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Qual'é la cittá brasiliana piú sicura?

Allora… in questo post io vi mostrerò delle tabelle, dei grafici in cui si vedrà il grado di violenza in alcune città brasiliane, e da qui potrete vedere quali città sono più sicure e quali no. Ma la domanda che vi pongo è: bastano questi dati per definire la sicurezza di una città? Mi spiego meglio. Prendiamo per esempio Sorocaba, la città in cui vivo. Io la reputo abbastanza tranquilla. Come ho sempre detto in 11 anni non mi è mai successo niente, ma se andiamo a vedere bene non è che sia così tranquilla come penso.

Allora… io sono andato a cercare i dati di Sorocaba e quelli di alcune città italiane, giusto per vedere la differenza, e in questo caso vediamo che



Ma non solo. Nei primi 6 mesi qui a Sorocaba ci sono stati 1697 furti di veicoli, 636 stupri, 9512 arresti, 2008 denunce di traffico di droga e sono state sequestrate 547 armi da fuoco.

Quindi, come abbiamo visto, a Sorocaba, pur essendo per me tranquilla, succedono delle brutte cose. Per questo ho detti che definire quale città sia più sicura non è così facile, specialmente in un paese come il Brasile.



Attenzione però.

Ogni anno in Brasile circa 8.600 omicidi sono erroneamente classificati come morti violente con causa indeterminata.

Qui in Brasile esiste il SIM, un prodotto sviluppato dal Ministero della Salute nel 1975 dall'unificazione di oltre 40 modelli di strumenti utilizzati, nel corso degli anni, per raccogliere dati sulla mortalità nel paese. Sulla base della SIM, hanno analizzato le caratteristiche socioeconomiche e situazionali associate ai quasi 1,9 milioni di morti violente che si sono verificati nel paese tra il 1996 e il 2010. Secondo la ricerca, lo Stato non è stato in grado di identificare, in quel periodo, la causa della morte nel 9,2% dei casi, un numero che corrisponde a 174.000 vittime. Il 74% di questi decessi non identificati erano omicidi.

I risultati rivelano così che il tasso di omicidi in Brasile è in realtà 18,3% superiore ai numeri ufficiali. Si stima che nel 2010 il paese abbia superato il punteggio annuo di 60.000 morti di aggressione.

Quindi come vedete c’è una differenza abissale tra il Brasile e l’Italia, di conseguenza qualunque città brasiliana non sarà mai sicura quanto quella italiana. Ma non solo. Di che omicidi stiamo parlando? Tempo fa quasi ho litigato con uno che asseriva che, si, in Brasile ci sono molti omicidi, ma sono per la maggior parte legati al traffico di stupefacenti, quindi le vittime sono quasi tutte spacciatori o drogati, ma a mio parere non è vero. Basta vedere qualunque programma brasiliano che parli di queste cose per scoprire che molte volte ti sparano solo per rubarti un cellulare. Poi c’è la violenza domestica.

L’anno scorso sono morte 3739 donne a causa di questa triste situazione. Inoltre dobbiamo anche pensare al destino, alla fortuna, chiamatela come volete. A me in 11 anni in Brasile non è mai successo niente, magari la prima volta che vengo in Italia mi succede qualcosa di brutto. Quindi torno a dire: noi persone “normali”, persone per bene, che non abbiamo niente a che fare con droga, violenza o altre cose, come facciamo a stabilire quale città è la più sicura?

In ogni caso è possibile trovare dei dati per farci un’idea del grado di sicurezza di una determinata città.

Ogni anno qui in Brasile viene pubblicato l’atlante della violenza dell'Istituto di Ricerca Economica Applicata (Ipea) dove mostra tassi di omicidi in ciascuno dei 310 comuni brasiliani con più di 100.000 abitanti. E la vincitrice di questa classifica, o meglio, la città più sicura in Brasile sotto questo aspetto è Jaú, nello stato di São Paulo, che tra l’altro si conferma come lo stato più “tranquillo” del Brasile.

Solo tre morti violente nei primi otto mesi del 2019, ma questo non è il tasso di criminalità di un paese europeo. Le cifre corrispondono a Jaú, la città più sicura di un Brasile abituato a contare gli omicidi di migliaia di persone. La città è un'"oasi" di pace all'interno dello stato di San Paolo, con un tasso di 2,7 omicidi ogni 100.000 abitanti, quasi 12 volte inferiore alla media del Brasile (37,6).

Jaú è anche conosciuta per la fiorente industria calzaturiera, che insieme a quella della canna da zucchero e del commercio impiega gran parte delle 150.000 persone che vivono in questo comune di strade pulite e ambiente piacevole. "Non ho paura di essere qui. Qui c'è pace", ha detto Ticiane da Silva, 40 anni, mentre guarda il sole tramontare seduta sulla panchina di una piazza con la sua giovane figlia. Molti dei residenti camminano con i loro cellulari in mano, senza la preoccupazione di guardarsi indietro, una scena quasi impensabile nella maggior parte delle città brasiliane. Alcuni di loro non sanno nemmeno esattamente dove si trova la stazione di polizia più vicina.

Diamo un'occhiata alla lista delle 10 città brasiliane più sicure. Il numero accanto a ogni città è il suo tasso di omicidi per 100.000 abitanti.

  1. Jaú (SP) 2,7
  2. Indaiatuba (SP) 3,5
  3. Valinhos (SP) 4,7
  4. Jaraguá do Sul (SC) 5,5
  5. Brusque (SC) 5,8
  6. Jundiaí (SP) 6,1
  7. Passos (MG) 7,2
  8. Limeira (SP) 7,7
  9. Americana (SP) 7,7
  10. Bragança Paulista (SP) 7,7

Oltre ai tassi di omicidi delle città, l'Atlante della Violenza fornisce altri dati importanti sulla questione della sicurezza in Brasile.

Uno dei risultati più ovvi è che ci sono, in media, più morti violente nei comuni considerati grandi (quelli con più di 500.000 abitanti) che in quelli piccoli (con meno di 100.000). Il tasso medio di omicidi nelle grandi città è di 41,1 ogni 100.000 abitanti, mentre nelle piccole città è 25,4.

