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giovedì 15 novembre 2018


São 38.436 assassinatos. Dado é ainda maior, já que o Maranhão não informa os dados de setembro e o Paraná não divulga a estatística de julho, agosto e setembro. Índice nacional de homicídios criado pelo G1 acompanha mês a mês os dados de vítimas de crimes violentos no país.



Pelo menos 38.436 pessoas foram assassinadas nos nove primeiros meses deste ano no Brasil. Apenas em setembro foram registradas 3.721 mortes violentas.

O número, porém, é ainda maior, já que dois estados (Maranhão e Paraná) não divulgam os dados referentes a setembro. O Paraná é o único que não divulga também os dados de julho e de agosto.

O índice nacional de homicídios, ferramenta criada pelo G1, permite o acompanhamento dos dados de vítimas de crimes violentos mês a mês no país.

O número consolidado até agora contabiliza todos os homicídios dolosos, latrocínios e lesões corporais seguidas de morte, que, juntos, compõem os chamados crimes violentos letais e intencionais.

O mapa faz parte do Monitor da Violência, uma parceria do G1 com o Núcleo de Estudos da Violência da USP e o Fórum Brasileiro de Segurança Pública.
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mercoledì 14 novembre 2018


Un articolo un po' vecchio, del 2012, ma non é che sia cambiato molto in questo tempo. Speriamo ora che con l'arrivo del nuovo Presidente, Jair Messias Bolsonaro, le cose possano migliorare, ma non é che abbia molta fiducia.

È incredibile come il popolo brasiliano è sciocco. Gravi denunce contro tutto ciò che è politica riempono le pagine della stampa quotidiana e periodica, ma i lettori non si importano. Non si mobilizzano, non protestano, solo si lamentano. Cittadinanza ZERO.

I supermercati, con una manovra truffaldina, solo per aumentare i loro profitti personali, approfittano con la volontà della popolazione di salvare il pianeta, quella cosiddetta politicamente corretta, e cessano di impacchettare la spesa dei clienti in sacchetti di plastica. La popolazione idiota è felice, sta salvando il pianeta.

Ma la popolazione sciocca non si rende conto che tutti gli alimenti sono avvolti in plastica, formaggio, insaccati, verdura, pesce, anche le merendine fresche, come salatini, torte, tranci di pizza, sono adagiati su un vassoio di polistirolo avvolto in cellophane. Senza tenere conto dei milioni di bottiglie PET, delle posate e stoviglie in plastica usati per consumare cibi negli appositi spazi all’interno dei supermercati. Gli stessi sacchetti per l’immondizia, venduti nei supermercati, sono in plastica.

I sacchetti per la spesa, in plastica rappresentano meno del 2% della plastica usata nei supermercati, ma la popolazione idiota è felice, sta salvando il pianeta. Di protestare, di rivolgersi alle Associazioni dei Consumatori  o entità analoghe locali, l’idiota brasiliano neppure ci pensa.

La Coppa del Mondo Fifa 2014 è oggetto del ridicolo mondiale, a causa dei gravi fatti di corruzione e di ritardo nei lavori necessari, ma la popolazione scioccamente si preoccupa solo con i canarini, quello che importa è l’Exa.

Il 25 marzo, Roger Waters, voce della defunta banda di Pop Rock, Pink Floyd , si è esibito allo stadio Morumbicha di São Paulo. Fin qui tutto bene, più difficile è vedere la popolazione pazza per assistere allo spettacolo di un Giurassico rocker che è andato in Brasile solo perché i suoi spettacoli in giro per il mondo non stanno andando così bene.
I brasiliani si lamentano di tutto, se c’è il sole vogliono la pioggia, se piove vogliono il solo, ma accettano di rimanere in fila lunghe ore per acquistare un biglietto che va dai 180 ai 600 reais, a seconda della posizione. Senza contare che lo stadio di São Paulo non è servito dalle linee metro o treni, e gli autobus sono in una situazione che definire “impraticabile” e poco.


Quindi i bellocci, che non pianificano nulla, vanno di automobile. E si fottono con le loro stesse mani. I parcheggi sono pochi, e i flanelinhas chiedono dai 50 ai 150 reais per un posto auto sulla strada, impegnandosi a vigilare perché l’autovettura non subisca danni.

Il popolo reclama, ma paga…neppure ci pensano di chiamare la Polizia per presentare una denuncia di estorsione… ed alla fine dello spettacolo, quando vanno a riprendersi l’autovettura, la sorpresa finale. Una gran parte di queste sono state aperte o hanno un vetro infranto, e tutto quello che si trovava all’interno è stato rubato. E da sottolineare che anche le autovetture che dovevano essere custodite dai flanelinhas sono state scassinate e svuotate.

