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venerdì 29 gennaio 2016


Forse posso sembrare pessimista, o il tipico uccello del malaugurio, ma da quanto sembra non sono l'unico a pensarla in questo modo. È un brutto periodo per il Brasile, sia a livello economico, politico e sociale. Ma il carnevale é alle porte, e niente potrá fermare l'allegria dei brasiliani. Beati loro!

A revista britânica "The Economist" publica reportagem na edição desta semana para atualizar o difícil cenário político e econômico do Brasil. Com o título "Festejando no precipício", a publicação diz que o feriado de Carnaval não vai proporcional nenhuma pausa na crise do País que sofre com o aprofundamento da situação política e econômica e ainda tem de lidar com o surto do zika vírus.

Apesar de reconhecer que a estabilidade do juro há poucos dias era justificada, a revista também critica a estratégia de comunicação do Banco Central que sinalizou manutenção do juro a poucas horas da reunião de janeiro do Comitê de Política Monetária (Copom). "Em vez de apoiar a credibilidade financeira do Brasil, o BC conseguiu prejudicar ainda mais".

A reportagem nota que outros problemas econômicos continuam crescendo no Brasil e apenas no ano passado 1,5 milhão de trabalhadores foram demitidos das empresas. Neste ano, a revista diz que outro 1 milhão de empregados podem perder o trabalho. Enquanto ainda tem de lidar com a ameaça de impeachment, a presidente Dilma Rousseff e o novo ministro da Fazenda, Nelson Barbosa, tentam avançar com as reformas. Alas do PT, porém, já demonstraram ser contrárias à intenção de aumento da idade mínima para aposentadoria, diz a Economist.

Fonte: Estadão


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mercoledì 27 gennaio 2016


Penso che la notizia abbia fatto il giro del mondo e che non ci sia stato quotidiano o notiziario che non ne abbia parlato. Mi sto riferendo alla visita a Roma del presidente iraniano Hassan Rouhani, o per meglio dire, sulla "censura" applicata alla sua visita ai Musei Capitolini. Qualcuno, ma ancora non si capisce chi, ha avuto la geniale idea di coprire alcune statue 'nude" con alcuni scatoloni, per rispetto al credo islamico del presidente iraniano. Quindi fatemi capire: l'Italia é famosa in tutto il mondo per i suoi tesori artistici e noi, invece di mostrarli con orgoglio, li nascondiamo solo perché qualcuno, essendo di una religione diversa, potrebbe scandalizzarsi, sentirsi oltraggiato o in qualche modo turbato. Io critico molto il Brasile per tanti motivi ma l'Italia sta diventando sempre peggio. Qui proprio rasentiamo la follia. È la stessa cosa quando leggo di qualche preside "coscienzioso' che decide di togliere i crocefissi dalle scuole perché potrebbero disturbare chi crede in un'altra religione. Solo che in questo caso a me sembra peggio. 


Statue «nude» coperte per Rouhani, Palazzo Chigi avvia indagine interna 

Scontro a distanza con la Sovrintendenza sulle responsabilità. Franceschini: «Eravamo all’oscuro. Scelta incomprensibile, c’erano altri modi per non offendere il nostro ospite»


di Alessandro Sala 


La scelta di coprire le statue «nude» dei Musei Capitolini, in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani, non era stata avallata dal governo. Anzi, l’esecutivo non ne era affatto a conoscenza. Lo ha precisato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini all’indomani delle polemiche sull’operazione di camouflage delle sculture che hanno avuto una risonanza internazionale conquistando le homepage dei siti internazionali e ,in alcuni casi, le prime pagine dei quotidiani. «Di quella scelta non era informato il presidente del Consiglio né lo era il sottoscritto — ha detto Franceschini, che in mattinata ha accompagnato Rouhani a visitare il Colosseo —. Penso che ci sarebbero stati altri modi per non andare contro la sensibilità di un ospite straniero così importante, senza quest’incomprensibile scelta di coprire le statue». Ma dalla Sovrintendenza capitolina è arrivata una secca replica sull’accaduto: «Dovete chiedere alla Presidenza del Consiglio. La misura non è stata decisa da noi, è stata un’organizzazione di Palazzo Chigi, non nostra». Al Corriere.it il ministro ha poi precisato: «Non ho mai parlato di responsabilità della Soprintendenza capitolina. E’ evidente che c’è stato qualche eccesso di zelo da parte di funzionari delle strutture dell’esecutivo competenti per eventi di questo tipo, che hanno deciso senza informare, come ho detto, né il premier né me». Il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, ha avviato un’indagine interna per potere accertare le responsabilità anche se nel mirino sembra già esserci Ilva Sapora, che dal 2013 dirige il Cerimoniale della Presidenza del Consiglio. 

