri della città; Milano è una delle città più care d’Europa. La nostra amica pensa indignata alla sua vecchia madre, cui non era rimasto più nulla dopo il fascismo, la fuga e i bombardamenti: “E’ tornato tutto come prima. Il nostro benessere è stato solo una bolla di sapone”. Tutti questi italiani amareggiati e disillusi sono unanimamente d’accordo : la colpa va addossata ai politici, la colpa è della” cast”, che occupa la maggioranza dei seggi in parlamento, con gli stipendi più alti, l’intreccio più tentacolare, il nepotismo più radicato. Silvio Berlusconi è solo l’incarnazione di questa crisi. Ma gli italiani lo hanno sempre rieletto – così come la sua incompetente, e non di meno corrotta opposizione [politica]. In effetti, Berlusconi ha messo insieme il suo impero fatto di imprese edili, agenzie pubblicitarie, case editrici, emittenti televisive, finanziando squallidi politici. Il suo modello, il corrotto socialista Bettino Craxi, è riuscito a sfuggire alla giustizia italiana rifugiandosi in una località balneare tunisina con un’enorme fortuna accumulata. Sul filo della legalità, spesso circondato da oscuri finanziatori, a volte grazie a modifiche legislative, spesso sotto la spada di Damocle dei processi, il figlioccio [di Craxi ndt] e padrino Berlusconi ha continuato a farla franca. Rampollo di un piccolo funzionario di banca è riuscito ad affermarsi, esponendosi in prima persona nel campo del commercio e sostenendo apertamente il principio di illegalità. Ha sbeffeggiato il malvagio stato che lo perseguita, ha promesso una vita senza tasse, senza controllori, senza rimorsi. Ed è riuscito a superare tutto ciò. Che ci siano voluti ben 20 anni prima di essere condannato in via definitiva, che nessun governo di sinistra sia riuscito a fare una legge per porre fine al suo eterno conflitto di interessi tra imprenditore e politico, che sia riuscito comunque grazie alle elezioni a mettersi al di sopra delle leggi – questo è il vero scandalo in un’Italia ormai ridotta fondamentalmente a uno stato di diritto a pezzi.
Miracolosamente senza rughe
Silvio con il suo sorriso ha conquistato almeno un terzo degli italiani. Il geniale editorialista Massimo Gramellini ha fatto il punto sulla “Stampa” di Torino sullo stanco sarcasmo della maggior parte degli italiani per le rinnovate minacce di Berlusconi: è da vent’anni che questo uomo contribuisce alla crisi di stato con i suoi sporchi affari privati. Continua a usare la tivù per rivolgersi alla popolazione, seduto davanti ad una libreria di un finto soggiorno. “I miei libri”, ha detto Gramellini, “sono impolverati e sciupati dal tempo, mentre quelli di Berlusconi sono sempre intatti, perché sono di cartone e non si tratta del suo salotto, ma sempre dello stesso studio televisivo.” In questi anni bui in cui tutti si sono ridotti male, le rughe di Berlusconi sono miracolosamente sparite, i capelli sono ricresciuti e il sorriso gli si è stampato in volto, mentre gli italiani sono sempre più corrugati dalle gravi preoccupazioni, diventano sempre più calvi e dimenticano il sorriso. Come si è arrivati a questo? Il diabolico mago Berlusconi ha semplicemente trasformato l’affascinante, a volte sfacciato anarchismo di molti italiani in un obiettivo di Stato. Il Parlamento e le elezioni erano solo un mezzo per i suoi scopi egoistici, manipolabili da colorite promesse e bugie, attraverso compravendite nelle stanze oscure del potere e con continue agevolazioni fiscali. Non ha toccato l’apparato, ha adescato deputati per il proprio tornaconto – gli immensi privilegi dei politici di sinistra e destra non sono mai stati tagliati, non è mai stato licenziato un funzionario pubblico corrotto. In caso di necessità Berlusconi ha semplicemente pagato la sua maggioranza. Molti italiani ammirano tale audacia, non si accorgono delle partite di calcio truccate, fino a quando la propria squadra vince.
