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lunedì 16 gennaio 2017


Alleluia! Di male in peggio. Questo paese sta peggiorando giorno per giorno e non si riesce a vedere una via d'uscita. il lavoro cala, i prezzi aumentano e le nuove riforme di Temer sembra che siano state create solo per peggiorare la situazione. Da notare che molti italiani, che fino a ieri erano difensori accaniti del Brasile e che mai, proprio mai, sarebbero ritornati in Italia, ora invece stanno cambiando idea. Questo la dice lunga sulla situazione attuale.

Il presidente Temer ha annunciato una riforma che legherà i salari alla produttività e aumenterà di quasi 10 anni i requisiti per la pensione. Questo mentre erano già in corso proteste di piazza contro la decisione di congelare per un ventennio la spesa pubblica, con effetti negativi su sanità e istruzione. Il pil nel 2016 è calato del 3,4% e la maxi inchiesta per corruzione continua ad allargarsi

È stata definita dal presidente brasiliano Michel Temer “un grande regalo di Natale” la proposta di riforma del mercato del lavoro annunciata dal governo qualche settimana fa. Un’iniziativa che si andrà a inserire nel quadro complessivo di grandi cambiamenti che attende il Paese sudamericano. A metà dicembre il Senato ha infatti dato il via libera a una modifica della Costituzione che si tradurrà in un congelamento della spesa pubblica per i prossimi 20 anni. Come dire che gli investimenti in sanità e istruzione resteranno al palo. Gli ultimi dati rilasciati dalla Banca centrale non sono confortanti (anche il 2016 si chiuderà con un pil in calo del 3,4% e sarà il terzo anno di recessione) ed è sempre più acuta la crisi economica e sociale che attraversa il Paese, dopo l’impeachment subìto dall’ex presidente Dilma Rousseff e le inchieste per corruzione che si moltiplicano senza sosta tra le elite politiche e imprenditoriali.

12 ore di lavoro al giorno e innalzamento di nove anni dell’età per la pensione – Incremento delle ore lavorate da 8 a 12 al giorno, per un massimo di 48 a settimana e fino a 220 al mese, e una più ampia flessibilità nelle negoziazioni contrattuali, con un intervento minimo del governo e maggiore libertà alle intese tra datori di lavoro e occupati per quanto riguarda salari (che saranno legati alla produttività), pause e vacanze. Ma anche e soprattutto la correzione dei criteri pensionistici: con l’attuale sistema i brasiliani possono cessare la propria attività dopo 30 anni di lavoro, che oggi significa in media 54 anni di età. La riforma proposta da Temer fisserà a 65 anni l’ingresso nell’età pensionabile, anche oltre i 30 anni di attività, sollevando non poche criticità: in alcune regioni del Brasile l’aspettativa di vita va mediamente poco oltre i 65 anni, mentre chi è alle prese con lavori usuranti, spesso intrapresi in giovane età, sarà costretto a lavorare molti anni in più prima di poter usufruire della pensione.

Proteste di piazza contro il piano di austerità di Temer – Una riforma che con ogni probabilità non gioverà alla popolarità del governo, arrivata a livelli di guardia già all’inizio di dicembre. L’ultima rilevazione dell’istituto di ricerca Ibope, commissionata dalla locale Confindustria, è stata condotta tra l’1 e il 4 dicembre e ha evidenziato che solo il 13% della popolazione considera “ottimo o buono” l’esecutivo guidato da Temer, che è invece “cattivo o pessimo” per il 46 per cento. Un netto peggioramento rispetto alla rilevazione di ottobre, che aveva visto il 39% della popolazione bocciare il governo appena insediato. Non solo: il 64% dei cittadini brasiliani disapprova il modo di governare del presidente – era il 55% tre mesi fa – e ben il 72% dichiara di non avere fiducia dello stesso Temer. Pochi giorni dopo la rilevazione, migliaia di brasiliani sono scesi in piazza per contestare le misure di austerity annunciate dal presidente, che andranno a incidere nella politica economica e sociale del Paese almeno per i prossimi 20 anni. Le proteste sono deflagrate in maniera violenta nella capitale Brasilia e almeno in una dozzina di Stati, con assalti alla tv locale Globo ritenuta filogovernativa, respinti dalla polizia in assetto antisommossa.


