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giovedì 9 dicembre 2010

Il Paese dei vecchi


Leggendo alcuni post di blog brasiliani sembra che l’Italia sia un Paese ormai distrutto, quasi alla fine del mondo, con case e palazzi grigi e vecchi, strade desolate, cielo sempre grigio e senza colori e abitato solo da vecchi e anziani. Secondo alcuni di voi i bambini sono scomparsi dall’Italia, proprio come i dinosauri o le buone maniere. Ma è proprio questo che voi vedete? E’ così che vedete l’Italia? E poi dicono che siamo noi a essere un popolo triste e deprimente!

Voi non vedete bambini giocare per strada perché a noi italiani non piace che i nostri figli giochino per la strada. Preferiamo che giochino in casa, un luogo più sicuro per loro, più controllato. Provate a chiedere a una mamma italiana perché non lascia giocare i propri figli nella strada. Molto probabilmente vi risponderà “Ma non sono mica degli zingari! Hanno una casa e una famiglia e non devono giocare per strada!” Non so se questo sia giusto oppure no, ma credetemi, è solo per questo motivo che non vedete bambini per la strada. O quasi.

Pensate una cosa: mia madre ha 87 anni. Circa 50 anni fa ha avuto il suo ultimo figlio (cioè io), dopodiché ha deciso di non volerne altri (ne aveva già tre) dato che non poteva mantenerli (la mia famiglia è molto povera). Quindi, 50 anni fa, mia madre aveva già in mente il controllo delle nascite. Quante donne brasiliane di oggi, con 20 o 30 anni, pensano a questo? Qui è normale avere tantissimi figli (mia suocera ne ha 7) ed è quasi nomale che una bambina di 13 anni sia già gravida (una ragazza che abita di fronte a me ha 15 anni ed ha già 3 figli, senza essere sposata). In Italia non è così. Forse neanche i miei nonni pensavano così.

Ma non solo. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. “In Italia si fanno pochi figli perché gli si vuole troppo bene e i genitori non intendono far loro mancare nulla”, afferma Ermenegildo Ciccotti dell’Istituto degli Innocenti di Firenze. Quindi è proprio questo grande amore che rende questa carenza di nuove nascite. Sapendo che non potranno dare tutto quello che serve ai loro figli le mamme italiane preferiscono non farli. E poi ci sono ovviamente i problemi economici, perché mantenere un figlio costa, e molto (*).

Ma andiamo a vedere un po’ di numeri.
Secondo le ultime rilevazioni dell'ISTAT al 1 gennaio 2010 i giovani fino a 14 anni di età rappresentano il 14% del totale, mentre in Brasile è del 31,8%. Sotto il profilo demografico l'Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2009 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,41. In Brasile tale percentuale è del 1,93%. Il 25,4% dei bambini sono figli unici. Più della metà dei bambini (il 54,7%) ha un solo fratellino e la quota di chi ne ha più di uno è scesa al 20%. La percentuale di potenziali genitori che indicano la situazione economica come fattore principale per la decisione di avere o meno un figlio nel triennio successivo è del 49% (*).

Quindi la metà degli italiani pensa, a mio parere giustamente, che proprio per i problemi economici che stanno attraversando in questo (lungo) periodo, è meglio non avere figli, o comunque averne pochi.

Infatti sembra che il primo figlio incide nella misura del 20% sul budget familiare. “Oggi i genitori spendono molto per i bimbi, ma gli stipendi sono inferiori rispetto a 40 anni fa, perché in proporzione si guadagna meno. Lo stile di vita è cambiato e i salari non si sono adeguati: equivalgono ai 2/3 delle medie europee”, spiega Daniela Del Boca economista dell’Università di Torino. E non solo costa mantenerli, ma in Italia le famiglie non possono fare affidamento su aiuti statali. “In Francia lo Stato spende il 3% del Pil per la famiglia - il triplo rispetto all’Italia - e un altro 1% in sgravi fiscali. Più figli si hanno, maggiori sono i vantaggi. Da noi sono le famiglie più povere ad avere più figli. E i bonus dati una tantum non bastano: servirebbero interventi strutturali per ridurre i carichi fiscali sui redditi più bassi(*).

In Italia l’età media della donna al primo parto si è spostata a 30 anni e l’Istat stima che nel 2010 raggiungerà i 31. Per non parlare delle mamme over 40, che sono raddoppiate rispetto a vent’anni fa, tanto che in Italia raggiungono quota 5,6% (contro il 3% di Francia e Gran Bretagna e il 4% in Germania) (*).

E c’è un altro paradosso italiano: da noi le donne lavorano meno (46% contro un obiettivo europeo del 60%) ma fanno anche meno figli. La condizione di casalinghe non aumenta il tasso di natalità. Anzi. Contribuisce ad abbassarlo. Nel resto d’Europa, laddove le donne lavorano di più, cresce il numero dei figli. Perché? “All’estero, le politiche di conciliazione sono iniziate molti anni fa e hanno supportato l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro”, commenta Linda Laura Sabbadini direttore centrale dell’Istat per le indagini su condizioni e qualità della vita. “Da noi, invece, sono partite più tardi, tanto che oltre 1/4 delle mamme al primo figlio è costretto ad abbandonare il lavoro”. Già, perché quanto più alti sono i costi di child-care (custodia del bambino), tanto più elevato deve essere il ‘salario di riserva’ ovvero quella retribuzione ‘residua’, al di sotto della quale la donna non ha convenienza a lavorare ma preferisce occuparsi direttamente dei figli. In questo caso, la soluzione ottimale sarebbe il part-time. Ma è uno strumento ancora poco diffuso in Italia. Mentre la precarietà del lavoro, sommata alla crisi, non fa che scoraggiare ulteriormente la procreazione (*).

