Adbox

giovedì 30 maggio 2013

Amistoso deste domingo entre Brasil e Inglaterra, no Maracanã, é suspenso

Juíza da 13.ª Vara de Fazenda da Capital considera que estádio não oferece segurança ao público


RIO - A juíza da 13.ª Vara de Fazenda da Capital, Adriana Costa dos Santos, que responde pelo plantão judiciário, deu liminar, agora há pouco, suspendendo jogo de domingo entre Brasil e Inglaterra, no Maracanã, por considerar que o estádio não oferece segurança para o público. O pedido para o cancelamento do jogo foi feito pelo Ministério Público Estadual. Seria o segundo evento teste do Maracanã, antes do início da Copa das Confederações.

Na ação civil pública, o MP pede que o jogo seja suspenso para "garantir a segurança" até que sejam apresentados laudos técnicos que comprovem que o estádio está em condições de sediar jogos e eventos. "Apesar das inúmeras solicitações feitas pelo Ministério Público, os laudos não foram entregues em sua totalidade, não havendo, até o momento, a comprovação de que o estádio apresenta os requisitos mínimos necessários para a realização de jogos ou eventos", escreveu a juíza na decisão. Segundo ela, o único laudo apresentado pela Policia Militar, de 29 de maio de 2013, "demonstra que o estádio ainda está em fase de construção".
O relatório aponta para a existência de materiais perigosos, como pedras, pedaços de calçadas e restos de obras que podem ser utilizados em tumultos e confrontos de torcedores. Também foi constatado "pisos soltos, mal fixados".
De acordo com a juíza, as pendências deveriam ser sanadas até a véspera da partida. "Ocorre que até o presente momento não se tem notícia de que as restrições foram sanadas ou ainda se teve acesso aos demais laudos, indispensáveis, para a verificação da viabilidade de inauguração com a segurança que se espera", escreveu a juíza. "Sendo assim, diante da desídia dos responsáveis, no caso, os réus, não há como permitir que o estádio seja reinaugurado sem a comprovação de que está em condições satisfatórias de segurança e higiene."
A juíza ressalta, ainda, que se for comprovada a garantia de "segurança e higiene" do local, "a liminar perderá sua fundamentação, podendo ser revogada, realizando-se, então, o evento como já noticiado na mídia".
Se o jogo for realizado sem a apresentação dos laudos de vistoria de engenharia; de prevenção e combate de incêndio; de condições sanitárias e de higiene, a Confederação Brasileira de Futebol, o Comitê Organizador Local e o presidente destas entidades, José Maria Marin, terão de pagar multa de R$ 1 milhão por evento realizado.
No pedido de liminar, o MP pede ainda a destituição de José Maria Marin da presidência da CBF: "Diante da postura de permitir a realização de jogos sem os referidos laudos de segurança." A juíza analisará o pedido ao julgar o mérito da ação.
Fonte: Estadão
Continue reading

martedì 28 maggio 2013


C'è qualcuno che mi accusa di essere troppo critico verso il Brasile e di mostrare solo il lato negativo di questo paese. A queste persone posso solo rispondere che ciò non è vero e il solo fatto di vivere qui dimostra che qualcosa di positivo esiste. E poi, come ho già detto in altre circostanze, in rete troverete un'infinità di Blog in cui solo si elogia questo paese, i suoi luoghi e i suoi abitanti. Io cerco solo di mostrare cose che un semplice turista non può vedere.

In ogni caso questa mia fama negativa mi perseguita anche al di fuori di questo spazio. In un recente commento da me effettuato in un altro blog, mi è stato gentilmente consigliato di creare un mio Blog (scusate se mi ripeto) chiamandolo "NON VIVERE IN BRASILE". Io ringrazio del consiglio del simpatico lettore, ma di Blogs ne ho già sei, quindi non credo che sia il caso di crearne un'altro.

Ma in fin dei conti io cosa critico tanto? Dei politici brasiliani e dell'attuale governo, che sembra che non facciano niente per risolvere i problemi del loro paese; dei brasiliani in generale, che anche loro sembra che non vogliano fare niente; e delle cose che ormai conosciamo tutti, come la sanità pubblica, l'educazione nelle scuole e la violenza quotidiana.

La violenza. Questo è uno degli aspetti più discussi e più allarmanti in rete. Ma è davvero così violento il Brasile? Se andiamo a vedere gli aspetti personali, posso dire che in quattro anni di permanenza in questo Stato non sono mai stato assaltato una volta. Ma mia moglie sì, come mia figlia e mia cognata. E conosco persone che sono state uccise da balordi per futili motivi. E poi basta assistere a qualche programma televisivo e leggere qualche quotidiano locale per accorgersi che qui l'estrema violenza è all'ordine del giorno.

Ma qualcuno obbietta: "Ma anche in Italia avvengono rapine e omicidi". Certo, è vero, ma non a questo livello. Qualcuno, per dimostrare questa tesi, pubblica articoli tipo una rapina con molotov a Milano. ma durante quel fatto vennero ferite "solo" due persone. Se fosse successo qui in Brasile il risultato sarebbe diverso. E poi qui va "di moda" far esplodere le casse automatiche con la dinamite. Nemmeno nei migliori film Western succedevano cose così. Ed è di oggi la notizia che un altro dentista è stato dato fuoco per un tentato furto. Anche questo sta diventando di moda, e non mi sembra che fatti così terribili avvengano in altri paesi.

Ma aldilà di tutto questo, che possono essere interpretati come interpretazioni personali, i numeri dicono la verità. Questi sono alcuni dati che ho trovato in rete (purtroppo è difficile, se non impossibile, trovare dati aggiornati):

Gli omicidi volontari consumati nel 2009 in Italia sono stati 586, che rappresenta il minimo storico per tale delitto. Alla diminuzione repentina avvenuta tra il 1991 - anno di picco – e il 1993 (da 3,38 a 1,87 omicidi per 100 mila abitanti), ha fatto seguito un calo progressivo fino all'attuale livello di 0,97 omicidi per 100 mila abitanti. E’ diminuita in misura ancora maggiore la componente degli omicidi ascrivibile alle organizzazioni criminali di tipo mafioso: nel 1991 era il 37,5 per cento del totale, nel 2009 è stata il 15,4 per cento. Gli omicidi tentati nel 2009 sono stati 1.346, quindi ogni 100 omicidi volontari consumati ve ne sono circa 230 tentati. Anche per questi ultimi si è avuta una complessiva diminuzione, pur se di portata minore rispetto agli omicidi consumati (dai 3,87 per 100 mila abitanti del 1991 ai 2,24 del 2009). Dall'inizio del secolo l’andamento è stato irregolare, con alcune riprese e un forte calo (-17,0 per cento) nell'ultimo anno considerato. (1)

E’ pensiero comune che l’Italia sia un paese in cui la criminalità sia molto sviluppata e che si trovi quindi nelle prime posizioni delle classifiche europee in fatto di incidenza dei crimini commessi. Abbiamo voluto perciò verificare se questa opinione ampiamente diffusa, e che spesso diventa un cavallo di battaglia nelle campagne elettorali di molti partiti, abbia un fondamento reale. Abbiamo quindi dato la parola ai numeri, consultando le più recenti statistiche pubblicate da Eurostat su tale fenomeno. Per rendere omogenei e confrontabili i dati relativi ai diversi Paesi, si sono calcolati degli Indici rapportando il numero di delitti per 100.000 abitanti. I Paesi presi in considerazione sono quelli che demograficamente e territorialmente si avvicinano maggiormente all'Italia (Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna). A questi se ne sono aggiunti altri due, Polonia e Svezia, al fine di raffrontare il nostro Paese con due realtà profondamente diverse, non solo per ragioni demografiche e territoriali, ma anche di tipo culturale e sociale. L’Analisi ha riguardato il Tasso di criminalità complessivo dei Paesi sopra citati per gli anni 2002, 2005 e 2008.

