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Le 10 regole della pasta perfetta


Per chi dice che noi italiani pensiamo solo al cibo, ecco allora un motivo per parlare proprio di questo.

La ALMA, Scuola Internazionale della Cucina Italiana, ha codificato una serie di regole, dieci per la precisione, per la perfetta cottura della pasta. Sono regole semplici ma rigorose per chi vuole ottenere un piatto di spaghetti fatti a regola d’arte.

1. Utilizzare acqua nella proporzione di un litro per ogni etto di pasta perché la pasta si deve reidratare molto bene e perché non si fermi l’ebollizione (l’ideale è usare acqua poco calcarea).


2. Usare sale grosso da cucina nella proporzione di un dodici – quindici grammi per litro d’acqua.

3. Aggiungere il sale solo quando l’acqua avrà raggiunto il punto dell’ebollizione e attendere, prima di buttarvi la pasta, che sia sciolto perfettamente e che l’acqua riprenda l’ebollizione. L’acqua salata raggiunge più lentamente l’ebollizione

4. Usare una casseruola o una pentola piuttosto capace a pareti alte perché la pasta dovrà cuocere galleggiando bene. Immergere la pasta (sia fresca sia secca) in una sola volta e mescolarla immediatamente eviterà così di incollarsi. Condurre la cottura a pentola scoperta e a fiamma piuttosto vivace mescolando frequentemente.

5. Per evitare che certi tipi di pasta, come tagliatelle, pappardelle, spaghetti, trenette ecc., si appiccichino durante la cottura, si può aggiungere all’acqua un filo d’olio extra vergine d’oliva. Per certi tipi di pasta da gratinare in forno (come lasagne, cannelloni, torte salate, timballi, pasticci ecc.) mantenere la pasta al dente raffreddandola con rapidità e preriscaldare il forno con un certo anticipo.

6. Per il tempo di cottura della pasta secca industriale attenersi alle indicazioni riportare sulla confezione. Per la pasta fresca seguire le indicazioni date nelle singole ricette. E’ buona norma comunque assaggiare la pasta qualche attimo prima di scolarla.
Appena la pasta avrà raggiunto il giusto punto cottura versare in pentola un mestolino di acqua fredda per arrestare immediatamente la cottura, quindi scolarla.

7. Scolare la pasta al “dente” mantenendovi aderente un po’ dell’acqua di cottura.

8. Scaldare sempre la zuppiera o il piatto (a meno che non si tratti di una pastasciutta da servire fredda) con acqua bollente e asciugarli bene prima di versarvi la pasta.

9. Condire la pasta con una parte del sugo e servire il rimanente, caldissimo, in salsiera e questo perché il sugo facilmente si raccoglie sul fondo della zuppiera.

10. Aggiungere eventualmente il formaggio alla fine (oppure servirlo a parte) quando la pasta avrà assorbito completamente il sugo, avendo cura di grattugiarlo solo al momento, salvo il caso in cui il formaggio è un ingrediente del sugo.

Ora non avete scuse per preparare un buon piatto di pasta e fare bella figura con gli amici. Ma per l’amor di Dio, non comprate la pasta di semola brasiliana, usate solo quella di grano duro, ok?

Buon appetito!

Gli italiani tra i più magri d’Europa


E i brasiliani? Argomento delicato questo, meglio andare per ordine.
Stando a quanto giunto dal rapporto ‘Health at a Glance Europe 2010′ (Uno Sguardo alla Sanità) della Commissione Europea e dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), un europeo su due risulta obeso.
L’Oscar della gordura europea spetta alla Gran Bretagna, dove si registra un tasso di obesità del 24,5%. Non sono da meno Irlanda e Malta che si aggirano attorno al 23%. L'Italia è in terzultima posizione con una percentuale di obesi pari al 9,9%, quasi un cittadino su dieci. I più in forma d'Europa? I romeni (7,9%) e gli svizzeri (8%). In ogni caso noi italiani risultiamo essere tra “più magri”. Forse il merito lo si deve alla nostra dieta mediterranea o al semplice sfizio di restare in forma o alla voglia di stare al passo con la moda. Chissà.

(Non riesco a fare a meno di avere un sorrisetto malizioso mentre scrivo questo post…kkkkk!)

Quindi torniamo alla domanda iniziale: e i brasiliani come sono messi?

Secondo uno studio effettuato dal IBGE (Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística) il 60% dei brasiliani sono obesi o in sovrappeso. Questo dato non mi sorprende perché basta fare un giro per le strade della mia città per vedere quante persone gorde effetivamente ci sono. Non vuole essere una cattiveria questa ma solo un opinione personale, che si avvale però di un riscontro nella vita reale. Secondo questa ricerca il 50,1% degli uomini brasiliani è in sovrappeso e il 12,4% obeso (per le donne è leggermente minore, precisamente il 48% e il 16,9%). Ricordo che stiamo parlando di persone adulte, perché per i bambini la situazione è ancora peggiore, sia in Italia che in Brasile.

