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Stereotipi sugli italiani


Ciao a tutti. In questo video, che in qualche modo é una specie di test (per altro non uscito bene) mostreró alcuni stereotipi di noi italiani. Penso che ognuno di noi, pur non vivendo all'estero, abbia almeno una volta sentito alcune di queste frasi. Ma a differenza di altre "critiche" o preconcetti, questi non sono sgradevoli. Anzi, io li trovo simpatici. Lasciamo pure che gli stranieri ci vedano come vogliano. Noi italiani sappiamo come siamo, e ne siamo orgogliosi.

Buona visione!

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Niente di serio in questo paese


Chi ha detto che il Brasile non è un paese serio aveva perfettamente ragione. Chiunque viva qui come me se ne accorge già dopo poche settimane. Accadono alcune situazioni o avvenimenti, alcuni gravi altri più frivoli, dove penso non succedano in nessun altro luogo del mondo. Volete un esempio?

Sta facendo discutere (e qui per discutere di qualcosa non ci vuole molto, basta che piova un po’ di più per farne un caso sociale) la vicenda di Greice Caroline Dau Sequeira.

Greice è una modella (ma qui son tutte modelle?) che in passato, precisamente nel 2011, ha partecipato a un programma della Globo chiamato “Casa Bonita”, un reality dove 17 belle ragazze sono confinate in una casa e, oltre a svolgere alcune competizioni, devono mostrare di essere molto sensuali. Queste sono alcune foto di Greice:







Bella ragazza, vero? Ma quindi cosa è successo? È molto semplice: Greice avrebbe dovuto lavorare come stagista presso il Tribunale Regionale Elettorale di Rio de Janeiro, assumendo la professione di “Assessora da Corregedoria” con uno stipendio di R$ 7.945,86 (caspita, mi figlia ha lavorato per un anno come stagista ma prendeva R$ 400 al mese, ma si sa che il Brasile è il paese delle disuguaglianze). Peccato (per lei) che tale nomina le è stata annullata. Motivo: mancanza di diploma.

Il giudice Fábio Uchôa, responsabile per la nomina di Greice, si è difeso affermando che non sapeva della mancanza di diploma e che aveva accettato tale Greice per il semplice fatto che non c’era nessun altro disponibile per questo cargo. Malizioso come sono non posso fare a meno di domandarmi se gli attributi fisici di Greice Caroline non abbiano influito in qualche modo alla scelta di questa candidata.

Quando si è vista esclusa da questa ottima opportunitá, Greice ha mostrato a tutti i media che lei ha un diploma. Eu sou formada. Meu curso é tecnológo, mas é aprovado pelo MEC (Ministério da Educação) e vale como graduação. Tanto que alguns concursos que eu estava participando exigiam formação de nível superior”, ha affermato in una intervista. Tecnologo? Tecnologo di che? Ecco allora spuntare un diploma dell’Universitá “Estácio de Sá” di Rio per un corso di “Tecnologia em turismo e hotelaria”.



Ferma lí. Che diavolo ci fa una diplomata in Turismo in un Tribunale? Non sarebbe più logico assumere qualcuno che abbia o stesse studiando in Legge? Ah, già, ho dimenticato che qui siamo in Brasile, e la logica qui non esiste.

Ecco allora gridare allo scandalo, al fatto che Greice non ha avuto il posto a causa della partecipazione di quel programma della Globo (ma se tu mostri il culo a tutti non puoi dopo pretendere di lavorare in un Tribunale), che è tutta una forma di preconcetto verso le belle donne o, cosa assurda, è preconcetto pensare che una persona senza diploma possa guadagnare più di R$ 7.000 al mese! Ma dimmi un po’ cara Greice, vuoi guadagnare così tanto sapendo solo leggere e scrivere?

É o preconceito de achar que uma pessoa sem concurso não pode ocupar um cargo para ganhar mais de R$ 7 mil. Eu tenho qualificação para assumir as coisas que me foram dirigidas (...). A gente vive numa sociedade onde uma mulher bonita que tem um trabalho, como eu, e consegue um cargo melhor, é porque fez alguma coisa errada, passou por cima de alguma coisa ou saiu com alguém, fez isso ou aquilo. É sempre malvista, ha affermato.

Il bello della storia è che, dopo aver letto la notizia su vari giornali, i giudici al comando del Tribunale Regionale Elettorale, dopo una riunione a porte chiuse, hanno deciso di allontanare per 15 giorni il giudice Fábio Uchôa, responsabile di quanto è successo.

No, mi dispiace, non riesco a vedere niente di serio in questo paese.


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O Pais da ignorância


Una donna di 33 anni é morta ieri a Guarujá, nello Stato di São Paulo. Un fatto come questo non fa certamente notizia in un paese dove avvengono l'11% di tutti gli omicidi del mondo [fonte UOL]. Ma come é morta questa donna? Mentre percorreva in bicicletta é stata fermata, aggredita, presa, legata, trascinata e pestata a sangue usando bastoni e altro. Da chi? Dagli abitanti del quartiere Morrinhos dove lei viveva. E perché? Perché secondo alcuni voci, questa donna rapiva bambini per pratiche di magia nera. Peccato che non fosse lei. E peccato che questi rapimenti di bambini sembra che non esistano.

O delegado confirma ainda a veiculação da imagem falsa de uma mulher que teria sequestrado crianças em um outro município. “Esse fato não ocorreu aqui em Guarujá, não temos nenhuma ocorrência na cidade ou nas imediações referente a sequestro de crianças. Mas mesmo assim, mesmo que ela fosse suspeita, o único caminho é comunicar a polícia por meio do 181. É também pelo 181 que nós aguardamos que populares, pessoas que presenciaram esse crime bárbaro, nos forneçam informações", declara.(*)
A dona de casa Fabiane Maria de Jesus, de 33 anos, morreu na manhã desta segunda-feira (5), dois dias após ter sido espancada por dezenas de moradores de Guarujá, no litoral de São Paulo. Segundo a família, ela foi agredida a partir de um boato gerado por uma página em uma rede social que afirmava que a dona de casa sequestrava crianças para utilizá-las em rituais de magia negra.
De acordo com familiares de Fabiane, após as agressões, ela sofreu traumatismo craniano e foi internada em estado crítico no Hospital Santo Amaro, também em Guarujá. Minutos após a agressão, a Polícia Militar chegou a isolar o corpo de Fabiane acreditando que ela estava morta após o espancamento. Na manhã desta segunda-feira, porém, a família recebeu a informação de que Fabiane não resistiu aos ferimentos e morreu. (*)

Tutto ebbe inizio quando una pagina di Facebook, Guarujá Alerta, mise in giro, almeno cosí sembra, alcune voci di alcuni presunti rapimenti di bambini, collocando addirittura una foto della probabile autrice di tali atti. Il caso vuole che Fabiane Maria de Jesus, la donna morta per la truce aggressione, assomigliasse a questa fantomatica strega. Cosí i solerti abitanti di questa cittá di 30 mila abitanti decisero di farsi giustizia da soli aggredendola e picchiandola fino alla morte.



Secondo l'avocato Airton Cinto che si occupa di questo caso, l'amministratore di Guarujá Alerta ha eliminato tutte le note riferenti a questo episodio dalla sua pagina.


"A gente não vai descansar enquanto não houver Justiça em relação aos agressores. A gente precisa levantar o debate em relação à irresponsabilidade das pessoas que divulgam o que quiserem nos sites de relacionamento. Eles arrasaram uma família. Eu tenho certeza que quem administra essa página não tinha intenção de matar uma mulher, mas é responsável na medida de sua culpabilidade. Eu falo dessa página porque tem 50 mil seguidores. Quando ele coloca uma letra, uma vírgula, isso vai para 200, 300 mil pessoas. Em nome da Fabiane, a gente tem que levantar esse debate", afirma. (*)

Ora si cercherá di fare della "vera giustizia" cercando tutte le persone che presero atto a questo linciaggio finito in tragedia.