Per non parlare delle vittime di furto durante lo spettacolo, che condividono la festa con altri spettatori, i quali quando percepiscono che l’altro è un debole ne approfittano. In fin del conti, l’opportunità fa l’uomo ladro!
E all’uscita, quelli che rimangono imbottigliati nel traffico subiscono gli arrastões perpetrati dagli abitanti di Paraisópolis, che assaltano e saccheggiano gli indifesi autisti e passeggeri. Ossia, furono derubati nell’acquisto dei biglietti, nel parcheggio, all’interno dello spettacolo e pure all’uscita.

I taxi per andare allo stadio, o per il ritorno, vogliono, e lo fanno, applicare la tariffa fissa, invece di usare il regolamentare tassametro, e pretendo da un mino di 150 fino a 300 e anche di più, reais, a secondo di dove va il passeggero. E il popolo…PAGA!!!

I brasiliani sono idioti giornalmente, 7 giorni alla settimana, 30 giorni al mese per 365 giorni, e accettano pacificamente tutti gli abusi commessi ai danni della cittadinanza. Non si mobilitano mai, sono una nazione senza il senso della cittadinanza. Semplicemente così.

Le leggi sono fatte tra le mutande, per non essere soddisfatte, i brasiliani non sono rispettati da tutti i livelli del potere pubblico, sono scorticati dalle tasse e guardano la compiacenza del governo con i mega impresari che frodano e super fatturano senza vergogna.

La corruzione mina il paese, i costi sono abusivi in tutti gli ambiti, pagano la tariffa per l’energia elettrica più alta del mondo, la telefonia è una rapina, e se passiamo a parlare dei cellulari allora… Ma il popolino che va nel negozio di telefonia mobile non compra il servizio, comprano, in 128 comode rate, al 300% di interesse annuo, l’apparecchio più-super-ultra-mega-nuovo-migliore che viene venduto in abbinamento con un piano che è uno stupro al portafoglio, ma anche così escono felici dal negozio. Bisogna essere molto idioti in questo.

E se parliamo del Carnevale di Salvador allora…allora è l’apice dell’idiozia Tupiniquim che raggiunge il suo massimo. Ma il popolino è felice, hanno panem et circenses, va tutto bene.

Comunque…quando vengono Elvis Presley, Michael Jakson, forse anche Amy Winehouse …la gente comune ci sarà ancora, allegri e idioti, prendendolo in culo è pensando che sia il massimo.

FONTE: Il Geppetto
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Ciao a tutti. Ogni tanto mi vengono in mente delle idee un po’ strane, ma questa mi sembra una buona iniziativa. Ho creato un negozio online dove potrete trovare camicette, felpe e altri indumenti tutti inerenti all’Italia, agli italiani e al Brasile. Qui troverete molti capi d’abbigliamento con frasi e disegni su quello che noi amiamo di più, cioè sulla nostra bella Italia. Quindi se siete italiani e avete l’orgoglio di dimostrarlo, questa è l’occasione giusta per voi o per fare un simpatico regalo a un vostro amico.
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martedì 30 ottobre 2018


Chi segue il mio canale e chi mi conosce sa che amo gli animali, e durante le mie Live o i miei video è molto facile vedere un cagnolino o un gattino apparire. Quindi oggi ho deciso di fare un video proprio per loro. Niente Italia, niente Brasile, ma solo cani e gatti che hanno fatto parte della mia vita in questo paese, e che ancora ne fanno parte. Quindi un video diverso dal solito, piú personale, ma forse, proprio per questo piú genuino.


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venerdì 26 ottobre 2018


Un articolo di Tom's Hardware in cui si parla del voto elettronico, cosa comune qui in Brasile. È dimostrato che in questo modo é molto facile manipolare i voti, molto comune in questo paese,

In molte parti del mondo si sta sperimentando il voto elettronico, ma pochi credono che sia una buona idea. E se chiedete a qualcuno esperto di sicurezza informatica, probabilmente vi dirà che è una pessima idea. Una nuova conferma arriva a Brian Verner, ricercatore in forza a Symantec che – incredibile ma vero – ha potuto comprare macchine per il voto elettronico su eBay, come si acquista un qualsiasi smartphone. Dopo averle ricevute, le ha smontate e analizzate. “Ciò che ho trovato è allarmante”, scrive nel suo report pubblicato da Wired. Verner ha lavorato su macchine usate alle presidenziali del 2012 e del 2016.

Tanto per cominciare sulle macchine c’era ancora l’etichetta proprietà del Governo, “segno che qualcuno ha venduto proprietà governative piene di informazioni sugli elettori, dati sulla posizione, a poco prezzo e senza conseguenze. Sarebbe come comprare un’auto della polizia usata con le scritte ancora attaccate”.

