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mercoledì 28 settembre 2011


Io sento molte critiche fatte da brasiliani, uomini e donne, verso noi italiani e gli europei in genere in quanto sembra che ci interessiamo al Brasile solo per le belle donne e per il sesso facile. È chiaro che esistono una serie di individui che vengono in Brasile solo per questo (ma non solo in Brasile, ma anche in Bangladesh, Bulgaria, Colombia, Nepal (!), Thailandia, Ucraina e Kenya) ma graças a Deus non tutti sono cosí.

Inoltre veniamo anche spesso criticati per il modo in cui consideriamo le donne brasiliani, solo culo e tette, sempre molto disponibili. È anche vero peró che, e sfido chiunque a smentirmi, qualcosa di vero c’è (aspettate a uccidermi!) nel senso che le donne brasiliane sono certamente piú disinibite e piú “socievoli” di quelle italiane (sto parlando in generale, ok?) e che basta avere un accento straniero per fare amicizia facilmente e avere forse un piacevole risutato finale (sto rischiando il linciaggio dicendo queste cose). Ma ammettendo che tutto quello che sto dicendo corriponde al vero, anche se questo atteggiamento tipico dei “gringos” che vengono in Brasile come turisti puó dare fastidio a qualche gentil sesso (e non solo), mi chiedo se tutto ció sia da attribuire solo a noi o se anche voi donne brasiliane avete acune colpe.

Proprio in questi giorni sta passando in televisione una pubblicitá della Hope, un industria di lingerie e indumenti intimi femminili. In questa pubblicitá si vede la modella brasiliana Gisele Bündchen che, dall’alto dei suoi 179 cm (senza tacco) dice al marito che ha battuto con la macchina o che ha esaurito il limite della carta di credito. Nella prima parte Gisele è vestita normalmente, oserei dire in modo semplice, ma subito dopo appare solamente in lingerie ripetendo le stesse cose. La pubblicitá tende a dimostrare che la prima maniera é sbagliata, mentre la seconda é quella giusta da fare, incentivando le donne brasiliane a usare il lor proprio “charme brasileiro”.

Questa innocente e divertente propaganda non ha fatto piacere a qualcuno, perché la Secretaria de Políticas para as Mulheres (SPM) da Presidência da República ha chiesto ufficialmente la sospensione di questa campagna pubblicitaria.  Secondo la SPM “HOPE ENSINA é a campanha da empresa que ‘ensina’ como a sensualidade pode deixar qualquer homem ‘derretido’. Nela, a modelo Gisele Bundchen estimula as mulheres brasileiras a fazerem uso de seu 'charme' (exposição do corpo e insinuações) para amenizar possíveis reações de seus companheiros frente a incidentes do cotidiano. A propaganda promove o reforço do estereótipo equivocado da mulher como objeto sexual de seu marido e ignora os grandes avanços que temos alcançado para desconstruir práticas e pensamentos sexistas. Também apresenta conteúdo discriminatório contra a mulher, infringindo os artigos 1° e 5° da Constituição Federal”.

Quindi la morale qual’è? È che è vero che, in tutto il mondo, esistono persone com idee e intenzioni non proprio delle migliori, ed è vero che per colpa dell’ignoranza di queste persone qualunque straniero è visto come un lupo assatanato in cerca solo di piacere, qualunque esso sia, ma è anche vero che se invece di incentivare certi modi di fare (e di pensare) forse il mondo guarderebbe il Brasile e le donne brasiliane anche in un altro modo. Quindi non lamentatevi se siete voi i primi a dare questi esempi. Come disse il poeta (?) “Ognuno raccoglie ció che semina”. Sará per quello che noi abbiamo Berlusconi?


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martedì 27 settembre 2011


Non è per mancanza di idee, ma è per cercare una visione “diversa” sul Brasile o sull’Italia che sto postando articoli trovati su quotidiani o riviste online. Diversa non nel senso “differente dalla mia”, perché a volte trovo persone che la pensano come me, ma diversa perché viene da un’altra persona, cioè un individuo con altre idee, altre esperienze, altri modi di vedere le cose. Anche perché ho capito che l’obiettività è una qualità che ben poche persone hanno, perché se provo a dire “Guarda che in Brasile questa cosa non va bene” vengo subito aggredito da qualcuno che afferma, convinto nella sua cieca obiettività, che mi sto sbagliando completamente. che non so quello che dico, che in Italia è peggio, ecc. ecc. E se provo a dire che “In Italia c’è qualcosa di buono” subito trovo qualcuno che inizia a parlare di mafia, di Berlusconi e di prostitute, come se in Brasile queste cose non esistessero, o come se in Italia ci fossero più di 60 milioni di Berlusconi. Ecco allora che vado cercare altre idee su questi argomenti da altre parti, come un naufrago alla ricerca della verità.