OMICIDI
CRIMINI VIOLENTI
RAPINE
FURTI DOMESTICI CON SCASSO
(2)
Con “soli” 590 omicidi su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo. Lo dice il “Global Study on Homicide 2011″ dell’Unodc, il “Crime and Drug office” delle Nazioni Unite, ripreso dal settimanale inglese The Economist. Il rapporto di circa un omicidio per 100 mila abitanti è uno dei più bassi, in una delle aree del mondo più “tranquille”, l’Europa. Nella classifica dei morti ammazzati, stilata sui dati forniti dall’Onu, dalle polizie nazionali, dall’Interpol e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, possiamo distinguere fra valori assoluti e relativi. In termini assoluti, gli omicidi in totale sono stati 468.000. Il primato di “mattatoio” mondiale se lo aggiudica il Brasile: 43.909 uccisioni. Seguono l’India, terzo distanziato il Messico, che supera di poco l’Etiopia. Ecco le prime 10, tra parentesi il rapporto omicidi/abitanti:

1) Brasile 43.909 (22,7)
2) India 40.752 (3,4)
3) Messico 20.585 (18,1)
4) Etiopia 20.239 (25,5)
5) Indonesia 18.963 (8,1)
6) Nigeria 18.422 (12,2)
7) Sudafrica 16.834 (33.8)
8) Russia 15.954 (11,2)
9) Colombia 15.459 (33,4)
10) Usa 15.241 (5,0)

I più pericolosi però sono quei Paesi in cui è più alta la percentuale di omicidi per abitante. Calcolando il rapporto su 100.000 abitanti, lo Stato meno sicuro del mondo è l’Honduras con 82,1 uccisi su 100.000 residenti. La media mondiale è 6,9. Secondo e confinante con il primo è El Salvador; terza la Costa d’Avorio. Quarta la Giamaica, quinto il Venezuela. Questi i primi 10, tra parentesi il numero totale degli omicidi.

1) Honduras 82,1 (6.239)
2) El Salvador 66,0 (4.085)
3) Costa d’Avorio 56,9 (10.801)
4) Giamaica 52,1 (1.428)
5) Venezuela 49,0 (13.985)
6) Belize 41,7 (130)
7) Guatemala 41,4 (5.960)
8) Isole Vergini 39,2 (43)
9) Saint Kitts and Nevis 38,2 (20)
10) Zambia 38,0 (4.710)

Se invece, oltre a temere il fisco, avete paura per la vostra vita, prendete casa a Montecarlo. Il principato di Monaco è lo Stato più sicuro al mondo: 0 omicidi, così come il Palau, che però ha 15 mila abitanti in meno. Terzo il Giappone, quarta l’Austria, quinto Hong Kong. Ecco i primi 10 con un minore rapporto omicidi/abitanti. Tra parentesi il numero degli omicidi totali.

1) Monaco 0 (0)
2) Palau 0 (0)
3) Giappone 0,5 (646)
4) Austria 0,5 (45)
5) Hong Kong 0,5 (35)
6) Singapore 0,5 (25)
7) Brunei 0,5 (2)
8) Norway 0,6 (29)
9) Guam 0,6 (1)
10) Svizzera 0,7 (54)

Ecco invece gli omicidi totali raggruppati per continenti:

1) Africa 170.000 (17,4 per 100.000 ab.)
2) America 144.000 (15,5)
3) Asia 128.000 (3,1)
4) Europa 25.000 (3,5)
5) Oceania  200 (3,5)

Guardando i dati per macro-regioni  la zona più pericolosa è l’Africa del Sud, seguita da Centroamerica, Sudamerica, Caraibi ed Europa dell’Est. Fra gli Stati europei, quello dove si è ammazzato di più è la Francia: 839 (1,4 ogni 100.000 abitanti) seguita dalla Gran Bretagna (724 – 1,2/100.000) e dalla Germania (690), che però in rapporto alla popolazione è il 12° Paese più sicuro (0,8/100.000). In Serbia (145 – 1,5/100.000) ci sono stati meno morti uccisi anche in percentuale rispetto al Belgio (185 – 1,7/100.000). Ma la nazione europea meno sicura è… la Groenlandia, con 10,5 omicidi su 100.000 abitanti, “merito” di 6 morti ammazzati su una popolazione totale di 56.000. (3)
Secondo la Mapa da Violência 2013 l'Italia occupa il 65° posto nella classifica internazionale, con un indice dello 0,4% di omicidi per 100 mila abitanti; la Francia è al 39° posto, e la lontana e fredda Finlandia al 37° (il Brasile, per chi non abbia voglia di leggere il post completo, vetta al 9° posto). Quindi, leggendo questi dati, cosa dovremmo fare? Non vivere in Francia o Gran Bretagna (o Finlandia)? Certamente no. Andare tutti a vivere a Montecarlo o all'isola di Palau? A meno che non siate milionari, penso che sia un po' difficile. Non vivere in Brasile? Io ci vivo e ci sto bene, anche se può sembrare il contrario.

Quindi il problema di fondo è che le persone, o meglio, certe persone, prima di parlare o di fare paragoni inesistenti dovrebbero pensarci molto bene. La realtà, sia brasiliana che italiana, è quella dei numeri. Numeri che a volte ingannano o possono essere di false interpretazioni, ma sempre numeri rimangono. Perché la Matematica non è una Scienza soggettiva. Non cambia a seconda del soggetto, ma è una Scienza oggettiva.
Che vi piaccia o no, la Matematica (e quindi i numeri) non mente.

Fonti:
(1) Universitá Guglielmo Marconi
(2) Il Fatto Quotidiano
(3) Blitz Quotidiano

Continue reading

domenica 26 maggio 2013


No ano passado, meus pais (profissionais ultra-bem-sucedidos que decidiram reduzir o ritmo em tempo de aproveitar a vida com alegria e saúde) tomaram uma decisão surpreendente para um casal – muito enxuto, diga-se – de mais de 60 anos: alugaram o apartamento em um bairro nobre de São Paulo a um parente, enfiaram algumas peças de roupa na mala e embarcaram para Barcelona, onde meu irmão e eu moramos, para uma espécie de ano sabático.

Aqui na capital catalã, os dois alugaram um apartamento agradabilíssimo no bairro modernista do Eixample (mas com um terço do tamanho e um vigésimo do conforto do de São Paulo), com direito a limpeza de apenas algumas horas, uma vez por semana. Como nunca cozinharam para si mesmos, saíam todos os dias para almoçar e/ou jantar. Com tempo de sobra, devoraram o calendário cultural da cidade: shows, peças de teatro, cinema e ópera quase diariamente. Também viajaram um pouco pela Espanha e a Europa. E tudo isso, muitas vezes, na companhia de filhos, genro, nora e amigos, a quem proporcionaram incontáveis jantares regados a vinhos.

Com o passar de alguns meses, meus pais fizeram uma constatação que beirava o inacreditável: estavam gastando muito menos mensalmente para viver aqui do que gastavam no Brasil. Sendo que em São Paulo saíam para comer fora ou para algum programa cultural só de vez em quando (por causa do trânsito, dos problemas de segurança, etc), moravam em apartamento próprio e quase nunca viajavam.