Ed è solo la prima brutta sorpresa. Verner ha poi scoperto che le viti di sicurezza sono inutili, e ha trovato facilissimo aprire le macchine per arrivare agli hard disk. Dischi che non erano stati cancellati né crittografati. “Se fossi stato un malintenzionato deciso ad alterare una votazione, questo sarebbe come una banca che vende la vecchia cassaforte a un aspirante ladro”.

Verner ha analizzato le macchine per capire se e come si possono manipolare: è riuscito a vedere la struttura dei file e ad accedere al sistema operativo. E, proprio perché i dischi non erano stati cancellati, ha potuto farsi un’idea abbastanza precisa sul loro funzionamento. Parliamo di macchine usate, e si potrebbe supporre che quelle odierne siano diverse; certo, ma non sono differenze così grandi da rendere queste informazioni inutili. Tutt’altro, le conoscenze acquisite da Verner spendendo qualche centinaio di dollari su eBay sarebbero preziose per chiunque volesse abusare del sistema elettorale elettronico.

Entro poche ore ero in grado di cambiare i nomi dei candidati. Quando la macchina ha stampato l’esito del voto, i nomi più votati erano quelli che io avevo inventato.

Si potrebbe pensare, o almeno sperare, che dal 2012 al 2016 la sicurezza di queste macchine sia andata migliorando. Non è così: nelle voting machine più recenti Verner ha trovato Windows CE e porte USB che le rendono ancora più facili da violare rispetto ai modelli precedenti. Le macchine di nuova generazione, in altre parole, “sono peggio di prima: confuse, disorganizzate e vulnerabili alla manipolazione”.

È vero che, ricorda Verner, sono migliorate le procedure di controllo, con ispettori che esaminano le macchine alla ricerca di possibili manipolazioni. Ma questi controlli hanno senso solo se il sistema vanta un alto livello di sicurezza. Invece parliamo di macchine che anche un undicenne può violare in dieci minuti.

È di magra consolazione il fatto che le vulnerabilità sono locali, cioè che non sia possibile usare Internet per attaccare le macchine in remoto. Un ostacolo da poco, se è possibile entrare in cabina elettorale con dispositivi realizzati ad-hoc e, per esempio, votare più volte. Verner ha dimostrato anche questa possibilità.

“In molti ambiti del settore pubblico e privato sarebbe impensabile un processo così delicato e così insicuro. Immaginate una banca che lascia in servizio sportelli automatici con vulnerabilità note (non che ne manchino, NdR), o un gestore di dati sanitari che individua un problema e non lo corregge nonostante le critiche pubbliche. Semplicemente, non quadra con la nostra visione della cybersecurity nel 2018″.

Il ricercatore immagina poi scenari in cui attori terzi modificano le macchine prima che vengano usate per le elezioni, riuscendo ad alterare l’esito del voto in una piccola area. “È la più grande paura di chi fa ricerca sulla sicurezza del voto elettronico: non l’alterazione di milioni di voti, che sarebbe facile da individuare, ma una piccola violazione che, resa pubblica, distruggerebbe la fiducia nell’intero sistema elettorale.

Se qualcuno riesce a dimostrare che il processo elettorale è manipolabile, anche in piccola misura, ricostruire la fiducia pubblica sarebbe molto più costoso che sviluppare misure di sicurezza.

Verner ha preso in considerazione due turni elettorali negli Stati Uniti ma, naturalmente, non si tratta solo di un problema americano. Il voto elettronico, persino il voto online, si sta lentamente facendo strada in tutto il mondo. E ogni volta che se ne parla emergono questioni di sicurezza che dovrebbero far gridare allo scandalo. E invece c’è qualcuno che vede nelle piattaforme online e in blockchain la panacea per tutti i mali, come se si potesse parlare di scegliere un governo con la stessa leggerezza con cui si allevano gattini digitali.

Eppure alcune misure sarebbero semplici da attuare, continua Verner, come un controllo più stretto sul ciclo di vita delle macchine. O l’uso generalizzato della crittografia – che non avvenga già oggi in effetti è ai limiti del ridicolo. E formazione specifica per scrutatori e commissari, per renderli capaci di individuare comportamenti sospetti.

È una riproposizione in chiave moderna di un vecchio problema squisitamente politico. Gli amministratori non investono in prevenzione perché non hanno percezione dell’importanza della sicurezza informatica e perché è faticoso difendere la spesa agli occhi degli elettori. Nessun “politico” vuole spendere denaro pubblico senza una giustificazione “elettoralmente accettabile”. Meglio intervenire a posteriori, quando il danno è fatto, ma avendo la comprensione e l’appoggio degli elettori?

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giovedì 25 ottobre 2018


Per quelli che solo criticano l'Italia
Per quelli che dicono "anche in Italia é cosi"
Per quelli che amano il Brasile
Per tutti quelli che non capiscono un bel niente.