Fine della Dolce Vita
E la qualità della vita di questo paese con una polizia disinvolta e un traffico un po’ caotico non sono proprio così seducenti per questa specie di nonchalance? Non si vive meglio senza la supervisione meticolosa dei cantieri e senza orologio marcatempo all’uscita delle fabbriche? Senza una giustizia inesorabile e soprattutto senza ispettori fiscali, che senza pietà incassano soldi per uno stato che alla fine non offre alcuna possibilità? Le strade italiane sono ormai a pezzi, le scuole sono degradate, le università sovraffollate, gli ospedali fatiscenti, ma i municipi e le facoltà sono piene di funzionari ben pagati, consiglieri, assessori e portaborse. Per chi fa parte di questa schiera perché parente o legato da conoscenze – e a partire dagli ex-comunisti fino agli strepitanti della Lega Nord non sono così pochi – il ventennio di Silvio è stato un periodo glorioso. Ora la festa è finita, il buffet si è svuotato. Un paese che potrebbe esportare la moda, il cibo, i mobili, i vini, ma anche le vetture da corsa, moto e apparecchi di grande diffusione per la cucina, è sull’orlo della bancarotta. Non solo Beppe Grillo crede che in autunno l’Italia non si potrà più permettere di pagare i suoi troppi impiegati statali e può solo sperare che il connazionale Mario Draghi stampi moneta a Francoforte. Ora l’Italia è uno dei Paesi più cari d’Europa, e nonostante la crisi i prezzi aumentano e di pari passo anche le tasse. Ci sarebbe bisogno non solo delle dimissioni di un Berlusconi che spunta continuamente fuori all’improvviso, ci vorrebbe una sostituzione radicale di un’intera casta di politici che per anni ha con noncuranza allevato una popolazione italiana rilassata ed anarchica. C’è da aspettarselo da un nuovo governo di centro formato da ex democristiani, rassegnati berlusconiani e cinici tecnocrati di banca? L’immagine del paese una volta paradisiaco è senza dubbio sbiadita. “Un tempo il nostro paese era così seducente. Avevamo Fellini e Visconti, Mastroianni e Strehler, Milva e l’Arte Povera. E anche se lavoravamo duramente, le nostre vite avevano sempre uno splendore di Dolce Vita.” Così dice il nostro malinconico direttore d’accademia durante una deliziosa cena in una mite serata di fine estate. Di tutta la grandezza che egli ricorda, dopo una lunga generazione perduta, è rimasta solo la fama mondiale del Belpaese. Ma ora da un televisore dimenticato sul muro gracchia la volgare canzone che parla di bunga bunga e camorra, Berlusconi e Schettino. Il telecomando per spegnerla non si trova più.
10 regole alimentari di prima necessità per gli americani in Italia
E questo vale per tutti gli stranieri che vengono in Italia. L'articolo é in inglese ma penso che non ci siano problemi problemi per chi vive in Brasile.
10 Essential Food Rules for Americans in Italy
Italian food culture is probably very different from what you're used to at home. And, since Italians have been perfecting it for over 1,000 years, try going with the wine and olive oil flow instead of fighting against the current when you're in Italy.
1. Don't ask for "fettuccine alfredo" or "spaghetti with meatballs"
They don't exist here. Alfredo is an Italian name, and when I asked my Florentine friends if they really had never heard of "fettuccine alfredo," they responded: "Chi?" (Who?) To get pasta with cream sauce, try any one with panna (cream) listed in the ingredients - just know that you'll never find pollo (chicken), on that same list. Explaining the idea of putting chicken in pasta provokes confused looks and expressions like, "Che schifo!" (How disgusting!) Likewise, spaghetti is not served with meatballs. In Naples, you'll find miniature ones on other types of pasta. Everywhere else, pasta al ragù (with meat sauce) is a common first course, and "polpette" (meatballs), are a typical -- separate -- second course. If you're way ahead of me and already thinking, "I'll just ask for both those things and mix them together," you can certainly do that. But... the original title of this article was "How To Eat In Italy Without Scaring The Italians."
2. Only drink wine or water with a meal
In America, my mom used to open up the fridge come dinnertime and list every drinkable thing inside: "OK, we've got ginger ale, milk, coke, lemonade, bacardi breezers...what do you want?" This would never happen in Italy. The table is usually set with a bottle of sparkling or still water, and a bottle of wine. Cocktails and liquors are reserved for: aperitivi (before-dinner drinks) and digestivi (after dinner drinks). Italians take enjoying the flavor of food very seriously; and you have to admit, drinking peach ice tea with rosemary lamb chops has to mess with your taste buds. One exception is pizza, to which Coke and beer are acceptable compliments -- but a single glass; no refills.
3. Don't eat eggs in the morning
The quintessential Italian breakfast is a strong espresso and a sweet pastry. Mix up some scrambled eggs to start your day, and your Italian roommates will watch as if you're building a spaceship on their stovetop. In Italy, eggs are usually eaten hard-boiled on a lunchtime salad or sandwich, or as a frittata (open-faced omelet) for dinner. If you're dying for a salty breakfast, try a ham and cheese toast (you guessed it, a toasted sandwich) at a local bar (in Italy, a café is called a "caffè" or "bar"), or escape to American paradise, The Diner, where you can find sausages, omelets and bacon on the menu.
4. Do drink cappuccino in the morning
...with your (non-egg) breakfast, and not as an accompaniment or finish to other meals. A sure-fire way to be immediately labeled "foreign" is ordering up a pizza and a cappuccino. If you want to fit in, wean yourself off frothy milk and get used to black espresso, which Italians drink after eating, all day long. Or, feed your cappuccino habit with one of the giant, almost bowl-sized ones at Moyo Bar in the morning, and ride the high for the rest of the day.
5. Know what a "peperoni pizza" is
Duh! Little red meat circles on a pizza! ...Right? In some countries, yes. But in Italy, "peperoni" (one "p") is Italian for the plural of bell pepper. So if it's "pepperoni" (double "p") you want and not strips of red or yellow vegetables, check the menu for "pizza al salamino," "pizza diavola," or "pizza calabrese" - just be prepared for some spiciness.
