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mercoledì 16 marzo 2016


No, aspettate... ditemi che é uno scherzo. Ah giá, dimenticavo che questo é il Brasile quindi queste cose sono di normale amministrazione. Bella peró come idea. Rubo un monte di soldi poi divento ministro e nessuno puó farmi niente. Peccato che non abbia amici cosí influenti.

L'ex presidente ha accettato di entrare a far parte dell'esecutivo. Ottiene così l'immunità dalle accuse per riciclaggio


SAN PAOLO - Luiz Inácio Lula da Silva entrerà nel governo di Dilma Rousseff. Manca l'ufficialità ma è certo che l'ex presidente  del Brasile, accusato di ricilaggio, sarà ministro capo della Segreteria della presidenza, che in Italia corrisponde al ministero per i Rapporti con il Parlamento. La tv Globo ha prima annunciato la nomina, poi ha precisato che sarà formalizzata domani. Secondo l'emittente, l'annuncio è stato rinviato di un giorno per la concomitanza con lo scoop di un settimanale che ha anticipato alcune dichiarazioni dell'ex senatore 'pentito' della tangentopoli brasiliana, Delcidio do Amaral, secondo il quale Lula e Rousseff avrebbero tentato di ostacolare le indagini.

All’inizio di marzo l'ex presidente era stato fermato dalla polizia brasiliana nell’ambito di un nuovo filone delle indagini sul grosso caso di corruzione legato agli affari della società pubblica Petrobras  (il caso 'Lava Jato' ) ed era stato formalmente accusato di riciclaggio: le accuse devono però ancora essere accettate dal giudice federale Sergio Moro, che sta indagando su Petrobras. Ore che Lula è diventato ministro può godere dell’immunità e sottrarsi al rischio di essere arrestato.

Un'ipotesi che era circolata già nei giorni scorsi al punto da scatenare proteste sotto casa sua da parte di manifestanti scesi in piazza contro il governo e a sostegno del giudice Moro.

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mercoledì 9 marzo 2016


Io continuo ad affermare, e continuerò a farlo, che i brasiliani mangiano male e in fatto di dolci sono un vero disastro. Ne avevo già parlato in passato e sicuramente ne parlerò ancora, perché tutti sanno che per un italiano la “comida” è un argomento molto serio.

Ultimamente, forse per darsi un tono, è molto facile trovare ricette brasiliane con l’aggettivo (ma è un aggettivo?) Gourmet. Ma cos’è questo Gourmet?

Nella Francia del XVII secolo, il termine gourmet inizia ad acquisire il significato di persona dal palato fine, originariamente colui che è addetto alla degustazione di vini, successivamente, per estensione, il buongustaio, un intenditore della buona cucina, un gastronomo, un amante del buon cibo e del buon vino. Con il tempo, e grazie all’affermarsi della gastronomia, intesa come vera e propria arte culinaria, la parola ha quindi subito un ulteriore slittamento di significato, venendo utilizzata in diversi campi per determinare l’eccellenza di un prodotto. Il termine gourmet viene dunque oggi utilizzato in relazione all’arte culinaria e alla haute cuisine, idealmente e quasi filosoficamente associato ad una cucina raffinata, a preparati elaborati e ricercati, nonché alla presentazione di piatti esteticamente curati.

Quindi, in poche parole, per Gourmet s’intende un piatto, una ricetta raffinata, fatta con prodotti di alta qualità.

Bene, prendiamo allora il dolce più amato dai brasiliani, il brigadeiro. La ricetta base prevede margarina, achocolatado (una sorta di Nesquik economico composta dal 80% di zucchero e il 20% di cacao) e l’immancabile latte condensato.

La versione invece Gourmet si fa con burro al posto della margarina (ma chi usa il burro in Brasile? Forse solo io), cacao in polvere al 50% (oppure una tavoletta di cioccolato) e sempre il latte condensato, ma questa volta di marca, perché in questo modo sicuramente il gusto e la qualità cambia (!).

Non sto qui a discutere sulla “bontà” di questo dolce. Ognuno ha i suoi gusti. Ma guardate queste due immagini:



Pensate che siano brigadeiro e beijinho brasiliani? No. Quelli al cioccolato sono Teste di Moro, un dolce napoletano, mentre quelli bianchi sono Tartufi al cocco. Non sto qui a spiegarvi la ricetta (ma la potete trovare QUI) però questi sono gli ingredienti:

Teste di moro  
  • 1 pan di spagna al cacao

Per farcire e decorare
  • 150 gr di burro
  • 75 gr di zucchero a velo non vanigliato
  • 25 gr di cacao amaro
  • 150 ml di panna fresca
  • 120 gr di codette al cioccolato

Per la bagna
  • 75 ml di acqua
  • 25 gr di zucchero
  • 25 ml di rum

Mentre per i Tartufi al cocco:

Tartufini al cocco e crema alla mandorla
  • 100 g di ricotta
  • 50 g di biscotti secchi sbriciolati
  • 3o g di farina di cocco
  • 60 g di panna montata
  • 60 g di crema alle mandorle
  • Farina di cocco q.b.

