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sabato 8 dicembre 2012

IL BRASILE PERDE APPEAL (E MERCATO) IN AMERICA LATINA


di  .  Scritto  il  dic 6 2012  alle  7:00.

Il tour mondiale della presidente del Brasile Dilma Rousseff la dice lunga sulle priorità internazionali del Brasile. Nei suoi primi anni al potere, più della metà dei suoi viaggi hanno avuto come destinazione Stati Uniti, Europa e Cina, che insieme rappresentano il 50% dei mercati internazionali del colosso sudamericano. E in America Latina? Appena il 30%.
Assorbito dai suoi problemi economici, il Brasile sembra non volersi approfittare della mancanza di interesse degli Stati Uniti in America Latina per affermare la sua leadership nella regione.
E le conseguenze economiche sono chiare. Le esportazioni brasiliane in America Latina sono calate dell’11% nei primi dieci mesi del 2012, il doppio della contrazione del 5,5% delle esportazioni totali. Gli investimenti brasiliani all'estero  tradizionalmente rivolto ai paesi vicini, sono diminuiti del 34% nei primi nove mesi dell’anno.
Come spiegano gli analisti, tra le priorità dell’amministrazione Rousseff spiccano le misure volte ad aumentare la competitività nel mondo, mettendo in secondo piano l’America Latina. Il “soft-power” brasiliano, l’influenza internazionale emanata dalla sua dimensione di potenza emergente, sta svanendo. E il Brasile pesa sempre di meno nella regione, sua naturale sfera di influenza.
La perdita d’influenza si traduce in una minor mole d’affari per il settore privato brasiliano, boicottando così gli sforzi di un governo che sta spendendo migliaia di milioni di dollari per evitare un eccessivo apprezzamento del real e dare ossigeno alla sua industria con incentivi fiscali.
Un fulmine a ciel sereno la decisione della Bolivia di annullare un appalto pubblico che si era aggiudicata un’impresa di costruzioni brasiliana. E l’Argentina, una delle principali destinazioni dei prodotti brasiliani, ha eretto barriere commerciali che hanno affondato del 20% le esportazioni brasiliane nei primi dieci mesi del 2012.
Gli economisti avevano scommesso che l’economia del Brasile, la sesta più grande del mondo, sarebbe cresciuta quest’anno dell’1.5%, un pallido riflesso della sua espansione nell’ultima decade e meno della metà della media dei suoi vicini latinoamericani, secondo la Cepal (Comisión Económica para América Latina y el Caribe). Ma i deludenti dati relativi al terzo semestre, diffusi nel weekend, potrebbero portare il mercato ad aggiustare nuovamente il tiro delle sue previsioni verso il basso.
Dopo aver affermato la sua leadership regionale a metà dello scorso decennio, quando l’economia viveva il boom delle materie prime e della domanda interna, il Brasile ha guardato oltre l’orizzonte. È salito sul palco globale come la “B” del BRICS, il gruppo di potenze emergenti cui fanno parte anche Russia, India, Cina e Sudafrica.
Rousseff ha trascorso più giorni in visita in Cina che in qualsiasi paese dell’America Latina. E ciò ha senso, dal momento che Pechino è il primo partner commerciale del Brasile e il suo maggiore acquirente di minerale di ferro e soia.
Più Cina, meno America Latina. L’industria tessile brasiliana, a metà della passata decade, deteneva il 40% del mercato delle importazioni dell’Argentina, contro il 3% della Cina. Oggi il Brasile ha appena il 20% del mercato argentino e il 29% di quello cinese.
Avanzata cinese e ritirata brasiliana. Oltre a conquistare i mercati per i propri beni di consumo grazie all’apprezzamento delle valute latinoamericane, la Cina ha investito 23.5 miliardi di dollari nella regione tra il 2005 e il 2010, principalmente nello sfruttamento di materie prime. Pochi mesi fa, nel suo tour latinoamericano, il premier Wen Jiabao ha offerto un credito di 10 miliardi di dollari per progetti infrastrutturali nella regione.
Numerose imprese brasiliane hanno preferito rimpatriare i propri capitali e profitti e investire nel mercato domestico, approfittando delle aggressive misure di stimolo al consumo con le quali Rousseff cerca di rilanciare l’economia.
Rousseff viaggia poco. Nei suoi primi due anni di mandato, ha realizzato 21 visite all'estero  poco più della metà del suo predecessore Luiz Inácio Lula da Silva nello stesso arco di tempo. Rousseff sembra inoltre intenzionata a ricucire i rapporti con gli Stati Uniti, deterioratisi nel 2010, quando l’amministrazione Lula aveva votato in sede ONU contro le sanzioni all’Iran per il suo programma nucleare.
Causa crisi economica globale e ripresa del protezionismo, all'inizio del 2012 il Brasile riscritto un accordo di libero commercio nel settore automobilistico con il Messico, liquidando la possibilità di una più stretta integrazione tra le due maggiori economie dell’America Latina. Il Messico ha finito per allearsi con Cile, Colombia e Perù, le economie regionali più dinamiche, per creare quest’anno l’Alianza del Pacífico, l’embrione di una zona di libero scambio alle spalle del Brasile e con dichiarate mire sull’Asia.
Come recentemente affermato dall'ex presidente Fernando Henrique Cardoso in un’intervista rilasciata al quotidiano Valor Econômico, “la muscolatura geopolitica del Brasile ha perso forza”. Le pressioni di Brasilia a nulla son servite per impedire alcuni mesi fa la destituzione sommaria del presidente Fernando Lugo del Paraguay, che è stato temporaneamente sospeso dal Mercosur (Mercato Comune del Sud).
E l’espansione regionale delle imprese di costruzione brasiliane, grazie ai generosi prestiti governativi divenute simbolo della presenza brasiliana da Caracas alla Patagonia argentina, ha urtato contro il muro Bolivia. Dopo le violente proteste indigene, il presidente Evo Morales ha cancellato quest’anno la costruzione di una strada da 420 milioni di dollari commissionata al gruppo OAS.
Non è ancora troppo tardi per invertire questa tendenza. Nel suo secondo mandato, che inizierà a gennaio, Obama continuerà a voltare le spalle ai vicini latinoamericani in campi quali lotta a criminalità organizzata, narcotraffico, terrorismo e immigrazione illegale. L’amministrazione USA è obbligata a raddrizzare la propria economia e a scongiurare gli effetti della crisi del debito europeo e appare più interessata rafforzare i legami commerciali con l’Asia-Pacifico. Per non parlare dei conflitti in Medio Oriente, che occuperanno l’intera sfera della politica estera.
Ciononostante, Washington non trascurerà del tutto l’America Latina. La principale attività che unisce Stati Uniti e America Latina è il commercio, attualmente in declino. Obama insisterà su Messico (attraverso il NAFTA, North American Free Trade Agreement), Colombia (con la quale ha recentemente ratificato un trattato di libero commercio) e Brasile, suoi partner commerciali tradizionali.
fonte: Atlas
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18 commenti:

  1. Come ben dice Luca Pistone: ".... dal momento che Pechino è il primo partner commerciale del Brasile e il suo maggiore acquirente di minerale di ferro e soia

    Se altri paesi, come per esempio l'Argentina, che sta sostituendo i pascoli degli allevamenti con le più redditizie piantagioni di soia, iniziano a inviare i loro prodotti in Cina, la Dentona dove prenderà i soldi per falsare il mercato interno.

    E peggio andrebbe al Brasile, se una ventata di pace si spandesse sull'Africa, di cui molti paesi sarebbero più che felici di fornire alla Cina il minerale di ferro ad un prezzo inferiore di quello brasiliano.

    Nascondere sotto il tappeto che il Brasile riesce a reggersi in piedi grazie alle commodity non aiuta a creare sviluppo. Sarà vero che il Brasile ha scalato la graduatoria dell'economia mondiale, ma questo non è avvenuto per le sue capacità, ma solo per i problemi che hanno coinvolto molti paesi europei e gli Usa.

    Quando questi paesi si riprenderanno, e nel capitalismo liberale questo sempre avviene, il Brasile tornerà alle sue posizioni economiche di sempre, quelle che gli spettano, dal 30° posto in basso.

    Questo sarà sia per la sua incapacità di svilupparsi tecnologicamente e logisticamente, ma anche per la reazione dei paesi che oggi si vedono umiliati sulla stampa nazionale da una ex terrorista ed ex rapinatrice di banche che ancora non riesce a sostenere una intervista senza cadere nel ridicolo.

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    1. Mamma mia, allora se Berlusconi verra' rieletto come minimo la Germania ci invadera'.

      La Roussef faceva parte di una organizzazione clandestina che combatteva una dittatura militare,mi pare un poco diverso dall'essere una terrorista.
      A meno che si consideri la dittatura militare brasiliana come un esempio di democrazia e giustizia. Ricordo che anche i partigiani italiani erano chiamati di terroristi e banditi, dai nazi~fascisti.
      E senza voler minimamente comparare le due figure,anche l'Italia ha avuto un presidente ,amatissimo, come Pertini,che fu' partigiano e condannato a morte come terrorista.

      Inoltre il pragmatismo della politica moderna,che si chiama pelo sullo stomaco,non spreca le proprie energie con le" umiliazioni " ,ne' ha tra le sue qualita' la beneficenza.