6. Peel your fruits and vegetables
Italians peel fruits and vegetables normally enjoyed with the skin on in other countries: apples, pears, sometimes peaches, carrots, cucumbers, potatoes; and even they don't know exactly why. I've heard, "It's healthier," "The pesticides will make you sick if you don't," and "It tastes better," but I think it's mostly tradition. And why peelers are sold in Italy, Italians prefer good old-fashioned knives. If you eat unpeeled produce in front of them, they might just take it out of your hand, remove the skin in one perfect spiral, and slice it into uniform wedges with the speed and dexterity of a sushi chef. In fact, one of my most embarrassing moments (and I have a lot to choose from) was trying to peel a pear at the dinner table while my Italian friend's parents watched.
7. Don't ask for salad dressing
...reach for the olive oil and vinegar. If you want to be pointed in the direction of the salad dressing aisle at the grocery store, you'll get blank looks (because there isn't one). Some tourist restaurants have "ranch" and "french dressing," which taste like anything but ranch and french dressing. It's best to begin an amateur mixologist career, finding the perfect balance of oil and vinegar for your palette. Sound a little boring? You probably haven't tasted authentic Italian olio e aceto (oil and vinegar); the varieties are endless and the flavors intense. Opt for a cloudy, green oil and pay a little extra for an aged, balsamic vinegar, and you might just write off other (less healthy) dressings for life.
8. Use condiments sparingly
Olive oil is the only real Italian condiment. All the rest came from some other place and show up at grocery stores on the same shelf as exotic food. But "exotic" will not be the word Italians use to describe you putting ranch dressing on your pizza, ketchup on your potatoes, and mayonnaise on your sandwich, to their friends. People in Italy like to enjoy the exceptional flavor of what they're eating (which is usually handmade, or picked that day), and not mask it with other toppings. If they're eating chicken, they want to taste chicken, not barbecue sauce. A condiment (read: olive oil) should enhance flavors, never cover them up.
9. Take time to enjoy your food
Eating is not a race, and a bowl of cereal in front of late-night TV is not a dinner. It's not uncommon for Italians to spend an hour preparing a meal and even more time savoring every bite. And when eating out: service is slow, courses are many, and it's highly unlikely that a waiter will ever tell you they "need your table." Block off large chunks of time in your agenda for eating. Italian food is unbelievably good and so worthy of "wasting" a few hours; sitting at a table is so much nicer that running around town with a sandwich in your hand. Relax! You're in Italy! You can mail that letter and drop off your laundry...tomorrow.
10. Wait to eat plain bread with your meal
Can't wait to show Italy how Italian you are by sitting down at your first ristorante, pouring some olive oil and vinegar on your plate, sprinkling it with Parmesan cheese and dipping your bread inside? Save it for the Olive Garden, because, like that restaurant, it's actually not Italian at all. Visitors to Florence often complain about the flavor of plain Tuscan bread, as it's made without salt. But that's just because they don't know that in Italy, table bread is more of a utensil than an eat-alone food. It's often used as the main tool to fare la scarpetta (do the little shoe): the action of mopping up any delicious-ness left on your plate after a meal, or whatever your fork can't pick up during one.
*Interesting fact: Fare la scarpetta (do the little shoe)'s origin came from one of three things: 1) An old word similar to "scarpetta" that was used to describe someone who didn't have enough food 2) That bread picking up food off a plate is similar to they way the sole of a shoe picks up things off the ground 3) That using bread to scrape up food off a plate smashes it into a shape that somewhat resembles a shoe. (I choose to believe #3 because of this video). Also, our Italian readers (Ciao, belli!) want me to warn you that while the scarpetta is 100 percent welcome at home, it's arguably not the most polite demonstration at nice restaurants or in front of people you care about impressing.
Fonte: The Huffington Post
Piccole manie italiane
Siccome il post sulle manie brasiliane ha avuto un discreto
successo (ma anche qualche piccola critica, anche se sinceramente mi aspettavo
di peggio) e per una giusta ragione di par condicio, ecco che questa volta andrò
a enumerare alcune piccole manie degli italiani. Il problema maggiore, quando
si parla di questi argomenti, è riuscire a distinguere una mania da una
passione, e una passione da una ossessione. Risulta anche difficile stabilire
quando una mania o una abitudine diventa un difetto. E, cosa ancora più
difficile, è riconoscere i propri difetti.
Ma, torno a dire, qui, come nel caso delle manie dei brasiliani, non stiamo
parlando di difetti, ma di semplici manie quotidiane. Quindi spero che non si
inizi una “caccia alle streghe” contro tutti i vizi e difetti degli italiani.
L’idea è di mostrare alcune caratteristiche tipiche degli italiani, e mi auguro
che mi aiuterete in questa piccola ricerca. Per la verità a me sono venute in
mente poche manie, e ho dovuto fare una ricerca su internet per trovare
qualcosa. D'altronde, non si sa chi sia, ma qualcuno una volta ha detto: Se non
hai un amico che ti avvisi dei tuoi difetti, paga un nemico affinché lo faccia.