Notevole la differenza, vero? E notate che qui non usano la denominazione “gourmet”. È semplice e classica pasticceria italiana. 

Quindi, cari miei brasiliani, lasciate perdere certi termini francesi che non vi si addicono e dedicatevi di più alla vera gastronomia, magari apprendendo da chi ne sa più di voi.

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martedì 8 marzo 2016


Che sia la volta buona che si faccia luce su uno scandalo di proporzioni gigantesche? Che certi individui finalmente abbiano ció che meritino e che questo paese si tolga di dosso questo enorme peso di negativitá politica? Non so, io ho ancora qualche dubbio. Anche se i responsabili di tale scandalo venissero puniti non penso che il prossimo governo possa migliora di molto le cose. Di sicuro non a breve termine.

Marcelo Odebrecht, in carcere dal giugno scorso, paga con 19 anni e 4 mesi il suo silenzio. Accusato di associazione a delinquere, riciclaggio, corruzione. E’ uno dei due imprenditori al centro dell’inchiesta Lava jato. I suoi legali: “Sta pensando di aderire alla legge sui collaboratori”. Il 17 convocato Lula in Tribunale per rispondere delle accuse. Con lui la moglie e l’ex presidente della società costruttrice


SAN PAOLO – Per otto mesi ha tenuto la bocca chiusa. Ma adesso, dopo la condanna a 19 anni e 4 mesi di carcere per corruzione, riciclaggio e associazione a delinquere, Marcelo Odebrecht potrebbe pensare di aderire alla legge sui collaboratori. Se iniziasse a parlare, avrebbe ridotta la pena e potrebbe lasciare il carcere dove è rinchiuso dal giugno del 2015. Con Marcelo Odebrecht, 47 anni, rampollo di una dinastia di imprenditori edili tra i più ricchi di tutto il Continente latinoamericano, viene colpita la pedina più importante di tutta l’inchiesta “Lava jato”, autolavaggio ( così chiamata perché il sistema di pagamento delle tangenti avveniva tramite gli impianti di servizio della Petrobras). E’ stato riconosciuto colpevole di aver versato 108 milioni di euro e altri 35 in dollari ai funzionari del colosso energetico statale per ottenere in cambio gli appalti per la realizzazione di infrastrutture collegate agli impianti di estrazione e raffinazione petrolifere.
 
Il pagamento, secondo le motivazioni della sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Curitiba Sergio Moro, è avvenuto attraverso dei conti che il Gruppo imprenditoriale aveva creato all’estero e sottratto al fisco. Le prove sono state fornite dalle autorità elvetiche dove, oltre che nel Principato di Monaco, Odebrecht aveva dei fondi non riconducibili alla sua persona.  Con la stessa sentenza, il magistrato ha condannato 4 ex alti dirigenti della Petrobras. Rogerio  Araujo, Marcio Faria, Cesar Rocha e Alexandrino Alencau sono stati riconosciuti di concorso in corruzione e distrazione di fondi pubblici.
 
Non si tratta di uno tra i tanti verdetti che costellano da mesi il più grande scandalo nella storia recente del Brasile. Condannare un Odebrecht significa fare tremare il mondo imprenditoriale, condizionare la Borsa, creare le condizioni per un vero terremoto tra le istituzioni. I suoi avvocati, infatti, non escludono che il loro assistito possa iniziare a collaborare con gli inquirenti. Farlo si tradurrebbe subito in un forte sconto di pena e la probabile scarcerazione. Ma significherebbe soprattutto ottenere una testimonianza schiacciante, diretta, sul sistema di tangenti che almeno dal 2004 fino a tutto il 2012, ha distribuito 2.400 milioni di euro a funzionari pubblici e al partito di maggioranza.

Il cerchio attorno al vertice del PT e allo stesso Lula si sta stringendo ogni giorno di più. In carcere sono già finiti tutti i dirigenti del partito: dal braccio destro dell’ex presidente José Dirceu all’ex tesoriere Joao Vaccari Neto. Molti hanno ammesso il passaggio di tangenti. Perfino il capo dei senatori, Delcidio do Amaralo, avrebbe iniziato a vuotare il sacco. Si dice che le sue indicazioni abbiano fatto scattare l’operazione Aletheia ( verità, in greco), che ha portato al prelievo coatto di Lula venerdì scorso.

Il leader socialista apparirà per la prima volta in Tribunale il prossimo 17 marzo. E’ stato convocato, assieme alla moglie, per rispondere come indagato del famoso attico su tre livelli a Guarujia, sula costa di San Paolo, che i magistrati considerano una tangente indiretta perché acquistato ad un prezzo di favore. In aula sarà presente anche l’ex presidente della Oas, José Adelmario Pinheiro, l’altro colosso delle costruzioni coinvolto nell’inchiesta assieme al gruppo Odebrecht. Fitte indiscrezioni sostengono che Pinheiro sia pensando di aderire alla legge sulle collaborazioni. Conosce molto bene la storia di quell’appartamento perché lo ha costruito. La sua testimonianza potrebbe smentire o confermare ciò che Lula sostiene da sempre: sulla casa era stata solo pagata un’opzione in attesa che venisse finita. Ma l’affare poi non è mai andato in porto.
 
