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martedì 17 dicembre 2019

Città brasiliane che sembrano europee

martedì, dicembre 17, 2019 // by Brasilitalia // , , // No comments


Non è sempre necessario attraversare l'Oceano Atlantico per conoscere il meglio della cultura europea. Alcune città del Brasile offrono esperienze turistiche simili a quelle del vecchio continente. Insediati da immigrati provenienti da diverse parti d'Europa, come Italia, Germania e Svizzera, alcuni comuni brasiliani conservano l'architettura in stile europeo, nonché la musica e la cucina tipiche. Hanno anche un clima mite che rende l'esperienza più completa. Con questo in mente, ho selezionato 11 città in grado di far dubitare a tutti i turisti che si trovano sul suolo brasiliano. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

sabato 14 dicembre 2019

Fernando de Noronha - La mia opinione

sabato, dicembre 14, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Fernando de Noronha è un arcipelago situato a circa 350 chilometri dalle coste brasiliane, nell'Oceano Atlantico. Fernando de Noronha è il sito più famoso di tutto il Brasile per le immersioni. In immersioni fra i 25 e i 40 metri di profondità si possono trovare acque calde e un'esuberante fauna acquatica. A circa 30 metri si trova il relitto della corvetta brasiliana NAeL Ipiranga, affondata nel 1987.
Considerato patrimonio mondiale dell'UNESCO, l'arcipelago Fernando de Noronha ha un delicato ecosistema. I visitatori sono limitati, ma i pochi fortunati vengono premiati con spiagge insuperabili e acque calde e calme piene di delfini e tartarughe marine, facendo di Noronha una delle migliori destinazioni per le immersioni al mondo.
Bene, sicuramente è un bel posto dove fare una vacanza rilassante, ma ne vale la pena? In questo video andremo a scoprire insieme non tanto le sue bellezze naturali, ma come arrivare e soprattutto i costi per poter rimanere in queste isole tropicali. Date anche voi la vostra opinione. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

giovedì 12 dicembre 2019

Brasil perde uma posição em ranking do IDH

giovedì, dicembre 12, 2019 // by Brasilitalia // // No comments


E ancora una volta il Brasile si trova fra le ultime posizioni nella classifica HDI.L’indice di sviluppo umano (ISU) (in inglese: HDI-Human Development Index) è un indice comparativo dello sviluppo considerato uno strumento standard per misurare il benessere di uno stato. I dati sono stati pubblicati recentemente dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e si basano su tre fattori:

  • aspettativa di vita
  • livello di istruzione
  • reddito pro capite 


La classifica è guidata dalla Norvegia seguita da Svizzera e Irlanda. L'Italia si posiziona al 29° posto mentre il Brasile al 79°



O Brasil ficou na 79ª posição no ranking do Índice de Desenvolvimento Humano (IDH) divulgado pelo Programa das Nações Unidas para o Desenvolvimento (Pnud) nesta segunda-feira (9). 
Medido anualmente, o IDH vai de 0 a 1 – quanto maior, mais desenvolvido o país – e tem como base indicadores de saúde, educação e renda. Neste ano, o Brasil alcançou o IDH de 0,761, com uma pequena melhora de 0,001 em relação ao ano passado. 

Na classificação da ONU, o Brasil segue no grupo dos que têm alto desenvolvimento humano. A escala classifica os países analisados com IDH muito alto, alto, médio e baixo. 

Ranking

Apesar do leve aumento, o Brasil caiu uma posição no ranking mundial em relação à publicação anterior, passando da 78ª para 79ª. O Pnud revisa os índices a cada nova edição do relatório. No relatório atual, a posição do Brasil no ranking anterior foi alterada (de 79ª para 78ª). 

Os dados do relatório publicado agora são de 2018. Dados deste ano serão divulgados na edição 2020 do levantamento. 

Entre os países da América do Sul, Brasil e a Colômbia apareceram empatados na quarta posição. O primeiro lugar ficou com Chile (42º, na colocação geral), seguido de Argentina (48º) e Uruguai (57º), respectivamente. 