L’articolo di oggi l’ho trovato sulla Stampa ed è scritto da Mauro Villone, fotografo e operatore culturale, ideatore del progetto “Un Altro Sguardo”è fondatore e presidente dell’Associazione Gente della Città Nuova impegnata da oltre dieci anni nell’organizzazione di mostre e di eventi e nello sviluppo di progetti in ambito sociale e culturale.

Una fotografia sulla situazione sociale odierna del Brasile.

mauro villone
Il legame tra l’argomento che intendo trattare e la fotografia non è solo pretestuoso, ma anche plurimo. D’altra parte sono stato ben attento a suo tempo, quando aprii questo blog a far mettere dagli amici de la stampa.it che si parlava anche di relazioni interculturali. Mi trovo in Brasile e nell’ambiente delle favelas ci lavoro, anche con la fotografia, per realizzare foto d’arte, documentaristiche e per la didattica con bambini e ragazzi. Ma non basta. Un giornalista amico del grande fotografo brasiliano Rogerio Reis, col quale a nostra volta abbiamo un legame d’amicizia e di collaborazione, fu bruciato vivo diversi anni fa, come fanno qui di solito i narcotrafficanti con chi li infastidisce in qualche modo. Rogerio, sconvolto da quella che lui chiama a ragion veduta “barbarie”, dedicò al suo amico un’opera fotografica che oggi costituisce un’istallazione permanente alla Maison de la Photographie di Parigi. Si tratta di foto di fiamme retroilluminate e sistemate all’interno di copertoni d’auto. I condannati al rogo dai narcos vengono incastrati in copertoni di camion, cosparsi di benzina e arsi vivi. Altre volte i condannati vengono sepolti vivi o dati in pasto a maiali e coccodrilli. La vittima in questo caso era appunto un giornalista brasiliano che intendeva realizzare un’inchiesta sul narcotraffico. Ne avevo già parlato in questo spazio e, come si può evincere, su tale argomento non si può indagare, semplicemente perché, anziché “rischiare la vita”, si muore proprio, punto e basta. Parlarne però si può, anche se non è che sia troppo salutare, ma intendo raccontare quali legami sottili ci siano tra una situazione sociale e l’altra, magari apparentemente lontane.

La ONG Para Ti di Rio de Janeiro, della quale coordino diversi aspetti, si occupa di diverse cose, con particolare riferimento al sostegno a distanza di bambini e ragazzi dai 4 ai 20 anni. Tra bambini e ragazzi si tratta di circa 380 persone alle quali, tra volontari e collaboratori, se ne aggiungono altre 20. È una realtà entusiasmante, emotivamente molto coinvolgente e anche di grande responsabilità e spesso molto dura. Para Ti opera in una piccola favela di Rio dove vivono circa 3.000 anime. Una parte significativa del nostro lavoro è dedicato proprio alla comunicazione, interna ed esterna, ed è inevitabile dunque farsi un’idea piuttosto approfondita di quella che è la situazione globale con relative cause ed effetti.

