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lunedì 15 marzo 2010

Scontrino? No, grazie.


Per noi è una prassi comune ricevere lo scontrino dopo aver fatto qualunque acquisto, anche il più insignificante. Ricordo che a volte, dimenticandomi di prendere la ricevuta fiscale, quella povera cassiera mi correva dietro con lo scontrino in mano gridando: “Signore, lo scontrino!” Noi italiani siamo abituati a chiedere la ricevuta quando compriamo qualcosa, sia che sia un cespo di insalata al mercato che una TV da 42”.

Qui in Brasile è esattamente il contrario: secondo una ricerca fatta dalla CfK, una società internazionale di ricerche di mercato, solo il 44% dei brasiliani chiede lo scontrino quando fa gli acquisti. Inoltre qui è molto facile che lo stesso esercente no faccia lo scontrino. E’ ovvio che se vado alla Carrefour a fare la spesa mi danno la ricevuta fiscale, ma se vado al piccolo supermercato qui all’angolo state pur certi che dopo aver pagato non avrete niente in mano, così come quando vado al bar a bere qualcosa, o dal parrucchiere a tagliarmi i capelli o qualunque altra attività commerciale. E’ ovvio che in questo modo chi ci guadagna è l’esercente, perché non avendo nessun documento fiscale può dichiarare, ammesso che lo dichiari, qualunque cifra.

Per questo motivo lo Stato di Sao Paulo ha inventato la Nota Fiscal Paulista. E’ una cosa molto semplice: ogni volta che si fa un acquisto bisogna chiedere di “collocar il CPF na nota” (il CPF è un documento molto importante qui in Brasile, tipo il nostro Codice Fiscale). Perché fare questo? Perché in questo modo il consumatore ha una piccola percentuale sull’imposta che paga il commerciante. Cercherò di spiegarmi meglio: il commerciante quando acquista qualcosa paga una tassa, il ICMS, più o meno simile alla nostra IVA, che varia dal 7 al 12%. Una parte di questa tassa (non so dire la percentuale esatta ma arriva fino al 30%) viene devoluta all’acquirente che ha comprato quel articolo. Quindi se io compro qualcosa e dico di mettere il mio CPF alla fine avrò qualche soldino in tasca! Poca cosa, molto poca. E’ una percentuale su una percentuale. Però in questo modo sono incentivato a chiedere lo scontrino.

Ma torno a dire una cosa: questa iniziativa dello Stato di Sao Paulo è nata sia per combattere l’enorme evasione fiscale di questo Paese, ma anche per abituare i brasiliani a chiedere lo scontrino. E’ uno strano Paese questo. I brasiliani sanno che i commercianti rubano molto non dichiarando quello che vendono, ma non fanno nulla per combattere questa truffa quotidiana. Ma qui è normale questo. Pensate una cosa: ho una amica che vende vestiti. Avrà un negozio, penserete voi. No. Nel garage di casa sua invece di mettere la macchina a messo qualche scaffale con dei vestiti nuovi e usati, un tavolino, una sedia, qualche piccolo complemento e vende la sua mercanzia. Ovviamente senza licenza. Ovviamente senza dichiarare niente. Perché qui è così. Non solo: siccome vendeva poco suo fratello decise di aiutarla facendo in casa prodotti di pulizia (sì, avete capito bene: in casa lui faceva detergenti, disinfettanti e altri prodotti simili) per poi venderli nella loja di sua sorella. E’ servito qualche permesso per produrre prodotti chimici in casa? Certamente no. Posso vendere vestiti e prodotti chimici nello stesso tempo? Qui sì. E se le cose non andavano ancora bene non era un problema. Avrebbe smesso di vendere vestiti e avrebbe venduto caramelle e dolci confezionati! Proprio così.Tu puoi partire oggi vendendo una cosa senza chiedere nessun permesso o licenza. Se poi le cose non vanno bene puoi benissimo cambiare genere quando vuoi senza problemi.

E’ ovvio che non è così per tutti. I negozi che vedete nei Centri Commerciali e nelle grandi avenidas pagano imposte e sono tutti in regola, ma la maggior parte dei negozietti che vedete nelle stradine secondarie sono come quelli che ho descritto. Ora non sta a me giudicare ciò che è giusto o sbagliato.E’ ovvio però che in questo modo l’evasione fiscale di questo Paese sarà sempre a livelli esageratamente grandi. Ma sembra che questo non interessi molto.

Un’ultima cosa a carattere economico: se comprate un articolo che costa 9.99 R$ non aspettatevi 1 centesimo di resto. Qui non esiste 1 centesimo. O meglio, esiste, ma se chiedo a mia moglie perché non lo danno di resto lei dice che siccome non ha nessun valore il commerciante non lo da. Ora, è vero che un centesimo di Real vale veramente poco, ma è sempre qualcosa, pur se piccolo di valore. E poi in ogni caso è una cosa che è MIA, è mio diritto avere questo centesimo, poi sta a me decidere che valore dargli. E inoltre, pensate ai commercianti, pensate a tutti i centesimi che non danno di resto ma si tengono in tasca (perché il commerciante è furbo, non è bobo come chi compra, sa dare il valore ai soldi). Alla fine dell’anno sarà una bella sommetta, non siete d’accordo? Ma provate a spiegare questo al brasiliano comune. Per lui sarà ancora certo non avere il centesimo di resto, perché… fazer o que?

Franco
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2 commenti:

  1. Franco, e la prima volta che scrivo sul tuo interessante blog, e a proposito della nota fiscal, anche qui nel Cearà esiste io e mia moglie con gli scontrini del 2009 a oggi e abbiamo raggiunto la somma di poco più di 30.000R$ e la percentuale che il SEFAZ è del 2% e te li depositano direttamente sul conto dopo che tu gli hai consegnato gli scontrini e ci hanno dato 600R$, mica poco!!! certi ci vuole un poco di pazienza ad inserire i dati on-line ma secondo me ne vale la pena!!! PS è veramente dura farsi dare gli scontrini, ma quando facciamo delle spese consistenti chiediamo prima se rilascia la nota fiscal, altrimenti ce ne andiamo......
    Ciao Daniele G

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  2. Caro Daniele,
    grazie per ritenere interessante il mio blog. Faccio quello che posso per descrivere e commentare quello che vedo e quello che penso.

    Certo che 600 R$ non sono pochi, specialmente pensando che li hai avuti senza fatica e facendo il tuo dovere. Continua così!

    Ciao!

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