Un'altra importante informazione posta nella relazione riguarda le disuguaglianze regionali e statali. Nord e Nord-Est sono le regioni più violente del Brasile. Il tasso di omicidi nel nord-est è il più alto del Brasile: ci sono 49,8 morti violente ogni 100.000 abitanti. Il più basso è il sud: 23,9. San Paolo, come abbiamo detto, è lo stato più sicuro del Brasile.

Le 10 città con il più alto tasso stimato di omicidi per 100.000 abitanti:

  1. Maracanaú (CE) – 145,7
  2. Altamira (PARÁ) – 133,7
  3. São Gonçalo do Amarante (Rio Grande do Norte) – 131,2
  4. Simões Filho (BA) – 119,9
  5. Queimados (RJ) – 115,6
  6. Alvorada (RS) – 112,6
  7. Marituba (PA) – 100,1
  8. Porto Seguro (BA) – 101,6
  9. Lauro de Freitas (BA) – 99,0
  10. Camaçari (BA) – 98,1

 E giusto per finire in bellezza, ecco i dati delle capitali brasiliane:

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Violenza in Brasile


LINK PER SCARICARE Anuário Brasileiro de Segurança Pública: http://www.forumseguranca.org.br/publ... Malgrado i titoli dei giornali facciano pensare a tutt’altro, in Italia il numero degli omicidi non è mai stato così basso, come dimostra anche il recente rapporto Istat che riporta i dati sul tasso del suddetto crimine nel nostro Paese, in costante calo dal 1992. L’Italia infatti si piazza al penultimo posto nell’Unione Europea come numero di omicidi ogni 100 mila abitanti (o,59), superata soltanto dal piccolo Lussemburgo che con sole due persone uccise nello scorso anno può invece vantare il felice primato di avere soltanto 0,34 omicidi ogni 100 mila abitanti.
In Brasile invece le cose sono esattamente all'opposto. Nel 2019 vi sono stati 41.635 omicidi, e anche se qualcuno è contento per il fatto che sono diminuiti del 19% confronto al 2018, risulta ugualmente un numero esorbitante. Pensate che sono nello Stato del Ceará nel mese di febbraio ci sono stati 312 omicidi, un aumento del 178% confronto allo stesso mese del 2018.
Eppure continuo a trovare persone che, in qualche modo, non credono in questi dati e pensano che la violenza in questo paese non sia poi cosí elevata. Allora ho confrontato questi dati con quelli dell’Europa, Stati Uniti e Messico, per vedere se effettivamente il Brasile non è cosí violento come sembra. IL MIO ALTRO CANALE YOUTUBE IN PORTOGHESE: https://www.youtube.com/channel/UCmq1... PAYPAL Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, entra nel tuo conto Paypal e invia il denaro a questo indirizzo: franco.terracciano@hotmail.it VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://teespring.com/it/stores/brasi... ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://www.amazon.it/dp/152057682X Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://www.amazon.it/dp/1520577214


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A cada quatro horas uma menina com menos de 13 anos é estuprada no Brasil

Dados são do Anuário Brasileiro de Segurança Pública, que mostram que assassinatos no Brasil caíram 11%, enquanto mortes nas mãos da polícia aumentaram 19%, cujas vítimas são homens (99%), negros (75%) e jovens (78%)

Naiara Galarraga Gortázar
São Paulo - 13 Sep 2019

O adolescente Marcus Vinícius da Silva, de 14 anos, e sete pessoas mais morreram por disparos durante uma operação policial no Complexo da Maré, no Rio, numa quarta-feira de junho do ano passado. O garoto ia para a escola quando foi atingido por um tiro estômago. A fria estatística indica que naquele dia 17 brasileiros foram mortos por tiros da polícia. Eles representam um inquietante fenômeno que está crescendo no Brasil. As mortes em ações policiais aumentaram 19% no ano passado, embora os assassinatos em geral tenham caído 11%, segundo o detalhado Anuário de Segurança Pública 2019 elaborado pelo Fórum Brasileiro de Segurança Pública, apresentado nesta terça-feira em São Paulo. Os especialistas (acadêmicos, policiais, juízes, procuradores) que elaboraram o relatório de 200 páginas ressaltaram que não existe relação de causa e efeito entre os dois índices.

Uma análise dos dados por Estado mostra, segundo a diretora-executiva do Fórum, Samira Bueno, que “não existe uma correlação direta em que uma coisa se explica pela outra. Os crimes não diminuem mais onde há mais mortes nas mãos da polícia”.

As mortes em confrontos com as forças de segurança aumentaram em relação ao ano anterior. Em 2018, houve 17 mortes diárias, em comparação com as 14 por dia em 2017, quando também ocorreu um aumento significativo.

As tréguas entre facções criminosas são um dos fatores, mas não o único, como insistem os especialistas, que explicam o fato de as mortes violentas terem caído depois de atingir o número recorde de 64.000 em 2017. O Brasil, com 210 milhões de habitantes, é quase duas vezes maior que a União Europeia, e é o país do mundo com mais mortes intencionais.

Este anuário é uma detalhada radiografia da violência durante o ano que antecedeu a chegada de Jair Bolsonaro ao poder, impulsionado, entre outros fatores, por um discurso de linha dura contra os criminosos, que convenceu milhões de brasileiros preocupados com a criminalidade. Diante de um Governo que pretende flexibilizar a compra e posse de armas, assim como as circunstâncias nas quais os policiais que matam suspeitos são isentados de culpa, os especialistas do Fórum criticaram as duas iniciativas, considerando-as ineficazes para combater a violência.

A comparação com países vizinhos indica que a polícia brasileira está entre as mais letais da América Latina. Bueno detalhou que, embora a dinâmica da violência no Brasil seja semelhante à da Colômbia, lá as vítimas das forças policiais representam 1,5% dos homicídios em geral, sete vezes menos do que no Brasil. A porcentagem brasileira é equivalente à de El Salvador, de quase 11%. Ambos estão muito abaixo da Venezuela, onde as mortes em ações policiais representam arrepiantes 25% dos homicídios, em um país que o anuário destaca que não é democrático.