"Foi uma crueldade. Isso não se faz com uma pessoa. É muita maldade o que fizeram com a minha irmã", lamenta Lediane de Jesus Ribeiro, irmã de Fabiane. Também na porta do hospital, um dos primos dela confirmou a versão de que Fabiane foi agredida depois de boatos na internet. "Tudo começou com um boato. Divulgaram fotos no Facebook, onde várias pessoas têm acesso diariamente. Disseram que essa pessoa da foto parecia com a minha prima, mas não tinha nada a ver com ela. Mesmo que fosse, pela brutalidade que foi feita, não justifica. Mataram ela, deram pauladas, jogaram bicicleta, amarraram, arrastaram. Essas pessoas não podem viver na sociedade. Elas têm que viver excluídas da sociedade, presas, dentro de uma cela", reclama o Eduardo Ribeiro, primo de Fabiane. (*)

Ovviamente noi non sappiamo la veritá. Fabiane Maria era sposata e con due figli. Aveva qualche problema psicologico ma nulla di piú. Quello che mi fa orrore, oltre il modo brutale in cui é stata uccisa, é il motivo di tale gesto: magia nera! Ma come si fa a credere a queste cose? Come si fa a linciare e uccidere una persona perché, forse, praticava magia nera? Siamo in un'era digitale, informatica, moderna, sotto certi aspetti virtuale, eppure esistono ancora persone che credono ancora a queste cose.

È questa la cosa che mi fa piú paura di questo paese. Non é la violenza quotidiana, ma la enorme ignoranza di molte persone. E non parlo certamente di ignoranza culturale (anche se un po' di cultura in piú non farebbe male a nessuno). Parlo di ignoranza di idee, di concetti, di modo di vivere e di pensare. Possono dire quello che vogliono, ma questo paese e questa gente non si é evoluta. Vanno in giro con telefonini di ultima generazione, hanno televisori al plasma i internet veloce, ma il loro livello di pensiero, di coscienza e di conoscenza é rimasto al medioevo. E questo sarebbe il "pais do futuro"? No, é o pais da ignorância.

(*) Fonte: G1 

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Una nuova famiglia


Non ho nessuno problema con gli omosessuali. Penso che ognuno di noi sia libero di avere i propri gusti personali e le proprie idee, in ogni ambito. E trovo giusto combattere ogni forma di discriminazione verso qualcosa che possa sembrare "diverso" agli occhi di qualcuno. Però a volte si esagera, e qui in Brasile si esagera spesso.

“A senadora Marta Suplicy (PT-SP) elogiou a Proposta de Emenda Constitucional (PEC), elaborada pela Comissão Especial de Diversidade Sexual da Ordem dos Advogados do Brasil (OAB), que quer ampliar privilégios a indivíduos viciados em práticas homossexuais. O texto tem a pretensão de introduzir na Constituição todas as decisões do Supremo Tribunal Federal (STF) que favoreceram a agenda gay, inclusive a garantia de união estável para duplas homossexuais, com direito à conversão em casamento e adoção de crianças.

De acordo com a agência de notícias do Senado, “a PEC tem como um de seus principais ponto a criminalização da homofobia e estabelece a pena de dois a cinco anos de reclusão para aqueles que praticarem atos de discriminação e preconceito em virtude da orientação sexual de alguém. A mesma punição se estende aos que incitarem o ódio ou prega rem [contra a] orientação sexual ou identidade de gênero”.

Com a aprovação da PEC, a própria Constituição do Brasil se transformará num PLC 122. Mas Suplicy reconhece que a tentativa de transformar a Constituição do Brasil numa constituição anti-“homofobia” certamente enfrentará resistência de “setores como o da igreja”. A senadora acredita que, estrategicamente, será importante aprovar primeiro o PLC 122/2006, pois sua tramitação está mais avançada, tendo já sido aprovado sorrateiramente na Câmara dos Deputados e restando apenas a votação no Senado. O segundo passo, na avaliação de Marta, é apresentar a PEC, que é uma matéria mais ampla e complexa. “A PEC é bem mais difícil de aprovar. Então, vamos começar com a homofobia e avaliar o momento adequado para fazer uma PEC com essa amplitude, que é realmente o sonho que nós gostaríamos para todo o País”, explicou a senadora à agência do Senado.

O Estatuto da Diversidade Sexual conta com 109 artigos, que alteram 132 dispositivos legais. O Estatuto criminaliza a fobia, reconhece o direito à livre orientação sexual e iguala os direitos fundamentais entre heterossexuais e LGBTs.

Eis alguns dos “avanços” que o Estatuto da Diversidade Sexual propõe:

Legitimação da PEDOFILIA e outras anormalidades sexuais:

Título III, Art. 5º § 1º – É indevida a ingerência estatal, familiar ou social para coibir alguém de viver a plenitude de suas relações afetivas e sexuais.

Sob essa lei, a família nada poderá fazer para inibir um problema sexual nos filhos. A sociedade nada poderá fazer. E autoridades governamentais que ainda restarem com um mínimo de bom senso estarão igualmente impedidas de “interferir”.

Retirar o termo PAI E MÃE dos documentos:

Título VI, Art. 32 – Nos registros de nascimento e em todos os demais documentos identificatórios, tais como carteira de identidade, título de eleitor, passaporte, carteira de habilitação, não haverá menção às expressões “pai” e “mãe”, que devem ser substituídas por “filiação”. Essa lei visa beneficiar diretamente os ajuntamentos homossexuais desfigurados tratados como família. Para que as crianças se acostumem com “papai e papai” ou “mamãe e mamãe”, é preciso eliminar da mente delas o normal: “papai e mamãe”.

Começar aos 14 anos os preparativos para a cirurgia de mudança de sexo aos 18 anos (pode começar com hormônios sexuais para preparar o corpo):

Título VII, Art. 37 – Havendo indicação terapêutica por equipe médica e multidisciplinar de hormonoterapia e de procedimentos complementares não-cirúrgicos, a adequação à identidade de gênero poderá iniciar-se a partir dos 14 anos de idade.

Título VII, Art. 38 – As cirurgias de redesignação sexual podem ser realizadas somente a partir dos 18 anos de idade.

Cirurgias de mudança de sexo nos hospitais particulares e no SUS:

Título VII, Art. 35 – É assegurado acesso aos procedimentos médicos, cirúrgicos e psicológicos destinados à adequação do sexo morfológico à identidade de gênero.

Parágrafo único R 11; É garantida a realização dos procedimentos de hormonoterapia e transgenitalização particular ou pelo Sistema Único de Saúde – SUS.

Uso de banheiros e vestiários de acordo com a sua opção sexual do dia: (?)

Título VII, Art. 45 – Em todos os espaços públicos e abertos ao público é assegurado o uso das dependências e instalações correspondentes à identidade de gênero. Não é permitido deixar de ser homossexual com ajuda de profissionais nem por vontade própria: Titulo VII, Art. 53 – É proibido o oferecimento de tratamento de reversão da orientação sexual ou identidade de gênero, bem como fazer promessas de cura.

O Kit Gay será desnecessário, pois será dever do professor sempre abordar a diversidade sexual e consequentemente estimular a prática:

Título X, Art. 60 – Os profissionais da educação têm o dever de abordar as questões de gênero e sexualidade sob a ótica da diversidade sexual, visando superar toda forma de discriminação, fazendo uso de material didático e metodologias que proponham a eliminação da homofobia e do preconceito.

Contos infantis que apresentem casais heterossexuais devem ser banidos se também não apresentarem duplas homossexuais travestidas de “casais:

Título X, Art. 61 – Os estabelecimentos de ensino devem adotar materiais didáticos que não reforcem a discriminação com base na orientação sexual ou identidade de gênero.

As escolas não podem incentivar a comemoração do Dia dos Pais e das Mães:

Título X, Art. 62 – Ao programarem atividades escolares referentes a datas comemorativas, as escolas devem atentar à multiplicidade de formações familiares, de modo a evitar qualquer constrangimento dos alunos filhos de famílias homoafetivas.