Classifica Bloomberg 2018: sanità italiana al 4° posto nel mondo per efficienza. Secondi in Europa dopo la Spagna. Ultimi, Usa e Bulgaria

Appena pubblicata l’ultima classifica Bloomberg Health Care Efficiency che calcola in base ai dati di Banca Mondiale, Oms, Nazioni Unite e FMI quali sono i sistemi sanitari più efficienti al mondo analizzando il rapporto tra costi e aspettativa di vita. E il nostro Paese ci fa una bella figura guadagnando due posizioni rispetto all’anno precedente. Al top Hong Kong. In Europa ci supera solo la Spagna che è terza nel mondo. Francia al 13° posto. Male Regno Unito (35° posto) e Germania (45° posto). Usa a fondo classifica al 54°, subito prima della Bulgaria

20 SET - “Vuoi assistenza medica senza prosciugare rapidamente la tua fortuna? Prova Singapore o Hong Kong come i ‘paradisi più sani”. Presenta così Bloomberg la sua ultima classifica Health Care Efficiency che misura il rapporto tra la spesa per la sanità e l'aspettativa di vita in base ai dati 2015 di 56 paesi (fonte: Banca Mondiale, Oms, Nazioni Unite, Fondo Monetario Internazionale) attraverso cui è stato creato un indice di efficienza sanitaria per classificare i paesi che hanno una vita media di almeno 70 anni, un PIL pro-capite superiore a 5,000 dollari e una popolazione minima di 5 milioni.

I risultati. Il podio si conferma anche per quest’anno con Honk Kong, Singapore e Spagna ai primi tre posti. Ma sorpresa al 4° posto è salita l’Italia che rispetto alla precedente valutazione ha guadagnato due posizioni. Italia che ricorda Bloomberg, in un’altra classifica è prima al mondo per popolazione sana.

Al 5° posto c’è la Corea del Sud (che ha perso una posizione), seguita da Israele, Giappone, Australia, Taiwan e Emirati Arabi che chiudono la top ten. Tra gli altri Paesi europei la Norvegia è undicesima, Irlanda al 13° posto e Grecia al 14°. La Francia si attesta al 16° posto mentre il Regno Unito è al 35° (crollo di 14 posizioni) che ha fatto uscire il paese dalla top ten europea.

“Il Regno Unito – scrive Bloomberg -  nel 2016 (anno successivo alla rilevazione) ha votato l’uscita dalla Ue anche a causa del tema degli alti costi e dell’efficienza del servizio sanitario”. Ricordiamo gli slogan durante il referendum della Brexit in cui si prometteva di reinvestire nel Nhs i soldi che non sarebbero più stati trasferiti a Bruxelles. Male anche la Germania che è al 45° posto (in calo di sei posizioni). Da notare come la Thailandia è salita di ben 14 posizioni attestandosi al 27° posto, facendo segnare il maggiore miglioramento annuale, in virtù del fatto che la spesa pro capite è diminuita del 40% a soli 219 dollari, mentre l'aspettativa di vita è salita a 75,1 anni. Inoltre, rileva Bloomberg “l'industria del turismo medico è tra i settori in più rapida crescita”.

A fondo classifica gli Stati Uniti (54° posto). “L’indice Bloomberg riflette il secondo anno intero di ‘Obamacare’, che ha ampliato l'accesso all'assicurazione sanitaria e ha fornito sussidi di pagamento a partire dal 1°gennaio 2014”. Ma questo non sembra essere sufficiente a far crescere l’efficienza del sistema Usa. E la ricerca lo spiega con un esempio eloquente: “Rispetto ai residenti della Repubblica Ceca, che hanno un'aspettativa di vita media quasi in parità con gli Stati Uniti, gli americani spendono più del doppio dell'assistenza sanitaria rispetto al PIL, il 16,8% contro il 7,3%”.









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Nostra Signora di Aparecida, o Nostra Signora della Concezione di Aparecida, è la patrona del Brasile. Il santuario si trova ad Aparecida, nello stato di San Paolo. La si festeggia il 12 ottobre.
La storia di Nostra Signora di Aparecida comincia nel 1717, quando si seppe che il conte di Assumar, don Pedro di Almeida e del Portogallo, governatore della Provincia di San Paolo e Minas Gerais, si sarebbe fermato nel villaggio di Guaratinguetá, durante il suo viaggio verso Vila Rica, l'odierna Ouro Preto in Minas Gerais.
Per questa occasione, alcuni pescatori furono incaricati di fornire il pesce per il banchetto da tenersi il giorno dopo, in occasione della visita del conte. Tre pescatori, Domingos Garcia, Filipe Pedroso e João Alves, andarono a pescare nel fiume Paraíba. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, gettarono le reti in un'area chiamata Porto Itaguaçu.
Secondo la tradizione, João Alves trovò nella sua rete una statua della Madonna, priva però della testa. Gettò nuovamente la rete e questa volta vi trovò la testa della statua. In seguito i tre pescatori gettarono ancora le reti e queste si sarebbero riempite di pesci.
Per 15 anni la statua rimase nella casa di Filipe Pedroso, dove i vicini si riunivano per pregare il rosario. La devozione comincio a diffondersi: alcuni fedeli, che avevano pregato davanti alla statua, affermarono di aver ricevuto delle grazie. Il culto si diffuse in tutto il Brasile.