Milagre? Não. O que acontece é que, ao contrário do que fazem a maioria dos pais, eles resolveram experimentar o modelo de vida dos filhos em benefício próprio. “Quero uma vida mais simples como a sua”, me disse um dia a minha mãe. Isso, nesse caso, significou deixar de lado o altíssimo padrão de vida de classe média alta paulistana para adotar, como “estagiários”, o padrão de vida – mais austero e justo – da classe média europeia, da qual eu e meu irmão fazemos parte hoje em dia (eu há dez anos e ele, quatro). O dinheiro que “sobrou” aplicaram em coisas prazerosas e gratificantes.

Do outro lado do Atlântico, a coisa é bem diferente. A classe média europeia não está acostumada com a moleza. Toda pessoa normal que se preze esfria a barriga no tanque e a esquenta no fogão, caminha até a padaria para comprar o seu próprio pão e enche o tanque de gasolina com as próprias mãos. É o preço que se paga por conviver com algo totalmente desconhecido no nosso país: a ausência do absurdo abismo social e, portanto, da mão de obra barata e disponível para qualquer necessidade do dia a dia.

Traduzindo essa teoria na experiência vivida por meus pais, eles reaprenderam (uma vez que nenhum deles vem de família rica, muito pelo contrário) a dar uma limpada na casa nos intervalos do dia da faxina, a usar o transporte público e as próprias pernas, a lavar a própria roupa, a não ter carro (e manobrista, e garagem, e seguro), enfim, a levar uma vida mais “sustentável”. Não doeu nada.

Uma vez de volta ao Brasil, eles simplificaram a estrutura que os cercava, cortaram uma lista enorme de itens supérfluos, reduziram assim os custos fixos e, mais leves,  tornaram-se mais portáteis (este ano, por exemplo, passaram mais três meses por aqui, num apê ainda mais simples).

Por que estou contando isso a vocês? Porque o resultado desse experimento quase científico feito pelos pais é a prova concreta de uma teoria que defendo em muitas conversas com amigos brasileiros: o nababesco padrão de vida almejado por parte da classe média alta brasileira (que um europeu relutaria em adotar até por uma questão de princípios) acaba gerando stress, amarras e muita complicação como efeitos colaterais. E isso sem falar na questão moral e social da coisa.

Babás, empregadas, carro extra em São Paulo para o dia do rodízio (essa é de lascar!), casa na praia, móveis caríssimos e roupas de marca podem ser o sonho de qualquer um, claro (não é o meu, mas quem sou eu para discutir?). Só que, mesmo em quem se delicia com essas coisas, a obrigação auto-imposta de manter tudo isso – e administrar essa estrutura que acaba se tornando cada vez maior e complexa – acaba fazendo com que o conforto se transforme em escravidão sem que a “vítima” se dê conta disso. E tem muita gente que aceita qualquer contingência num emprego malfadado, apenas para não perder as mordomias da vida.

Alguns amigos paulistanos não se conformam com a quantidade de viagens que faço por ano (no último ano foram quatro meses – graças também, é claro, à minha vida de freelancer). “Você está milionária?”, me perguntam eles, que têm sofás (em L, óbvio) comprados na Alameda Gabriel Monteiro da Silva, TV LED último modelo e o carro do ano (enquanto mal têm tempo de usufruir tudo isso, de tanto que ralam para manter o padrão).

É muito mais simples do que parece. Limpo o meu próprio banheiro, não estou nem aí para roupas de marca e tenho algumas manchas no meu sofá baratex. Antes isso do que a escravidão de um padrão de vida que não traz felicidade. Ou, pelo menos, não a minha. Essa foi a maior lição que aprendi com os europeus — que viajam mais do que ninguém, são mestres na arte do savoir vivre e sabem muito bem como pilotar um fogão e uma vassoura.

PS: Não estou pregando a morte das empregadas domésticas – que precisam do emprego no Brasil –, a queima dos sofás em L e nem achando que o “modelo frugal europeu” funciona para todo mundo como receita de felicidade. Antes que alguém me acuse de tomar o comportamento de uma parcela da classe média alta paulistana como uma generalização sobre a sociedade brasileira, digo logo que, sim, esse texto se aplica ao pé da letra para um público bem específico. Também entendo perfeitamente que a vida não é tão “boa” para todos no Brasil, e que o “problema” que levanto aqui pode até soar ridículo para alguns – por ser menor. Minha intenção, com esse texto, é apenas tentar mostrar que a vida sempre pode ser menos complicada e mais racional do que imaginam as elites mal-acostumadas no Brasil.

Adriana Setti
Fonte: Epoca
Continue reading

sabato 25 maggio 2013


Evidentemente non sono l'unico a credere ancora nell'Italia. Qualcuno ci definisce pazzi o sognatori, ma penso che che il Bel Paese abbia ancora qualcosa da offrire. E mentre qualcuno lascia l'Italia per vivere in una favela di Rio, esistono alcuni intrepidi e coraggiosi "italiani al contrario", che invece di fuggire tornano al loro paesello, come Gianluca Verin. Chi è costui? Leggete la storia (ringrazio il blog del mio omonimo per aver pubblicato questo post).

È un cubo di 80 centimetri per 80. Si può spostare ovunque su rotelle, come fa col suo trolley un qualsiasi viaggiatore abituato a muoversi nelle metropoli fra stazioni ferroviarie, aeroporti e alberghi. Purtroppo le destinazioni di questa valigia, pesante 60 chili, sono assai meno amene: centri abitati rasi al suolo da terremoti, spazzati via da alluvioni, devastati da incendi; località di montagna isolate da bufere di neve; isole colpite da tsunami.
Insomma, ovunque una catastrofe abbia privato la popolazione della possibilità di comunicare col resto del mondo.

Dentro non ci sono vestiti, biancheria e spazzolini da denti, ma schede madri, processori, banchi di memorie Ram, hard disk, interfacce di rete, radio, modulatori, amplificatori, antenne. Un groviglio così compatto da racchiudere in appena mezzo metro cubo quelle tecnologie che di norma richiedono decine di stanze climatizzate zeppe di armadi e di rack, gli scaffali aperti traboccanti di server, switch, router, ventole, gruppi di continuità, monitor, tastiere e altri componenti hardware. A governarlo vi è infatti un software rivoluzionario, studiato per ottimizzare dentro il cubo nero tutte le risorse che per essere allocate costringono Telecom, Vodafone, 3, Wind e tutti i gestori di telefonia mobile ad affittare interi palazzi e a servirsi delle migliaia di centraline sparse sul territorio.

Si chiama Primo, e non solo perché è l'acronimo di «private mobile», ma anche perché è davvero la prima rete mobile dedicata, trasportabile, in grado di creare una regione Internet a larga banda per l'utilizzo di telefonini e smartphone. Il primo apparato al mondo capace cioè di far funzionare le comunicazioni telefoniche e web quando tutte le reti, a cominciare da quella con la «r» maiuscola, vanno giù; alimentato, in mancanza di elettricità, con gruppi elettrogeni o pannelli solari. Nell'attimo in cui all'improvviso dovessero sparire dai display dei cellulari quelle tacche rassicuranti seguite da sigle per la maggioranza di noi esoteriche (Gsm, Edge, Umts, 3G, Lte), Primo è ancora su, come l'«Ercolino sempre in piedi» che negli anni Sessanta reclamizzava i formaggini Bel Paese Galbani.
Karim e Gianluca

A compiere il prodigio è stato Gianluca Verin, che di Carosello sa poco o nulla, essendo nato nel 1970. Originario di Bassano del Grappa, laureato in ingegneria elettronica (ramo telecomunicazioni) a Padova nel 1996, master nel Regno Unito all'Università di Sunderland, è un «cervello di ritorno» rientrato apposta in Italia dalla Svezia nel 2005 per creare nell'Area Science park di Padriciano, a Trieste, questa start up che ora è diventata un'azienda, Athonet, con sede a Bolzano Vicentino. 