As vítimas da polícia brasileira são homens (99%), negros (75%), jovens (78%). Um dos especialistas do Fórum apontou o racismo estrutural que existe no Brasil entre os fatores que explicam o fato de que muito mais negros do que seus compatriotas brancos são mortos por tiros da polícia.

Educação sobre igualdade de gênero

O anuário inclui dados estarrecedores, como o de que uma menina com menos de 13 anos é estuprada a cada quatro horas. A violência sexual atinge principalmente os mais vulneráveis, agredidos geralmente em suas casas − por seus pais, padrastos, tios, vizinhos ou primos. Por isso, o fórum destacou a importância de que as escolas eduquem sobre igualdade de gênero e violência sexual. As menores de 13 anos representam mais da metade (54%) das vítimas dos 66.000 estupros registrados, um dramático recorde no Brasil. As vítimas do sexo masculino são ainda mais jovens, a maioria tinha menos de sete anos. Tanto as vítimas de estupro como de feminicídio aumentaram 4%, com mais de 1.200 mulheres assassinadas principalmente por seus companheiros ou ex-companheiros em um país onde há uma denúncia por violência doméstica a cada dois minutos. O anuário inclui também dados animadores, como o de que os crimes contra o patrimônio caíram 14%.

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Brasil registra 1 caso de agressão a mulher a cada 4 minutos


A vendedora de roupas Talita Oliveira, 29, se submeteu a sete cirurgias reconstrutoras nos dois últimos anos: duas na orelha esquerda e cinco no nariz. “E terei que fazer mais dez só no nariz”, diz.
Em novembro de 2017, foi atacada pelo ex-companheiro, que não aceitava o fim do relacionamento. Era manhã de domingo quando o agressor invadiu a casa da mãe de Talita, em Barueri (SP), onde ela estava.

Tentou esganá-la, quebrar o seu pescoço e arrancou com os dentes uma orelha e o nariz da vendedora. 

Os dois filhos mais velhos da mulher, de 13 e 11 anos, viram tudo. “Vivi uma cena de filme de terror. Fiquei desfigurada. Dormi uma e acordei outra. Parecia um monstro”, diz ela.

O Ministério da Saúde registra que, no Brasil, a cada quatro minutos, uma mulher é agredida por um homem e sobrevive. No ano passado, foram registrados mais de 145 mil casos de violência —física, sexual, psicológica e de outros tipos— em que as vítimas sobreviveram.

A conclusão vem de dados inéditos do Sinan (Sistema de Informação de Agravos de Notificação), obtidos pela Folha via Lei de Acesso à Informação. A reportagem analisou 1,4 milhão de notificações recebidas de 2014 a 2018.

Toda vez que uma mulher procura um serviço de saúde, e o agente identifica que ela foi vítima de violência, é obrigado a notificar o caso às secretarias de saúde (o mesmo ocorre para violências sexuais, independentemente do gênero, e violências contra crianças e idosos, entre outros casos). 
Essas informações compõem o Sistema de Vigilância de Violências e Acidentes (VIVA/SVS/MS).
O número não inclui as mulheres assassinadas, já que elas não são objeto do mesmo tipo de notificação. Segundo o Ipea (Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada), em 2017 houve 4.396 assassinatos de mulheres no país.

Há também alto índice de subnotificação, mesmo com a obrigação legal do registro —o que significa que o número de agressões pode ser ainda mais alto.

Nos últimos anos, houve aumento expressivo nos registros de violência física, psicológica e sexual, de acordo com a base de dados da pasta. A tendência de crescimento se manteve ano após ano.
Os registros de violência sexual, por exemplo, tiveram aumento de 53% no período. Nesse tipo de agressão, 7 em cada 10 vítimas são crianças e adolescentes (têm até 19 anos).

Estupros coletivos (cometidos por mais de um autor) contra mulheres foram 3.837 no ano passado. Quando se considera também os registros de vítimas do sexo masculino, o total chega a 4.716, uma média de 13 casos por dia.

Não é claro se houve aumento no número de casos de violência contra a mulher ou se os casos passaram a ser mais notificados por causa de uma sensibilização maior da sociedade quanto à violência de gênero, diz a socióloga Wânia Pasinato.

“Nos últimos anos, a gente começou a falar mais especificamente sobre o estupro coletivo, desde o caso de Castelo do Piauí [episódio de 2015 de grande repercussão, em que quatro jovens foram estupradas por cinco homens]", observa.

"Os dados estavam lá, mas eram invisíveis, mesmo quem pesquisa na área não dava atenção a isso. À medida que a gente dá mais publicidade, ele começa a ser mais denunciado e o registro entra mais na percepção dos profissionais.”

A antropóloga Tatiana Perrone, pesquisadora do Núcleo de Antropologia do Direito da USP, diz que é difícil precisar a razão do aumento, mas que o crescimento no número de mortes de mulheres é um indicativo de que haja escalada na violência de gênero. “Existe um dado bem concreto, que é o corpo. Não depende de notificação”, afirma.

O último Atlas da Violência, do Ipea, com dados de 2017, mostra que a taxa de mortes de mulheres bateu recorde, chegando a 4,7 assassinatos a cada 100 mil habitantes.

Para a promotora de Justiça Gabriela Manssur, o aumento nos registros de violência contra a mulher se deve ao fato de as mulheres fazerem valer seus direitos cada vez mais: “Há um maior conflito, porque os homens não aceitam a liberdade de comportamento”.

Se a violência sexual atinge mais crianças e adolescentes, a agressão física tem como vítima preferencial mulheres de 20 a 39 anos (55% dos casos).

Em quase todos os casos de violência, o agressor da mulher é uma pessoa próxima: pai, padrasto, irmão, filho, ou, principalmente, ex ou atual marido ou namorado. É em casa onde as mulheres são, na maioria das vezes, agredidas: 70% dos casos ocorrem em residência.

Foi o caso da Talita, a mulher citada no começo desta reportagem.

A vítima e o agressor, seu ex-companheiro, ficaram juntos por cerca de dois anos. As agressões começaram no segundo ano do relacionamento, segundo ela. Manchas roxas pelo corpo eram comuns. 

