Adbox
Latest Articles

lunedì 20 febbraio 2017


In questo video parlerò di come si mangia in Brasile, o per meglio dire di come sono fatti alcuni ristoranti e pizzerie. Per la verità posso dire di essere stato molto "diplomatico" parlando della pizza brasiliana. Chi la conosce sa che non é proprio il massimo come qualità e sapore, però in effetti é sempre una questione di gusti. Come ho detto nel video trovo molto strano che non ci siano ristoranti cinesi, ma solo giapponesi, e a mio avviso é un vero peccato, perché in Italia se ne trovano a migliaia e sono un posto dove puoi mangiare abbastanza bene spendendo poco.

Buona visione!
Continue reading

giovedì 16 febbraio 2017


Prima di tutto una precisazione: la qualità del video é pessima! Io non capisco. Faccio video per mia moglie (anche lei ha un canale Youtube) e a lei vengono perfetti, quasi da manuale. Li faccio io, con lo stesso cellulare e le stesse luci, e viene fuori una cagata! Boh...

In ogni caso in questo video do alcuni piccoli consigli per chi decidesse di venire in Brasile, sia per passare le meritate vacanze o per viverci. Cose alcune banali e ovvie, come fare la copia dei documenti, altre forse un po' inquietanti, come portarsi sempre dei soldi in tasca in caso di rapina. Peró a mio parere sono tutti utili.

Buona visione!

Continue reading

domenica 12 febbraio 2017


È con molto orgoglio che voglio presentarvi le mie ultime opere letterarie...

No, così non va bene, troppo pomposo come inizio. Però un po' orgoglioso lo sono. Facciamo un po' di storia per capire meglio.

Oltre a questo blog in passato ne avevo creati altri due. Uno si chiamava "Osteria del Beija-flor" ed era un blog di ricette rigorosamente italiane. L'idea era che molte persone conoscono le lasagne, la pizza o gli spaghetti alla bolognese (anche se poi si dovrebbero usare le tagliatelle e non gli spaghetti), ma aldilà di questo pochi sanno o hanno provato le vere ricette italiane. Cose per noi comuni, come una pasta alla norma o una puttanesca, sono quasi sconosciute all'estero. Figuriamoci quando parliamo di bonet, pansotti di magro o brasato al barolo (solo per fare qualche esempio). Se poi aggiungiamo che qui in Brasile ho visto delle ricette, che qualcuno reputa italiane, da far accapponare la pelle, ecco allora che l'idea di far conoscere la "vera" comida italiana non é poi così stupida. Era un blog scritto in portoghese proprio perché era indirizzato ai brasiliani. Non era male come blog e a me piaceva, anche perché sono un appassionato di gastronomia. Peccato però che alla fine non ebbe molto successo, infatti l'anno scorso lo chiusi.

Poi ne feci un altro, ma con l'idea simile al primo. Si chiamava "Itália Secreta" e l'idea, anche in questo caso, era che tutti conoscono Roma, Firenze o Venezia, ma pochissimi sanno per esempio che a Padova esiste una cappella con dei bellissimi affreschi di Giotto che viene paragonata alla più famosa Cappella Sistina, oppure che a Firenze esiste una chiesa dedicata a Dante. Tutte cose che anche la maggior parte degli italiani non conoscono. Ma anche questo blog non ebbe molto successo. Ogni tanto mi scriveva qualcuno per sapere quali città vedere durante le sue future vacanze in Italia, ma non ebbe il riscontro che mi aspettavo, così chiusi anch'esso l'anno scorso.

Però era un peccato buttare via tutte quelle informazioni. Nel Blog di cucina avevo scritto centinaia di ricette, e non era molto semplice. Oltre a quelle più famose, come la carbonara o il risotto alla milanese, andavo a cercarne altre più attuali, ma sempre rigorosamente italiane, per poi provarle di persone, tradurle in portoghese e postarle. Inoltre inserivo, quando era possibile, la storia di tale ricette, le origini e qualche aneddoto. Quindi era un materiale interessante, ma cosa potevo farne?

Un bel libro, ecco cosa!

Amazon permette di pubblicare un e-book nei suoi Store senza pagare nulla. Ovvio che in cambio si tengono una buona percentuale della vendita, però é un'idea molto interessante per chi, come me, abbia voglia di pubblicare un libro. Inviare un manoscritto ai vari editori é solo tempo perso. Io l'ho fatto ma non é servito a niente. Perlomeno con Amazon é possibile vedere il proprio sogno realizzato, poi se va bene é un'altra cosa.

