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domenica 27 febbraio 2011


Che i brasiliani siano un popolo molto religioso questo già si sa, ma in che cosa credono?

Perché qui l’oroscopo ha poco successo mentre in Italia non c’è trasmissione, televisiva o radiofonica, che non abbia una rubrica con qualche astrologo più o meno famoso?

Perché qui i libri di fantasy o di magia non sono tra i più quotati mentre in Italia e in altri Paesi europei hanno un grande seguito di estimatori (io per primo)?

Sarebbe bello poter rispondere a queste domande ma è difficile trovare informazioni valide, serie e recenti su tali argomenti.
Da quel poco che ho trovato su internet (1) risulta che il 93% dei brasiliani crede in Dio e ci sono più di 125 milioni di persone battezzate nella fede cattolica, ma che solo il 29,3% di queste vanno a messa regolarmente.

Il 58,2% crede nella vita dopo la morte mentre una percentuale simile, il 52,9%, crede nel destino.

Il 51,5% crede nel malocchio, ma qui inteso più che altro come invidia (é a inveja que mata, si sente sempre dire) e il 48% crede nell’esistenza degli spiriti maligni.

il 22,6% crede nell’oroscopo, il 16,3% nella chiromanzia (cioè la lettura della mano) e il 15,9% nei tarocchi.

Il 93% crede nella potenza delle preghiere, il 38% nel potere delle benedizioni, intese come il contrario del malocchio e delle maledizioni, e il 31% crede nella stregoneria e negli incantesimi.

Va be’… questi sono solo dei numeri. Quello che io ho notato differente con noi italiani, perlomeno con quelli che hanno fatto parte del mio mondo, è la grandissima fiducia che hanno i brasiliani per le preghiere. Qui è normale vedere un gruppo di persone riunirsi a casa di qualcuno per pregare insieme, di solito per ottenere qualche beneficio per questa vita terrena (possono pregare per avere una vita senza troppi problemi, mai per vincere alla lotteria!).

E noi italiani?

Secondo certi sondaggi il 76,5% degli italiani crede in Dio, ma solo il 24% è praticante, nel senso che va a messa e segue i preconcetti della Chiesa. In altri sondaggi invece risulta che il 92% crede nell’esistenza di Dio, che l’82% si dichiara cattolica ma solo la metà di questi va in chiesa regolarmente.

Il 61% crede nella vita dopo la morte e solo il 15% crede nella reincarnazione (d’altronde siamo per la maggior parte cattolici, non buddhisti).

Il 55% crede nell’astrologia e nella magia in genere, il 7,8 % sono atei (contro il 1,3% dei brasiliani) e il 92,9% ha dichiarato di non essere mai andato da maghi o cartomanti.

Mah… io non so se prendere seriamente questi dati e penso che ogni persona abbia la propria religione personale. Potremmo anche essere tutti cattolici ma ognuno di noi crede in modo diverso da un altro. E io penso che l’importante sia proprio di credere in Qualcosa, basta che sia Qualcosa di buono e che non faccia del male a nessuno. Poi che si chiami Dio, Buddha o Maometto non ha nessuna importanza.

A questo punto è d’obbligo um abraços para todos!

P.S. per chi interessa posso dire che io sono del segno del Toro con ascendente Capricorno. Due segni di Terra. E poi qualcuno si chiede perché sono così chato e palloso…

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sabato 19 febbraio 2011


Titolo volutamente provocatorio, senza nessuna intenzione offensiva con qualcun in particolare. Però è vero che voi brasiliani vi lavate moltissimo. Ma non in numero di docce quotidiane, ma per il tempo impiegato per ogni singola doccia.

Allora… io sono un uomo, italiano, e il tempo che uso per fare la doccia è di circa 8 minuti. A volte, quando arrivo a casa molto sudato, mi faccio una doccia veloce solo per rinfrescarmi un po’ e per togliere il sudore, e per fare questo impiego al massimo 5 minuti. Ma come ho detto io sono un uomo, per di più italiano, quindi come tale mi lavo poco (mi piace fare dell’autoironia). E io intendo il tempo per lavarsi, cioè dal momento che apro l’acqua, mi insapono, mi lavo e mi sciacquo. Quindi non sto calcolando il tempo per asciugare i capelli, o per passare qualche crema (?), farsi le unghie, ecc.

Bene, sapete quanto tempo sta mia moglie sotto l’acqua? Dai 25 ai 30 minuti! E mia figlia di 13 anni? Circa 40 minuti! E questo SOLO per lavarsi! Ma quanto tempo ci vuole per lavare il proprio corpo? Io mi bagno, m’insapono, mi lavo e mi risciacquo. Pronto! Anch’io, come mia moglie, ho due gambe, un tronco, due braccia e una schiena. Il mio corpo non è la metà del suo, anzi. E se fosse così mia figlia dovrebbe stare sotto la doccia meno di 5 minuti, invece ne sta 40! E torno a dire questo solo per lavarsi, perché i capelli li asciugano in camera e così anche per le varie creme, cremine e lozioni varie.