“Minha mãe falava para eu me separar, que uma hora ele ia me machucar feio”, diz. “Mas, quando você está dentro do ciclo de violência, é muito difícil sair. A mulher não gosta de apanhar. A gente fica psicologicamente presa.”

Para Perrone, essa violência está ligada aos papéis que são ocupados por cada gênero na sociedade.

“Os homens são ensinados a utilizar a força e a violência para a resolução de conflitos e tentam colocar as mulheres em determinados lugares. Há um exercício de poder e da violência para controlar os corpos das mulheres.”

REGISTROS INDICAM DISCREPÂNCIAS E SUBNOTIFICAÇÃO

Dados levantados por órgãos de saúde, como é o caso do Sinan, tendem a ser mais confiáveis que os de sistemas de segurança, alimentado pelas polícias.

Isso acontece porque é alto o índice de subnotificação de casos de violência doméstica e de violência sexual, já que há casos em que as vítimas temem denunciar seus agressores.

Wânia Pasinato explica, porém, que os dados do Ministério da Saúde “enfrentam, como qualquer outro sistema de informação, a dificuldade de sensibilizar o profissional da ponta sobre a importância de fazer essa notificação”. 

O Ministério da Justiça, que agrega informações policiais, chega a registrar o dobro de casos de estupro que o Ministério da Saúde em 2018.

Isso acontece por uma série de fatores. Primeiro, há estados que enviam dados à pasta da saúde só de atendimentos em hospitais públicos, enquanto outros incluem atendimentos na rede privada.
A diretora executiva do Fórum Brasileiro de Segurança Pública levanta outro problema. "Existe uma certa resistência de médicos, que não querem ser chamados para testemunhar em casos de violência doméstica ou sexual, e não assinam a notificação que deveria ser compulsória", afirma. 

"Os dados nos ajudam muito a entender o perfil das vítimas, mas não mensuram todo o tamanho do problema."

Os dados levantados pela reportagem não permitem ver a faixa de renda, mas estudos apontam que a violência contra a mulher atinge toda a sociedade, independentemente de classe social. 

Estudo do Ipea mostra que a violência de gênero tem o dobro da ocorrência quando a mulher participa do mercado de trabalho. 

Hoje, Talita não consegue mais respirar pelo nariz. Teve depressão, emagreceu 20 kg, viu os filhos repetirem de ano e não consegue arranjar emprego. “Qual empresa vai contratar uma pessoa doente, que precisa operar de quatro em quatro meses?”

Com a ajuda de um tratamento psicológico, tenta se reerguer. “A minha vida recomeçou do zero. Nasci de novo. Disso eu tenho certeza”, afirma.  

O agressor, Ricardo Willians Cazuza, está preso. Ele foi condenado em primeira instância pelo crime e recorre da decisão judicial. 

FONTE: FOLHA DE SÃO PAULO
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Brasil tem uma morte violenta a cada 12 minutos


O Brasil registra uma queda de 22% nas mortes violentas no primeiro semestre deste ano em comparação com o mesmo período de 2018. A região Nordeste é a que tem a maior diminuição. É o que mostra o índice nacional de homicídios criado pelo G1, com base nos dados oficiais dos 26 estados e do Distrito Federal.

Em seis meses, houve 21.289 assassinatos, contra 27.371 no mesmo período do ano passado. São 6 mil a menos.

O Nordeste responde por mais da metade dessa queda (3.244 mortes a menos), ou seja, 53% do total no país.

O número de assassinatos, porém, continua alto. O dado mostra que há uma morte violenta a cada 12 minutos no Brasil – 118 por dia, em média.


O levantamento faz parte do Monitor da Violência, uma parceria do G1 com o Núcleo de Estudos da Violência da USP e o Fórum Brasileiro de Segurança Pública.

Os dados apontam que:

  • houve 6.082 mortes a menos nos primeiros seis meses de 2019
  • todos os estados apresentaram redução de assassinatos no período
  • três estados tiveram quedas superiores a 30%: Sergipe, Rio Grande do Norte e Ceará
  • o Ceará, aliás, respondeu sozinho por 1/5 da queda nas mortes no Brasil
  • a queda no Nordeste foi a maior entre as regiões do país: 27%

O G1 foi a fundo, pouco antes do fim do semestre, nos cenários de segurança pública de três estados: Acre, Ceará e Rio Grande do Norte. Integrantes e ex-integrantes dos governos e entidades foram consultados para levantar as principais medidas tomadas nos estados que podem ter resultado na queda da violência. A GloboNews também entrevistou autoridades e especialistas.



Entre as medidas adotadas estão:

  • ações mais rígidas em prisões, como constantes operações de revistas e implantação do Regime Disciplinar Diferenciado (RDD)
  • isolamento ou transferência de chefes de grupos criminosos para presídios de segurança máxima
  • criação de secretaria exclusiva para lidar com a administração penitenciária
  • criação de delegacia voltada para investigar casos de homicídios
  • integração entre as forças de segurança e justiça
  • maior investimento em inteligência policial
  • adoção de programas de prevenção social


O ministro da Justiça e Segurança Pública, Sergio Moro, atribuiu a queda no número de mortes violentas no país a esforços de governos locais e do governo federal, citando recordes de apreensão de drogas e transferência de chefes de facções criminosas para presídios federais como medidas que surtiram efeitos nos índices de criminalidade. Moro também afirmou que o governo está com uma política de tentar retomar o controle de vários presídios do país.
“Apesar da redução, vamos reconhecer: os números ainda são altos. Precisamos melhorar muito mais. O mérito é também do governo federal porque assistimos basicamente a uma redução da criminalidade em todo o país, o que nos leva a crer que existe uma causa nacional para a redução da criminalidade. Entre elas, recordes de apreensão de drogas, especialmente cocaína pela Polícia Federal, pela Polícia Rodoviária Federal, e o incremento da política de transferência e isolamento das lideranças criminosas.”  
afirmou Moro, em entrevista exclusiva à GloboNews.

