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sabato 26 novembre 2016

Cosa mi manca


Ormai sono più di sette anni che vivo in Brasile. Non dico che ormai mi senta un brasiliano però ci ho fatto l’abitudine. E come dico sempre, è probabile che passerò il resto della mia vita in questo paese. Però ancora adesso, ma immagino per sempre, ci sono alcune piccole cose della mia Italia di cui sento la mancanza. Niente di serio, potremmo dire che sono tutte stupidaggini, ma che per me hanno il loro piccolo ma importante peso nella vita di tutti i giorni. Non vuole essere una critica verso il Brasile e, tantomeno, potremmo definirla di “saudade” verso la mia terra natale (anche se un po’ di nostalgia c’è). Sarebbe lo stesso se io vivessi in una qualunque città europea o in qualche paese fuori dall’Italia. Diciamo che sono cose che mi fanno dire: “Peccato che qui non ci sia”. Andiamo a vederle insieme e, mi raccomando, non ridete o prendetemi in giro. Solo chi vive in un paese straniero potrà capire di cosa sto parlando.

CASSETTE DELLA POSTA


Questa è una cosa che manca in Brasile. In Italia, lungo le vie delle città, è facile incontrare alcune cassette postali dove spedire la propria corrispondenza. Ogni giorno, a un determinato orario, i funzionari della Posta passano col loro furgoncino e ritirano tutta la posta imbucata, per poi smistarla e inviarla a destinazione. Qui in Brasile no. Se devi spedire una lettera o una cartolina devi andare a un qualunque ufficio postale, comprare il francobollo e spedire. Nulla da ridire su questo, peccato però che questi uffici siano lontani da dove abito. Se in Italia mi bastava scendere in strana e svoltare un angolo per spedire una cartolina o un biglietto di auguri, qui in Brasile mi tocca fare due o tre chilometri a piedi. Fa bene alla salute, direte voi, ma a me fa solo girare le balle e perdere tempo.

FONTANELLE


No, questo proprio manca in Brasile, ed è un vero peccato. Lo so, potremmo dire che le fontanelle siano una delle tante caratteristiche dell’Italia, ma sono di una comodità tale che solo chi ha passato un’estate in una qualunque città italiana può capire. Qui siamo in un paese tropicale, fa caldo e c’è il sole tutto l’anno, e non immaginate come sarebbe bello ogni tanto bere un po’ di acqua fresca o rinfrescarsi. Invece sei costretto a girare sempre con una bottiglietta d’acqua, che dopo mezzora è già calda e imbevibile.


Ma d’altronde qui non esistono nemmeno le vere e proprie fontane, con la scusa della zanzara Aedes Aegypti e della sua malattia portatrice. Qui a Sorocaba c’è uno shopping dove, vicino al parcheggio, hanno installato una piccola fontana. In pratica è una vasca quadrata di cemento con dell’acqua dentro, senza nessun ornamento o abbellimento. Eppure tutte le persone che passano si fermano qualche minuto ad ammirarla, a farsi le foto, e io sorrido, perché penso cosa farebbero queste persone se fossero un giorno a Roma o Firenze.

POSTI DOVE ANDARE


Lo so, molti di voi diranno o penseranno che il Brasile è un “País lindo e maravilhoso”, ma non è così. Mi dispiace deludervi ma se escludiamo qualche quartiere di Rio o di Salvador il Brasile non ha nulla da offrire ai suoi abitanti o un semplice turista. Forse chi vive in qualche città vicino sul mare avrà qualche attrazione in più (ma sai che palle passare tutto il giorno in spiaggia?), ma per chi come me, oserei dire per la maggioranza date le dimensioni del paese, vive nel “interior” le cose sono molto diverse e tristi. Prendiamo per esempio la città in cui vivo: Sorocaba è una città più grande di Milano, anche se con meno abitanti, eppure non c’è letteralmente un posto dove andare. In Italia se vuoi uscire a fare due passi, se vuoi passare un sabato pomeriggio con la fidanzata, moglie o amici basta uscire di casa e passeggiare per le vie storiche o affollate che ogni città, anche la più piccola, tiene. 