Ora, tutto ciò sarebbe insignificante se non fosse che più tempo stiamo sotto la doccia più acqua consumiamo (ma va??) e che alcuni ricercatori americani (sempre loro) hanno fatto una ricerca secondo cui lavarsi troppo fa male (!), perchè l’uso continuo del cloro e di altri prodotti chimici comunemente usati nell’acqua potabile farebbe male alla pelle (tra un po’ ci dirano che mangiare frutta e verdura fa venire il cancro!). Il bello è che mia moglie è così convinta che quello che fanno i brasiliani è giusto, mentre quello di noi italiani è sbagliato, che mi critica sempre per il poco tempo che impiego per fare la doccia. Purtroppo mia moglie non sa che la vostra (ma anche nostra) amatissima Gisele Bündchen, brasiliana D.O.C., consiglia, oltre a fare la pipi durante la doccia per risparmiare 4.000 litri di acqua all’anno per ogni persona, a ridurre il tempo per lavarsi a 5 minuti in modo che cada persona possa risparmiare più di 18.000 litri d’acqua ogni anno. Quindi, se una persona si lava in 5 minuti e nello stesso tempo fa la pipi sotto la doccia può risparmiare più di 22.000 litri di acuq ogni anno. Un bel risparmio, non credete? Pensate che mi stia inventando tutto? Andate a leggere nel suo blog. Quindi se lo dice lei…

E giusto per rimanere in tema, sapete cos’è il riduttore di flusso? E’ un meccanismo piccolo ma estremamente raffinato che va collocato al posto del frangiflusso del rubinetto e che frammenta l'acqua in minuscole particelle e la miscela con aria. Il volume del getto si mantiene corposo e confortevole, consumando circa la metà dell'acqua e garantendo il mantenimento della stessa pressione di uscita, malgrado la minore portata. Se la pressione supera un certo valore, il riduttore agisce anche da regolatore, stabilizzandosi su una portata di circa 6 litri al minuto. Il regolatore di flusso per la doccia è invece un raccordo da 1/2 pollice che viene inserito tra la rubinetteria e il tubo doccia; utilizza il medesimo meccanismo del riduttore da rubinetto e garantisce una resa continua di circa 9 litri al minuto, indipendentemente dalla pressione di uscita (una doccia normale in genere consuma dai 12 ai 23 litri di acqua al minuto). Ovviamente questo riduttore viene venduto in moltissimi negozi in Italia, e in alcuni Paesi d’Europa è anche obbligatorio. Qualcuno per caso l’ha mai visto in Brasile?

Quindi a tutte quelle persone che pensano che noi italiani siamo brutti, sporchi e cattivi (parafrasando un bellissimo film di Ettore Scola con Nino Manfredi) dico che forse non siamo noi a fare sempre le cose sbagliate, e che forse, quest’idea che voi brasiliani siete la perfezione del Creato, è da rivedere.
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Non c’è giorno che non mi chieda cosa ci faccia qui in Brasile. Non che mi stia lamentando. Mi piace stare qui, e sono abbastanza intelligente per capire che in molte cose il Brasile è migliore dell’Italia. Ma ci sono giorni che mi sento proprio come un pesce fuor d’acqua.

Io penso di essere l’esatto opposto di un brasiliano: non sopporto il caldo, odio il Carnevale, non mi piacciono i colori “forti”, non mangio a tutte le ore (ecc. ecc.) e, fra le altre cose, parlo sempre pochissimo. Insomma, sono un perfetto italiano chato e tedioso. I brasiliani invece, come ho detto, sono belli, colorati, simpatici e amano molto parlare del più e del meno, anche con persone che non conoscono. Questa è una cosa per me molto difficile da fare, quasi impossibile, perché, oltre ad avere un carattere molto introverso, sono nato e cresciuto con “non parlare con gli sconosciuti” e con “non t’intromettere nei discorsi degli altri” (cosa che mia figlia dovrebbe imparare!). Ma questa voglia di comunicare è una cosa buona, e spero col tempo di diventare un po’ più brasiliano di adesso.

Questo piacere di fare due chiacchere, questo desiderio di avere uno scambio di opinioni, senza la paura di dare fastidio agli altri, lo si vede ogni giorno uscendo per strada, aspettando l’onibus, facendo la spesa e in mille altre occasioni quotidiane. E lo si vede anche in tutti i blog brasiliani. E’ una cosa che mi diverte sempre molto leggere i commenti che danno le persone su determinati post. Mi diverte e mi lascia a volte meravigliato, perplesso. Faccio un esempio: se un brasiliano scrive nel suo blog “oggi ho mangiato arroz e feijão” state pur certi che ci sarà qualcuno che gli risponderà “io invece ho mangiato macarrão com linguiça”, un altro gli chiederà “ma tu nei feijão usi il bacon o no?”, qualcun altro dirà “io non mangio niente perché sono a regime”, ecc. ecc.

