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martedì 17 dicembre 2019

Città brasiliane che sembrano europee

martedì, dicembre 17, 2019 // by Brasilitalia // , , // No comments


Non è sempre necessario attraversare l'Oceano Atlantico per conoscere il meglio della cultura europea. Alcune città del Brasile offrono esperienze turistiche simili a quelle del vecchio continente. Insediati da immigrati provenienti da diverse parti d'Europa, come Italia, Germania e Svizzera, alcuni comuni brasiliani conservano l'architettura in stile europeo, nonché la musica e la cucina tipiche. Hanno anche un clima mite che rende l'esperienza più completa. Con questo in mente, ho selezionato 11 città in grado di far dubitare a tutti i turisti che si trovano sul suolo brasiliano. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

sabato 14 dicembre 2019

Fernando de Noronha - La mia opinione

sabato, dicembre 14, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Fernando de Noronha è un arcipelago situato a circa 350 chilometri dalle coste brasiliane, nell'Oceano Atlantico. Fernando de Noronha è il sito più famoso di tutto il Brasile per le immersioni. In immersioni fra i 25 e i 40 metri di profondità si possono trovare acque calde e un'esuberante fauna acquatica. A circa 30 metri si trova il relitto della corvetta brasiliana NAeL Ipiranga, affondata nel 1987.
Considerato patrimonio mondiale dell'UNESCO, l'arcipelago Fernando de Noronha ha un delicato ecosistema. I visitatori sono limitati, ma i pochi fortunati vengono premiati con spiagge insuperabili e acque calde e calme piene di delfini e tartarughe marine, facendo di Noronha una delle migliori destinazioni per le immersioni al mondo.
Bene, sicuramente è un bel posto dove fare una vacanza rilassante, ma ne vale la pena? In questo video andremo a scoprire insieme non tanto le sue bellezze naturali, ma come arrivare e soprattutto i costi per poter rimanere in queste isole tropicali. Date anche voi la vostra opinione. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

giovedì 12 dicembre 2019

Brasil perde uma posição em ranking do IDH

giovedì, dicembre 12, 2019 // by Brasilitalia // // No comments


E ancora una volta il Brasile si trova fra le ultime posizioni nella classifica HDI.L’indice di sviluppo umano (ISU) (in inglese: HDI-Human Development Index) è un indice comparativo dello sviluppo considerato uno strumento standard per misurare il benessere di uno stato. I dati sono stati pubblicati recentemente dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e si basano su tre fattori:

  • aspettativa di vita
  • livello di istruzione
  • reddito pro capite 


La classifica è guidata dalla Norvegia seguita da Svizzera e Irlanda. L'Italia si posiziona al 29° posto mentre il Brasile al 79°



O Brasil ficou na 79ª posição no ranking do Índice de Desenvolvimento Humano (IDH) divulgado pelo Programa das Nações Unidas para o Desenvolvimento (Pnud) nesta segunda-feira (9). 
Medido anualmente, o IDH vai de 0 a 1 – quanto maior, mais desenvolvido o país – e tem como base indicadores de saúde, educação e renda. Neste ano, o Brasil alcançou o IDH de 0,761, com uma pequena melhora de 0,001 em relação ao ano passado. 

Na classificação da ONU, o Brasil segue no grupo dos que têm alto desenvolvimento humano. A escala classifica os países analisados com IDH muito alto, alto, médio e baixo. 

Ranking

Apesar do leve aumento, o Brasil caiu uma posição no ranking mundial em relação à publicação anterior, passando da 78ª para 79ª. O Pnud revisa os índices a cada nova edição do relatório. No relatório atual, a posição do Brasil no ranking anterior foi alterada (de 79ª para 78ª). 

Os dados do relatório publicado agora são de 2018. Dados deste ano serão divulgados na edição 2020 do levantamento. 