Negli ultimi dieci anni la situazione socioeconomica del Brasile è cambiata radicalmente. Oggi è sempre più una realtà industriale e moderna, oltre che agricola, mineraria, produttrice di materie prime e, ancora in vaste aree, di sussistenza. Le favelas, che erano agglomerati di baracche di legno e lamiera, oggi sono diventate in gran parte di mattoni e cemento, ma si tratta sempre di comunità più o meno fatiscenti, sporche, povere di servizi e dove la gente vive ammassata in gran numero in spazi di pochi metri quadri. D’altra parte industriali e governo fanno sempre più affari d’oro con il petrolio e produzioni varie. Apparentemente lo sviluppo avanza. San Paolo, la più grande metropoli di tutto il sud America è la città con più elicotteri privati al mondo. Negli ambienti metropolitani e industriali lo sviluppo sembra reale e inarrestabile, ma in realtà, sul piano globale, le cose stanno ben diversamente. Il corto circuito tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri è violento. Come quando un fronte d’aria calda e uno freddo si scontrano nell’atmosfera, avvitandosi uno nell’altro e generando quello che viene chiamato fronte occluso, la matrice di un ciclone, che spesso è devastante. Che in Brasile, come in altri paesi in via di sviluppo, quali ad esempio l’India e la Cina, convivono a pochi metri di distanza ville e centri commerciali lussuosi da una parte e baracche fatiscenti dall’altra lo sanno tutti. Quello che invece si sa molto meno è come in realtà si stia evolvendo la situazione. San Paolo, Rio e altre città brasiliane sono paurosamente violente. Assalti ed esecuzioni quotidiane non si contano. Le gang del narcotraffico, che nascono e prosperano nelle favelas, sono sempre più potenti e possono contare sull’appoggio di molti funzionari governativi e di polizia corrotti. Dispongono di armamenti militari e presidiano le favelas, controllate con la paura e la violenza. Non hanno nessuna difficoltà a reclutare continuamente nuova manodopera tra ragazzini e giovani attratti da guadagni facili e rapidi e, soprattutto, dal potere e dall’importanza immediata che possono assumere grazie al sostegno di gang che sono quasi come società segrete. Giovani e meno giovani, componenti di queste organizzazioni, spesso rifiutano totalmente il contatto con il mondo esterno, non parlando letteralmente con nessuno che sia fuori dal loro giro. I capi delle bande a volte non escono dalle loro favelas per tutta la loro (breve) vita. L’unico contatto col mondo istituzionale è violento, attraverso gli assalti ai cittadini comuni e gli scontri a fuoco con la polizia. In certe favelas i non trafficanti per accedervi sono costretti addirittura a pagare un biglietto di ingresso. I componenti delle bande sono reclutati giovanissimi con estrema facilità per le seguenti ragioni. Ragazzi e ragazzini, magari col padre in galera, vivono con la madre o i nonni e molti fratelli in spazi fatiscenti. Noi stessi abbiamo a che fare con famiglie costrette a dormire in dieci incastrati uno nell’altro in “stanze” luride di dieci metri quadri oppure a fare i turni per riposare. Un ragazzino, semiabbandonato a se stesso, per non cedere ai facili guadagni del narcotraffico può solo sperare in una volontà di ferro o in un miracolo. Quando non riesci ad andare a scuola, a trovare lavoro e nessuno ti vuole perché sei un poveraccio, magari di colore, la strada più facile per non impazzire o crepare di fame e ficcarsi nella cintura una 38 special e fare il pusher o il corriere della droga. Così avrai soldi, droga gratis e ascendente sulle donne, anche se una probabilità di “vita” media intorno ai 25 anni, visto che con ogni probabilità finirai i tuoi giorni con una pallottola nella schiena. La Prefeitura (che corrisponde al Comune in Italia) non ha idee migliori se non operazioni chiamate “choque de ordem” (Shock di ordine, ve lo lascio immaginare, i poliziotti hanno manganelli con l’anima in metallo di 80 cm) che finiscono sempre per abbattersi su pesci piccoli o poveracci che si arrabattano in strada per sopravvivere o “pacificazione”. La cosiddetta pacificazione ufficialmente significa in pratica che un presidio di polizia si installa nella favela, dopo aver cacciato i narcotrafficanti. In realtà si tratta spesso di un’operazione di facciata del tutto populista, dove le forze dell’ordine scendono a patti con le gang che fanno più o meno finta, in ultima analisi, di andare a spacciare altrove. In realtà non ci vuole niente perchè in una favela “pacificata” si ripristini, prima o poi una “boca de fumo” un luogo di spaccio dove spesso la coca si trova in bustine da 10, 20, 30 e 50 Reali, appesa a carrettini come le caramelle. Talvolta si trovano anche lke promozioni 3X2. In ogni caso la causa prima del narcotraffico, la dipendenza di fasce sempre più ampie di giovani di certo non diminuisce, ma aumenta continuamente e in pratica i luoghi di spaccio si trasferiscono semplicemente altrove. Di solito a Rio nella famigerata zona Norte, un’immensa terra di nessuno dove si sono addirittura sviluppate una sociologia e una antropologia diverse da quelle delle aree urbane più centrali. Ma non finisce qui. L’apparente “benessere” di quella che sembra essere un’emergente classe media è in realtà creato, almeno in parte, artificialmente. Il governo Lula ha sviluppato oltre misura quella che si chiama “bolsa familha” (borsa famiglia), un contributo dato a tutte le famiglie povere in base al numero dei figli. Inizialmente un aiuto concreto, poi diventato un’arma a doppio taglio. Con il risultato di molte coppie povere che fanno figli senza freno e accumulano i contributi poi utilizzati per bere o per sopravvivere senza lavorare. In questo modo l’artigianato tradizionale, fiore all’occhiello di un’economia povera ma dignitosa è stato minato alla base e non si trova più manodopera qualificata. A questo contributo se ne aggiungono altri, distribuiti con differenti criteri da stato a stato. Tutto questo a contribuito a creare un benessere fittizio, volto in pratica a trasformare quelli che prima erano poveri, ma con tradizioni, cultura e capacità artigianali, in consumatori sfaccendati, che affollano giganteschi centri commerciali e comprano auto e moto a rate con le quali possono ulteriormente consumare petrolio, di cui il Brasile è diventato grossissimo produttore.
I giovani che prima in qualche modo cercavano vie d’uscita oneste sono sempre più a rischio e sempre più attratti da consumi frivoli come tv, playstation, internet e snack poco salutari. Nelle zone agricole e provinciali, che fino a un po’ di tempo fa erano baluardi per la sopravvivenza di valori tradizionali, oggi sono penetrate capillarmente droghe sempre più devastanti, peggiori del crack, come la “merla” e la “noia”, miscele micidiali in grado di dare assuefazione dopo una sola assunzione. Non succede solo in Brasile, ma in tutto il mondo. Anche la prostituzione è sempre più diffusa.