Se un italiano invece dovesse scrivere nel suo blog “oggi ho mangiato una bistecca con insalata”, se sarà fortunato, riceverà un commento del tipo “e chi se ne frega!” o “ma non hai niente di meglio da dire?”. Ma il più delle volte non riceverà nessun commento. Questo non perché noi italiani siamo maleducati, come qualcuno può pensare, ma perché siamo più riservati, ci piace stare al nostro posto, senza rompere le scatole agli altri. E anche per questo che è molto difficile fare amicizia con un italiano.

E’ ovvio che sto parlando in generale, perché ci sono tantissimi italiani che amano parlare molto e sono molto socievoli (mia madre è una di queste, da non credere!). Inoltre, come dico sempre, dipende anche dalla zona di dove è nato quel italiano, perché di solito un napoletano o un siciliano è molto più portato a socializzare che un torinese o un milanese. Questa è una cosa tipica dell’Italia. Non credo che nessuna altra nazione abbia differenze così nette nello stesso popolo. Tutti sanno che gli italiani del nord hanno abitudini e costumi diversi da quelli del sud, ma io vado anche oltre, dicendo che un italiano di “tale” città è diverso da un italiano di “tal altra” città. So che non ci crederete, ma io, che sono di Novara, ho un modo di fare, di parlare, di vestire e di vivere da un mio coetaneo di Vercelli, che dista a 30 km da me e che vive nella mia stessa Regione. Di conseguenza uno di Vercelli è diverso da chi abita a Gallarate, come un napoletano è diverso da un casertano. Ogni singola città, ogni singolo paese, è diverso da un altro, e cambia anche il dialetto tra un paese e un altro. Ed 'è proprio questa diversità che ci rende unici al mondo.

Quindi, se io vedo differenza tra un mio vicino italiano, immaginate cosa voglia dire per me vivere in un altro Paese, con un altro clima, altri costumi, altre abitudini, altra comida…

Torno a dire, si sta bene qui, sono contento di essere venuto a vivere in Brasile e sono sicuro che qui avrò un futuro migliore di quello che mi aspettava in Italia, ma ragazzi, credetemi, a volte è molto difficile.


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sabato 12 febbraio 2011


Ci sono alcune cose di questo Paese che mi fanno morire dal ridere, e una di queste è la quantità di “donne-frutta” che sono sorte come funghi (notato la similitudine? Frutta… funghi… va be’, lasciamo stare).

Ma chi (o cosa) sono le donne-frutta? Per chi non è brasiliano è necessario dare qualche informazione, e per evitare di fare giudizi preconcettuosi (sono un italiano bacchettone) andiamo a vedere cosa dice Wikipedia:

A expressão "mulheres fruta" refere-se a um fenômeno do Funk Carioca ocorrido durante a primeira década do século XXI, quando uma série de dançarinas começou a ganhar destaque no cenário do funk brasileiro. O sucesso logo se espalhou para outras mídias, sendo citadas desde a página da Academia Brasileira de Letras, músicas, participações no Carnaval no Rio de Janeiro até a chamada mídia erótica, com inúmeras capas de revistas publicadas num curto período. Tal sucesso remete à referida "paixão nacional", o bumbum, que desde as duas polegadas a mais que tiraram o título de Miss Universo 1954 de Martha Rocha aos 119 cm da Mulher Melancia, teriam cativado o público brasileiro.

Il termine "donne frutta" si riferisce a un fenomeno di Funk Carioca che si è verificato durante il primo decennio di questo secolo, quando una serie di ballerini ha cominciato a guadagnare importanza nello scenario funk brasiliano. Il successo si estese ben presto ad altri media sociali. tanto da essere citato dall'Accademia Brasiliana di Lettere, dalla musica, alla partecipazione al Carnevale di Rio de Janeiro, fino a un tipo di media erotica, con le copertine di numerose riviste pubblicate in un breve periodo. Questo successo fu elevato a "passione nazionale", il bumbum, dato che i 119 cm di Mulher Melancia, due pollici in più di quello di Marta Rocha, che prese il titolo di Miss Universo nel 1954 Martha Rocha, hanno conquistato il pubblico in Brasile.”

Ecco allora che nascono Mulher Melancia (Cocomero), Mulher Moranguinho (Fragolina), Mulher Maçã (Mela), Mulher Melão (Melone), Mulher Jaca (Giaca), Mulher Pêra (Pera), Mulher Cereja (Ciliegia) e anche Mulher Filé (Filetto)!

Ora, io non voglio criticare questo genere di frutta, che come uomo, pur essendo sposato, devo ammettere di apprezzare molto (immaginate che fantastica macedonia di potrebbe fare), ma quello che mi rende perplesso è il fatto di essere stata inclusa nella Academia Brasileira de Letras, un’istituzione fondata nel 1987 dallo scrittore Machado de Assis con lo scopo di preservare e promuovere la lingua e la cultura brasiliana. [no coment]

Ma d’altronde, noi abbiamo avuto una pornostar in Parlamento, quindi…



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