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giovedì 17 marzo 2011

150 anni dell’Unità d’Italia


Oggi in Italia è festa nazionale e si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia. E’ molto poco, se ci pensate bene, considerando anche la storia millenaria che ha questo Paese. Quindi sono solo 150 anni che l’Italia è unita in un’unica Nazione. Ma allora prima com’era? Andiamo a vedere cosa dice la storia.

Tanto tempo fa, ancora prima della nascita di Cristo, l’Italia era formata da un grande numero di popolazioni diverse e fu solo nell’anno 6 a.C. che un certo Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, meglio conosciuto come Ottaviano o Augusto, primo Imperatore romano, riuscì a sottomettere tutte le 46 popolazioni della penisola italiana, unificando definitivamente la penisola sotto il dominio di Roma.  E tredici anni dopo, nel 7 d.C., divise l'Italia in undici regioni, pressappoco come le conosciamo noi oggi.

Tutto questo durò alcuni secoli, fino a quando, nel 535, ci fu una guerra che durò per ben diciotto anni, dovuta al desiderio di conquista e di espansione dell’Impero Bizantino. E l’Impero Romano che fine ha fatto? Durante tutto questo tempo l’Italia venne invasa da innumerevoli invasioni barbariche da tribù del Nord Europa e fu così che nell’anno 476 l’Impero Romano d’Occidente finì. Quindi come vedete, fin dagli albori della storia l’Italia è sempre stata invasa da popoli stranieri e vi sono state innumerevoli guerre e distruzioni. Forse è anche per questo che ancora adesso, a distanza di migliaia di anni, noi italiani siamo ancora malfidenti verso gli stranieri. Ma andiamo avanti con la storia.

Tanto per cambiare, nel 568 i Longobardi, altra tribù nordica, invasero l’Italia e si stabilirono per circa due secoli. I Longobardi inizialmente tesero a rimanere separati dalle popolazioni italiane, ma col tempo finirono sempre più per fondersi con la componente latina e tentarono, sull'esempio romano e ostrogoto, di riunificare la penisola per dare una base nazionale al loro regno. Ad un certo punto, verso la metà del VIII secolo, i nostri “cugini” francesi ebbero la grande idea di avere anche loro un Impero e, grazie a Carlo Magno, nel 774 conquistarono parte del regno dei Longobardi (in poche parole presero metà Italia, tutto il Settentrione e il Centro). Quindi come vedete ci fu un’altra guerra, un’altra invasione, un altro popolo a comandare l’Italia, per di più da un popolo simile e vicino a noi… e poi qualcuno si meraviglia se i francesi non ci sono molto simpatici!

Nei primi secoli dopo il Mille, il desiderio di autonomia e libertà portò a un notevole sviluppo delle Repubbliche Marinare (Amalfi, Genova, Pisa e Venezia), e poi dei liberi Comuni, favorendo quella rinascita dell'economia e delle arti che approderà al Rinascimento. Ma andiamo a vedere un po’ in dettaglio. E’ proprio in questo periodo che in Europa si sviluppa un sistema politico conosciuto col nome di Feudalesimo, con la costruzione di insediamenti fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del Signore locale (il castello), i magazzini delle derrate alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di dipendenza al Signore. Ecco perché, ancora adesso, viaggiando per l’Italia si vedono così tanti castelli, fortezze e muri di confine. Ma siccome non a tutti piaceva essere sotto un Signore, nacquero così i Comuni.

Ma non servì a granché, perché verso la metà del XIII secolo, l’Italia vide la nascita di un’altra forma di governo, la Signoria, dove i capi delle famiglie più importanti divennero i “Signori” di tali Comuni, prendendo il titolo di “Duca” di tale Signoria. Alla fine le Signorie si evolsero in Principati con dinastie ereditarie. In poche parole, il figlio del Duca di Mantova, per esempio, diventava Duca e Signore alla morte del padre. Ciò avvenne quando i Signori, riconoscendo l'imperatore (francese o tedesco) e pagando una quantità di denaro, vennero legittimati e riconosciuti come autorità da sudditi e principi. Questo cambiamento fu reso possibile grazie all'incapacità dei sovrani tedeschi di mantenere l'ordine nell'Italia del nord e grazie alla poca difficoltà che i Signori incontravano per essere riconosciuti come autorità legittima. Tra le Signorie più importanti possiamo segnalare i De Medici, gli Sforza, i Visconti e i d’Este. Tutte queste Signorie hanno contribuito enormemente nella cultura e nell’arte italiana, ma non c’è bisogno di dire che queste Signorie erano in lotta fra loro.

