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giovedì 28 febbraio 2013


In questi giorni sta passando una notizia incresciosa: un parroco di Niteroi, a Rio de Janeiro, Padre Emilson Soares Côrrea, é accusato di stupro per aver compiuto atti libidinosi con una bambina di sette anni.

È qualcosa di terribile, di inconcepibile per una persona normale, e se effettivamente le cose sono come dicono, é giusto che questa persona venga punita in modo adeguato (anche se qui in Brasile “punizione adeguata” é sempre qualcosa di relativo).

Però in questo caso ci sono delle cose che non quadrano.

Non sono un avvocato, né tantomeno voglio difendere gli atti di questo parroco, ma qualcosa di strano effettivamente c’é.

Secondo gli inquirenti, Padre Emilson ebbe una relazione sessuale con una ragazza di 15 anni, che attualmente ne ha 19. Siccome questa ragazza a quel tempo aveva un’età maggiore di 14, ed era consenziente, non ci sono accuse sopra questo fatto. Il problema é che, secondo il padre di questa ragazza, Padre Emilson fece avance sessuali anche a un’altra sua figlia di sette anni.

Ora, qual è la parte strana? Per la verità ce ne sono più di una.

Secondo l’avvocato dell’accusato, le relazioni con questa ragazza avvennero quando lei aveva 18 anni, e non 15 come sembra. Inoltre Emilson ammette la relazione con questa ragazza, ma nega l’accusa del padre di aver abusato della altra sua figlia di 7 anni.

Durante il tempo di questo “relacionamento”, Padre Emilson “regaló” molte cose a questa ragazza di 15 o 18 anni che siano: due moto, una Fiat Tempra, un corso professionale e fece anche molti lavori di restauro nella loro casa, arrivando così a spendere qualcosa come 40.000 Reais.

Il padre di questa ragazza, venendo a sapere di questa relazione, invece di porre fine alla storia e denunciarlo alla Polizia, disse a sua figlia di fare un video col cellulare, forse per avere una prova concreta in mano.

Ma una prova di che? La giovane dice che a volte si incontrava con Padre Emilson nella sua parrocchia, ma a volte anche a casa sua (della giovane), quindi la famiglia sapeva di questa relazione.
Tant’é vero che il padre di questa ragazza é accusato di estorsione, perché sembra che abbia chiesto denaro o altro in cambio del silenzio, caso contrario avrebbe denunciato il parroco alla Polizia. Quindi forse, quei “regali” che Emislon fece a questa ragazza, non erano proprio dei doni dettati dal cuore.

Quindi, per finire, l’accusa é grave, e se realmente questo parroco abusò di una minore é giusto che venga punito. Però torno a dire che ci sono alcune cose che non quadrano, e spero che la verità venga a galla molto presto.

Interessante la giustificazione dell’avvocato di Padre Emislson: “La carne é debole. Anche un Padre é un essere umano”. Parole sante, però penso che se una persone decide di dedicarsi alla Chiesa e alla religione, dovrebbe saper combattere meglio certe tentazioni.
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mercoledì 27 febbraio 2013


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A me non piace parlare di politica, forse perché non la capisco. Ma essendoci state di recente le elezioni in Italia, qualcosa penso che bisogna dire.

Premetto subito che non sono anti-berlusconi, come non sono dalla parte di Bersani o di altri movimenti politici. Nemmeno Grillo mi interessa. Mi faceva ridere quando in televisione faceva il comico, ma vederlo a fare dibattiti nelle piazze d’Italia mi sembra una cosa fuori luogo, al pari della Cicciolina parlamentare o di Tiririca.

Quindi perché vergogna? Perché penso che le persone che abbiano votato per Berlusconi abbiano qualche problema.

Io vengo da un mondo dove per decenni la DC faceva da padrone. Ricordo i vari Andreotti, Zaccagnini, Moro e De Mita. Poi venne un certo Craxi e, perlomeno, cambiò il colore del Governo italiano. Ma io sempre cercavo di andare un po’ controcorrente. Non per spirito rivoluzionario o rabbia adolescenziale, ma perché pensavo, e lo penso ancora oggi, che se vuoi cambiare qualcosa devi fare qualcosa di decisivo, di coraggioso, di drastico. Così, quando compì 18 anni e fui a votare per la prima volta, la mia scelta cadde sul Partito Radicale di Marco Pannella. Mi piaceva quest’uomo che parlava di divorzio, aborto o liberalizzazione di alcune droghe. Allo stesso modo ho votato Forza Italia quando uscì questo nuovo movimento politico. L’idea che un imprenditore, non un uomo politico come noi comunemente conosciamo, cercasse in qualche modo di rinnovare l’Italia, mi sembrava una buona idea.

Invece sembra che gli italiani di oggi non si interessino di rinnovamento. Sembra che a loro, perlomeno a quel 29,13% che ha votato ancora per Berlusconi (o per i partiti a cui fa parte) vada bene l’Italia di adesso. Faccio un esempio per spiegare la mia idea: immaginiamo di essere un brasiliano che vada alle elezioni. A me non piace la Dilma e penso al PT come a un Partito tra i più falsi che ci siano. Quindi io, brasiliano, non voterei mai per lei. Se lo facessi sarebbe come dire “il PT ha fatto delle ottime cose per il mio paese e voglio che continui in questo modo”.

Forse chi ha votato per il PDL é rimasto ancora alla favola de “Un milione di posti di lavoro”. Ma credetemi ragazzi, vi stanno solo prendendo per il culo, e ve lo dice uno che vive in un paese dove le bugie politiche sono all’ordine del giorno.

Per carità, ognuno é libero di avere le proprie idee, però penso che per migliorare il mio Paese ci sia bisogno di qualcosa di diverso. Sinceramente non saprei cosa consigliare.  Con il Governo di centro mi sembra che le cose siano state un po’ statiche. Abbiamo avuto la Sinistra, con D’Alema, ma forse abbiamo peggiorato le cose (ma potrei sbagliarmi, la mia memoria a volte fa cilecca). Con la Destra, o Centro-Destra i risultati si vedono oggi, anche se sono il primo a dire che non é certo tutta colpa di Berlusconi. Quindi chi votare? Non sta a me dirlo. Però una cosa é certa: chi ha votato per il PDL alle ultime elezioni forse dovrebbe rivedere le proprie idee e cercare qualche alternativa migliore (ammesso che ci sia). Come disse Sant’Agostino, “Errare é umano, ma perseverare é diabolico”.

Fonte dati: Corriere della Sera
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martedì 26 febbraio 2013

Proprio nella settimana che la presidente Dilma annunciava la fine della estrema povertà nel paese, alcune famiglie che guadagnano la Bolsa Familia, raccoglievano cibo nei rifiuti dell’Esplanada – il che pone la domanda: che cosa significa essere povero in Brasile?

 Alle 11 di martedì, il sole cocente dell'estate invadeva, con i suoi raggi e molto calore, le fessure della baracca della raccoglitrice di lixo Maria Madalena. In quel momento stava preparando il pranzo per le cinque figlie e il marito. Il cibo era abbondante per essere nella piccola favela conosciuta come il “Garage del Senato”: c'era una pentola di riso in bianco, un altra con fagioli e una terza con carne macinata. In quella favela, circa 50 anime vivono distribuite in otto baracche fatte di legno e cartone, montate su un piccolo pavimento di terra. Quasi tutti appartengono alla stessa famiglia, emigrata da Tabira, in Pernambuco , per la Esplanada dos Ministérios a Brasilia, circa 25 anni fa. Maria Madalena, una donna di 28 anni con pochi denti e Rodrigo, suo marito, calcolano di guadagnare R$ 300 al mese dalla vendita di materiali riciclabili, oltre a ricevere 394 R$ dal programma Bolsa Famiglia. Rosa, sorella di Maria Madalena, che vive anche lei in quest’area invasa, non riceve la Bolsa Familia e arriva solo a 130 reais vendendo materiale riciclabile. Per il governo, Rosa, Maria Maddalena e Rodrigo non sono poveri. Miserabili, o "estremamente poveri", in base ai criteri dei burocrati di Brasilia, sono quelli che sopravvivono con meno di R$ 70 al mese. Quel martedì mattina, a meno di un chilometro di distanza, la presidente Dilma Rousseff annunciava, durante una cerimonia presso il Palazzo Presidenziale, che il governo avrebbe aumentato la spesa per la Bolsa Familia, in modo che tutti gli iscritti al programma possano ricevere almeno 70 reais da marzo. "Con la legge che firmo oggi, il Brasile volta una pagina decisiva nella nostra lunga storia di esclusione sociale. In questa pagina, si dice che oltre 2 milioni e 500 mila brasiliani stanno lasciando la povertà estrema", ha detto Rousseff. Mentre ministri, governatori e legislatori applaudivano Dilma, le figlie di Maria Madalena – la piccola Giuli, di otto mesi, Pamela, 3 anni, Giovana, sei anni Kevelyn, 9 anni, e Juliana, 11 anni – si stavano preparando a mangiare l’unico piatto del giorno. Non era cibo comprato in un supermercato. Era cibo trovato in un cestino dei rifiuti all'Esplanada, il giorno prima. "L'idea iniziale alla base di questo atto di oggi è questo: non abbiamo abbandonato il nostro popolo, è la povertà che ci sta abbandonando", ha detto Rousseff. Ulteriori applausi.

