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domenica 29 agosto 2010

020Questa mattina alle 5:00 ho dovuto portare mia moglie al Pronto Soccorso perché aveva dei forti dolori allo stomaco. Non è la prima volta purtroppo che vado in quel posto e dovrei ormai essere abituato, ma non ci riesco proprio. Tutte le volte che vado in qualche ospedale pubblico ho una tale voglia di xingar (offendere) tutte le persone che vedo che devo fare molta fatica per trattenermi. Vi posso giurare che le cose che vedo qui io mai ho visto in nessun posto.

La professionalitá di molti medici e infermieri, la struttura di queste istituzioni, i macchinari e le attrezzature usate e l’igiene dei locali sono cose da terzo mondo, o come dice sempre Faustão, un noto presentatore televisivo, da altro mondo! E poi trovo anche persone che affermano di preferire il sistema sanitario brasiliano invece di quello italiano! Ma andate a cag…!!

Una cosa buffa, ma che fa pensare, è  che appesi nelle pareti di questo ospedale trovate questi cartelli con scritto, e traduco per chi non conosce il portoghese, che “Chi offende un funzionario pubblico nel suo posto di lavoro rischia una pena dai 6 mesi ai 2 anni di prigione”. Ora, tutto ció è legittimo, è una cosa che non bisogna fare, ma mi viene spontaneo domandarmi: perché mettere questi cartelli in un ospedale? Io vado all’ospedale per chiedere aiuto e sollievo ai miei mali, non per insultare qualcuno. Anzi, sono grato a chi risolve i miei problemi di salute. Allora perché qui mettono questi cartelli? Forse la gente si diverte a insultare medici e infermieri? E perché farebbe questo, visto che qui sono tutti educati e gentili? Hanno un motivo per insultare un medico? Mah…

Aggiungo un piccolo filmato fatto questa mattina col cellulare. Questa è la sala di osservazione di questo Pronto Soccorso, e guardate che non vivo in uno sperduto paese fuori dal mondo, ma in una cittá piena di industrie e commercio e con quasi 110.000 abitanti. Purtroppo il filmato non rende bene quello che si vede ma vi assicuro che il pavimento e i muri non sono scuri per la poca luce, ma per la sporcizia che vi è deposta.

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sabato 28 agosto 2010


Be’… non proprio la casa, ma qualcosa di simile. Mi spiego meglio.

La casa di mia suocera è molto grande (l’area totale è di 300 m2) e ha una parte in fondo che non usa, o per meglio dire viene usata come magazzino-solaio-cantina, nel senso che tutte le cose che non usano vengono messe e poi dimenticate in quel posto. Allora ci venne l’idea di utilizzare quello spazio per noi, facendo un piccolo appartamento, dato che giá dispone di un piccolo bagno e un piccolo cucinino. In questo modo noi, cioé io, mia moglie e mia madre non saremo cosí soli e isolati come adesso e questo sarebbe giá un grande aiuto, specialmente pensando ai problemi di mia madre. Inoltre, cosa non da poco, non dovremmo piú pagare l’affitto e le spese di casa, come luce, acqua e telefono saranno divise, quindi un gran bel risparmio.

Dopo averci pensato sopra bene, dopo innumerevoli calcoli e progetti, abbiamo deciso che è proprio la soluzione migliore per tutti noi. Perdipiú andremo in una cittá piú grande e piú bella di questa, quindi non vediamo l’ora di fare questa mudança, anche se ovviamente questo significa molte spese iniziali. Perché quella parte dove andremo ad abitare in pratica sono solo quattro muri e un tetto (ovviamente nel caro e buon vecchio Eternit, molto salutare per il nostro organismo!). Questo vuol dire che prima di poterci abitare dobbiamo costruire le varie stanze, comprare le porte e le finestre, fare l’impianto elettrico e idraulico, cambiare le piastrelle e i sanitari, ecc. ecc.