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mercoledì 17 ottobre 2018



Oggi parliamo di storia, un argomento purtroppo poco trattato in questo canale. Parleremo della FEB e dei brasiliani che hanno combattuto in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, aiutandoci a eliminare il nazismo nella nostra penisola.
La Força Expedicionária Brasileira (in italiano "Forza di Spedizione Brasiliana"), conosciuta con l'acronimo FEB, è stata la forza militare brasiliana che ha combattuto a fianco degli Alleati in Italia, durante la seconda guerra mondiale.
Costituita dalla 1ª Divisione di fanteria brasiliana, dalla 1ª Forza aerea brasiliana e da altre unità di supporto dell'esercito brasiliano. La FEB adottò il motto "Il serpente sta fumando", alludendo a un discorso di Hitler, nel quale aveva affermato: "è più facile che un serpente fumi che il Brasile entri in guerra".
Ho cercato di remdere questo video un poco interessante, includendo foto e filmati d’epoca e cercando di non perdermi troppo in parole, dato che ci sarebbe stato molto da dire. Spero che il video possa piacere e interessare a tutti voi. Fatemi sapere cosa ne pensate, ok?



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domenica 14 ottobre 2018



Gli ultimi quattro anni di mandato presidenziale sono stati soddisfatti da due presidenti: Dilma Rousseff e Michel Temer. Rieletto nel 2014, il PT è stato sottoposto a un processo di impeachment che è culminato nelle sue dimissioni dalla presidenza il 31 agosto 2016. Rousseff è stato sostituito dal suo deputato, Michel Temer, MDB, che da allora ha governato il paese.

A partire dal prossimo anno, il Brasile di Dilma e Temer sarà guidato da Fernando Haddad (PT) o Jair Bolsonaro (PSL) .

In questo momento di cambiamento politico, BBC News Brazil ha sollevato cinque benchmark internazionali per capire cosa abbiamo avanzato - e in cui siamo regrediti o diventiamo stagnanti.

1) Classifica delle maggiori economie


Nel 2014, il Brasile si è posizionato al settimo posto nella classifica delle più grandi economie del mondo, misurate in termini di PIL (prodotto interno lordo, o la somma di tutta la ricchezza prodotta dal paese) in dollari, secondo la Banca Mondiale.

Oggi, siamo l'ottava economia più grande del mondo secondo questo indicatore, che è fortemente influenzato dal tasso di cambio. Siamo stati sorpassati dall'India.

Tuttavia, se consideriamo il PIL misurato dalla parità del potere d'acquisto (PPP), che neutralizza proprio questo effetto, cadiamo anche.

Negli ultimi quattro anni, l'Indonesia ci ha superato e siamo passati dal settimo all'ottavo posto.

Nel periodo, il PIL pro capite (ricchezza totale divisa per popolazione), una delle misure di confronto internazionale del modello di reddito di ciascun paese, ha registrato anche una diminuzione in termini reali.

Con questa misura, l'indicatore è sceso del 4,6% nel 2015 e del 4,4% nel 2016. L'anno scorso ha registrato un lieve aumento dello 0,2%.

"Il prossimo presidente dovrà far ripartire l'economia, che è la principale afflizione del popolo brasiliano, senza di essa i livelli di disoccupazione rimarranno alti", afferma André Perfeito, capo economista dell'intermediazione Spinelli.

2) HDI e lotta contro la povertà



L'indice di sviluppo umano del Brasile (HDI) variava da 0,755 nel 2014 a 0,759 nel 2017 (ultimi dati disponibili) su una scala da 0 a 1 - più vicino a 1, maggiore è lo sviluppo umano.

Cioè, il paese ha registrato un miglioramento nella classifica, che considera indicatori come l'aspettativa di vita alla nascita, anni di studi attesi e reddito pro capite.

Tuttavia, il Brasile non ha cambiato la sua posizione: rimane stagnante al 79 ° posto in 189 paesi.

In America Latina, siamo in quinta posizione dietro a Cile, Argentina, Uruguay e Venezuela.

Anche così, l'HDI brasiliano supera la media regionale dell'America latina e dei Caraibi di 0,758.