È di spazzatura che i non-miserabili, o poveri - o qualsiasi altra cosa che il governo vuole che queste famiglie oggi vengano chiamate – sopravvivono. Dalla spazzatura prendono il sostentamento per vivere – e sempre dalla spazzatura, spesso, prendono anche le calorie. Uomini e donne raccolgono carta e cartone dai bidoni dell’Esplanada dos Ministérios . Ognuno ha il suo carretto per fare questo lavoro, fatto di legno e vecchi pneumatici. Non ci sono cavalli per tirarlo: è un lavoro manuale. Si comincia alle sei del mattino e non si ha mai il tempo per finire. Ogni quindici giorni, vendono la spazzatura di una società di riciclaggio. Ottengono R$ 0,26 per chilo di carta bianca e 0,10 Reais per chilo di carta da giornale o cartone. Un chilo di plastica paga meglio: R$ 0,30 per chilo. A seconda del mese, si può guadagnare fino a R$ 150. Per i raccoglitori sono dei bei soldini. Niente di paragonabile però alle spese del governo con l'atto che annunciava la fine della miseria. Per il solo evento di martedì al Planalto, il governo ha speso R$ 275,000 nella creazione di striscioni, cartelle e decorazione del palco – senza tener conto con le spese di pubblicità. A titolo di esempio, con questi soldi la banca avrebbe pagato un mese di Bolsa Familia a 1.900 “ex-poveri”. Rosa, per esempio, dovrebbe lavorare 176 anni per guadagnare questa cifra. Questo nei mesi di maggior movimento a Brasilia. A gennaio e febbraio, quando i parlamentari lavorano poco o niente, la produzione di rifiuti scende molto - e con esso il sostentamento delle famiglie. "Se ( i parlamentari) non funzionano, non c’è lavoro per noi ", dice Maria Madalena.

Che cosa significa essere miserabile in Brasile? Il governo fa bene a definire la povertà, come fanno molti altri Paesi, per un criterio puramente economico? E, in aggiunta, R$ 70 sono sufficienti come base per sopravvivere? Queste sono domande difficili, le cui risposte la dicono lunga sul paese che vogliamo essere. Da una parte, è innegabile che le famiglie che vivono con i rifiuti dell’Esplanada sono grati per il denaro che ricevono dalla Bolsa Família. Ma questo non risolve il problema - a meno che non si ritenga accettabile che qualcuno viva con il cibo trovato nella spazzatura. "La scelta della linea di povertà estrema è politica e non tecnica. Decidere il livello di questa linea è decidere lo sforzo che sarà fatto per combattere la povertà ", dice Marcelo Medeiros, sociologo dell'Università di Brasilia, che studia il problema. Nel caso della linea adottata dal governo brasiliano, di R$ 70, Medeiros aggiunge: "Questa linea facilita la soluzione del problema, perché incorpora meno persone se fossero R$ 150, per esempio. Soddisfa davvero chi ha la priorità assoluta, che si trova in una condizione così estrema che può effettivamente morire di fame. Ma lascia fuori altri aspetti di quello che è realmente essere povero. "

Non c'è una regola consensuale di misura di povertà. Gli arabi furono i primi a stabilire, nel 1290, l'enciclopedia Lisan al-Arab, che essere povero era di "non indossare vestiti adeguati."  Era un modo di rapportare la miseria alla dignità, non solo per la sussistenza, come avrebbero fatto gli europei in seguito. Nel tentativo di combattere la povertà a Londra nel 1870, Charles Booth decise di mappare i poveri, creando statistiche di quello che le persone mangiavano - a scapito della dimensione umana della povertà. "Non é che lui fosse solo preoccupato con la sussistenza, ma è solo quello che poteva misurare. È difficile misurare la dignità di una persona", dice Medeiros. Questa difficoltà, sia concettuale che pratica, non significa che lo Stato possa abbandonare la ricerca per la dignità degli uomini. Poco prima di Booth dedicarsi alla mappa della povertà, la dignità come diritto inalienabile di ogni uomo si era già affermata come uno dei più grandi progressi della civiltà occidentale. Oggi può sembrare un luogo comune, ma l'idea che le persone abbiano il diritto alla vita, quindi alla dignità, solo per essere delle  persone, è una conquista recente, che è stata consolidata con l'Illuminismo. Uno dei migliori pensatori che hanno istituito tale diritto è stato il tedesco Immanuel Kant, nella “Fondazione della metafisica dei costumi”. Per Kant, la dignità era “qualcosa di assoluto", e la sua difesa un imperativo morale per tutti gli uomini: "Il senso di valore assoluto rappresenta ciò che è al di sopra di ogni prezzo, e, di conseguenza, non ammette equivalente, vale a dire , che ha una dignità ".

PASTEL DI SPAZZATURA
Rosa dos Santos ritiene che rifiuti di mangiare nella marina: i resti di un Crayon (Foto: Celso Junior / ORA)
                  Rosa Maria dos Santos mangia resti di un pastel che ha trovato nella spazzatura (Foto: Celso Junior / ORA)

Rosa dos Santos, la sorella di Maria Madalena, che anche lei vive nell’area invasa del Garage del Senato, non conosce la dignità di Kant. Nel pomeriggio soleggiato di giovedì, cercava da mangiare nella spazzatura della  Marina. Trovò facilmente avanzi di un pastel di carne e formaggio in uno sacchi neri. Lo mangiò con gusto, senza esitazione. E diede alcuni pezzi alla nipote Kevelyn. Ma non si fermano qui. Continuano a sguazzare. Trovò una manciata di carne di maiale. Ne mangiò un pezzo, e divise il resto con cagnolina Raimunda. Il rituale di raccolta in quella discarica é giornaliero. Ci sono nove contenitori di rifiuti dietro l’edificio della Marina, al Ministero della Difesa. "La Marina è il padre e la madre di tutti noi", dice Rosa, mentre raccoglie i pastéis. "Questa é la spazzatura più ricca". Alcuni funzionari del ristorante della Marina separano il riso, fagioli e carne in sacchetti diversi, sapendo che qualcuno è sempre alla ricerca. Il cognato di Rosa, Neto, anche lui raccoglitore di carta, era già passato poco prima, raccogliendo il "lavaggio", come loro chiamano gli avanzi misti. Neto vende quello che trova nel "lavaggio" ad un conoscente che alleva maiali.

Rosa ha 36 anni e non ha mai studiato. Vive lì con tre dei suoi quattro figli - Leandro, di 17, Leonardo, di 12, e Daniel, di 11. Daiane, di 16 anni, ha trovato un ragazzo ed é andata via. Il marito di Rosa, José, che è stato arrestato due anni fa per rapina, è in regime semi-aperto. Viene in visita nei week-end. I R$ 130 che Rosa guadagna raccogliendo la spazzatura vengono spesi con cibo e medicine. Lei ha l'asma, e non sempre ottiene il farmaco gratuitamente. L'inalatore costa R$ 40. Fa il bagno col sapone di soda fatto dalla madre, e con l’acqua che prende dai rubinetti del Ministero. Riempie otto taniche e li spinge per una buona mezz'ora con un carrello del supermercato. Il bagno é composto da due piccole capanne con una caixa in mezzo. Oppure va nella boscaglia. Rosa non ha molte speranze di una vita migliore: "Non ho nessun titolo di studio, ma se avessi aiuto per vivere meglio, forse potrei ... nel modo in cui sono ora, non ho il coraggio. E 'una disperazione. La mia unica gioia nella vita è di vedere i miei figli studiare." Rosa pensa che il primo passo per uscire dalla condizione miserabile sarebbe vivere degnamente. Uscire dalla discarica e dalle baracche di una sola stanza, dove si cucina con legna e si guarda la TV rubando l’energia elettrica.

Maria Maddalena ci ha già provato. Si è trasferita con il suo compagno e le cinque figlie a Valparaiso, nella periferia di Brasilia, dove hanno affittato una casa di due stanze, per la quale pagavano R$ 250 di affitto e R$ 120 di luce. Vendeva marmitex allo zoo. "Con quello che spendevo per affitto, elettricità e trasporto, non bastava per comprare anche da mangiare", dice Maria. In una giornata di grande miseria, raccolse del capim-santo [pianta simile alla citronella]nel bosco dietro casa, fece un po' di tè e aggiunse della farina bianca con delle cipolle per sfamare i suoi figli. Tornò all’Esplanada nel mese di ottobre dello scorso anno.Tornò nell’area di Dona Francisca, la matriarca della famiglia e una sorta di sindaco di questa baraccopoli. Dona Francisca è una signora che sembra avere 70 anni. Parla a voce alta, beve molto e ammette l’avversione per le figlie. Preferisce i maschi. Fu lei che portò la famiglia a Brasília. Vennero tutti i nove figli, in fuga dalla siccità e dalla carestia. Oggi, mangia la carne che trova tra i rifiuti e vende sapone a R$ 2 per i loro figli - non c'è nulla di regalato, tutto viene negoziato, anche tra i parenti. E quando uno dei residenti riceve più aiuto da qualcuno che passa per dare vestiti o altro dal governo, Dona Francisca prende tutto e i fratelli litigano tra di loro.

