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sabato 23 gennaio 2010


Oggi sono veramente arrabbiato.

Faccio subito una domanda: ma in Brasile esiste ancora la schiavitù?

Perché dico questo?
Allora…
mia moglie è andata per più di una settimana a lavorare in una casa di riposo di Sorocaba. Era stata mandata in lavanderia e il suo compito era di lavare e stirare tutto quello che si usa in quel posto, cioè lenzuola, coperte, asciugamani, tovaglie, ecc.

Ovviamente, essendo una casa di riposo con molti “ospiti” vecchi e malati, molti dei quali non potevano nemmeno alzarsi dal letto, potete immaginare in che stato siano state quelle cose da lavare. Ma non è questo il problema.

Quando era andata a parlare col gerente le era stato detto che avrebbe dovuto lavorare dalle 7.00 alle 15.30 e avrebbe guadagnato 25.00 R$ al giorno (circa 10.00 euro). Già questo ai miei occhi di italiano ha fatto inorridire, anche perché lei doveva svegliarsi alle 5.00 del mattino e tornare a casa verso le 17.30/18.00. Ma parlando con mia moglie e con altre persone che lavorano in Brasile ho dovuto accettare il fatto che qui la paga è molto bassa. Però è anche vero che a mia moglie pagano i biglietti del onibus e, visto che lei per andare a lavorare deve usare 3 onibus e altri 3 per tornare devo ammettere che non è poco. Sono in totale 14.20 R$ di onibus che lei deve spendere ogni giorno di lavoro che, sommati ai 25.00 R$ di salario fanno un guadagno netto al giorno di 39.20 R$. Vi assicuro che non è poco qui in Brasile, quindi per la paga non posso dire niente (anche se avrei molte cose da dire!).

Oggi però mia moglie è andata al lavoro e proprio oggi doveva prendere i soldi dei giorni che ha fatto. Ma cosa hanno fatto? Hanno detto che il tempo che lei ha lavorato era un periodo di prova, intanto non ha diritto al salario, perché i giorni di prova non sono pagati.

Ora, io non ricordo più come funziona in Italia. Non so se in Italia durante il periodo di prova non si viene pagati. E’ da moltissimo tempo che non faccio stage o prove. Però a me non sembra corretto questo. E’ vero che mia moglie stava “provando” e imparando il mestiere però ha lavorato tantissimo e nessuno si è mai lamentato del suo servizio. Inoltre, cosa a mio avviso importante, nessuno le aveva detto che durante quel periodo lei non sarebbe stata pagata. Pensate che mia moglie, bobinha, per due volte non si è fermata nemmeno a mangiare durante la pausa di mezzogiorno per riuscire a finire il lavoro. E questo sarebbe il ringraziamento!

Io non so ragazzi, ma questo modo di lavorare che avete voi brasiliani mi fa veramente paura. E’ difficile per me accettare questo.

Mia moglie dice “io devo accettare a prendere così poco perché se non vado io a fare quel lavoro loro troveranno un’altra persona che vorrà lavorare anche a meno di quanto prendo io”.

Allora io non so se sono io a sbagliare pensando di mandare a quel paese una persona che mi vuole solo sfruttare, o siete voi brasiliani a essere molto bobos, o non so.

Io so che questa cosa mi fa paura, credetemi.

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giovedì 21 gennaio 2010

Senza titolo-1
























Una delle cose che adoro del Brasile è la vendita parcelada. Qui puoi comprare di tutto, ma proprio tutto, e pagare poi un poco alla volta senza interessi.

E tutto questo senza fare un finanziamento!

Basta andare alla cassa, pagare con la carta di credito e decidere in quante volte si vuole pagare l’acquisto appena fatto. Di solito le “rate” vanno da un minimo di 2 a un massimo di 10, ma per alcuni articoli può arrivare anche a 12 o 18.

E SENZA NESSUN INTERESSE!!!

Ma come è possibile questo? Come fanno a far pagare una cosa in 10 mesi senza avere un guadagno alla fine? Dov’è la fregatura?

La fregatura, se così possiamo chiamarla, è che il prezzo che vedete sugli articoli è maggiorato di circa il 10%. Quindi una cosa, invece di costare 100 R$ il commerciante la vende per 110 R$. In questo modo lui è sicuro di avere un guadagno anche vendendo a rate. E’ sbagliato questo? Io penso di no.

