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lunedì 28 giugno 2010


A volte mi ritrovo a pensare: ma cosa ci faccio io qui?

Non vuole essere una domanda esistenziale del tipo chi siamo, dove siamo, dove andiamo e cose simili, ma vuole essere proprio quello che è, cioè una domanda semplice: cosa ci faccio io qui?

Fin da quando ero bambino il mio sogno è sempre stato quello di fare la Guardia Forestale in qualche Parco Nazionale delle mie amate Alpi. Io mi vedevo passeggiare nei boschi insieme al mio cane (perchè avrei avuto anche un cane) e tornare nella mia casa fatta di legno, piena di libri ma anche di tecnologia, come computer, tv digitale e satellite. Sognavo una vita fatta di solitudine ma vissuta nella natura delle montagne. Sognavo una vita piena di freddo ma anche di piaceri come solo una vita da single e vissuta tra la natura poteva darmi. Invece mi ritrovo sposato e in Brasile! Esattamente l’opposto di quanto avrei voluto. Perchè questo?

Fino a pochissimo tempo fa dicevo a tutti che non mi sarei mai sposato. Poi, a 44 anni conosco una ragazza brasiliana su internet e dopo 5 anni ci sposiamo. Perchè questo?

Ho lasciato il mio Paese, il mio lavoro, la famiglia e tutte le cose che avevo per venire a vivere in Brasile. Perchè questo?

Ho portato con me mia madre di 86 anni. Esattamente il giorno dopo del nostro arrivo lei si ritrova all’ospedale locale per una ischemia (derrame). Perchè una donna, dopo 86 passati nel suo Paese, decide di venire a vivere con il figlio in Brasile, un Paese distante 10.000 km che a visto solo in TV? Perchè dopo solo un giorno Dio o Chi altro le procura una ischemia paralizzandole la parte sinistra del corpo?

Chi è che decide queste cose?

Per quanto riguarda il mio sogno come Guardia Forestale la colpa è solo mia, perchè non ho mai fatto niente per far sì che quel sogno si avverasse. Aspettavo come uno stupido che qualcuno bussasse alla mia porta dicendo “Complimenti! Lei ha vinto un lavoro come Guardia Forestale!”. Se io ora non sono quello che volevo è sola colpa mia. Ma per il resto?

E’ difficile dare un senso a tutto questo, ma forse perchè nella vita non c’è niente di logico, di sensato. Ma non credo che sia così.

Non so ragazzi, forse è colpa della novela “Escrito nas estrelas” che ogni tanto vedo, ma è un periodo che mi faccio continuamente queste domande. E se qualcuno di voi ha qualche risposta sensata da darmi gliene sarò molto grato.
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Qui l’Artusi(1) non c’entra niente o quasi. Il fatto è che, a costo di diventare più antipatico di quanto sono, devo ammettere che i brasiliani non sanno mangiare bene. O per meglio dire non sanno stare a tavola.

Non è tanto una questione di educazione, perchè qui le persone sono molto educate, però hanno preso bruttissime abitudini quando sono a tavola. Ora lo so, qualcuno dirà ... io non sono così, ... io non faccio questo oppure affermerà che noi italiani siamo peggio. Ma non stiamo facendo una gara a chi è peggiore ma stiamo solo parlando di alcune cose che vedo qui e che per me sono strane o sbagliate. So benissimo che non tutti i brasiliani si comportano allo stesso modo, come non tutti gli italiani sono uguali, ma ciò non toglie che alcuni modi di comportamento di alcune persone siano sbagliati, brasiliani o italiani che siano. Non basta dire “questo è il costume di quel popolo” perchè, facendo un esempio sciocco, se io ho l’abitudine di mettermi le dita nel naso questo non significa che stia facendo la cosa giusta e che le altre persone possano accettare questo mio costume.

Ma andiamo a vedere di cosa sto parlando.