Il Governo di Dilma, nonostante il suo trionfalismo politico nella cerimonia di martedì, riconosce i limiti di criteri economici per definire la povertà. Riconosce inoltre che c'è ancora molto da fare."La linea di R$ 70 comporta una discussione più complessa di quello che il grado di solidarietà della popolazione brasiliana, quale che sia il livello di sviluppo del previsto. Questo è un dibattito che andrà avanti per molto tempo", dice Tiago Falcão, segretario del Ministero dello Sviluppo Sociale, che si occupa di programmi come Bolsa Família. Anche se questo dibattito non verrá, le famiglie della invasione del Senato sono grate per la solidarietà che trovano nella discarica della Marina.

fonte: Epoca
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lunedì 25 febbraio 2013


DI CLÓVIS ROSSI– 23 FEBBRAIO 2013

Sei indignato per gli scandali quotidiani della politica brasiliana? Vieni in Italia. Proverai  sensazioni contrastanti: invidia perché qui [in Italia, NdT] molti potenti ogni tanto finiscono in carcere. Ma anche orgoglio patriottico perché, almeno in una cosa, il Brasile è più avanzato.

Nello specifico mi riferisco alla legge “Ficha Limpa”, in vigore in Brasile. In Italia Beppe Grillo, un comico che è diventato un politico antipolitici e il fenomeno di questa campagna elettorale, ha raccolto 350 mila firme per la legge di iniziativa popolare “Parlamento Pulito”. Non è stata nemmeno discussa in Parlamento.

Risultato: non passa giorno senza che uno scandalo occupi nei media lo spazio che dovrebbe essere dedicato alla campagna elettorale. 
 
Arrestare i potenti, come chiedono tanti brasiliani, non è servito a molto: 20 anni fa  la magistratura condusse la cosiddetta “Operazione Mani Pulite”. Fece implodere i due grandi partiti dell’epoca, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista (la caduta del muro di Berlino più tardi seppellì anche il Partito Comunista, che era stato il più grande dell’occidente). In tribunale finirono più di 4 mila esponenti della politica e dell’imprenditoria.

Poi che cosa successe? Niente. Basta dire che nel vuoto lasciato dai vecchi partiti emerse un certo Silvio Berlusconi, un miliardario che per tre volte ha occupato la Presidenza del Consiglio dei ministri, nonostante sia una specie di Paulo Maluf italiano [politico brasiliano coinvolto in numerosi scandali durante la sua decennale carriera, ma mai condannato in maniera definitiva, NdT]: campione in fatto di processi e nessuna condanna.

Berlusconi è il personaggio principale sulla copertina del settimanale “L´Espresso” del mese scorso, che presenta 15 politici “impresentabili” ma inseriti nelle liste elettorali. Pensate che in Brasile siano solo 15 i nomi che finirebbero su una simile copertina?

Il fatto è che, 20 anni dopo, è rispuntata in Italia la parola avvelenata che ha fatto esplodere il sistema politico negli anni ´90. “Purtroppo siamo di fronte a qualcosa di molto simile a Tangentopoli”  ha detto Mario Monti, primo ministro e quarto nei sondaggi.

“Tangente” è tangente. “Polis” è città. Quindi siamo di fronte ad una “Terra delle tangenti”, una cosa che i brasiliani conoscono bene. “Tangentopoli” è la definizione che venne usata per gli scandali scoperti da Mani Pulite.

Ancora una volta, a differenza del Brasile, sono scattate le manette. È stato arrestato per esempio Gianluca Baldassarri, direttore della banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena, coinvolto in operazioni con derivati che l’hanno portato sull’orlo del baratro. È stato salvato da un´iniezione di denaro pubblico fatta dal governo Monti, per un valore di 3,9 miliardi di euro.

È finito in manette anche Giuseppe Orsi, l’amministratore delegato di Finmeccanica, azienda accusata di aver pagato commissioni, probabilmente a politici, per vendere elicotteri all’India, che ha appena rinunciato al’´affare.

Per farvi provare invidia: invece di criticare le tangenti, Berlusconi ha detto che i giudici che arrestano gli imprenditori “ostacolano l´economia”. La tesi dell’ex premier è cinica ma realista: chi non paga commissioni non chiude l´affare. In Brasile molti politici pensano e agiscono così, ma non lo ammetteranno mai.

Tradotto da: Andrea Torrente
fonte: Folha
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venerdì 22 febbraio 2013


Il libretto per commemorare il decimo anniversario del PT al potere manipola numeri, date e concetti per forzare il contrasto tra le politiche del partito e i "governi neoliberali" – l’obiettivo, pur non essendo citato per nome, è l'ex presidente tucano Fernando Henrique Cardoso .

Tra esagerazioni, omissioni e dati discutibili, il documento di 15 pagine si propone, più che esaltare i successi dal 2003, sostenere la tesi che il paese ha conosciuto uno sconvolgimento economico e sociale senza precedenti.

Per fare questo dobbiamo minimizzare o escludere precedenti iniziative che non rientrano la descrizione di un periodo di difesa dello stato minimo e la lotta contro la distribuzione del reddito.
Né ricordare che la politica economica combattuta negli anni di opposizione è stata mantenuta, praticamente intatta, nei primi sei anni di governo.

Un esempio di stravolgimento statistico è l'esaltazione dei programmi di "protezione promozione sociale", che, secondo il testo, raggiunge ora il 23% del PIL - non viene spiegato in che modo il numero è stato calcolato.

In questo estratto, si abbandona il confronto con i governi neoliberali (1990-2002) e si cita solo la cifra del 13,5% del PIL, attribuita alla fine della dittatura militare. Scomparsa, così, l’espansione della spesa sociale durante le amministrazioni degli avversari.

Uno studio della IPEA (Istituto di Ricerca Economica Applicata al Planalto) ha stimato la spesa federale sociale al 16% del PIL nel 2011. Sotto Cardoso, questa spesa è aumentata dal 11% al 13% del prodotto.

Uno dei principali punti di forza  dei politici del PT, la riduzione della povertà, è stata trattata nel libretto con numeri vaghi, salti temporali e retorica drammatica.

"Anche con l'avanzamento del regime democratico post-1985, il paese è rimasto prigioniero in stato cronico di semi-stagnazione economica, in grado di incatenare incredibilmente 45 brasiliani ogni 100 in condizione di povertà assoluta."

Nelle statistiche IPEA, elencate tra le fonti del documento, il tasso di povertà più simile con quella menzionata é del 43% nel 1993, in periodo iper-inflazionato.

Dopo il Piano Real, la percentuale è scesa ed è rimasto circa del 34%; nel governo Lula, il calo è stato accelerato e il tasso era del 21% nel 2009. Questi numeri, però, non compaiono nel libretto.

Invece di questo, il testo opta per le previsioni che, entro la fine di questo decennio, la povertà sarà cancellata e disparità di reddito arriverà "livelli civili."

Mentre il primo si basa su statistiche controverse, la seconda é poco realistica, perché il Brasile si colloca ancora tra i 12 paesi più diseguali del mondo.

fonte: Folha
mentirometro
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Comida estragada é encontrada no Copacabana Palace

RIO DE JANEIRO - A Autarquia de Proteção e Defesa do Consumidor do Rio de Janeiro (Procon-RJ) apreendeu nesta quinta-feira mais de cinco caixas de alimentos vencidos que estavam nas três cozinhas do hotel Copacabana Palace, um dos mais conceituados da cidade, situado na orla de Copacabana, na zona sul do Rio. A fiscalização não decorreu de nenhuma denúncia, mas fez parte de uma série de visitas iniciada em janeiro que já flagrou irregularidades em mais de 130 bares e restaurantes cariocas.

Segundo o Procon-RJ, foram encontrados pães árabes vencidos em abril de 2012, leite vencido em janeiro de 2013 e vários tipos de carne também com validade expirada e em processo de decomposição. Alguns alimentos estavam estocados e outros eram utilizados no momento da vistoria, conforme os fiscais, nas três cozinhas de que o hotel dispõe. Os oito fiscais que participaram da fiscalização também visitaram o bar da piscina, mas não encontraram irregularidades. O gerente do hotel foi conduzido à 12ª DP e poderá responder por crime contra o consumidor.

As cozinhas não foram interditadas, mas o hotel será multado em 100 mil unidades fiscais de referência do Estado do Rio (Ufirs-RJ), o que corresponde a R$ 240.660. O hotel terá 15 dias para contestar o valor (mas não terá direito a negar a infração). Segundo o Procon-RJ, a multa poderia variar entre 200 e 3 milhões de Ufirs-RJ, o que representa de R$ 481,32 a R$ 7.219.800. Para definir o valor são levadas em consideração a natureza da infração e a condição econômica da empresa multada, entre outros aspectos.