Nell'avventura s'è scelto come partner Karim El Malki, 39 anni, romano di padre egiziano e di madre veneta. 
L'idea è nata nell'appartamento che condividevano a Stoccolma, dove entrambi erano stati chiamati a lavorare dalla Ericsson.
Auguri ragazzi!!!

Continue reading

venerdì 24 maggio 2013


Allora... o sono io che sto diventando vecchio e petulante e vedo m**da da tutte le parti, o qui stanno veramente diventando tutti matti!

Io ho avuto la fortuna di viaggiare un poco. Non conosco molto, ma aldilà dell'Italia qualche paese l'ho visto. E da quando ho questo blog ho avuto modo di conoscere molti aspetti, a volte nascosti, di altri paesi. Quindi posso dirlo con fermezza che, credo, non esista una peggiore salute pubblica come quella brasiliana. Ne ho parlato tante di quelle volte che non serve ripetere, ma qui si muore per il scarso atendimento dei vari medici, come si muore dentro un ospedale o prima di entrare in un Pronto Soccorso. Le strutture poi, ammesso che si possano definire così, sono di un livello così scarso che è un miracolo che stiano ancora in piedi, e poi... ecc. ecc...

E questo fantastico governo che abbiamo cosa fa? Cerca di migliorare le cose? Cerca di dare più servizi e più dignità alla sua popolazione? Certamente no. Se ne frega altamente, tanto loro, i politici, non vanno a curarsi alla SUS.

Quindi è di oggi la notizia che questi ridicoli governanti abbiamo dovuto aumentare i contributi alla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2014, portando così un costo, perché non si può parlare di investimento, pari a 26 milioni di dollari. È come se qualche paese dell'Africa donasse milioni di dollari per la fame nel mondo. Non ha senso!

Certo, ora qualcuno potrà dire che non è colpa di Dilma, è la OMS che ha obbligato il Brasile a versare più soldi. Ma avete voluto il "benessere economico"? Vi piace dire che siete la quinta (o la quarta, o terza... ho perso il conto) potenza economica del pianeta? Vi siete divertiti a prendere per il c*lo i paesi in crisi? Allora pedalate!

Io rimango "puto da vida" nel vedere i governanti di questo paese non fare nulla, ma proprio nulla, per la loro popolazione. Come rimango scioccato nel vedere questa popolazione che fa una mezza rivoluzione per quella miseria della Bolsa Familia, ma non fa nulla, ma proprio nulla, per risolvere i propri problemi.

Ma torniamo alla notizia in questione. Il Brasile fino a poco tempo fa contribuiva con solo l'1,6%. Dal 2014 dovrà contribuire con il 2,9%. Tanto per avere un'idea, la nostra povera Italia contribuisce con il 4,4%. Il Brasile finora ha contribuito solo del 10% di quanto il solo Bill Gates contribuisce ogni anno. Ma torno a dire, questo non è un problema. Se un paese può contribuire poco che dia poco. Ma, prima dovrebbe pensare alla sua popolazione. L'italia contribuisce con 4,4%, però non si può certo dire che la sanità italiana sia a livello di quella brasiliana. Poi, essendo un paese dove l'economia sembra che sia a livelli altissimi (mi piacerebbe sapere cosa pensa di questo chi guadagna un salario minimo o è indebitato fino al collo per gli interessi astronomici della banche e carte di credito), quindi è giusto che questa percentuale venga modificata.

Ma pensate a quello che si potrebbe fare in questo paese con una manciata di milioni di dollari. Il Brasile come abbiamo visto non ha medici, li deve importare dall'estero, manda i propri a fare corsi di specializzazione in altri paesi, non ha strutture adeguate, eppure spende un sacco di soldi in cose che potrebbe farne a meno. Questo per me è di un'assurdità totale, ma avvenimenti come questi sono normali in questo paese.

Fonte: Estadão
A NOVA DIVISÃO NA OMS
EUA - 22%
Japão 10,83%
Alemanha 7,14%
França 5,59%
Reino Unido 5,17%
China 5,14%
Italia 4,44%
Canadá 2,98
Espanha 2,97%
Brasil 2,93%
Fonte: OMS

Continue reading

giovedì 23 maggio 2013



È incredibile come in questo paese le idee cambino così velocemente. È di poco tempo fa la notizia che il governo brasiliano avrebbe "importato" seimila medici cubani da destinare in quelle aree carenti di professionisti (ma perché, ci sono aree in cui la sanità funziona bene?). “Estamos nos organizando para receber um número maior de médicos aqui, em vista do déficit de profissionais de medicina no Brasil. Trata-se de uma cooperação que tem grande potencial e à qual atribuímos valor estratégico”, aveva detto Antonio Patriota, Ministro delle Relazioni Pubbliche brasiliano.

Ora invece hanno cambiato idea, e invece di far venire medici da Cuba, stanno facendo accordi con la Spagna e il Portogallo. Perché questo cambiamento?

Secondo alcuni i medici cubani non sono "veri" medici, ma solo dei professionisti che hanno fatto dei corsi di specializzazione:

Os médicos cubanos que iriam ou irão vir ao Brasil não eram médicos da ELAM.

Os médicos da ELAM [Escuela Latinoamericana de Medicina] não são cubanos. São médicos formados em Cuba, de diversos países, com todos os gastos por conta do estado cubano, de quem recebem moradia, livros, estudo e a ajuda para gastos em dinheiro (bolsa).
Os médicos brasileiros, formados na ELAM, para exercer a medicina no Brasil, tem e terão de fazer exame de revalidação e não se incluem nesses 6000, que viriam ao Brasil, através de um convênio, não trabalhar por conta própria, mas dentro do que estabelecer o contrato.
Em Cuba, existe desde o ano 2000 o conceito de microuniversidade e todos os profissionais, não apenas médicos se formam em serviço. Ou seja, a partir do segundo ano o aluno já trabalha na sua futura profissão, sob orientação de um tutor...
... Uma microuniversidade é uma escola, mas também pode ser um hospital, uma fábrica ou uma oficina, porque o conceito de universalização não é exclusivo da formação do professor ou do médico, o que pressupõe colocar o universitário em contato com a realidade onde se desenvolve fisicamente a profissionalização.
Todos os médicos cubanos, formados nas escolas de medicina em Cuba, após se formarem, tem que trabalhar no serviço social, de 4 anos, que implica trabalhar como médico de família, generalista, em locais no campo, nas montanhas, …, de forma que não exista um cubano sem assistência de médicos. Alguns entre os formados vão fazer o serviço social em outros países como a Venezuela e depois ao acabar o serviço social voltam a Cuba para fazer uma especialidade médica, se quiserem, ou seguem como generalistas.”
“Descartamos buscar médicos cujo tempo de formação não é reconhecido nos próprios países. A mera formação universitária não garante o exercício da medicina. São necessários cursos de especialização e residência médica.” Como assim? Os alunos formados médicos no Brasil trabalham em hospitais na residência atendendo pacientes, mas ainda assim há uma grande parcela da população que nasce e morre sem ver um médico no Brasil!”. O que publicou o El Pais, não é confiável e quero crer que o governo de Dilma não cairia nesses equívocos.
Padilha, creio eu, não cedeu à chamada por muitos máfia de branco, ao corporativismo de mercenários, que com exceções, são os médicos no Brasil. Ele, na condição de escolhido por Dilma para esse cargo, veio mais uma vez confirmar que de um governo eleito por uma eleição burguesa, por um sistema eleitoral decidido pelo dinheiro, não irá nunca poder ou fazer nada que crie um grande confronto direto com os interesses da burguesia, de onde saem prioritariamente uma maioria de meninos criados com todinho e leite de pera para se tornarem os médicos, para quem vale uma coisa: send me money!