Entre os países da América do Sul, Brasil e a Colômbia apareceram empatados na quarta posição. O primeiro lugar ficou com Chile (42º, na colocação geral), seguido de Argentina (48º) e Uruguai (57º), respectivamente. 

Segundo o relatório, a taxa anual de crescimento do IDH brasileiro nos últimos 18 anos foi de 0,78%. No mesmo período, a expectativa de vida foi de 66 para 75 anos. 

mercoledì 11 dicembre 2019

Cosa c’entra la bresaola italiana con la deforestazione dell’Amazzonia?

mercoledì, dicembre 11, 2019 // by Brasilitalia // , // No comments


Oltre 361 milioni di ettari di alberi dati alle fiamme negli ultimi 18 anni. Dopo i combustibili fossili, oggi la deforestazione è la seconda causa dell’emergenza climatica: da una parte le foreste che bruciano immettono in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, dall'altra scompaiono i principali polmoni del pianeta che assorbono i gas serra. Dal 2001 al 2018 la copertura arborea mondiale si è ridotta del 9%. I numeri: meno 53,8 milioni di ettari per il Brasile (10%), 25,6 per l’Indonesia (16%), 5,77 per l’Argentina (15%), 7,73 per la Malesia (26%), 5,75 mila (24%) per il Paraguay. Complessivamente solo nel 2018: riduzione di 24,8 milioni di ettari.


Perché le foreste vengono date alle fiamme

È un fenomeno che appare lontano, ma in realtà è direttamente collegato alla produzione di materie prime destinate all'esportazione: l’80 per cento della deforestazione è dovuta alla necessità di fare posto ai pascoli per la produzione di carne, soia e olio di palma, richiesti dai Paesi occidentali che consumano e anche sprecano sempre di più. Va poi aggiunta l’industria del legno che spesso fa da apripista al taglio delle foreste. Ecco perché dietro le immagini dell’Amazzonia che brucia (e non solo) si nasconde anche l’import europeo.


Il ruolo dell’Italia: che cosa importiamo

L’Italia è il massimo importatore europeo di carne bovina congelata dal Brasile (25,4 mila tonnellate per 134,7 milioni di euro nel 2018). Il 50 per cento di questa carne è utilizzata per produrre la Bresaola della Valtellina Igp (13 mila tonnellate di Bresaola nel 2018). Nel 2018 l’Italia ha importato 267 mila tonnellate di soia (per 92,5 milioni di euro) dal Brasile e 114 mila tonnellate (per 37,4 milioni di euro) dal Paraguay (da cui è primo importatore europeo). Questa soia è usata per il 90 per cento per la produzione di mangimi, destinati ai nostri allevamenti intensivi.


Per quanto riguarda l’olio di palma, quasi un terzo delle importazioni UE dall'Indonesia arrivano nel nostro Paese (902 mila tonnellate per 530 milioni di euro nel 2018) e siamo il secondo importatore dalla Malesia (357 mila tonnellate per 233 milioni di euro nel 2018). Infine il legno: l’Italia è il terzo importatore dell’Unione europea (14,9 milioni di tonnellate di prodotti legati al legno importati nel 2017, di cui 1,2 milioni dal Brasile). I dati sono stati raccolti in collaborazione con il progetto «Deforestazione Made in Italy», realizzato dal giornalista Francesco De Augustinis che, in un lavoro durato due anni, ha indagato il rapporto diretto tra le eccellenze del Made in Italy e la deforestazione tropicale.

Il paradosso

Tutto questo assicura almeno lavoro e migliori condizioni di vita dei Paesi esportatori? Forse non come dovrebbe. La multinazionale brasiliana JBS, dopo aver preso dall'Amazzonia 46 milioni di ettari per pascoli, fattura 50 miliardi di dollari l’anno. Ma le popolazioni più deforestate continuano a essere le più povere del Brasile come nel Pará dove il reddito medio è di 4,3 mila dollari l’anno contro una media in Brasile di 8,7 mila, e il livello di povertà raggiunge oltre il 20% della popolazione. Nel Parà solo nel 2017 sono stati denunciati 71 casi di schiavitù negli allevamenti. Mentre in tutta la regione amazzonica per fare spazio ai pascoli le terre, le riserve delle popolazioni indigene sono occupate con la forza, e si conta un morto ogni 6 giorni.


