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lunedì 24 giugno 2013

È finita la favola del Brasile?



Sembrava l'Eldorado prossimo venturo con tassi di crescita del 3% quest'anno e del 4% nel 2014 ma la corsa potrebbe fermarsi sull'onda delle proteste sociali di massa contro i Mondiali di calcio dell'anno prossimo che si terranno in Brasile. Pare un'assurdità che proprio i brasiliani protestino per una manifestazione di calcio, la religione laica del paese, ma a quanto pare il pallone non è più l'oppio dei popoli. Anzi addirittura i poveri della favelas brasiliane lo contestano come possibile causa del dissesto dei conti pubblici come avvenne per le Olimpiadi greche del 2004. Un azzardo pagato da Atene duramente con l'austerità e sacrifici per tutti in sei anni di recessione di fila. Il Brasile è un Brics in difficoltà con le luci di emergenza accese a bordo strada in attesa di superare il momento difficile.

L'Fmi stima che l'economia indiana crescerà ad un tasso del 5,7% nel 2013 e 6,2% del 2014, a un ritmo più lento di espansione rispetto agli anni precedenti. Le cause del rallentamento dell'elefante indiano sono tutte ascrivibili a meccanismi interni: il Parlamento di New Delhi sembra paralizzato, le riforme economiche sono in stallo prima ancora di decollare, la famosa burocrazia indiana resta molto forte e il governo è spesso afflitto da scandali di corruzione. Qualcuno può dire che una crescita del 5% è un tasso rispettabile, ma non per l'India e la sua enorme popolazione. Insomma un altro Brics in affanno. Un consiglio: meno litigiosità sui lagunari italiani e più cooperazione internazionale.

Una crescita di tutto rispetto dell'8% nel 2013 e dell'8,3 nel 2014 dovrebbe essere considerata un obiettivo di prima grandezza. Ma non certo per la Cina, dove non ci sono solo le forti perplessità internazionali per la validità dei dati economici ufficiali, ma anche il timore che l'economia potrebbe rischiare un rallentamento eccessivo (hard landing) senza che il modello di sviluppo, oggi puntato sull'export e investimenti, possa gradualmente volgere sullo sviluppo anche dei consumi interni. Sullo sfondo c'è anche il rischio ricorrente dello scoppio della bolla immobiliare. La Cina comunque rischia di uscire dai Brics per entrare nel girone delle economie sviluppate.

Arrivano brutti segnali dal Sudafrica. Il gigante del "Continente nero" soffre di un forte rallentamento della crescita economica, una crescita di appena 0,9% nel primo trimestre del 2013. Difficile arrivare al 2,8% annuo previsto dal Fmi. Gli ultimi brutti dati sull'economia sudafricana (rivisitazione al ribasso delle stime di crescita annuale dal 2,7% al 2,4% e il dato sulla produzione manifatturiera del -7% 1° trimestre del 2013) hanno sollevato parecchie preoccupazioni sebbene il Sudafrica sia saldamente l'economia più integrata del continente africano e come tutto il resto del mondo sta risentendo della lunga crisi economica nata nel 2007 negli Usa con i mutui subprime e la chiusura di Lehman Brother. Negli ultimi tempi la Banca centrale del Sudafrica, la South Africa's Reserve Bank ha deciso di mantenere i tassi al 5%, dicendosi preoccupata per il deterioramento delle stime sullo stato dell'economia nazionale. Il presidente Zuma ha affermato che il rallentamento della crescita sudafricana e le turbolenze nell'industria mineraria stanno minacciando il suo programma di sviluppo. Un altro Brics che ha il motore in panne e ha tradito in parte le speranze di maggiore uguaglianza sociale e pari opportunità che aveva sognato Nelson Mandela.

La crisi russa ha preso il posto di quella dell'Eurozona al vertice annuale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo svoltosi un mese fa a Istanbul. In quell'occasione la Bers ha tagliato, a sorpresa, le previsioni di crescita di Mosca su una previsione di calo nelle esportazioni di materie prime aggiungendo che delle misure radicali sono necessarie per convincere le imprese locali e straniere ad investire nel Paese. Quest'anno la Russia dovrebbe crescere dell'1,8% e non del 3,5 stimato solo quattro mesi fa. Un brutto segnale per il presidente Putin sebbene i ricchi russi siano ancora i migliori clienti in Via Montenapoleone a Milano o in Via Condotti a Roma.Consiglio: passare dal meccanico per rivedere il motore che perde colpi.

Senza fare tanto clamore è arrivata ad essere la sedicesima potenza economica del mondo. I Brics dovrebbero introdurre una nuova "I"a quella dell'India, cioè quella dell'Indonesia. Un paese dalla crescita a dri poco impetuosa: 6,3% nel 2013 e 6.4% nel 2014 secondo l'Fmi. Con 240 milioni di abitanti, l'Indonesia è la nazione più popolosa del mondo islamico e, assieme alle Filippine, nazione cattolica, una delle nuovi «tigri asiatiche». Ricca di forti risorse minerarie, ha anche una notevole domanda interna (un asso nella manica che contribuisce per il 65% al Pil), conti pubblici in ordine (il debito pubblico è al 24% del Pil) e un tasso di disoccupazione al 6,7%). Non a caso il team composto da Confindustria-Abi-Unioncamere- Ice ha organizzato recentemente lì la missione di sistema 2013, portando a Giacarta 57 imprese e otto gruppi bancari italiani. Buon lavoro e buona pesca.

Forza Africa, potremmo dire, il futuro è qui. E' qui che troviamo infatti le economie che crescono ai maggiori ritmi globali: il Ghana (8,3% nel 2012; 7,7% nel 2013), l'Etiopia (7%; 7,6%), la Tanzania (6,8%; 7,3%) e il Mozambico (8,4%; 8,0%). La classe media quella che secondo l'economista Premio Nobel Joseph Stiglitz fa fiorire l'economia, come scrive nel suo ultimo libro "the price of ineguality , sta diventando sempre più numerosa e i mercati si estendono con ampi potenziali per gli investitori internazionali. che infatti non stannoa guardare. In mezzo a questi nuovi concorrenti il Ghana, che nel 2011 è stato il Paese che nell'area aveva segnato il maggiore rialzo del continente con un +14% (dovuto soprattutto alla recente produzione di petrolio,l'oro nero), nel 2013 manterrà comunque una crescita solida, oltre il 7%. Un suggerimento per Jim O'Neill, l'inventore dell'acronimo Brics: da Brics a Grics, con la G di Ghana e la I di Indonesia, visto che tutto passa e nulla resta immutato.

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