Eppure questi medici cubani non sono poi così male come qualcuno dice. Grazie alla medicina preventiva, l'isola caraibica ha il tasso di mortalità infantile più basso in America e nel Terzo Mondo - 4,9 per mille meno che in Canada e Stati Uniti. Allo stesso modo, l'aspettativa di vita dei cubani - 78,8 anni è paragonabile a nazioni più sviluppate. Con un medico ogni 148 abitanti (78.622 in totale) Cuba è, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la nazione meglio equipaggiata al mondo in questo settore. Secondo il New England Journal of Medicine "il sistema sanitario cubano sembra irreale. Ci sono molti medici. Ognuno ha un medico di famiglia. Tutto è gratuito, completamente gratuito. Nonostante il fatto che Cuba abbia risorse limitate, il suo sistema sanitario ha risolto problemi che il nostro [Stati Uniti] non è riuscito ancora. Cuba ha ora il doppio di medici pro capite rispetto agli Stati Uniti."

Quindi, aldilà del regime politico, la sanità di Cuba funziona bene (e non si può certo dire la stessa cosa del Brasile). E allora perché ora non li vogliono più? A quanto pare, il Conselho Federal da Medicina (in poche parole, l'organo di controllo dei medici brasiliani) ha fatto diverse azioni contro l'importazione di tali medici stranieri. Il loro timore è che il modello cubano prenda piede in Brasile, riducendo così i tassi di malattia, perdendo così i vari guadagni nei costi di assistenza (per dirla in breve, hanno paura di perdere il lavoro). Non è la prima volta che succedono fatti come questi. Nel 2005, il Governatore di Tocantins si rese conto di avere pochi medici per i suoi numerosi e lontani municipi. Allora fece un accordo con Cuba facendo venire nel suo Stato alcuni medici dell'isola. La reazione dei medici locali fu immediata: 

"... o quadro de saúde mudou rapidamente com a presença de apenas uma centena de profissionais daquele país. A reação das entidades médicas de Tocantins, comprometidas com a baixa qualidade da medicina pública que favorece o atendimento privado, foi quase de desespero. Elas só descansaram quando obtiveram uma liminar de um juiz de primeira instância determinando em 2007 a imediata “expulsão” dos médicos cubanos." (Fonte: Revista Forum)

Come ho detto, ora le cose sono cambiate:
"O governo do Brasil anunciou na terça-feira (21) que não irá mais recrutar médicos de Cuba. No início do mês o Itamaraty anunciou que o Brasil estaria negociando com Cuba um acordo para receber cerca de 6 mil médicos daquele país. A alegação do ministro da Saúde, Alexandre Padilha, para a desistência é de que o governo prefere trazer profissionais de países cuja formação universitária garanta o exercício da medicina no Brasil. As informações são do El País. “Descartamos buscar médicos cujo o tempo de treinamento não é reconhecido no país como Cuba e Irã. A mera formação universitária não garante o exercício da medicina. São necessários cursos de residência médica”, disse o ministro, ressaltando que não se trata de preconceito com nenhum desses países."

Fonte: Sul 21

In compenso qui in Brasile avremo medici spagnoli e portoghesi. E questi medici "importati" non dovranno fare un esame di qualificazione per esercitare in questo paese, a patto di rimanere qui per soli tre anni. Nel caso volessero stabilirsi definitivamente o esercitare per più tempo, allora dovranno fare questo esame, come si esige da altri professionisti.

O Brasil não vai exigir exame nacional de revalidação do diploma de médicos trazidos da Espanha e de Portugal para trabalho temporário em áreas com déficit de profissionais da saúde no país. Em contrapartida, esses estrangeiros só poderão atuar nas áreas determinadas pelo governo em periferias e no interior e por período que não deve passar de três anos. Caso queiram trabalhar mais no Brasil, terão então de fazer o exame, seguindo um modelo já adotado por países como Canadá, Austrália, Reino Unido e a própria Espanha. "Nosso maior interesse é atrair médicos de Espanha e Portugal para atuar restritamente em regiões com carência de profissionais, por um período de dois, três anos, na área de atenção primária, em que a Espanha tem grande tradição. O Brasil precisa de mais médicos, mais próximos da população e com mais qualidade" disse o ministro Alexandre Padilha.

Fonte: Folha

Nello stesso tempo, i medici brasiliani potranno ricevere una borsa di studio per specializzarsi all'estero. 

Quindi il risultato, almeno per il momento, è che i medici cubani non verranno più perché sono troppo bravi, però importeremo medici dalla Spagna e dal Portogallo e i medici brasiliani potranno andare all'estero per imparare qualcosa. caspita, certo che al governo brasiliano idee non mancano!

Ma aldilà di tutte queste notizie, il problema di fondo non sono i medici brasiliani o stranieri. I medici brasiliani sono bravi (anche se ne ho conosciuti alcuni che chiamarli F.d.P. vuol dire fargli un complimento). Il problema sono le strutture a dir poco fatiscenti e il sistema brasiliano. Potranno venire i migliori medici del mondo, ma finché la salute pubblica rimarrà in queste condizioni, con ospedali sporchi, apparecchiature vecchie di secoli e non funzionanti (so quello che dico, credetemi) e strutture degne di un villaggio africano (senza con questo voler criticare le persone di quel continente) la salute qui sarà sempre una m..da.





Continue reading

mercoledì 22 maggio 2013


La Virada Cultural è un evento promosso dalla città di São Paulo con lo scopo di promuovere, in un'intera giornata di 24 ore, eventi culturali come spettacoli musicali, concerti, teatro, esposizioni di arte e gastronomia. Equivale alle nostre "Notti Bianche" che avvengono in Italia e altri paesi europei. Quindi è un'ottima occasione per stare insieme e divertirsi senza parlare di calcio o di novelas, ascoltando buona musica e, perché no, apprendendo un po' di cultura.

Peccato che come sempre accade in questo paese, per colpa di alcuni quest'anno si è dimostrata un disastro. In una sola giornata ci sono stati 12 atti di vandalismo effettuati da gruppi, diciamo così, poco inclini alla cultura, 4 feriti da arma da fuoco, 6 da arma di taglio e 2 morti!

Complimenti! Forse era meglio che queste persone stessero a casa a guardare gli sviluppi della nuova novela, tanto più stupidi di così non possono diventare. E se un solo giorno di "cultura" genere questi avvenimenti, mi domando cosa succederá in un mese di Coppa del Mondo.

Continue reading

martedì 21 maggio 2013


Qualche giorno fa un simpatico burlone si è divertito a mettere in giro la voce che il programma "Bolsa Familia" verrà sospeso. Non si sa chi sia questo "simpatico" individuo. Il governo ovviamente accusa l'opposizione, ma c'è chi pensa che tale "boato" venga proprio dal PT, anche se non ne comprendo il motivo. 