Le contromisure dell’Unione europea

L’Europa si interroga su come contrastare la deforestazione dietro la quale c’è la domanda di alimenti, mangimi, legname e altri prodotti. La convinzione è che proteggere le foreste, oltre a combattere l’emergenza climatica, preservi i mezzi di sostentamento delle comunità locali e ne aumenti il reddito. Frans Timmermans, primo vicepresidente responsabile per lo Sviluppo sostenibile della Commissione europea, dopo l’adozione di nuove linee di indirizzo della UE, lo scorso 24 Luglio ha dichiarato: «Se non proteggiamo le foreste sarà impossibile raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati in materia di clima. Benché le più grandi foreste primarie al mondo non si trovino sul territorio dell’Unione, il comportamento di ciascuno di noi e le nostre scelte politiche possono fare la differenza. Siamo pronti ad assumerci un ruolo di primo piano».


Ovvero come? La volontà è di incoraggiare l’uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non incidono su aree dove sono state bruciate le foreste e potenziare i sistemi di certificazione riservati ai prodotti eco-sostenibili. Per fine dicembre è atteso un documento di indirizzo del Consiglio Europeo proprio su questo tema. A livello di singoli Stati, la Germania sta discutendo una «tassa» per ridurre la domanda interna di carne, portando l’Iva dal 7 al 19 per cento. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, una tassa (progressiva) di 1,45 dollari al chilo sulla carne lavorata ridurrebbe del 16% il consumo mondiale (previsto in forte crescita nei prossimi anni). Mentre la Francia ha approvato un pacchetto di misure di 60 milioni di euro l’anno fino al 2030 in aiuti allo sviluppo ai Paesi esportatori che garantiscono filiere pulite; indicazioni per inserire il tema negli accordi commerciali; un piano per sostituire con raccolti nazionali gli 1,5 milioni di tonnellate di soia importate ogni anno.

Cosa fa l’Italia

Siamo uno dei sette Paesi (insieme a Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Olanda e Regno Unito) che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Amsterdam , che impegna i firmatari a contrastare l’importazione di soia, olio di palma e cacao provenienti da aree deforestate. Finora l’unico impegno preso è stata la costituzione dell’Unione Italiana dell’Olio di Palma Sostenibile, un organismo di certificazione e tracciabilità, mentre ai capitoli «soia» e «cacao» per l’Italia non risulta nessuna azione nazionale prevista.

Le scelte dei consumatori

Se l’azione politica è imprescindibile, la vicenda dell’olio di palma dimostra quanto può essere determinante anche la consapevolezza dei consumatori: dopo una serie di inchieste giornalistiche che ne hanno denunciato l’impatto su ambiente e salute, oggi le informazioni sulla presenza o assenza di olio di palma campeggiano sulle etichette tra gli scaffali del supermercato e l’import italiano di olio di palma si è contratto sensibilmente negli ultimi anni, passando da 1,66 milioni di tonnellate nel 2014 a 1,29 nel 2018.


Alla fine l’atto «politico» più incisivo avviene proprio quando si va a fare la spesa. Più il consumatore è informato, meglio sceglierà come e cosa consumare…e il mercato si dovrà adeguare.