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Escolas de SP têm 117 crimes registrados ao dia


Se c'é una cosa che manca in Brasile é l'educazione. Anche se sembrano tutti buoni e gentili é solo un'apparenza. La mancanza di una buona base educativa, l'arroganza, la cattiveria d'animo, il fatto di sapere che, essendo minori di etá, la totale mancanza di rispetto verso figure autoritarie, lo Stato puó fare ben poco contro di loro, fa in modo che le persone, in particolar modo i giovani, pensino di poter fare quello che vogliano in qualunque situazione. Se é vero che d'imbecilli é pieno il mondo, nelle scuole brasiliane, oltre ad avere una struttura e un livello bassissimo, sono luoghi in cui bisogna veramente stare molto attenti.

Na última quinta-feira (16), um adolescente de 14 anos colocou no status de seu WhatsApp que, ao chegar na escola, em Ferraz de Vasconcelos, na Grande São Paulo, mataria seus colegas, nos moldes do massacre de Suzano.

Ele foi levado à delegacia. Seria documentado um ato infracional de incitação de ameaça, mas o delegado decidiu registrar como incitação ao crime. Em depoimento, o jovem disse que era uma frase de um jogo de videogame.

Nos últimos cinco anos, a ameaça foi o segundo maior crime em volume registrado em estabelecimentos educacionais de São Paulo, incluindo escolas públicas e privadas, faculdades, cursinhos e cursos de idiomas. Entre janeiro de 2014 e março de 2019, foram registrados 16.073 boletins de ocorrência em todo o estado por este motivo.

O dado, da SSP (Secretaria da Segurança Pública), faz parte de um raio-x da violência nas escolas de São Paulo, obtido com exclusividade pelo UOL através da LAI (Lei de Acesso à Informação).



117 crimes por dia

Nos últimos cinco anos, foram registrados 225.522 boletins de ocorrência em estabelecimentos educacionais. O que representa uma média de 117 crimes por dia.

Entre as infrações, há registros de homicídios, estupros, apreensão irregular de arma de fogo, estelionato, calúnia, maus-tratos e até mesmo associação criminosa e captura de procurados. Entre alguns crimes, estão atenuantes de intolerância, como homofobia, transfobia, racismo e preconceito religioso. Apenas 1% desses crimes tem o registro em flagrante.

Professora levou soco no rosto

Há crimes além dos registrados acima, casos que não chegam até a delegacia. Um destes aconteceu recentemente em uma escola do bairro Tremembé, na zona norte da capital. Uma professora foi agredida com um soco no rosto por um aluno.

Uma professora colega da que foi agredida afirmou ao UOL, sob anonimato, que "falar de violência dentro da escola, para todo professor, é considerado normal". A vítima não registrou a agressão.
Ano passado, na escola em que leciono, aqui na zona norte, no último bimestre, dois alunos do 9º ano começaram a discutir por conta de um boné durante o intervalo. Na hora da saída, um atingiu o outro com um pé de carteira, abrindo o supercílio do aluno.

Ela critica a falta de acompanhamento de pais e polícia. "Não tem ronda escolar, não tem pais na porta da escola. Professor não separa nenhuma briga porque não pode colocar a mão no aluno. Nessa hora, nossa preocupação é não deixar ninguém filmar para não cair em grupo de WhatsApp."
Escola furtada seis vezes em dois meses

Em Ribeirão Preto (SP), uma escola foi furtada pela sexta vez apenas entre fevereiro e março deste ano. Criminosos entraram na escola Doutor Paulo Gomes Romeu e levaram materiais de estudo, cobre e até alimentos que serviriam para a merenda escolar.

No ano passado, uma professora de uma escola municipal do Artur Alvim, zona leste da capital, afirmou à reportagem ter sido ameaçada por um pai de um aluno, porque a criança, do 3º ano, reclamou que ela foi ríspida em uma bronca. Ela registrou boletim de ocorrência. Neste ano, se mudou de casa e de escola. Ela pede para ter a identidade preservada.

Desde que vim do Nordeste, sempre morei na zona leste. Hoje, tenho pavor daquela região. Não consigo ir para lá. Fui para o outro extremo da cidade. O que me dói é saber que posso passar pelo mesmo problema em qualquer lugar. Estamos a Deus dará.

"Faltam agentes de organização escolar"

A reportagem entrevistou dois membros titulares da Comissão de Educação e Cultura da Alesp (Assembleia Legislativa de São Paulo) questionando quais medidas públicas poderiam ser realizadas para tentar diminuir o índice em um curto e em um longo prazo.

A presidente da Comissão de Educação e Cultura da Alesp e presidente da Apeoesp (Sindicato dos Professores do Ensino Oficial do Estado de São Paulo), deputada Professora Bebel (PT), afirmou que "o problema da violência nas escolas é grave e crescente. Infelizmente, houve um recuo do governo estadual no programa de mediação escolar, que vinha dando resultados".
 
O deputado estadual Carlos Giannazi (PSOL) afirma que tem denunciado que o estado tem cortado programas que auxiliavam na gestão da segurança nesses ambientes. "Com a retirada do programa Escola da Família, a segurança ficou fragilizada", afirmou.

O programa promove atividades para alunos e familiares. Segundo o deputado, a manutenção dele é uma ação preventiva contra a violência. "Além disso, faltam agentes de organização escolar, que fazem função de inspetores, segurança interna e vigia. Faltam pessoas, afirma o deputado, que é diretor de escola pública.

3.652 PMs fazem ronda escolar em SP

O comandante da PM (Polícia Militar), coronel Marcelo Vieira Salles, afirma que o trabalho policial para combater a violência deve ser preventivo. "Se temos a ciência de que uma escola termina a aula 22h30, o comandante regional tem que colocar uma viatura ali. Se há uma rua escura, a polícia tem que estar ali. É um trabalho preventivo."
 
Por meio de nota, a Secretaria da Educação informou que tem fortalecido a parceria com a ronda escolar da PM para policiamento no entorno das escolas. "A rede estadual conta com equipes de mediação escolar e de supervisores de ensino, que têm a função de fomentar projetos e atividades restaurativas e de promoção à cultura de paz", informou.

"Além disso, está em estudo um projeto para reforço à segurança nas escolas mais vulneráveis, assim como os procedimentos de segurança em todas as 5.300 escolas estão sendo revisados", complementou a pasta.

Os dados publicados nesta reportagem se referem não só às escolas estaduais, mas também municipais e privadas.