In ogni caso pubblicai prima un piccolo e-book con alcune ricette del mio blog, poi pensai di fare una specie di collana pubblicando un libro sugli antipasti, uno sui primi, sui secondi e così via. Ma alla fine, avendo deciso di chiudere il blog e non scrivere più ricette, presi tutte quelle che avevo e le pubblicai in un solo libro: COMIDA ITALIANA FÁCIL: Mais de 200 receitas da gastronomia italiana,

Pubblicai prima in versione digitale, poi Amazon recentemente ha dato la possibilità di creare anche la versione cartacea, in poche parole un libro vero e proprio. Niente male come idea, vero?

Ma perché fermarmi a questo punto? 

Questo blog ha ormai 8 anni di vita, e in tutto questo tempo ho scritto molte cose. Quindi perché non farne un libro? Oltre ai post che ho ritenuto più importanti ho aggiunto parte della mia vita e di tutto quello che é successo dal mio arrivo in Brasile.

Quindi ecco perché sono orgoglioso di me. Aldilà della qualità o dell'interesse che possono avere i miei libri, é un piccolo sogno che si é realizzato. Oserei dire uno dei pochi. Adoro leggere, amo i libri, e poterne scriverne uno é sempre stato un mio sogno. Ora sono là, in mezzo agli altri migliaia o forse milioni di libri di Amazon. Spero solo che qualcuno riesca a notarli.

Lascio qui il link dei miei libri cartacei nello Store italiano, ma sappiate che esiste anche la versione digitale in formato Kindle e nello Store brasiliano.

Non posso far altro che augurarvi buona lettura!




Continue reading

venerdì 3 febbraio 2017


Ciao a tutti! In questo video vi daró 6 motiv per non venire in Brasile. Vi potranno sembrare delle giustificazioni di poco conto ma credetemi, non lo sono affatto.

Di conseguenza poi daró altri 6 motivi per venire a vivere in questo paese. a Voi la scelta. E poi non ditemi che non vi avevo avvisato :)

ISCRIVETEVI NEL MIO CANALE!


 
Continue reading

martedì 31 gennaio 2017


Ho sempre ritenuto le elezioni presidenziali brasiliani delle vere pagliacciate. Primo perché, pur disponendo di uno strumento moderno come la urna elettronica, la possibilità di manipolare i voti é sempre molto alta. Poi perché la maggior parte dei candidati sono dei veri e propri pagliacci. Se noi in Italia abbiamo avuto Berlusconi o Cicciolina, qui in Brasile i vari personaggi sono di un ridicolo tale da sembrare artisti di cabaret o di programmi comici. Poi c'é questa idea dei brasiliani di votare chiunque, basta che dica qualcosa d'interessante. Non importa che sia un giudice, un sindacalista o un pastore evangelico. Basta che faccia qualche apparizione in TV, affermando che con la sua elezione finirà la corruzione o la povertà, ed ecco che una folla d'idioti lo acclamino come futuro presidente del Brasile. Non si rendono conto che, pur essendo questo paese a carattere presidenziale, non é quella persona al comando che cambierà le cose, ma dovrebbero essere proprio loro, come cittadini, a voler modificare la situazione. Ma come dico sempre, allora non sarebbe il Brasile.

Se anche i brasiliani avessero avuto uno shock nel vedere un ex personaggio di The Apprentice eletto alla Casa Bianca, lo avrebbero già superato. Nel paese più grande dell’America Latina due popolari potenziali candidati alle elezioni presidenziali sono infatti stati conduttori di O Aprendiz, la versione brasiliana del programma televisivo. Un altro candidato che ha un seguito entusiasta è poi un membro del Congresso appassionato di Twitter, che ha detto che la dittatura militare negli anni Settanta sbagliò a torturare i dissidenti: avrebbe dovuto ucciderli direttamente. C’è poi un chirurgo plastico conosciuto come Dr. Hollywood che, nonostante il suo portoghese abbia un pesante accento americano, pensa di avere delle possibilità: e perché no?