Cotas nos concursos públicos para homossexuais assim como já existem para negros no RJ, MS e PR e cotas em empresas privadas com já existe para deficientes físicos:

Título XI, Art. 73 – A administração pública assegurará igualdade de oportunidades no mercado de trabalho a travestis e transexuais, transgêneros e intersexuais, atentando ao princípio da proporcionalidade.

Parágrafo único – Serão criados mecanismos de incentivo a à adoção de medidas similares nas empresas e organizações privadas.

Casos de pedofilia homossexual irão correr em segredo de justiça:

Título XIII, Art. 80 – As demandas que tenham por objeto os direitos decorrentes da orientação sexual ou identidade de gênero devem tramitar em segredo de justiça.

Censura a piadas sobre gays:

Título XIV, Art. 93 – Os meios de comunicação não podem fazer qualquer referência de caráter preconceituoso ou discriminatório em face da orientação sexual ou identidade de gênero.

“O Estatuto da Diversidade Sexual é um avanço. Isso nunca havia sido pensado em relação às questões LGBT”, reconheceu Marta Suplicy, classificando-o como de importância “inquestionável”.

O Estatuto defende que o Estado é obrigado a investir dinheiro público para homossexuais que querem caros procedimentos de reprodução assistida por meio do Sistema Único de Saúde (SUS) e também o Estado é obrigado a criar delegacias especializadas para o atendimento de denúncias por preconceito sexual contra homossexuais, atendimento privado para exames durante o alistamento militar e assegura a visita íntima em presídios para homossexuais e lésbicas.

Obs: non ho capito la questione sulla legittimazione della pedofilia. Ho cercato informazioni in rete ma non ho trovato niente che potesse spiegare meglio questo concetto, quindi se qualcuno avesse notizie in merito sarei grato se potesse delucidarmi. Alcuni di questi punti li trovo ridicoli, come eliminare i termini di "padre" e "madre" nei documenti, eliminare la festa del papà e della mamma, eliminare racconti con coppie eterosessuali, ecc. Sul fatto che il SUS possa fare operazioni per cambiare sesso la trovo una buona idea: non tutti hanno i soldi per fare una chirurgia plastica di questo tipo. Ma con tutti i problemi che ha il Sistema Unico di Salute quest'idea mi fa ridere. Sinceramente trovo queste cose un'esagerazione. Penso che il Brasile abbia bisogno di cose più importanti che una modifica sulle leggi degli omosessuali. Ma d'altronde il Brasile é famoso anche per questo e forse é giusto dare importanza e difendere una delle "cose" più esportate di questo paese.
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Ambiguità religiosa


E in questo Brasile così aperto e liberale...

Projeto de lei quer direito de igrejas de não atender homossexuais ou quem discordar de suas crenças

Um projeto de lei que promove a garantia de que padres, pastores ou entidades religiosas possam se negar a atender ou ainda vetar a presença de “pessoas em desacordo com suas crenças” foi aprovado nesta quarta-feira na Comissão de Direitos Humanos da Câmara. Composta em sua maioria por políticos evangélicos e presidida pelo deputado pastor Marco Feliciano (PSC-SP), a comissão aprovou o projeto de lei 1.411/11 do deputado Washington Reis (PMDB-RJ) que quer alterar a lei de 1989 contra a discriminação baseada em raça, cor, etnia, religião ou procedência nacional.

Na prática, os religiosos não poderiam ser enquadrados em leis estaduais e municipais de proteção aos homossexuais, podendo não apenas praticar a condenação dos atos em discursos mas se negar a realizar cerimônias para estes e ainda não aceitar as suas presenças nos templos. Apesar de aparentemente polêmico, o projeto passou com facilidade na comissão de Direitos Humanos e agora segue para a Comissão de Constituição e Justiça.

"Deve-se a devida atenção ao fato da prática homossexual ser descrita em muitas doutrinas religiosas como uma conduta em desacordo com suas crenças. Em razão disso, deve-se assistir a tais organizações religiosas o direito de liberdade de manifestação", afirmou o autor do projeto.

"As organizações religiosas têm reconhecido direito de definir regras próprias de funcionamento e inclusive elencar condutas morais e sociais que devem ser seguidas por seus membros", afirmou o deputado Jair Bolsonaro (PP-RJ), que emitiu relatório a favor do projeto que foi seguido pela comissão.

A discussão promete ser boa, uma vez que o projeto ampara entidades que possuem isenção fiscal a praticarem a acepção de pessoas. Ou seja, são entidades que usam a caridade como bandeira mas exigem o direito de praticar a exclusão. Se no pensamento republicano já parece estranho, pense agora do ponto de vista espiritual. Além de porta vozes e coletores da casa de Deus, eles querem atuar como porteiros, selecionando quem tem direito ou não de praticar a sua fé...

Fonte: LadoA
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Cose che dovresti sapere sulla "Cura Gay"


Penso che chiunque viva in Brasile abbia sentito parlare della ormai famosa "Cura gay". Ma che cos'è? Si tratta di un decreto legislativo che autorizza il trattamento psicologico o terapia per modificare l'orientamento sessuale degli omosessuali. Questo progetto propone la sospensione della validità di due articoli di una risoluzione del Consiglio federale di Psicologia, in vigore dal 1999. Scritto dal deputato João Campos (PSDB-GO), il progetto vuole rimuovere una parte della delibera 1/99, che vieta ai medici professionisti di fare qualunque tipo di terapia per cambiare l'orientamento sessuale e assegnare un carattere patologico per l'omosessualità. È un decreto che sta facendo molto discutere, perché sembra che in questo modo i gay vengano discriminati come "malati" e la omosessualità come una malattia. In ogni caso la questione è piuttosto complicata e trovare informazioni semplici e veritiere non è facile. In un blog brasiliano ho trovato un post su questo argomento e l'ho trovato interessante, quindi questo è quello che c'è da sapere su questa nuova proposta di legge.

1 - Non vi è un disegno di legge che IMPONGA un trattamento sanitario per gli omosessuali in Congresso Nazionale. Non c'è nemmeno una legge ufficiale che tratta l'omosessualità come una malattia.

2 - Il termine "Cura Gay 'trattato attualmente alla Comissão de Direitos Humanos  è derivato da un documento del Conselho Federal de Psicologia del 1999. Ed è su questo documento che sono centrate le discussioni in Congresso.

3 - Il disegno di legge discusso alla Camera non propone "cure gay", ma suggerisce la rimozione di due sezioni di questa risoluzione istituita nel 1999 dal Conselho Federal de Psicologia, che sono: "gli psicologi non collaboreranno con gli eventi ed i servizi che offrono il trattamento e la cura di omosessualità" e "gli psicologi non si pronunceranno, o parteciperanno a dichiarazioni pubbliche, con mezzi di comunicazione di massa, al fine di rafforzare i pregiudizi sociali esistenti in verso gli omosessuali come aventi alcun disturbo psichiatrico. " 

4 - Quello che il Consiglio di Psicologia ha fatto è stato semplicemente chiudere il dibattito su questo tema del tutto vigliaccamente. Concettualizzò la 'cura gay' senza restrizioni del trattamento psicologico. Qualsiasi persona sana di mente non avrebbe sostenuto questo trattamento imposto. Cosa succede se un etero, bisex o gay vogliono un aiuto psicologico? Chi è il CFP per dire agli eterosessuali, bisessuali o gay non possono ottenere aiuto da un professionista?

5 - Chi ha creato la 'cura gay' non è la Camera dei Deputati, ma il Conselho Federal de Psicologia! La contraddizione in questo discorso è evidente. Per caso un eterosessuale che cerca l'aiuto di uno psicologo per assumere il fatto di essere gay e vivere così con la sua nuova condizione si starà curando di qualche malattia? Allora, perché è vero il contrario?