Segundo a PM, cada ronda escolar cobre, em média, oito escolas. Ela é aplicável aos municípios com mais de 15.000 habitantes, abrangendo atualmente 287 cidades do estado. Ao todo, a PM tem 3.652 policiais militares exclusivos para esse tipo de policiamento.

"O programa não é uma forma de prevenção isolada. Há interface com o Proerd (Programa Educacional de Resistência às Drogas e à Violência), programa eminentemente educativo, voltado ao público jovem", complementou a corporação.

Deputados debatem: porte de armas é culpado pelo massacre em Suzano?


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Uma mulher é morta a cada duas horas no país


Festeggiare la Festa della Donna in Brasile non ha senso. Le vittime di femminicio sono altissime, per non parlare di stupri, abusi e violenza. Essere donna in Brasile non é facile e avere una relazione con un uomo (brasiliano) é sempre un rischio.

O Brasil teve uma ligeira redução no número de mulheres assassinadas em 2018. Mas, ainda assim, os registros de feminicídio cresceram em um ano. É o que mostra um levantamento feito pelo G1 com base nos dados oficiais dos 26 estados e do Distrito Federal.

São 4.254 homicídios dolosos de mulheres, uma redução de 6,7% em relação a 2017, quando foram registrados 4.558 assassinatos – a queda é menor, porém, que a registrada se forem contabilizados também os homens.

Houve ainda um aumento no número de registros de feminicídio, ou seja, de casos em que mulheres foram mortas em crimes de ódio motivados pela condição de gênero. Foram 1.173 no ano passado, ante 1.047 em 2017.

O levantamento, publicado nesta sexta (8), Dia Internacional da Mulher, faz parte do Monitor da Violência, uma parceria do G1 com o Núcleo de Estudos da Violência da USP e o Fórum Brasileiro de Segurança Pública.

O novo levantamento revela que:


  • O Brasil teve 4.254 homicídios dolosos de mulheres em 2018 (uma redução de 6,7% em relação ao ano anterior)
  • Do total, 1.173 são feminicídios (número maior que o registrado em 2017).
  • Oito estados registram um aumento no número de homicídios de mulheres; 16 contabilizam mais vítimas de feminicídio em 2018
  • Roraima é o que tem o maior índice de homicídios contra mulheres: 10 a cada 100 mil mulheres
  • Acre é o estado com a maior taxa de feminicídios: 3,2 a cada 100 mil

Desde 9 de março de 2015, a legislação prevê penalidades mais graves para homicídios que se encaixam na definição de feminicídio – ou seja, que envolvam "violência doméstica e familiar e/ou menosprezo ou discriminação à condição de mulher". Os casos mais comuns desses assassinatos ocorrem por motivos como a separação.

Os dados mostram que, quatro anos após a sanção da Lei do Feminicídio, há uma maior notificação desses casos — ou seja, mais delegados estão enquadrando os crimes como feminicídio, e não apenas como homicídio doloso.


Transparência

Doze estados não possuem dados de feminicídio de 2015, ano em que a lei entrou em vigor. Oito não têm a estatística também para 2016.

Veja os estados que ainda registram problemas nos dados de 2017 e 2018:


  • Amazonas: a secretaria diz que os dados de homicídio de mulheres de 2018 se referem apenas a Manaus, “que concentra 90% dos casos”. Os dados completos só devem ser divulgados em dois meses
  • Ceará: os dados de 2017 estão incompletos. A assessoria de análise estatística e criminal da Secretaria da Segurança Pública e Defesa Social diz que apenas no fim de 2017 foi implementada a categoria de feminicídio no Sistema de Informação Policial. A Comissão de Estudo do Perfil das Vítimas de CVLI, no entanto, fez um levantamento e identificou as mulheres vítimas de feminicídio em 2017 em Fortaleza e na região metropolitana da capital
  • Mato Grosso: a secretaria afirma que não tem dados de feminicídio para os anos de 2015, 2016 e 2017
  • Paraíba: os dados de feminicídio de 2018 se referem apenas ao período de janeiro a setembro. Os dados do último trimestre ainda não foram divulgados
  • Rondônia: o governo não informa os dados de feminicídio de 2017
  • Sergipe: o governo diz que só possui os dados de feminicídio de 2017 da região metropolitana de Aracaju (que engloba também os municípios de Nossa Senhora do Socorro, São Cristóvão e Barra dos Coqueiros)
  • Tocantins: o governo diz que não tem dados de feminicídio de 2017 especificados
  • Maior taxa de feminicídios
  • O Acre é o estado com a maior a taxa de feminicídios do país: 3,2 mortes a cada 100 mil mulheres. Além disso, possui a terceira maior taxa geral de homicídios contra mulheres: 8,1 a cada 100 mil pessoas.


O governo do estado diz que o aumento da criminalidade contra mulheres se deve ao envolvimento das vítimas com facções criminosas.

Segundo o governo, para tentar coibir essa violência, a nova gestão lançou um aplicativo para mulheres que estão sob medidas protetivas. A ferramenta facilita o acionamento da polícia em caso de violência doméstica.

“O governo também vem criando políticas públicas para a conscientização social a respeito do assunto, e buscando melhorar o atendimento nos órgãos de proteção à mulher, para que sejam amparadas e recebam a proteção necessária das investidas de agressores”, diz.

Um dos casos investigados como feminicídio no Acre é o de Guiomar Rodrigues, de 34 anos. Ela trabalhava em uma panificadora em Rio Branco e foi achada morta por estrangulamento em dezembro do ano passado, em uma área de mata.


O principal suspeito do crime é o sargento da reserva da Polícia Militar José Eronilson Brandão, de 51 anos, com quem ela tinha um relacionamento extraconjugal. O crime foi motivado, segundo a polícia, porque a vítima descobriu que estava grávida. Ele está preso em Rio Branco e nega o crime.

“Estava grávida de quatro meses e tinha um caso com o policial, que era vizinho. Ela veio me contar isso depois que ficou grávida, conversamos muito e ela abriu o jogo", conta uma prima de Guimar, que pede para não ter o nome revelado pelo G1. "Tinha de um a dois anos esse relacionamento, foi quando ficou grávida. Soube na quinta, no sábado ele a matou.”