A cosa sia dovuta questa grande percentuale di gordinhos non so. Sicuramente il vostro modo di mangiare influisce molto. E’ inutile dire “Arroz e feijão é uma combinação saudável” perché, pur essendo vero, se ne mangiate a quantità industriali è ovvio che diventerete grassi. Io vedo come mangiano qui le persone. Basta andare in una qualunque Praça de Alimentação di un qualunque Shopping per vedere, a qualunque ora del giorno, moltissime persone con piatti pieni di riso, carne, pasta o ogni tipo di comida. Non sono un dietologo ma penso che mangiare senza regolamentazione, a qualunque ora del giorno, solo per dire “ho fame quindi mangio”, influisca notevolmente sul nostro girovita. Se poi aggiungiamo che la quantità di cibo messa sui piatti è notevolmente superiore a quella che dovrebbe essere una giusta portata, è ovvio che le cose peggiorano. Non per niente i ristoranti dove si paga a chilo in Brasile fanno furore, mentre in Italia non esistono. E forse anche la velocità di mangiare incide sulla gordura finale, perché è vero che i pranzi in Italia durano molto (anche noi mangiamo tanto) ma sono diluiti nel tempo. A noi italiani piace mangiare con calma, aspettando un poco tra una portata a un’altra. Qui sembra che facciano a gara a chi finisce primo!

Quindi iniziamo l’anno con un buon proposito: andiamo tutti in palestra a smaltire tutta quella gordura che abbiamo accumulato in questi anni. Anche perché, con tutto questo parlare di comida, mi è venuta fame…

Si mangia!


Giusto per fare un piacere a chi dice che parlo solo di cose serie (ma anche a chi pensa il contrario) vi posso annunciare che oggi ho deciso cosa fare da mangiare per Natale. E non dite che non vi interessa perché non ci credo!

A Natale qui in famiglia faremo "l’amico segreto”, cioè un gioco molto legal dove, una volta scritti tutti i nomi dei partecipanti su dei fogliettini, questi vengono piegati e messi in un recipiente. Dopodiché ogni persona dovrà prendere un foglietto, leggere il nome ma non dirlo alle atre persone (per questo l’amico è segreto) e di conseguenza dovrà fare un regalo alla persona che ha pescato. In questo modo ogni persona riceverà un regalo, senza distinzioni, e senza spendere un capitale come in Italia, dove io dovevo fare un regalo alla mamma, alla sorella, a ogni nipote, agli amici, cognati, ecc.

Quindi il 24 dicembre alla sera faremo una cena italo-brasiliana qui a casa mia, nel senso che io cucinerò italiano e mia suocera brasiliano. In questo modo potremo mangiare come maiali senza spendere cifre da capogiro e nello stesso tempo provare cibi insoliti o perlomeno non abituali. Dopo la cena ogni persona darà il regalo alla persona scelta e tutti alla fine  andremo a dormire felici e contenti e con la pancia piena! Ma non è finita.

Siccome alcune persone, a causa del lavoro, non potranno partecipare alla cena della Vigilia, a Natale faremo un pranzo a casa di mia suocera, sempre italo-brasiliano, ma con portate diverse.

Io dico già che quest’anno mi farò più furbo, dato che l’anno scorso, per il pranzo di Natale, abbiamo speso tantissimo e sia io che mia moglie praticamente non abbiamo mangiato niente, dato che eravamo costretti continuamente a preparare e a servire i piatti. Perdipiù, a causa di differenze culturali diverse, io mi sono anche arrabbiato alla fine perché, appena finito di mangiare, tutti gli invitati sono scappati a casa, lasciandoci soli io e mia moglie come due ciule* (*tipica espressione novarese). Quindi questa volta ho già detto a mia moglie che prepareremo e serviremo a tavola, ma faremo le cose con più calma in modo che anche noi potremmo mangiare e condividere il piacere di stare con gli altri.

Se a qualcuno può interessare (!) questo sarà il menù:

ANTIPASTO
Insalata di arance e finocchi - Salada de laranja e funcho
Insalata di pollo, mela e radicchio - Salada de frango, maça e radicchio
Pomodori ripieni di tonno - Tomates com recheio de atum
Cipolline e peperoni in agrodolce - Cebolinhas e pimentao em agrodoce
Tartine varie - Canapè e torradas varias
PRIMI
Penne al salmone - Pene ao salmao
Penne con mascarpone e peperoni - Pene com mascarpone e pimentao
Cannelloni di carne – Canelones de carne
SECONDI
Scaloppine al vino bianco - Bifé ao vinho branco
Arrosto all’ananas - Pernil com abacaxi
CONTORNI
Zucchine ripiene - Abobrinhas com recheio de carne
Patate al forno - Batatas assadas
Carotine al burro aromatizzato - Cenouras com manteiga e especiarias
Insalate varie - Saladas varias
DOLCI
Pandoro con crema di mascarpone - Pandoro com crème de mascarpone
Tiramisu
Pere al vino rosso - Peras ao vinho tinto

Da bere ovviamente acqua, birra, refrigerante e, non può mancare nella tavola di un italiano, vino (argentino per la precisione).

Come vedete nulla di particolare. Le uniche cose che mi daranno lavoro da fare saranno gli antipasti e l’arrosto, per il resto sono cose semplici da preparare.

Colgo l’occasione per farmi un po’ di pubblicità citando il mio blog di cucina, in cui troverete, oltre che a ricette tradizionali italiane come queste, articoli sul pranzo in Italia e al modo di bere e preparare il caffè, sempre in Italia ovviamente. Il blog in questione è (squillino le trombe…)


Quindi a tutti voi Buon Appetito e, ovviamente, un sincero e sperato Buon Natale!