GESTICOLARE
Questa è una mania tipica degli italiani. Noi non parliamo
solo con le parole, ma anche con le mani, usando gesti per farci capire meglio
o per rafforzare un concetto. Questo “secondo linguaggio” come è stato definito,
sembra che faccia parte della nostra cultura: “Le culture più antiche e
raffinate amano l’espressività dei gesti. In altre culture, la gestualità è
invece impacciata, rattrappita, stitica. Corrisponde ad un semplice balbettio.
I popoli nordici, composti in genere da individui introversi e dalle poche
parole, rifuggono dai gesti corporei perché temono l’estroversione,
l’avvicinamento all'altro, il contatto...”. Per chi non conosce questa tipica
mania italiana, il New
York Times ha preparato una piccola pagina con alcuni tipici gesti degli
italiani.
IL CIBO
È una mania mangiare bene? A mio parere no, ma di sicuro per
noi italiani il cibo non è solo qualcosa per riempire lo stomaco. Amiamo il
cibo, amiamo mangiare bene e la buona tavola. Ci piace curare i nostri cibi,
amiamo le tradizioni culinarie delle nostre Regioni e pensiamo (forse a giusta
ragione) che la “comida” italiana sia la migliore del mondo. In questo caso, ma
penso solo in questo, siamo tanto “ufani” quanto i brasiliani.
MANGIARE IN CASA
È inutile negarlo: molte nostre manie sono legate al cibo.
Una di queste è il fatto che adoriamo mangiare in casa. Che sia chiara una
cosa: qui sto parlando in generale, quindi è ovvio che troverete italiani senza
queste manie, però è indubbio che noi italiani amiamo cucinare, quindi cosa c’è
di meglio che invitare in casa qualche amico e mangiare insieme? Quante volte,
prima di andare al cinema o in qualche locale, invitavo i miei amici a casa mia per
mangiare qualcosa? O quante volte, dopo una serata insieme passata
allegramente, si andava a casa di qualcuno per farsi un piatto di spaghetti? E
vuoi mettere la cucina della mamma con quella del ristorante?
PASTA
Parlare di “comida” italiana e non parlare della pasta è impossibile.
Non so se sia una mania, una passione o una vera e propria ossessione, ma la
pasta fa parte di ogni italiano. Io, da buon piemontese, adoro il risotto, ma
un piatto di tagliatelle fatte in casa o anche dei semplici maccheroni con
pomodoro e basilico (italiano, ovviamente) sono qualcosa di indescrivibile. Per
non parlare poi dei ravioli, tortellini, lasagne, cannelloni, ecc. Sì, non c’è
che dire, italiano vuol dire pasta.
P.S. avrei voluto aggiungere anche la pizza come mania, ma è
una pietanza così popolare, famosa e amata da tutti che non può essere solo una
prerogativa italiana.
CAFFÈ
In Italia il caffè è più di una mania. È una passione,
un’arte, un piacere da condividere con altri o anche da soli. È quasi
d’obbligo, finito di mangiare, prendere un caffè. Aiuta a vincere la tipica
sonnolenza che prende dopo un pasto più o meno abbondante. Al mattino è
abitudine prendere un caffè al bar, scelto tra innumerevoli varietà di
preparazione (ristretto, lungo, schiumato, macchiato, marocchino, corretto, decaffeinato,
ecc.), magari accompagnato da un ottimo croissant ancora caldo. A metà mattina, o metà
giornata, si beve un caffè per darsi un briciolo di energia in più. Alla sera,
dopo mangiato, se non si è troppo sensibili alla caffeina un caffè è d’obbligo.
Sì, noi italiani amiamo il caffè, e lo sappiamo fare bene.
AMARO
E dopo una buona cena e un ottimo espresso cosa potremmo
aggiungere? Un bicchierino di amaro o di grappa. In Italia, grazie anche al
clima temperato e il rilievo montagnoso, vi si producono una grande varietà di
amari (o digestivi, chiamateli come volte) usando diverse piante medicinali e
aromatiche. Gli amari fanno parte della nostra tradizione. Sono nati nei conventi,
dove i frati lasciavano in infusione radici, frutti e piante nell'alcol per
estrarne le essenze. Nacquero in tal modo liquori dalle proprietà terapeutiche,
somministrati come stimolanti o come digestivi. Erano cioè medicinali e, come
tali, prodotti per curare più che per piacere. Con il tempo si cominciò ad
apprezzarne il gusto e la combinazione degli ingredienti non fu più concepita
solo ai fini dell’impiego farmaceutico, ma anche per ottenere un sapore
gradevole.