Feminicídio x homicídio

Segundo o delegado Martin Hessel, da Delegacia de Homicídios e Proteção à Pessoa (DHH) em Rio Branco, o caso de Guiomar foi enquadrado como feminicídio por causa da relação que ela mantinha com o acusado, bem como pelo fato de que estava grávida.

“[Foi um feminicídio] por conta da gravidez. Ele é apontado como genitor dessa criança, e por essa relação de proximidade entre os dois. Por isso se enquadra dentro da qualificadora do homicídio”, diz

O delegado explica que a investigação do feminicídio tem características próprias.

“Normalmente, nos casos de feminicídio, há uma relação de proximidade entre o agressor e a vítima, uma relação de confiança entre as partes, e isso coloca normalmente a mulher como a parte vulnerável da relação”, afirma o delegado Martin Herrel, de Rio Branco.

Assassinatos em alta

Roraima, estado que teve a maior alta de mortes violentas em 2018, foi também o que registrou o maior crescimento no número de assassinatos de mulheres. Foram 28 vítimas no ano passado, ante 15 em 2017 – um aumento de 87%.

Em nota, a Polícia Civil de Roraima se defende e diz que o estado tem altos índices de solução de crimes. Segundo o órgão, o aumento de homicídios dolosos contra mulheres está relacionado ao fato de que as mulheres estão cada vez mais envolvidas com facções criminosas.

A Polícia Civil de Roraima afirma que, por ser o estado menos populoso do Brasil, “qualquer pico de violência afeta grandemente os números estatísticos”. “Quando ocorrem guerras entre facções, há geralmente picos de incrementos nos índices de homicídios tanto de homens como de mulheres envolvidos com essas facções”, diz.

Casos em 2019

Neste ano, os registros de feminicídios e de agressões a mulheres seguem recebendo destaque. Apenas nesta semana, a poucos dias do Dia Internacional da Mulher, diversos casos chamaram a atenção.

Em Borborema (SP), Thaís de Andrade, de 29 anos, morreu estrangulada pelo namorado na terça-feira (5). Segundo a polícia, o crime aconteceu durante uma briga do casal, quando os dois voltavam de uma festa de carnaval. Anderson Dornelos Urich, de 25 anos, foi preso.


Thais de Andrade foi morta pelo namorado, Anderson Urich, após uma festa de carnaval em Borborema — Foto: Redes sociais/Reprodução Thais de Andrade foi morta pelo namorado, Anderson Urich, após uma festa de carnaval em Borborema — Foto: Redes sociais/Reprodução
Thais de Andrade foi morta pelo namorado, Anderson Urich, após uma festa de carnaval em Borborema — Foto: Redes sociais/Reprodução

No mesmo dia, um policial militar atirou na cabeça da própria mulher em Fortaleza.

Já em Goiânia, uma mulher de 42 anos disse que precisou se fingir de morta para que o ex-namorado parasse de agredi-la. Os dois haviam terminado o relacionamento há um mês por causa do ciúme excessivo dele. O homem, porém, não aceitou o fim do namoro.

“Partiu para cima de mim, me enforcou, me sufocava. Até que eu fingi de morta e ele me largou. [...] Ele é forte, eu não dava conta de mexer. Depois ele foi só me estuprando, fazendo tudo comigo”, conta a mulher.
Na quarta-feira (6), mais de cinco casos de agressão a mulheres foram registrados pelo G1 em todo o país. Todas as investigações apontam para os companheiros das vítimas.


  • Em Dores do Rio Preto (ES), Jane Cherubim, de 36 anos, foi espancada e abandonada em uma estrada. O principal suspeito é o seu namorado, Jonas Amaral
  • Em Goiânia, Valdireno de Souza, de 36 anos, foi preso sob a suspeita de tentar matar a namorada a facadas. Ela tinha uma medida protetiva contra ele, mas os dois tinham reatado o namoro há uma semana
  • Uma mulher foi encontrada morta em uma apartamento em Bom Despacho (MG), com 15 perfurações no corpo. O namorado, que é o principal suspeito do crime, se suicidou após o crime. A mulher tinha dois filhos
  • A estudante Cíntia de Jesus Silva, de 22 anos, foi morta a tiros pelo companheiro na frente dos dois filhos em Guararema (SP). Após o crime, ele se matou
  • Em Sumaré, Claudia Aragão, de 44 anos, foi morta a facadas pelo marido dentro de casa. Ele confessou o crime e foi preso
  • Uma mulher foi morta por golpes de facão pelo seu marido, em Barcarena (PA). Segundo a polícia, ele foi esfaqueada até perder as forças. O homem fugiu


Em fevereiro, um caso do Rio de Janeiro chamou a atenção de todo o país por conta do grau de violência. Elaine Perez Caparroz, de 55 anos, foi espancada durante quatro horas em seu apartamento por Vinícius Batista Serra, de 27 anos. Aquele foi o primeiro encontro dos dois, que tinham se conhecido na internet.


"A última coisa que eu lembro foi eu deitando no ombro dele e, depois disso, não sei dizer quanto tempo depois, eu já estava no chão com ele em cima de mim, desferindo vários socos horríveis no meu rosto, me agredindo muito, muito. Eu não entendi nada", diz Elaine. Vinicius Serra, que é estagiário em direito, foi preso em flagrante pelas agressões.

Fonte: G1
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1.830 por hora


Violência à mulher no Brasil é onipresente: por conhecido, ou não, dentro ou fora de casa e em todas as idades... 

No dia 30 de janeiro, uma massagista de 46 anos foi agredida em seu apartamento por um homem desconhecido. Ele foi identificado e preso um mês depois, após ela fazer uma denúncia na delegacia. Em 6 de fevereiro, outro homem ejaculou em uma universitária de 22 anos em pleno transporte público. Ela gritou por ajuda, "mas ninguém fez nada". As duas histórias são sintomáticas do quadro de violência contra a mulher no Brasil: ela é onipresente. Ou seja, acontece dentro e fora de casa, atinge mulheres de todas as idades e o agressor pode ser conhecido ou não. As histórias ilustram os números apresentados pelo relatório "Visível e Invisível: a vitimização de mulheres no Brasil", divulgado hoje (26) pelo FBSP (Fórum Brasileiro de Segurança Pública).