Il Brasile sta cercando disperatamente un leader «esterno alla politica», spiega Jefferson Santos, un assistente di cucina 29enne che viene da Planaltina, una delle povere e violente città satellite intorno alla capitale Brasilia. «Il paese è un disastro. Ci vuole qualcuno che lo ripulisca», ha aggiunto Santos.
In Brasile, come in gran parte del resto del mondo, il disprezzo per lo stile di governo tradizionale sta montando da anni. All’inizio del 2015 l’economia brasiliana è precipitata nella peggiore recessione mai registrata – i postumi del boom di materie prime del decennio scorso – da cui non è ancora uscita. L’enorme indagine sulla corruzione – “Lava Jato” – ha coinvolto importanti personalità del paese, come l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. L’anno scorso il suo successore, Dilma Rousseff, ha subìto il procedimento di impeachment. L’attuale presidente, Michel Temer, sta cercando di stabilizzare le finanze del paese adottando drastiche misure di austerità in mezzo a una serie di scandali di corruzione che in meno di otto mesi hanno portato alla rimozione di sei dei suoi ministri. Il suo tasso di approvazione, prevedibilmente, è in calo. «Il Brasile sta attraversando una crisi di rappresentanza: gli elettori non si sentono rappresentati dai loro politici», ha detto Alessandro Janoni, responsabile della ricerca dell’istituto di sondaggi Datafolha. Le elezioni comunali che si sono tenute tre mesi fa hanno mostrato quanto basso sia il gradimento dei brasiliani per le scelte a loro disposizione: in Brasile il voto è obbligatorio e un numero record di elettori ha votato scheda bianca o nulla.

Già in passato i brasiliani avevano dato segni di stanchezza. Nel 1988 Macaco Tiao, uno scimpanzé dello zoo di Rio de Janeiro, arrivò terzo alle elezioni comunali della città, quando 400mila persone scrissero il suo nome sulla scheda elettorale. Nel 2010 Tiririca, il nome di scena del pagliaccio di un circo, fu eletto al Congresso ottenendo più voti di qualsiasi altro parlamentare, dopo essersi candidato con lo slogan “Peggio di così non può andare”. Da allora, invece, in Brasile le cose sono peggiorate e l’umore nazionale ha spianato la strada a un circo elettorale pittoresco anche per gli standard brasiliani. «Tutti sanno che le prossime saranno delle elezioni pazze», ha detto Oliver Stuenkel, assistente alla cattedra di relazioni internazionali della fondazione Getulio Vargas, una business school e centro studi brasiliano.

Negli ultimi sondaggi Lula – che dovrà affrontare un processo per corruzione e riciclaggio di denaro che potrebbe farlo finire in carcere per diversi anni – è in vantaggio, seguito da vicino da Jair Messias Bolsonaro, un ex paracadutista dell’esercito che rappresenta Rio de Janeiro alla Camera dei Deputati brasiliana dal 1990, ma che si presenta come un outsider anti-establishment. Tra le altre cose Bolsonaro è famoso per aver detto a una collega durante un litigio in aula alla camera che non si meritava nemmeno di essere stuprata da lui (Bolsonaro ha poi detto a un giornale che voleva dire che la donna era brutta e non era il suo tipo, aggiungendo successivamente che il suo era sarcasmo). Bolsonaro vuole reintrodurre la pena di morte, allentare i controlli sulle armi e tenere fuori dal paese la «feccia» migrante. Durante il voto per l’impeachment di Rousseff ha dedicato il suo voto al colonnello che quarant’anni fa autorizzò la tortura dell’ex presidente e di altri esponenti della sinistra brasiliana.

«È una cosa molto simile al fenomeno Trump», spiega Alessandra Orofino, direttrice esecutiva di Nossas Cidades, una coalizione di organizzazioni non governative che si occupano di politica. «Il fatto che una persona come Bolsonaro parli in pubblico nel modo in cui parla lui e rimanga comunque una personalità importante e un politico dà legittimazione alle persone che in Brasile coltivano questo tipo di rabbia. E ce ne sono molte». Bolsonaro, infatti, si è paragonato a Trump, sottolineando come entrambi siano delle persone «esplosive». Nel 2015 ha pubblicato su Instagram e Twitter una foto di se stesso mentre fa delle flessioni in spiaggia con addosso un sunga (un costume da bagno attillato), scrivendo di volersi preparare per il 2018.