Paese stretto tra recessione, calo delle vendite e spesa pubblica al palo – Le modifiche alla Costituzione andranno a fissare un tetto alla spesa pubblica, legando la possibilità di investimenti pubblici al tasso di inflazione dell’anno precedente, con una netta sforbiciata a settori dell’economia brasiliani con un grosso impatto sulle fasce povere della popolazione, dall’educazione alla sanità. Per la sicurezza sociale il Brasile utilizza il 40% della spesa pubblica, che vale, secondo le stime del governo, il 2,7% del pil, dallo 0,3% del 1997. Gli ultimi dati segnalano per il 2016 un pil negativo del 3,4%, e la Banca centrale ha più volte ridotto le previsioni di crescita per il 2017, oggi allo 0,8 dal precedente 1,3%, mentre la World Bank stima un ancor più pessimista 0,5 per cento. La recessione, che sta per entrare nel terzo anno consecutivo, ha avuto un deciso impatto sulle spese dei brasiliani, e le stime per l’ultimo Natale parlano di una riduzione delle vendite rispetto al 2015 del 4,8 per cento. Per la prima volta dal 2004, lo scorso anno gli esercizi commerciali che hanno chiuso sono stati più di quelli di nuova apertura, con un calo generale delle vendite del 9 per cento. Inevitabile una complessiva riduzione dei prezzi, compresi quelli dei beni alimentari, e dunque l’inflazione, che lo scorso anno si è assestata al 6,3%, dovrebbe fissarsi nell’anno in corso attorno al 4,5 per cento. Anche per questo la Banca centrale ha appena tagliato il costo del denaro per la terza volta consecutiva, portando il tasso di riferimento dal 13,75% al 13 per cento. La riduzione di 75 punti base è la maggiore effettuata in quasi cinque anni e ha sorpreso anche il mercato finanziario locale, che si aspettava un taglio dello 0,50 per cento.

La maxi inchiesta per corruzione sfocia in multe miliardarie. E coinvolge anche il presidente – Altrettanto preoccupante appare il calo degli investimenti, lo scorso anno crollati dell’11,2 per cento. Oltre alla delicata situazione economica, hanno su questo fronte un ruolo importante l’incertezza politica e le infinite inchieste per corruzione. L’operazione Lava Jato, vale a dire Autolavaggio, ritenuta la più grande operazione anti-corruzione nella storia del Brasile, e che ha sollevato uno stratificato sistema di tangenti attorno all’azienda petrolifera statale Petrobras è in corso dal 2014, e continua a riservare sorprese. Nel quadro di questa inchiesta, le indagini si sono condotte anche verso il gruppo Odebrecht, conglomerato delle costruzioni, che poche settimane fa è stato riconosciuto colpevole dal dipartimento di giustizia statunitense di aver guidato un cartello di società attive nel settore delle costruzioni e dovrà pagare una multa di 2,6 miliardi di dollari, che per l’80% sarà versata alle autorità brasiliane. Secondo le autorità i costruttori hanno versato 800 milioni di dollari di tangenti a politici di tre continenti per ottenere appalti pubblici, compresa la costruzione dello stadio di San Paolo, usato per la partita inaugurale dei mondiali di calcio di due anni fa. L’inchiesta ha coinvolto anche lo stesso Temer, il quale ha negato di aver ricevuto 3 milioni di euro da Odebrecht. E nell’ambito della stessa inchiesta le autorità Usa hanno inoltre trovato un accordo con un’altra società brasiliana, la petrolchimica Braskem, che avrebbe pagato tangenti a un manager Petrobras. Braskem ha accettato di pagare una multa di 957 milioni di dollari.

di Felice Meoli | 15 gennaio 2017





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venerdì 13 gennaio 2017



Scusate se sto scrivendo poco in questo blog, ma devo curare il mio nuovo canale di Youtube.

In questo video ho voluto mostrare, per chi non le conoscesse, alcune "delizie" culinarie brasiliane. Chi segue il blog giá conosce molto bene queste cose, specialmente se vive in Brasile, ma molti ancora non sanno quello che si stanno perdendo vivendo in Italia :)

AGGIORNAMENTO:

il video ho preferito eliminarlo. A me sembrava simpatico come video e interessante come argomento, ma poi parlando con mia moglie e informandomi in rete ho pensato che fosse meglio eliminarlo dal mio canale. Prima di tutto per un problema di Copyright: avendo utilizzato parti di video di altre persone avrei dovuto prima chiedere a loro il permesso di attualizzarle. Io non l'ho fatto perché non l'ho ritenuto importante. Non erano video di persone famose ma cose comuni trovate su Youtube. Ma anche in questo caso ci sarebbe stata una violazione di Copyright e avrebbero potuto chiudere il mio canale.

Ma il vero motivo é che non mi fido dei brasiliani. Non hanno nessun scrupolo nel processarti solo per guadagnare un po' di soldi. Puó sembrare esagerato ma ho visto molte situazioni simili e per un nonnulla ti processano e ti ritrovi con un problema che mai avresti immaginato.

Questo é il vero motivo per aver eliminato il mio video.

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giovedì 12 gennaio 2017


Secondo video sul costo di vita in Brasile e Italia. ho ripreso in parte quello che avevo scritto in un post precedente, con la speranza che le persone, interessate a questo argomento, possano finalmente capire la grande differenza di prezzi tra i nostri due paesi.

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martedì 10 gennaio 2017



Primo video del mio nuovo canale Youtube!

https://www.youtube.com/channel/UCNeT4o-jkG3jH1FKZP5CyuQ

La qualità non é molto buona, dato che il mio cellulare non é poi una gran cosa e che, scaldandosi, ha cominciato a dare i numeri :)

Penso però che fare video, oltre che scrivere post, sia importante per qualunque blogger. Per questo, con un briciolo di coraggio (o forse incoscienza) ho deciso di pubblicare dei video parlando delle cose che abitualmente tratto nel blog.