Rouhani: «Gesto ospitale, grazie Italia» 

Lo stesso Rouhani, sollecitato dai cronisti in conferenza stampa, aveva cercato di minimizzare la vicenda, parlando di «questione giornalistica» e spiegando che «non ci sono stati contatti preventivi a questo proposito». «Posso dire solo che gli italiani sono molto ospitali — ha commentato — perché cercano di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti. E li ringrazio per questo». Un gesto, insomma, che non è passato inosservato. Anche perché al Corriere risulta che ci sia in realtà stato un sopralluogo dello staff di Rouhani ai Musei Capitolini e che solo in seguito sia stata presa la decisione di oscurare le nudità delle sculture. 

«Licenziare il responsabile»

Dura invece la reazione del Codacons, che ha chiesto che il responsabile dell’iniziativa sia subito allontanato «per i gravi danni all’onore e all’immagine di Roma e dell’intera Italia, e per la figuraccia cagionata al Paese a livello mondiale» e che i costi relativi alla copertura delle statue siano messi interamente a suo carico: «Inoltreremo oggi stesso un esposto alla Corte dei conti» ha spiegato il presidente Carlo Rienzi. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che parla di «prostituzione culturale» nei confronti di Rouhani («un personaggio che nel suo Paese applica la pena di morte, che minaccia la libertà e la vita di Israele»), ha invece presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio «perché siano resi noti tutti i nomi della banda di idioti che ha ordinato la copertura delle statue». E il capogruppo azzurro Renato Brunetta: «La Sovrintendenza capitolina sbugiarda Renzi. Figuraccia mondiale, vergogna». Alessandro Di Battista, del direttorio del M5S, via Twitter paragona la vicenda al caso dei funerali del boss dei Casamonica dello scorso agosto: «Governo indignato ma zero responsabilità, alla fine pagherà il custode». Non usa giri di parole il governatore lombardo, il leghista Roberto Maroni: «Una vera figura di m... internazionale».

Fonte: Corriere.it
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martedì 26 gennaio 2016


Va sempre meglio questo Brasile. Economia in declino, inflazione alta, percentuale di disoccupati che inizia a preoccupare... e i soliti problemi, come violenza, sanitá ed educazione, invece di migliorare col tempo vanno sempre peggio. Va be', c'é chi dice che questo sia un paese meraviglioso, saró io a vedere solo cose negative.

Em dois anos, o Brasil passou a ter cinco cidades a mais na lista das 50 mais violentas do mundo, divulgada pela ONG mexicana Conselho Cidadão para a Segurança Pública e Justiça Penal nesta segunda-feira (25). O país aparece agora com 21 cidades na lista. Em 2014, 16 cidades brasileiras faziam parte da lista mundial.
O ranking apontou Caracas, capital da Venezuela, como a cidade mais violenta do mundo. Fortaleza, que ficou na 12ª colocação geral, foi a líder em mortes violentas no Brasil.
O destaque negativo no país é a região Nordeste, que aparece com um quarto dos municípios mais violentos do planeta.
Para fazer o cálculo do ranking, a entidade usa a taxa de número de homicídios por cada 100 mil habitantes. A pesquisa avalia apenas os municípios com mais de 300 mil habitantes.

Mudanças

No levantamento de 2014, Maceió era a líder nacional. A capital alagoana agora é a quinta menos segura do país.
Belo Horizonte foi a única cidade nacional a deixar a lista de 2014. A outra diferença positiva é que, em 2014, o Brasil tinha três das 10 mais violentas, e agora nenhuma aparece nesta faixa.
Na lista divulgada nesta segunda, Fortaleza aparece com taxa de homicídio de 60,77 --praticamente a mesma de Natal (60,66) e da Grande Salvador (60,63).
A região Nordeste, por sinal, é a que tem mais cidades no ranking –além das nove capitais, completam a lista Campina Grande (PB) e Feira de Santana e Vitória da Conquista (ambas na Bahia). Em 2014, eram nove cidades nordestinas na lista:Teresina, Feira de Santana e Vitória da Conquista não estavam.
No ranking mundial, a capital venezuelana (com taxa de 119,8 assassinatos por cada 100 mil habitantes) tomou o lugar de San Pedro Sula, em Honduras, que liderava o ranking desde 2012 e, agora, tem índice de 111,03 mortes por 100 mil pessoas.
O relatório cita que, apesar de o Brasil ser o país com mais cidades na lista, as taxas das oito da Venezuela chamaram mais a atenção. "O nível de violência nas cidades de 300.000 ou mais habitantes é maior na Venezuela. No Brasil, a taxa média foi de 45,55 homicídios por 100 mil habitantes, enquanto isso na Venezuela foi 74,65", destaca José Antonio Ortega Sánchez, presidente da ONG mexicana.
Além dos munícipios do Brasil e da Venezuela, completam a lista cinco cidades do México, quatro da África do Sul e dos Estados Unidos, três da Colômbia e duas de Honduras.