Anche il neoeletto sindaco di San Paolo, Joao Doria Jr., è molto popolare e ricco, ma a differenza di Bolsonaro non è un fan del nuovo presidente americano. «Non mi identifico assolutamente in lui», ha detto Doria, che è un ex giornalista, proprietario di una società di marketing, autore di diverse guide per arricchirsi velocemente – tra cui una intitolata Successo con stile – ed editore della rivista Caviar Lifestyle, che si occupa di caviale. Dal 2010 al 2011 Doria ha anche condotto O Aprendiz. «Non sono un politico», ha detto al programma televisivo Roda Viva dopo essere stato eletto sindaco di San Paolo con il Partito Socialdemocratico, «la mia anima non è politica. Non sono di destra né di sinistra. Sono un brasiliano». È stato questo, insieme alla promessa di combattere la criminalità dilagante e di occuparsi di un sistema sanitario pericolosamente danneggiato, a colpire nel segno: Doria, che ha 59 anni, ha ottenuto una storica vittoria al primo turno, conquistando tutti le circoscrizioni a eccezione di due, sia nel ricco centro di San Paolo che nella periferia impoverita, i cui abitanti potrebbero essere stati persuasi dalla promessa populista di obbligare in qualche modo gli ospedali privati ad aprire le porte al pubblico di notte in modo da liberare le liste di attesa negli ospedali gestiti dalla città.

A San Paolo i poveri sono molti e i mezzi di informazione brasiliani si sono accaniti sulla passione di Doria per i maglioni di cashmere e il suo disgusto per i pasteis, uno snack da strada fritto. Gli elettori, però, non ne hanno tenuto conto. Nonostante Doria abbia detto di non volersi candidare alla presidenza l’anno prossimo, gli analisti non ne sono così sicuri e i suoi sostenitori adoranti non vogliono credere che sia così. «Vincerebbe le elezioni», ha detto il 22enne Jorge Lopez servendo una spremuta d’arancia in un bar del centro di San Paolo, una zona degradata della città che Doria ha promesso di ripulire. Mentre spiegava la sua devozione per il sindaco, le parole di Lopez ricordavano quelle pronunciate da molti americani sul conto di Trump: «Doria non è coinvolto nella politica. I soldi ce li ha già e quindi non ha bisogno di rubare».

Altri potenziali candidati stanno saggiando il terreno. Roberto Justus, un miliardario che ha condotto O Aprendiz dal 2004 al 2009 e nella stagione a cavallo tra il 2013 e il 2014, ha raccontato al giornale O Estado de S. Paulo che sta considerando l’idea di candidarsi alle presidenziali. Justus, che ha 61 anni, si è arricchito lavorando nel settore delle pubbliche relazioni e ha avuto una breve carriera come cantante che nel 2008 lo ha portato a pubblicare un disco, So Entre Nos (“solo tra di noi”). «Dobbiamo togliere la gestione del paese dalle mani dei politici», ha detto Justus in un’intervista, abbozzando un programma che prevedrebbe la vendita delle imprese statali del Brasile, come il gigante petrolifero Petroleo Brasileiro.

A Planaltina, Valda Rodrigues de Sousa ha detto che l’affabile Justus è l’unica persona in grado di strappare il suo voto a Lula. «Tutto quello che fa funziona», ha detto Rodrigues, che vive con Santos – l’assistente di cucina – in una casa sulle cui pareti intonacate è appesa una sola foto, scattata nel 2015, il giorno in cui ha ottenuto il diploma a 39 anni. Quello è stato il momento di cui va più fiera. Quello che l’ha resa più felice risale invece al 2002, quando Lula fu eletto presidente. Lula era una persona povera come lei che ce l’aveva fatta. «Sono corsa in strada e ho urlato di gioia», ha raccontato. Il suo affetto per Lula e per il Partito dei Lavoratori è calato insieme all’economia. Almeno il 10 per cento dei 35 milioni di brasiliani che erano riusciti a uscire dalla povertà nel decennio finito nel 2014 è tornato povero. Negli ultimi due anni in Brasile la disoccupazione è quasi raddoppiata. La classe media è in grande difficoltà.

In Brasile oggi chiunque sia abbastanza famoso, ricco e capace di sfruttare la frustrazione nazionale è potenzialmente in grado di competere con i politici più tradizionali che potrebbero candidarsi alle presidenziali. Roberto Miguel Rey, il chirurgo plastico, ha già detto che ha intenzione di provarci, nonostante in passato la sua candidatura al Congresso sia fallita miseramente.