Sicuramente riceverò molte critiche, ma ormai ci sono abituato e non mi fanno né caldo né freddo. Avrei voluto anche farlo in portoghese ma penso che vada meglio in italiano, essendo indirizzato verso i nostri concittadini.

in ogni caso auguri a me per questo nuova avventura, anche se non sarà l'ultima!




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lunedì 2 gennaio 2017


Ciao a tutti e, anche se in ritardo, buon 2017!

Sono passato di qua solo per rassicurare tutte quelle persone che leggono il mio blog, sia quelle a cui sono simpatico sia quelle che mi odiano (o che sto semplicemente sulle balle) che non sono morto.

I motivi per cui sto scrivendo poco sono semplici:

1. non c'è molto da dire.
2. non ci sono notizie a mio parere interessanti.
3. sono molto impegnato.
4. sono pigro

Sul numero 1 e 2 é vero. non mi sembra che qui in Brasile sia successo qualcosa di cosí interessante da poterne parlare. Le notizie sono sempre le stesse e sinceramente mi sto un po' annoiando;

Anche il punto 3 é vero. Tra il lavoro e la famiglia il tempo é sempre poco. Inoltre ho creato un negozio online per mia moglie e credetemi, non é così semplice come sembra. Le cose da fare sono innumerevoli e siamo appena all'inizio. Ma speriamo che tutto vada per il meglio. E come se non bastasse sto preparando un'altra cosa che in qualche modo riguarda questo blog, ma per ora non vi dirò niente :)

E sul fatto di essere pigro ormai é risaputo, ma nessuno é perfetto quindi concedetemi questo piccolo difetto.

In ogni caso spero di tornare qui al più presto per parlare di qualcosa d'interessante.

Até logo!
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mercoledì 14 dicembre 2016


Immaginate un paese in continua recessione, dove la salute pubblica e l'educazione quasi non esistono, dove gli alunni e gli stessi insegnanti sono tra i più ignoranti del pianeta. Ora immaginate che qualcuno voglia migliorare questa situazione. In un paese "normale" cosa farebbe? Aumenterebbe l'investimento in queste due aree, cercherebbe di migliorare le strutture sanitarie, aumentare il livello di competenza di medici e infermieri, offrire un servizio sanitario perlomeno dignitoso per la propria popolazione. Investirebbe anche nell'educazione pubblica, con professori più preparati, in modo di portare il paese a un livello superiore a quello attuale.
Ma il Brasile non é un paese normale.

È stata approvata dal Senato una proposta di legge chiamata PEC 55. In pratica il governo, per diminuire le spese pubbliche e il deficit ormai a livelli storici, ha deciso che per 20 anni (sí, avete letto bene, 20 anni) un congelamento sulle spese sociali, proprio quelle di cui la popolazione ha più bisogno, come salute ed educazione. Quindi per 20 anni nessuno investirà in queste aree così importanti, nessuno cercherà di migliorare la già pessima situazione attuale. Meglio lasciare le cose come sono. Anzi, hanno deciso che é meglio peggiorarle, Perché ovviamente in questo paese salute, educazione e benessere della popolazione non sono affatto importanti.

Il Senato brasiliano, con 53 voti a favore e 20 contro, ha approvato ieri un provvedimento di austerità che prevede 20 anni di congelamento della spesa sociale. Con questo tetto di spesa alla sanità, all’educazione e all’assistenza alle fasce più disagiate della popolazione, che prevede un emendamento costituzionale, denominato «PEC 55», il governo di Michel Temer punta a riportare sotto controllo la finanza pubblica e a far affluire nel Paese nuovi investimenti dall’estero. [LA STAMPA]

Limitar gastos sociais por um período de 20 anos é completamente inaceitável e nenhum governo poderia ter o direito de restringir as opções de governos futuros nesse sentido... Aceitar que políticas de áreas fundamentais como saúde e educação sofram um desmonte pelos próximos 20 anos é totalmente incoerente com as ideias de direitos humanos... nos próximos 20 anos, o governo vai gastar com políticas sociais muito menos do que gasta hoje. Isso significa que toda uma futura geração está condenada, o que é inaceitável...  em vez de enxergar a saúde, a educação e outros direitos como uma forma de melhorar a competitividade da economia brasileira, o governo vende a ideia de que cortar gastos irá resolver os problemas... Saúde e educação são importantes para a economia, não apenas para a população. Se a população não é bem educada e não está saudável, tudo isso prejudica o crescimento econômico. Está claro que essa é uma proposta que interessa a uma pequena parcela da elite e de jeito nenhum faz parte dos interesses da maioria da população. [CARTA CAPITAL]