giovedì 5 dicembre 2019

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 3: Divertimento e considerazioni finali

giovedì, dicembre 05, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Siamo cosí arrivati al finale di questa serie di video su quanto potrebbe costare fare una vacanza in Brasile. Oggi vedremo quanto costa andare in spiaggia, mangiare per strada o in un ristorante, quanto costa andare in discoteca e cose di questo genere. Ovviamente tutto ció è relativo, nel senso che dipende da persona a persona e di quello che uno vorrebbe fare, ma in ogni caso penso che sia riuscito a darvi un idea di quanto serva per fare due settimane in questo grande paese tropicale. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 2: Hotel

giovedì, dicembre 05, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Che Hotel ci sono in Brasile, e quanto costano? Che cos’è una Pousada? E un Motel? In questo video andremo a cercare insieme un Hotel a Fortaleza per vedere quanto potrá costare questo viaggio immaginario in Brasile. Link Booking: www.booking,com Link Trivago: https://www.trivago.com.br/ Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 1: volo aereo

giovedì, dicembre 05, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Quanto costa fare una vacanza in Brasile? Beh, sicuramente tutto dipende dal vostro stile di vita e da quello che volete fare, ma tralasciando l’extra lusso penso che ci si possa divertire, mangiare bene e passare 10/15 giorni in una spiaggia tropicale non sia una cosa solo da nababbi. Quindi con questa serie di 3 video andremo insieme a scoprire quanto potrebbe costare fare una bella vacanza in Brasile, comprendendo volo aereo, Hotel e divertimenti vari. In questo primo video andremo insieme a vedere come cercare un volo aereo conveniente, perché, come vedremo, le scelte e i prezzi sono molto vari. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

mercoledì 4 dicembre 2019

I terrapiattisti al governo

mercoledì, dicembre 04, 2019 // by Brasilitalia // , // No comments

Oltre alle simpatie autoritarie, ben note anche al di fuori del Brasile, Jair Bolsonaro ha ormai sdoganato anche revisionisti e cospirazionisti di ogni tipo, portandoli al governo.
L’elenco di dichiariazioni che vanno al di là di evidenze scientifiche, storiche e persino del buon senso, pronunciate in quasi un anno di governo da figure di primo e secondo piano dell’amministrazione Bolsonaro è lungo e, probabilmente, destinato ad aumentare.
Si va dalla recente apologia da parte del deputato e figlio del presidente, Eduardo Bolsonaro, e del ministro dell’Economia Paulo Guedes al cosiddetto Ato Institucional nº 5 (il decreto con cui la giunta militare nel ’68 chiuse il Congresso e diede il via al periodo più buio del regime ventennale) alla negazione dei cambiamenti climatici da parte del ministro degli Esteri, Ernesto Araújo.
I pesanti incendi che nei mesi scorsi hanno devastato l’Amazzonia hanno mostrato che il governo non crede ai dadi sulla deforestazione divulgati dall’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (Inpe, nella sigla in portoghese), ente sottoposto al Ministero della Scienza. Bolsonaro ha tra l’altro incolpato, senza prove, le ONG di appiccare gli incendi e perfino Leonardo di Caprio di essere il finanziatore delle devastazioni.
La devastazione della foresta ha anche acceso i riflettori sul ministro dell’Ambiente Ricardo Salles, che vale la pena ricordarlo è stato condannato per crimini ambientali quando era assessore del governo di San Paolo. Figura molto controversa, Salles è accusato da molte parti di distruggere le politiche ambientali e di strizzare l’occhio a chi commette crimini ambientali (per la complessità, il tema merita un articolo a parte).
Ultime in ordine di tempo sono invece le incredibili dichiarazioni di due figure, sconosciute finora, nominate da Bolsonaro al vertice di enti statali nei giorni scorsi.
Il giornalista Sérgio Nascimento de Camargo, nuovo presidente della Fondazione Culturale Palmares, che si occupa della promozione della cultura afrobrasiliana, ha fatto scalpore per aver minimizzato l’esistenza del razzismo in Brasile e chiesto di abolire la Giornata della Coscienza Nera “che causa perdite incalcolabili all’economia”.
A proposito della schiavitù ha scritto che è stata “terribile, ma ha causato benefici ai discendenti” visto che “i neri in Brasile vivono meglio che i neri in Africa”. È importante sottolineare che Camargo è nero e che il Brasile fu l’ultimo paese occidentale ad abolire il commercio degli schiavi nel 1888.
Alla Fondazione Nazionale delle Arti (Funarte) ci è andato invece il maestro d’orchestra Dante Mantovani che si è subito distinto per una serie di dichiarazioni a dir poco surreali. “A Woodstock la Cia distribuiva LSD”. “Il rock attiva la droga che attiva il sesso che attiva l’industria dell’aborto”. “L’industria dell’aborto alimenta una cosa molto più pesante che è il satanismo”.
Come se non bastasse, Mantovani è anche convinto che la superficie terrestre sia “evidentemente piana” e che le immagini che mostrano che la Terra è sferica sono state elaborate con la computer grafica dalla Nasa durante la Guerra Fredda. Ironia della sorte, il ministro della Scienza Marcos Ponte è un ex astronauta e il primo brasiliano ad andare in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2006.
Mantovani, così come molti altri integranti del governo e dell’ultradestra brasiliana, è discepolo del guru Olavo de Carvalho, un filosofo che vive negli Stati Uniti e che via social network diffonde quasi quotidianamente fake news, teorie cospiratorie e assurdità come il fatto che le canzoni dei Beatles siano state in realtà scritte dal filosofo tedesco Theodor Adorno (1903-1969).
PS. Certo che molti lettori siano rimasti a bocca aperta dall’elenco di dichiarazioni a dir poco strampalate, i numerosi rimandi ai principali organi di stampa del Brasile sono la prova che è tutto vero.