OSSERVAZIONE: il caffè dopo mangiato, l’amaro e altre
piccole manie qui descritte, sono tipicamente italiane. Ma osservate una cosa: mia
moglie, brasiliana, fedele amante del suo paese e molto critica verso il mio,
col tempo ha imparato ad apprezzare alcune mie piccole manie. Ora anche lei ama
bere un caffè dopo mangiato, adora il vino buono, prende un Cynar dopo il
caffè, ecc. Questo vuol dire che queste piccole manie non sono cose negative,
ma il contrario. Se bere un caffè dopo un pasto fosse una cosa ruim nessuno lo
farebbe. Evidentemente, se la maggior parte degli italiani hanno queste
abitudini, è perché è piacevole.
VESTIRSI BENE
Se nel mangiare ho dovuto specificare che sto parlando in
generale, qui lo devo sottolineare. Gli italiani amano vestirsi bene. Non per
niente i migliori stilisti sono italiani. Questo cosa vuol dire, che tutti gli
italiani si vestono bene? Certamente no. Che tutti gli italiani si vestono di
giacca e cravatta? Nemmeno. Però, come diamo importanza la cibo, così diamo molta importanza ai vestiti. Questo nostro modo di vestire è una delle cose che ho
notato immediatamente fin dal primo giorno qui in Brasile. Non me ne vogliano i
miei amici brasiliani, non sono qui per criticare, anche perché stiamo parlando
di noi italiani, ma le differenze di “stile” fra queste due nazioni sono
enormi. E non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche e soprattutto nelle
grandi occasioni. Qui in Brasile la gente è più rilassata, meno preoccupata con
quello che indossa (oserei dire purtroppo), mentre per noi italiani essere, o
cercare di essere, eleganti in ogni occasione è importante.
FERRARI
Le più famose auto sportive sono italiane: Ferrari, Lamborghini,
Maserati, Pagani, Alfa Romeo e tante altre, ma la Ferrari… tanto per fare un
esempio, nella Formula 1, per noi italiani non ha tanta importanza il pilota,
l’importante è che faccia vincere la Ferrari, poi che lui sia italiano, brasiliano
o cinese, non ce ne importa molto. Quindi ben vengano auto lussuose e sportive
come Lamborghini, Mercedes e altre, ma la Ferrari è nel cuore di tutti gli
italiani.
CELLULARE
Non è certamente una mania solo nostra, ma gli italiani
usano molto il cellulare. Il problema è che lo usano anche quando non
dovrebbero, come al ristorante o in un museo. Secondo una recente ricerca il
97% degli italiani ha e utilizza un cellulare (in Brasile questa percentuale è
del 69%). Il bello è che lo usiamo più che altro per mandare SMS. A nostra
discolpa posso dire che in Italia i cellulari e smartphone costano poco, quindi
è facile comprarne uno o anche di più.
CALCIO
Be’ sì, gli italiani amano il calcio. Penso di essere
l’unico italiano non amante di questo sport. Penso che in questo assomigliamo
ai brasiliani, anche loro molto appassionati di futebol. Ovviamente c’è chi è
un vero e proprio maniaco, chi un semplice appassionato della sua propria
squadra, e chi, come me, non ha nessun interesse, a parte quando gioca la Nazionale.
In ogni caso il calcio, insieme alle donne e ai motori, è uno degli argomenti più
trattati e discussi entro due o più persone.
Bene, a me non viene in mente altro. Spero che anche in
questo caso mi aiuterete a migliorare questo piccolo elenco aggiungendo quello
che per voi sono manie tipiche italiane, ma che ho dimenticato di includere.
Possibilmente senza offendere nessuno, perché l’importante è non prendere
troppo sul serio queste cose (blog compreso).
Buon viaggio verso la Baviera
Dire che mi girano le balle è dir poco! Io accetto il fatto di avere qualche preconcetto (perlomeno io ho il coraggio di ammetterlo, mentre altre persone e altri paesi fanno il contrario, ma questo è un altro discorso...) e mai ho considerato noi italiani come dei Santi. Però questo articolo pubblicato dal quotidiano tedesco Augsburger Allgemeine mi fa proprio incazzare.
Se c'è una cosa che noi italiani abbiamo sempre fatto è proprio quello di aiutare tutti quei profughi che ogni anno sbarcano clandestinamente in Italia, questo molte volte a scapito di quegli italiano che vivono nelle vicinanze dei campi profughi. Non ho i numeri sottomano, ma ne sono sbarcati cosí tanti che la situazione ormai è insostenibile. Eppure in ogni caso li abbiamo sempre accettati e aiutati. E questi imbecilli tedeschi cosa scrivono?
"... l’Italia ora ha trovato un sistema molto efficace per disfarsi dei rifugiati... un sistema per ottenere l’asilo politico per così dire “all'arrabbiata”... Che non si tratti di un caso isolato ma della loro filosofia... è una soluzione tipicamente italiana... L’atteggiamento degli italiani è uno spinoso problema politico... Il comportamento del governo italiano volto a spingere i profughi nordafricani illegali a lasciare l’Itala muniti di un permesso di soggiorno breve e 500 euro in mano verso i paesi della zona Schengen, è un insulto. Considero questo comportamento non solidale nei confronti degli altri paesi europei".