Io penso che questo sia un ottimo modo per incentivare le persone a comprare. Se devo comprare un televisore per esempio, è difficile che io abbia 2.000 R$ “a vista”, e fare un finanziamento è sempre una cosa complicata per chiunque, perché servono molti documenti, serve avere un rendita costante e dimostrabile e serve tempo. Quindi se io, ora, volessi comprare un televisore non potrei farlo, perché mi mancano alcuni documenti per fare un finanziamento e non ho i soldi per pagare in contanti. Ecco allora la genialità di questa offerta: io faccio in modo che tu possa comprare senza problemi l’oggetto che ti interessa, tu lo compri e lo paghi poco alla volta.

In questo modo il commerciante è sicuro di vendere sempre molto perché tutti riescono a pagare una rata bassa, e il suo guadagno è proprio nella vendita, non negli interessi. Il commerciante brasiliano, molto furbo, preferisce vendere molto ma fare pochi finanziamenti, guadagnando molto di più nella vendita che negli interessi.

Io trovo molto strano che questa forma di vendita non ci sia anche in Italia. Pensate cosa voglia dire comprare qualsiasi cosa, dalla spesa dal verduriere al televisore digitale e, arrivati alla cassa, decidere in quante rate pagare. Senza problemi. Senza burocrazia. E, soprattutto, senza interessi!

Qualcuno però potrà dire: “ma alla fine io pago sempre di più quello che compro, sia che pago a rate o in contanti”. Questo è vero, è inutile negarlo. Ma vi posso assicurare che qui i prezzi non sono più alti che in Italia. Anzi, in molte cose costa di meno qui. L’unica cosa che ho visto qualche differenza è negli articoli di informatica. In Europa una scheda per un computer o un notebook costa decisamente meno. Ma in altre cose il costo è uguale o minore.

Io sono convinto che questa sia una ottima forma per accrescere le vendite e per far contenti sia il commerciante (che guadagna sempre e che vende molto) sia il consumatore che riesce a comprare tutto quello che vuole. O quasi!

Eh sì cara Italia. In questa cosa sei veramente atrasada! Svegliati e impara da chi è più povero di te.

Aggiornamento: questo post l'avevo scritto appena arrivato in Brasile, quindi ero superottimista e molto ingenuo. Col tempo ho imparato molte cose su questo paese, tra qui che questa cosa del "10 sem juros" é solo una grande fregatura.
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giovedì 14 gennaio 2010


E’ inutile negarlo, ma ci sono alcune cose che mi mancano da quando sono qui. Cose utili o forse futili, ma sono cose che qui non trovo e ne sento la mancanza.

LA MOZZARELLA
Dio come mi manca la mozzarella! Quando ero in Italia ne mangiavo praticamente una ogni sera. Era buona, gustosa ed economica (compravo quella della Lidl che, oltre a costare molto poco era, a mio avviso, ottima). Qui non c’è la mozzarella come intendiamo noi. Al supermercato trovi un formaggio semiduro col nome di Mozzarella ma non ha niente a che vedere con il nostro formaggio tipico. Ho provato a comprare anche una mozzarella di bufala. L’ho pagata tantissimo (più di 15.00 R$) ma era letteralmente immangiabile! Il sapore era orribile e la consistenza era qualcosa di simile a una saponetta. Peccato, perché trovo molti cibi italiani, ma la mia amata mozzarella proprio niente. Se qualche anima pia volesse inviarmene una cassa sarà da me eternamente grato (RSRS).