O congelamento de gastos sociais previsto na PEC 55 terá "impacto severo" sobre a população pobre no Brasil, provocará "retrocesso social" e colocará "toda uma geração futura em risco de receber uma proteção social muito abaixo dos níveis atuais". O diagnóstico é do australiano Philip Alston, relator especial das Nações Unidas para a pobreza extrema e os direitos humanos... “Essas políticas contribuíram substancialmente para reduzir os níveis de pobreza e desigualdade no país. Seria um erro histórico atrasar o relógio nesse momento,” disse Alston... Ainda segundo o relator, a PEC 55 coloca o Brasil em violação ao Pacto Internacional dos Direitos Econômicos, Sociais e Culturais ratificado em 1992, que "veda a adoção de 'medidas deliberadamente regressivas' a não ser que não exista nenhuma outra alternativa e que uma profunda consideração seja dada de modo a garantir que as medidas adotadas sejam necessárias e proporcionais.” [CARTA CAPITAL]

"O Brasil continuará com o desastre educacional que tem hoje."
"Se não conseguirmos avançar nessas medidas, estaremos condenados a uma educação de baixa qualidade, e o Brasil não vai conseguir crescer economicamente. O país será uma promessa falida", afirma Claudia.
Estamos com um problema sério e de longo prazo. Acredito que a PEC 55 vai trazer danos graves para a educação, sem ganhos significativos do ponto de vista fiscal. Normalmente, quando países têm problemas fiscais, ao menos os mais desenvolvidos, eles preservam a educação dos cortes. O Brasil optou por não fazer isso. É uma grande pena.
O impacto direto é condenar o Brasil a uma baixa qualidade da educação das crianças por um período de 20 anos. 
Vejo o país estagnado. Uma das questões mais preocupantes que observamos na economia brasileira é a da produtividade, que está estagnada em um patamar muito baixo. Com uma produtividade baixa, e ela tem uma correlação importante com a qualidade da educação e o crescimento econômico de longo prazo, não vamos crescer. Com menos investimentos em educação, não vamos conseguir preparar os jovens para o futuro do mercado de trabalho... estaremos condenados a uma educação de baixa qualidade, e o Brasil não vai conseguir crescer economicamente. O país será uma promessa falida. [BRASIL 247]
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martedì 6 dicembre 2016


Questa mattina alle 11 l’Ocse ha reso noti, tramite una serie di eventi promossi in contemporanea in tutto il mondo, i risultati dell’edizione 2015 del programma triennale PISA (Programme for International Student Assessment), al quale hanno partecipato circa 540.000 studenti quindicenni dei 72 Paesi partecipanti. Per chi non lo sapesse il PISA é  un'indagine internazionale promossa dall'OCSE nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di istruzione degli adolescenti. Purtroppo il Brasile non ha fatto una bella figura, risultando tra gli ultimi classificati. Ma non credo che questo possa meravigliare qualcuno.

Dados do Pisa, prova feita em 70 países, foram divulgados nesta terça; Brasil ficou na 63ª posição em ciências, na 59ª em leitura e na 66ª colocação em matemática.

Os resultados do Brasil no Programa Internacional de Avaliação de Estudantes (Pisa, na sigla em inglês), divulgados na manhã desta terça-feira (6), mostram uma queda de pontuação nas três áreas avaliadas: ciências, leitura e matemática. A queda de pontuação também refletiu uma queda do Brasil no ranking mundial: o país ficou na 63ª posição em ciências, na 59ª em leitura e na 66ª colocação em matemática.

A prova é coordenada pela Organização para Cooperação e Desenvolvimento Econômico (OCDE) foi aplicada no ano de 2015 em 70 países e economias, entre 35 membros da OCDE e 35 parceiros, incluindo o Brasil. Ela acontece a cada três anos e oferece um perfil básico de conhecimentos e habilidades dos estudantes, reúne informações sobre variáveis demográficas e sociais de cada país e oferece indicadores de monitoramento dos sistemas de ensino ao longo dos anos.

Especialistas ouvidos pelo G1 afirmam que não há motivos para comemorar os resultados do país no Pisa 2015, e afirmaram que, além de investir dinheiro na educação de uma forma mais inteligente, uma das prioridades deve ser a formação e a valorização do professor. "Questões como formação de professores, Base Nacional Comum e conectividade são estratégicas e podem fazer o Brasil virar esse jogo", afirmou Denis Mizne, diretor-executivo da Fundação Lemann.

"É fundamental rever os cursos de formação inicial e continuada, de maneira que os docentes estejam realmente preparados para os desafios da sala de aula (pesquisas mostram que os próprios professores demandam esse melhor preparo)", disse Ricardo Falzetta, gerente de conteúdo do Movimento Todos pela Educação.

Para Mozart Neves Ramos, diretor de Articulação e Inovação do Instituto Ayrton Senna, parte da solução "passa também em superar a baixa atratividade dos jovens brasileiros pela carreira do magistério, ao contrário do que ocorre nos países que estão no topo do ranking mundial do Pisa. Nesses países, ser professor é sinônimo de prestígio social".

No país, a prova fica sob responsabilidade do Instituto Nacional de Estudos e Pesquisas Educacionais Anísio Teixeira (Inep). A amostra brasileira contou com 23.141 estudantes de 841 escolas, que representam uma cobertura de 73% dos estudantes de 15 anos.