Vale la pena?


Un mio amico, lasciando un commento a un mio post, mi ha chiesto se fosse una buona idea lasciare l’Italia per venire a vivere in Brasile. Siccome è una domanda molto importante e le cose da dire sono molte penso che sia giusto riservarle un post vero e proprio.

Iniziamo innanzitutto a dire che ovviamente dipende da persona a persona. Quello che per me può essere facile non lo può essere per qualcun altro, e viceversa. Ognuno di noi ha le proprie idee, i propri sogni e le proprie ambizioni, quindi dare una risposta definitiva a questa domanda penso che sia proprio impossibile.

Quindi io posso dire cosa per me ha significato venire a vivere in Brasile, cosa mi è piaciuto e cosa mi ha dato fastidio.

Tempo fa una mia amica, Barbara Bueno, una brasiliana che vive a Firenze, aveva posto lo stesso dilemma: vale la pena lasciare tutto quello che ha costruito in Italia per tornare a vivere in Brasile? Io le avevo risposto, riassumendo e semplificando al massimo, che tutto dipende da quello che lasci e da quello che trovi. Nel suo caso dissi che non valeva la pena, perché lei in tutti gli anni di vita in Italia era riuscita a costruirsi una buona vita, con un buon lavoro e un guadagno ragionevole. Anche suo marito faceva un buon lavoro (non ricordo più quale però) e i suoi figli studiavano in una buona scuola. Quindi lasciare tutto quello per tornare in Brasile, solo per uno spirito patriottico (“sono nel mio Paese”) mi sembrava un errore. E infatti ancora adesso vive felicemente in Toscana!

Per me è stato diverso. In Italia io avevo tantissime piccole cose (piccole ma che per me erano importanti e che qui mi mancano) ma non avevo niente di concreto: il mio lavoro era molto semplice e poco remunerativo; la casa era piccola e in affitto; il conto corrente era sempre in rosso. E, cosa più importante, le possibilità di migliorare erano praticamente nulle, a meno che di vincere alla Lotteria!
Quindi io ho lasciato molto poco in Italia, a parte la famiglia, e sempre pensavo che, in ogni caso, qui in Brasile non sarei potuto stare peggio.

Ma io sono stato fortunato. Grazie alla famiglia di mia moglie, qui in Brasile ho lavorato fin dal primo giorno, e anche se non è stato facile abituarmi subito mi ha permesso di guadagnare quel tanto che basta per poter vivere senza morir di fame e pagare le spese della casa.

Quindi il primo consiglio che posso dare a chi decidesse di trasferirsi in Brasile è di venire qui con la sicurezza matematica di trovare un lavoro, o meglio ancora, di avere un lavoro già dall’inizio, qualunque che fosse, perché è vero che qui in Brasile la vita costa meno, ma senza soldi non puoi vivere, quindi…

Altro consiglio è di portare con sè più soldi possibili. Partiamo sempre con l’idea che stiamo iniziando una nuova vita qui, quindi dobbiamo comprare o affittare una casa e comprare tutto quello che occorre, dalla carta igienica al televisore. E siccome qui i finanziamenti sono qualcosa di assurdo, con tassi di interesse allucinanti (circa il 4/5% mensile, il 60% annuale!) è ovvio che la cosa migliore è avere un po’ di soldi da parte e acquistare “a vista”, approfittando anche del cambio più o meno favorevole. Quindi prima di venire pianeggiate bene la cosa e cercate di risparmiare il più possibile, perché anche 10 euro in più fanno la differenza.

Un’altra cosa da considerare è che per venire in Brasile dovete lasciare l’Italia. Sembra ovvio questo ma c’è qualcuno che non pensa a questo. Per poter venire in Brasile io ho dovuto lasciare tutto quello che avevo, che anche se era poco era tutto quello che avevo. E ovviamente ho dovuto comprare di nuovo tutto qui. Il che vuol dire che, nell’eventualità io non mi trovassi bene in Brasile non avrei potuto tornare indietro, perché non avrei avuto la possibilità di ri-comprare tutte le cose che avevo e che servivano per vivere. Per venire qui ho dovuto lasciare il mio lavoro, e non potevo ritornare dopo qualche mese o un anno e averlo di nuovo, né tanto meno avrei potuto cercare un nuovo lavoro considerando la crisi che c’è stata (e che forse c’è ancora) in Italia e anche la mia età (quasi 50 anni) e il mio scarso livello scolastico (3° media). Ho dovuto vendere la mia macchina (anzi, regalare) e non avrei potuto, perlomeno non subito, acquistarne un’altra. Per non parlare dei mobili, degli accessori e di tutte quelle cose che compongono una casa. Ho dovuto anche dare via molti miei vestiti perché qui non avrei usato (ma in Italia sì).

Quindi questa è un’altra cosa molto importante da considerare: prima di venire in Brasile (o in un altro Paese) pensate che non avrete la possibilità di ritornare in Italia. La possibilità di crearsi una nuova vita si ha una volta sola, certe occasioni non si hanno tutti i giorni. Quindi pensate, pensate molto bene a quello che state facendo.