In poche parole, se la mamma è una casalinga non ha i soldi per mantenere i figli, mentre se lavora non ha i soldi per gli asili e altre strutture di custodia infantile. E dobbiamo anche dire che le mamme italiane non amano affidare i loro figli molto piccoli agli asili, mentre preferisco a ricorrere ai nonni, che anche loro, tutto sommato, amano avere in cura i loro beneamati nipotini.

Altra cosa da tener presente: in Italia le case sono diverse che in Brasile. Là ci sono più palazzi e condomini, e di solito questi edifici hanno un cortile interno. Quindi i bambini che abitano in quei palazzi vanno a giocare in cortile, e non sulla strada dove può essere pericoloso. In Brasile invece sono quasi tutte casette singole, dove di solito vive una sola famiglia. Per questo i bambini si ritrovano insieme nella rua di fronte. Sembra una cosa di poco conto ma spiega, almeno in parte, il perché non ci siano bambini a giocare per le strade.

Questi dati cosa vogliono dire? Una cosa molto semplice: In Italia vedete meno bambini perché ce ne sono di meno che in Brasile e che le abitudini, sia di carattere pratico che sociale, sono diverse dai due Paesi. Io capisco che una persona, nata e cresciuta in Brasile, si possa trovare disorientata in Italia o in qualche altro Paese europeo, ma come vedete c’è sempre una spiegazione logica per tutto. O quasi.

(*) fonte wwwquimamme.leiweb.it Tratto dal numero di marzo 2010 di Donna&mamma
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4 commenti:

  1. acho que isso de brincar na rua está se tornando quase uma lenda urbana. Meus filhos, nascidos em são paulo, nunca brincaram na rua. Em parte porque tinham espaço dentro de casa, em parte porque já foram da geração "computador". Mas mesmo que não fossem, brincar na rua significaria estarem expostos a um trânsito louco e a violência. Acabavam brincando mesmo na escola ou em casa. Já nas favelas é como vc falou: o espaço é ínfimo dentro de casa. Brincar na rua é a saída. Comparar país europeu com país de terceiro mundo é um problema. Mesmo os países europeus mais pobres têm tradições culturais que a gente não tem. Aqui parece que não existe amanhã. As pessoas transam sem camisinha como se não existissem doenças, fazem filhos como se fosse fácil sustentá-los, matam e roubam como se a vida não valesse nada. Estamos vivendo aqui, talvez mais do que em outros países, uma situação de perigosa violência e perigoso imediatismo Na política, nas relações pessoais, na vida. Mas acho que podemos melhorar isso. Demora mas é possível.

    um abraço

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  2. Sta di fatto che in Brasile circa il 60% della popolazione ha meno di 30 anni mentre in Italia è vero l'esatto opposto, nonostante l'importante contributo portato dagli extracomunitari che pur si cerca di osteggiare in tutti i modi.
    Anche il fattore demografico è uno dei principali motivi alla base del declino italiano e del boom socio-economico brasiliano.
    Il Brasile è un Paese giovane abitato da molti giovani, anche questo è il suo fascino.
    abraços
    Marco

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  3. Beh c´è da considerare anche che i giovani escono sempre più tardi di casa, si sposano più tardi e fanno figli più tardi o non ne fanno per tante ragioni, non solo economiche. Sono cambiate le priorità. La carriera lavorativa è diventata più importante della famiglia in molti casi, una volta l´obiettivo era mettere su famiglia, adesso è fare carriera.

    Ha ragione anche Maray, a São Paulo bambini in strada a giocare non se ne vedono, e dove potrebbero andare del resto?

    Una cosa che ho visto che manca (ma magari mi sbaglio) in Brasile sono gli oratori. E´un luogo di aggregazione importantissimo. Io a São Paulo non li ho visti.

    Andrea

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  4. LE BRASILIANE VIVE MENO E VERO PERRO SIAMO FELICI NON COME LE ANZIANE ITALIANE CHI SONO TRISTE DA SOLO CHI AI LAVORATO UNA VITA PER GUANDANHARE SOLDE A VOLTA PER LASCIARE A NESSUNO PIU MENO IN BRASILE SIAMO TANTE IO QUANDO ERO PICCOLA PIACEVA GIOCARE IN VIA ANCHE ADESSO MI PIACE GIOCARE COM MEI FIGLI MEI. NONNE SONO NATO IN ITALIA MI PIACE ITALIA NON MI PIACE ITALIANO CHI PARLA MALE DI BRASILE MAI E ANDATO LI PER SAPERE LA VERITA COME VIVE LE BRASILIANE IO AVVUTO UNA FIGLIA AVEVO 15 ANNI HOJE HO 38 IO SCO COM MIA FIGLIA mi piace vivere in italia amo mio pais non possiamo cambiare litaliani neanche cambiare le brasiliane meglio cosi forza brasile un giorno altro paise posso ti rispetare

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