Questi nostri vicini europei, tedeschi e francesi in primis, ci hanno sempre voltato le spalle quando si trattava di profughi. Nessuno li voleva (e nessuno li vuole ancora adesso) e sembra che questo spinoso problema sia solo di competenza italiana. ma che vadano a farsi fottere loro e tutta al Comunità Europea. Siamo lo Stivale d'Europa, no? Allora diamogli un bel calcio nel culo a questi idioti razzisti, perché è di questo che si tratta.
P.S. Non che qui le cose siano molto diverse. Quando si sente alla TV qualche notizia sui profughi haitiani entrati clandestinamente in Brasile, le frasi che sento sempre dire da tutti sono "Mandateli nel loro paese... qui abbiamo già i nostri problemi". E, a parte questo egoismo assurdo, pur nel paese con la più grande comunità cattolica del mondo, penso che, considerando la vastità del territorio brasiliano, qualche povero haitiano in più non dovrebbe dare fastidio più di tanto. ma qui torniamo a quello che ho detto all'inizio: io ammetto di avere preconcetti, altri invece...
Buon viaggio verso la Baviera: ecco come l’Italia si disfa dei suoi profughi
DI
HOLGER SABINSKY-WOLF
– 6 APRILE 2013
Il caso più recente risale solo a venerdì scorso: gli investigatori della polizia federale di Rosenheim hanno fermato due autobus da turismo italiani sull’autostrada che porta in Austria. Tra i passeggeri a bordo c’erano sei africani e un iracheno, intenzionati a stabilirsi in Germania e in possesso di regolari documenti rilasciati dalle autorità italiane. Però gli uomini invece di ricevere un caloroso benvenuto, sono stati arrestati e presto dovranno lasciare la Germania. Cosa c’è dietro questo episodio? L’Italia da anni persegue una politica di asilo particolarmente rigida. Attualmente, i campi profughi sono fase di chiusura in tutto il paese. La gente deve aver capito di essere indesiderata. E l’Italia ora ha trovato un sistema molto efficace per disfarsi dei rifugiati, in maggior parte africani – un sistema per ottenere l’asilo politico per così dire “all’arrabbiata” [in italiano nel testo, ndt]”. Il controllo effettuato sull’autostrada austriaca ne è una chiara dimostrazione: persone originariamente giunte in Italia come richiedenti asilo avevano ricevuto dalle autorità italiane il cosiddetto foglio di via e le autorizzazioni per un breve soggiorno nei paesi dell’area Schengen. Così i rifugiati non arrivano privi di mezzi, ricevendo oltretutto una banconota da 500 euro nel corso del tragitto.
Questa è la loro filosofia: 120 casi dall’inizio di marzo
Che non si tratti di un caso isolato ma della loro filosofia, lo dimostrano i numeri dei controlli della polizia federale di Rosenheim.Gli investigatori hanno scoperto altri 120 casi analoghi dall’inizio di marzo. I profughi ottengono i documenti e il denaro ma solo a condizione di lasciare l’Italia, dice il portavoce della polizia federale di Rosenheim, Rainer Scharf. A quanto pare è una soluzione tipicamente italiana, perché con documenti e denaro sarebbe possibile fondamentalmente solo un breve soggiorno. Perciò il modo in cui procederà la polizia dipenderà esclusivamente da ciò che dichiareranno i rifugiati. In ogni caso con passaporti italiani e fogli di via, in Germania non è consentito soggiornare più a lungo e nemmeno lavorare.
Anche la mafia italiana è un problema
L’atteggiamento degli italiani è uno spinoso problema politico. Dall’inizio della guerra in Libia 28.000 i rifugiati sono arrivati in Italia. Sono stati messi a disposizione anche fondi dell’UE per il “piano di emergenza” in Nord Africa. Ma il denaro è in parte presumibilmente confluito nei canali della mafia, solo una piccola parte è stata utilizzata per i rifugiati. Dall’inizio di marzo lo stato italiano ha completamente sospeso le procedure per i richiedenti asilo. Il ministro degli interni bavarese Joachim Herrmann (CSU) ha dichiarato in maniera critica: “Il comportamento del governo italiano volto a spingere i profughi nordafricani illegali a lasciare l’Itala muniti di un permesso di soggiorno breve e 500 euro in mano verso i paesi della zona Schengen, è un insulto. Considero questo comportamento non solidale nei confronti degli altri paesi europei». Anziché risolvere semplicemente la sistemazione dei profughi e invitare i residenti a emigrare in altri paesi dell’UE, Italia dovrebbe rispedire chi non ottiene asilo politico in Italia nel proprio paese d’origine. “Invito il ministro degli esteri Westerwelle, a sollevare la questione a livello europeo”. Il governo italiano ha chiaramente violato il partenariato europeo.
Tradotto da Claudia Marruccelli
Fonte: Augsburger Allgemeine
Perché gli italiani vivono di più?
Qual è il segreto degli italiani? Fumano più di noi, guadagnano meno, la loro economia versa in condizioni peggiori delle nostre, investono meno nel sistema sanitario ma vivono più di noi. E non di poco poiché lo stacco è in media di ben 18 mesi in più.