Un’altra cosa da considerare è che qui avrete bisogno di un plano de saude nel caso avreste bisogno si supporto medico, perchè la Sanità pubblica qui è qualcosa di indecente, perlomeno per i livelli che ero abituato io in Piemonte. Quindi una volta in Brasile preparatevi a spendere perlomeno  300 Reais al mese per un buon plano, e vi assicuro che sono soldi spesi bene.

Alla fine può sembrare solo un problema di soldi trasfersi in Brasile, e in effetti, a costo di sembrare freddo, cinico e calcolatore, è proprio così. Senza soldi non puoi vivere né in Italia né tanto meno in Brasile o in un altro posto. Per questo consiglio di avere un lavoro, quindi un guadagno sicuro, sin dal primo giorno. E consiglio anche di portare con sè abbastanza soldi per comprare le cose che servono e per le emergenze.

Ma c’è anche un’altra cosa da considerare, perché per me è stato così. Dovete pensare che venite qui per vivere e non per passare le ferie. Dovete pensare che qui sarete un extra-comunitario in un Paese straniero, e quindi dovrete accettare tutte le leggi, le abitudini e i costumi di questo nuovo grande Paese. Sembra facile far questo ma vi assicuro che non è così. Questo è molto strano e ancora adesso non riesco a capire perché ho avuto (e ho ancora) così tante difficoltà ad accettare tutte queste cose nuove. Per 5 anni io passavo le mie vacanze qui In Brasile, a casa di mia moglie, quindi pensavo di conoscere le abitudini e le usanze brasiliane. Ma invece, una volta stabilitomi qui, le difficoltà di accettare tali differenze sono diventate evidenti, facendomi a volte litigare con mia moglie su quale Paese fosse migliore. Come ho detto prima di stabilirmi qui conoscevo già molte abitudini dei brasiliani, dal modo di mangiare e di vestire al modo di fare una casa o di lavorare, ma in qualche modo sembra che abbia dimenticato tutto quanto e che ogni cosa che succede qui mi sembra sbagliata (o perlomeno mi sembrava migliore in Italia). Quindi pensate anche in questo: se venite in Brasile sarete una persona straniera in un Paese straniero, e tutto quello che succede qui, ma proprio tutto, qualunque idea, abitudine o modo di fare, voi dovrete accettarla. Non pensate di venire in Brasile e vivere come in Italia, mangiare come in Italia e fare le stesse cose che facevate in Italia. Può sembrare esagerato ma per me è stato così.

Allora torniamo alla domanda iniziale: ne vale la pena? Vale la pena lasciare il proprio Paese per farsi una nuova vita qui? Io penso che non ci sia una risposta precisa, ma che valutando tutte le conseguenze, tutti i pro e i contro, tutto quello che occorre fare, considerando tutto quello che lasciamo e tutto quello che possiamo trovare, che sia buono o cattivo, allora penso che si possa fare la scelta giusta. E poi solo il Tempo, o Dio o il Destino potrà dirci se è stata effettivamente la scelta migliore.


Un anno dopo


E’ esattamente un anno che sono qui in Brasile. Sono arrivato qui all’alba di domenica 29 settembre 2009 dopo 12 ore di viaggio interminabile, con quattro valige, 2 gatti e una madre ultra-ottantenne.

Sono arrivato qui convinto di fare la cosa giusta (anche perché, in tutta sincerità, non avevo molta scelta) e con la speranza di fare una vita… non migliore, ma perlomeno uguale a quella che facevo in Italia. Non sono venuto qui “sognando l’America” ma nemmeno pensavo di stare peggio che in Italia.
Quindi dopo un anno penso che sia giusto tirare le somme e vedere se venire a vivere qui in Brasile sia stata una buona idea oppure no. Andiamo allora ad analizzare i valori, per così dire, che caratterizzano la vita di una persona.

Iniziamo dal LAVORO.
In Italia lavoravo come operaio in una impresa di pulizie. Potrà sembrare strano ma mi piaceva quel lavoro. Ogni giorno ero in un posto diverso e non mi annoiavo mai. Il lavoro era tranquillo, ero sempre all’aria aperta, il mio capo non rompeva troppo le balle e con i miei colleghi andavo d’accordo. Inoltre alle 16.30 terminava la mia giornata di lavoro e avevo resto del tempo per fare quello che mi interessava, compreso il sabato e la domenica a casa. Qui in Brasile sto lavorando insieme a mio cognato per alcune “lojas de carros”, preparando insieme la documentazione per chi deve acquistare una macchina. Qui io lavoro in casa, usando internet e un computer. Quindi non devo uscire per andare a lavorare e non devo “sporcarmi le mani”. Uso cose che amo molto, come PC e internet e se devo andare in bagno o prendermi un caffè non devo chiedere il permesso a nessuno.