«Darò una speranza a questa generazione», ha detto recentemente firmando delle copie della sua autobiografia in un resort di lusso sulla spiaggia di Buzios, che in passato fu uno dei posti preferiti da Brigitte Bardot. Rey, che ha 55 anni, è nato a San Paolo ed è cresciuto negli Stati Uniti. Il suo studio è a Beverly Hills. Come Doria e Justus, ha fatto anche televisione: dal 2004 partecipa al reality show Dr. 90210, trasmesso dal canale americano E!. I sondaggisti non si sono nemmeno presi la briga di rilevare il suo sostegno. Secondo Santos, però, a questo punto nessuno dovrebbe essere escluso: «Perlomeno potrebbe far diventare il paese più bello».

Fonte: Il Post
Continue reading

giovedì 26 gennaio 2017


Video su alcune curiositá del Brasile e dei brasiliani. Avevo giá scritto un post praticamente uguale, ora invece ne parlo in video. L'idea l'ho presa da un blog di un certo Olivier Teboul, un brasiliano di Recife, o cosí pare, che vive a Parigi (beato lui!). Quindi se non siete d'accordo su quanto dico prendetevela con lui, ok?

 
Continue reading


Alcune curiositá riguardanti le strade e il modo di guidare dei brasiliani. Pur non avendo la macchina certe cose non passano inosservate :)


      
Continue reading


In questo video parleró sui supermercati brasiliani, come sono, alcune curiosiositá e alcune mie impressioni su questo genere di commercio. Come sempre dico sono mie idee, e forse qualcuno non sará d'accordo. In ogni caso non mi sono inventato niente.

 
Continue reading


Io porto gli occhiali da quando avevo 10/11 anni, quindi possiamo dire da tutta una vita. In tutto questo tempo non riesco nemmeno a immaginare quanti occhiali abbia cambiato, quante lenti e quante montature diverse. In Italia è molto semplice sia fare una visita oculistica che comprare un paio di occhiali da vista, e non ho mai avuto problemi.

Bastava andare da qualunque ottico e facevi una visita molto precisa e professionale e l’ottico, pur non essendo un medico vero e proprio, sapeva dirti se avevi qualche malattia o problema agli occhi e sapeva consigliarti il tipo di lenti adatte.

Qui in Brasile no.

Io ho sempre usato lenti infrangibili, dato che sbadatamente potevo far cadere gli occhiali e rompere le lenti. Sono ottime ma hanno un solo difetto: si rigano facilmente quando le pulisci. Questo vuol dire che le devi cambiare spesso, diciamo una volta all’anno.

Come ho detto in Italia era molto semplice: andavo dal mio ottico di fiducia, lui prima controllava il grado e le caratteristiche delle lenti che stavo usando, poi mi faceva sedere sulla poltrona e con gli strumenti adatti verificava se la mia vista fosse migliorata o peggiorata, usando lenti di gradazioni diverse per testare. Quindi io uscivo dal negozio con la certezza che i prossimi occhiali fossero i migliori per la mia vista. E così era.

Qui in Brasile è diverso.

Prima di tutto gli ottici non possono fare esami di vista. Anche solo per cambiare delle semplici lenti devi andare da un “vero” oculista, o come lo chiamano qui, un oftamologista. Hai due possibilità: o andare da un oculista privato, quindi pagare, oppure rivolgersi alla SUS, dove ti faranno una visita gratis.

Io prima di partire per il Brasile ero andato dal mio ottico, avevo fatto una visita e, per sicurezza, avevo cambiato le lenti dei miei occhiali da vista e da quelli da sole, senza i quali non potrei nemmeno uscire di casa. Questo perché sapevo che in Brasile le cose erano più complicate e non efficienti come in Italia. Ma anche così arrivo il tempo di cambiare le mie lenti, per i motivi che ho spiegato all’inizio.

Su consiglio di mia cognata andai da un oculista privato. Pagai 50 rs, poco per una visita medica. Mi fece un esame abbastanza buono e mi chiese che lavoro facevo. Siccome uso molto il computer mi consiglio di usare delle lenti bifocali.

BEEP: primo errore.

Non mi servono le bifocali, perché da vicino ci vedo benissimo. Sono miope, non presbite. Ho avuto modo di provare occhiali da vicino ma non servivano a niente. Anzi, vedevo peggio che senza occhiali.

BEEP: secondo errore.

Non ha notato che sono leggermente astigmatico e quindi le mie lenti avevano, e devono avere, anche questa piccola correzione.