Cidades mais violentas no Brasil*:

12º Fortaleza - 60,77
13º Natal – 60,66
14º Salvador (e Região Metropolitana) – 60,63
16º João Pessoa – 58,40
18º Maceió – 55,63
21º São Luís – 53,05
22º Cuiabá – 48,52
23º Manaus – 47,87
26 Belém – 45,83
27º Feira de Santana (BA) – 45,50
29º Goiânia (e Aparecida de Goiânia) – 43,38
30º Teresina – 42,64
31º Vitória – 41,99
36º Vitória da Conquista (BA) – 38,46
37º Recife – 38,12
38º Aracaju – 37,70
39º Campos dos Goytacazes (RJ) – 36,16
40º Campina Grande (PB) – 36,04
43 Porto Alegre – 34,73
44º Curitiba – 34,71
48º Macapá – 30,25

*taxa por cada 100 mil habitantes
Fonte: UOL
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mercoledì 20 gennaio 2016


Nella classifica dei Paesi più sani del mondo redatta da 'Bloomberg' l'Italia è seconda dopo Singapore [P.S. il Brasile é 70°]. La classifica è stilata usando i dati delle Nazioni Unite, dell'Oms e della Banca mondiale. Mentre il punteggio finale per certificare la buona salute della popolazione si basa su alcuni fattori tra cui l'aspettativa di vita alla nascita e le principali cause di morte. Tra i fattori sono stati inseriti la percentuale di fumatori giovani, il numero di persone con il colesterolo alto e il livello di diffusione delle vaccinazioni.

World Rankings of Healthcare Systems

Come si è visto, l'Italia ha uno dei sistemi sanitari più efficienti al mondo ... sono arrivati al terzo posto in questa classifica. E che ci crediate o no, il sistema di assistenza sanitaria universale italiano è stato effettivamente sempre meglio di anno in anno. Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia ha ristabilito il suo sistema di sicurezza sociale, compresa una assicurazione sanitaria sociale amministrato da "casse malattia". Nel 1970, le casse malattia quasi andò in bancarotta. Nel 1978, il governo ha istituito il SSN (Servizio Sanitario Nazionale), la versione italiana di un Servizio Sanitario Nazionale, finanziato da tasse e comprendente una copertura universale - fornire assistenza sanitaria a tutti i cittadini e residenti da un sistema misto pubblico-privato. La parte pubblica è il servizio sanitario nazionale, Sistema Sanitario Nazionale (SSN), sotto il Ministero della Salute, ma amministrato da ciascuna Regione. I medici di famiglia sono interamente a carico del SSN, devono offrire la visita per almeno cinque giorni alla settimana e hanno un limite massimo di 1500 pazienti. I pazienti possono scegliere il proprio medico. I farmaci vengono prescritti dal medico di famiglia e sono per lo più a carico del SSN, con il paziente pagando solo un ticket, a seconda del farmaco e il reddito del paziente. Nella maggior parte delle regioni, i poveri ricevono farmaci gratuitamente. Se uno specialista o un test diagnostico sono prescritti dal medico di famiglia, il ticket è solo circa € 40 per la maggior parte - ancora una volta, i poveri pagano nulla. I tempi di attesa per gli specialisti può essere ovunque da un paio di settimane ad alcuni mesi, a seconda della struttura. Ambulatori e ricovero forniti dagli ospedali pubblici o privati sono completamente gratuito per tutti, indipendentemente dal reddito. Per la chirurgia elettiva i tempi di attesa possono essere di diversi mesi nelle grandi centri cittadini. I servizi di emergenza in Italia sono forniti da volontari e servizi privati. È possibile ricevere il servizio di emergenza in Italia componendo 118. Ambulanze e trattamento sono gratuiti. Il Pronto Soccorso è fornito da tutti gli ospedali pubblici e completamente gratuito per tutti, cittadini, turisti, anche clandestini e irregolari. Se l'emergenza non è in pericolo di vita, è necessario pagare un ticket. Le stanze di degenza hanno normalmente da tre a sei posti letto e non hanno la TV o telefono. Buono come sistema sanitario, il reclamo più comune sono le lunghe file e tempi di attesa per alcuni esami o visite specialistiche. Ma la maggior parte sembrano molto soddisfatti con la cura reale che ricevono dai loro medici e per l'aspetto universale del sistema.