6 - L'eliminazione di questi due termini non implica in alcun modo il perseguimento degli omosessuali da parte dello Stato. Il nodo della discussione è il seguente: un gay, etero o bisessuale insoddisfatto del suo stato può cercare l'aiuto di uno psicologo, o no? E, si badi bene, cercare l'aiuto di uno psicologo a causa di una insoddisfazione non significa che alla fine del trattamento avremo un nuovo etero, gay o bisessuale. Forse sì, forse no. Quello che il Consiglio Federale ha fatto è stato di eliminare la prima opzione. Gays, etero e bisessuali non sono obbligati a cercare psicologi per chiedere aiuto.

7 - Allo stesso modo, come è assurdo ogni tentativo di imporre a qualsiasi persona che sia "curata" della loro sessualità, è del tutto arbitrario e irrispettoso la soppressione del diritto di una persona insoddisfatta con il loro orientamento sessuale, di farsi curare.

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Buon viaggio verso la Baviera



Dire che mi girano le balle è dir poco! Io accetto il fatto di avere qualche preconcetto (perlomeno io ho il coraggio di ammetterlo, mentre altre persone e altri paesi fanno il contrario, ma questo è un altro discorso...) e mai ho considerato noi italiani come dei Santi. Però questo articolo pubblicato dal quotidiano tedesco Augsburger Allgemeine mi fa proprio incazzare. 

Se c'è una cosa che noi italiani abbiamo sempre fatto è proprio quello di aiutare tutti quei profughi che ogni anno sbarcano clandestinamente in Italia, questo molte volte a scapito di quegli italiano che vivono nelle vicinanze dei campi profughi. Non ho i numeri sottomano, ma ne sono sbarcati cosí tanti che la situazione ormai è insostenibile. Eppure in ogni caso li abbiamo sempre accettati e aiutati. E questi imbecilli tedeschi cosa scrivono?

"...  l’Italia ora ha trovato un sistema molto efficace per disfarsi dei rifugiati... un sistema per ottenere l’asilo politico per così dire “all'arrabbiata”... Che non si tratti di un caso isolato ma della loro filosofia... è una soluzione tipicamente italiana... L’atteggiamento degli italiani è uno spinoso problema politico... Il comportamento del governo italiano volto a spingere i profughi nordafricani illegali a lasciare l’Itala muniti di un permesso di soggiorno breve e 500 euro in mano verso i paesi della zona Schengen, è un insulto. Considero questo comportamento non solidale nei confronti degli altri paesi europei".

Questi nostri vicini europei, tedeschi e francesi in primis, ci hanno sempre voltato le spalle quando si trattava di profughi. Nessuno li voleva (e nessuno li vuole ancora adesso) e sembra che questo spinoso problema sia solo di competenza italiana. ma che vadano a farsi fottere loro e tutta al Comunità Europea. Siamo lo Stivale d'Europa, no? Allora diamogli un bel calcio nel culo a questi idioti razzisti, perché è di questo che si tratta.

P.S. Non che qui le cose siano molto diverse. Quando si sente alla TV qualche notizia sui profughi haitiani entrati clandestinamente in Brasile, le frasi che sento sempre dire da tutti sono "Mandateli nel loro paese... qui abbiamo già i nostri problemi". E, a parte questo egoismo assurdo, pur nel paese con la più grande comunità cattolica del mondo, penso che, considerando la vastità del territorio brasiliano, qualche povero haitiano in più non dovrebbe dare fastidio più di tanto. ma qui torniamo a quello che ho detto all'inizio: io ammetto di avere preconcetti, altri invece...




Buon viaggio verso la Baviera: ecco come l’Italia si disfa dei suoi profughi


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Il Bombril della discordia

Il mese scorso si è svolto nella Capitale paulista la sfilata di moda primavera/estate del São Paulo Fashion Week. Durante i cinque giorni della manifestazione molti stilisti brasiliani hanno mostrato le loro collezioni. Uno di questi è Ronaldo Fraga. Fraga é uno stilista un po' eccentrico molto famoso in Brasile e, fra le sue caratteristiche "se destaca entre os estilistas brasileiros por criar uma moda e desfiles que valorizam a capacidade crítica e a cultura brasileira". Ora cosa è successo?

La settimana scorsa, sempre a São Paulo, un gruppo di modelle di colore hanno sfilato per protesta nell'Avenida Paulista proprio contro Ronaldo Fraga, accusato di razzismo. Il motivo di tale gesto è che nella sua ultima sfilata lo stilista di Minas Gerais ha adornato le capigliature delle modelle con del Bombril (la classica paglietta d'acciaio). Secondo Fraga l'idea era proprio di valorizzare i capelli crespi delle donne di colore da formare una specie di scultura, ma per alcune persone questa idea è una forma di razzismo perché tende a sottolineare alcuni aspetti fisici caratteristici delle persone di colore. 


Ora io mi chiedo: perché certe persone sono così stupide da vedere cose negative in tutte le cose?

Ronaldo Fraga ha sempre creato vestiti un po' particolari e le sue sfilate sono sempre state caratterizzate da motivi o particolari un poco eccentrici, quindi perché meravigliarsi e sentirsi offesi se ha usato della paglietta come parrucca? Forse un motivo potrebbe essere che in Brasile, paese con la seconda popolazione di colore al mondo, di modelle nere ce ne sono veramente poche, e di questo ne avevo già parlato in passato. Ma non posso fare a meno di pensare a questa protesta come una sorta di "coda di paglia" di molta gente. Benché se ne dica, il Brasile è un paese molto razzista, ma è una cosa che non bisogna dire, nessuno deve sapere. Meglio nascondere e tenere per sé queste idee che molti hanno o, meglio ancora, meglio dimostrare il contrario con manifestazioni anti-razziste, come per dire "Noi non siamo razzisti", quando poi invece dentro di loro pensano il contrario. Sinceramente io trovo questa forma di protesta inutile e esagerata, e considerando la scarsa attenzione avuta dai media sembra che non sia l'unico a pensarla così  Sul fatto poi delle poche modelle di colore, penso che sia una questione di mercato e non di razzismo, e anche perché la tipica donna brasiliana, con un corpo così formoso e ricco di curve, poco si adatta allo stereotipo delle modelle classiche che vediamo nelle passerelle o nei giornali di moda.

Ecco alcune creazioni di Ronaldo Fraga:





Modelos desfilam na Av. Paulista em protesto contra Ronaldo Fraga

Na semana passada, estilista usou palha de aço na cabeça de modelos. Nesta segunda (25), agência colocou o material na roupa das mulheres (fonte: Globo)


Cabelo 'bombril' em desfile de Ronaldo Fraga divide opiniões

'Uma forma de subverter um preconceito', disse o maquiador Marcos Costa. Estilista mineiro é conhecido por polemizar nas passarelas. (fonte: Globo)


Brasile, modelle in piazza
“Gli stilisti sono razzisti”


I talent scout cercano solo ragazze bianche come la Bundchen
E le giovani di colore devono andare all’estero per poter sfilare
LORENZO SIMONCELLI
SAN PAOLO
Hanno manifestato nella centralissima Avenida Paulista, sfilando come in passerella, ma al posto dei vestiti firmati avevano fantasiose costruzioni di matasse di filo d’acciaio. Così le modelle di colore brasiliane hanno voluto protestare contro lo stilista Ronaldo Fraga, accusato di razzismo, dopo la settimana della moda che si tiene a San Paolo.  

Fraga è finito nel mirino delle critiche delle modelle per aver fatto indossare alle sue indossatrici, la quasi totalità bianche, un panno di filo d’acciaio come parrucca. L’acconciatura, realizzata dall’hairstylist Marcos Costa, voleva essere «un omaggio al calcio di strada brasiliano e alla cultura nera», si è difeso lo stilista. Molti anni fa, infatti, quando televisioni Hd e plasma non si sapeva ancora cosa fossero, in Brasile era abitudine mettere dei batuffoli di filo d’acciaio sull’antenna per potenziare la ricezione del segnale della tv. Un rituale molto comune, soprattutto durante le partite della nazionale di calcio verde-oro.  
Marcos Costa, l’autore delle acconciature, via Facebook, si è difeso affermando che «il look era un modo per esaltare la bellezza dei capelli crespi dei neri, eliminando così un preconcetto della moda brasiliana».  