Segundo o relatório, a taxa anual de crescimento do IDH brasileiro nos últimos 18 anos foi de 0,78%. No mesmo período, a expectativa de vida foi de 66 para 75 anos. 

mercoledì 11 dicembre 2019

Cosa c’entra la bresaola italiana con la deforestazione dell’Amazzonia?

mercoledì, dicembre 11, 2019 // by Brasilitalia // , // No comments


Oltre 361 milioni di ettari di alberi dati alle fiamme negli ultimi 18 anni. Dopo i combustibili fossili, oggi la deforestazione è la seconda causa dell’emergenza climatica: da una parte le foreste che bruciano immettono in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, dall'altra scompaiono i principali polmoni del pianeta che assorbono i gas serra. Dal 2001 al 2018 la copertura arborea mondiale si è ridotta del 9%. I numeri: meno 53,8 milioni di ettari per il Brasile (10%), 25,6 per l’Indonesia (16%), 5,77 per l’Argentina (15%), 7,73 per la Malesia (26%), 5,75 mila (24%) per il Paraguay. Complessivamente solo nel 2018: riduzione di 24,8 milioni di ettari.


Perché le foreste vengono date alle fiamme

È un fenomeno che appare lontano, ma in realtà è direttamente collegato alla produzione di materie prime destinate all'esportazione: l’80 per cento della deforestazione è dovuta alla necessità di fare posto ai pascoli per la produzione di carne, soia e olio di palma, richiesti dai Paesi occidentali che consumano e anche sprecano sempre di più. Va poi aggiunta l’industria del legno che spesso fa da apripista al taglio delle foreste. Ecco perché dietro le immagini dell’Amazzonia che brucia (e non solo) si nasconde anche l’import europeo.


Il ruolo dell’Italia: che cosa importiamo

L’Italia è il massimo importatore europeo di carne bovina congelata dal Brasile (25,4 mila tonnellate per 134,7 milioni di euro nel 2018). Il 50 per cento di questa carne è utilizzata per produrre la Bresaola della Valtellina Igp (13 mila tonnellate di Bresaola nel 2018). Nel 2018 l’Italia ha importato 267 mila tonnellate di soia (per 92,5 milioni di euro) dal Brasile e 114 mila tonnellate (per 37,4 milioni di euro) dal Paraguay (da cui è primo importatore europeo). Questa soia è usata per il 90 per cento per la produzione di mangimi, destinati ai nostri allevamenti intensivi.


Per quanto riguarda l’olio di palma, quasi un terzo delle importazioni UE dall'Indonesia arrivano nel nostro Paese (902 mila tonnellate per 530 milioni di euro nel 2018) e siamo il secondo importatore dalla Malesia (357 mila tonnellate per 233 milioni di euro nel 2018). Infine il legno: l’Italia è il terzo importatore dell’Unione europea (14,9 milioni di tonnellate di prodotti legati al legno importati nel 2017, di cui 1,2 milioni dal Brasile). I dati sono stati raccolti in collaborazione con il progetto «Deforestazione Made in Italy», realizzato dal giornalista Francesco De Augustinis che, in un lavoro durato due anni, ha indagato il rapporto diretto tra le eccellenze del Made in Italy e la deforestazione tropicale.

Il paradosso

Tutto questo assicura almeno lavoro e migliori condizioni di vita dei Paesi esportatori? Forse non come dovrebbe. La multinazionale brasiliana JBS, dopo aver preso dall'Amazzonia 46 milioni di ettari per pascoli, fattura 50 miliardi di dollari l’anno. Ma le popolazioni più deforestate continuano a essere le più povere del Brasile come nel Pará dove il reddito medio è di 4,3 mila dollari l’anno contro una media in Brasile di 8,7 mila, e il livello di povertà raggiunge oltre il 20% della popolazione. Nel Parà solo nel 2017 sono stati denunciati 71 casi di schiavitù negli allevamenti. Mentre in tutta la regione amazzonica per fare spazio ai pascoli le terre, le riserve delle popolazioni indigene sono occupate con la forza, e si conta un morto ogni 6 giorni.


Le contromisure dell’Unione europea

L’Europa si interroga su come contrastare la deforestazione dietro la quale c’è la domanda di alimenti, mangimi, legname e altri prodotti. La convinzione è che proteggere le foreste, oltre a combattere l’emergenza climatica, preservi i mezzi di sostentamento delle comunità locali e ne aumenti il reddito. Frans Timmermans, primo vicepresidente responsabile per lo Sviluppo sostenibile della Commissione europea, dopo l’adozione di nuove linee di indirizzo della UE, lo scorso 24 Luglio ha dichiarato: «Se non proteggiamo le foreste sarà impossibile raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati in materia di clima. Benché le più grandi foreste primarie al mondo non si trovino sul territorio dell’Unione, il comportamento di ciascuno di noi e le nostre scelte politiche possono fare la differenza. Siamo pronti ad assumerci un ruolo di primo piano».