martedì 26 novembre 2019

Quanto costa fare una vacanza in Brasile - Parte 1: volo aereo

martedì, novembre 26, 2019 // by Brasilitalia // , , // No comments


Quanto costa fare una vacanza in Brasile? Beh, sicuramente tutto dipende dal vostro stile di vita e da quello che volete fare, ma tralasciando l’extra lusso penso che ci si possa divertire, mangiare bene e passare 10/15 giorni in una spiaggia tropicale non sia una cosa solo da nababbi. Quindi con questa serie di 3 video andremo insieme a scoprire quanto potrebbe costare fare una bella vacanza in Brasile, comprendendo volo aereo, Hotel e divertimenti vari. In questo primo video andremo insieme a vedere come cercare un volo aereo conveniente, perché, come vedremo, le scelte e i prezzi sono molto vari. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W


giovedì 21 novembre 2019

La deforestazione in Amazzonia stabilisce un nuovo record e cresce del 29,5% in 12 mesi

giovedì, novembre 21, 2019 // by Brasilitalia // , , // No comments



Ancora una volta parliamo dell’Amazzonia. La deforestazione in Amazzonia stabilisce un nuovo record e cresce del 29,5% in 12 mesi.


9.762 chilometri quadrati di foresta sono stati distrutti, secondo l’INPE, l’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali.

Tra agosto 2018 e luglio 2019, il Brasile ha battuto il record di deforestazione in Amazzonia in questo decennio. Secondo il sistema di monitoraggio Prodes, che offre i dati più accurati e consolidati con un livello di accuratezza superiore al 95%, 9762 km2 sono stato distrutti, con un aumento del 29,5% rispetto all'anno precedente.

Insieme, gli stati di Pará, Rondonia, Mato Grosso e Amazonas rappresentano l'84% del totale disboscato in questo periodo, circa 8.213 km2.

L'aumento percentuale di quest'anno è il terzo più grande della storia. Tali aumenti così bruschi si sono osservati solo negli anni 1995 e 1998. Nel primo, la crescita è stata del 95% e il tasso ha raggiunto il picco storico: 29.100 km2 di area devastata. Nel 1998, l'aumento della deforestazione è stato del 31%.

Secondo Ricardo  Salles, ministro dell'Ambiente del Brasile,   l'aumento è avvenuto a causa dell'"economia illegale" in Amazzonia.