Quindi a primo avviso sembrerebbe che qui in Brasile stia facendo un lavoro migliore, ma come ho detto il lavoro che avevo in Italia mi piaceva. Inoltre in Italia io sapevo che il mio lavoro iniziava alle 8.00 e terminava alle 16.30 (a volte anche prima); qui invece io accendo il computer dopo colazione e per tutto il giorno devo rimanere disponibile aspettando che mio cognato mi mandi qualche “serviços”. Credetemi quando dico che non posso uscire di casa per fare qualche commissione e che tutte le sere vado a dormire quasi a mezzanotte perchè ho sempre molto lavoro da fare. Inoltre quasi tutti i fine settimana mi tocca lavorare. Quindi come vedete, anche se a prima vista può sembrare un lavoro migliore o più prestigioso di quello che avevo in Italia, non è affatto quello che sembra, perchè ho molta meno libertà di prima. Però è sempre un lavoro e, al giorno d’oggi, è già una buona cosa.
Allora possiamo benissimo dare un punto all’Italia e un punto al Brasile:
ITALIA 1/BRASILE 1

I SOLDI.
In Italia guadagnavo circa 900 euro al mese. Una miseria a mio modo di vedere, ma bene o male era nella media degli stipendi da operaio. Qui in Brasile sto guadagnando dai 1.000 ai 1.200 Reais al mese (più o meno due salarios minimos). Non è male per la media brasiliana, specialmente essendo un extra-comunitario in terra straniera e non avendo nessuna specializzazione. Quindi qui in Brasile sto guadagnando di più che in Italia ma… pensate bene: in Italia io lavoravo 7/8 ore al giorno ed ero a casa il sabato e la domenica (e se capitava di lavorare nei festivi venivo pagato col 70% in più); io qui in Brasile lavoro dalle 9 alle 12 ore al giorno (non sto esagerando) e molte volte anche di domenica. Quindi in proporzione non sto guadagnando molto. Anzi, a mio modo di vedere sto prendendo poco. Non voglio “sputare nel piatto dove mangio”, come avevo detto una volta, ma cerco solo di essere obiettivo in questa comparazione. Perciò è vero che qui in Brasile guadagno di più, ma è anche vero che lavoro molto di più! Per questo motivo non me la sento di dare un punto al Brasile.
Diciamo che anche in questo caso ITALIA 1/BRASILE 1.

Visto che abbiamo appena parlato dei soldi andiamo ad analizzare i BENI MATERIALI.

In Italia, pur avendo avuto sempre pochi soldi, ero l’espressione vivente del consumismo! Mi ha sempre piaciuto avere tante cose e a casa mia avevo 3 televisori, home-theater, due computer, microonde, macchina espresso, robot da cucina e chi più ne ha ne metta! Qui in Brasile sto ancora comprando le cose che mi servono, visto che abbiamo dovuto partire da zero, però anche qui ho due computer e un notebook, una TV 32” LCD, un bellissimo frigorifero NO FROST e tante altre piccole cose. Meno che in Italia ma solo perchè sono ancora all’inizio.
Quindi anche in questo caso ITALIA 1/BRASILE 1.

La CASA.
In Italia abitavo in un piccolo bilocale in affitto. Ero proprio al centro del paese e, pur essendo piccolo come appartamento, era carino e confortevole. Come tutte le case in Italia avevo l’acqua calda sia in bagno che in cucina, il riscaldamento per l’inverno e il gas metano incanalato. Qui in Brasile sto abitando in una casa in affitto. Questa casa è più grande del mio appartamento italiano ma è fatta molto male. Come molte case del Brasile non ha avuto un progetto iniziale quindi è stata costruita in base al terreno. Come conseguenza i muri della cucina, della sala e di una camera da letto non formano un rettangolo come una casa normale, ma una sorta di parallelepipedo indefinito in cui è quasi impossibile collocare un armadio o un tavolo. Inoltre l’impianto elettrico è a vista e su tre interruttori due non funzionano a dovere. E poi qui non si usa ancora il metano e per cucinare usiamo una bombola di gas, coi relativi rischi che possono avvenire. Ovviamente, proprio per questo motivo non ho l’acqua calda in cucina ma solo nella doccia grazie a un chuveiro elettrico. Ah, dimenticavo: siccome il mio vicino di casa ha avuto la brillante idea di fare un piccolo orto accanto a me (casa mia è a un livello più basso della sua) in una parte della casa c’è così tanta umidità che non posso accostare nessun mobile, dato che potrebbe daneggiarlo in brevissimo tempo. E siccome qui non ho un vero tetto come in Italia ma una semplice copertura in Eternit nella lavanderia e in sala, quando piove forte mi piove dentro!

Quindi alla luce di tutte queste cose sembrerebbe evidente che dal lato della casa in Brasile abbia perso molto confronto quello che avevo in Italia. Ma…

… ma tra un paio di mesi andrò ad abitare in un’altra città dove sto costruendo un appartamento nella casa di mia suocera. Questo appartamento, che sarà di circa 90 m2, parte subito avvantaggiato, dato che, pur non essendo un geometra o un architetto, io ho progettato le varie stanze in base allo spazio dispobile. Quindi io ho deciso dove mettere le finestre e le porte, come fare il bagno e la cucina; ho pensato all’impianto elettrico e idraulico, ho deciso che piastrelle usare e come mettere le luci. Potrà sembrare un’ovvietà questa, ma qui in Brasile non tutti fanno questo e non per mancanza di soldi, ma proprio per un modo di vivere diverso. Alla fine non diventerà certamente un appartamento da sogno (è sempre un problema di soldi) ma di sicuro sarà migliore di dove sto adesso e migliore del mio ex-appartamento in Italia.