3) Percezione della corruzione



Nel 2014, il Brasile si è classificato al 69 ° posto su 174 paesi e territori nella classifica della percezione della corruzione dell'ONG Trasparency International.

Oggi è al 96 ° posto tra 180 paesi e territori, a causa dei successivi scandali di corruzione che hanno fatto precipitare il paese in una crisi politica senza precedenti.

Il Brasile è nella peggiore situazione degli ultimi cinque anni. Solo la Liberia e il Bahrain hanno registrato un calo più ampio, rispettivamente di 32 e 33 posizioni.

Siamo legati con Colombia, Indonesia, Panama, Perù, Thailandia e Zambia, e dietro paesi come Timor Est, Sri Lanka, Burkina Faso, Ruanda e Arabia Saudita.

Secondo Transparency International, il calo degli ultimi anni può essere spiegato dagli effetti di Lava Jato e di altre importanti operazioni che rappresentano uno sforzo notevole da parte del paese per affrontare la corruzione.

"Questo effetto iniziale di aggravare la percezione della corruzione è comunemente osservato in paesi che stanno iniziando a confrontarlo in modo efficace, perché porta il problema alla luce in tutte le sue dimensioni, tuttavia, se il paese persiste in questo confronto, l'effetto negativo iniziando a tornare alla percezione di un maggiore controllo sulla corruzione ", ha detto l'organizzazione in una dichiarazione che annuncia l'ultimo rapporto.

L'indice misura il grado in cui si percepisce la corruzione tra funzionari pubblici e politici.

La trasparenza definisce la corruzione "l'abuso di potere affidato a fini privati".

4) Ambiente aziendale



Gli imprenditori lamentano spesso che il Brasile ha molte più difficoltà ad aprire e prosperare un business rispetto ad altri paesi.

Nella classifica del 2018, preparata dalla Banca Mondiale, il paese si è classificato al 125 ° posto tra 190 paesi.

Già nel 2014 eravamo migliori: 116 ° posto in 189 paesi.

Sebbene il numero di giorni per aprire un'impresa sia passato da 107,5 giorni nel 2014 a 79,5 giorni nel 2018, ci vogliono ancora 434 giorni per ottenere un permesso di costruzione (contro 400 nel 2014).

Anche il periodo di registrazione di un immobile è passato da 30 giorni nel 2014 a 31,4 nel 2018.

Il rapporto, pubblicato annualmente dalla Banca Mondiale, indaga le normative che migliorano l'attività commerciale e le normative che lo limitano.

Tra le aree analizzate si sta aprendo un business, occupandosi di permessi di costruzione, ottenendo elettricità, registrando proprietà, ottenendo credito, proteggendo gli investitori, pagando tasse, negoziando all'estero, facendo rispettare contratti, risolvendo insolvenze e impiegando lavoratori.

5) Istruzione di Pisa



Il Brasile è ancora tra i paesi con il peggior rendimento scolastico.

Nell'ultima edizione dell'International Student Assessment Program (Pisa) nel 2015, ci troviamo nelle ultime posizioni in ambito scientifico (63 °), matematica (65 °) e lettura (59 °). Sono stati analizzati settanta paesi.

Condotto ogni tre anni, il test misura il rendimento scolastico di 15 e 16 anni di diversi paesi in queste tre domande principali. In totale sono state valutate 841 scuole brasiliane e 23.141 dei nostri studenti.

All'altra estremità ci sono paesi come Singapore, Giappone e Finlandia.

"Oltre l'80% dei nostri studenti frequentano scuole pubbliche e sentono che non stanno imparando o trovano il contenuto irrilevante", ha detto Cláudia Costin, ex direttore della Banca Mondiale per l'educazione e attualmente professore presso FGV-RJ.

"Inoltre, abbiamo un tasso di ripetizione molto alto: nella maggior parte dei paesi con buoni sistemi educativi, ci sono pochissimi ripetitori dell'anno", aggiunge.

Secondo un recente studio del professor Naercio Menezes Filho, di Insper e USP, le scarse prestazioni dei nostri studenti non si verificano solo perché non rispondono alle domande del test, ma perché molti non riescono a completarlo.

Il sondaggio mostra che il 61% degli studenti brasiliani non può raggiungere la fine della prima parte del test. Tra gli studenti in Finlandia, ad esempio, questa proporzione è solo del 6%.

Secondo Menezes Filho, se i nostri studenti sapessero come gestire il momento migliore, la performance del Brasile potrebbe essere più alta, ma non abbastanza da sfruttare la posizione del Paese.

Il dettaglio è stato possibile solo perché l'ultima edizione di Pisa, eseguita dall'OCSE, è stata completamente applicata al computer. Cioè, si potrebbe misurare il tempo che gli studenti hanno perso con ciascuna delle domande.