La scelta dello stilista ha però sollevato nuovamente il dibattito sul razzismo nella moda brasiliana. Quattro anni fa, sempre al termine della San Paolo Fashion Week, alcune associazioni che si battono per la difesa dell’identità afro-brasiliana si lamentarono dell’esiguo numero di modelle nere in passerella. Su 344 indossatrici presenti, solo 8 erano non bianche. Così, per placare le polemiche, il Ministero Pubblico di San Paolo e la Luminosidade, l’azienda che organizza le settimane della moda in Brasile, d’intesa con i grandi marchi, siglarono un’intesa per garantire che almeno il 10% delle modelle che sfilavano fossero di origine africana o indigena. Quella soglia, già molto esigua se si pensa che il Brasile ha la seconda popolazione di colore al mondo, non è mai stata rispettata. Oggi l’accordo non è più nemmeno in vigore e nella appena terminata San Paolo Fashion Week 2013, di modelle nere se ne sono viste davvero poche.Attivisti di Educafro, un’associazione che lotta per l’inclusione della popolazione nera ed indigena nella società brasiliana, spiegano come per le modelle di colore brasiliane sia più facile affermarsi all’estero che in patria.  

È il caso di Gracie Carvalho, una delle più apprezzate modelle non bianche brasiliane sulle passerelle di tutto il mondo, ma che in patria ha trovato non poche difficoltà. Oltre a Gracie Carvalho ed Emanuela de Paula, uno degli «angeli» brasiliani di Victoria’s Secret, scarseggiano nel panorama nazionale le modelle nere di successo.  
Mary del Priore, professoressa di storia del Brasile, spiega come «l’assenza di neri nella moda è più un’esigenza di classe, che una questione di bellezza». Secondo la studiosa, l’importazione del modello corporeo occidentale si scontra con la realtà brasiliana. «La donna brasiliana», spiega Mary del Priore, «è curvilinea, cadeiruda (massiccia) ed è incompatibile con questo universo».  

Ma per capire meglio come funziona oggi il mercato del fashion in Brasile e se davvero esiste una discriminazione razziale, bisogna andare nella cattedrale della moda verde-oro, lo Stato di Rio Grande do Soul. Lì lavorano la maggior parte dei talent scout brasiliani, tra cui Alisson Chornak, allievo di Dilson Stein, lo scopritore della modella brasiliana per eccellenza, Giselle Bundchen. «Il Sud del Brasile è il luogo migliore per cercare nuovi talenti – dice Chornak – qui c’è una grande miscela di nazionalità, russi, tedeschi, italiani, ed è possibile trovare ragazze dai contrasti forti e con profili snelli, perfetti per la moda». Seguendo Alisson nel suo lavoro di scouting nelle cittadine di Santa Maria, Paraiso do Soul, Venancio Aires, è evidente come il profilo ricercato sia quello di giovanissime «Barbie». «Il consumatore finale di una grande marca di moda spesso non vuole la modella nera – spiega Chornak – non credo sia un problema di preconcetti, è una questione di domanda».  

La ricerca del prossimo talento non si ferma ai concorsi di bellezza locali, Alisson guarda le commesse dei negozi, va alle feste di paese e nelle scuole. È comune nelle cittadine di Rio Grande do Soul, che, durante gli intervalli delle lezioni, gli insegnanti lascino entrare talent scout come Alisson per selezionare giovani modelle. I docenti, infatti, sanno che se un giorno una di quelle giovani donne salirà su qualche passerella saranno la scuola e la cittadina intera a beneficiarne, in termini economici e di immagine.  

Ciò che lascia stupiti è che, secondo l’Osservatorio Afro Brasileiro, nel Rio Grande do Soul ci sono 631 mila donne nere, ma nessuna è mai stata selezionata come modella. A vent’anni dalla scoperta della top brasiliana per eccellenza, la bianchissima Giselle Bundchen, quasi nulla è cambiato nel panorama della moda brasiliana, che continua la sua ricerca della nuova star tra le bianche
Fonte: La Stampa





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Rede de mentira


In una intervista rilasciata a Bruno Voloch, di UOL Esporte, la giocatrice brasiliana di volley femminile, Jaline Prado de Oliveira, dichiara, senza mezzi termini, di essere stata vittima di comportamenti discriminatori e di essere stata licenziata senza una giusta causa. Le affermazioni più forti sono state rivolte nei confronti del presidente del Soverato, Antonio Matozzo: Jaline ha dichiarato, infatti, di aver ricevuto maltrattamenti e minacce. Queste sono le sue dichiarazioni precise:
“Durante il mio settimo anno in Italia, purtroppo sono diventata una vittima. Sono stata maltrattata dal mio presidente e mi ha minacciata moralmente. Mi diceva che se non avessi fatto trenta punti a partita, mi avrebbe dato un calcio in c*lo e mandata via dal paese. Sono stata trattata come un cane. Ha anche mentito, dicendo che ho avuto un infortunio al ginocchio. Ho dimostrato che era un bugia.”
Jaline Prado svela come sarebbe nata la vicenda:
“La pressione sugli stranieri è enorme. E’ sempre stato così, non è questo il problema. C’è stata una riunione tra il presidente e la squadra intera. Mi ha umiliata e poi in una chiacchierata privata, mi ha minacciata di nuovo. Le minacce sono iniziate nel mese di dicembre e ho resistito solo perché avevo bisogno dello stipendio. Il presidente ha avuto il coraggio di chiamare il consolato e chiedere la mia estradizione.”
Ora, potete immaginare i commenti pubblicati nel blog di Voloch. Alcuni di questi sono la classica dimostrazione dell’intelligenza di certa gente:
“Italianos, como a maioria dos europeus , continuam arrogantes mas passam fome, tirando os riquinhos de sempre o povão tá mesmo numa m. de dar pena, tem muito europeu emigrando para o Brasil para poder comer, como já fizeram no passado.Volta pro Brasil, mulher, dê um pé-na-bunda desses idiotas”
“Os europeus sao mesmo racistas. eu ja sofri isso na Italia em 2009. vaza garota procura outros ares”
“Vergonha, a vaca da Piccinini veio aqui e foi super bem recebida e brasileiras vão lá e as tratam igual animal? Vergonha pra todos inclusive a CBV que não defende as atletas brasileiras deste tipo de situação.”
“Ha muitos anos frequento esssa parte da Europa, e tenho observado que ultimamente , os Italianos andam mais revoltados do que nunca!!!! A sujeira das cidades como Firenze, Milao e Roma da pra se ter uma ideia do esgoto que corre nas veias desse pessoal insolente!”
“A Itália é um dos países europeus mais preconceituosos em geral.”
“A Europa toda é xenófoba. Na hora em que o calo aperta, eles fogem da miséria e correm para os países que tanto desprezam.”
“Eles náo te trataram como cachorro náo. Eles trataram vocë como eles tratam qualquer ser humano: sem um pingo de respeito. Náo existe respeito entre eles mesmos. Náo te trataram como cachorro porque cachorro aí na Italia é mais bem tratado do que ser humano. Morei anos em Miláo e ano passado fizeram um pesquisa e constataram que em Miláo tem mais cachorro do que criancas de 0 a 5 anos. Vem embora e deixa esse povo viver no meio de cachorros. Eles gostam.”
Ma il commento che definisce per bene il classico “jeitinho brasileiro” è il seguente:
“Jaline pega uma indenização astronômica, volta linda e rica pro Brasil e deixa essa Itália falida pra tras……… volei italiano mais decadente que a carreira de muitas jogadoras por aí rs”
In ogni caso non é la prima volta che questo giornalista pubblichi articoli contro l’Italia. In un altro suo post chiama noi italiani di “codardi”:


E questa storia dei “codardi” la sento da abbastanza tempo, e sarei grato se qualcuno mi spiegasse da dove derivi tale idiozia.