Proprio per questo motivo, grazie anche al mio eterno ottimismo, con la speranza che alla fine avrò quello che avevo pensato, dobbiamo dare un punto al Brasile:
ITALIA 0/BRASILE 1.

Cosa può ancora mancare in questo confronto? 
Per il CIBO non è cambiato nulla, perchè è pur vero che qui in Brasile non trovo tutti i prodotti italiani, ma i più importanti ci sono e in ogni caso in Brasile si mangia bene. La QUALITA’ DELLA VITA? Ma è un parametro troppo generico, che dipende sia dalla propria situazione economica che da quello che lo Stato può offrirti. Quindi possiamo parlare della STRUTTURE PUBBLICHE, come la Sanità e l’Istruzione, e in questo caso è inevitabile che il Brasile perda punti. E’ vero che anche in Italia succedono cose da altro mondo (è proprio di questi giorni la notizia che a Roma è morta una persona dopo 36 giorni di agonia perchè gli avevano chiusa per sbaglio l’arteria sbagliata, mentre a Bergamo, siccome i ginecoloci si sono messi a litigare nella sala parto per decidere se fare o no un cesareo, una bambina è nata invalida al 95% e ora non vede, non camminerà, e si nutre solo con un sondino nell’addome!), ma in ogni caso qui succede di peggio e le istituzioni pubbliche, che dovrebbero dare al cittadino almeno le cose più importanti, sono da escludere.

Quindi, anche se mi dispiace farlo, dobbiamo togliere un punto al Brasile.
Alla fine che punteggio abbiamo? ITALIA 3/BRASILE 3. Non è male come risultato.

Allora qual’è la conclusione? Che un anno dopo il mio arrivo in Brasile la mia vita non è cambiata di molto. Non sono diventato ricco ma non sono nemmeno povero. Lavoravo in Italia e lavoro in Brasile. Bene o male le cose che avevo in Italia le ho anche qui in Brasile. Certo, alcune cose erano meglio là e altre sono migliori qua, ma sarebbe lo stesso se fossi andato a vivere in un altro Paese. Io non sono partito con l’idea di lasciare l’Italia per vendere cocco sulle spiagge o comprare una pousada per i ricchi stranieri. Il mio scopo era di fare PERLOMENO la stessa vita che facevo in Italia, e in questo ci sono riuscito. Questo anche grazie a mia moglie che riesce ad amministrare molto bene le nostre entrate e grazie anche agli amici e familiari che ci hanno aiutato e che continuano a farlo.

Io continuo ad essere ottimista e penso che, se in un anno sono riuscito ad avere le stesse cose che avevo in Italia, allora in dieci anni posso solo migliorare ed avere di più. Cosa questa ormai impossibile in Italia, dato che là è già un cosa buona tenere quel poco che si ha ottenuto senza perderlo.

Un grazie a tutti voi.

Dolci brasiliani


Una piccola divagazione culinaria: io amo la cucina brasiliana, anche se la mia preferita rimane sempre quella italiana, ma purtroppo devo ammettere che i dolci brasiliani non sono molto buoni, almeno non per me.

Li trovo molto enjoativos, troppo dolci. Forse perché usate molto il latte condensato per fare le creme, cosa che invece in Italia si usa pochissimo. O forse sarà per l’onnipresente cocco o abacaxi. Non so, ho mangiato tantissime cose buone qui, ma quando si tratta di dolci ho sempre qualche dubbio, perchè alla fine non riesco a gustarlo come dovrei. E vi posso assicurare che sono un gran golosone!

Peccato.

Penso cosa sarebbe se qui in Brasile ci fosse qualche pasticceria italiana con i dolci tipici del mio Paese, che sarà quel che sarà ma in fatto di comida non lo batte nessuno!

Potrebbe essere una buona idea per qualche pasticcere che ami il rischio di un nuovo business in un Paese straniero. Chi lo sa…

I brasiliani e l’arte di mangiar bene


Qui l’Artusi(1) non c’entra niente o quasi. Il fatto è che, a costo di diventare più antipatico di quanto sono, devo ammettere che i brasiliani non sanno mangiare bene. O per meglio dire non sanno stare a tavola.

Non è tanto una questione di educazione, perchè qui le persone sono molto educate, però hanno preso bruttissime abitudini quando sono a tavola. Ora lo so, qualcuno dirà ... io non sono così, ... io non faccio questo oppure affermerà che noi italiani siamo peggio. Ma non stiamo facendo una gara a chi è peggiore ma stiamo solo parlando di alcune cose che vedo qui e che per me sono strane o sbagliate. So benissimo che non tutti i brasiliani si comportano allo stesso modo, come non tutti gli italiani sono uguali, ma ciò non toglie che alcuni modi di comportamento di alcune persone siano sbagliati, brasiliani o italiani che siano. Non basta dire “questo è il costume di quel popolo” perchè, facendo un esempio sciocco, se io ho l’abitudine di mettermi le dita nel naso questo non significa che stia facendo la cosa giusta e che le altre persone possano accettare questo mio costume.

Ma andiamo a vedere di cosa sto parlando.