Em nota, o Copacabana Palace afirmou que "algumas irregularidades foram encontradas e todas as medidas corretivas já foram colocadas em prática". "O hotel tem como objetivo ser exemplar em todos seus procedimentos" e "reafirma seu compromisso com a excelência dos seus serviços", diz a nota, que conclui: "Apoiamos a iniciativa das inspeções realizadas pelos órgãos oficiais".

Inaugurado em 1923, o Copacabana Palace tem 241 quartos e é o hotel mais famoso do Rio. A diária mais barata para um casal é de R$ 1.446,50, segundo o site do estabelecimento. Existem dois restaurantes abertos inclusive ao público que não esteja hospedado. No Pérgula, o prato salgado mais barato é a omelete (R$ 28) e o mais caro, a peixada à brasileira (R$ 94). O Cipriani, onde só é permitido ingressar para almoço e jantar vestindo traje esporte, tem preços mais altos.

fonte: Estadão
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di Matias Spektor, professore di relazioni internazionali presso la Fondazione Getulio Vargas. Ha lavorato presso le Nazioni Unite prima di completare il suo dottorato all'Università di Oxford.
La guerra in Iraq completa dieci anni, lasciando più di mezzo milione di morti e un paese devastato.
E 'impossibile raccontare questa storia, senza essere sopraffatti da un senso di rivolta e di repulsione.
Dopo tutto, le forze di occupazione, che agirono  senza una chiara autorizzazione delle Nazioni Unite, sono stati campioni di incompetenza.

Destituirono le forze armate del paese, spingendo i suoi uomini alla resistenza. Privatizzarono in modo inefficiente i servizi pubblici, ostacolando il processo di ricostruzione nel dopoguerra. Imposero un regime che agli occhi di molti è illegittimo.

Distrussero, mentirono, imbrogliarono e torturarono, cose ripugnanti ma che non impedirono a George W. Bush e Tony Blair di vivere oggi in libertà.

Qual è l'impatto della guerra sulla politica estera brasiliana?

Con la prospettiva di dieci anni, è ora possibile evitare la risposta più superficiale, secondo la quale il conflitto sarebbe stato disastroso per il Brasile, perché lacerò il diritto internazionale e, ad un costo di quasi 3 miliardi di dollari, contribuì allo squilibrio economico pianeta.

C'è una verità più profonda e meno confortevole: il contesto internazionale creato dalla guerra in Iraq è stato benefico per il Brasile.

Tre dinamiche sono degne di nota. In primo luogo, la guerra ha causato una valanga di proteste in tutto il mondo, legittimando il messaggio centrale della diplomazia brasiliana – siccome il mondo ha ancora i resti del vecchio sistema imperialista, è urgente democratizzare la gestione delle relazioni internazionali. Questa richiesta di alternativa fu la condizione che Lula divenne un'icona globale.

In secondo luogo, la guerra creò un forte incentivo per far che gli Stati Uniti promuovessero l'attivismo del Brasile in Sud America

La vasta gamma di iniziative brasiliane di integrazione regionale non solo ricevettero la benedizione di Washington, ma anche il suo supporto esplicito. Per la Casa Bianca di Bush, un  Brasile attivista avrebbe potuto ridurre i costi, liberando risorse scarse per il lavoro in Medio Oriente.

In terzo luogo, la guerra ha posto la Turchia e l’India sulla mappa. Anche se ha avuto lo stesso valore geopolitico, il Brasile si è beneficiato “a tavolino” dopo che Bush creò nuove procedure diplomatiche per relazionarsi con le "nuove potenze emergenti". Si formò così la convinzione che i paesi come il Brasile meritavano deferenze speciali e dosi crescenti di attenzione.

Il Brasile guadagnò perché era pragmatico. Insieme al resto del mondo, Bush disse che "ogni nazione ha una scelta da fare in questo conflitto [...] non vi è campo neutro". 
 
Lula ha fatto la sua. "Presidente, capisco la sua posizione", ha detto al collega alla Casa Bianca. "Ma la mia guerra è un altra."

Invece di arrabbiarsi, il presidente americano rimase stupito. "Mi piace questo tipo", ha detto dopo l'incontro con i consulenti. "Lui farà affari con me." E li ha fatti.

In politica internazionale, si finisce sempre con lo stomaco sottosopra. Qui non è diverso. Orribile come è stata, la guerra in Iraq ha plasmato il contesto della crescita del Brasile, con tutto ciò che è reale e immaginario.

fonte: Folha
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giovedì 21 febbraio 2013


Andate, andate al SUS per farvi curare. Fate qualche esame o una semplice operazione, e vediamo come ne uscirete. SE uscirete…
A Justiça mineira condenou quatro médicos do sul do Estado por tráfico ilegal de órgãos e tecidos humanos. O juiz Narciso Alvarenga Monteiro de Castro, da 1ª Vara Criminal de Poços de Caldas, afirmou que os acusados cometeram ao menos um homicídio para a retirada de rins, fígado e córneas e constatou que houve outras mortes suspeitas relacionadas ao grupo.
A denúncia do Ministério Público Estadual (MPE) partiu de investigações que deram origem à Comissão Parlamentar de Inquérito (CPI) de Tráfico de Órgãos que tramitou na Câmara dos Deputados em 2004. Segundo o Tribunal de Justiça de Minas Gerais (TJ-MG), Alexandre Crispino Zincone foi condenado a 11 anos e seis meses de prisão, enquanto Cláudio Rogério Carneiro Fernandes, João Alberto Goes Brandão e Celso Roberto Frasson Scafi foram condenados a oito anos de prisão cada, todos em regime fechado. Eles poderão recorrer da sentença, mas o magistrado determinou a apreensão dos passaportes dos acusados, o descredenciamento deles do Sistema Único de Saúde (SUS) e proibiu os réus de deixarem a comarca sem autorização.
O MPE denunciou outras duas pessoas, mas o juiz declarou a extinção da punibilidade dos acusados porque já completaram 70 anos, idade em que a prescrição ocorre na metade do tempo. Mas o magistrado determinou que o caso seja encaminhado aos conselhos Regional e Federal de Medicina para apuração administrativa que pode resultar até na cassação dos registros.
Segundo o processo, os acusados trabalhavam em uma central clandestina chamada MG-Sul Transplantes, que operaria uma lista própria de receptores de órgãos e tecidos. De acordo com a denúncia, em abril de 2001, um dos médicos "praticou homicídio doloso" contra um paciente do SUS, outros dois retiraram os órgãos e um quarto vendeu o material, com intermediação de um quinto acusado. Os suspeitos ainda teriam cobrado por transplantes custeados pelo SUS.
Auditoria
No processo, o juiz Narciso de Castro relatou ainda que auditorias feitas em instituições de Saúde da cidade revelaram outras irregularidades, inclusive suspeitas de outras mortes que podem ter sido provocadas para a retirada de tecidos e órgãos. Segundo o magistrado, as mortes eram de pacientes "jovens, pobres, aptos a se candidatarem a doadores" e que ficavam dias sem tratamento ou com tratamento errado e eram mantidos sedados "para que os familiares, também na maior parte dos casos semianalfabetos, não desconfiassem de nada".
O juiz salientou o caso de um paciente que foi atendido inicialmente em "bom estado neurológico e consciente", mas que, depois de ficar sem assistência ou monitoração por vários dias em uma enfermaria - quando deveria ter sido levado para o Centro de Terapia Intensiva (CTI) -, teve a morte confirmada. O mesmo médico que atendeu e que "não assistiu adequadamente o paciente" foi o que declarou sua morte encefálica, procedimento vedado pela lei.
A reportagem tentou falar com os acusados, mas eles não foram encontrados. Nos escritórios dos advogados Roberto Maya Castellari e Frederico Gomes de Almeida Horta, que representaram os médicos no processo, ninguém atendeu na tarde desta quarta. O telefone que consta como sendo da MG-Sul Transplantes não existe.
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Io odio andare al supermercato qui in Brasile. Ne avevo già parlato qui, qui e qui. Mi fa sempre venire un gran mal di testa e problemi alla bile. Ma non solo per lo spazio ristretto, il disordine, le casse lente, i clienti “folgados” o i prezzi carissimi.

È inevitabile: tutte le volte che vado in un qualunque supermercato, che sia una grande catena come Wal Mart, Carrefour, Extra o anche il piccolo mercatino all’angolo, sempre, ma vi assicuro SEMPRE, trovo i prezzi sbagliati.

Mai una volta che compro qualcosa per il prezzo esposto e che alla cassa costi uguale. Sempre é più caro.

In parte é dovuto a certi clienti ignoranti che spostano gli articoli, come per creare un puzzle immaginario. Ma la colpa maggiore sono proprio i commessi e chi ne fa capo che non aggiornano i prezzi sugli scaffali.