Ovvero come? La volontà è di incoraggiare l’uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non incidono su aree dove sono state bruciate le foreste e potenziare i sistemi di certificazione riservati ai prodotti eco-sostenibili. Per fine dicembre è atteso un documento di indirizzo del Consiglio Europeo proprio su questo tema. A livello di singoli Stati, la Germania sta discutendo una «tassa» per ridurre la domanda interna di carne, portando l’Iva dal 7 al 19 per cento. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, una tassa (progressiva) di 1,45 dollari al chilo sulla carne lavorata ridurrebbe del 16% il consumo mondiale (previsto in forte crescita nei prossimi anni). Mentre la Francia ha approvato un pacchetto di misure di 60 milioni di euro l’anno fino al 2030 in aiuti allo sviluppo ai Paesi esportatori che garantiscono filiere pulite; indicazioni per inserire il tema negli accordi commerciali; un piano per sostituire con raccolti nazionali gli 1,5 milioni di tonnellate di soia importate ogni anno.

Cosa fa l’Italia

Siamo uno dei sette Paesi (insieme a Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Olanda e Regno Unito) che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Amsterdam , che impegna i firmatari a contrastare l’importazione di soia, olio di palma e cacao provenienti da aree deforestate. Finora l’unico impegno preso è stata la costituzione dell’Unione Italiana dell’Olio di Palma Sostenibile, un organismo di certificazione e tracciabilità, mentre ai capitoli «soia» e «cacao» per l’Italia non risulta nessuna azione nazionale prevista.

Le scelte dei consumatori

Se l’azione politica è imprescindibile, la vicenda dell’olio di palma dimostra quanto può essere determinante anche la consapevolezza dei consumatori: dopo una serie di inchieste giornalistiche che ne hanno denunciato l’impatto su ambiente e salute, oggi le informazioni sulla presenza o assenza di olio di palma campeggiano sulle etichette tra gli scaffali del supermercato e l’import italiano di olio di palma si è contratto sensibilmente negli ultimi anni, passando da 1,66 milioni di tonnellate nel 2014 a 1,29 nel 2018.


Alla fine l’atto «politico» più incisivo avviene proprio quando si va a fare la spesa. Più il consumatore è informato, meglio sceglierà come e cosa consumare…e il mercato si dovrà adeguare.

giovedì 5 dicembre 2019

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 3: Divertimento e considerazioni finali

giovedì, dicembre 05, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Siamo cosí arrivati al finale di questa serie di video su quanto potrebbe costare fare una vacanza in Brasile. Oggi vedremo quanto costa andare in spiaggia, mangiare per strada o in un ristorante, quanto costa andare in discoteca e cose di questo genere. Ovviamente tutto ció è relativo, nel senso che dipende da persona a persona e di quello che uno vorrebbe fare, ma in ogni caso penso che sia riuscito a darvi un idea di quanto serva per fare due settimane in questo grande paese tropicale. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 2: Hotel

giovedì, dicembre 05, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Che Hotel ci sono in Brasile, e quanto costano? Che cos’è una Pousada? E un Motel? In questo video andremo a cercare insieme un Hotel a Fortaleza per vedere quanto potrá costare questo viaggio immaginario in Brasile. Link Booking: www.booking,com Link Trivago: https://www.trivago.com.br/ Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 1: volo aereo

giovedì, dicembre 05, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Quanto costa fare una vacanza in Brasile? Beh, sicuramente tutto dipende dal vostro stile di vita e da quello che volete fare, ma tralasciando l’extra lusso penso che ci si possa divertire, mangiare bene e passare 10/15 giorni in una spiaggia tropicale non sia una cosa solo da nababbi. Quindi con questa serie di 3 video andremo insieme a scoprire quanto potrebbe costare fare una bella vacanza in Brasile, comprendendo volo aereo, Hotel e divertimenti vari. In questo primo video andremo insieme a vedere come cercare un volo aereo conveniente, perché, come vedremo, le scelte e i prezzi sono molto vari. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