Questa (falsa) informazione ha generato un vero e proprio tumulto in molti Stati brasiliani. Si parla di 900 mila brasiliani che siano andati nelle varie agenzie della Caixa Econimica Federal a ritirare i soldi che avevano, per evitare che lo Stato riprendesse quanto aveva dato. Ci furono inoltre proteste, barricate e altro. Insomma, una vera piccola rivoluzione.

Il lato curioso di questa faccenda è di come sia stata rapida l'evoluzione di questa informazione. Nel giro di pochissimo tempo migliaia e migliaia di brasiliani sapevano di quello che stava succedendo, questo grazie a internet e cellulari.

Ora spiegatemi come una famiglia povera, che ha bisogno dell'aiuto dello Stato per sopravvivere, possa avere computer e cellulari. 

Per chi non lo sapesse, la Bolsa Familia viene data a quelle famiglie povere che hanno una rendita fino a 140,00 R$ per persona. Queste famiglie ricevono così dallo Stato un beneficio che varia da 32,00 R$ a 306,00 R$ al mese, a seconda del numero di figli e dalla rendita complessiva. La media è di circa 97,00 R$ per famiglia. Quindi spiegatemi come una famiglia con padre, madre e due o più figli, che riceve cento o poco più Reais al mese, possa comprare e avere internet o un cellulare moderno, spiegatemi come una madre in queste condizioni economiche riesca a farsi le unghie tutte le settimane e andare dal parrucchiere a tingersi i capelli. 

Ora qualcuno potrà obiettare: "Ma la Bolsa Familia serve a dare un minimo di sostentamento a queste famiglie. Senza questo beneficio loro non avrebbero di che vivere". Falso! Io conosco persone che preferiscono non lavorare per ricevere l'aiuto dallo Stato; conosco persone che non si fanno scrupoli a fare figli per avere un piccolo aumento di questo beneficio; conosco persone che, pur essendo disoccupate e trovando lavoro, preferiscono non accettarlo per ricevere il "Seguro Desemprego" (l'equivalente al nostro "assegno per disoccupazione").

Questa è la realtà di questo paese. Queste sono le persone che lo compongono, persone che fanno una rivoluzione per una manciata di Reais ma niente contro la corruzione, la violenza o altre calamità pubbliche. Queste sono le persone che hanno mandato Dilma & Co. al potere e queste sono le persone che Dilma vuole. Finché ci saranno persone così (e sono tante, credetemi) questo paese non andrà mai avanti e sarà sempre sottosviluppato, aldilà del PIL che possa ottenere.





Continue reading

lunedì 20 maggio 2013


Una notizia curiosa e forse innocua, ma che rispecchia un modo di vivere tipicamente brasiliano.

Esistono in Rete numerosi giochi Multiplayer, dove cioè giocatori di ogni parte del mondo si divertono insieme in avventure online. Alcuni esempi sono DayZ, Call of DutyWorld of Warcraft, DotA e Minecraft. I giocatori combattono tra di loro, in ruoli differenti. In questi giochi, anche se lo scopo finale è di vincere, la regola principale è di cooperare, ma gli internauti brasiliani hanno conquistato una fama negativa., perché invece di collaborare o aiutare, si divertono a fare assalti, rapine, accattonaggio e addirittura attacchi ai membri del proprio team.

Nel forum del gioco "League of Legends" si possono leggere frasi come "i brasiliani sono il sotto-mondo dei giochi online, la personificazione dei Troll, il più infame e odiato tipo di giocatore". Secondo Isac Cobb, creatore indipendente, "i giocatori brasiliani sono una gang, non un gruppo", e sta pensando di bloccare i giocatori verde-amarelo nei prossimi giochi. Qualcuno invece preferisce cambiare nazionalità e fingersi di un altro paese per non cadere in questo stereotipo negativo. 

In ogni caso ha ragione Julio Vieitez, diretore generale della Level Up! (di giochi come "Grand Chase" e "Perfect World") quando dice "Ogni giocatore, nel mondo online, è il riflesso di come vive nella vita reale". Ecco allora che il tipico "jeitinho" brasiliano si ripercuote anche nel mondo virtuale. E vai così!

_________________________________________________________________________________

Brasileiros ganham fama ruim praticando assaltos e arrastões em jogos on-line

Aqui é Brasil, seu safado!", gritou o jogador identificado pelo apelido L3L3K antes de assassinar um norte-americano no "DayZ", game de tiro em primeira pessoa. "Tinha que ser brasileiro", reclamou a vítima.

No jogo, ambientado em um mundo pós-apocalíptico apinhado de zumbis, os participantes têm que cooperar para sobreviver.

Mas L3L3K faz parte de um grupo de jogadores que prefere roubar equipamentos e enganar outros gamers com o objetivo de "tocar o terror".

Há anos, o comportamento "tóxico" (termo usado pela indústria) é apontado por jogadores de games de multijogadores como tipicamente brasileiro.

"DayZ" é apenas o alvo mais recente, mas outros títulos, como "Call of Duty", "World of Warcraft", "DotA" e "Minecraft", entre vários outros, também têm legiões de arruaceiros brasucas.

No fórum do game "League of Legends", é possível ler frases como "brasileiros são o submundo dos games on-line, a personificação do que é ser troll, o mais infame e odiado tipo de jogador" e "graças a Deus, abriram servidores brasileiros, assim eles entram menos por aqui [nos servidores internacionais]".

O problema, é claro, não é exclusivo do Brasil. Mas nenhum outro país tem uma identidade negativa tão forte. Alguns brasileiros, na tentativa de fugir do estereótipo, mudam a nacionalidade de seus perfis no jogo, a fim de não serem rechaçados.

"Podemos afirmar que esse não é um problema que tem origem no game. O jogador é, no mundo on-line, reflexo de como vive no mundo real", diz Julio Vieitez, diretor geral da Level Up! (de games como "Grand Chase" e "Perfect World") no Brasil.

Jogadores brasileiros em games on-line são uma gangue, e não um grupo", disse Isac Cobb, desenvolvedor independente, durante a feira de jogos PAX East 2013, em Boston, nos EUA.



Cobb chegou a cogitar o bloqueio dos brasileiros no novo jogo, mas disse que ainda não há nada decidido.


Entre as reclamações, estão a realização de assaltos, mendicância, ataque a membros do próprio time e outras atrocidades virtuais.

"Curtimos tocar o terror", admite Caio Simon, 19, jogador de "DayZ". "É só um jogo, estamos nos divertindo. Não é para levar tão à sério."

Esse tipo de jogador é, às vezes, chamados de "hue", por causa da risada típica, normalmente disparada após alguma barbaridade cometida: "HUEHUEHUE".

Fonte: Folha


Continue reading

mercoledì 15 maggio 2013


Il Governo ha cambiato i criteri e ha considerato "classe media" quelli che guadagnano da R $ 291 al mese. Questo è il segreto di un miracolo che non è accaduto.

E ancora una volta, è successo al quotidiano "O Globo" di dare voce ai dati del governo senza alcuna analisi preliminare- e questo era avvenuto già due giorni fa, con la "celebrazione" del tasso di successo del solo 12% nella Bolsa Família. Ora, i neri sono vittime di frodi statistiche e del governo elettorale.

Il titolo è: "125 anni di Abolizione: La maggior parte dei neri è già nella classe media." Grande notizia, vero? Per la verità, no. Questo perché fare parte della "classe media" oggi non è una vittoria. Il Governo ha abbassato il minimo di rendita.