Ma torniamo alla nostra Jaline. Al di là che siano vere o false le sue affermazioni (lo vedremo dopo) perché lei dice di essere trattata come un cane (a parte il fatto che i miei cani sono trattati da Dio)? Per il semplice motivo che i brasiliani non riescono a capire che il nostro modo di parlare e di fare non é dovuto a maleducazione o ignoranza, ma solamente al nostro tipico comportamento. Il fatto che noi a volte gridiamo invece di parlare o che inseriamo qualche parolaccia durante un discorso (anche se qui “porra” e “filho da puta” sono sulla bocca di tutti), per il 99,99% dei brasiliani questo é sinonimo di grande maleducazione.

Il Brasile é un paese strano, o per meglio dire assurdo. Il brasiliano accetta senza reclamare che un “moleque” di 14 anni o meno possa rapinare o uccidere qualcuno, ma se provi a dargli del “cretino” rischi di ricevere una denuncia per maltrattamenti o ingiurie. E solo per darvi un’idea, molte persone che mi conoscono mi considerano ancora adesso “porco, grosso, bocudo e mal educado”, quindi immaginatevi cosa possa pensare una persona che non mi conosce.

Allora é probabile che il presidente Matozzo si sia espresso in modo “informale” con la sua giocatrice e che Jaline abbia compreso le sue parole come una forma di discriminazione nei suoi confronti. È anche interessante notare che l’intervista alla UOL sia stata rilasciata DOPO che la società di volley Soverana abbia rescisso il suo contratto:
Era nell'aria dopo alcuni commenti apparsi su un social network e oggi è arrivato il comunicato ufficiale da parte della società biancorossa che ha ufficializzato la fine del rapporto con la pallavolista Jaline Prado de Oliveira, 32 anni. La schiacciatrice brasiliana avevo espresso la sua disapprovazione per la situazione creatasi già Domenica sera quando, sulla pagina Facebook della Volley Soverato, nel tabellino dell'ultima partita compariva il suo nome nella lista dei "non entrati" durante il match. L'atleta ha tenuto a precisare all'interno dello stesso "post" come lei non sia proprio partita per la trasferta di Casalmaggiore e a chi pensava che ciò fosse avvenuto a causa di un infortunio, la giocatrice ha tenuto a precisare che non presenta alcun guaio fisico. Stamattina la nota della società del presidente Matozzo che dovrà ora iniziare a vagliare le possibili soluzioni di mercato per rimpiazzare la pedina perduta.
Curioso di sapere la verità, ho contattato la Volley Soverato tramite la sua pagina di Facebook, e questa é stata la risposta:
IL PRESIDENTE MATOZZO
«Mai minacciata, mai maltrattata. Anzi, ha sempre avuto tutto da me. Basti pensare che ancora vive a Soverato in un appartamento messo a disposizione della società. Il problema è che ha un disturbo al ginocchio che le impedisce di giocare». Così Antonio Matozzo, presidente della Volley Soverato, replica alle accuse della giocatrice brasiliana Jaline Prado de Oliveira. «E’ stata messa fuori squadra – ha detto Matozzo all’Ansa – perché, dopo averle fatto firmare il contratto, è venuta fuori una risonanza magnetica che dimostra che ha un disturbo serio al ginocchio. Le abbiamo detto: se vuoi giocare firma e ti assumi la responsabilità di eventuali infortuni. Non sapevamo del problema quando le abbiamo fatto firmare il contratto. Nonostante questo, nel periodo in cui è rimasta qui, in 10 mesi le abbiamo dato, tra stipendi ed altro, 50 mila euro. Duemila euro li abbiamo pagati prima che firmasse ed ogni volta che aveva bisogno anticipavo io il denaro che le serviva, anche per andare dal medico. Adesso ci ha fatto causa ed il suo avvocato dice che un ortopedico di sua fiducia sostiene che può giocare. Allora si assuma lui la responsabilità. Ma allora perché ha rifiutato l’artroscopia ed una visita specialistica. Se dice di essere sana e di poter giocare, perché non si trasferisce in un’altra società dove la vogliono, visto che adesso è libera essendosi rotto il rapporto fiduciario che la legava a noi? E perché continua ad occupare il nostro appartamento quando ha un biglietto pagato da noi per il Brasile per tornare a casa?». Anche la vicenda dei 30 punti a partita, secondo Matozzo, è strumentalizzata. «Spesso – spiega – mi ha chiesto degli anticipi sullo stipendio ed io glieli ho sempre dati. Allora, per spronarla, le dicevo: adesso però fammi 30 punti, ma non era una pressione, era uno stimolo. È sempre stata trattata con i guanti. La chiamavo affettuosamente ‘cioccolatino’. L’abbiamo presa perché doveva essere la nostra punta di diamante, ma in campo non saltava neanche. Sono fortemente amareggiato – ha concluso Matozzo – per questa vicenda. Una giocatrice di prestigio si dovrebbe solo vergognare di tenere questo atteggiamento».
Quindi chi ha ragione in tutta questa faccenda? Quello che é certo che per i brasiliani, qualunque cosa noi facciamo, é sempre motivo di critica, e in ogni caso sono loro i primi a mostrare preconcetti verso di noi o con gli stranieri in genere. Non c’è modo di far capire a questo popolo che il fatto di usare determinate espressioni o un tono di voce diverso dal loro non é motivo di maleducazione, ma di abitudini e costumi diversi. E questo Brasile così liberale e aperto verso ogni cultura differente dalla loro, non é poi così come dicono. La loro bella “facciata” sempre sorridente nasconde una mentalità chiusa e piena di preconcetti, cosa che noi perlomeno non abbiamo, perché preferisco mille volte una persona che mi dia del “cretino” in faccia che un’altra che mi sorrida davanti e mi pugnali alle spalle. Ma anche questa é una forma di cultura diversa.
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Brasile: Paradiso per omosessuali?


A prima vista sembrerebbe che il Brasile sia un vero e proprio Paradiso per tutti gli omosessuali di questa Terra. Qui le idee sono un poco più liberali che in altri posti riguardo ai comportamenti sessuali e, sempre parlando di sesso, possiamo proprio dire che i brasiliani in genere sono più di larghe vedute di altre popolazioni più conservatrici.

Non esiste, o quasi, un programma TV dove non via sia un gay, sia come conduttore che come partecipante. Quindi sembrerebbe che qui non esiste discriminazione sessuale e che qualunque coppia omosessuale possa venire tranquillamente in vacanza in Brasile per passare un periodo piacevole con la sua compagna o compagno.

Tant’ vero che la Prefettura di Rio de Janeiro, attraverso la Coordenadoria Especial da Diversidade Sexual (già il fatto che esista un organo speciale sulla diversità sessuale la dice lunga sull’accettazione dell’omosessualità) ha creato un programma che, come si legge da una sua comunicazione “… como grupo de ações de políticas públicas voltadas à inclusão social, como forma de integração para o exercício da Cidadania pelos Cariocas, como maneira de viabilizar a concretização de um efetivo Estado Democrático de Direito.

“A função da pasta é combater a discriminação e o preconceito, de quaisquer formas, pois esses são verdadeiros males do século. Nosso compromisso é obter a visibilidade de cariocas e turistas com Campanhas de conscientização, ações junto a população e o que for possível para a cidade do Rio de Janeiro se distanciar desse comportamento.

Somos uma cidade inclusiva, receptiva e hospitaleira. Logo, o poder público atuará de forma incisiva através da CEDS para garantir o pleno exercício da cidadania da população LGBT e de todos os demais.