Alla domanda se i discorsi del presidente Jair Bolsonaro durante la campagna nel 2018 e nei primi mesi di governo abbiano influenzato l'aumento della deforestazione, il ministro ha detto ancora una volta che "la maggior parte dei problemi provengono dalle precedenti amministrazioni".

Il presidente Jair Bolsonaro aveva detto che i dati sulla deforestazione dell'Amazzonia non erano corretti, esagerati e danneggiavano l'immagine del paese. Il presidente ha anche suggerito che l'allora direttore dell'Inpe potrebbe essere "al servizio di qualche ONG" e che i crescenti dati di deforestazione non corrispondevano alla realtà.

Ma per Raoni Rajão, ricercatore presso l’università federale di Minas Gerais, i governi PT mantennero una forte politica per combattere la deforestazione incentrata sul comando e sul controllo. In seguito agli elevati tassi di distruzione, l'ex ministro dell'Ambiente Marina Silva aveva creato il sistema Deter (avvisi di deforestazione tramite il rilevamento della deforestazione nell'Amazzonia legale in tempo reale) nel 2004 per migliorare il lavoro di Ibama nelle azioni di contenimento.

Secondo lui, la situazione cominciò a cambiare sotto Dilma Rousseff. "Non ha mai trattato la questione ambientale come fondamentale", afferma.

Temendo rappresaglie, i ricercatori delle istituzioni federali brasiliane hanno deciso di non firmare uno studio recentemente pubblicato sull'aumento degli incendi sotto il governo Jair Bolsonaro.
I membri del governo di Bolsonaro inizialmente minimizzarono gli incendi nel paese. 

Ernesto Arajo, il ministro degli Esteri, ha anche detto, in un incontro chiuso con investitori e imprenditori a Washington nel mese di settembre, che i satelliti utilizzati da Inpe (Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale) non potevano distinguere "grande incendi" di "fuochi da campo".

La ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Global Change Biology mostra uno scenario diverso da quello predicato dal governo.

Secondo lo studio - che si basava sui dati del INPE, il numero di incendi nel mese di agosto di quest'anno è stato quasi tre volte superiore rispetto al 2018. Inoltre, questo è il valore più alto dal 2010.

Anche i membri del governo, come Ricardo Salles, ministro dell'Ambiente, hanno associato gli incendi a un clima più secco nel bioma, che è anche confutato dallo studio in questione.

Infine, c'è stato chi attribuiva così tanti l'incendio alla pulizia dei pascoli per le pratiche agricole. Il segretario speciale degli Affari fondiari del governo del Bolsonaro, Luiz Antonio Garcia, per esempio, attribuì parte della colpa degli incendi in Amazzonia alle popolazioni indigene che, secondo lui, le avrebbero bruciate come "pratica" e "consuetudine".

"Il fuoco fa parte della deforestazione", dice Erika Berenguer, ricercatrice dell'Università di Oxford e dell'Università di Lancaster che ha scelto di apparire come una delle autrici dello studio.

Secondo lei, il tipo di incendio documentato in agosto non poteva essere correlato ad attività diverse. 

"Erano giganteschi pennacchi di fumo. Questo indica che non erano erba e una mezza dozzina di alberi che bruciavano. Era un sacco di materia organica.

Jos Barlow, anch'egli dell'Università di Lancaster in Inghilterra e ricercatore presso l'Università Federale di Lavras a Minas Gerais, dice che, poiché lo studio andava contro il discorso ufficiale del governo, alcuni scienziati avevano paura.

"C'è un clima di persecuzione. "I dati e le prove possono generare malcontento nel governo."

Il ricercatore cita esempi di ricercatori ambientali che furono trasferiti dai loro posti, come il caso di Ricardo Galvào, ex direttore dell'INPE.