La prima volta che sono venuto in Brasile, ed è stato più di 6 anni fa, una cosa che mi ha quasi scioccato è il modo di mangiare dei brasiliani. Io ero a casa della famiglia di mia moglie e sua madre, la mia futura suocera, era intenta a preparare il pranzo per tutti noi: arroz e feijao, frango ao passarinhos, polenta, carne moida, salada e xuxu (traduco per gli italiani: riso e fagioli, pollo in casseruola, polenta con macinato, insalata e una verdura locale cucinata in padella). Tutte ottime cose ma cosa è successo quando tutto era pronto? La prima cosa che avevo trovato strana ancor prima di mangiare era che la tavola non era apparecchiata. Sul tavolo da pranzo c’erano mille cose ma non i piatti con i bicchieri e le posate. Quando la madre ha annuciato di venire a mangiare todo o mundo è venuto in cucina, ha preso un piatto nell’armadio e lo ha riempito con tutto, ma proprio tutto quello che c’era. Quindi le persone hanno iniziato a versare prima i fagioli, poi sopra i fagioli il riso, poi qualche pezzo di pollo, la polenta, un poco di carne moida, la verdura e addirittura qualche foglia di insalata! Tutto nello stesso piatto! Poi ognuno ha preso un bicchiere di acqua o di refrigerante e si sono sparpagliati per la casa. I due fratelli di mia moglie sono andati nelle rispettive camere, mia suocera è andata a mangiare nel letto e solo io e mia moglie siamo rimasti in cucina, io con un piatto di arroz e feijao (e solo questo) e mia moglie con anche un po’ di pollo. E' stata un'eccezione? Qualche giorno fa è venuto mio cognato a mangiare a casa mia per fare dei lavori e nel piatto, insieme al riso e fagioli, ha messo dei pezzi di pane e ricordo che una volta, a casa sua, non avendo pane diponibile ha usato dei biscotti secchi! Ma vi immaginate cosa vuol dire mangiare riso, fagioli, carne, insalata e biscotti… tutto insieme… io sto male a pensarci!

Ora questo modo di pranzare può sembrare pittoresco agli occhi di qualche turista, ma per chi decide di vivere qui vi assicuro che è un pochino imbarazzante trovarsi da solo in cucina a mangiare mentre tutti gli altri sono a farsi gli affari loro in un altro posto. Io sono italiano e come tale sono stato abituato a vivere diversamente il pranzo o la cena. Per noi italiani il tavolo da pranzo è un luogo particolare, non è solo un pezzo di legno o altro materiale dove appoggiare i piatti. Tutti noi lavoriamo, tutti noi abbiamo mille cose da fare, quindi è solo durante il pranzo che possiamo restare insieme. Stare intorno al tavolo da pranzo vuol dire stare insieme alla propria famiglia, insieme alle persone a noi care, perchè nessun italiano potrebbe mangiare insieme a una persona che non gli piace. Quindi il pranzo o la cena diventa una riunione di persone che si vogliono bene, che vogliono comunicare le loro esperienze o i loro sentimenti di quel giorno. Diventa una cosa in più di un semplice ingerire alimenti. Questa è la prima cosa importante ma non è l’unica.

Un altra cosa sbagliata è che voi brasiliani mangiate molto in fretta. Secondo alcuni questo succede perchè in Brasile di solito si ha solo mezz’ora di tempo per mangiare durante il lavoro, quindi questo poco tempo ha creato questa cattiva abitudine. Ma io penso che sia proprio per una abitudine diversa. Mi spiego meglio. In Italia è vero che abbiamo più tempo per mangiare (di solito è di circa un’ora e mezza) ma quando siamo in casa o al ristorante ci piace andare con calma. Ricordo che questo Natale avevo invitato a casa mia tutta la famiglia di mia moglie. Io avevo preparato tutto per bene, dall’antipasto al dolce (non sono un cuoco provetto ma me la cavo in cucina) e mia moglie era molto ansiosa perchè era il primo pranzo “ufficiale” a casa nostra. Non ci crederete, c’erano in totale otto portate, io restavo in cucina per preparare le pietanze e mia moglie serviva a tavola. Nel giro di un’ora e mezza hanno mangiato tutto e dopo aver bevuto un caffè veloce ognuno di loro è tornato nella proria casa, chi dicendo che aveva qualcosa da fare chi invece voleva riposare. Io e mia moglie alla fine abbiamo mangiato poco e niente e verso le due del pomeriggio io stavo lavando i piatti e mia moglie spreparando la tavola! Ora, io non sono esagerato come alcuni meridionali, ma un pranzo di Natale in Italia inizia verso le 12.30 e fino alle 17.00/18.00 siamo ancora seduti a tavola. Questo perchè come ho detto ci piace stare a tavola, ci piace parlare del più o meno, prendiamo tempo tra una portata e l’altra in modo da digerire quello che si è mangiato così da gustare meglio quello che viene dopo. Poi finito il pranzo c’è il tempo per il caffè, per la frutta secca, per i liquori e infine il panettone. Vi giuro che il pranzo che ho fatto qui questo Natale è stato il peggiore della mia vita, e questo mi ha fatto pensare che i brasiliani non sanno stare a tavola.

D’accordo, forse non tutti voi siete così, ma sono stato a casa di altra gente e il modo di mangiare era identico.