Quello che chiamano sviluppo e che salta agli occhi nei parcheggi dei centri commerciali sottoforma di suv e auto nuove di zecca è in realtà una bolla di sapone che permette a ex poveri, che comprano da un pentolino a un frullatore e persino viaggi a rate, di sembrare anziché essere, strappati al loro ambiente che in passato almeno era ricco di solidarietà e tradizioni. Lo sviluppo vero, quello culturale, è in realtà totalmente assente o riservato ai ricchi che frequentano le costosissime scuole private, mentre quelle pubbliche sono di infima qualità.

Tutto sembra calcolato in modo da spezzare la vecchia cultura e gli antichi rapporti di solidarietà e amicizia, foraggiare solo i più inclini al consumo e distruggere i più poveri rendendoli schiavi della droga. Narcotraffico non solo di sostanze chimiche, ma anche come somministrazione di finto benessere, consumi superflui, programmi televisivi narcotizzanti di infimo ordine. Ma il governo brasiliano si preoccupa molto di sostenere gli industriali e a trovare casa e lavoro al terrorista Battisti e non ha nessuna preoccupazione per 7 milioni di bambini di strada. Solo iniziative no-profit private (spesso di italiani, bisogna dirlo) tolgono dalla strada migliaia di bambini senza alcun aiuto dalle Prefeiture, da San Luis fino a Rio le quali, anzi, mettono i bastoni tra le ruote, facendo le pulci su mille cose, senza farsi poi problemi quando mollano loro davanti al portone, un giorno si e uno no, gruppi di bambini nudi, affamati e abbandonati. Il loro obbiettivo è solo quello di creare una facciata rispettabile per nascondere il vero stato di cose ai milioni di visitatori attesi in vista dei mondiali di calcio del 2014, che avranno luogo in diverse città brasiliane e le Olimpiadi del 2016, che saranno localizzate a Rio. Un business che interesserà molto alcuni e che poi, come è accaduto anche a Torino con le Olimpiadi Invernali, ma in modo probabilmente più pesante, lascerà nient’altro che cattedrali nel deserto.

