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martedì 8 maggio 2012

Luto pela florestas


E’ una notizia un po’ datata, ma considerando l’enorme interesse internazionale per la foresta amazzonica, è sempre meglio ripetere una cosa che dimenticarla. Quello che salta all’occhio è il fatto come, spudoratamente, si ignorino gli ovvi consigli di alcuni ambientalisti (ma anche una persona comune potrebbe affermare le stesse cose) e si permette, ora, di coltivare, quindi di disboscare, molto più vicini ai fiumi che in passato. Mi sembra una delle più grandi idiozie che si potevano inventare in un paese dove le alluvioni sono all’ordine del giorno. Altra cosa “interessante” è l’amnistia di chi ha illegalmente disboscato prima del 2008. Invece di fargli pagare milioni di dollari per i danni recati, vengono in qualche modo assolti e dimenticati. Chi vince in tutto questo? Chi ottiene i migliori guadagni con questa nuova legge? daranno la colpa ancora ai vari “gringos” che comprano legname in Brasile? Che sia colpa dell’Ikea tutto quello che sta succedendo in Amazzonia? E io che mi divertivo ad andare nei suoi store!

La riforma sulle foreste in Brasile

Permetterà di tagliare alberi più facilmente e garantirà un'amnistia a chi ha violato la legge prima del 2008, gli ambientalisti protestano.

26 aprile 2012
Ieri sera il Congresso del Parlamento brasiliano ha approvato una riforma del codice forestale, molto criticata da Greenpeace e altre associazioni ambientaliste. La riforma, passata con 247 voti a favore e 184 contrari, a meno di sorprese diventerà legge con la firma del presidente Dilma Rousseff e prevede nuove norme sulla preservazione della Foresta amazzonica in Brasile, che allenteranno dunque i divieti per agricoltori e grandi aziende nello sfruttamento del territorio. In particolare, i punti più controversi del nuovo codice sono due:

- Gli agricoltori potranno coltivare in spazi molto più vicini a sponde di fiumi o sulle colline, senza i limiti della legge precedente che risale al 1965 e che prevede il divieto di deforestazione da circa 30 a 100 metri intorno alle rive dei fiumi. Questa modifica, secondo gli ambientalisti, renderebbe gli argini fluviali più soggetti all’erosione, con gravi danni all’ambiente e alla fauna. I nuovi limiti, inoltre, verranno decisi dai singoli stati brasiliani e non dallo stato centrale.

- Ci sarà un’amnistia per chi ha infranto la legge prima del luglio 2008, deforestando in zone vietate. Queste persone eviteranno multe fino a un milione di dollari per un appezzamento illegale di 800 ettari. Rimane tuttavia l’obbligo per chi ha coltivato in aree protette di ripiantare gli alberi tagliati illegalmente, oppure comprare e preservare la stessa quantità di foresta in un’altra zona del paese.

Secondo diversi proprietari terrieri e agricoltori brasiliani, la riforma del codice forestale è molto importante per incrementare la produzione agricola, che rappresenta il 5 per cento del PIL brasiliano e che fino a questo momento, secondo loro, sarebbe stata bloccata da leggi troppo severe. Gli ambientalisti invece sostengono che la riforma indebolirebbe le leggi per la protezione delle foreste brasiliane, rinunciando così ai progressi degli ultimi anni in tema di ambiente. Fino a oggi circa il 20 per cento della vegetazione della Foresta Amazzonica in Brasile è stata distrutta, ma negli ultimi anni questo fenomeno è stato combattuto in maniera molto decisa, soprattutto dal 2008 in poi, da quando vengono utilizzate immagini satellitari per scoprire chi vìola la legge. Il tasso di deforestazione della Foresta amazzonica ha toccato infatti il suo minimo tra agosto 2010 e luglio 2011, quando sono stati abbattuti “solo” 6.240 chilometri quadrati di vegetazione.

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fonte: ilpost.it
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1 commento:

  1. I giornali parlano spesso (sempre) a sproposito della foresta amazzonica, ma posso capirli, il tema richiama molti lettori, ed alla fine è questo che vuole un giornale. Molti lettori.

    Ma Greenpeace è nata a Vancouver, in Canada, paese che si è distinto nella deforestazione di foste pluri-centenarie che non potranno più riprodursi.

    La sua sede è ad Amsterdam, in Olanda (ufficialmente: Paesi Bassi). Paese che si è reso famoso per aver eliminato il 100% della foresta nativa.

    Oggi le sporadiche foreste della regione sono state create con alberi e piante provenienti dall'estero, in parte anche dal Brasile.

    Ossia, IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL'ASINO.

    Premesso questo Greenpeace dovrebbe spiegare in quale altra parte del mondo i proprietari terrieri devono lasciare 100 metri di foresta ai margini dei fiumi.

    Guardando i fiumi statunitensi non mi sembra, a parte rari casi, che i coltivatori lascino piante sui margini dei fiumi, e gli Usa, insieme a Greenpeace, sono i più esagitati nel difendere la foresta amazzonica.

    I giornali, e gli interessati economicamente, strillano come galline ubriache, sulla preservazione di 100 metri della "mata ciliare", ma non dicono che la maggior parte degli allevatori hanno appezzamenti di 20/30 ettari lungo i fiumi locali, che nella regione amazzonica sono una fitta ragnatela.

    Disponendo di 500 o 600 metri lungo il fiume vuo dire che perdono 5 o 6 ettari di proprietà. Ma la verde Marina Silva, a cui tanto piace il verde dei dollari che incassa per contrastare il nuovo codice, vuole di più.

    Infatti lei pretende che i cento metri di "mata ciliare" iniziano dal limite di piena massima. Poiché nella foresta amazzonica, durante il periodo delle piogge migliaia di piccole proprietà vengono allagate, vuol dire che queste non potranno più produrre alimenti, e dovranno essere abbandonate.

    Si calcola, nella migliore delle ipotesi, che oltre 190.000 piccole proprietà dovranno essere abbandonate dai proprietari e dai lavoratori.

    Calcolando famiglie di quattro persone, a cui aggiungi il minimo di 5 lavoratori, abbiamo che 190.000*9=1.710.000 (un milione e settecento diecimila), ma c'è chi parla di 3 milioni, di persone ingrosseranno le file dei disoccupati ed affolleranno le già disastrate periferie cittadine creando, come se c'è ne fosse bisogno, nuove favelas.

    Tutto perché la Marina Silva necessita dei dollari per finanziare il suo PMS (Partido Marina Silva), e la caterva di idioti ecologisti vanno dietro alle fanfaronate di questa criminale, che se per puro caso riuscisse a diventare presidente del Brasile farà tanti danni a questo paese che io stesso rimpiangerò i furti e le rapine di Lula e Dilma.

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