Alla fine mi prescrisse delle lenti carissime: antiriflesso, anti UV, multifocali, ecc. valore: circa 1400 rs! Poi mi chiese da quale ottico sarei andato. Io feci i nomi di due grandi catene di ottici molto famose qui in Brasile, ma lui disse: “No, non andare da loro. Fanno tanta pubblicità ma non sono poi un granché. Dammi retta, vai da questo ottico in centro. È piccolino, non è famoso, ma è il migliore di Sorocaba”. Io lo lascia parlare e uscii con la ricetta in mano.

Il giorno dopo andai in centro per cambiare le lenti ai miei occhiali. Per pura curiosità andai in quel piccolo negozietto da lui consigliato. Mostrai la ricetta e, come dissi, il valore era altissimo. Spiegai allora che non potevo spendere quella cifra e che non li volevo bifocali. In questo caso mi fecero un prezzo più popolare, “solo” 1000 rs, potendo pagare in 3 volte senza interessi. Avrei voluto ridergli in faccia ma per educazione dissi che ci avrei pensato e poi sarei ritornato. Cosa che ovviamente non feci, anche perché scoprii che quel negozio era della moglie di questo simpatico oculista!

Andai perciò da un altro ottico e con circa 70 rs cambiai le lenti.

Poi venne il turno dei miei occhiali da sole, anche loro da cambiare. In questo caso andai da un altro ottico, anche questo famoso. Avendo già la ricetta del medico fu tutto molto veloce. La commessa mi chiese solo il colore delle lenti e mi disse di tornare dopo qualche giorno. Tornai, pagai questa volta circa 150 rs e contento tornai a casa. Peccato però che la mia felicità durò pochissimo, perché appena uscito dal negozio, indossando gli occhiali, mi accorsi che non potevo guardare al sole. Pur essendo molto scuri era come se fossero trasparenti, la luce entrava ugualmente. Il motivo era molto semplice: non era antiriflesso.

Colpa mia per non averglielo detto? Può darsi, ma come dissi la commessa non mi chiese niente, a parte il colore delle lenti. Eppure aveva la ricetta dell’oculista in mano. Aveva visto tutte le caratteristiche che dovevano avere. Il problema è che qui in Brasile in tutti i negozi trovate solo ragazzi giovanissimi. Può sembrare una bella cosa, ma non é. Sono giovani e non hanno esperienza. Ma questo succede non solo nei negozi, ma anche in uffici o istituzioni importanti. Un giorno dovetti andare alla “Difensoria publica”, un posto dove vai quando hai problemi di carattere giuridico ma non ti puoi permettere un avvocato. Mi aspettavo di trovare persone competenti, di parlare con qualche avvocato, visto che si trattava di giustizia. Invece era pieno di ragazzini più giovani di mia figlia. Le uniche persone adulte erano i responsabili della sicurezza, sempre presenti in qualunque luogo tu vada. Dopo ore di attesa ho potuto parlare con una ragazza con meno di vent’anni, ancora studente. E ovviamente usci da lí senza risolvere niente.

Un paio di anni fa dovetti cambiare ancora le lenti dei miei occhiali. Per curiosità, essendo già passato un po’ di tempo, decisi di fare un’ulteriore visita per vedere se fossi peggiorato. Questa volta però decisi di rivolgermi alla SUS, stanco di pagare per una cosa che in Italia è gratis e che qui in Brasile, pur pagando, non funziona.

Dopo aver fatto l’impegnativa al ‘posto de saude’ andai a fare l’esame della vista. Mi trovai così in un capannone industriale totalmente in cemento. Mi fecero accomodare in una specie di sala d’aspetto insieme a tantissime altre persone e, quando venne il mio turno, feci la visita. Chiesi alla medica se poteva dirmi la gradazione dei mie occhiali, ma mi disse che non avevano lo strumento per leggerlo. Ma come non hai lo strumento? Non pe una cosa fantascientifica. È una specie di microscopio che tutti gli ottici dovrebbero avere. Ma qui stiamo parlando della SUS, quindi tutto questo è normale. Però non capisco: come ho spiegato all’inizio, per sapere se la tua vista è cambiata, in meglio o in peggio, devi partire dagli occhiali che stavi usando. Inizi a fare l’esame con la gradazione e caratteristiche delle lenti abituali e poi l’ottico fa diversi test per definire le lenti migliori per te. Se non sai che gradazione usare all’inizio, se non sai da dove cominciare, come puoi fare l’esame? Metti delle gradazioni a caso e poi tenti nella fortuna o nel caso? Perché per conto mio è quello che fecero. Mi fecero sedere su una sedia, leggere alcune lettere e pronto. Ma che cavolo di esame sarebbe?