La prima volta che sono venuto in Brasile, ed è stato più di 6 anni fa, una cosa che mi ha quasi scioccato è il modo di mangiare dei brasiliani. Io ero a casa della famiglia di mia moglie e sua madre, la mia futura suocera, era intenta a preparare il pranzo per tutti noi: arroz e feijao, frango ao passarinhos, polenta, carne moida, salada e xuxu (traduco per gli italiani: riso e fagioli, pollo in casseruola, polenta con macinato, insalata e una verdura locale cucinata in padella). Tutte ottime cose ma cosa è successo quando tutto era pronto? La prima cosa che avevo trovato strana ancor prima di mangiare era che la tavola non era apparecchiata. Sul tavolo da pranzo c’erano mille cose ma non i piatti con i bicchieri e le posate. Quando la madre ha annuciato di venire a mangiare todo o mundo è venuto in cucina, ha preso un piatto nell’armadio e lo ha riempito con tutto, ma proprio tutto quello che c’era. Quindi le persone hanno iniziato a versare prima i fagioli, poi sopra i fagioli il riso, poi qualche pezzo di pollo, la polenta, un poco di carne moida, la verdura e addirittura qualche foglia di insalata! Tutto nello stesso piatto! Poi ognuno ha preso un bicchiere di acqua o di refrigerante e si sono sparpagliati per la casa. I due fratelli di mia moglie sono andati nelle rispettive camere, mia suocera è andata a mangiare nel letto e solo io e mia moglie siamo rimasti in cucina, io con un piatto di arroz e feijao (e solo questo) e mia moglie con anche un po’ di pollo. E' stata un'eccezione? Qualche giorno fa è venuto mio cognato a mangiare a casa mia per fare dei lavori e nel piatto, insieme al riso e fagioli, ha messo dei pezzi di pane e ricordo che una volta, a casa sua, non avendo pane diponibile ha usato dei biscotti secchi! Ma vi immaginate cosa vuol dire mangiare riso, fagioli, carne, insalata e biscotti… tutto insieme… io sto male a pensarci!

Ora questo modo di pranzare può sembrare pittoresco agli occhi di qualche turista, ma per chi decide di vivere qui vi assicuro che è un pochino imbarazzante trovarsi da solo in cucina a mangiare mentre tutti gli altri sono a farsi gli affari loro in un altro posto. Io sono italiano e come tale sono stato abituato a vivere diversamente il pranzo o la cena. Per noi italiani il tavolo da pranzo è un luogo particolare, non è solo un pezzo di legno o altro materiale dove appoggiare i piatti. Tutti noi lavoriamo, tutti noi abbiamo mille cose da fare, quindi è solo durante il pranzo che possiamo restare insieme. Stare intorno al tavolo da pranzo vuol dire stare insieme alla propria famiglia, insieme alle persone a noi care, perchè nessun italiano potrebbe mangiare insieme a una persona che non gli piace. Quindi il pranzo o la cena diventa una riunione di persone che si vogliono bene, che vogliono comunicare le loro esperienze o i loro sentimenti di quel giorno. Diventa una cosa in più di un semplice ingerire alimenti. Questa è la prima cosa importante ma non è l’unica.

Un altra cosa sbagliata è che voi brasiliani mangiate molto in fretta. Secondo alcuni questo succede perchè in Brasile di solito si ha solo mezz’ora di tempo per mangiare durante il lavoro, quindi questo poco tempo ha creato questa cattiva abitudine. Ma io penso che sia proprio per una abitudine diversa. Mi spiego meglio. In Italia è vero che abbiamo più tempo per mangiare (di solito è di circa un’ora e mezza) ma quando siamo in casa o al ristorante ci piace andare con calma. Ricordo che questo Natale avevo invitato a casa mia tutta la famiglia di mia moglie. Io avevo preparato tutto per bene, dall’antipasto al dolce (non sono un cuoco provetto ma me la cavo in cucina) e mia moglie era molto ansiosa perchè era il primo pranzo “ufficiale” a casa nostra. Non ci crederete, c’erano in totale otto portate, io restavo in cucina per preparare le pietanze e mia moglie serviva a tavola. Nel giro di un’ora e mezza hanno mangiato tutto e dopo aver bevuto un caffè veloce ognuno di loro è tornato nella proria casa, chi dicendo che aveva qualcosa da fare chi invece voleva riposare. Io e mia moglie alla fine abbiamo mangiato poco e niente e verso le due del pomeriggio io stavo lavando i piatti e mia moglie spreparando la tavola! Ora, io non sono esagerato come alcuni meridionali, ma un pranzo di Natale in Italia inizia verso le 12.30 e fino alle 17.00/18.00 siamo ancora seduti a tavola. Questo perchè come ho detto ci piace stare a tavola, ci piace parlare del più o meno, prendiamo tempo tra una portata e l’altra in modo da digerire quello che si è mangiato così da gustare meglio quello che viene dopo. Poi finito il pranzo c’è il tempo per il caffè, per la frutta secca, per i liquori e infine il panettone. Vi giuro che il pranzo che ho fatto qui questo Natale è stato il peggiore della mia vita, e questo mi ha fatto pensare che i brasiliani non sanno stare a tavola.