In poche parole dobbiamo costruire un vero appartamento di quasi 90 m2. E come si fa a fare questo in Brasile? É semplicissimo: basta chiamare un muratore e dire “io voglio costruire questo e quello, quanto mi costa?”. Il muratore fa il preventivo, prepara una lista di quello che serve per costruire e se a voi va bene in poco tempo avrete la vosta bella casuccia (o appartamento, come nel mio caso). Servono progetti? Certamente no. Serve la firma di un architetto, di un ingegnere o di un geometra? Ma stai scherzando?? E non pensare nemmeno di andare alla Prefeitura (Comune) per dire che andrai a vivere lá. Qui è tutto molto semplice, non esistono regole. O perlomeno non vengono applicate.

Basta solo aver un po’ di soldi per iniziare i lavori, al resto ci pensiamo dopo. E per chi, come me non ha soldi puó benissimo chiedere un prestito alla banca, cosa che io ho fatto. Per la veritá l’ha fatto mio cognato, visto che io non ho un conto corrente. In ogni caso ho fatto un prestito alla Banca Itau, una delle piú importanti qui in Brasile. Non ci sono stati problemi. Tramite internet mio cognato ha chiesto un prestito personale di 6.400 reais, che pagheremo in 48 rate di 320 reais mensili. Ora fate i conti: 320x48= 15.360. Quindi io chiedo un prestito di 6.400 reais e dopo 4 anni ne pago piú di 15.000! Sono 8.960 reais di interesse, e questo tramite la Banca. Immaginate cosa voglia dire chiedere un prestito a una finanziaria privata! Ma d’altronde non avevo scelta e facendo i conti, calcolando il costo del muratore, idraulico e altro piú il materiale da comprare, con circa 15.000 reais (interessi a parte) riesco a farmi un appartamento di 90 m2 apprezzabile.

Potrei fare questo in Italia? Certamente no. 15.000 reais sono circa 6.000 euro e con questa cifra penso che avrei potuto solo dare come anticipo al muratore. In ogni caso non avrei potuto certamente costruire un appartamento come questo.

Allora il Brasile è un posto magnifico per viverci, perché tutto è cosí semplice ed economico!

Tanto economico non è, se paragonato alla vita reale. Se pensate che la maggior parte delle persone guadagnano un salario minimo, cioé 560 reais, che sono circa 224 euro, capite che 15.000 reais sono una bella sommetta. Inoltre io sono stato fortunato, perché non devo comprare il terreno e ci sono giá le mura esterne e il tetto (anche se di Eternit). È ovvio che se dovessi costrurmi una casa da zero i costi sarebbero molto diversi. Quindi prima di parlare di “economia” è meglio pensarci bene. Inoltre, non essendoci regole come le nostre, le case non hanno gli stessi standard come in Europa, a meno di non avere tanti soldi. Pensate solo a me: il mio impianto elettrico non sará a norma, non verrá fatto da un elettricista competente e qualificato, ma da una persona che in qualche modo se ne intende di queste cose. Quindi il rischio di avere incidenti o di lavori fatti male è maggiore. Ma torniamo sempre al solito punto: non avendo soldi non puoi pretendere molto, quindi o fai in questo modo o niente.

In Italia è tutto molto diverso. Per costruire una casa servono molti soldi, molti documenti, molte persone, molto tempo… molto di tutto. Ricordo benissimo che prima che mia moglie venisse a vivere con me nel mio piccolo bilocale, dovetti andare al Comune della mia cittá per dire che altre due persone sarebbero venute a vivere con me, e dopo qualche giorno un geometra comunale è venuto a casa mia per prendere le misure dell’appartamento per vedere se potevano vivere altre due persone con me. Oppure un mio amico che è stato obbligato a mettere un parapetto sulla scala interna altrimenti non gli davano il permesso di abitare!