Em cada edição, o Pisa dá ênfase a uma das três áreas. Na deste ano, o foco foi ciências. Em 2015, a nota do país em ciências caiu de 405, na edição anterior, de 2012, para 401 [Italia 481]; em leitura, o desempenho do Brasil caiu de 410 para 407 [Italia 485]; já em matemática, a pontuação dos alunos brasileiros caiu de 391 para 377 [Italia 490]. Cingapura foi o país que ocupou a primeira colocação nas três áreas (556 pontos em ciências, 535 em leitura e 564 em matemática).
No Brasil, em todas as três áreas, mais da metade dos estudantes ficaram abaixo do nível 2. Veja no gráfico:


Além disso, 4,38% dos alunos brasileiros ficaram abaixo até do nível mais baixo no qual a OCDE determina habilidades esperadas para os estudantes em ciências. Em leitura e matemática, esse índice foi de 7,06% e 43,74% em matemática (no caso, da matemática, porém, há seis níveis de proficiência, e não sete).

Para Ricardo Falzetta, do Todos pela Educação, os dados mostram dois problemas principais. "Em primeiro lugar, que os nossos jovens não estão aprendendo conhecimentos básicos e fundamentais para que possam exercer plenamente sua cidadania enquanto jovens e depois, enquanto adultos, realizando seus projetos de vida. Em segundo lugar, a pesquisa aponta novamente – como vemos em diversos outros estudos, inclusive os nacionais – as enormes disparidades entre as regiões."

"Apenas para ilustrar, se considerarmos os nossos resultados em ciências, atingimos 401 pontos, enquanto que os alunos dos países da OCDE obtiveram uma média de 493 pontos", afirmou Mozart Neves, do Instituto Ayrton Senna. "É uma diferença que equivale a aproximadamente ao aprendizado de três anos letivos!"

 "Os estudantes brasileiros mostraram melhor desempenho ao lidar com textos representativos de situação pessoal (por exemplo, e-mails, mensagens instantâneas, blogs, cartas pessoais, textos literários e textos informativos) e desempenho inferior ao lidar com textos de situação pública (por exemplo, textos e documentos oficiais, notas públicas e notícias)", avaliou o Inep, no documento divulgado à imprensa.

 "Os resultados do Brasil no Pisa são gravíssimos porque apontam uma estagnação em um patamar muito baixo. 70% dos alunos do Brasil abaixo do nível 2 em matemática é algo inaceitável. O Pisa é mais uma evidência do que vemos todos os dias nas escolas", afirmou Denis Mizne, da Fundação Lemann.

Entenda o Pisa

As provas do Pisa duram até duas horas e as questões podem ser de múltipla escolha ou dissertativas. Nesta edição, em alguns países, incluindo o Brasil, todos os estudantes fizeram provas em computadores. O exame é aplicado a uma amostra de alunos matriculados na rede pública ou privada de ensino a partir do 7° ano do ensino fundamental. Além de responderem às questões, os jovens preencheram um questionário com detalhes sobre sua vida na escola, em família e suas experiências de aprendizagem.

Do total de alunos da amostra brasileira, 77,7% estavam no ensino médio, 73,8% na rede estadual, 95,4% moravam em área urbana e 76,7% viviam em municípios do interior.
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sabato 3 dicembre 2016


Nel post precedente ho condiviso con voi alcune piccole cose che mi mancano dell’Italia. Cose da poco, come avete visto, ma che sommate fanno una grande differenza. Ora invece parlerò di alcune cose che non ne sento la mancanza o che, in qualche modo, sono riuscito a rimediare.

LIBRI E GIORNALI


Quando vivevo in Italia nel mio piccolo bilocale avevo circa 2000 libri. Il corridoio era in pratica un’intera libreria e in ogni stanza, bagno escluso, avevo almeno uno scaffale con altri libri. Per venire a vivere in Brasile ho dovuto regalarli tutti, e non è stato facile, credetemi. In Brasile ne ho portati solo qualche centinaio, quelli a mio avviso che non potevo lasciarli da parte. Da qui si capisce la mia passione per i libri e la lettura. Mi piacciono i libri, sia per le storie raccontate che come oggetti in sé. Li trovo belli, educativi, riflessivi e tanto altro. Quindi dovevo trovare un modo per avere di nuovo tutti i miei vecchi libri e di trovarne di nuovi una volta arrivato in Brasile. Per fortuna la tecnologia mi è venuta in aiuto: nel mio PC ora ho circa 3000 e-book, tutti in italiano, e ogni giorno ne scarico almeno un paio nuovi. Quindi possiamo benissimo dire che i libri non mi mancano, dato che riesco a trovarli ormai su internet senza problema alcuno.

Lo stesso discorso vale per i giornali. Nei miei “Preferiti” ho i link di tutti i quotidiani italiani e di alcune riviste. E sempre su internet è molto facile trovare siti dove poter scaricare ogni tipo di giornale, italiano ed estero che sia.