La notizia che il Brasile ha battuto il record di deforestazione in Amazzonia in un decennio viene vista all'estero come il più grande e peggiore marchio della reputazione internazionale del Brasile di quest'anno - e rafforza una percezione negativa nel resto del mondo circa il governo di Jair Bolsonaro.

Il rilascio dei dati ufficiali di questa settimana ha rapidamente risuonato nei veicoli dei media stranieri, espandendo la percezione globale che il Brasile non stia prestando la dovuta attenzione alla protezione dell'ambiente.

"La deforestazione nell'Amazzonia brasiliana ha raggiunto il livello più alto in un decennio, secondo un nuovo dato governativo che mette in evidenza l'impatto del presidente Jair Bolsonaro sulla foresta più grande del mondo", afferma un rapporto pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian - uno dei veicoli più attenti per la questione ambientale del Brasile.

La rete BBC utilizza un tono simile e associa anche la deforestazione con questioni politiche: "Gli scienziati dicono che l'Amazzonia ha subito perdite ad un ritmo accelerato da quando Bolsonaro ha preso il potere," dice.

Secondo l'agenzia di stampa Reuters, "ambientalisti e organizzazioni non governative incolpano direttamente il governo, dicendo che la retorica di bolsonaro e le politiche fortemente favorevoli allo sviluppo hanno indebolito la protezione ambientale e sono alla base dell'aumento delle attività illegali", ha detto.

La rivista americana Newsweek ha evidenziato la questione politica relativa agli incendi già nel titolo di un rapporto pubblicato lunedì: "L'affermazione del governo brasiliano che gli incendi amazzonica di quest'anno erano 'normali' è provata male dagli scienziati", dice.

La deforestazione accelerata dell'Amazzonia ha un impatto diretto sull'immagine internazionale del Brasile. Secondo un esperto di reputazione nazionale, la distruzione delle foreste è il modo più veloce ed efficiente in cui il Brasile può diventare un paese disprezzato a livello internazionale.

Nei media degli Stati Uniti, è stato possibile percepire un aumento delle voci che trattano il Brasile come una potenziale minaccia per la sicurezza del paese e del pianeta.  

mercoledì 20 novembre 2019

Dia Nacional da Consciência Negra

mercoledì, novembre 20, 2019 // by Brasilitalia // , , // No comments


Oggi, 20 novembre, in Brasile si celebra Il Giorno Nazionale della Coscienza negra. È stato creato nel 2003 come un fatto importante incluso nel calendario scolastico, essendo una festivitá in circa 1.000 città in tutto il paese e negli stati di Alagoas, Amazonas, Amapá, Mato Grosso e Rio de Janeiro attraverso decreti statali.

L'occasione è dedicata alla riflessione sull'inserimento dei neri nella società brasiliana. La data è stata scelta in concomitanza con il giorno attribuito alla morte di Zumbi dos Palmares nel 1695, uno dei più grandi leader neri del Brasile che ha combattuto per la liberazione del popolo contro il sistema degli schiavi. Il Giorno della Coscienza Nera è considerato importante nel riconoscimento dei discendenti africani e nella costruzione della società brasiliana. La data, tra le altre cose, solleva interrogativi sul razzismo, la discriminazione, l'uguaglianza sociale, l'inclusione dei neri nella società e nella cultura afro-brasiliana, nonché la promozione di forum, dibattiti e altre attività che valorizzano la cultura africana.