Altri motivi per cui gli italiani sono più sani

Naturalmente, uno dei motivi principali per gli italiani stare così in buona salute è il loro modo di mangiare. Vi è la dieta mediterranea in sé, pesce, verdure fresche, frutta e l'uso di olio d'oliva in cucina. La carne in Italia non viene mangiata in grandi quantità, come negli Stati Uniti e la quantità di grasso nelle carni che preferiscono è anche poca. La carne viene mangiata come un corso indipendente in piccole quantità, se non del tutto. La carne magra di maiale è popolare, cosí come il pollo e altre carni bianche. Le bevande alcoliche sono in genere bevute durante i pasti. E, naturalmente, ci sono i benefici per la salute che molti studi hanno attribuito nell’aggiungere una moderata quantità di vino rosso nella propria dieta. In generale, la dieta mediterranea, specialmente con l'uso di olio (un grasso monoinsaturo) sopra il burro, è considerato salutare da molti studi. Le persone che fanno uso di olio d'oliva tendono ad avere un fattore di rischio più basso di entrambi gli attacchi di cuore e ictus. Un altro componente sano della dieta italiana è l'aglio ... e non solo per mantenere i vampiri via. L'aglio abbassa il rischio di malattie cardiache, abbassa la pressione sanguigna e previene ictus. Ha anche un alto contenuto di antiossidanti, considerati aiutanti nella prevenzione della malattia di Alzheimer.  Anche pasta e pizza sono mangiati in modo diverso in Italia. Gli italiani mangiano pizze semplici con condimenti più sani - non sovraccaricato come pizze americane [o brasiliane]. La maggior parte delle famiglie in Italia mangiano il pasto in famiglia insieme allo stesso tempo. Forse questo promuove un senso di benessere e offre un senso di comfort per la famiglia.  Un motivo in più per cui gli italiani potrebbero essere vivono più a lungo è l'esercizio insita nella loro routine quotidiana. Molti italiani nelle città di tutta Italia fanno una passeggiata dopo cena, di solito con i membri della famiglia. Inoltre, il numero di colline e di passi che molti italiani devono affrontare nella loro vita quotidiana è molto più che negli Stati Uniti. Molte delle città italiane sono state costruite in un nell'era feudale, in cima alle colline e scogliere per la protezione della propria comunità. Ciò significa che la maggior parte delle città sono molto collinose e hanno migliaia di gradini e pendenze. Mi ha stupito quando ho visto ottuagenari con bastoni andare al negozio di alimentari per fare la loro spesa quotidiana. Considerate questo vecchio detto italiano ... La salute prima di tutto! 






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martedì 19 gennaio 2016


Una bella notizia. Forse non tanto importante per alcuni, ma a me piace. Speriamo che continui di questo passo.

Il paese della bistecca e della mortadella, di capitoni in umido e bollito, tortellini e pasta con le sarde, sta cambiando la propria alimentazione. Da nicchia, i vegetariani stanno man mano diventando una fetta importante della popolazione italiana: secondo l’AVI (Associazione Vegetariana Italiana), coloro che hanno escluso carne e pesce dalla dieta sono circa il 10% dei cittadini, e l’Italia è “il secondo stato vegetariano dopo l’India”. Ma anche stando alle cifre molto meno ottimistiche dell’Eurispes (Rapporto Italia 2012), sono comunque più del 3%, pari ai cittadini di Milano e Firenze messi insieme. A questo nuovo tipo di alimentazione è dedicato, da alcuni anni, l’intero mese di ottobre: 31 giorni di incontri e iniziative in tutto il mondo, Italia compresa, per incoraggiare un’alimentazione all’insegna di cereali, verdura e legumi.  