Lo scontro tra potere esecutivo e potere legislativo è evidente. L’opposizione, maggioritaria in Parlamento, è decisa a dare battaglia: aspetta al varco il governo della Rousseff che questa settimana dovrà difendere il veto su 16 provvedimenti. Potrebbero essere respinti: i socialisti del Psb hanno annunciato che non forniranno il loro appoggio esterno. Se venisse a mancare la maggioranza scatterebbe la conta finale. Anche quella sulla richiesta di impeachment nei confronti della presidente. Potrebbe essere accolta. Occorrono 257 voti  alla Camera e 41 al Senato: quelli su cui adesso può contare l’opposizione.

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lunedì 7 marzo 2016


Se c'é una cosa che mi lascia sempre sorpreso sono gli allegamenti che avvengono frequentemente a São Paolo (e non solo). Basta una pioggia di mezz'ora e interi quartieri rimangono letteralmente allagati. C'é chi dice che la colpa sia del governo (perché qui la colpa é sempre del governo, in qualunque caso, mai dei propri abitanti) che hanno costruito la cittá senza un piano adeguato, ma forse, é solo una mia idea s'intende, forse la colpa é proprio degli stessi brasiliani. Dite quello che volete su di loro ma di certo non sono un popolo molto civile. Le montagne di spazzatura che trovi per le strade é impressionante. Buttano di tutto nelle vie, in discariche improvvisate e nei cassonetti.

Il Rio Tieté, uno dei fiumi piú importanti di questa regione, potrebbe fare "invidia" a Chernobyl per le porcherie che buttano dentro:

http://goo.gl/CmGTMh
http://goo.gl/4kNOjg
http://goo.gl/HG0ssv

Ma come sempre loro (i brasiliani) si vedono come le persone piú pulite del mondo, mentre noi gringos...

Madeira, rádio e até macaco hidráulico são achados em tubulações de SP

Camisetas, rádio, madeiras, papéis e até um macaco hidráulico. Acredite, tudo isso já foi encontrado dentro dos canos de esgoto da região metropolitana de São Paulo. 

Só no último ano, foram retiradas dessas tubulações 8,5 mil toneladas de lixo pela Sabesp, a empresa paulista de água e saneamento. 

Esses objetos, que não deveriam estar nas tubulações, conseguiriam encher quase 5.000 caçambas de entulho. O transtorno é tanto que o lixo acumulado pode bloquear inteiramente um cano. 

Nesse caso, as consequências são, no mínimo, desagradáveis. É possível, por exemplo, que uma descarga não funcione mais. Outro efeito é que, sem saída, o esgoto comece a retornar pelos encanamentos até extravasar em um bueiro de rua ou nos ralos das residências. 

Para a Sabesp, ainda é um mistério como tanto lixo consegue entrar nas tubulações de esgoto, já que supostamente o sistema deve ser fechado. Além disso, os canos que conectam o esgoto de uma casa à rede pública têm apenas 10 centímetros de largura. 

Para Emerson dos Santos, gerente de manutenção da Sabesp, violações às caixas de inspeção [estruturas que conectam o esgoto das residências à rede coletora] e a bueiros podem fazer com que esses materiais entrem na tubulação. E é assim que peças maiores infiltram o sistema. 

"Há relatos de pessoas que abrem bueiros para despejar entulho", diz o gerente da Sabesp. Para retirar o lixo, às vezes é preciso "limpar" as tubulações usando água pressurizada ou "pinçando" os materiais com ferramentas. 

Na estação de tratamento, os objetos são retirados por meio de um conjunto de grades, como uma grande peneira do esgoto. "Um rastelo mecânico vai retirando todo o lixo", diz Alessandra Minelli, engenheira de estações de tratamento da Sabesp. 

VILÃO 
Mesmo que chinelos e fraldas ainda ocupem o esgoto da Grande São Paulo, o maior vilão das tubulações ainda é o óleo de cozinha. 

Despejado nas pias de milhões de casas todos os dias, o produto se acumula nas paredes das tubulações, formando grossas placas de gordura que se misturam com outros dejetos. "Provoca um verdadeiro enfarto nas estruturas", diz Santos, da Sabesp. 

Há ruas da capital nas quais, devido à alta concentração de restaurantes, os esgotos têm que ser desobstruídos a cada três meses. 

O problema é mundial. Nos centenários esgotos de Londres, por exemplo, foi encontrado em 2013 um "coágulo" de dez toneladas de gordura. 

A aberração, do tamanho de um ônibus de dois andares, foi chamada de "fatberg" (um iceberg de gordura, em inglês). Desde então, a empresa local de saneamento incentiva com mais intensidade que as pessoas joguem seus óleos usados no lixo. 

No Brasil, diversos supermercados e redes de venda de gás recebem o produto, que pode ser armazenado em garrafas PET. A Sabesp também recolhe óleo de cozinha em suas agências distribuídas pelo Estado de São Paulo. 

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