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mercoledì 11 settembre 2013

Il Paese della Felicità


Forse avrei dovuto seguire il mio istinto, e andare a vivere in qualche paese del Nord Europa invece che in Brasile. Infatti secondo un recente Rapporto, i paesi più felici sono Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda.

È stato appena pubblicato il World Happiness Report, il primo rapporto globale sulla felicità commissionato dalle Nazioni Unite e pubblicato dall'Earth Institute della Columbia University (USA). In questo Rapporto, che troverete QUI, per misurare la felicità hanno analizzato i risultati di quattro diversi studi (il Gallup World Poll, la World Values Survey, la European Values Survey e la European Social Survey) che hanno interrogato campioni di abitanti di ogni nazione del mondo chiedendo di quantificare il loro livello di soddisfazione ponendo una semplice domanda: "Considerando i vari aspetti della tua vita in questo periodo, qual è il tuo globale livello di soddisfazione?". Tre le questioni fondamentali emerse.

Innanzitutto, anche se è presente una certa correlazione tra Pil e livelli di soddisfazione, non necessariamente ricchezza corrisponde a benessere, perché per quantificare la felicità bisogna valutare l’efficacia delle politiche sociali ed economiche sulla qualità della vita. «Entrate più alte non migliorano necessariamente il benessere generale di un paese» scrive nell'introduzione al rapporto Jeffrey D. Sachs, direttore dell'Earth Institute «negli Stati Uniti, per esempio, il reddito pro capite è triplicato dal 1960, mentre gli indicatori della felicità media sono rimasti essenzialmente invariati». La seconda sorpresa è che i Paesi più felici sono, come nel caso della Danimarca, anche quelli con il più alto tasso di suicidi. Sembrerebbe un controsenso: in realtà il fenomeno si spiega ipotizzando che le persone più insoddisfatte si sentano sole e depresse laddove il resto della popolazione si dichiara felice. Terzo punto, alla base della felicità c’è una buona rete sociale: infatti, nonostante la disuguaglianza nella distribuzione del benessere economico, tipica dei Paesi “felici”, il 95% delle persone vive più sereno per la consapevolezza di poter contare nei momenti difficili su qualcuno.

Il raggiungimento di un livello di felicità soddisfacente dovrebbe essere, secondo i redattori del rapporto, una delle linee guide della politica di ciascuno stato. Qualcuno ha già raccolto la sfida: l'indicatore di sviluppo e dello standard di vita utilizzato dal Bhutan, un piccolo stato montuoso dell'Asia localizzato nella catena himalayana, non è più il PIL ma la Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness - GNH). Il reddito annuale pro capite, uno dei più bassi di tutta l'Asia, non è il parametro con cui questo paese valuta la propria crescita, che si basa invece su un'economia più giusta fondata sui principi del buddismo, sul rispetto per l'ambiente e - almeno nelle dichiarazioni di intenti - sul buon governo. Una svolta coraggiosa che potrebbe contagiare anche altre nazioni nel mondo: da qualche anno l'ONU guarda a questo stato come a un modello di sviluppo più sostenibile.

Per i 130 Paesi di cui si dispone di dati, la felicità (misurata in base alle valutazioni dei cittadini) sembrerebbe migliorata negli ultimi tempi in 60 Nazioni e peggiorata in 41. Migliorano complessivamente i livelli di felicità nell'Africa sub -sahariana e in America Latina, mentre peggiora nettamente la qualità della vita nei Paesi più industrializzati. Come del resto ci siamo già tutti accorti e come ora certifica anche il Prof. John Helliwell della University of British Columbia, riguardo alla felicità "il maggiore declino riguarda i Paesi in cui più dura è stata la crisi economica europea: Grecia, Italia, Spagna e Portogallo". 

Una sorte simile è toccata ai Paesi della Primavera Araba, i quali hanno visto peggiorare drammaticamente la loro condizione. (In una scala da 1 a 10 - dove 10 è il massimo della felicità - l'Egitto ha, ad esempio, ottenuto un punteggio di 4,3 nel 2012, contro il 5,4 nel 2007).

I Paesi primi classificati sono tutti Paesi europei. Nell'ordine: Danimarca, Norvegia, Svizzera, Paesi Bassi, Svezia. Nel continente americano il Paese più felice è il Canada, che si colloca al 6° posto nella classifica mondiale. Il Paese meno felice del mondo è il Togo, preceduto di poco da Rwanda, Burundi, Repubblica Centrale Africana e Benin.

Per avere un'idea, l'Italia si colloca al 28° posto, il Brasile al 25°, stranamente dopo la Spagna (22°) che con la crisi che ha avuto è uno dei paesi con il più elevato tasso di disoccupazione in Europa.
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2 commenti:

  1. Ciao Franco.
    Come sempre offri argomenti interessanti su cui discutere. Vivendo in uno dei paesi da te citati (Olanda) vorrei dire la mia. Personalmente credo che alla parola felicitá venga dato un significato sostanzialmente diverso secondo la cultura con cui si ha a che fare. I popoli nordici essendo sostanzialmente calvinisti hanno una percezione della felicitá molto pragmatica, al contrario nei paesi latini, quindi prevalentemente cattolici, si tende ad attribuire a tale parola un signifficato piú spirituale.
    Mi é capitato di raro sentire un olandese lamentarsi della propria situazione personale perché credo attribuiscano alla felicitá un significato puramente intrinseco al sucesso sociale, non essere felice significa fondalmentamente essere un perdente.
    Ciao Yuri.

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    1. Ciao Yuri, e grazie per i complimenti. Qualcuno mi accusa di fare un troppo uso di statistiche, ma io le trovo interessanti e anche divertenti, basta prenderle con i dovuti accorgimenti.

      Anche in questo caso l'Europa si trova tra i primi posti e io penso che questo continente sia il vero ombelico del mondo.

      Sulla questione della felicità ci sarebbe molto da dire. Io personalmente non posso dare nota 10 perché non ho alcune cose che vorrei, che puó essere la mozzarella nostrana come una vita con meno problemi. Peró non mi lamento tanto, perché so che esistono persone che stanno peggio di me. Ma non per questo mi sento un perdente. Quindi ringrazio Dio di avere un animo latino! Saluti!

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