In ogni caso dovetti cambiare le lenti dei miei occhiali. Questa volta andai in un negozio diverso. Alla fine riuscirò a trovare un ottico valido, pensavo. Nasceva un dubbio però: quale ricetta portare? Quella del primo medico, vecchia già di alcuni anni, o quella nuova ma inefficiente del Sus? Le differenze erano minime, perciò decisi che era più affidabile quella del medico. Feci le lenti, questa volta chiarendo che le volevo antiriflesso, pagai circa 100 rs, e uscii con i miei occhiali nuovi.

Nessun problema ora, se non fosse che queste nuove lenti hanno una caratteristica strana: si appannano per niente! Non sto scherzando. Li uso normalmente, ma dopo qualche ora li devo già pulire, perché si forma una specie di patina peggiorando la visione. Non so il motivo, forse il materiale usato. Fatto sta che passo molto tempo a pulirli tutto il giorno. Ora sono già abbastanza rigate, pur usando il panno apposta per le lenti, ma non ho il coraggio di cambiarle. Ho fatto due visite oculistiche qui in Brasile e nessuna mi ha sodisfatto, ho cambiato per tre volte le lenti ma ho sempre avuto dei problemi, cosa che in Italia mai era successo. Dove vado ora? Se anche pagando mii trovo con problemi non ho proprio idea di cosa fare.


E poi se parlo male del Brasile qualcuno si offende!
Continue reading

mercoledì 25 gennaio 2017


L’ondata di violenza che c’è stata all’inizio dell’anno nelle carceri del Brasile ha puntato i riflettori su un sistema ormai al collasso. Quasi cento detenuti sono morti solo nella prima settimana di gennaio, uccisi mentre le guardie erano apparentemente incapaci di fermare lo spargimento di sangue. Come si è arrivati ​​a questo?

Il primo problema è il sovraffollamento, spiega la Bbc. Un giro di vite nei confronti dei reati violenti e legati alla droga ha visto negli ultimi quindici anni la popolazione carceraria del Brasile aumentare. La prigione nello stato di Roraima, dove il 6 gennaio sono stati uccisi 33 detenuti, ospita 1.400 persone, il doppio della sua capacità. Il sovraffollamento rende difficile per le autorità carcerarie mantenere separate le fazioni rivali. E causa l’aumento della tensione all’interno delle celle, con i detenuti che si disputano le limitate risorse, come materassi e cibo.

Il secondo problema è la guerra tra bande rivali. Le uccisioni sono comuni tra le mura delle prigioni brasiliane – 372 detenuti sono morti in questo modo nel 2016, secondo la Folha de São Paulo – ma questo aumento è da collegarsi alla rottura di una tregua che vigeva da quasi vent’anni tra due delle più potenti bande del paese. Fino a poco tempo, il Primeiro comando da capital, di São Paulo, e Comando vermelho, di Rio de Janeiro, avevano un rapporto di collaborazione, presumibilmente per garantire il commercio di marijuana, cocaina e armi nelle città e oltre i confini del Brasile. Recentemente la pace è finita, anche se le ragioni sono poco chiare. E vista la repressione del governo nei confronti delle bande criminali, ci sono migliaia di persone appartenenti a entrambe le bande rinchiusi nelle carceri brasiliane.

Terzo problema è la mancanza di risorse. Molte carceri brasiliane sono sottofinanziate. In seguito alle ultime rivolte il governatore dello stato ha chiesto al governo federale attrezzature come metal detector, braccialetti elettronici e dispositivi per bloccare il segnale telefonico dentro le carceri. La sua richiesta mostra la mancanza di attrezzature di base anche in carceri molto affollate. Il governatore ha anche chiesto l’invio di forze federali. Male addestrate e mal pagate, le guardie carcerarie devono affrontare spesso detenuti che non solo sono più numerosi, ma inoltre sentono di avere poco da perdere visto che già devono affrontare condanne lunghe. Il governo brasiliano ha annunciato un piano per modernizzare il sistema, ma visto che il paese si trova nella peggiore recessione degli ultimi decenni e la spesa pubblica è bloccata per vent’anni, è difficile vedere come possa finanziarlo.

Continue reading