Inoltre, invecchiano in buona salute prima che malattie e infermità prendano il sopravvento.
Dal confronto dei risultati sulle condizioni di salute in 19 Paesi lungo un periodo di oltre 20 anni, pubblicati sulla rivista The Lancet, il Regno Unito è uscito con le ossa rotte.
In fatto di speranza di vita, ci siamo classificati al 14° posto, scendendo di due posti dal 1990. Al contrario, l’Italia si è posizionata dal 5° al 2° posto, davanti a Francia, Germania e Svezia.
E pensare che, fino agli anni ’70, gli inglesi vivevano più a lungo degli italiani.
Allora, com’è possibile che La Dolce Vita abbia sorpassato la Good Life britannica?
Il fenomeno in parte è riconducibile ai notevoli miglioramenti degli standard di vita che hanno interessato l’Italia a partire dagli anni ’60, quando la povertà schiacciante ha cominciato a cedere il passo ad uno stato di benessere crescente.
Anche il Regno Unito naturalmente non è rimasto estraneo al miglioramento degli standard di vita. Ma Alan Maryon-Davis, Professore Onorario presso il Dipartimento di Sanità Pubblica al King’s College di Londra, sostiene che l’Italia è un Paese più unito e meno diviso del nostro. E aggiunge: “La disuguaglianza sociale è meno pronunciata, la differenza fra gli abbienti e gli indigenti è minore e probabilmente questo fattore incide quando entra in gioco la salute.”
Dieta mediterranea
Il Professore Alan Maryon-Davis si chiede inoltre se la psiche degli inglesi è incline al fatalismo quando si tratta di malattie: “Davvero si può pensare di poter ignorare la salute per decenni nella speranza che il sistema sanitario nazionale possa venire in salvo in calcio d’angolo quando gli acciacchi iniziano a manifestarsi?”
Negli anni ’70 in Italia è stato introdotto un servizio sanitario nazionale universale modellato in parte su quello britannico. I governi italiani successivi hanno iniettato denaro nel settore sanitario. Per decenni, l’Italia ha investito somme ingenti nella sanità, ancora di più che la Gran Bretagna. Solo di recente il Regno Unito si è messo al passo con l’Italia, investendo somme più ingenti nella sanità.
Le sigarette piacciono al 23% degli adulti italiani rispetto al 20% degli inglesi. Ma fino a circa il 2006 in Italia c’erano meno fumatori; il consumo nel Regno Unito ha subito una flessione più rapida rispetto all’Italia, pertanto gli adulti inglesi stanno ancora pagando il prezzo di decenni di consumo di sigarette maggiore.
Probabilmente anche la dieta mediterranea è un fattore che spiega la longevità degli italiani. Stefania Salmaso, direttore del Centro epidemiologia, sorveglianza e promozione salute di Roma, spiega: “Dagli anni ’60, la dieta degli italiani è migliorata molto grazie al consumo di pesce molto più fresco e ad una gamma più ampia di alimenti. Frutta e verdura fresche sono alla portata di tutti e nella nostra cucina usiamo molto olio di oliva e meno grassi animali rispetto agli inglesi.”
Per tradizione, gli italiani bevono vino durante i pasti ed evitano il consumo sconsiderato di alcool molto diffuso in Gran Bretagna. Tuttavia, la Dottoressa Salmaso avverte che le abitudini fra i giovani in fatto di consumo di alcol stanno prendendo una brutta piega.
Che la dieta mediterranea sia collegata al rischio ridotto di malattie cardiache lo rivelano numerosi studi. Da un esperimento condotto lo scorso mese dal New England Journal of Medicine che ha coinvolto più di 7.000 persone in Spagna è emerso che coloro che assumevano o un litro di olio extra vergine o 200 g di noci, nocciole e mandorle ogni settimana per cinque anni presentavano un rischio significativamente ridotto di ictus e malattie cardiache rispetto a un terzo gruppo di controllo a cui era stato semplicemente consigliato di seguire una dieta a basso contenuto calorico.
Come vedono gli italiani la loro salute? Sono orgogliosi di essere fra le nazioni più longeve al mondo? Pare di no. “Nemmeno un giornalista italiano mi ha contattato per commentare i risultati dello studio di The Lancet,” ha affermato Stefania Salmaso, a Roma. “Qui nessuno si rende conto di quanto sia fortunato. Gli occhi sono puntati solo sulla crisi politica e le belle notizie passano in second’ordine.”
Allora perché la speranza di vita media in Italia è di 81,5 anni e di 79,9 nel Regno Unito? Dieta, sistema sanitario, struttura sociale, persino il clima concorrono a questo dato, ma quale di questi fattori è il più importante? Il Dottor Edmund Jessop, vice presidente della Facoltà di Salute Pubblica nel Regno Unito afferma: “A dirla tutta, non lo sa nessuno. La speranza di vita sembra solo una questione di numeri ma in effetti è qualcosa di molto più complicato e a stabilirla concorrono tutta una serie di fattori. Si possono avanzare varie ipotesi ma dare una sola risposta definitiva è impossibile.”