Ma non è solo questa fretta nel mangiare che da fastidio. E’ anche il fatto che molti brasiliani non sanno usare le posate o i piatti giusti. Ci sono tre tipi di piatti, ok? C’è il piatto fondo, il piatto piano e il piattino. Il piatto fondo serve per le minestre o per i primi in genere; il piatto piano per i secondi e il piattino per il formaggio o per i dolci. Più o meno il metodo è questo. Per la maggior parte dei brasiliani che conosco non c’è differenza. Il classico tanto faz viene usato in modo sproporzionato quindi usare un piatto o un altro per loro non fa differenza. Per loro, perchè per me ce ne molta. Per le posate è uguale. Ho visto mangiare la carne o l’insalata con il cucchiaio, oppure non usare il coltello ma prendere la bistecca con la forchetta e tagliarla con i denti! Giuro che non sto mentendo. Sono cose che vedo vivendo qui e che mai ho visto in altri posti. Inoltre pochi brasiliani sanno usare le posate nel modo giusto, perchè la maggior parte usano il coltello con la sinistra invece che con la destra, usandolo per aiutarsi a porre il cibo sulla forchetta.

Qualcuno potrà dire che queste sono solo abitudini diverse, come i giapponesi usano le bacchette i brasiliani usano il coltello con la sinistra, ma non è così. Io posso capire per esempio che in alcune regioni africane usino le mani per mangiare, ma in un popolo di cultura occidentale questo non deve avvenire. Dite sempre che il Brasile è un Paese envolvido, più sviluppato della Italia, ma da quello che vedo qui non mi sembra proprio. Voglio anche precisare che per me non c’è nulla di male in questo. Non tutti i popoli sono uguali. C’è chi riesce meglio in una cosa e chi in altra. Voi sarete ottimi per giocare a calcio ma non siete capaci di stare a tavola. Noi saremo capaci di stare a tavola ma siamo forse più maleducati, o più precisamente più grosseiros. Non si può avere tutto o essere migliori in tutto!

Quindi non arrabbiatevi per quello che ho scritto. So che non tutti sono così come ho descritto. Però è strano che solo io vedo queste cose, vero?

(1) Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911) è stato un critico letterario, scrittore e gastronomo italiano. E’ autore di La scienza in Cucina e l’Arte di mangiare bene, pubblicato nel 1881. Il volume è rimasto in stampa per oltre cent'anni ed è stato tradotto in diverse lingue, tra le quali, l'ultima in ordine cronologico, in portoghese, fu a lungo considerata un modello di perfetta cucina italiana.

Dieta mediterranea? E che cos’è?


Una notizia di questi giorni che mi ha reso triste è sapere che gli italiani hanno cambiato abitudini alimentari. Secondo una ricerca fatta dalla Università Cattolica di Roma gli italiani stanno diventando un popolo di obesi, e questo è dovuto sia alla scarsissima attività fisica degli italiani in genere (siamo un popolo molto pigro), ma anche alle nuove cattive abitudini alimentari. Sembra che la tanto decantata dieta mediterranea sia ormai solo un ricordo, dato che gli italiani hanno aumentato notevolmente l’uso di carni rosse, di dolci e di snack salati. Per maggiori dettagli leggete qui:


Questo mi rende triste perché una cosa che mi ha sempre reso orgoglioso di essere italiano è proprio la nostra cucina, e non solo intesa come ricette gastronomiche ma proprio come abitudine alimentare. E’ risaputo in tutto il mondo che la dieta mediterranea è la più salutare di tutte, che è la migliore per vincere i problemi cardiovascolari, è tra le più bilanciate in assoluto perché comprende proteine nobili date dalle carni bianche e di pesce, vitamine e sali minerali dovuti dalla frutta e dalla verdura e l’uso coscienzioso di grassi grazie all’olio di oliva.

Eppure sembra che le cose stiano cambiando, e questo è un vero peccato. Io non conosco i motivi di questo cambiamento, anche perché in Italia siamo molto tradizionalisti in ambito alimentare e non c’è questa grande passione per la comida americana, per esempio, che non è certo tra le migliori dal punto di vista dietetico. Infatti noi italiani preferiamo di gran lunga un kebab che un Big Mac®. Eppure sembra che questa fantastica dieta bilanciata sia solo un ricordo. Forse è dovuto al caro prezzo della frutta e della verdura che ha avuto in questi anni. Boh, vai a sapere.

Qui tutto sommato si mangia bene, visto che il piatto principale è arroz e feijão, quindi una combinazione perfetta di carboidrati e proteine: http://saude.abril.com.br/edicoes/0294/nutricao/conteudo_266006.shtml

Se poi aggiungiamo che è abitudine mangiare insieme anche una insalata possiamo dire che abbiamo raggiunto il massimo equilibrio alimentare (magari con una frutta come sobremesa). E’ anche vero che qui si mangia moltissima carne. Ho una coppia di amici che abitano in un sitio e solo loro due mangiano un chilo di carne al giorno! Inoltre in alcune lanchonete locali è facile trovare, come piatto del giorno, hamburger con uovo fritto e patatine! Certamente un piatto gustoso ma dal punto di vista della salute… 

Però torno a dire che la classica comida brasiliana è molto valida dal punto di vista dietetico. E’ vero che moltissimi brasiliani hanno la pancia (scusatemi ma è così) però penso che sia dovuto al fatto che i brasiliani mangiano tantissimo, certamente più di un piemontese come me!

Che sia la volta della dieta carioca invece di quella mediterranea?