Quindi capita sovente che un succo di frutta che dovrebbe costare 1,99 R$, secondo il prezzo esposto, poi alla cassa risulti essere di 3,99 R$! Oppure un pacco di biscotti dal costo irrisorio di 2,59 R$, vengano magicamente aumentati a 3,19 R$ quando vado a pagare. Oggi per esempio c’era un bel cartello di una promozione: 16 rotoli di carta igienica a soli 9,90 R$! Ottimo, ne avevo proprio bisogno, e il prezzo é buono. Ma sapete quanto costavano in realtà? 14,90 R$. Cosa fare? Ritornare indietro come fanno molti qui in Brasile? Cercare altra carta igienica più economica? Non comprare? Niente, dici un “porcapu@*#@$%na!” e vai avanti.

E guardate che ho lavorato per 13 anni nella grande distribuzione, quindi so come si lavora in un supermercato.

Quindi ogni volta che vado a comprare qualcosa, sia un chilo di mele o un rubinetto per il lavandino (perché queste cose non succedono solo nei supermercati, ma in qualunque loja di prodotti) sono costretto a girare come uno scemo alla ricerca di quei lettori di codici a barre per sapere il prezzo esatto.

A volte per rendere migliore e più efficiente un paese non serve molto. Per caso la Dilma non va a fare la spesa? A lei non capitano mai queste cose? Acorda Brasil!
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mercoledì 20 febbraio 2013


Strano paese il Brasile. Accolgono a braccia aperte un individuo come battisti, ma contestano una blogueria cubana. Mah…
A blogueira cubana Yoani Sánchez foi recebida nesta quarta-feira (20) com mais manifestações, a favor e contrárias, em sua visita ao Congresso Nacional, em Brasília. A blogueira é uma das mais famosas opositora do governo cubano e autora do blog "Generación Y".
Na entrada, Yoani quase foi esmagada no tumulto entre jornalistas, seguranças e políticos. "Estou feliz por estar aqui", disse ao entrar no Parlamento.
Na Câmara dos Deputados, onde foi exibido o documentário "Conexão Cuba-Honduras", do cineasta Dado Galvão, no qual a ativista aparece, Yoani Sanchez destacou as semelhanças entre brasileiros e cubanos. Porém, disse que ao contrário de Cuba, o Brasil é livre. "Sonhamos que um dia Cuba tenha um parlamento que tenha a pluralidade que o Brasil. Os brasileiros são como cubanos, mas são livres. Somos povos muito parecidos na alegria. Somos todos irmãos americanos", disse. 
Yoani afirmou que existe uma "Cuba silenciada" e que seu país "vive-se uma grande censura, um monopólio informativo que está nas mãos de um único partido".
"Há cinco anos abri um espaço virtual chamado Generación Y. Não pensei que minha vida mudaria tanto", declarou. "Mas Cuba não é só um partido, não é só uma ideologia, não é só um homem. Cuba é plural, é diversa e tem diversas cores."
A ativista também falou sobre o período em que não podia sair do país. "Por que um blog caseiro acabia tirando a nossa liberdade de sair de Cuba?", indagou. Yoani destacou que o dinheiro para viajar foi conseguido por meio de financiamentos em blogs da internet. "Depois daqui vou para Amsterdã (Holanda) e depois visitar a minha irmã na Flórida (EUA)." Ela não falou em momento algum sobre as manifestações que ocorreram na Bahia e sobre as que aconteciam no Congresso.
Em seu Twitter, Yoani disse que a Câmara dos Deputados do Brasil é "impressionante" e contou que recebeu flores de presente.
Manifestações
Estudantes da UnB (Universidade de Brasília) manifestaram apoio com uma faixa de boas-vindas. "Queremos mostrar que no Brasil não tem só alienado", diz Luiza Ramo, estudante de filosofia da UnB.
Na chegada ao plenário da Câmara, manifestantes com a bandeira de Cuba gritavam "Viva Cuba socialista", enquanto apoiadores gritavam "abaixo a ditadura".
"Essa blogueira é agente do imperialismo. Não é independente e é financiada pelo governo americano para fazer campanha contra Cuba", diz o manifestante Pedro Vasconcellos.
O deputado Jair Bolsonaro Bolsonaro (PP-RJ) estava esperando a ativista e afirmou que a apoiava porque não queria que "o Brasil virasse Cuba". Ela também foi recebida pelo senador Aécio Neves (PSDB-MG) e pelo deputado federal Nelson Marchezan Jr (PSDB-RS).
A blogueira cubana visita o Parlamento hoje a convite da bancada do PSDB. Dentro do plenário também houve manifestações. Duas pessoas pediam a liberação da entrada dos que estavam do lado de fora. Os seguranças também os retiraram no meio do filme.  
O deputado Jean Wyllys (PSOL-RJ) comentou em seu Facebook oficial o tumulto em torno da presença de Yoani. "Vocês não acharam over a importância que boa parte da impressa brasileira deu ao protesto de meia dúzia de pessoas contra a Yoani Sanchez? Pensem: a quem interessa e por que converter Yoani numa "mártir da liberdade" por causa do protesto de meia dúzia de pessoas? Protestos não são legítimos e previstos no regime democrático e de liberdades que a Yoani diz defender? Por que essa 'indignação' com eles? Pensem mais: Por que são justamente ruralistas do DEM e do PSDB mais o Bolsonaro a 'defenderem' a Yoani e tomá-la como peça de oposição? Enfim, uma última pergunta: a meia dúzia de protestantes não deu um tiro no pé ao dar os elementos que a direita esperava pro 'martírio'?", questionou.
O senador Eduardo Suplicy (PT-SP) contou detalhes sobre as confusões que aconteceram em Feira de Santana (BA). "Gritaram por cerca de 50 minutos contra ela. Mas conseguimos que fizessem o debate", disse. Suplicy também fez um pedido para Yoani: "Fale para o Obama que os Estados Unidos acabem com o bloqueio contra Cuba".
O senado Aloizio Nunes Ferreira (PSDB-SP) pediu desculpas pelo que aconteceu com a blogueira. "É lamentável o que aconteceu com ela no Nordeste", disse, referindo-se aos protestos. Nunes também entregou um livro sobre as Diretas-Já para a blogueira.
O deputado Glauber Braga (PSB-RJ) comentou sobre a restrição da entrada das pessoas que estavam se manifestando nos corredores do plenário. "Preciso fazer a observação que se defende tanto liberdade de expressão, mas restringiram a entrada deles. Isso já fere essa liberdade", afirmou.
Braga também fez questões relacionadas à prisão de Guantanamo, embargo americano e posições políticas de Cuba. Yoani se mostrou contra contra a prisão e embargo: "Sempre fui contra o embargo americano em Cuba. O embargo é hoje uma razão para o regime de Cuba continuar assim. O governo usa o embargo para explicar o fracasso", diz.
Histórico de protestos
Desde que chegou ao Brasil, Yoani tem presenciado diversos protestos contra a sua presença no país. A dissidente foi alvo de protestos nos aeroportos do Recife e de Salvador.
Yoani desembarcou em Salvador na segunda-feira e seguiu para Feira de Santana (BA) na terça-feira para dar uma palestra e assistir ao documentário. Sobre os protestos, Yoani, no início, disse que as manifestações eram um "um banho de democracia". Ontem, no entanto, ela mudou de tom e comparou os manifestantes a terroristas. "Os gritos, os insultos, foi como se tivessem sido orquestrados por terroristas. Eu sou uma pessoa pacífica, e trabalho com o verbo, com a fala, não tinha porquê tanta agressividade."
As manifestações chegaram a impedir uma das exibições do documentário. Ontem, no Plenário do Senado, o senador Eduardo Suplicy (PT-SP) fez uma defesa veemente da liberdade de expressão e da cubana.
Está é a primeira viagem internacional de Yoani após cerca de 20 tentativas malsucedidas de sair de Cuba nos últimos cinco anos.
No último domingo, Yoani iniciou uma série de viagens por dez países, começando pelo Brasil. No total, a ativista ficará fora de Cuba por 80 dias.
Durante anos, Yoani foi impedida de sair da ilha, onde é acusada de trair os princípios revolucionários do governo dos irmãos Castro, Fidel e Raúl.
fonte: UOL
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Tradotto e adattato da: Implicante

Il governo Lula si è sempre difeso con spavalderia per aver tolto "40 milioni di brasiliani dalla povertà." Il conto semplicemente non torna, ma quando il PT viene messo con le spalle al muro, in un dibattito che coinvolga l'appropriazione indebita, ecco che scatta la scusa: "Abbiamo tolto 40 milioni dalla miseria"

Si potrebbe quindi supporre che il decennio del governo PT abbia creato norme più severe per fare in modo che le aziende generino ricchezza, poi passata alla popolazione che lavora per loro, quando invece prima non avevano nulla. O si potrebbe immaginare che spazzò via la macchina pubblica, in modo che i prodotti con alta percentuale di imposte risultassero più abbordabili per le popolazioni a basso reddito (il Brasile fa parte della tragica lista dei paesi che vogliono aumentare la ricchezza tassando il consumo). Peggio ancora se fosse così.