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  2. Mamma mia, allora se Berlusconi verra' rieletto come minimo la Germania ci invadera'., questa non la capisco, sarò leggermente vecchio per intendere, ma proprio non la capisco. Cosa c'entra con tutto il discorso?

    Per il resto sono opinioni personali, come anche il mio commento entra nel novero delle opinioni personali. Per nostra fortuna abbiamo ancora la possibilità di esprimerle, e le esprimiamo.

    Comunque studiare un poco di storia non fa male. Alessandro Pertini non fu mai condannato per terrorismo, le SS lo arrestarono e condannarono a morte come partigiano, che non è equivalente di terrorismo.

    Altri arresti che subì in precedenza derivavano dalla sua attività politica, come stampa e divulgazione contro il governo fascista, falsificazione di documenti e propaganda antigovernativa svolta all'estero.

    Ma mai ha rapinato banche o sequestrato Ambasciatori stranieri.

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  3. Beh..la Dilma e soci erano contro la dittatura militare per potere installare poi quella del proletariato! In Italia tanti partigiani famosi, es. Arrigo Boldrini, si sono tolti l' orbace prima dell 8 settembre e messi il berretto con la stella rossa!
    Sono stato in Brasile anche ai tempi dei militari come pure a Cuba e di differenza ne ho vista parecchia....
    Per il resto concordo che i discorsi della Dilma internazionalmente sono presi con il dovuto valore

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    1. Dunque ,vediamo un po' se seguo l'anonima logica.

      Dilmna e soci sono terroristi perche' combattevano una dittatura solo perche' ne volevano (questa chissa' da dov'e' uscita!) istaurare un'altra, quella del proletariato.
      Il nesso con l'Italia ,caro anonimo,dov'e'?
      Ma tanto e'..
      Arrigo Boldrini ha smesso l'orbace MOLTO PRIMA dell'otto settembre del 1943, e lo ha "indossato" per appena un mese.
      E poi si e' messo il berretto con la stella Rossa.
      E allora?
      Ti risulta che abbia istaurato una dittatura,che abbia mandato a campi di sterminio russi dei suoi compatrioti ebrei?

      Sei stato, anonimamente?, in Brasile all'epoca dei militari come pure a Cuba ( a Cuba quando? quando esplodevano le bombe dei mercenari pagati dagli USA)
      e hai visto la differenza?
      E quale differenza hai visto, che in Brasile le persone sparivano,mentre a Cuba non ci sono mai stati desaparecidos?
      Dai facci sapere la differenza.

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  4. Rispondo all'Anonimo 09 dicembre 2012 07:43, spiegandogli che dittatura è quella dove una persona (DITTATORE prende il potere con la forza e lo mantiene, passandolo poi, quando ci riesce, ai suoi eredi, vedi Cuba, Corea del Nord, o i vari sanguinari ed in alcuni casi antropofagi dittatori africani.

    La stessa Russia comunista, Germania hitleriana, Italia fascista, Grecia dei colonnelli, o più vicino il Brasile del governo militare, sono governi eletti dalle rispettive camere o dallo stesso popolo. Saranno duri, a volte crudeli, illiberali sicuramente, ma non sono dittature. Il termine viene utilizzato dagli antagonisti politici per giustificare le loro intemperanze (assassini, attentati, rapine e sequestri).

    Le stesse BR affermavano che in Italia esisteva la dittatura, tesi sostenuta da Lula e compagni per concedere il visto permanente ad un rapinatore e assassino.

    La famosa NON-dittatura brasiliana, durata ben 21 anni, ha visto circa 300 morti violente per ambo i lati, neppure paragonabile alla NON-dittatura venezuelana, dove centinaia di oppositori sono letteralmente scomparsi senza lasciare traccia. O alle decine di migliaia di morti della caraibica Cuba, senza dimenticare i milioni della democratica repubblica della Corea del Nord, dove solo non piegarsi davanti alla gigantesca statua del dittatore morto e divorato dai vermi può costare anche 50 anni di carcere.

    Occorre inoltre dire che dei circa 300 morti tra i civili che combattevano il regime militare brasiliano, oltre un terso sono stati uccisi dai loro stessi compagni, veri paladini della libertà, per i più svariati motivi, in maggioranza per liti sulla divisione dei soldi rapinati.

    Penso che su questo argomento siamo andati troppo fuori binario, e per quanto mi riguarda termino qui.

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  5. Franco, che cosa e' successo con la mia risposta a Giancarlo Mostacchetti?

    Quella dove dicevo che non capisco perche' risponde sempre cosi' aggressivamente, e che la Storia la dovrebbe studiare lui,visto che anche la Rousseff non e' stata condannata per terrorismo.