Molte ONG approfittano della situazione, ma molte altre per fortuna operano seriamente. Il problema è che basta abbassare la guardia solo un attimo perché una situazione precipiti e finisca in mano alla criminalità, che è potentissima e infiltrata a tutti i livelli, persino nelle stesse ONG. La criminalità stessa spesso, per ottenere consenso popolare, non lesina aiuti alimentari o di altro tipo ai più poveri. La città brasiliana di San Paolo, la più grande del sud america con oltre venti milioni di abitanti, qualche tempo fa fu tenuta in scacco dal PCC, un organizzazione ferocissima di narcotrafficanti e delinquenti, pilotata dai suoi leader detenuti in carceri di massima sicurezza. Nel giro di un fine settimana vennero portati a segno trecento attacchi con duecento morti tra la polizia penitenziaria e federale, centinaia di feriti, oltre sessanta autobus dati alle fiamme e il blocco totale dell’intera città, con la popolazione in preda al panico. Unica soluzione fu la mediazione, in galera, con i leader del movimento tramite la negoziazione di uno dei loro avvocati, tra l’altro una donna. In pratica si scese a patti ottenendo di fermare le violenze riconoscendo ufficialmente la loro prova di forza. Questo significa che la sensazione di avere le situazioni sotto controllo è una pia illusione. Non solo. Il narcotraffico e la criminalità prosperano sì perché possono contare su consenso popolare e su manodopera di poveri disperati, ma d’altra parte sono, oltre come già rilevato, essere infiltrati a tutti i livelli, possono contare su un mondo di ricchi, consumatori anch’essi di droga, per niente intenzionati a mollare i propri privilegi per equilibrare un minimo la situazione economica.

Sembra non ci siano vie d’uscita. L’unica soluzione probabilmente sarebbe quella di incoraggiare un vero sviluppo, basato su valori umani e profondi, che portasse non allo sviluppo del maledetto PIL, che poi non è altro che il culto del dio denaro, ma a ben altro. Non solo in Brasile, ma in tutto il mondo. Occorrerebbe prendere coscienza del fatto che ciò che chiamiamo “sviluppo” non è, o non dovrebbe essere, la crescita di centri commerciali sempre più mastodontici e la trasformazione di cittadini in meri consumatori, illudendoli invece di essere sempre più liberi. Un vero sviluppo dovrebbe partire da una riforma psicospirituale che portasse all’evolversi di una coscienza volta ad assaporare quello che c’è già di magnifico nella nostra esistenza quotidiana. Paradossalmente si tratta di un problema “culturale”, mentre la cultura è proprio la prima delle voci ad essere tagliata fuori dai budget governativi e amministrativi. Ci sarebbe da ridere se non fosse una tragedia. Il Brasile, come l’Italia e molti altri posti del mondo, è un luogo ancora meraviglioso, popolato da gente meravigliosa, ma occorrerebbe fare al più presto una drammatica retromarcia. Altro che centri commerciali e fredda tecnologia oltre misura, che fanno diventare le scenografie e l’ambiente sempre più uguali dappertutto, come dimostrano le periferie identiche di tutte le città del mondo. Togliere anziché aggiungere, per arrivare a ciò che è stato recentemente designato come BIL, il Benessere Interno Lordo. Siamo lontani.
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venerdì 23 settembre 2011


Se dagli Stati Uniti giungono solo cattive notizie per l’Italia, tutt’altra musica si ascolta invece in Svizzera. Negli stessi giorni in cui l’agenzia Standard and Poor’s bocciava il rating del debito sovrano italiano e quello di sette banche della Penisola, la banca d’investimento elvetica Credit Suisse se n’è uscita con un report dal titolo decisamente ottimista: “L’Italia non così male come sembra”.

Secondo gli analisti svizzeri, infatti, il rischio di default di Roma è molto inferiore rispetto a quello degli altri paesi dell’Europa periferica. Per quali ragioni? Credit Suisse ricorda che l’Italia ha un deficit di solo il 4,1% del Pil e un avanzo primario (al netto della spesa per interessi) allo 0,6% del Pil. In Europa, poi, gli unici due stati con un avanzo primario sono la Svizzera e la Norvegia, che tra l’altro non fanno parte della Ue.

Non solo. Oltre a un livello del debito privato più basso della media europea (125% del Pil, la metà di Spagna e Portogallo), l’Italia ha anche passività nette estere pari al 21% del Pil, contro una media di circa il 100% nei paesi dell’Europa periferica. Ciò significa che per gli analisti della banca elevetica, se si avverasse lo scenario peggiore di caduta dell’euro, l’Italia non avrebbe bisogno di promuovere un default. Nel caso del ritorno alla lira, una svalutazione del 50% della valuta lascerebbe ancora le passività nette estere al 40% del Pil. Un livello ancora gestibile per la banca d’investimento elvetica.