Cabe ao novo órgão propor políticas públicas de promoção de cultura de respeito à livre orientação sexual e identidade de gênero que favoreçam a visibilidade e o reconhecimento social do cidadão LGBTT carioca – lésbicas, gays, bissexuais, travestis e transexuais no Município do Rio de Janeiro.”

Tra l’altro hanno anche prodotto un video chiamato “Come to live the Rio Sensation video” in cui si vedono coppie di omosessuali passare momenti felici tra le strade e i luoghi di Rio.



Ma sarà proprio così?
Leggendo i vari giornali o assistendo alle notizie dei telegiornali nazionali, sembrerebbe che la realtà è ben diversa da quella che vogliono farci credere.
Notizie di aggressioni verso omosessuali sono all’ordine del giorno:
Um casal gay foi agredido por taxistas clandestinos no aeroporto do Galeão (RJ). Abordado pelo taxista, o casal recusou a corrida. Foi então que o motorista começou a xingar e depois a agredi-los com socos e chutes.
A briga só parou com a chegada de seguranças e policiais. As imagens foram gravadas por câmeras de segurança do aeroporto e um dos agressores foi preso no local, enquanto o outro conseguiu escapar. Os dois foram indiciados por tentativa de homicídio.
Trata-se de mais uma agressão contra homossexuais. É difícil dizer se o motivo da violência foi originado por sentimentos homofóbicos, mas é fato que casos como esse estão cada vez mais comuns.
Em julho do ano passado, pai e filho foram atacados pelo simples fato de serem confundidos com um casal homossexual. A violência foi tamanha que o pai teve a orelha decepada.
Em 2010, um rapaz foi agredido na Avenida Paulista com uma lâmpada, pelo mesmo motivo.
O preconceito por parte da sociedade é enorme, e o Estado não vem tomando nenhuma medida para proteger essa minoria. Pelo contrário, só demonstra o seu próprio preconceito. Além do veto pelo “Kit Gay” que seria distribuído nas escolas na tentativa de combater a homofobia, recentemente um vídeo produzido para a campanha contra a AIDS foi tirado da internet por mostrar dois rapazes se beijando.
Muito movimentos gays trabalham no combate ao preconceito, mas esse trabalho infelizmente se torna quase irrisório quando o Estado não toma NENHUMA providência nesse sentido. O Projeto de Lei que pretende criminalizar a homofobia sempre é barrado pelas bancadas religiosas, com os seus argumentos homofóbicos e pré históricos.
Enquanto isso, pessoas continuam sendo espancadas ou morrendo apenas por gostarem do mesmo sexo.
Quindi dov’è la verità? Nel video lanciato dalla Prefettura di Rio o nelle notizie che leggiamo sui giornali? Probabilmente, come diceva gli antichi latini, in medio stat virtus, cioè la verità sta nel mezzo. Forse il Brasile non sarà il Paradiso degli omosessuali ma nemmeno l’Inferno. D’altronde di imbecilli ne è pieno il mondo, quindi come è facile trovare discriminazioni, di qualunque tipo, nella vecchia Europa, è facile trovarne anche qui, no pais do futuro (secondo Stefan Zweig).
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Troppo bianche le passerelle


Dopo un post sulle modelle, uno sul razzismo e un altro sul preconcetto, ecco che trovo un nuovo articolo sul Corriere della Sera che parla proprio di questi argomenti. Interessante. Vuoi vedere che qualcosa di quello che scrivo è vero?

«Troppe top model bianche» 

Polemica alle sfilate di San Paolo

 Un gruppo di attivisti chiede l’introduzione in passerella di una «quota obbligatoria black» del 20%

MILANO - Troppo bianche le passerelle della settimana della moda di San Paolo, evento clou del brasilian-style. Ma in questo caso il riferimento non è al colore degli abiti, quanto piuttosto a quello delle modelle, visto l’esiguo numero di bellezze indigene e afro-brasiliane ingaggiate per le sfilate. Da qui la protesta di un gruppo di attivisti, capitanati da Frei Davi Santos, che accusa il mondo della moda di «europacentrismo» e chiede l’introduzione di una «quota obbligatoria black» del 20%, dopo il fallimento della «quota volontaria» del 10%, introdotta in seguito all’indagine della procura di San Paolo del 2008 che aveva stabilito che delle 1.128 modelle ingaggiate per la settimana della moda, solo 28 erano di colore.



«MODA ROCCAFORTE EUROCENTRICA» - «Non possiamo tollerare che il mondo della moda insista nell’essere una roccaforte eurocentrica – ha detto l’attivista brasiliana al Guardian – perché in questo modo, durante la settimana della moda di San Paolo, vendiamo l’immagine di un Brasile "svizzero", dove tutti sono bianchi e con gli occhi azzurri, ma questo non è assolutamente vero. Stando, infatti, ai dati dell’ultimo censimento, il 50,8% della popolazione brasiliana è nera ed è proprio questa caratteristica che meglio rappresenta la bellezza della nostra nazione, ma gli organizzatori sembrano dimenticarlo e continuano ad enfatizzare il lato europeo, discriminando le popolazioni indigene e afrobrasiliane. Non vogliamo delle passerelle che siano uguali a quelle svizzere o inglesi».

MANCANO LE BELLEZZE DA PASSERELLA - In realtà, sarebbero però proprio i clienti a rifiutare la combinazione «modelle nere-vestiti di lusso«, trovandola assolutamente stridente, come ha sottolineato Vivian Whiteman, fashion editor del quotidiano Folha de São Paulo. E le sue considerazioni hanno trovato l’appoggio di Bruno Soares, uno dei booker di origini afro-brasiliane più quotati della settimana della moda di San Paolo (il booker è colui che propone e vende le prestazioni delle modelle ai clienti, ndr). «La mancanza di diversità sulle passerelle è il risultato di leggi crudeli imposte dal mercato – ha detto Soares -. Storicamente, la popolazione nera del Brasile è povera e pertanto non può essere vista come un consumatrice per il mondo della moda e questo si riflette anche nei casting delle modelle». Ma a quanto pare mancherebbero proprio le bellezze da passerella: a dirlo è lo stilista Oskar Metsavaht, direttore creativo di Osklen. «Speravo di fare una sfilata di sole modelle di colore per la mia collezione estiva Royal Black, ispirata alla tradizione africana del Brasile (qui il resoconto della sfilata sulla stampa brasiliana), ma non mi è stato possibile ingaggiare un numero sufficiente di top model di colore. Ho chiesto aiuto a tutti, ma non c’erano abbastanza professioniste con esperienza da poter far sfilare».
Simona Marchetti
17 giugno 2011

Copyright 2011 © RCS Quotidiani Spa.
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“Eu me senti um exilado dentro do meu próprio País”


Ci sono molte persone che dicono che noi italiani abbiamo molti preconcetti. Non sono certo io che affermerò il contrario, dato che proprio in questo blog ho già parlato di questo argomento. Quello che è strano è che qui in in Brasile il razzismo e il preconcetto sono due argomenti delicati, dove è meglio parlarne sottovoce, perché non è bello far sapere che anche qui in Brasile esistono queste cose. Eppure esistono, e affermare il contrario non serve a niente. Ma qualcuno potrebbe obiettare: “Ma cosa ne sai tu, povero italiano ignorante e grosseiro, tu che vivi in questo Paese da così poco tempo, di quello che pensano i brasiliani e della sociologia del Brasile?”. Vero, conosco questo Paese da pochissimo tempo, ed è anche vero che sono ignorante (non ho mai affermato il contrario). Allora andiamo a vedere cosa dicono proprio i brasiliani. Come ho detto sono argomenti delicati, quindi trovare notizie su razzismo o preconcetto non è facile, ma per fortuna ci sono persone che, oltre ad avere una grande conoscenza del Brasile, sanno essere sincere e dire esattamente cosa succede in questo Paese. Leggendo e navigando come sempre, mi sono imbattuto nella versione online di Carta Capital, settimanale brasiliano di politica, economia e cultura. Fra gli innumerevoli e interessanti articoli, che tra l’altro vi consiglio di dare un’occhiata, ne ho trovati due che trattano proprio di questi argomenti. Il primo è di Mino Carta, direttore di redazione di CartaCapital. Fondatore di alcune delle maggiori testate brasiliane (le riviste Quatro Rodas, Veja e CartaCapital), è stato anche direttore di redazione delle riviste Senhor e IstoÉ e fondatore e direttore del Jornal da Tarde. I due articoli non hanno bisogno di traduzione.