    E forse ,specificatamente ,dovrebbe studiare la storia Brasiliana,visto che adesso afferma che in Brasile non ci fu' dittatura.
    E se leggi bene, anche che in Italia,sotto

    Mussolini ,non ci fu' dittatura,perche' fu' "un Governo eletto dal popolo"

    Ma il signor Mostacchetti ma si rendera' mai conto della enormita' di quello che ha scritto?

    Segue una definizione stringata di dittatura,

    La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato.

    In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di un individuo (o di un ristretto gruppo di persone) che detiene un potere imposto con la forza. In questo senso la dittatura coincide spesso con l'autoritarismo e con il totalitarismo. Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa. La dittatura è considerata il contrario della democrazia. Va inoltre detto che il dittatore può giungere al potere anche democraticamente e senza violenza (valga l'esempio di Adolf Hitler, eletto dal popolo tedesco)

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    1. Sinceramente non ne ho la piú pallida idea! Tutti i commenti che hai inviato ultimamente li ho pubblicati, ma non ne ho trovato nessuno simile a quello di cui parli. Prova a inviarlo di nuovo, di piú non so che dirti.

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    2. Non l'ho salvato,l'avevo mandato poco prima della mia prima risposta al Mostacchetti.
      Niente di imperdibile,anzi.
      Grazie,comunque.

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  6. Io non sono aggressivo, questo è il mio modo di esprimermi. Dilma venne condannata sei anni di reclusione, ridotti poi a due anni e un mese.

    Come detto in un'altro commento Politica, Religione e Calcio procurano solo problemi, quindi non pensare che sono maleducato se non rispondo ad altri commenti sullo stesso tenore.

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  7. Scusa Giancarlo, pero' devo farti notare che anche se ribadisci che Politica Religione e Calcio procurano solo problemi, sei tu che scateni la discussione.
    Perche' se chiami ex~terrorista l'attuale Presidente del Brasile,paese che ci ospita , e poi neghi che ci sia stata una dittatura militare,qualche replica te la dovresti pure aspettare.
    O no?

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    1. Se pensi che Dilma e soci volevano solo combattere la "dittatura" in Brasile per indire subito dopo libere e democratiche elezioni....mah! con il resto del tuo post mi fai pensare che tu sia un trinariciuto di Guareschiana memoria!

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    2. Oh, finalmente un fan di Dilma! Ero stufo di leggere e sentire solo critiche. Ma toglimi una curiositá: a chi ti stai riferendo? A me che ho fatto questo post o a Lucas Pistone, il giornalista di Atlas che ha scritto l'articolo.

      In ogni caso complimenti: la tua é stata la piú bella ed elegante versione di imbecille che mi é stata data. Vorrei avere la tua cultura, e non sto scherzando.

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  8. Franco a chi stai rispondendo alle 17:26 ??
    se all' anonimo delle 17:16 era risposta ad un post di Benedetto non a te!

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    1. Dio del cielo! Chiedo umilmente scusa a tutti. Sto proprio diventando vecchio e rincitrullito! Non ho visto che era una risposta a Benedetto. In questo caso merito anch'io un bel trinariciuto!

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  9. No! Trinariciuto non vuol dire rincitrullito o simile, cerca su google, ci sono delle divertenti vignette sull' argomento!
    Non pubblicare questo commento e forse e' meglio che cancelli anche quello delle 17.16 e 18:16 Giancarlo ha ragione politica religione calcio creano problemi e qui sono umile ospite nel tuo blog
    Grazie um abraço

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    1. Fai bene a non firmarti,ti dovessero cercare i communisti cattivoni..

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    2. Caro Anonimo, non me ne volere se ho pubblicato il tuo post, pur chiedendo il contrario. Non mi sembra che tu abbia usato parole offensive, ma hai solo polemizzato un commento di un altro lettore.

      E tu sei ospite come lo sono gli altri, e finché si rimane nel limite della buona educazione e civiltà tutto é ammesso (o quasi). D'altronde anche io sono "ospite" di Google e se "lui" volesse potrebbe mandarmi fuori in un battibaleno.

      E d'altronde di donne non possiamo parlare altrimenti le nostri mogli s'incazzano; di motori, pur essendo un argomento interessante, non é questa la sede; di cosa potremmo allora discutere? E poi guarda, quando parlo di cose serie non va bene per alcuni perché sbaglio a criticare, se parlo di caz***te mi criticano affermando che non parlo di cose serie... oppure non capisco che sto solo parlando di caz***te.

      Quindi penso che non ci siano problemi a dire quello che si pensa su determinati argomenti. E spero che nessuno degli altri lettori faccia di questo tuo ultimo commento un motivo di "briga".

      Un abbraccio.

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