FILM E TV


Iniziamo col dire che la televisione non mi ha mai interessato. Quando ero in Italia guardavo solo il telegiornale, giusto per essere informato su quanto succedeva nel mondo, qualche programma divertente, tipo Zelig, giusto per farsi una risata ogni tanto e qualche programma informativo o culturale. Alla sera preferivo uscire o vedere un film. Qui in Brasile ho avuto la TV a cavo, poi sono passato a quella satellitare e ora mi ritrovo con una normalissima antenna UHF che, qui dove abito, prende solo un canale. Ma non è affatto un problema, anche perché, sempre grazie a internet, volendo riesco ad assistere a quasi tutti i programmi italiani, sia della Rai che quelli privati.

I film invece mi piacciono molto e ogni sera ne guardo uno diverso. Non sono abbonato a Netflix per il semplice fatto che scarico i film che mi piacciono in lingua originale, ma con sottotitoli in portoghese o italiano. In questo modo ho la possibilità di vedere film non ancora in programmazione in Italia e da poco usciti sul grande schermo.

CIBO


Si, lo so, nel post precedente avevo detto che molte cose di cui sento la mancanza sono legate al cibo, ed è vero. Ci sono molti prodotti italiani che in Brasile sono impossibili da trovare, però da buon italiano mi arrangio. Ecco così che al posto dei pelati ho imparato a fare il sugo con i pomodori "veri", quando voglio mangiare una pizza all’italiana o una focaccia ligure preparo io la pasta e suo gli ingredienti che mi piacciono, i ravioli ho imparato a farli in casa, così come le tagliatelle. Il fatto di essere lontano da casa e di non riuscire a trovare ciò che desidero mi ha spronato a imparare tante cose nuove, cose che in Italia nemmeno sognavo (perché fare la pasta o il pane in casa quando bastava svoltare l’angolo per trovare un pastificio o una panetteria?). Se poi aggiungiamo che adoro cucinare tutto diventa ancora più semplice.

GLI ITALIANI


Prima di venire insultato da tutte le parti vediamo di chiarire bene questo punto. Io sono un italiano che vive lontano dal proprio paese e, come ormai avrete capito, amo l’Italia e ne sento la mancanza. Quindi ben venga qualche mio connazionale con cui scambiare due chiacchiere, bere un caffè o fare una spaghettata insieme. Ma, diciamo così, non ne sono ossessionato. Riesco a vivere bene anche senza qualche amico o conoscente italiano. Se capita di conoscerne qualcuno e passare una serata in compagnia ben venga, ma anche se fossi l’unico italiano rimasto sulla terra riuscirei a vivere senza farmi mille problemi.


Non so, forse pensandoci meglio troverei altre cose dell’Italia che mi mancano e altre che non ne sento più la necessità. Col tempo ci si abitua a molte cose e bisogna imparare ad adattarsi a queste nuove abitudini. Non è facile ma è possibile.
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martedì 29 novembre 2016


Chi vive in Italia, straniero o italiano che sai, conoscerà certamente l’autolettura del contatore, sia del gas che dell’energia elettrica. Per chi non lo sapesse potremmo dire, a grandi linee, senza entrare nei dettagli, che molte volte, dipendendo dal tipo di contatore o da altri fattori, il consumo che troviamo sulla bolletta non è reale, ma “stimato”. In pratica la società di energia elettrica o del gas dicono “Tu l’anno scorso, in questo periodo, hai consumato TOT chilowatt o metri cubi di gas, quindi noi “stimiamo” che anche ora, in questo stesso periodo, stia consumando la stessa quantità”. A volte questo sistema comporta un notevole aumento di costi, cioè una bolletta molto elevata, pur avendo consumato meno di quanto stimato. Per evitare questo problema e pagare solo quanto si è consumato esiste appunto l’autolettura, cioè si comunica alla società in questione i chilowatt o i metri cubi realmente consumati in un determinato periodo.

Sempre chi vive in Italia avrà notato che negli autobus cittadini non esiste la “catraca” come qui in Brasile. Chi vuole usare l’autobus dovrà comprare il biglietto prima di salire e tenerlo fino alla fine della corsa. Può capitare che ogni tanto salga sull’autobus un controllore e ti chieda di mostrare il biglietto. Se non ce l’hai dovrai pagare una multa.

Sempre in Italia per fare benzina devi agire da solo. Ti fermi davanti alla pompa, metti la quantità che ti serve e poi vai a pagare alla cassa.

E sempre in Italia alcuni grandi negozi, per fare un esempio l’Ikea, alcune casse sono “fai da te”, nel senso che non c’è un cassiere. Sei tu, come cliente, che devi passare i vari articoli sullo scanner e poi pagare con carta di credito o Bancomat.

Bene, questi quattro esempi cos’hanno in comune? Che nessuno di essi potrebbe essere usato qui in Brasile. Per due motivi molto semplici.

Il primo è per il fatto che ai brasiliani piace essere serviti. Come abbiamo visto in altre discussioni in Brasile non esiste il “fai da te”. Se devi fare il pieno di benzina, lavare l’auto o anche comprare un paio di mutande ci sarà sempre qualcuno che lo farà al posto tuo. Ricordo che mia moglie pe rimasta quasi scioccata quando mi ha visto per la prima volta fare benzina da solo o lavare la macchina per pochi euro e di sicuro avrà pensato “Ma guarda ‘sti italiani che strani. Oltre a pagare sono io che devo fare il lavoro”.