In effetti, tutto questo non passa di una semplice una statistica.
Il Brasile possiede un maggiore arricchimento grazie a una congiuntura globale, anche se  tutto il periodo di PT sia il periodo dei nostri ultimi 50 anni in cui  meno siamo cresciuti in relazione al mondo, il che significa che la ricchezza generata dalla forza lavoro sta nelle tasche dei politici .

Tuttavia, al fine di "chiudere il conto," il governo crea programmi di assistenza sociale e di propaganda elettorale che, invece di funzionare come la "imposta negativa sul reddito" di Milton Friedman (anche sostenuta da John Rawls ), che consente alle persone di entrare nella zona economicamente attiva e di desistere da tali programmi, poco dopo mantiene i poveri solo con un paio di Reais in più, dando la sensazione che la loro vita "è migliorata grazie al governo", anche se loro rimangono ugualmente poveri per sempre (e questo é vantaggioso elettoralmente). Non vi è una produzione di ricchezza che genera prodotti più economici o una più facile distribuzione di queste persone.

Mentre la Segreteria degli Affari Strategici (SAE) della Presidenza della Repubblica definisce che la "classe media" è composta da  un brasiliano con un reddito tra R$ 291 e R$ 1.019 per famiglia, Dilma  Rousseff faceva un auto-elogio "sbagliato" nella rivista  The Economist, sostenendo che il suo partito ha aggiunto 40 milioni di persone nella classe media. Con R$ 291 a testa, chiunque ci sarebbe riuscito, vero?

"16,4 milioni di ex miserabili solo negli ultimi sette mesi!"

Il metodo è ora evitare che le famiglie abbiano un reddito minimo inferiore a 70 R$ a testa.Per il governo, per esempio, una coppia con tre figli con un reddito mensile di R$ 350 è "miserabile" (R$ 70 a persona). Con più di R$ 2 del nuovo programma "Brasil Carinhoso", si arriva a R$ 352 e questa ipotetica coppia lascia ufficialmente la "miseria" (con un reddito di R$ 70,40 a persona).

L'obiettivo di Dilma è "finire" con questa miseria fino all'inizio del 2014, al fine potersi rieleggere con questa nuova parola d'ordine, ripetuta senza riflettere come un pensiero automatico (e la paura è, ovviamente, che l'opposizione non faccia i conti e presenti rapidamente un’alternativa al pubblico) .
I conti, ancora una volta, non tornano. Secondo il Ministero dello Sviluppo Sociale, in base a una relazione di Folha , ci sono ancora circa 600 mila famiglie in condizioni di estrema povertà in tutto il paese. Prima del rilascio di Bolsa Família, nel 2003, c’erano 8,5 milioni di famiglie in questa situazione, in base ai dati.

Dove sono i 40 milioni propagandati da Lula e Dilma? Inoltre, non è strano avere 9,1 milioni in estrema povertà nel periodo Pre-Lula, e Lula aver finito proprio con 8,5 milioni di “nuovi ricchi”, lasciandone ora solo 600.000 per essere curati? Perché sono così pochi in futuro?

Perché, dopo tutto, dire che la "miseria" si conclude solo con R$ 291 mensili per famiglia (secondo il Segretariato per la Rielezione Strategico del Presidente), o R$ 70 per abitante (secondo il Ministero dello Sviluppo)?

Con numeri così vicini (quasi 9 milioni "esclusi" dalla miseria, lasciando solo 600 mila ancora da proteggere), da per notare che, in modo chiaro, il governo vuole solo ridefinire i concetti di povertà in base a ciò che più vi si addice, senza spendere molto per i poveri – quella gente che il PT vuole solo prendere le distanze, obbedienza e voti. La popolazione non cambia molto, tranne che in alcuni caraminguás usando nuovi gadget per acquistare il vecchio voto (come i vecchi comizi con hot dog a Rio de Janeiro). Il PT ha appena imparato a fare questo su scala continentale.
Lasciando la miseria con R$ 2
È una situazione stranissima per quelle famiglie che arrivavano vicine alla rendita proposta dal Ministero (famiglie che guadagnano R$ 70 per persona), ma che non raggiungevano.

Soluzione? Oltre alla Bolsa Familia consegnare R$ 2 con il programma Brasil Carinhoso a tali famiglie, e asserire che, " uscirono dalla miseria" . È una bugia usata facilmente da settori "progressisti" estremi-umani, poco interessati a fare conti nella vita prima di appellarsi a statistiche che non possono spiegare (come mostrare dove sono i 40 milioni di "ex-poveri" e l’attuale classe media,  entità paradossalmente tanto detestata da loro stessi.

Questo è il caso di Luiza Sousa, 51 anni, disoccupata in Demerval Lobao, Piauí. Guadagnando più di R$ 2 col Brasil Carinhoso, oltre ai R$ 140 ricevuti dalla Bolsa Familia, Luiza ha cominciato a aumentare la lista dei "16,4 milioni di ex-miserabile", dato che la sua famiglia ha ormai lasciato la statistica.

"Con R$ 2 non è possibile acquistare nemmeno mezzo chilo di pollo. Ho comprato una noce di cocco con R$ 2 oggi " , dice Luiza, madre di quattro figli, che aveva nella sua cucina pane, due noci di cocco e un po' di riso. Accanto ad essa, vivono Joelina Maria de Sousa, 31 anni, e la figlia Jucelia, di 7, che ha anche loro riceveranno R$ 2 per uscire ufficialmente dalla miseria. Sono questi R$ 2 (che non pagano nemmeno un semplice viaggio in autobus São Paulo) che generano urla di festa nel PT. Dopo tutto, escono "ufficialmente" (vale a dire, dalle statistiche ufficiali) dalla miseria. In pratica, guadagnano una noce di cocco .

Festeggiando la sua truffa, Dilma affermava a Teresina, proprio a Piauí: "Quando le persone hanno questo problema di eliminare la povertà (...) non siamo solo praticando un atto morale, un atto etico, ma anche stiamo guardando al futuro del Brasile ". Con noci di cocco, signora Presidente.

Il programma Brasil Carinhoso è stato creato nella metà dello scorso anno per "eliminare la povertà", lo stesso che la Bolsa Família voleva fare. Traduzione: è stato creato per dare un monte di negozi – non per le persone che possono acquistare un poco con una tale somma, ma nelle statistiche governative. O, più precisamente, la parte che intende restare al governo.

Il beneficio di Brasil Carinhoso varia da R$ 2 a R$ 1.140, e questo valore massimo è stato pagato a una sola famiglia, secondo un servizio di Folha, che ha avuto accesso ai dati in base alla legge sull'accesso alle informazioni (deve essere un famiglia molto numerosa, visto che è al di sopra degli R$ 1.019 per famiglia, che sono il "tetto" di quello che è considerata classe media da parte del governo). Non solo i piauienses Luiza e Joelina hanno ricevuto 2 Reais da parte del governo: ci sono 13.100 famiglie in tutto il paese che ricevono tale ammontare dal bottino delle tasse governative.

La denuncia non è solo nostra, come ha mostrato Foglia:
Gli economisti interpellati da Folha dicono che è necessario tener conto di altri aspetti, oltre al reddito della famiglia, per parlare di eliminazione della povertà.
"Il modo per uscire dalla povertà, in modo efficace, è quando la persona ha  un alloggio, abbigliamento, istruzione, sanità e lavoro per essere in grado di autofinanziarsi", dice Lira Socorro, coordinatore del Dottorato di Ricerca in Sviluppo e Ambiente, Università Federale del Piauí (UFPI) .
Jaira Alcobaça, UFPI ha anche detto che le iniziative che portano a qualche tipo di miglioramento della vita sono validi, ma devono essere viste come politiche di emergenza e deve anche tenere conto delle differenze regionali.
Certo, pochi giorni prima di questa notizia, uno dei principali organi d'azione petista, davanti alla popolazione, la sua roccaforte urbana di idee con abiti pseudo-accademici, la rivista Carta Capital ha pubblicato un servizio "scioccante": la ricchezza dei 100 uomini più ricchi del mondo potrebbe porre fine alla miseria di tutto il mondo per quattro volte!

Facendo alcuni conti, se tale fortuna (qualcosa come circa 240 miliardi di dollari), farebbe finire la miseria del mondo quattro volte, significa che il Brasile "guadagnando" (eufemismo per "prendere i soldi con la forza") 1 trilione e mezzo di Reais porrebbe fine alla miseria del mondo per tre volte. Con un solo dettaglio: la fortuna degli "soggetti" di Carta Capital é stata ottenuta lavorando sodo per decenni, a volte secoli.Già il bottino che il governo si prende con la forza dal cittadino ogni anno ...

Se si tratta di nazionalizzare l'economia, al fine di "distribuire il reddito", sembra che il tentativo di spendere 1.500 trilioni di Reais all'anno per assicurare 2 Reais al mese (24 all'anno) a 11.000 famiglie è stato il modo peggiore possibile. Qualsiasi impresa privata avrebbe fatto di più. Perfino quella Vakinha di UOL potrebbe ottenere R$ 266.400 per anno con i "ricchi" del paese, senza tasse.