D’accordo, forse non tutti voi siete così, ma sono stato a casa di altra gente e il modo di mangiare era identico.

Ma non è solo questa fretta nel mangiare che da fastidio. E’ anche il fatto che molti brasiliani non sanno usare le posate o i piatti giusti. Ci sono tre tipi di piatti, ok? C’è il piatto fondo, il piatto piano e il piattino. Il piatto fondo serve per le minestre o per i primi in genere; il piatto piano per i secondi e il piattino per il formaggio o per i dolci. Più o meno il metodo è questo. Per la maggior parte dei brasiliani che conosco non c’è differenza. Il classico tanto faz viene usato in modo sproporzionato quindi usare un piatto o un altro per loro non fa differenza. Per loro, perchè per me ce ne molta. Per le posate è uguale. Ho visto mangiare la carne o l’insalata con il cucchiaio, oppure non usare il coltello ma prendere la bistecca con la forchetta e tagliarla con i denti! Giuro che non sto mentendo. Sono cose che vedo vivendo qui e che mai ho visto in altri posti. Inoltre pochi brasiliani sanno usare le posate nel modo giusto, perchè la maggior parte usano il coltello con la sinistra invece che con la destra, usandolo per aiutarsi a porre il cibo sulla forchetta.

Qualcuno potrà dire che queste sono solo abitudini diverse, come i giapponesi usano le bacchette i brasiliani usano il coltello con la sinistra, ma non è così. Io posso capire per esempio che in alcune regioni africane usino le mani per mangiare, ma in un popolo di cultura occidentale questo non deve avvenire. Dite sempre che il Brasile è un Paese envolvido, più sviluppato della Italia, ma da quello che vedo qui non mi sembra proprio. Voglio anche precisare che per me non c’è nulla di male in questo. Non tutti i popoli sono uguali. C’è chi riesce meglio in una cosa e chi in altra. Voi sarete ottimi per giocare a calcio ma non siete capaci di stare a tavola. Noi saremo capaci di stare a tavola ma siamo forse più maleducati, o più precisamente più grosseiros. Non si può avere tutto o essere migliori in tutto!

Quindi non arrabbiatevi per quello che ho scritto. So che non tutti sono così come ho descritto. Però è strano che solo io vedo queste cose, vero?

(1) Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911) è stato un critico letterario, scrittore e gastronomo italiano. E’ autore di La scienza in Cucina e l’Arte di mangiare bene, pubblicato nel 1881. Il volume è rimasto in stampa per oltre cent'anni ed è stato tradotto in diverse lingue, tra le quali, l'ultima in ordine cronologico, in portoghese, fu a lungo considerata un modello di perfetta cucina italiana.
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giovedì 17 giugno 2010


"… sono quasi cinque milioni, hanno titoli di studio paragonabili come i nostri ma guadagnano meno."

E’ quanto rivela una ricerca del Censis, elaborata per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicata oggi su La Stampa. In questo dossier si legge che

il 40,6% degli immigrati, ad esempio, è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani. A livello lavorativo nel 32% dei casi gli stranieri hanno sperimentato in passato forme di lavoro irregolare (dato che sale al 40% al Sud) e oggi il 29% fa l’operaio, il 21% è colf o badante, il 16% lavora in alberghi e ristoranti. Nel 31% dei casi la retribuzione netta mensile non raggiunge gli 800 euro. 