“Ma in questo modo noi diamo lavoro a tutti”, è la frase che sento più spesso. Balle! A voi piace essere serviti, in ogni occasione. È solo questo il punto.

Altro motivo è per il famoso “jeitinho brasileiro” o per meglio dire nella grande differenza culturale tra Brasile e Europa. Il benzinaio, il grande negozio o il gestore di energia sanno che l’italiano è onesto, sanno che non cercherà di fregare gli altri, di conseguenza sé stesso, non passando alla cassa qualche articolo o non pagando la benzina. In poche parole si fidano di noi, perché sanno che è nella nostra cultura essere onesti. Ve lo immaginate quanti brasiliani, una volta fatto il pieno alla macchina, scapperebbero senza pagare? Vi immaginate quante persone prenderebbero il bus senza pagare? Qui vedo un sacco di persone allacciarsi alla rete elettrica dei propri vicini o manomettere il contatore per pagare di meno.


Questi sistemi, comuni in Italia e in Europa, qui non sarebbero possibili. E tutto per un semplice fatto di cultura, ammesso che essere disonesti sia una questione culturale.
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sabato 26 novembre 2016


Ormai sono più di sette anni che vivo in Brasile. Non dico che ormai mi senta un brasiliano però ci ho fatto l’abitudine. E come dico sempre, è probabile che passerò il resto della mia vita in questo paese. Però ancora adesso, ma immagino per sempre, ci sono alcune piccole cose della mia Italia di cui sento la mancanza. Niente di serio, potremmo dire che sono tutte stupidaggini, ma che per me hanno il loro piccolo ma importante peso nella vita di tutti i giorni. Non vuole essere una critica verso il Brasile e, tantomeno, potremmo definirla di “saudade” verso la mia terra natale (anche se un po’ di nostalgia c’è). Sarebbe lo stesso se io vivessi in una qualunque città europea o in qualche paese fuori dall’Italia. Diciamo che sono cose che mi fanno dire: “Peccato che qui non ci sia”. Andiamo a vederle insieme e, mi raccomando, non ridete o prendetemi in giro. Solo chi vive in un paese straniero potrà capire di cosa sto parlando.

CASSETTE DELLA POSTA


Questa è una cosa che manca in Brasile. In Italia, lungo le vie delle città, è facile incontrare alcune cassette postali dove spedire la propria corrispondenza. Ogni giorno, a un determinato orario, i funzionari della Posta passano col loro furgoncino e ritirano tutta la posta imbucata, per poi smistarla e inviarla a destinazione. Qui in Brasile no. Se devi spedire una lettera o una cartolina devi andare a un qualunque ufficio postale, comprare il francobollo e spedire. Nulla da ridire su questo, peccato però che questi uffici siano lontani da dove abito. Se in Italia mi bastava scendere in strana e svoltare un angolo per spedire una cartolina o un biglietto di auguri, qui in Brasile mi tocca fare due o tre chilometri a piedi. Fa bene alla salute, direte voi, ma a me fa solo girare le balle e perdere tempo.

FONTANELLE


No, questo proprio manca in Brasile, ed è un vero peccato. Lo so, potremmo dire che le fontanelle siano una delle tante caratteristiche dell’Italia, ma sono di una comodità tale che solo chi ha passato un’estate in una qualunque città italiana può capire. Qui siamo in un paese tropicale, fa caldo e c’è il sole tutto l’anno, e non immaginate come sarebbe bello ogni tanto bere un po’ di acqua fresca o rinfrescarsi. Invece sei costretto a girare sempre con una bottiglietta d’acqua, che dopo mezzora è già calda e imbevibile.


Ma d’altronde qui non esistono nemmeno le vere e proprie fontane, con la scusa della zanzara Aedes Aegypti e della sua malattia portatrice. Qui a Sorocaba c’è uno shopping dove, vicino al parcheggio, hanno installato una piccola fontana. In pratica è una vasca quadrata di cemento con dell’acqua dentro, senza nessun ornamento o abbellimento. Eppure tutte le persone che passano si fermano qualche minuto ad ammirarla, a farsi le foto, e io sorrido, perché penso cosa farebbero queste persone se fossero un giorno a Roma o Firenze.

POSTI DOVE ANDARE


Lo so, molti di voi diranno o penseranno che il Brasile è un “País lindo e maravilhoso”, ma non è così. Mi dispiace deludervi ma se escludiamo qualche quartiere di Rio o di Salvador il Brasile non ha nulla da offrire ai suoi abitanti o un semplice turista. Forse chi vive in qualche città vicino sul mare avrà qualche attrazione in più (ma sai che palle passare tutto il giorno in spiaggia?), ma per chi come me, oserei dire per la maggioranza date le dimensioni del paese, vive nel “interior” le cose sono molto diverse e tristi. Prendiamo per esempio la città in cui vivo: Sorocaba è una città più grande di Milano, anche se con meno abitanti, eppure non c’è letteralmente un posto dove andare. In Italia se vuoi uscire a fare due passi, se vuoi passare un sabato pomeriggio con la fidanzata, moglie o amici basta uscire di casa e passeggiare per le vie storiche o affollate che ogni città, anche la più piccola, tiene. 