Ma dai???

fonte: Panorama.it  
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domenica 18 settembre 2011


Poco tempo fa, qualcuno, in questo blog, ha dimostrato, con argomentazioni fondate solo sul “sentito dire”, di avere una propria avversione verso l’Italia, specialmente ora che sta avendo un periodo di crisi. Perché è chiaro, finché un italiano o un europeo in genere viene in Brasile come turista portando denaro nelle tasche dell’economia brasiliana va tutto bene, ma quando le cose s’invertono allora sorgono problemi. E sempre questo “qualcuno” , solo perché i Paesi del BRIC, di cui il Brasile fa parte, hanno deciso di aiutare i Paesi dell’Europa per uscire da questa terribile crisi, ecco che si sente forte abbastanza da alzare la voce asserendo, con una chiara nota di prepotente orgoglio (prepotente perché ora si sente più forte) “… deveremos ajudar a injetar dinheiro na economia da tua "super potencia" de paìs.”.

Bene, a parte che io, pur essendo italiano, sono il primo ad affermare che il Brasile non dovrebbe aiutare l’Europa come sta facendo la Cina, perché dovrebbe prima pensare ai suoi problemi interni, che ne ha molti, posso tranquillizzare tutti quelli che temono questa decisione del governo brasiliano, a tutt’oggi non ancora avvenuta.

Tranquillizzare perché, sembra, che il Brasile non intenda aiutare l’Italia come la Cina (a fronte di pagare il credito cinese in cinque anni con un interesse annuo del 5,6%, molto, ma molto minore del juros applicato dalle Banche brasiliane ai suoi cari connazionali), ma “… uno degli interventi possibili per il Paese del samba sarebbe quello di aumentare le sue riserve internazionali attraverso l’acquisto di obbligazioni in euro, investendo in primis in quello che è considerato il Paese più solido, la Germania, e nella Gran Bretagna, nonostante non faccia parte della zona euro.” Questo si legge da Panorama di questa settimana.

Ma il settimanale italiano non é l’unico ad affermare questo. Secondo l’autorevole  rivista brasiliana di economia Valor, “… Nos filmes é sempre a América que salva o dia, mas sem uma nova safra de super-heróis e uma economia que não enseja superpoderes, a liga do terceiro mundo, elegantemente rebatizada de Brics (Brasil, Rússia, Índia, China e agora África do Sul), aparece para "salvar o mundo", ou melhor, a parte velha dele. Essa é uma visão que se pode dar a intenção dos Brics de ajudar os endividados governos europeus a sair da beira do precipício. Puro marketing

… Mas no lado prático da coisa, diz esse mesmo economista, um ponto precisa ser bem definido, ainda mais se o Brasil resolver tomar parte na liga da salvação. Quem vai garantir o dinheiro investido?…

No caso especificamente brasileiro, qual a vantagem? Remunerar reservas? Ou apenas fazer marketing com dinheiro do contribuinte? "Tem que olhar para esses papéis como qualquer outro 'junk bond'. O que parece barato pode ficar ainda mais barato", diz o economista.

Olhando para a China, a figura é um pouco diferente. Primeiro, porque a China tem bala para resgatar sozinha um país inteiro com US$ 3,2 trilhões em reservas.

… O país asiático pode, de fato, fazer a diferença no resgate de uma economia como a da Itália. Já o Brasil, embora possua não desprezíveis US$ 350 bilhões, pode ficar fora disso.

"Enquanto for só uma jogada de marketing, tudo bem. Mas agora meter dinheiro nosso lá...", diz o professor, lembrando que as reservas têm de representar total liquidez e que elas não existem para comprar títulos com elevado risco de calote.

In un altro articolo si legge: “Primeiro, o Brasil tem como regra de ouro da gestão das reservas internacionais só investir em ativos ranqueados como “AA” a “AAA”, ou seja, de baixo risco. E, como alegam fontes qualificadas da área econômica, o país não vai “sair aplicando nosso suado dinheirinho em papéis de alto risco”. O governo brasileiro também não vai descartar de pronto uma proposta ainda sequer rascunhada.