LE CAMPANE
Potrà suonare strano (scusate il gioco di parole) ma le campane mi mancano. In Italia mi scandivano il passar del tempo, mi dicevano che ore erano, mi facevano sapere se era morto qualcuno o se era un giorno di festa. Forse a qualche persona potrà dare fastidio questo suono a tutte le ore (anche di notte!) ma a me piaceva. E qui purtroppo le campane non esistono, perlomeno non come le intendo io. Forse perché ci sono poche chiese. Infatti un’altra cosa che mi manca sono…

LE CHIESE
E’ strano questo, perché in Brasile, pur essendo un Paese molto cattolico, ci sono pochissime chiese. Forse perché qui oltre al cattolicesimo ci sono molte altre ramificazioni, come la Chiesa Evangelica o Presbiteriana. Fatto sta che qui trovo pochissime chiese. Per avere una idea, nella città dove abitavo in Italia, che contava circa 19.000 abitanti, ce n’erano almeno dieci, di cui cinque solo nella via principale. Inoltre qui le chiese sono tutte molto grandi, moderne, ai cui manca, secondo me, quella intimità che solo una classica chiesetta costruita e arredata come quelle a cui sono abituato, magari anche un po’ antica, sa dare.
LA STORIA
Visto che prima parlavamo di antichità, un’altra cosa che mi manca qui in Brasile è la storia. Non la storia scritta nei libri, ma quella che trovi tutti i giorni uscendo per strada. In Italia basta fare un buco per terra per trovare resti di mura romane, basta fare due passi in centro e vedere palazzi del Rinascimento  o chiese medievali. Pur non avendo la fortuna di abitare in città storiche come Firenze o Roma, in qualunque città italiana, piccola o grossa che sia, famosa o sconosciuta, trovi sempre pezzi storici lungo le strade, che ti fanno pensare che la strada che stai percorrendo ora è già stata praticata da moltissimi anni e da persone vecchie di secoli. So che è una cosa inutile per la vita di tutti i giorni, ma mi piaceva vedere quelle case antiche o quei muri del tempo di Gesù Cristo. Il Brasile è una nazione molto giovane quindi qui, come in altre parti dell’America, queste ricordi storici non esistono, perlomeno non così storici come da noi. Ma questo ovviamente è inevitabile.
I PELATI IN SCATOLA
Non sto parlando delle persone calve, ma dei pomodori pelati! Qui si usa tantissimo il concentrato di pomodoro, che è praticamente una conserva in scatola. Chiunque abbia provato a fare un sugo con la conserva sa benissimo che il risultato è tutt’altro che soddisfacente. Provate a fare una matriciana in questo modo e poi mi direte! Allora io compro quello che per loro è polpa de tomate, ma che per me è passata di pomodoro. Sempre meglio della conserva ma mai come i veri pelati in scatola o con la polpa che si trova in Italia. Quindi quando serve preferisco usare il pomodoro fresco e preparare il sugo con questo ortaggio (ma il pomodoro è un ortaggio?). E’ però indubbia la comodità e la qualità dei pomodori pelati in scatola (IMHO).
  
L’AUTOMOBILE
Puxa vida come mi manca la mia macchina! Non perché era bella o lussuosa (anche se era molto comoda e spaziosa) ma perché era UNA MACCHINA! Qui non ho neppure la bicicletta! Non c’è che dire: una macchinina, di qualunque forma, colore o modello, pur che sia una Fusca arrugginita come si vedono qui, è certamente molto comoda e utile. Oserei dire indispensabile. Andare in centro, fare la spesa, andare a trovare gli amici o anche solo fare un giro alla domenica, senza la macchina diventa sempre un problema. Per non parlare del desiderio di viaggiare e di visitare città qui vicino e vedere posti nuovi. Ma aldilà del piacere di viaggiare il vero pregio della macchina è la comodità di fare cose con poca fatica. A piedi o di onibus diventa tutto molto più difficile.
LA FAMIGLIA
Non vorrei fare il sentimentale ma mi manca la mia famiglia. Pur essendo dei freddi piemontesi eravamo una famiglia molto unita. Io, mia madre, mia sorella, mio cognato e i miei nipoti, pur abitando in case diverse vivevamo nella stessa città, quindi era normale trovarsi alla domenica a casa di qualcuno per passare il pomeriggio insieme, oppure passare a salutare qualcuno finito il lavoro, o incontrarsi per chiedere un aiuto o un consiglio. Qui ovviamente ho la famiglia di mia moglie che mi ha accolto come un loro figlio. Sono tutte persone dolcissime che mi vogliono molto bene. Ma mi piacerebbe a volte avere vicino anche qualcuno della mia famiglia. Peccato che siano a 10.000 km da qui!