Ma torniamo alle percentuali. A cosa si deve tanto successo? “E’ tutta colpa nostra!”, risponde ridendo Carmen Nicchi Somaschi, presidente dell’AVI, che quest’anno ha compiuto sessant’anni. “Abbiamo lavorato molto per informare le persone sulla scelta vegetariana, e grazie a Internet, negli ultimi anni siamo riusciti a far arrivare le informazioni a un gran numero di persone”. Negli ultimi decenni, però, è tutto il Paese che si è trasformato: sono aumentate le associazioni animaliste, e l’universo dell’ecologismo e del pacifismo si è orientato verso l’alimentazione vegetariana e, in certi casi, vegana (quella cioè che esclude ogni cibo di origine animale). “Da parte degli italiani c’è stata una forte presa di coscienza”, su cui, ultimamente, ha pesato anche la crisi: “Quando le cose non vanno bene si inizia a farsi delle domande, le difficoltà, anche economiche, sono un momento di crescita”. Secondo l’Eurispes, le motivazioni della scelta vegetariana o vegana riguardano l’attenzione per la salute (43,2% dei casi), ilrispetto per gli animali, contro il loro sfruttamento da parte dell’uomo (29,5%), e la tutela dell’ambiente (4,5%).  

I servizi per chi ha escluso carne e pesce dalla dieta negli anni sono aumentati, anche se molto c’è ancora da fare. “Trent’anni fa era difficile andare controcorrente. Si faticava a trovare prodotti ad hoc, come il formaggio con caglio vegetale, o mense e ristoranti con piatti vegetariani”. Le cose sono poi andate migliorando, soprattutto per quanto riguarda aziende e ristoranti: “Il settore privato si sta evolvendo molto. Lavoro con molte aziende di ristorazione, cercando di trovare soluzioni perché il loro menù accontenti vegetariani e non”. E i primi risultati si vedono: “All’hotel Hilton di Milano sono stati organizzati corsi di alimentazione vegetariana per chef e personale, in modo che un cliente vegetariano possa avere a disposizione dei piatti diversi, e non sempre pasta o formaggio”. Inoltre, il lavoro dell’AVI è spesso quello del dialogo con le aziende: “Cerchiamo di studiare con loro prodotti adatti anche a chi non mangia carne e pesce. Con Autogrill, per esempio, abbiamo studiato un panino per vegetariani e vegani, con Ikea un intero menù. Mentre confrontandoci con Barilla, abbiamo ottenuto che lo strutto fosse eliminato dai loro tipi di pane”.  

Le cose sono più complicate nella ristorazione pubblica: “Le mense di scuole, ospedali, uffici e imprese raramente sono disponibili a offrire pasti per i vegetariani, anche se nella nostra tradizione mediterranea ci sarebbero molte pietanze adatte ai vegetariani. All’estero, al contrario, dove c’è una tradizione culinaria diversa, si sono messi a punto dei menù ad hoc”. In molti casi, basterebbero pochi semplici accorgimenti: “Pensiamo al risotto, per esempio: se si prepara con il brodo vegetale piuttosto che con quello di carne, diventa un piatto per tutti”. E aiuterebbe anche inserire l’obbligo di pasti vegetariani nei capitolati, “così come accade per i piatti senza carne di maiale preparati per i cittadini musulmani. Perché, se garantiamo pasti diversi per motivi religiosi, non lo facciamo per motivi etici?”.  

L’AVI aveva anche in cantiere una petizione per sancire, tramite una legge dello Stato, il diritto ai pasti vegetariani: “Ma dopo la raccolta firme, la cosa si è arenata tantissime volte. L’ultima, definitiva, nel 2007-8. Forse l’argomento tocca grandi interessi, che erano contrari a una norma simile”. 

Al di là della dieta, AVI sta anche lavorando per creare una mostra museo sul vegetarianesimo e salvaguardare le antiche varietà di piante e semi: “Stiamo mettendo a punto un progetto chiamato Veg Valley, che si propone di sostenere quelle piccole aziende agricole decise a riscoprire le sementi dimenticate”, coltivando la terra con metodo biodinamico e zero concimi animali.  

Fonte: La Stampa
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domenica 17 gennaio 2016


Secondo questa notizia, pur non essendo una dichiarazione ufficiale, la Microsoft non ha ancora messo in commercio in Brasile i suoi nuovi smartphone per la crisi che si sta sviluppando in questo paese e per i prezzi di vendita che diventerebbero proibitivi per la maggior parte dei brasiliani. Evidentemente non sono il solo che afferma che i prezzi in Brasile, specialmente per i prodotti elettronici, siano follemente cari, e ora sembra che anche all'estero si siano accorti di questo "piccolo" problema. Solo a titolo di cronaca in Italia, da Uniero, il Lumia 950 XL viene venduto a € 629,00, il Lumia 950 a € 509,00 e il piú 'piccolino" 550 a € 139,00,