Più nello specifico i mestieri più ricorrenti sono addetto alla ristorazione e alle attività alberghiere (16%), assistente domiciliare (10%, ma 19% tra le donne), operaio generico nei servizi (9%), nell’industria (8,3%, ma 11,5% tra gli uomini) e nell’edilizia (8%, ma 15,3% tra gli uomini). Ci sono figure più qualificate, ma sono meno diffuse, come le professioni intellettuali (2,4%), gli operai specializzati (2,2%), i medici e paramedici (1,7%), i titolari di impresa (0,5%) e i tecnici specializzati (0,2%).


Tra i lavoratori prevalgono gli occupati a tempo indeterminato (il 49,2% del totale), mentre il 24,8% ha un impiego a tempo determinato e il 9,7% svolge un lavoro autonomo o ha un`attività imprenditoriale. L’occupazione si trova tramite passaparola (73,3% dei casi), più raramente con intermediari privati e agenzie di lavoro interinale (9%), parrocchie (6,1%) e sindacati (2,9%). Poco efficaci le inserzioni sui giornali o su Internet (2,9%) e i Centri per l’impiego (1,9%).


La metà degli immigrati che lavorano in Italia dichiara di percepire una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro: il 28% ha un salario inferiore (tra 500 e 800 euro), il 3% guadagna meno di 500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a 1.500 euro, e appena l`1,2% guadagna più di 2.000 euro. Il requisito fondamentale per raggiungere la piena integrazione in Italia rimane la conoscenza della nostra lingua, ormai acquisita dalla maggior parte dei lavoratori immigrati: il 42,8% ne ha una conoscenza sufficiente, il 33,1% buona, l`8,9% ottima, mentre il livello di apprendimento è ancora insufficiente solo per una minoranza pari al 15,1%.”


Che dire? La situazione per loro non è certo tra le migliori e quello che mi lascia triste è che, pur avendo un buon titolo di studio, pur avendo fatto chissà quali sacrifici per studiare nel loro Paese, in Italia sono costretti a fare lavori poco dignitosi o poco pagati e che nulla hanno a che vedere con quello che hanno studiato. Ovviamente non è così solo in Italia ma essendo il mio Paese mi piacerebbe che le cose fossero diverse, Ma forse se fossero diverse io non sarei qui in Brasile, a fare lo straniero in terra straniera o, come si dice in Italia, non sarei qui a fare l’extracomunitario. E se pensate che qui in Brasile la situazione per noi stranieri sia diversa vi sbagliate molto.
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sabato 12 giugno 2010


Un altro articolo del Corriere della Sera che mi ha preoccupato. Non tanto per me perché ormai la mia vita, e quindi la mia vecchiaia, è qui in Brasile, ma per tutte quelle persone che ancora vivono in Italia.

Secondo una recente ricerca in Italia un pensionato su due è povero. Praticamente la metà dei pensionati italiani riceve un assegno di circa 1.000 euro e se pensate che “…la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera l'individuo povero è quella di una spesa pro-capite di 999,67 euro al mese…” potete benissimo capire cosa voglia dire questo.

«I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». (*)

«Possiamo affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una vergogna in un Paese civile come l'Italia». (*)

E’ molto triste tutto questo, ma penso che una parte della colpa sia proprio di noi italiani, perché per tantissimo tempo ci siamo basati solo sulla previdenza pubblica. Credo che sia ora di iniziare a pensare a un nuovo modello esistenziale, facendo magari una pensione privata in modo da avere in futuro una vita più dignitosa. So che forse non è giusto questo perché dovrebbe essere lo Stato a garantire questo, ma visto che il Governo italiano non riesce a dare quello che spetta alle persone allora forse è tempo di rimboccarsi le maniche e pagare una previdenza privata. Perché alla fine è questo che succede: la pensione è in base a quanto si ha lavorato e quanto versato, quindi se volete una vita migliore dovete pagare di più.

Prima gli italiani capiranno questo e prima le cose andranno meglio per loro.

(*) fonte Corriere della Sera
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venerdì 11 giugno 2010


Un articolo del New York Times mi incuriosito.

