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giovedì 18 novembre 2010

Per colpa di un armadio…


Dopo quasi un mese di silenzio (ho appena fatto trasloco, scusatemi) e dopo aver parlato abbastanza bene del Brasile andiamo a raccontare un fatto che ha quasi dell’assurdo (anzi, togliamo il quasi).

A Sorocaba c’è un ospedale molto grande che copre 48 municipios (città) della omonima Regione, l’Hospital Regional. Oltre a essere importante per la vasta zona che appunto copre è un ospedale in piena regola dotato di tutte le strutture per curare ogni tipo di malattia, dalla influenza al cancro.

(A questo punto apro una parentesi per dire che proprio in questo ospedale, quando mia madre ha dovuto fare una TAC, hanno fatto entrare anche me nella sala insieme a lei perché dovevo tranquillizzarla e tenerle ferma la testa – era molto nervosa. Ovviamente senza nessuna protezione per me. E anche nella Santa Casa di Votorantim, quando mia madre ha dovuto fare una radiografia al braccio, ho dovuto entrare insieme a lei per tenerle fermo l’arto. E anche in questo caso non avevo nessuna protezione contro le radiazioni. Ma in questo Paese la sicurezza non è certo il punto forte.)
E proprio questi poveri tapini colpiti dal cancro, proprio loro che dovrebbero avere maggiori attenzioni, stanno subendo un affronto che a quasi dell’incredibile.

Praticamente succede questo: le persone malate di cancro vanno in questo ospedale per fare esami o per parlare col medico, ma da più di un mese (DA PIU’ DI UN MESE) molti di loro devono tornare a casa senza essere ricevuti e senza aver fatto nessun esame. Voi direte: e perché? Perche i fascicoli dei pazienti, gli esami che hanno già fatto e tutte le informazioni che servono, sono dentro un grosso armadio di metallo, e questo armadio è rotto, non si apre, quindi i medici non possono prendere tali documenti e quindi visitare i pazienti!

Non so se avete capito bene: da più di un mese l’armadio che tiene le informazioni dei pazienti non si apre, quindi i medici non possono vedere l’escursus della malattia e della cura del proprio paziente e non può curarlo, quindi lo manda a casa!

E’ un armadio molto grande, che si apre elettricamente, ma la parte elettronica è interrata sotto il pavimento e l’ospedale non ha rinnovato il contratto alla ditta che si occupa della manutenzione, quindi nessuno riesce ad aprire questo maledetto armadio.

Chiamare un’altra ditta di manutenzione no, vero? E’ certamente più facile lasciare le cose come stanno che cercare una soluzione. Ma qui è normale fare questo.

La cosa buffa (si fa per dire) è che i medici hanno accesso ai vari prontuarios del pazienti tramite computer, dato che, non tutti, ma molti di queste informazioni sono state catalogate e digitalizzate, quindi messe a disposizione ai vari medici tramite i loro computer collegati in rete. Ma sembra che nessuno faccia uso di questo, e il perché è un mistero.

Io a volte mi chiedo cosa succederebbe se queste cose accadessero in Italia. Non sto parlando solo di questo argomento, sappiamo benissimo che, specialmente al Sud, la malasanità italiana è all’ordine del giorno, ma a volte ho come l’impressione che i brasiliani accettino sempre tutto senza far niente. Cosa succederebbe se in un ospedale italiano la gente dovesse tornare a casa senza essere visitata per il semplice motivo che un armadio non si apre? Io penso che dopo il secondo “vai a casa e torna un’altra volta” qualcuno darebbe fuoco all’intero ospedale con tutti i funzionari dentro! E’ ovvio, sto esagerando, ma sono convinto che qualche tipo di rivolta succederebbe, perché noi italiani, perlomeno quelli che io conosco, non siamo abituati ad accettare qualunque cosa. Invece qui sembra che puoi coprire una persona di merda e quella non fa niente. Scusatemi se dico queste cose ma è quello che sembra quando si leggono certe notizie.

Ma d’altronde, fazer o que non è un modo di dire italiano.
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3 commenti:

  1. La storia che ci hai raccontato in effetti ha dell'assurdo. Io che conosco meglio la realtà del nordeste (mia moglie è bahiana) pensavo che la filosofia di vita del "fazer o que" fosse più tipicamente nordestina ma mi sembra che anche a Sorocaba non cambi molto.
    Non dimentichiamoci, però, che fino a pochi anni fa (anni 80) il Brasile è stato sotto una dittatura militare, per certi versi anche molto dura. Questo, secondo me, ancora influisce ancora molto nel modo di relazionarsi tra cittadino e "autorità" in Brasile. Dove per autorità si intende chiunque abbia un sapere e/o un potere maggiore del nostro, sia esso un poliziotto, un politico o un medico.
    Le differenze sociali e culturali sono molte ma in fondo siamo in Brasile proprio per questo.

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  2. é vergonoso!
    ah se solo ci fosse il Gabibbao...

    Sono ironico su un argomento cosí delicato perché da noi le persone, é vero, si incazzerebbero, e cosa farebbero?

    Denuncerebbero tutto al Gabibbo, ha piú potere un uomo in costume del singolo cittadino che non ha strumenti per difendersi dalla malagestione della cosa pubblica.
    Andrea

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  3. Penso che Marcofalco abbia ragione perché questo modo di relazionarsi con qualunque persona più importante, sotto qualunque aspetto, di noi qui in Brasile è molto forte. A prima vista può sembrare solo un modo "gentile" di questo popolo, che è risaputo poco "briguento", ma forse c'è sotto qualcosa di più profondo.
    Per quanto riguarda noi italiani fosse noi ci arrabbieremmo molto di più, ma alla fine anche noi cosa potremmo fare?

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