Be’, queste sono alcune cose che mi mancano. Alcune sono importanti come la macchina o la famiglia. Altre lo sono di meno, ma è sempre una cosa che falta, cioè che manca nella tua vita. Alcune cose so che le potrò avere più avanti, altre forse non le avrò mai. Staremo a vedere cosa mi riserba il destino, che già più di una volta mi ha sorpreso tantissimo.

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domenica 10 gennaio 2010


Tempo fa avevo posto una domanda alla mia amica (posso chiamarti così?) Barbara che ha quel blog di cui parlavo prima.

La domanda era abbastanza semplice: sento dire da moltissimi brasiliani che l’Italia è un Paese atrasado (cioè più indietro) rispetto al Brasile. Allora io volevo sapere perché i brasiliani pensano questo.

Da qui ne è nato un post nel suo blog che sta diventando molto interessante per i commenti scritti.

Se volete dare una occhiata e magari scrivere là qualcosa l’indirizzo è questo:


Penso che sarà una buona idea per un mio prossimo post, quindi aspettatevi presto qualcosa anche da me.

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sabato 9 gennaio 2010


E’ luogo comune tra i brasiliani dire che noi italiani abbiamo una “falta de educação”, cioè una mancanza di educazione. In poche parole noi italiani siamo molto maleducati.
Io non so bene da dove derivi questa idea. Ovviamente ci sono italiani molto maleducati, come altri sono gentili e ben educati, ma penso che questa brutta idea dei brasiliani nei nostri confronti sia dovuta a un diverso costume o a un diverso modo di vivere.
Faccio qualche esempio: qui in Brasile è raro sentire due persone litigare per strada o alzare la voce. Qui la gente briga, è ovvio, ma dentro casa. Fuori vuole sempre mostrarsi calma, gentile ed educata. Noi italiani invece quando ci arrabbiamo non abbiamo problemi a urlare con qualcuno mentre siamo in uno shopping, o a imprecare in modo colorito se, ad esempio, pestiamo una cacca di cane. Ma questo non perché noi italiani siamo maleducati, ma solo perché il nostro modo di fare, il nostro temperamento è diverso dagli altri (non dimentichiamo che siamo un popolo medirraneo, sanguigno, abituato a guerre e battaglie da migliaia di anni).
Io conosco tante persone italiane maleducate e incivili, ma anche qui vedo situazioni che farebbero impallidire anche un troglodita, come jogar o lixo per strada, o tenere il volume altissimo della radio alle 8.00 del mattino, o non usare i fazzoletti e soffiarsi il naso nella doccia…
Quando io vedo queste cose non dico che i brasiliani sono maleducati, ma piuttosto che quella determinata persona è maleducata. Solo questo.
E poi è proprio vero che i brasiliani sono così educati? Quando vado in un negozio o anche solo a pagare la bolletta della luce io trovo sempre persone gentilissime, e se chiedo una informazione trovo sempre persone che mi aiutano in modo quasi a me strano, essendo così abituato al costume italiano. Però, non so il perché, forse perché ho un animo cattivo o malizioso, forse perché non sono abituato alle gentilezze gratuite, ma io penso che le persone gentili che trovo qui siano gentili per forma, non per un cuore gentile. Voglio dire che forse le persone sono così gentili perché è il loro lavoro a obbligarli a essere gentili, ma dentro di loro forse vorranno mandarmi a quel paese se chiedo più di una informazione o se faccio ammattire un commesso provando dieci paia di scarpe per poi non comprarne neanche una.
Sono solo esempi, è ovvio. Quello che voglio dire, e mi scuso tantissimo se penso questo, è che forse, dico forse, la gentilezza che trovo è solo una apparenza, una facciata che le persone si mettono davanti, non una vera bontà d’animo. Tutta questa cordialità che dimostrano non viene dal cuore, o da un animo gentile, ma solo da una necessità di lavoro, o da un non voler dimostrare apertamente i propri sentimenti verso una persona che non si conosce.
Ripeto, chiedo molto scusa per questo, perché qui sempre trovo persone molto gentili nei luoghi pubblici e in casa di altri, ma la mia vocina di europeo dentro di me mi dice sempre di stare attento alle persone troppo gentili.
Scusatemi, ma sono italiano.

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