Chi guadagna da 291 R$ al mese, prima considerato povero, diventa a essere di “classe media" per il governo (e per alcuni del giornale "O Globo"). L’articolo, infatti, inserisce un dato che in pratica è contrario al titolo, soprattutto se sommiamo il fatto che i poveri sono ormai considerati classe media. Guardate:

"Negli strati che sono tra i più poveri del 10% della nuova classe media, la percentuale di neri e mulatti è del 62%. All'altro estremo, dei 10% più ricchi, la percentuale scende al 39%. “

In breve: il 10% dei più poveri della "nuova classe media" DE FACTO POVERI, con una maggioranza nera (62%). L'altro "estremo" (in realtà la classe media), la presenza scende al 39%. E l’articolo è passato senza problemi, nel buon vecchio "PiG" che si lamentano che i sostenitori del governo.


Questa tortura del governo ai numeri e statistiche, finché confesseranno qualcosa di positivo anche nelle circostanze più avverse, comporta la creazione di una vera commissione.
Continue reading

Fifa in allarme per il Mondiale 2014
«Stadi in ritardo, pronti a cambiare le sedi»

Il segretario generale della Fifa, Jerome Valcke, ha lanciato un ultimatum alle 12 città brasiliane che ospiteranno i Mondiali di calcio del 2014: «Se ci saranno ritardi nella consegna degli stadi - ha detto il dirigente -, potremmo decidere di cambiare sedi entro l'1 agosto prossimo, quando saranno messi in vendita i biglietti». Valcke, che ha visitato lo stadio Mané Garrincha di Brasilia, si è detto preoccupato per i ritardi di alcuni impianti, in particolare l'Arena Corinthians di San Paolo. Il segretario generale della Fifa ha detto che incontrerà i responsabili dello stadio paulista per conoscere la reale situazione dei lavori.

«Diciamo sempre che non è possibile accettare ritardi. Ho bisogno di tempo per verificare tutti gli impianti - ha spiegato Valcke -. La Coppa del mondo è un evento planetario, devono accelerare i lavori. Non è una minaccia, non stiamo pensando di cambiare le sedi: quello potrebbe accadere solo quando non c'è più niente da fare. Possiamo cambiare le sedi entro il primo agosto, quando saranno messi in vendita i biglietti. Gli stadi devono perciò essere consegnati in tempo». Le parole di Valcke hanno indispettito i dirigenti del Corinthians che, in una nota ufficiale, hanno detto di «non accettare pressioni». «Se vogliono toglierci la partita inaugurale della Coppa del mondo 2014, facciano pure», si legge ancora nel comunicato.


Podemos mudar tudo até 1º de agosto, diz Fifa sobre atrasos do Itaquerão

Embora tenha enfatizado que não estava fazendo uma ameaça, o secretário-geral da Fifa, Jérôme Valcke, voltou a cobrar, em tom duro, o cumprimento de prazos para a entrega de estádios e disse que a entidade tem liberdade para alterar a tabela de jogos da Copa-2014 até o início de agosto, o que inclui excluir determinadas arenas. A cobrança foi dirigida ao Itaquerão, futuro estádio do Corinthians e palco de abertura da Copa-2014. A promessa de conclusão das obras é dezembro, prazo máximo dado pela Fifa.

"Haverá uma discussão com São Paulo, sobre o estádio. Nós vamos nos sentar e ver o que está acontecendo", disse Valcke, em entrevista coletiva após vistoria nas obras do estádio Mané Garrincha, em Brasília. "Não se esqueçam, e isso não é uma ameaça: nós podemos trocar tudo até o primeiro minuto da venda de ingressos [para a Copa-2014]. Então, nós podemos mudar toda a tabela de jogos até 1º de agosto". Depois, buscou deixar claro que "não estamos pensando em mudar cidades-sede". Conforme o secretário-geral da Fifa, "quando isso acontece é porque o COL (Comitê Organizador Local) não tem mais solução".

O Corinthians aguarda a confirmação de um acordo com a Caixa Econômica Federal para viabilizar a liberação de um empréstimo de R$ 400 milhões do BNDES (Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social) para a construção do estádio. A Caixa, conforme acordo que vem sendo costurado, entrará com as garantias que o Banco do Brasil não aceitou dar. Hoje, segundo informações oficiais, as obras do estádio estão com cerca de 75% de conclusão.

Fonte: Folha

Se quiserem mudar o local de abertura da Copa fiquem à vontade, diz Andres à Fifa

Logo após o secretário-geral da Fifa, Jérôme Valcke, fazer uma ameaça ao Itaquerão, o ex-presidente do Corinthians e responsável pelas obras da arena, Andres Sanchez, respondeu à Fifa e afirmou não se importar caso o novo estádio do clube fique fora da abertura da Copa do Mundo-2014.

Na nota, Andres, que fez o lobby para a abertura ser no futuro estádio corintiano, diz que o clube não aceita nenhum tipo de pressão e que o Itaquerão seria construído com capacidade para 48 mil pessoas. Porém, quando o local passou a ser requisitado para a Copa do Mundo, foi feito um remanejamento do projeto para 68 mil lugares. "Se entendem que devem mudar o local de abertura da Copa fiquem à vontade. O Corinthians só espera que Fifa e COL [Comitê Organizador Local] reconheçam o esforço da Prefeitura de São Paulo, do Governo do Estado de São Paulo, do governo federal e principalmente da população paulista", diz em nota publicada na página oficial do Corinthians.

Durante a visita ao estádio Mané Garrincha, em Brasília, Jérôme Valcke, cobrou, em tom duro, o cumprimento de prazos para a entrega de estádios e disse que a entidade tem liberdade para alterar a tabela de jogos da Copa-2014 até o início de agosto, o que inclui excluir determinadas arenas. "Haverá uma discussão com São Paulo, sobre o estádio. Nós vamos nos sentar e ver o que está acontecendo", disse Valcke. "Não se esqueçam, e isso não é uma ameaça: nós podemos trocar tudo até o primeiro minuto da venda de ingressos [para a Copa-2014]. Então, nós podemos mudar toda a tabela de jogos até 1º de agosto". Depois, buscou deixar claro que "não estamos pensando em mudar cidades-sede". Conforme o secretário-geral da Fifa, "quando isso acontece é porque o COL (Comitê Organizador Local) não tem mais solução".

O ex-presidente Andrés Sanchez e responsável pela obra do estádio do Sport Club Corinthians Paulista esclarece que: "O Corinthians começou as obras quase um ano depois dos demais estádios e, mesmo com todas as dificuldades do repasse financeiro do financiamento e com atrasos referentes ao CID (Certificados de Incentivo ao Desenvolvimento), junto à construtora Odebrecht manteve o organograma da construção. Tanto é fato que já superou 76% da obra. Por tudo isso, gera estranheza ao clube a posição colocada nesta terça-feira (14) pelo Sr. Jérôme Valcke, sendo que ele mesmo deu o prazo até dezembro de 2013 para conclusão dos estádios. No caso do Corinthians, esse prazo foi estendido pelo próprio Valcke para fevereiro de 2014.

O clube não aceita nenhuma pressão porque é bom lembrar o que sempre disse: o estádio para os corintianos teria 48 mil e, quando o estádio passou a ser requisitado para a Copa do Mundo, foi feito um remanejamento do projeto para 68 mil lugares. O objetivo do Corinthians sempre foi, neste caso, servir a cidade, o estado e o país. Por isso, o clube aumentou a capacidade do estádio e não aceita nenhum tipo de pressão. Se entendem que devem mudar o local de abertura da Copa fiquem à vontade. O Corinthians só espera que FIFA e COL reconheçam o esforço da Prefeitura de São Paulo, do Governo do Estado de São Paulo, do Governo Federal e principalmente da população paulista."