Segundo o levantamento, 27,4% das mulheres do país sofreram algum tipo de violência ou agressão no último ano. Quase 80% dessas agressões foram praticadas por um conhecido, como cônjuge, ex-companheiro ou até vizinho. E cerca de 40% das agressões aconteceram no interior do próprio lar. Menos da metade das mulheres procuram algum tipo de ajuda para a violência sofrida.  Quando se trata de assédio, como "cantadas", comentários desrespeitosos ou assédio físico no transporte público, os números são ainda maiores: 37,1% das mulheres entrevistadas disseram ter passado por alguma dessas situações nos últimos doze meses. Em valores absolutos, os resultados são assustadores. Segundo uma estimativa da pesquisa, são mais de 4,6 milhões de mulheres que sofreram uma agressão física (batidão, empurrão ou chute) propriamente dita no Brasil no último ano. O que dá, em média, 536 mulheres por hora. Para violências de qualquer tipo, são 16 milhões de mulheres --1.830 por hora.

Samira Bueno, diretora-executiva do FBSP, explica que o objetivo do estudo é produzir dados de qualidade sobre o tema, que permitam elaborar intervenções públicas efetivas no combate à violência contra a mulher. Devido a subnotificação dos casos, diz ela, os registros oficiais do estado não dão conta da dimensão do problema. "Queremos dar visibilidade para esses tipos de violência contra as mulheres que o poder público não consegue captar com as suas classificações."

Somado a isso, afirma ela, a realidade política brasileira não favorece a elaboração e implementação de políticas públicas de combate à violência contra a mulher. "Os principais cargos públicos no Brasil são ocupados por homens. As mulheres não estão nos cargos prioritários importantes para pensar políticas públicas, o que dificulta a implementação de medidas para enfrentar violência de gênero", diz Samira em entrevista ao UOL.

O levantamento, encomendado pelo Fórum, foi feito pelo Datafolha nos dias 4 e 5 de fevereiro de 2019. Ao todo, 2.084 pessoas foram entrevistas, entre homens e mulheres, em 130 municípios de todas as regiões do Brasil. A margem de erro para o total da amostra nacional é de 2 pontos percentuais, para mais ou para menos. As perguntas realizadas pela pesquisa tratavam de situações vividas pelas mulheres nos últimos 12 meses, traçando assim um perfil das mulheres que já sofreram qualquer tipo de assédio, agressão, espancamento, ameaças e ofensa sexual.

Percepção sobre violência diminuiu mas agressões contra mulheres aumentaram 

Uma observação em particular chama atenção nos resultados da pesquisa: a discrepância entre os números de percepção da violência e de vitimização - ou seja, da violência que acontece de fato. .De acordo com o relatório, a percepção de fatos violentos diminuiu desde que o levantamento foi feita pela última vez, em 2017: 59% dos homens e mulheres entrevistados relataram terem presenciado alguma situação de assédio ou agressão, ante 66%, em 2017. 

Já os relatos de agressões sofridas pelas mulheres permaneceram constantes nos últimos dois anos. Em 2017, 28,6% das entrevistadas responderam terem passado por algum tipo de violência ou agressão. Em 2019, foram 27,4% - a diferença está dentro da margem de erro. Para se ter uma dimensão melhor dos valores, três de cada dez mulheres entrevistadas sofreram algum tipo de violência. 

Para Samira Bueno, essa incoerência pode estar relacionada ao momento político em que o país vive. "A sociedade está mais alheia e isso é um fato. A questão é por que ela está mais alheia. Pode ser por conta do momento político. Pode ser porque estamos evitando olhar para esses fenômenos e refletir sobre isso", explica ela.

"Você tem de um lado todo o empoderamento feminino e das mulheres demandando direitos e políticas públicas de atendimento, e de outro você tem um movimento conservador em que debater gênero se tornou algo ideológico. A violência de gênero tem sido muito mal interpretada.".

Outra explicação para a discrepância, analisa a especialista, é o fato de que cada vez mais as agressões acontecem no interior da própria casa. "Talvez haja essa percepção de que a violência diminuiu porque ela está cada vez mais restrita aos espaços domésticos."

Segundo a pesquisa, 42% das mulheres que relataram terem sofrido algum tipo de violência, disseram que ela aconteceu em casa. Além disso, em 76,4% dos casos, o responsável pela agressão foi um cônjuge, companheiro ou namorado. "O algoz da mulher é cada vez mais alguém próximo."

Para Samira, do Fórum Brasileiro de Segurança Pública, a maior parte das mulheres não procuram ajuda não só por medo ou vergonha, mas também porque em boa parte das vezes são mal atendidas. "Se o poder público não consegue a confiança dessa mulher, ela não vai procurar o estado. As mulheres estão morrendo sem que o estado nem seja acionado", diz.

"As leis por si só não mudam condutas, não mudam o comportamento. Para a lei funcionar, é necessário outras instâncias do poder público trabalhando para que isso aconteça. Isso necessariamente depende do trabalho da polícia." Por outro lado, o relatório também indica que gerações mais jovens, apesar de serem mais vulneráveis à violência, estão mais atentas à questão, assim como mulheres de escolaridades mais altas.

De acordo com os números apresentados, 77% das pessoas entrevistadas entre 16 e 24 anos relataram terem visto alguma situação de assédio ou agressão nos últimos 12 meses. A porcentagem é menor em todas as demais faixas de idade - chega a 40%, para entrevistados com mais de 60 anos. Já no recorte da escolaridade, o reconhecimento da violência é de 65% para pessoas com ensino médio e superior. Entre entrevistados com apenas o ensino fundamental, fica em 48%.

"Mulheres jovens, até por estarem muito mais empoderadas e terem mais noção de seus direitos, estão muito mais propensas a reconhecer diferentes tipos de violência como tal", diz Samira. "Se todas as mulheres de todos os estratos etários tivessem a mesma consciência sobre diferentes tipos de violência, possivelmente os números seriam melhores.

Fonte: UOL
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