FONTE: BBC
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lunedì 8 ottobre 2018


Com'è la destra del “capitano” Bolsonaro, detto anche O Trumpino, il piccolo Trump, che al 99%, nel secondo turno del 28 ottobre, sarà presidente del Brasile, che dal 2003 è stato governato dalla sinistra cara ai salotti europei? Estrema, ultra, naturalmente, e lui e’ misogino, bigotto, omofobo, razzista, fascista. 
Che poi lo abbia votato il 46% abbondante dei brasiliani, nonostante i candidati fossero addirittura 13, nonostante una campagna furibonda di discredito nazionale e internazionale al grido di “Ele nao”, in testa femministe arrabbiate come quelle del me too nordamericano, tutti tranne lui, abbia martellato, nonostante le alte grida e gli appelli furibondi di attori e cantanti Hollywood style, nonostante la campagna elettorale l'abbia fatta da un letto d'ospedale con l'intestino lacerato dalle coltellate di un ammiratore di Lula, non viene preso in grande considerazione dai cronisti, inviati e commentatori del giorno dopo sui giornaloni è in tv. 
Anzi qualcuno si attacca alla speranza, scrivendo che non è riuscito a vincere al primo turno, cioè a superare il 50%. Però dimentica di dire che i sondaggi fino a venerdì lo davano solo al 33%, quindi il risultato è eccezionale.
Molti ricordano che intende cambiare le leggi sulla legittima difesa, garantire maggior accesso alle armi di difesa per i privati, potenziare la lotta al crimine che vede il Brasile in testa alle classifiche negative con 175 morti ammazzati al giorno. Insomma, la richiesta di sicurezza anche pagando qualche prezzo, magari un po' meno liberi però vivi, a quanto pare è una richiesta molto popolare nel mondo, come quella di nuova classe dirigente che non abbia come attività prediletta la svendita della nazione. 
L'autoritarismo e’ il fantasma evocato da tutti. Nel senso che starebbe per finire anche lì come negli Stati Uniti con Donald Trump, come in Italia con Salvini, come in mezza Europa. Populisti all'attacco della democrazia, rappresentata in questi casi da un'elite che di tutto si assolve tranne che del peso e delle ragioni di una sconfitta che dilaga ormai in mezzo mondo. 
Bolsonaro è un ex capitano dell'esercito che ha servito come legislatore federale per sette mandati consecutivi. E’ figlio di immigrati italiani, lui veneto, lei toscana. E’ un conservatore, difende valori tradizionali della famiglia e della nazione, al centro del suo programma politico c'è la promessa di restaurare l'ordine pubblico e combattere la corruzione. La sua agenda economica e’ invece liberale, non intende toccare le aziende di Stato che funzionano e che sono strategiche, ma privatizzare quelle corrotte, e decentrare, eliminare la burocrazia soffocante, riformare il sistema delle pensioni costoso inefficiente, ridurre le tasse. Promette di fare uscire il Paese dalla peggior recessione mai conosciuta.
Il suo principale consigliere economico, Paulo Guedes, formato nelle migliori pratiche di mercato dall'Università di Chicago, sarà probabilmente nominato ministro dell'Economia, lui e Bolsonaro sono giudicati positivamente dai mercati internazionali. 
Perciò se il 28 ottobre Bolsonaro dovesse vincere, potremmo assistere a un rialzo degli asset brasiliani, come è accaduto dopo le elezioni in Messico, quando gli investitori hanno capito che il populista Manuel López Obrador non sarebbe stato negativo per l’economia, al contrario. Intanto la Borsa ha festeggiato.
I brasiliani hanno votato per cambiare. Ci sperano almeno. Ne escono in grave crisi I partiti tradizionali, centristi e socialisti, MDB, PSDB allo sbando, il PT, il famoso partito dei lavoratori di Lula, l'ex presidente ora in galera, ancora pupillo delle elite italiane, si salva solo perché mantiene le roccaforti del nord est povero ed arretrato. Il PSL di Bolsonaro, Partito Socialista liberale, prende deputati e senatori in tutto il Brasile, partendo quasi da zero. Eletto con un pieno di voti anche il figlio del candidato presidente. 
I brasiliani hanno votato per cambiare e hanno punito aspramente i responsabili del disastro delle sinistre, e anche se il PT resta in piedi come partito dei diseredati, basterà che un Bolsonaro finalmente rimessosi in salute, vada lì a rassicurare e promettere lavoro e sviluppo per assicurarsi probabilmente la vittoria nelle tre settimane che mancano per il secondo turno.