Microsoft Lumia 950, 950 XL e 550 non disponibili in Brasile a causa della crisi

I nuovi Microsoft Lumia 950, Lumia 950 XL e Lumia 550 non sono ancora stati residisponibili all’acquisto in Brasile a causa, secondo alcune indiscrezioni, della pesante crisi economica che sta colpendo il Paese. Scopriamo tutti i dettagli.
Il Brasile è un Paese molto grande ed è stato sempre un ottimo mercato per la divisione Mobile di Microsoft grazie alla numerosa popolazione. Gli ultimi smartphone presentati dall’azienda a ottobre durante il suo evento di New York, ossia il Microsoft Lumia 950, il Lumia 950 XL e il Lumia 550, non sono ancora disponibili all’acquisto in Brasile. La probabile causa potrebbe essere la rilevante crisi economica che sta colpendo il Paese.
La moneta Brasiliana, il Real, ha subito una forte svalutazione confronto al dollaro americano, per cui i prezzi degli smartphone di Microsoft potrebbero essere molto più elevati per il paese del Sud America. Un altro problema riguarda i dazi per le importazioni dato che gli smartphone non vengono prodotti in Brasile. Considerando tutti questi fattori il Microsoft Lumia 950 potrebbe arrivare a costare anche 4.000 Real, corrispondenti a circa 1.000$, pari a circa 5 volte il salario minimo medio del Paese.
Non si tratta di dichiarazioni ufficiali ma semplicemente di rumors che, considerando la reale situazione economico-finanziaria del Brasile, potrebbero essere fondati. Numerose imprese si stanno scontrando con questi problemi mentre la crisi continua a dilagare.
Secondo voi Microsoft dovrebbe abbassare i prezzi per il mercato del Brasile? E per il mercato italiano?

Fonte: TuttoWindows
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lunedì 11 gennaio 2016


Secondo la multinazionale Bloomberg il Brasile, nel 2016, avrà il 75% di possibilità di entrare in recessione. La sua economia viene considerata tra le peggiori del mondo, dietro solo a quella del Venezuela. Sarà così come questi esperti dicono? Ci vivrà vedrà. Nel frattempo é morto David Bowie, e ora ci guarderà dall'alto insieme ai vari Jim Morrison, Freddy Mercury e tanti altri. E Wagner Moura, il bravo attore brasiliano, non é riuscito a vincere il Golden Globe. Ma com'é che questi brasiliani non vincono mai niente?

Nel club delle peggiori economie entrano anche Svizzera e Finlandia, mentre Taiwan rischia a sorpresa il tracollo. L'Italia vista in crescita dell'1,3%, ma c'è ancora il 13% di possibilità di scivolare nuovamente in recessione

C'è tanta America Latina nella classifica dei Paesi che registreranno le peggiori performance nel corso dell'anno appena iniziato: questa classifica al contrario redatta da Bloomberg premia infatti il Venezuela, alle prese con una difficilissima situazione politica e il crollo del petrolio, sul quale si fonda gran parte del bilancio dell'economia chavista. Gli economisti intervistati dall'agenzia finanziaria Usa attribuiscono a Caracas un -3,3% alla fine dell'anno, il peggior andamento tra le 93 economie monitorate.

Alle sue spalle, ci sarà il Brasile che attraversa una crisi di credibilità per gli scandali legati alla corruzione, poi la Grecia che dovrà a breve ridiscutere il taglio del suo debito (mentre Tsipras cerca di far approvare le riforme interne ai creditori), e quindi la Russia martoriata prima dalle sanzioni legate alla guerra in Ucraina e all'espansione in Crimea, poi dal crollo dei prezzi energetici.


Tra le economie avanzate che forse in pochi penserebbero di trovare nel gruppo dei peggiori, ci sono anche la Svizzera e la Finlandia: la prima paga il rafforzamento del franco, dopo che si è rotto il cambio fisso con l'euro, mentre la seconda rappresenta un unicum nel panorama felice del Nord Europa e da tempo versa in condizioni difficili.


L'analisi non si limita però a indicare un possibile andamento delle principali economie durante il nuovo anno. Investiga anche la possibilità che i Paesi, a un certo punto nel corso dei prossimi dodici mesi, si trovino in recessione. Ebbene, non mancano alcune sorprese: Taiwan è tra le economie accreditate più o meno di una possibilità su due di scivolare in recessione nel 2016. Per il Brasile, la possibilità arriva addirittura al 75%. Ma non mancano alcune chances per la Francia (10%) o per la stessa Italia (13%), che pure dovrebbe crescere dell'1,3% alla fine dell'anno.