A maior desgraça
“Escrevi certa vez que se Ronaldo, o Fenômeno, se postasse na calada da noite em certas esquinas de São Paulo ou do Rio, e de improviso passasse a Ronda, seria imediata e sumariamente carregado para o xilindró mais próximo. Digo, o mesmo Ronaldo que foi ídolo do Brasil canarinho quando adentrava ao gramado. Até Pelé, creio eu, nas mesmas circunstâncias enfrentaria maus bocados, embora se trate de “um negro de alma branca”.

Aí está: o protótipo do preto brasileiro, o modelo-padrão, está habilitado a representar e orgulhar o Brasil ao lidar com a redonda ou ao compor música (popular, esclareça-se logo), mas em um beco escuro­ será encarado como ameaça potencial. Muitos, dezenas de milhões, acreditam em uma lorota imposta pela retórica oficial: entre nós não há preconceito de raça e cor. Pero que lo hay, lo hay. Existem provas abundantes a respeito e a reportagem de capa desta edição traz mais uma, atualíssima. Na origem, obviamente, a escravidão, mal maior da história do Brasil…

… A desgraça mais imponente são, porém, três séculos de escravidão e suas consequências. A herança da trágica dicotomia, casa-grande e senzala, continua a determinar a situação do País, dolorosamente marcada pela desigualdade. Há quem pretenda que o preconceito à brasileira não é racial, é social, mas no nosso caso os qualificativos são sinônimos: o miserável nativo não é branco…

… O povo brasileiro traz no lombo a marca do chicote da escravidão que a minoria ainda gostaria de usar, quando não usa, e não apenas moralmente. Aqui rico não vai para a cadeia, superlotada por pobres e miseráveis, e não se exigem desmedidos esforços mentais para localizar a origem dessa situação medieval. Trata-se simplesmente de ler um bom, confiável livro de história.”
Mino Carta
 Il secondo articolo invece è del giornalista paulistano James Cimino.

“Eu me senti um exilado dentro do meu próprio País”
“Vítima de racismo, o estudante baiano Helder Souza, 25 anos, foi agredido por policiais às vésperas do carnaval. Após denunciar o caso, voltou a sofrer ameaças e teve de abandonar a universidade no interior gaúcho e voltar à terra natal.

“Eu me senti um exilado dentro do meu próprio País. Ficava no quarto pensando que eles iam invadir a qualquer momento.” O relato do estudante baiano Helder Santos Souza, 25 anos, poderia ser menos assustador se o “eles” da frase acima não fizesse alusão a policiais, mais especificamente aos integrantes da BM (Brigada Militar), equivalente gaúcho da PM.
Aluno do curso de licenciatura em História da Unipampa (Univeridade Federal do Pampa), Helder morava na cidade de Jaguarão (RS), fronteiriça ao Uruguai, fazia pouco mais de um ano. Originário de Feira de Santana (BA), foi parar no extremo sul do país por meio do Enem e do vestibular unificado. Sentia-se assimilado pela comunidade. Fez amigos, arrumou uma espécie de família adotiva e, no primeiro inverno, despreparado para o frio, recebeu doação de agasalhos dos moradores.

Estudante de escola pública, primogênito de uma lavadeira que criou sozinha cinco filhos, ex-vendedor de picolé, ex-assessor de deputado, Helder cresceu em casa sem banheiro e comia, segundo seu relato, bolinho de feijão com farinha e um pedaço de carne no meio “pra não dizer que comia sem mistura”. Na casa da família não há fotos de infância. Naquela época, as câmeras digitais não eram populares. Mesmo hoje, a família ainda não conseguiu comprar uma. Ainda assim, o rapaz se orgulha de ser o primeiro da família de sua mãe a entrar na faculdade. “Não sou cotista. Só com a minha nota consegui entrar na Unipampa, ela foi o suficiente para em passar em 17º lugar de um total de 50 vagas.”

O orgulho de Helder, porém, foi ferido no dia 6 de fevereiro. Na saída de um concurso para a escolha do Rei Momo e da Rainha do carnaval na cidade de Jaguarão, fronteira do Rio Grande do Sul com o Uruguai, Helder e mais quatro amigos, alguns deles, segundo a Brigada Militar, com passagem pela polícia, foram abordados por nove brigadistas (soldados) na saída de um baile de carnaval. Durante a revista, relata Helder, houve abuso de autoridade contra ele e seus colegas. “O Josemar começou a ser agredido de cassetete. Quando eu virei para olhar, um dos policiais falou: ‘Olha pra parede negão!’.”

Helder questionou o vocativo. Apanhou, foi algemado e detido sob acusação de desacato a autoridade. Poucas horas depois, após fazer exame de corpo de delito, o rapaz foi solto. Novamente, não se calou. Procurou a corregedoria da BM, o Ministério Público e contou sua história numa rádio local, citando os nomes de todos os brigadistas envolvidos. O assunto ganhou proporções. Vinte dias depois, Helder receberia uma carta anônima, datilografada, parabenizando-o pela coragem de enfrentar a Brigada. No entanto, o texto trazia uma ressalva: que tomasse muito cuidado durante o Carnaval, pois o Comandante da BM em Jaguarão teria dado ordem expressa de “moer o baiano e os amiguinhos” dele.

A carta relata um suposto plano para agredir o estudante, em represália à denúncia, de modo a não deixar marcas, com uso de choques inclusive. “Achei que era para me intimidar. Mas levei o assunto à direção do campus, que pediu detalhes do caso à corregedoria. Aí chegou a segunda carta.” Nela, o vocativo é “baiano nego sujo” e as ameaças são diretas. Caso Helder aparecesse na corregedoria e contasse a verdade, iria apanhar. “Nego sujo, volta pra Bahia”, dizia a carta. A própria diretora do campus de Jaguarão, Maria de Fátima Ribeiro, também recebeu uma carta, esta com ameaças de morte por ter pedido esclarecimentos sobre o caso, com acusações de que a universidade só trazia lixo para a cidade…

… Para não perder o semestre, o estudante irá se beneficiar do programa de mobilidade e assistirá aulas de seu curso no campus de Cachoeira da UFRV (Universidade Federal do Recôncavo Baiano), com pleno reconhecimento da Unipampa. Caso não queira mais voltar a Jaguarão, fará uma prova de transferência para se tornar aluno regular da instituição baiana no segundo semestre.

Apesar de tudo, Helder não acusa o Estado do Rio Grande do Sul de ser racista. O sociólogo e professor da Unicamp, Carlos Alberto Doria, que recentemente publicou o ensaio “Por que não somos racistas”, também defende a ideia de que juridicamente o Brasil não é racista. “No Brasil, o racismo é quase crime de opinião. O Estado não é racista. Acredito que este seja um comportamento discriminatório geral, não um racismo histórico. Claro que no Sul, onde há uma identificação mitológica com os europeus, devido à colonização, isso se manifesta mais. Só que você anda pelo interior do Rio Grande do Sul e de Santa Catarina e vê que tem muita miséria. Tem colônias em que os camponeses só falam alemão, não falam português. O que há de desenvolvimento social nisso?”

James Cimino
©2010 – Carta Capital - Editora Confiança Ltda- Todos os direitos reservados

Ora non so cosa è peggio: se è un milanese che chiama terrone un napoletano, o una persona che soffre di pesanti discriminazioni, nel proprio Paese, solo per il fatto di avere la pelle nera. Forse sono due cose diverse, o forse, come si dice in Italia, tutto il mondo è paese.
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