Sembra che dopo dei talent-scout di calciatori sia la volta dei model-scout, cioè di persone che vanno alla ricerca di nuove modelle per il mercato della moda. E dove cercare queste meraviglie se non in Brasile, patria delle più famose, più belle e più pagate modelle del mondo. Tanto per fare dei nomi sono brasiliane Gisele Bundchen, Alessandra Ambrosio, Fernanda Lima, Daniela Ciccarelli, Daniella Sarahyba, Kartika Luyet, Adriana Lima e Caroline Trentini. E che cos’hanno in comune queste donne oltre ad essere tutte belle e brasiliane? La maggior parte di loro hanno discendenze europee e sono quasi tutte di Rio Grande do Sul.
Infatti sembra che proprio in questo Stato del Brasile, insieme a Santa Caterina e Paranà sia la fonte della modella perfetta. Infatti l’obiettivo di questi model-scout è di trovare il giusto mix genetico di ragazza brasiliana ma con origine italiana o tedesca, magari con un poco di sangue russo o slavo, in modo ad avere una ragazza alta, magra, con bellissimi capelli e occhi chiari, in modo da avere successo nelle passarelle di New York, Milano o Parigi.

Quello che è strano, e lo si legge anche nel articolo, è che il Brasile, pur essendo ricco di donne bellissime non ha mai prodotto una Naomi Campbell brasiliana, e considerando la quantità di persone di colore o mulatte ciò appare poco chiaro. Anche perché sembra che Juliana Paes e Camila Pitanga, che hanno una pelle più scura, sono considerate tra le donne più sexy del Brasile. Eppure all’estero hanno successo modelli con lineamenti più europei, e questo non ho capito se il mercato della moda a preferire tali modelli o il Brasile a non voler esportare tali bellezze.

Non si capisce bene perché in un Paese dove esiste una “Marina Silva, ex ministro nata in Amazzonia, che è in corsa per la presidenza del Brasile… dove negli ultimi dieci anni, il reddito dei brasiliani neri è aumentato di circa il 40 per cento, più del doppio del tasso di bianchi, come il boom economico del Brasile ha contribuito tagliare il divario di ineguaglianza e di creare una classe più potente dei consumatori neri… dove São Paulo Fashion Week, l'evento moda più importante della nazione, è stata costretta dalla procura locale di garantire che almeno il 10% dei suoi modelli siano di discendenza africana o indigena… nonostante questi fatti, oltre la metà dei modelli brasiliani continuano ad essere trovati qui, tra le piccole fazendas di Rio Grande do Sul, uno Stato che ha solo un ventesimo di popolazione della nazione ed è stato colonizzato prevalentemente da tedeschi e italiani.” (*)

In effetti se ci pensate bene tutto ciò è strano, perché da quando sono qui vedo bellezze di tutte le forme e di tutti i colori, però guardando Gisele Bundchen si può dire tutto ma non che rispecchia la classica bellezza della classica donna brasiliana.

Una cosa però è certa: se è vero che la maggior parte delle modelle vengono proprio da quegli Stati del sud allora devo proprio dare retta ai miei amici del blog e trasferirmi a Curitiba o Porto Alegre. Ma mia moglie sarà d’accordo?

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Oggi è iniziato il grande giorno, sperato da milioni di appassionati nel mondo.

OculosCopa























La Coppa del Mondo di Calcio è iniziata oggi e si sa che è un evento che coinvolge moltissime persone, ma qui in Brasile è qualcosa che va al di là del semplice tifo calcistisco. Qui la torcida coinvolge in modo quasi viscerale la maggior parte dei brasiliani. Questa loro passione per il calcio è talmente grande che agli occhi di un europeo può sembrare esagerata ma io penso che sia invece da ricercare nel modo in cui i brasiliani vedono il Brasile.
GarotosCopa
























I brasiliani sono un popolo molto patriottico, molto orgogliosi del loro Paese e questo lo si vede in tutto quello che fanno. A volte questo loro atteggiamento mi da fastidio perché non vedo grandi motivi per essere così orgogliosi, ma io non sono brasiliano quindi molte cose di questo strano Paese non le capisco. E questo loro grande orgoglio lo trasmettono anche nel calcio.
CondominioCopa

































































In questo periodo non c’è negozio dove non ci siano festoni, gadget e ogni tipo di decorazioni in verde e amarelo, che sono i colori del Brasile. Anche senza andare allo stadio qui le persone amano comprare trombette, sciarpe e cappelli strani di questi colori per quando si guarda la partita della seleção brasileira. Per le strade è facile trovare interi isolati coperti di bandierine del Brasile e alcuni amano dipingere la bandiera nazionale sulla strada.