Ecco infine l'elenco completo delle previsioni e delle possibilità di recessione nel corso del 2016



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giovedì 7 gennaio 2016


Interessi quasi al 400%... benzina annacquata che sfiora i R$ 4,00 al litro... il biglietto dell'onibus superlotado quasi a R$ 4,00... il pane che supera gli R$11,00 al chilo... le patate a quasi R$ 9,00 al chilo... avanti dai, ditemi che questo é un país maravilhoso!



Houve de novo alta em todas as linhas para as pessoas físicas; no cartão de crédito, juro subiu para 399,84% ao ano

As taxas de juros das operações de crédito para pessoas físicas e jurídicas subiram em dezembro pelo 15º mês consecutivo e renovaram os maiores patamares desde 2009, segundo pesquisa da Associação Nacional dos Executivos de Finanças, Administração e Contabilidade (Anefac).

No caso das pessoas físicas, novamente houve aumento nos juros em todas as seis linhas pesquisadas (juros do comércio; cartão de crédito rotativo; cheque especial; CDC-bancos-financiamento de veículos; empréstimo pessoal-bancos; e empréstimo pessoal-financeiras). O juro médio subiu 0,13 ponto porcentual (pp) em dezembro ante novembro, para 7,56% ao mês (139,78% ao ano), o maior nível desde janeiro de 2009.

No cartão de crédito, a taxa subiu 0,41 pp, para 14,35% ao mês (399,84% ao ano) em dezembro, o maior nível desde outubro de 1995. Em relação aos juros do comércio (crediário), houve alta em todos os 12 tipos de lojas pesquisadas, com a média geral subindo 0,05 pp, para 5,50% ao mês (90,12% ao ano). A taxa mais alta foi registrada em Minas Gerais, com 5,61% ao mês (92,51% ao ano). Nos financiamentos de veículos, o prazo médio se manteve em 36 meses.

Entre as pessoas jurídicas, houve alta nas três linhas (capital de giro; desconto de duplicatas; e conta garantida). O juro médio avançou 0,05 pp no mês passado ante o anterior, para 4,27% ao mês (65,16% ao ano), o patamar mais alto desde fevereiro de 2009.

No caso da conta garantida, a taxa subiu 0,10 pp, para 7,30% ao mês (132,91% ao ano), o maior patamar desde setembro de 1999.

Cenário. Segundo a Anefac, as altas podem ser atribuídas a alguns fatores, como o cenário macroeconômico que aumenta o risco de elevação da inadimplência e o avanço das taxas de juros futuros por conta da turbulência política e econômica. "A tendência é de que as taxas de juros das operações de crédito voltem a ser elevadas nos próximos meses", diz a entidade.



A Anefac lembra que, considerando todas as elevações da Selic promovidas pelo Banco Central desde março de 2013, houve aumento de 7,00 pontos porcentuais (ou alta de 96,55%) na taxa básica de juros, para o nível atual de 14,25% ao ano. No mesmo período, a taxa de juros média para pessoa física apresentou elevação de 51,81 pp (+58,90%). Já na pessoa jurídica houve alta de 21,58 pp (+49,52%).

Fonte: Estadão
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martedì 5 gennaio 2016


Molta gente mi accusa di essere ipercritico verso questo paese (che, torno a dire, é il paese in cui vivo e non dove sono ospite) e che vedo solo gli aspetti negativi e mai quelli positivi. Ora, non é questa la sede adatta per entrare in dettaglio su questo argomento, ma posso dire che questo blog é nato inizialmente con lo scopo di mostrare le differenze culturali e sociali tra il Brasile e l'Italia, concentrandomi peró sugli aspetti del Brasile che il classico turista non puó vedere. Penso che sia inutile dire che in Brasile ci siano spiagge bellissime e donne sensuali, questo lo sanno giá tutti. Chi ha intenzione di venire a vivere in questo paese ha bisogno di altre informazioni, ed é quello che cerco di fare fin dall'inizio. So benissimo che questo mio modo di pensare e di agire dá fastidio a molta gente ma, torno a dire, se qualcuno vuole leggere le classiche cose sul Brasile in rete puó trovare un'infinitá di blog e siti piu adatti alle proprie aspettative.

Il problema di fondo forse non é che io vedo "solo" aspetti negativi, ma che ne vedo molti. In ogni situazione e circostanza. Quindi perché non parlarne?