È stato un sano voto di stanchezza e di rivolta che ha portato alla debacle  dei maggiori partiti tradizionali, responsabili di crimini di corruzione e di disastro economico, una specie di svendita della nazione. Ma in testa alle richieste popolari è stata l'esigenza di sicurezza e ordine pubblico, e solo Jair Bolsonaro ha dimostrato di avere le credenziali per promettere l’una e l'altro  
Lo sconfitto, Fernando Haddad, già sindaco di San Paolo, nominato in corner da Lula e dai suoi per tentare di salvare il potere, quando l'ex presidente ha capito di non potersi candidare e fare campagna dal carcere dove sconta a 12 anni per aver guidato una corruzione di Stato gigantesca, sta chiamando a raccolta tutti gli altri candidati perdenti per fare massa con il suo 29%.
Ma otterrà soprattutto un record di astensioni, mentre un nuovo partito anticorruzione, che si chiama proprio Novo, e ha ottenuto un ottimo risultato, si schiera già con Bolsonaro, la cui vittoria è prevista intorno al 60% dei voti. 
Sì è molto detto che l'attentato al candidato sia stato il vero volano della sua campagna elettorale, che, ricordiamocelo, al pari di quelle sovraniste populiste inaugurate da Donald Trump, ha saltato i corpi intermedi della stampa e dell'editoria per rivolgersi direttamente attraverso Facebook, Twitter, e WhatsApp che i brasiliani usano massicciamente. 
Sì che l'indignazione seguita l'attentato abbia favorito nei consensi il candidato outsider, ma solo perché non è morto. E doveva morire. 
Jair Bolsonaro non è morto solo perché è stato soccorso con grande tempestività e portato all'ospedale di Juiz De Fora, moderno e tecnologicamente all'avanguardia. All'arrivo in ospedale la sua pressione era quasi zero e aveva perso circa il 40% del  sangue. 
Una sola coltellata ha perforato l'intestino tenue in tre punti differenti, ha rotto l'intestino crasso separandolo in due, producendo lo spargimento delle feci in tutto l'addome. Si è anche rotta l'arteria mesenterica, e da questa arteria ha perso il sangue.
L'attentatore impugnava il coltello il cui manico era stato avvolto in un panno. Nel caso in cui fosse riuscito a fuggire, non sarebbe stato possibile rintracciare le sue impronte digitali, e questa non sembra la precauzione di un folle. 
Al momento dell'attentato, l'attentatore aveva una maglietta. Subito dopo, nel trambusto che segue, la maglietta scompare e l'uomo riappare con un giubbotto leggero senza più maglietta, sulla quale alcuni testimoni hanno affermato che c'era la scritta: Lula libero". 
Appena in carcere, è stato raggiunto da un avvocato difensore. Mandato da chi? .
Prove del coinvolgimento del partito di Lula non ce ne sono, sospetti sì. Ma chi è il sindacalista rozzo e  illetterato, ma furbo e demagogo, detto polipo, lula, per una mano malamente mutilata sul lavoro, che ancora incanta gli intellettuali occidentali? 
La crisi della nuova democrazia brasiliana sorta dalle ceneri della dittatura caduta nel 1985, portò molti brasiliani anche di classe media e medio-alta, nauseati dai continui scandali politici, a votare il Partito dos Trabalhadores, che si presentava come un partito nuovo, pulito, diverso dai partiti corrotti dei notabili e dei "coroneis" che avevano spadroneggiato.
Era il partito del sindacalista Lula e di una classe dirigente venuta fuori dagli anni di lotta clandestina contro il regime dei militari. Nel corso di alcune legislature e di alcune elezioni presidenziali, il PT si rafforzò e la figura di Lula si impose fino a portarlo nel 2002 alla Presidenza del paese. 
Ma negli 8 anni dei suoi due mandati, e nei 6 anni dei successivi mandati di Dilma Roussef , sua pupilla, praticamente un clone più fesso, interrotti a metà del secondo mandato per un processo di impeachment, Lula e il suo partito ,hanno rubato a man bassa con spregiudicatezza dalle casse di tutte le aziende di stato riducendole sul lastrico e riportando indietro di vent'anni, 11 milioni di altri disoccupati, un Paese che, grazie al boom dei prezzi delle materie prime, sembrava aver iniziato finalmente il passaggio verso il primo mondo. 
Altro che i paragoni con Di Pietro del giudice che li ha sbugiardati, altro che mani pulite ai Tropici, il garantismo in questo caso non c'entra. Se Jair Bolsonaro, uscito indenne come parlamentare e politico dagli scandali, ha costruito su questo la sua scalata da outsider, difficile dar torto a chi lo ha votato ieri e di nuovo lo voterà fra tre settimane.
Per i nostalgici della sinistra latinoamericana, c'è sempre un biglietto per il Venezuela. Un rotolo di carta igienica al costo di un salario mensile. Auguri.
Fonte: Dagospia
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