… O que não se pretende, no governo brasileiro, é mudar os critérios de gestão das reservas internacionais, atualmente de US$ 353 bilhões, para participar de um processo de ajuda aos governos da Grécia, Portugal, Espanha, Irlanda e Itália, assumindo riscos inapropriados.”

Quindi io penso che tutte quelle persone che in qualche modo si sentono preoccupate o indignate per l’aiuto possibile ai Paesi europei, Italia in primis, possano stare tranquille. Il rischio di perdere i propri soldi è minimo e in ogni caso, anche se il governo brasiliano decidesse di aiutare l’Italia nello stesso modo che sta facendo la Cina, non è certo un motivo per sentirsi superiori e arroganti.

Concludo con la conclusione dell’articolo precedente di Valor: “… seria muito difícil para o governo explicar à sociedade que tem alguns bilhões de dólares para financiar governos estrangeiros, mas não tem reais para aumentar o orçamento da saúde.”
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martedì 13 settembre 2011


Somente 13 escolas públicas aparecem na lista das cem melhores instituições de ensino o Exame Nacional do Ensino Médio (Enem 2010). As notas por escola foram divulgadas nesta segunda-feira (12) pelo Ministério da Educação e divididas pela porcentagem de participação dos estudantes no exame. No grupo principal, com mais de 75% de participação, o "top 100" é formado por 87 escolas particulares e 13 públicas. As escolas têm até 30 dias para recorrer das notas obtidas no exame…

…Nenhuma escola estadual ou municipal aparece entre as cem primeiras do Enem. As escolas públicas que se destacaram são colégios de aplicação de universidades, colégios militares, escolas federais e escolas técnicas. Aumentando o universo para as mil escolas com mais de 75% de participação que obtiveram melhor desempenho no exame, o Enem tem 926 privadas e apenas 74 públicas.

O desempenho dos alunos melhorou em relação ao Enem anterior. A nota média geral das escolas subiu de 501,58 em 2009 para 511,21 em 2010 e a participação dos alunos que concluíram o ensino médio regular no ano anterior passou de 45,8% em 2009 para 56,4% em 2010. A participação no Enem dos alunos que concluíram o ensino médio regular aumentou de 45,8% em 2009 para 56,4% em 2010.

Os colégios particulares dominam o topo da lista do Enem. O Colégio de São Bento, do Rio, obteve a maior média, com 761,7 pontos. Em segundo lugar aparece o Instituto Dom Barreto, de Teresina (PI), seguido pelo Colégio Vértice, de São Paulo; Colégio Bernoulli e Colégio Santo Antônio, de Belo Horizonte; Colégio Cruzeiro, do Rio; e Educandário Santa Maria Goretti, também de Teresina. A melhor escola pública da lista é o Colégio de Aplicação da Universidade Federal de Viçosa (MG), que aparece em oitavo lugar no geral.

Entre as 13 escolas públicas que aparecem na lista das cem com melhores médias no Enem, sete são ligadas a universidades públicas (Coluni - Colégio de Aplicação da Universidade Federal de Viçosa-MG, Colégio de Aplicação da Uerj, Colégio de Aplicação da Universidade Federal de Pernambuco, Escola do Recife FCAP Universidade Estadual de Pernambuco, Colégio Politécnico da Universidade Federal de Santa Maria-RS e Colégio de Aplicação da UFRJ); quatro são colégios militares (CM Belo Horizonte, CM Campo Grande, CM Juiz de Fora e CM Porto Alegre), uma é escola técnicas (ETE de São Paulo) e uma é escola federal (Colégio Pedro II, do Rio)…

… Dos 27 estados, 14 têm escolas representadas na lista das cem com melhor desempenho nas provas e que tiveram maior participação dos alunos no exame. Outros 13 estados ficaram de fora desta "elite". Os estados com maior número de escolas entre as cem primeiras são Rio de Janeiro (35 escolas), Minas Gerais (28) e São Paulo (15). Estes três estados concentram 78% das escolas do "top 100". Em seguida vem o Piauí (5). Também estão representados os estados de Mato Grosso do Sul (3), Pernambuco (3), Goiás (2), Maranhão (2), Rio Grande do Sul (2) , Amazonas (1), Bahia (1), Ceará (1), Distrito Federal (1) e Paraná (1).