In ogni caso a me sembra che questo paese vada sempre in peggio, e badate bene che non sono affatto un pessimista. Ho un carattere che anche nelle peggiori delle situazioni riesco sempre a vedere una via d'uscita. Quindi é probabile che questa crisi, che alcuni pensano che non esista, prima o poi finirá e tornerá ad essere il "País do Futuro" tanto decantato. Strano peró, perché tutte le notizie che leggo, sia su giornali internazionali che brasiliani, sono allarmanti e per niente ottimistiche. Anche alcuni blog, che fino a poco tempo fa magnificavano questo paese e invogliavano le persone a emigrare, o a perlomeno investire, ora si sono adeguati a questa onda di calma apparente, a questa sensazione di malessere generale che involve tutti noi che abitiamo in Brasile e ora si dimostrano piú cauti nel dire "Venite a vivere in Brasile".

Un'associazione che mi viene spontanea é immaginare il Brasile come l'Africa (e qui qualcuno mi accuserá di preconcetto verso questo grande continente). Sará per le discendenze africane, per il caldo torrido o per alcuni tipici paesaggi, ma sinceramente non vedo grande differenza. È chiaro che non sto paragonando il Brasile con l'Africa, ma sto solo dicendo che ci sono alcune cose che mi ricordano questo continente. Una fra tutte é la «Aedes Aegypti», questa maledetta zanzara che porta solo malattie gravi. Oltre alla dengue e chikungunya ora dobbiamo preoccuparci anche del virus zika. Va bene, qualcuno dirá, sei un un paese tropicale ed é normale che vi siano malattie simili a queste. Ma se si trattasse solo di qualche caso isolato vi darei anche ragione, ma la situazione qui sta diventando preoccupante, e non solo nel Nord-est. Piú che legittima la domanda che si pone il giornalista de "La Stampa": perché il picco di microcefalia si registra solo in Brasile? Sará un caso? Non credo nei casi fortuiti. E di sicuro non possiamo dare la colpa di tutto al governo di Dilma & Co. Quello che so é che cercare di pensare positivo in questo paese diventa sempre piú difficile.

Ha colpito quasi tremila bambini nell’arco di tutto il 2015, quando l’anno prima erano stati solo 147 e nel 2013 appena venti in più: l’epidemia di microcefalia infantile che sta investendo il Brasile non ha precedenti, non ha data di scadenza e, nonostante i quaranta casi di morte già confermati, non ha nemmeno cause certe. Gli esperti, tuttavia, sospettano che la colpa possa essere la puntura delle donne incinte da parte di una zanzara portatrice del virus zika e qui potrebbe stare la chiave per risolvere il problema. 

Cugina della Zanzara Tigre (Aedes albopictus) che abbiamo imparato a conoscere anche in Italia (e che non si esclude possa portare la stessa malattia), la «Aedes Aegypti» trasmette la febbre gialla, la chikungunya e la dengue, tutte febbri malariche simili alla zika. Questo virus, isolato per la prima volta in Uganda nel 1947, causa generalmente disturbi minori simili a una forte influenza. Raramente è letale, ma, a quanto pare, potrebbe provocare la microcefalia del feto quando a contrarlo è la madre incinta. 

Così, migliaia di bambini altrimenti sani, sono invece nati con una malformazione del cranio e del cervello, che porta entrambi a svilupparsi con dimensioni inferiori alla media. Nonostante tutto, la maggior parte di questi bimbi con la testa piccola non presenta alcun ritardo mentale, sebbene una minoranza debba far fronte a gravi disturbi neurologici o addirittura alla morte. 

Gli scienziati, d’altra parte, non hanno ancora raggiunto una posizione unanime in merito alle origini della malattia: se la zika è presente anche in molte aree tropicali e subtropicali dell’America Latina e del Pacifico, perché il picco di microcefalia si registra solo in Brasile? Forse, perché, il clima, la povertà e altri fattori creano nel nord del Paese, dov’è stato situato il focolaio, condizioni ideali per un’ epidemia che altrove non ha raggiunto dimensioni analoghe.  

«Se è possibile, dovreste cercare di evitare la gravidanza», ha detto pubblicamente alle connazionali che vivono nelle aree interessate Claudio Maierovitch, funzionario del ministero della Sanità di Brasilia, inviato ad affrontare la crisi. Gli esperti non escludono infatti che nei prossimi mesi i casi possano aumentare e la prospettiva semina preoccupazione anche in vista delle prossime Olimpiadi. 

Fonte: La Stampa
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