Puoi fare un giro sotto i portici o bere un caffè in piazza, rilassandoci o osservando le persone che, come te, sono in giro per fare compere o divertirsi. Qui no. Qui l’unica cosa che puoi fare è andare in uno shopping, al chiuso. “Ma Franco, puoi sempre fare un giro in centro”. A parte il fatto che il “centro” di una qualunque città brasiliana è molto diverso dal “centro” di una città italiana, dato che qui non esistono palazzi storici, chiese, musei a tanto altro. Poi qui si fa in centro per fare compere. Nessun brasiliano dirà “Vado a fare un giro in centro”, perché qui si va solo per spendere soldi. Il “centro” non è nient’altro che uno shopping all’aria aperta, nulla di più. A parte i negozi non c’è nulla d’interessante. Qui tutto è rivolto al consumo, quindi se non hai soldi o nulla di che comprare è inutile andare in centro.


Qui in Brasile, tra le altre cose, non esistono le sagre del paese. Avete ragione, anche questa è un’altra delle caratteristiche dell’Italia, però sono belle e ti permettevano di passare una serata in allegria mangiando e bevendo con gli amici.


Qui anche una semplice pizza in compagnia diventa quasi impossibile. Solo l’idea di spendere R$ 40,00 per una pizza che non è una vera pizza e che viene servita già tagliata a fette, da dividere con gli altri, proprio non mi attira.

CHIESE


Non sono una persona religiosa. Sono cattolico, conosco un poco la vita di Gesù e qualche preghiera, ma non vado a messa la domenica, non sono un fanatico come molti brasiliani e mi dà fastidio chi usa Dio e la religione in ogni evenienza. Però le chiese mi piacciono. Quando ero in Italia andavo spesso in chiesa, specialmente in quelle più piccole, fuori dall’orario delle messe. Le ho sempre considerate un posto intimo, riservato, adatta a riflettere. E mi piaceva anche visitarle dal punto di vista architettonico, osservare le decorazioni, le statue, i quadri o affreschi. Ma qui in Brasile non posso fare questo. A parte il fatto che qui le messe sono più simili a Sanremo che a una funzione religiosa, data la musica sempre presente e le canzoni. Ma più che altro per il fatto che le chiese brasiliane sono molto, ma molto diverse da quelle italiane (ma potremmo dire anche a quelle europee e alcune americane). Sono quasi tutte degli edifici moderni, quadrati, molto luminosi. Se non fosse per l’altare e le croci potrebbero passare per delle sale di conferenze. Niente a che vedere con l’intimità delle chiese a cui sono abituato. Se vado in chiesa per pregare o stare in contatto con Dio ho bisogno di intimità, riservatezza, di solitudine. In una chiesa brasiliana non riesco a sentire queste cose, anche se fossi l’unica persona presente.


E sempre in fatto di chiese mi mancano le campane. Mi mancano i rintocchi delle ore del giorno e le scampanate nei giorni di festa. So che per molti tutto ciò sembrerà ridicolo ma sono suoni che mi hanno accompagnato per tutta una vita e non sentirli più è come se mi mancasse qualcosa.

CIBO


È inutile negarlo, moltissime cose che mi mancano sono legate al cibo. E non sto parlando di alcuni prodotti tipo salumi e formaggi, ma, come posso dire, la “sensazione” e il piacere che danno. Ad esempio mi manca molto la tipica colazione italiana. Non so cosa darei per un cappuccino o un espresso fatto come si deve insieme a un croissant alla crema. Aldilà del caffè che qui è imbevibile (a parte quello che faccio in casa con la moka) quei rari cornetti che trovi sono solo salati. Non esiste un bar o una padaria dove puoi incontrare un croissant alla crema, marmellata o miele. 


Mi mancano le pasticcerie dove comprare alla domenica qualche cannoncino, bignè, cannolo o babà. Mi manca una banalissima pizza margherita o una quattro stagioni. Mi manca il vino da bere a pranzo (chiamatemi pure spilorcio ma l’idea di spendere R$ 20,00 per una bottiglia di vino brasiliano proprio non mi passa per il cervello). Mi mancano tantissime cose riguardo al cibo, ma come ho detto non proprio il prodotto in sé, dato che a questo si può in qualche modo rimediare, ma al piacere che provavo nel gustare tali prelibatezze, comuni in Italia ma sconosciute qui in Brasile. E non ditemi che sono l’unico. Conosco molti brasiliani che vivono in Italia e che, quando vengono in Brasile, tornano a casa con la valigia piena di linguiça calabresa, goiabada, feijao carioca a tanto altro.


Bene, per ora ho finito, la volta prossima parlerò invece di quello che non mi manca dell’Italia. Buona nostalgia a tutti!
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