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venerdì 5 aprile 2013

Mapa da Violência 2013


Nel tentativo di attirare l'attenzione per lo spargimento di sangue mostrato dalle statistiche annuale sulle violenze nel paese, i coordinatori della Mapa da Violência 2013 hanno fatto una tabella comparativa della realtà nazionale con l'uccisione nelle guerre più importanti degli ultimi anni. Il risultato è spaventoso: il numero di omicidi in Brasile tra il 2004 e il 2007 è maggiore dei 12 grandi conflitti armati nello stesso periodo! In questi quattro anni, 192.804 persone furono uccise in Brasile. Le guerre provocarono la morte di 169.574 persone. Entrano in questo conta il conflitto dell’Iraq, Afghanistan, Pakistan, Palestina e Colombia, tra gli altri. La mappa è stata elaborata dai dati del Ministero della Salute, in Brasile e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Lo studio riporta che nel 2010 36.792 persone sono state uccise in Brasile. Il numero mantiene il paese con un tasso di omicidi di 20,4 per 100 mila abitanti, al ottavo posto in questa classifica tra 100 nazioni. Tra gli Stati con il più alto tasso di omicidi ci sono Alagoas, con 55,3 (ancora una volta al primo posto); Espirito Santo, con 39,4; e Pará, con 34,6. Nello studio, il 70% degli omicidi del paese sono commessi con armi da fuoco.

Altri dati degni di considerazione: in 30 anni, dal 1980 al 2010, l’incremento di omicidi è stato del 346,5%, questo solo per chi afferma che la violenza in Brasile stia diminuendo; altro dato triste è l´incremento nell'indice di mortalità che si è avuto soprattutto tra i più giovani: +414% nella fascia d´età 15-29 anni.

Solo per avere un’idea di un possibile ma improponibile confronto, l’Italia si ferma al 65° posto in questa triste classifica.  Penso che commenti qui non servano.














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2 commenti:

  1. http://www.estadao.com.br/noticias/suplementos,o-pais-do-autoengano,1017818,0.htm

    Muito interessante

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  2. La statistica sulle vittime di omicidio divisa per razze mette a tacere qualunque imbecille locale che dica che il paese razzista e' l'Italia.
    Stefano

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