Sarà proprio che dando una noce di cocco in più ai poveri che possiamo dire che il governo sta facendo un buon lavoro per "togliere i brasiliani dalla miseria" e "distribuire il reddito", o sarà che chi dovrebbe festeggiare le tasse sono i politici dando briciole la popolazione, al fine di ottenere ulteriori elettori?

AGGIORNAMENTO
Questo articolo é stato pubblicato da Implicante il 4 febbraio 2013. È proprio di ieri la notizia che la presidente Dilma Rousseff ha annunciato l’aumento delle persone che fanno parte del programma Brasil Sem Miséria, affermando così che 22 milioni di persone sono uscite dall’estrema povertà grazie a questo governo.

"Non stiamo dicendo che ci siano più brasiliani estremamente poveri. Quello che vogliamo dire é che la parte più difficile è stata fatta. Detto in altre parole: per non aver abbandonato la nostra gente, la miseria ci sta lasciando".

In un altro articolo si legge che, sempre secondo la Dilma, tutti i 36 milioni di brasiliani registrati nel programma Brasil Sem Miséria usciranno dalla povertà estrema. Tutte le famiglie già beneficiarie della Bolsa Familia e che hanno un reddito pro-capite a meno di 70 Reais, riceveranno il beneficio richiesto per raggiungere almeno questo valore. "Bolsa Familia completa dieci anni con la fine della miseria, dal punto di vista del reddito per i beneficiari", ha detto il ministro dello sviluppo sociale.
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martedì 19 febbraio 2013

Ferrari il marchio più forte del mondo

Stando a una recente classifica stilata dalla società indipendente Brand Finance , che anticipa un rapporto che sarà divulgato il 28 febbraio, il brand di Maranello è il marchio più "forte e riconoscibile" al mondo, nonostante il suo valore sia di “soli” 3,6 miliardi di dollari, davanti a colossi quali Google (52,1 miliardi), Coca Cola (34,2 miliardi) e PricewaterhouseCoopers(16,4 miliardi).

La classifica redatta da una delle aziende leader mondiali nella valutazione dei marchi, infatti, viene stilata prendendo in considerazione altri criteri  quantitativi: il margine netto, il ricavo medio per cliente, la  spesa in marketing e pubblicità ma anche parametri qualitativi come la  simpatia suscitata e la fedeltà al marchio.

Quindi il brand più forte del mondo è la Ferrari. A dirlo non sono soltanto i milioni di appassionati del marchio del Cavallino Rampante in tutto il mondo e i clienti che, anno dopo anno, continuano ad acquistare le vetture prodotte a Maranello bensì Brand Finance nell’annuale classifica redatta da una delle aziende leader mondiali nella valutazione dei marchi.

La top five del 2013 vede la Ferrari primeggiare davanti a marchi come Google, Coca-Cola, PwC ed Hermes in una classifica che comprende i primi cinquecento nomi di aziende più noti al mondo. Sebbene le dimensioni dell’azienda di Maranello non possano certamente essere comparabili in termini di ricavi in cifra assoluta con quelle di brand multinazionali, la classifica viene stilata prendendo in considerazione altri criteri quantitativi come il margine netto, il ricavo medio per cliente, la spesa in marketing e pubblicità ma anche parametri qualitativi come la simpatia suscitata e la fedeltà al marchio.

«E’ sempre un piacere essere in vetta ad una classifica e lo è ancora di più quando la concorrenza è rappresentata dalle aziende più note al mondo, a testimonianza che l’Italia, anche in un momento economico così difficile, è in grado di presentare realtà d’eccellenza – ha commentato il Presidente Luca di Montezemolo – Dietro questo riconoscimento ci sono prodotti eccezionali fatti da uomini e donne altrettanto eccezionali: a loro, che lo hanno reso possibile, va il mio ringraziamento».

fonte: La Stampa
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lunedì 18 febbraio 2013


Secondo un’indagine svolta da Folha, il 47% dei suoi lettori vorrebbe un Papa brasiliano, mentre il 22% spera che sia africano, l’11% italiano, il 6% latino-americano o europeo (non italiano), il 5% degli Stati Uniti e solo il 3% lo vorrebbe asiatico (mi chiedo cosa direbbero i loro “amici” del BRICS su questa misera percentuale).

Personalmente, io non ho nessuna preferenza. Sono cattolico, non praticante e la mia concezione di Dio e di vita è personale, nel senso che ognuno di noi ha una visione individuale e caratteristica di tali credenze. Non credo nel Papa come Padre della Chiesa o come il discendente di Pietro. Per me il Papa non è un santo o una figura mistica, ma un potente monarca, un uomo politico. ma come tale lo rispetto, come rispetto il Dalai Lama, il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I o qualunque autorità religiosa.

Però spero che il nuovo papa non sia brasiliano.

Non perché abbia qualcosa contro questo popolo, e nemmeno per pura cattiveria o ignoranza. Ma ai brasiliani manca una qualità essenziale: la modestia. Benché loro si credano persone umili e semplici, dentro di loro c’è una superbia occulta. La si nota nelle cose di tutti i giorni, quando pensano di avere le spiagge più belle, le donne più affascinanti, la natura più spettacolare. La noti quando parlano di calcio, di bellezza o di qualunque altro argomento.

Poi, con la crisi in Europa, questa superbia é aumentata in modo esponenziale. Ora molti brasiliani si credono più ricchi, più furbi o più intelligenti di altri. E vanno a dare lezioni di economia agli Stati Uniti o in Europa, convinti della loro crescita sociale e economica.

È chiaro che sto parlando in generale. Conosco molti brasiliani che sono veramente di un’umiltà strabiliante e che é un vero piacere stargli vicino e parlare con loro. Ma molti, penso la maggioranza, sanno essere più “metidos” di noi gringos.

Quindi, non me ne vogliano i miei amici brasiliani, ma sto dicendo queste cose proprio per loro. Se il nuovo Papa sarà di questo paese, non so chi riuscirà a contenere la gioia, sì, ma anche la loro altezzosità patriotica.
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Qualcuno una volta disse “Chi si ferma è perduto”. Bene, allora se continua così io non mi perderò mai.

Dopo questo blog sul Brasile, uno di ricette italiane e uno di musica, ho il piacere di presentare a voi la mia ultima creazione:


In questo blog parlerò di alcuni luoghi, intesi come città, musei o zone regionali, al di fuori dei classici itinerari turistici, ma ugualmente molto interessanti. Cercherò anche di raccontare alcuni aspetti di personaggi storici italiani, giusto per dare qualche notizia in più su di loro e per dimostrare, forse proprio a me stesso, che la storia non é poi così noiosa.

L’idea é nata da quel “corso” che avrei dovuto fare per la Società Italiana di Sorocaba, ma il merito di avermi spronato a creare un altro blog (o la colpa, guardate voi) va a Juliana del blog La Nostra Italia, che mi ha stimolato con questa idea di fare qualcosa sulla cultura italiana. Perché, è inutile negarlo, e penso che in questo blog si sia capito benissimo, pur riconoscendone tutti i difetti sono molto orgoglioso del mio Paese, e se riesco a fare qualcosa per dargli il giusto valore, pur essendo una piccola cosa come un semplice post in un piccolo blog, già ne sarei felice.

Il blog é appena nato, quindi come un bambino in fase di crescita, ha bisogno di aiuto e di consigli per farlo crescere in modo adeguato. Qualunque critica verrà accettata, purché sia costruttiva, intelligente e non offensiva.

Un parabens! a me stesso!
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domenica 17 febbraio 2013


Claudio Bisio, noto comico (ma anche doppiatore, presentatore e altro) attacca gli elettori, cioè noi, nella serata finale di Sanremo 2013. Per chi avesse perso il suo monologo, può vederlo qui.

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lunedì 11 febbraio 2013


Sarà perché il carnevale non mi piace, o sarà perché non sono brasiliano, e per me questa festa si limita alle maschere di Arlecchino e Brighella, ma io trovo un esagerazione quello che si spende per una festa che dura solo qualche giorno all’anno.

Di solito, quando le cose in un Paese non vanno bene, si da la colpa allo Stato e a chi lo governa. Il più delle volte é proprio così, ma siamo sicuri che sia sempre colpa loro?

So che in Brasile il carnevale é qualcosa di sacro, quasi intoccabile, e che criticare questa festa tanto amata dal popolo si rischia un linciaggio perlomeno verbale, però io penso che tutte queste “Comuninades”, che a sentire molti brasiliani sembra che siano loro a dare sostentamento e dignità alla popolazione che vive nelle favelas e quartieri di Rio o di São Paulo, potrebbero investire questo denaro in altro modo.

Un desfilé di una scuola famosa di Rio de Janeiro l’anno scorso costava in media sui 7 milioni di reais, arrivando con punte di 10 milioni. A São Paulo sono un poco più parsimoniosi, spendendo “solo” da 1,4 a 2,8 milioni di reais.