Fonte: Folha

E la pagliacciata continua...
Continue reading

domenica 12 maggio 2013


Oggi voglio parlare di soldi, e forse perché sono una cosa che non ho mai avuto, faccio fatica a comprendere alcune cose. Allora...

Qui in Brasile esiste il "Salário Minimo". In pratica è lo stipendio minimo che un determinato lavoratore percepisce ogni mese. Nello Stato di São Paulo questo valore corrisponde a 755,00 R$, ma varia di Stato in Stato. In Italia esiste una cosa simile, ma è difficile darle un valore, perché varia a seconda del lavoro che uno esercita (per avere un'idea andate qui). Il Salário Minimo corrisponde anche alla pensione minima, nel senso che una persona, avendo i requisiti e i diritti di ricevere la pensione di vecchiaia, meno di questo valore non potrà ricevere (correggetemi se sbaglio). Sempre per avere un'idea, anche in Italia esiste la pensione minima, che corrisponde, nel 2013, alla stimabile somma di 442,30 Euro al mese, il che vuol dire morire di fame o vivere per la strada. Però c'è una differenza tra la pensione minima italiana e quella brasiliana (e anche qui, se sbaglio vi prego di correggermi): l'assegno sociale, così viene chiamato, viene dato anche a quelle persone che non hanno mai contribuito con la Previdenza. Per esempio, mia madre, pur avendo iniziato a lavorare nei campi e nelle risaie dall'età di 10 anni, non poteva ricevere la pensione di anzianità, perché né lei né i suoi datori di lavoro avevano pagato i contributi alla INPS. Di conseguenza riceveva la pensione minima. Questo, da quanto ne so, non succede qui in Brasile, e questo è preoccupante, dato l'enorme numero di datori di lavoro che non versano i contributi dei loro collaboratori (non avete idea di quante persone conosca in queste circostanze).

Ma torniamo al Salário Minimo. Come abbiamo visto questo salario è quello che riceve un lavoratore "comune", come un commesso, un operaio semplice o addetto alle pulizie: "Estão incluídos nesta faixa os trabalhadores domésticos, serventes, trabalhadores agropecuários e florestais, pescadores, entre outros. "(Fonte: UOL)

755,00 R$ al mese, per chi ha la "fortuna" di vivere a São Paulo, è poco, molto poco, considerando anche che qui la settimana di lavoro è di 44 ore. Ma è questo che offre il mercato, quindi prendere o lasciare. Però c'è una cosa interessante, e per questo penso che il Brasile sia un paese unico la mondo: qualche buontempone, non so chi, ha avuto la geniale idea di inventare l'Auxílio-reclusão. Sapete cos'è? È un salario (o beneficio, chiamatelo come volte, ma alla fine sono sempre dei soldi) che lo Stato dà a chi è detenuto in prigione. Per la verità i soldi non li prende lui, ma la madre o la moglie o il figlio di chi sta in gattabuia.

O auxílio-reclusão é um benefício devido aos dependentes do segurado recolhido à prisão, durante o período em que estiver preso sob regime fechado ou semi-aberto. Não cabe concessão de auxílio-reclusão aos dependentes do segurado que estiver em livramento condicional ou cumprindo pena em regime aberto.
o    Dependentes
§  Pais
·          

PERÍODO
SALÁRIO-DE-CONTRIBUIÇÃO TOMADO EM SEU VALOR MENSAL
A partir de 1º/01/2013
A partir de 1º/01/2012
A partir de 15/07/2011
A partir de 1º/01/2011
A partir de 1º/01/2010
A partir de 1º/01/2010
R$ 798,30 – Portaria nº 350, de 30/12/2009
De 1º/2/2009 a 31/12/2009
R$ 752,12 – Portaria nº 48, de 12/2/2009
De 1º/3/2008 a 31/1/2009
R$ 710,08 – Portaria nº 77, de 11/3/2008
De 1º/4/2007 a 29/2/2008
R$ 676,27 - Portaria nº 142, de 11/4/2007
De 1º/4/2006 a 31/3/2007
R$ 654,61 - Portaria nº 119, de 18/4/2006
De 1º/5/2005 a 31/3/2006
R$ 623,44 - Portaria nº 822, de 11/5/2005
De 1º/5/2004 a 30/4/2005
R$ 586,19 - Portaria nº 479, de 7/5/2004
De 1º/6/2003 a 31/4/2004
R$ 560,81 - Portaria nº 727, de 30/5/2003

Fonte: INSS

Non è certamente mia intenzione giudicare chi ha commesso qualche crimine e per qualche avvenimento sfortunato sia finito dietro le sbarre, però è interessante notare il valore di questo auxilio: 971,78 R$. Quindi vuol dire che un povero ma onesto lavoratore, che fatica otto o nove ore al giorno, guadagna 755 R$, invece un balordo (senza offesa per nessuno) che ha commesso qualche crimine ne riceve più di 970 R$. Vale la pena diventare disonesti, non credete?

Ma non è finita!

È recente la notizia di un'altra fantastica invenzione brasiliana: il Cartão Recomeço. Sapete tutti cos'è, vero? Lo Stato brasiliano, sempre molto attento e sensibile alle necessità del suo popolo, avendo visto il numero di drogati in crack nel suo paese (la stima è di 1,2 milioni di drogati in crack, la più grande popolazione "viciadas" nel Mondo, secondo il settimanale inglese The Economist) ha pensato bene di aiutarli. E come? Dandogli soldi! Ma a tutti? No, certamente no. Solo a quelli che vogliono recuperarsi in qualche clinica di disintossicazione. L'idea in sé stessa è buona, anche se penso che uno Stato, chiamandosi tale, dovrebbe trovare altri modi per debellare o perlomeno contenere tale problema. Peró dare dei soldi a un drogato é come dare una torta a un goloso: chi sa resistere? Ma, aldila di questo, sapete quanto é questo Cartão Recomeço? Sempre qui nella ricca São Paulo, corrisponde a 1.350,00 R$! , avete letto bene, 1350 reais.

Quindi, ricapitolando, un lavoratore riceve 755 R$ al mese, un detenuto 971 R$ e un drogato 1.350 R$! Sembra che questo paese faccia di tutto per incentivare la criminalitá e denigrare le persone oneste. Sapete quanto guadagna un insegnate qui in Brasile? 974,57 R$. E un poliziotto? 1.020 R$. 

Piso Salarial
Piso salarial na educação básica
(válido a partir de 1º de março de 2013)
educação infantil (em escolas que só possuem educação infantil)
R$872,15*
educação infantil até o 5º ano do ensino fundamental
R$974,57*
6º ao 9º ano do ensino fundamental
R$11,52**
ensino médio
R$12,83** (diurno)
R$11,52** (noturno)
ensino técnico
R$12,20**
pré-vestibular
R$17,91**
* jornada semanal de 22 horas
** valor da hora-aula, com duração máxima de 50’ (aula no período diurno) e 40’ (no período noturno)
• Sobre o piso salarial devem ser aplicados 5% de hora-atividade. Professores aulistas também têm que calcular o descanso semanal remunerado (DSR).
• O piso dos professores mensalistas (até o 5º ano do ensino fundamental) refere-se a jornada máxima de 22 horas semanais.


Fonte: Sinpro

Fonte: Uniblogbr

Forse ho sbagliato tutto nella vita. Mia madre mi diceva sempre che avrei dovuto farmi prete o entrare in politica. Ma qui in Brasile basta diventare un criminale comune per avere più benefici di una persona onesta.
Continue reading