Queste azioni, che possono sembrare fanatismo agli occhi di qualcuno, non è nient’altro che passione per il gioco del calcio e grandissimo orgoglio del proprio Paese. Noi italiani non siamo così. Anche a noi piace il calcio (è lo sport nazionale) e anche noi amiamo guardare le partite della nostra squadra del cuore. Anche noi soffriamo durante queste partite, esultiamo e ci arrabbiamo, ma tutto in modo più contenuto. Qui invece anche l’orario di alcuni esercizi come le banche cambia durante la Coppa del Mondo, in modo che tutti, anche gli impiegati di banca o i commessi di negozi, possano vedere la partita della propria Nazionale.

E’ strano tutto questo agli occhi di uno come me che addirittura non ha nessun interesse per il calcio, però da una sensazione di festa e di allegria che in Italia non sentivo.

E se basta solo pintar una porta di verde e amarelo per essere felici che male c’è in questo?
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sabato 5 giugno 2010


Se il Daily Express, un famoso quotidiano britannico, si può permettere di scrivere un articolo inutile o di poca importanza allora penso che anche io posso farlo.

Sembra che MSN abbia fatto un sondaggio sugli errori da evitare in fatto di moda e allora io penso, con un briciolo di cattiveria, che nessun brasiliano abbia partecipato a questo sondaggio perché molti di questi errori qui sono invece dei must in fatto di moda.

Per chi non abbia niente da fare e capisse un poco di inglese qui trova l’articolo originale, ma per gli altri cercherò di sintetizzare.

Secondo questo sondaggio gli errori che le donne devono assolutamente evitare sono:

donna

1. Gli occhiali da sole oversize, perché fanno sembrare la donna come se avesse qualcosa da nascondere.
2. I panta-collant (o leggins), da usare solo se avete gambe perfette (e considerando le dimensioni di molte donne brasiliane direi che un giusto consiglio).
3. Stivaloni in pelle, che qui si usano molto in inverno,perché non c’è uomo che li apprezzi.
4. Cerchietti per i capelli, perché stranamente fanno pensare a Bjorn Borg.

Gli uomini invece devono evitare di usare:

uomo

1. Bermuda (che qui è impressionante perché sembra che non esistano altri tipi di pantaloni!), perché in ogni caso mostrano solo polpacci pelosi e caviglie grosse.
2. Collane e gioielli d’oro pesante, molto hip-hop (o molto meridionale, dipende da come si guarda), specialmente su una camicia aperta.
3. I pantaloni a vita bassa, che oltre a far sembrare le gambe più corte non mostrano certo un bello spettacolo (parlo del lato B maschile).
4. Le camicie a maniche corte, molto ma molto più elegante una camicia con la manica lunga riboccata.
5. Le canottiere, che pur avendo un fisico perfetto rimangono sempre brutte.
6. I sandali con i calzini, una cosa orribile da vedere e che fa molto da turista tedesco o inglese.
7. I cappellini da baseball, da usare solo se si fa sport.

Questa è solo una parte di questo sondaggio e come ho detto all’inizio non è di nessuna utilità, però a volte va bene parlare di cose futili e senza importanza, anche solo per dimenticare per un attimo tutti i problemi quotidiani di ognuno di noi. Cercherò qualche argomento più serio per il prossimo post, anzi, colgo l’occasione di chiedere il vostro consiglio su argomenti da trattare su questo blog. Se avete argomenti o idee che possiamo discuterne insieme, ovviamente su temi che riguardano il Brasile o l’Italia, allora vi chiedo gentilmente di parlarne qui in modo da poter discuterne insieme e imparare così l’uno dall’altro.

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