A Rio un “carnevalesco”, cioè la persona che si occupa e che crea tutto ciò che é carnevale, riceve uno stipendio che va dai 200 mila ai 600 mila reais all’anno, mentre nella ricca São Paulo guadagna dai 60 mila ai 180 mila reais all’anno. (*)

E tutto questo senza contare altre spese “minori” come le spese dei costumi di chi si aggrega a ai desfilé, alla energia elettrica per costruire i carri allegorici e varie altre spese generiche.

È proprio di questi giorni che il solo costume utilizzato da Viviane Araújo per la scuola di samba Salgueiro di Rio é costato 200 mila reais. E per fortuna di stoffa ne hanno usata, come sempre, molto poca. Immagina quanto sarebbe costato se avessero fatto un vestito da sera!

Quindi secondo certe persone (e sono tante) é giusto spendere queste cifre astronomiche per tre giorni di follia, tanto poi ci sono le varie ONG internazionali che aiutano i bambini delle favelas. E noi “gringos” saremo sempre criticati e insultati perché non capiamo il carnevale…

(*) fonte: R7 Record
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Berlusconi: «Torno in campo per vincere»


Il Papa si dimette dal pontificato
«Lascio per il bene della Chiesa»

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venerdì 8 febbraio 2013



Da O Mascate
In un paese dove lo Stato deve fare una campagna educativa per insegnare al popolo che non deve urinare per le strade durante il carnevale, non ci si può aspettare molto da questa popolazione.
Allora é meglio cambiare la politica…
Un popolo che non sa dove deve urinare, merita il DISgoverno che ha.
E non può reclamare di “prenderlo in quel posto” giorno e notte!
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martedì 5 febbraio 2013


Questa notizia, più che vergognosa, é triste. L’Italia, con un patrimonio artistico e culturale che tutto il mondo c’invidia, non riesce a usufruire tutta quella ricchezza archeologica che  possiede, E quando trova qualcosa di valore sotto casa, invece di investire in qualche progetto di restaurazione o incentivare lo studio e la conservazioni di tali reperti, li sotterra nuovamente, come se fossero cose senza importanza. Pochi sanno, dato che non é stata pubblicizzata adeguatamente, che nel 2010 la “Scuola Archeologica Italiana di Atene, senza dubbio uno dei più importanti e gloriosi enti di ricerca e tra le scuole archeologiche straniere operanti in Grecia, ha rischiato la chiusura. Il suo nome compariva nella lista nera dei tagli redatta dal ministro Calderoli e soltanto l’intervento del Presidente Napolitano ne ha permesso la sopravvivenza. Questa Scuola ha recentemente pubblicato, a cura del suo direttore, Emanuele Greco, “Topografia di Atene. Sviluppo urbano e monumenti dalle origini al III secolo d. C.”, un’opera nella quale sono confluite le tante scoperte avvenute a partire dagli anni Settanta del Novecento. Un’opera, preziosa ed unica, che dimostra ancora una volta la altissima qualità della nostra ricerca nel settore storico-archeologico, apprezzata ed anche un po’ invidiata in tutto il mondo, sostanzialmente dileggiata in Patria. Al punto da far ritenere ad alcuni rappresentanti politici di poter fare a meno di alcune sue eccellenze.” (*)
(*) fonte: Libertiamo

È triste tutto questo, triste e vergognoso.

La sepoltura della tomba del gladiatore: chi salverà i resti romani?

DI STEPHAN FARIS

29 GENNAIO 2013PUBBLICATO IN: USA
TRADUZIONE DI ITALIADALLESTERO.INFO

Quando gli archeologi annunciarono la scoperta della tomba di Marco Nonio Macrino nel 2008 a Roma, il ritrovamento fu annunciato come il più importante degli ultimi decenni. Costruita come fosse un tempio, con imponenti e alte colonne e un sarcofago elaboratamente scolpito, la tomba era il luogo di eterno riposo del generale romano che ha fatto da ispirazione per il personaggio interpretato da Russell Crowe nel film Il Gladiatore, una volta venuto alla luce il sito di un progetto residenziale pianificato circa 1800 anni dopo la sua realizzazione.

Di contro, l’annuncio fatto a dicembre del 2012 relativo alla tomba è stato più che attenuato. Il disastrato ministero italiano della cultura ha dichiarato di non essere riuscito a trovare i diversi milioni di euro che sarebbero stati necessari a proteggere i resti e riconvertirli in un’attrazione turistica. Invece, la tomba del Gladiatore, come è stata denominata, avrebbe dovuto probabilmente essere seppellita di nuovo.

Il destino del monumento di Macrino ha mostrato le sfide cui hanno fatto fronte anche i resti più eccezionali del passato dell’Italia, dal momento che la conservazione dei beni culturali paga il prezzo dell’austerity. I fondi per la conservazione delle ricchezze archeologiche del paese sono stati tagliati del 20% a partire dal 2010. Nell’antica città di Pompei, i ruderi stanno letteralmente crollando per incuria, e luoghi come il Colosseo di Roma e il Ponte di Rialto di Venezia hanno dovuto trovare la collaborazione di privati per non rischiare di fare la stessa fine.

Altri scavi stanno per evidenziare gli stessi problemi. La tomba del gladiatore è uno dei quattro siti funerari scoperti durante le ricerche, parte di ciò che un tempo era una necropoli dedicata principalmente ai soldati. Il sito include un tratto lungo 70 metri di pietre da pavimentazione perfettamente conservate – a tratti allineate con le antiche pietre tombali delle guardie del corpo imperiali– che scompaiono in maniera allettante sottoterra da entrambi i lati dello scavo.

“E’ come scoprire una vena aurifera e non essere in grado di seguirla”, dice Giacomo Restante, l’architetto che supervisiona gli aspetti tecnici degli scavi.

Dei luoghi sepolcrali scoperti, quello di Macrino è di gran lunga il più esteso e il solo a forma di tempio. Laddove il personaggio interpretato da Crowe ne Il Gladiatore cadeva in disgrazia e veniva venduto come schiavo, la vita reale del generale fu coronata da una gloriosa carriera, al servizio dell’imperatore, Marco Aurelio, e al comando delle campagne militari in Spagna e in Asia.

A lui dedicata dal figlio, la sua tomba era stata scolpita in maniera assai elaborata e costruita interamente in marmo; persino il tetto è costituito da lastre di pietra bianca. “Altre tombe romane venivano realizzate con facciate in marmo e il resto in laterizio”, dice Federica Chiocci, l’archeologa che segue gli scavi. “Macrino volle realizzare un vero e proprio tempio.”

Quando il sito venne sepolto dalle inondazioni dell’adiacente fiume Tevere, aveva già iniziato a sgretolarsi. I resti sono rimasti conservati così come erano nel dodicesimo secolo avanti cristo, circa 1000 anni dopo la costruzione della tomba, quando scavatori medievali avevano cominciato a spaccarli, riciclando i marmi del sito del generale per realizzare materiali da costruzione.

La maggior parte dei muri e delle fondamenta è stata portata via da tempo. Ciò che resta sono i resti che risultarono più difficili da riciclare, quelli scolpiti in maniera più complessa. L’intera parte sinistra della facciata, compreso – miracolosamente – il blocco contenente l’inscrizione che riporta il nome del generale, giace su un lato del sito sepolcrale. Proprio accanto ad esso, è presente una tomba limitrofa che gli scavatori medievali convertirono in un forno. Al suo interno, Chiocci e i suoi collaboratori hanno ritrovato resti parzialmente bruciati del sarcofago di Macrino.

Per il momento, l’idea di seppellire il sito è stata sospesa. Una petizione on line per salvare la tomba del Gladiatore, organizzata dall’Istituto Americano per la Cultura Romana, un gruppo dedicato alla conservazione delle antiche rovine della città, ha raccolto circa 3700 firme. “Questo dovrebbe essere un luogo di grande importanza, non fosse altro perché associato al Gladiatore.”, dice Darius Arya, amministratore delegato del gruppo.

“Quando si pensa all’archeologia, si pensa all’antica Roma, e anche a quel film.” Russell Crowe ha espresso il suo sostegno, riportando i riferimenti alla petizione su twitter e dicendo al quotidiano italiano La Repubblica che “tra tutti i grandi paesi del mondo, l’Italia in particolare dovrebbe essere in testa nel promuovere l’importanza dello scoprire e conservare l’antico passato.”

Nei prossimi mesi, la città di Roma, il Ministero italiano della cultura e coloro che hanno in gestione il sito discuteranno del suo futuro. L’Istituto Americano per la Cultura Romana ha proposto di raccogliere un mix di fondi pubblici e privati per la sua conservazione. I molti secoli trascorsi sotto un suolo leggermente acido hanno indebolito il marmo.

Esposto alle intemperie, la brillantezza del suo bianco è svanita. Alcune parti hanno iniziato a sgretolarsi in frammenti. Parecchi blocchi di marmo sono stati ricoperti con dei teli, nel tentativo temporaneo di proteggerli. “Abbiamo bisogno di riunirci e di trovare un qualche accordo e dei fondi,” dice Daniela Rossi, l’archeologa responsabile del sito. “Altrimenti non rimane che seppellirla. Tornerà a essere una tomba.”

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