Quindi come vedete, usando una massima di un mio collega genio (!) “tutto è relativo”, perché qui in Brasile posso avere una cosa che in Italia sognavo, ma senza quella sicurezza che, forse, delle buone norme di costruzione potrebbero darmi. Oppure potrei dire che qui sono costretto a  subire uno strozzinaggio legalizzato, cosa che invece in Italia questo non avviene. Tutte le cose hanno visuali differenti, dipende sempre da che lato si guarda. Ed io sto iniziando a guardare le cose quasi come un brasiliano, perché ho molto da imparare e soprattutto è qui che ho deciso di vivere la mia vita, quindi devo iniziare a togliermi di dosso quella superbia europea che avevo. Ma non tutta peró, ok?
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mercoledì 11 agosto 2010


Una piccola divagazione culinaria: io amo la cucina brasiliana, anche se la mia preferita rimane sempre quella italiana, ma purtroppo devo ammettere che i dolci brasiliani non sono molto buoni, almeno non per me.

Li trovo molto enjoativos, troppo dolci. Forse perché usate molto il latte condensato per fare le creme, cosa che invece in Italia si usa pochissimo. O forse sarà per l’onnipresente cocco o abacaxi. Non so, ho mangiato tantissime cose buone qui, ma quando si tratta di dolci ho sempre qualche dubbio, perchè alla fine non riesco a gustarlo come dovrei. E vi posso assicurare che sono un gran golosone!

Peccato.

Penso cosa sarebbe se qui in Brasile ci fosse qualche pasticceria italiana con i dolci tipici del mio Paese, che sarà quel che sarà ma in fatto di comida non lo batte nessuno!

Potrebbe essere una buona idea per qualche pasticcere che ami il rischio di un nuovo business in un Paese straniero. Chi lo sa…
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Qualcuno tempo fa mi ha chiesto se esistono differenze tra le donne italiane e quelle brasiliane. E’ una domanda interessante, anche se è difficile rispondere, perché ogni donna, italiana o di altro Paese che sia, è sempre diversa da un’altra. Ma vediamo quello che riesco a fare.
La prima cosa che forse un uomo brasiliano noterebbe andando in Italia è il modo di vestire delle donne brasiliane. Qui in Brasile si usano molto vestiti scollati, magliette molto corte o canotte. In Italia in genere le donne sono più… coperte, più attente a non mostrare troppo. E non è una questione di clima. Qualcuno potrà pensare che le donne italiane si coprono di più perché fa freddo, ma non è così. Anche in piena estate è raro trovare ragazze o donne mature con regata e short. E non dipende neppure dalle zone di origine, perché non significa che una ragazza pugliese, che vive al Sud vicino al mare si vesta in modo diverso da una ragazza di Milano. Io penso che sia proprio una questione di costume, di modo di vivere, anche se senza dubbio le donne brasiliane sono più disinibite di quelle italiane.
Altra differenza che si può notare è che le donne italiane si truccano molto, al contrario di quelle brasiliane. E quando dico molto non significa che usano un trucco molto appariscente o volgare, ma che praticamente non escono di casa senza truccarsi. Che sia per andare a lavorare, che andare a fare la spesa o uscire col fidanzato, state pur certi che la donna italiana prima di uscire passa un bel po’ di tempo in bagno per usare un fondotinta al viso, un mascara agli occhi e un po’ di rossetto sulle labbra. Qui in Brasile le donne sono quasi tutte “acqua e sapone” e usano il trucco solo per le grandi occasioni.
Ripeto, sto parlando in generale. E’ ovvio che ci saranno tantissime donne brasiliane che si truccano sempre, come tante donne italiane che si truccano poco o niente. Ma in generale c’è questa differenza.
Un’altra cosa che qualche brasiliano potrebbe notare di diverso è la difficoltà di fare amicizia. Qui in Brasile è molto facile “attaccare bottone”, cioè conoscere, fare un discorso, um papo, con qualunque persona mentre si è in un bar, o in uno shopping o anche per la strada. Le persone qui sono tutte molto cordiali e non hanno problemi a fare due chiacchere, anche con persone che non conoscono. In Italia invece le cose sono un po’ diverse. Non che noi italiani siamo maleducati  ma siamo molto diffidenti con le persone che non conosciamo. I nostri gruppi, le nostre famiglie, tutto quel piccolo mondo che noi creiamo è qualcosa per noi di molto personale, e prima di farci entrare qualcuno ci pensiamo bene. Per questo è difficile fare nuove amicizie in Italia. Qui in Brasile se incontro una ragazza per strada e le dico “Ciao, come ti chiami?” il 99% delle volte lei mi dirà il suo nome senza problemi e da lì potrei inziare a parlare di altro. In Italia, se provi a fare questo a qualche bella ragazza che trovi per strada, il minimo che ti possa capitare è di ricevere come risposta “Ma che c…zo vuoi?”. Quindi preparatevi a faticare se volete conoscere qualcuno.
Altra cosa che forse è un po’ diversa è che le donne italiane non sono così interessate alla famiglia come quelle brasiliane. La quasi totalità delle donne brasiliane, perlomeno di quelle che io ho conosciuto, anche se studiano come avvocato o lavorano come gerente, alla fine il loro più grande desiderio è di sposarsi e di avere dei figli. E’ ovvio che anche alle donne italiane interessa questo, ma non in modo così profondo come alle donne brasiliane. La donna italiana non ha paura a vivere da sola, da single. Forse perchè il divorzio, che in Italia è approvato come in Brasile, non è così usato come qui e quindi per la donna italiana (e anche per l’uomo italiano) di matrimonio ce n’è uno solo, quindi prima di sposarsi e vivere con un’altra persona ci pensa molto. E’ solo una mia idea questa, però questo fatto del “divorzio facile” è vero, perchè qui è molto facile trovare persone divorziate tre o quattro volte, cosa che in Italia succede molto di rado (da noi si usa dire: sbagliando si impara).
Queste sono alcune piccole differenze tra le donne italiane e quelle brasiliane. Sicuramente ce ne saranno altre ma spero molto nell’aiuto di qualcuno di voi. Quindi, se c’è qualcuno più esperto di me del mondo femminile (e sicuramente c’è) è pregato di farsi avanti e dire la propria opininione su questo tanto amato argomento.
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martedì 10 agosto 2010