Fu proprio in questo periodo che nacque il Rinascimento, un periodo artistico e culturale della storia d'Europa, che si sviluppò a partire da Firenze tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, in un arco di tempo che va all'incirca dalla seconda metà del XIV secolo fino al XVI secolo, con ampie differenze tra disciplina e disciplina e da zona a zona. Grazie a tali letterati e intellettuali, fra cui emersero le figure universali di Dante, Petrarca e Boccaccio, che ebbero scambi culturali senza tener conto dei confini regionali e locali, la lingua italiana dotta si sviluppò rapidamente, evolvendosi e diffondendosi nei secoli successivi anche nelle più difficili temperie politiche, pur rimanendo per molti secoli lingua veicolare solo per le classi più colte e dominanti, venendo progressivamente ed indistintamente adottata come lingua scritta in ogni regione italofona, prescindendo dalla nazionalità dei suoi principi.

Quindi finora l’Italia fu sempre invasa, spartita, divisa e comandata da popoli stranieri, senza dimenticare che proprio nel cuore della nazione lo Stato Pontificio faceva guerre e cercava di ampliare i propri domini, e fu circa alla fine del XVIII secolo, con l'arrivo delle truppe napoleoniche nella penisola, che cominciò a diffondersi presso strati sempre più ampi di popolazione un sentimento nazionale italiano. Quindi vi furono guerre per liberarsi dal potere francese, altre guerre per combattere l’Impero Austriaco, altre contro i Borboni, ecc. Ecco allora nascere la Carboneria e personaggi come Silvio Pellico, Giuseppe Mazzini e Camillo Benso conte di Cavour. Fu proprio Mazzini che nel 1831 fondo la Giovine Italia, un movimento con l'obiettivo di  trasformare l'Italia in una repubblica democratica unitaria, secondo i principi di libertà, indipendenza e unità. La cosa ovviamente non fu facile e solo dopo anni di battaglie, grazie anche a uomini come Giuseppe Garibaldi, che il 17 marzo 1861 il parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II non re degli italiani ma «re d'Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione».

Bene, l’Italia a quel punto era unita in una sola Nazione, ma non pensiate che sia finita, perché ci furono molti gravi problemi che il nuovo Stato dovette affrontare. Questa nuova Italia aveva messo assieme popoli diversi per storia, per la lingua parlata, per le tradizioni culturali e anche religiose, e non fu facile fare questo, visto che ancora adesso questa unione non è così forte come sembra.


Perché è proprio questo il punto: l’Italia è certamente una Nazione unita e ogni persona, nata a cresciuta in Italia, si sente un italiano. Ma tutte queste guerre, tutte queste invasioni avute nell’arco di secoli, per non dire millenni, tutte queste divisioni tra Province, Signorie, Ducati, Comuni e via discorrendo, hanno creato una specie di “indipendenza” locale che nessun altro Stato possiede. Per tutta la nostra esistenza come Nazione abbiamo avuto invasioni non solo da popoli di terre lontane come la Mongolia o la Danimarca, ma anche Paesi confinanti come la Francia o l’Austria ci fecero guerra e cercarono di dominarci. E’ giusto però dire che tutte queste invasioni, tutti questi popoli che si sono instaurati in Italia nel corso dei secoli, hanno lasciato un chiaro segno nella cultura e nella vita di noi italiani, e questo lo si vede dall’architettura, dalle abitudini, dalla cucina che rendono l’Italia un Paese unico al mondo. Inoltre, anche nella stessa Italia, i vari regni si facevano guerra tra loro, prima fra tutti lo Stato della Chiesa. Quindi per tutti noi, qualunque abitante di un altro Paese, ma anche di un’altra città, era visto come un nemico. O perlomeno era trattato con diffidenza, dato che poteva essere qualcuno che voleva rubare i nostri territori e comandare sopra di noi.

Ecco perché ancora oggi, nel 2011, un milanese non simpatizza molto con un napoletano (è solo un esempio, quindi non me ne vogliano né i milanesi né i napoletani). Ed è sempre per questo motivo che siamo molto gelosi delle nostre tradizioni. La “globalizzazione” non fa per noi. Ecco perché, ancora oggi, un italiano non si sente “italiano”, ma romano, milanese, toscano o altro.Questa “geolocalizzazione” di una Regione o di una città specifica, e non di una Nazione, è frutto del nostro passato e di tutto quello che abbiamo dovuto subire. Come ha fatto notare Allan nel suo blog, è più facile che un italiano si senta europeo che italiano. Noi italiani ci sentiamo uniti in un’unica Nazione solo quando siamo all’estero o quando gioca la Nazionale. Ma noi questo lo sappiamo bene, quindi è inutile criticare noi italiani per questo nostro difetto, perché fa parte delle nostre radici e del nostro essere. Se volete un popolo più aperto, più “global”, allora lasciate perdere gli italiani, perché sappiamo fare tante cose, ma non riusciamo a essere diversi.

In ogni caso, auguri per i 150 anni dell’unità d’Italia. Viva l’Italia!        
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1 commento:

  1. Certo che puoi, cara Juliana.
    Per la verità avrei voluto scrivere di più o, perlomeno, raccontare più cose e con più precisione quello che è avvenuto in Italia durante la sua lunga storia. Ma avrebbe richiesto molto più tempo e più studio. Quindi ho cercato di sintetizzare quasi 2000 anni di storia in poche righe.

    Um abraço.

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