Traduzione di Grazia Ventrelli
Fonte: BBC
Dieta mediterrânea diminui 30% risco de derrames e infartos
Allora qualcosa di buono anche noi italiani abbiamo! Un solo dubbio: la Spagna é la “terra do presunto cru”? Senza togliere nulla ai nostri amici iberici, ma l’Italia cos’é allora?
Nesta semana os amantes da boa comida tiveram uma excelente notícia. Uma pesquisa divulgada por uma das mais respeitadas revistas médicas do mundo revela: a dieta mediterrânea reduz em até 30% o risco de derrames e infartos - a causa número um de mortes no Brasil e no mundo.
Foi justamente da terra do presunto cru – e de tantos outros embutidos tentadores – que veio a notícia.
Mas o pessoal que trabalha, no mercado popular em Barcelona, já sabia.
“Como peixe todo dia”, diz o vendedor.
“O melhor remédio pra saúde é comer bem”, diz outro vendedor.
Na região do Mar Mediterrâneo, na Europa, isso significa muito peixe, grãos, legumes, verduras, frutas, nozes e castanhas. E azeite.
A pesquisa do Hospital das Clínicas da Universidade de Barcelona já é considerada a maior em todos os tempos sobre os benefícios da chamada alimentação mediterrânea.
Os médicos acompanharam um grupo de 7.447 espanhóis, homens e mulheres, na faixa dos 55 aos 80 anos, período considerado crítico para as doenças do coração. Todos eles, pacientes de alto risco, com excesso de peso, pressão alta, colesterol, diabetes e até fumantes.
Os participantes foram divididos em três grupos. O primeiro se comprometeu a seguir uma dieta com pouquíssima gordura. E os outros dois grupos fizeram a famosa dieta mediterrânea. Um caprichando no azeite e o outro, nas nozes e castanhas. A pesquisa durou quase cinco anos.
O coordenador do estudo, Ramón Estruck, conta que quem seguiu a dieta mediterrânea diminuiu em 30% o risco de infartos ou derrames, que tantas vezes matam.
“Nós já sabíamos que esse tipo de alimentação baixava a pressão arterial, reduzia o colesterol, combatia inflamações, mas nunca ninguém tinha provado que poderia evitar mortes por doenças cardiovasculares”, disse Ramón.
A pesquisa repercutiu no mundo inteiro.
“Isso foi de fato uma novidades. O estudo teve que ser interrompido porque o benefício estava tão grande que passou a ser antiético deixar as pessoas naquele grupo que não fazia a dieta do mediterrâneo”, contou a diretora do Instituto Nacional de Cardiologia Cynthia Magalhães.
No Brasil também dá para seguir a dieta mediterrânea.
O Fantástico convidou uma nutricionista para mostrar como os restaurantes por quilo estão cheios de boas opções.
“O prato ele é composto por metade de legumes e verduras, um quarto dele de carboidratos e grãos, e o outro um quarto de peixe”,
E se você quiser mesmo seguir a dieta mediterrânea tradicional, a que foi testada pelos cientistas, o recomendado é comer peixe no mínimo três dias na semana.
Anote aí: pode ser pescada, tilápia, sardinha, salmão.
O importante é ficar atento ao preparo: melhor o peixe grelhado ou no forno. Nada de peixe frito!
Mas quem resiste às tentações?
“Chega sexta-feira e a gente sai da dieta, come uma carne gorda, um gorgonzola, um camarão com catupiry, uma batata-frita”, diz Jorge.
“A carne vermelha, principalmente essa, com essa gordurinha, é um importante inimigo do coração”, explica a nutricionista Danielle Resende.
Comer carne vermelha e frango pode, mas sem gordura, e no máximo duas vezes por semana.
“Nós montamos três opções de pratos da dieta mediterrânea. Nesse primeiro prato a gente tem arroz integral, legumes e verduras variados, e um peixe com molho de tomate, que é um protetor cardíaco. Nesse segundo prato, a gente tem a batata, em substituição ao arroz, usamos a soja em grãos, legumes e verduras variados. E nesse caso, a gente usou um peixe com salsinha”, mostrou a nutricionista. “Nessa terceira opção a gente tem a combinação do arroz com feijão, uma saladinha de legumes grelhados, sempre uma folha, pra acompanhar. E o salmão como a nossa proteína do dia”.
Mais uma vez atenção: é fundamental comer todos os dias um punhado de nozes, castanhas, amêndoas, misturados na comida ou não.
E para completar, a proteção especial do principal ingrediente do mediterrâneo: o azeite extra virgem.
“O que não pode é achar que está protegido só porque está botando azeite na feijoada, por exemplo”, adverte Cynthia Magalhães.
O azeite é para ser usado com alimentos saudáveis! Prato feito, é hora de brindar, afinal a dieta também recomenda tomar uma taça de vinho por dia. Ou um copo de suco de uva.
Fonte: G1


.jpg)
