Una bella notizia che rende onore ai brasiliani, precisamente a uno in particolare, Pedro Ynterian.

Chi è, direte voi, e cosa fa, e cosa c’entra con questo blog. Non c’entra niente, a parte il fatto che ha a che fare con il Brasile. Ma andiamo con ordine.

Tutto inizia nel 1999, quando Pedro Ynterian, un biologo cubano ma naturalizzato brasiliano, inizia a raccogliere animali reduci dagli zoo. Il primo ospite fu Guga, un piccolo scimpanzè salvato da un circo. L’ultimo invece è Jimmy, strappato dallo zoo di Niteroi (RJ) dove viveva in condizioni disumane. Il destino di questi poveri animali è molto crudele perchè in molti circhi e zoo queste povere creature vengono picchiati, torturati, fatti ubriacare o sedati e in alcuni casi anche accecati.

Pedro Ynterian raccoglie questi animali e li cura nella sua tenuta a Sorocaba (SP) , dove cerca di recuperare i primati provenienti dai circhi, sia sul piano fisico che sul piano psicologico. Nel 1994 nasceva negli Usa il GAP, Great Ape Project, cioè il Progetto Grandi Scimmie, e nel 2000 Ynterian apriva la sede brasiliana.

L'obiettivo del biologo brasiliano è molto più ambizioso dunque del suo ricovero di Sorocaba: l’animalista vuole estendere i diritti legali anche agli scimpanzè, ai bonobo, ai gorilla e agli orangutango, convinto che le semplici leggi per la protezione degli animali non siano sufficienti per impedirne la tortura e altre pesanti violazioni.

Molte nazioni sono già avanti rispetto alle rivendicazioni sui diritti dei primati. Il Brasile, per esempio, proibisce l’uso degli scimpanzè e di altri animali nei circhi. e questo lo considerano un notevole passo avanti per la società e per tutti noi, animali o umani, che viviamo in questo mondo.
Complimenti a lui e a tutti quelli che fanno qualcosa per aiutare gli animali.
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