mercoledì 4 dicembre 2019

I terrapiattisti al governo

mercoledì, dicembre 04, 2019 // by Brasilitalia // , // No comments

Oltre alle simpatie autoritarie, ben note anche al di fuori del Brasile, Jair Bolsonaro ha ormai sdoganato anche revisionisti e cospirazionisti di ogni tipo, portandoli al governo.
L’elenco di dichiariazioni che vanno al di là di evidenze scientifiche, storiche e persino del buon senso, pronunciate in quasi un anno di governo da figure di primo e secondo piano dell’amministrazione Bolsonaro è lungo e, probabilmente, destinato ad aumentare.
Si va dalla recente apologia da parte del deputato e figlio del presidente, Eduardo Bolsonaro, e del ministro dell’Economia Paulo Guedes al cosiddetto Ato Institucional nº 5 (il decreto con cui la giunta militare nel ’68 chiuse il Congresso e diede il via al periodo più buio del regime ventennale) alla negazione dei cambiamenti climatici da parte del ministro degli Esteri, Ernesto Araújo.
I pesanti incendi che nei mesi scorsi hanno devastato l’Amazzonia hanno mostrato che il governo non crede ai dadi sulla deforestazione divulgati dall’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (Inpe, nella sigla in portoghese), ente sottoposto al Ministero della Scienza. Bolsonaro ha tra l’altro incolpato, senza prove, le ONG di appiccare gli incendi e perfino Leonardo di Caprio di essere il finanziatore delle devastazioni.
La devastazione della foresta ha anche acceso i riflettori sul ministro dell’Ambiente Ricardo Salles, che vale la pena ricordarlo è stato condannato per crimini ambientali quando era assessore del governo di San Paolo. Figura molto controversa, Salles è accusato da molte parti di distruggere le politiche ambientali e di strizzare l’occhio a chi commette crimini ambientali (per la complessità, il tema merita un articolo a parte).
Ultime in ordine di tempo sono invece le incredibili dichiarazioni di due figure, sconosciute finora, nominate da Bolsonaro al vertice di enti statali nei giorni scorsi.
Il giornalista Sérgio Nascimento de Camargo, nuovo presidente della Fondazione Culturale Palmares, che si occupa della promozione della cultura afrobrasiliana, ha fatto scalpore per aver minimizzato l’esistenza del razzismo in Brasile e chiesto di abolire la Giornata della Coscienza Nera “che causa perdite incalcolabili all’economia”.
A proposito della schiavitù ha scritto che è stata “terribile, ma ha causato benefici ai discendenti” visto che “i neri in Brasile vivono meglio che i neri in Africa”. È importante sottolineare che Camargo è nero e che il Brasile fu l’ultimo paese occidentale ad abolire il commercio degli schiavi nel 1888.
Alla Fondazione Nazionale delle Arti (Funarte) ci è andato invece il maestro d’orchestra Dante Mantovani che si è subito distinto per una serie di dichiarazioni a dir poco surreali. “A Woodstock la Cia distribuiva LSD”. “Il rock attiva la droga che attiva il sesso che attiva l’industria dell’aborto”. “L’industria dell’aborto alimenta una cosa molto più pesante che è il satanismo”.
Come se non bastasse, Mantovani è anche convinto che la superficie terrestre sia “evidentemente piana” e che le immagini che mostrano che la Terra è sferica sono state elaborate con la computer grafica dalla Nasa durante la Guerra Fredda. Ironia della sorte, il ministro della Scienza Marcos Ponte è un ex astronauta e il primo brasiliano ad andare in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2006.
Mantovani, così come molti altri integranti del governo e dell’ultradestra brasiliana, è discepolo del guru Olavo de Carvalho, un filosofo che vive negli Stati Uniti e che via social network diffonde quasi quotidianamente fake news, teorie cospiratorie e assurdità come il fatto che le canzoni dei Beatles siano state in realtà scritte dal filosofo tedesco Theodor Adorno (1903-1969).
PS. Certo che molti lettori siano rimasti a bocca aperta dall’elenco di dichiarazioni a dir poco strampalate, i numerosi rimandi ai principali organi di stampa del Brasile sono la prova che è tutto vero.