Na lista das cem piores escolas deste grupo com mais de 75% de participação no Enem aparecem 31 colégios do Espírito Santo.

Em seguida estão as escolas do Ceará (16), Maranhão (11), Amazonas (9), Bahia (4), Minas Gerais (4), Piauí (4), Paraná (3), Rio Grande do Sul (3), Sergipe (3), Tocantins (3), São Paulo (2), Goiás (1), Mato Grosso (1), Pernambuco (1), Rio Grande do Norte (1), Roraima (1), Rondônia (1) e Santa Catarina (1).

fonte: G1
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venerdì 9 settembre 2011


Due notizie curiose trovate oggi:

'Não foi muito bom', diz miss México sobre ensaio com biquíni ousado

A candidata mexicana ao Miss Universo 2011, Karin Ontiveros, comentou, nesta quinta-feira , o biquíni ousado com que posou em um ensaio fotográfico realizado em um hotel de São Paulo, na segunda-feira

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(Foto: Miss Universo/Divulgação)

“Eu não sabia e quando vi [a foto] pensei: não foi muito bom! Mas o biquíni era muito pequeno”, afirma a miss ao G1, em entrevista realizada nesta quinta-feira (8).

fonte: Globo.com

Biquínis brasileiros são recusados no Miss Universo, diz site

Famosos pelas proporções minúsculas, os biquínis brasileiros causam admiração por onde passam. Para a organização do Miss Universo, no entanto, eles são apenas pequenos. As calcinhas dos trajes de banho providas pela patrocinadora Catalina Brasil foram devolvidos em um primeiro momento, segundo o E! Online.

"Estamos no Brasil, pessoal, o que vocês esperavam", brinca o site.

A empresa teve de confeccionar peças maiores para as misses desfilarem. De acordo com a publicação, a assessoria do Miss Universo admitiu o caso, mas não quis comentar.

Io non sono un esperto di moda femminile, quindi non mi pronuncio sui bichini in questione, però ci sono un paio di cose che mi fanno riflettere. La prima è l’affermazione della rivista E!. Il fatto di stare in Brasile cosa significa? E’ vero che il cosiddetto “tanga” (fio dental) è sinonimo di Brasile, però si dovrebbe pensare che Miss Universo è una manifestazione, come dice il nome, mondiale. Quindi non tutti potrebbero avere gli stessi gusti delle donne brasiliane. Inoltre, è vero che alla fine è una elezione tra bellissime ragazze, ma non è una sfilata di intimo o di costumi da bagno e mostrare le natiche non è lo scopo di questa manifestazione. Vi assicuro che non sto facendo polemica e sono tutt’altro che pudico, ma come dico sempre, "ogni cosa al suo posto”.

Altra cosa che mi fa pensare, leggendo i vari commenti su questa vicenda, è il paragone che fanno con gli europei. In alcune spiagge d’Europa è consentito il topless, e stranamente questo è motivo di scandalo e di piada qui in Brasile. Questo per me è molto strano perché considero le donne brasiliane più disinibite di quelle italiane o europee in genere, quindi non vedo perché criticare questo modo di prendere il sole di alcune persone. Anche perché non è che tutte le donne italiane o europee usano il topless. E poi ragazzi, parliamoci chiaro: qui in Brasile quasi tutte le ragazze in spiaggia hanno un bichini ridottissimo, quindi cosa volete dire, che mostrare il culo è legal ma mostrare il seno è feio? C’è qualcosa che non quadra in questo ragionamento, non credete?
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venerdì 2 settembre 2011


Oggi ho trovato per caso un video su YouTube, in portoghese, che parla e mostra uno dei luoghi a me più cari in assoluto: Orta.

Orta è un piccolissimo paese a pochi chilometri da Novara dove ho passato molte domeniche d’infanzia e molte serate in compagnia. Quel piccolo lago serba dei ricordi indimenticabili del mio recente passato. Ricordi che mai spariranno e che nessuna città al mondo, pur bella che sia, potrà prendere il suo posto nel mio cuore (oggi sono molto romantico…).

Posto qui il video in questione, consigliando vivamente, a tutti quelli che si trovano delle sue vicinanze, di fare un giro al Lago d’Orta, passando poi per il Lago Maggiore, per visitare questi luoghi per me indimenticabili.

Um abraço a todos.

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