Puoi fare un giro sotto i portici o bere un caffè in piazza, rilassandoci o osservando le persone che, come te, sono in giro per fare compere o divertirsi. Qui no. Qui l’unica cosa che puoi fare è andare in uno shopping, al chiuso. “Ma Franco, puoi sempre fare un giro in centro”. A parte il fatto che il “centro” di una qualunque città brasiliana è molto diverso dal “centro” di una città italiana, dato che qui non esistono palazzi storici, chiese, musei a tanto altro. Poi qui si fa in centro per fare compere. Nessun brasiliano dirà “Vado a fare un giro in centro”, perché qui si va solo per spendere soldi. Il “centro” non è nient’altro che uno shopping all’aria aperta, nulla di più. A parte i negozi non c’è nulla d’interessante. Qui tutto è rivolto al consumo, quindi se non hai soldi o nulla di che comprare è inutile andare in centro.


Qui in Brasile, tra le altre cose, non esistono le sagre del paese. Avete ragione, anche questa è un’altra delle caratteristiche dell’Italia, però sono belle e ti permettevano di passare una serata in allegria mangiando e bevendo con gli amici.


Qui anche una semplice pizza in compagnia diventa quasi impossibile. Solo l’idea di spendere R$ 40,00 per una pizza che non è una vera pizza e che viene servita già tagliata a fette, da dividere con gli altri, proprio non mi attira.

CHIESE


Non sono una persona religiosa. Sono cattolico, conosco un poco la vita di Gesù e qualche preghiera, ma non vado a messa la domenica, non sono un fanatico come molti brasiliani e mi dà fastidio chi usa Dio e la religione in ogni evenienza. Però le chiese mi piacciono. Quando ero in Italia andavo spesso in chiesa, specialmente in quelle più piccole, fuori dall’orario delle messe. Le ho sempre considerate un posto intimo, riservato, adatta a riflettere. E mi piaceva anche visitarle dal punto di vista architettonico, osservare le decorazioni, le statue, i quadri o affreschi. Ma qui in Brasile non posso fare questo. A parte il fatto che qui le messe sono più simili a Sanremo che a una funzione religiosa, data la musica sempre presente e le canzoni. Ma più che altro per il fatto che le chiese brasiliane sono molto, ma molto diverse da quelle italiane (ma potremmo dire anche a quelle europee e alcune americane). Sono quasi tutte degli edifici moderni, quadrati, molto luminosi. Se non fosse per l’altare e le croci potrebbero passare per delle sale di conferenze. Niente a che vedere con l’intimità delle chiese a cui sono abituato. Se vado in chiesa per pregare o stare in contatto con Dio ho bisogno di intimità, riservatezza, di solitudine. In una chiesa brasiliana non riesco a sentire queste cose, anche se fossi l’unica persona presente.


E sempre in fatto di chiese mi mancano le campane. Mi mancano i rintocchi delle ore del giorno e le scampanate nei giorni di festa. So che per molti tutto ciò sembrerà ridicolo ma sono suoni che mi hanno accompagnato per tutta una vita e non sentirli più è come se mi mancasse qualcosa.

CIBO


È inutile negarlo, moltissime cose che mi mancano sono legate al cibo. E non sto parlando di alcuni prodotti tipo salumi e formaggi, ma, come posso dire, la “sensazione” e il piacere che danno. Ad esempio mi manca molto la tipica colazione italiana. Non so cosa darei per un cappuccino o un espresso fatto come si deve insieme a un croissant alla crema. Aldilà del caffè che qui è imbevibile (a parte quello che faccio in casa con la moka) quei rari cornetti che trovi sono solo salati. Non esiste un bar o una padaria dove puoi incontrare un croissant alla crema, marmellata o miele. 


Mi mancano le pasticcerie dove comprare alla domenica qualche cannoncino, bignè, cannolo o babà. Mi manca una banalissima pizza margherita o una quattro stagioni. Mi manca il vino da bere a pranzo (chiamatemi pure spilorcio ma l’idea di spendere R$ 20,00 per una bottiglia di vino brasiliano proprio non mi passa per il cervello). Mi mancano tantissime cose riguardo al cibo, ma come ho detto non proprio il prodotto in sé, dato che a questo si può in qualche modo rimediare, ma al piacere che provavo nel gustare tali prelibatezze, comuni in Italia ma sconosciute qui in Brasile. E non ditemi che sono l’unico. Conosco molti brasiliani che vivono in Italia e che, quando vengono in Brasile, tornano a casa con la valigia piena di linguiça calabresa, goiabada, feijao carioca a tanto altro.


Bene, per ora ho finito, la volta prossima parlerò invece di quello che non mi manca dell’Italia. Buona nostalgia a tutti!

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