Nel contesto storico, le celebrazioni del 20 novembre sono sorte nella seconda metà degli anni '70, come parte delle lotte dei movimenti sociali contro il razzismo. Un sabato del 1970, un gruppo di neri a Rio Grande do Sul coniò il 20 novembre come Giorno della Coscienza Negra. Il creatore è stato il poeta, insegnante e ricercatore del Rio Grande do Sul Oliveira Silveira. Silveira è stato uno dei fondatori del Gruppo Palmares, un'associazione che ha riunito militanti e ricercatori della cultura nera brasiliana a Porto Alegre. Nel 1971, anno della fondazione del gruppo, ha proposto una data che commemorava il valore della comunità nera e il suo contributo fondamentale al paese. Per ore, uomini e donne hanno parlato della storia di Zumbi e di un altro re di Palmares, Ganga Zumba, di come i neri sono stati portati dall'Africa al Brasile e della schiavitù che c'era in Brasile. La data iniziale da scegliere era il 13 maggio, ma una pubblicazione della casa editrice Abril e qualche altra ricerca sul palmares quilombo portarono il gruppo alla nuova data: il 20 novembre, la morte di zumbi. Oliveira Silveira, che sarebbe diventata uno dei più importanti intellettuali neri del paese, portò l'idea al gruppo, che approvò.  Così, è stato scelto il 20 novembre, data della morte di Zumbi dos Palmares.

La giornata onora il leader di Quilombo dos Palmares, Zumbi, simbolo della resistenza nera in Brasile, ucciso in un'imboscata da parte delle truppe coloniali brasiliane nel 1695 dopo i successivi attacchi al quilombo de Palmares (il quilombo era una comunità fondata da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri nel Brasile all'epoca della schiavitù). Una volta catturato e ucciso, collocarono la sua testa nella piazza principale. La rappresentazione dell'epoca guadagnò forza dal 1978, quando il Movimento Nero Unificato (MNU) apparve nel paese, che trasformò la data in una festivitá nazionale. Dal 1997 fa parte del Libro degli Eroi della Patria, nel Pantheon della Patria e della Libertà.

Nel 2003, il giorno della coscienza negra è entrato nel calendario scolastico con una legge che richiede l'insegnamento della storia e della cultura afro-brasiliana nelle scuole. 

martedì 19 novembre 2019

La pensione in Brasile

martedì, novembre 19, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Che tipo di pensioni ci sono in Brasile? Quanto si paga di contributi e quanto si riceve al mese? A che etá posso andare in pensione in Brasile? Cos'é la pensione per punti? Beh, a tutte queste domande e a molte altre risponderó con questo video. Buona visione! Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W

martedì 12 novembre 2019

Dieci anni fa, il Brasile stava decollando sulla copertina di The Economist

martedì, novembre 12, 2019 // by Brasilitalia // No comments



Revista britânica publicou artigo em 2009 apontando a economia brasileira como promissora, mas nos anos seguintes fez novas montagens mostrando decepção.


Há exatos 10 anos, o Brasil ganhava destaque na revista britânica “The Economist” como uma economia promissora. Anos mais tarde, a mesma publicação voltaria a tratar da economia do país, mas de maneiras diferentes: a frase “Brasil decola” de 2009 foi substituída pelas palavras “estragou tudo” em 2013, e “traição” em 2016. 

A primeira capa retratava um momento em que as avaliações sobre a economia brasileira viviam um momento peculiar. Do final dos anos 2000 até meados da década seguinte, os indicadores econômicos registravam sucessivos resultados positivos. No entanto, nos anos que se seguiram, a economia sofreu uma inflexão, e os mesmos indicadores passaram a uma sequência de recordes negativos. 

Comparando os cenários das épocas em que as três reportagens foram publicadas, economistas ouvidos pelo G1 comentam que as mesmas medidas que fizeram com que o país fosse visto como promissor foram as que ajudaram a empurrá-lo para a crise anos mais tarde. 

“Como havia coisas que tinham sido bem feitas, quando veio a crise mundial em 2009 o Brasil se saiu bem. E por quê? Porque conseguiu responder baixando os juros e afrouxando a política fiscal. Só que isso passou a ser um estímulo permanente, com políticas monetárias e fiscais expansionistas além do que era necessário”, critica Gino Olivares, professor de macroeconomia do Insper. 

Se, em 2009, o Brasil conseguiu convencer o mundo do que era capaz de enfrentar uma recessão internacional “sofrendo pouco” (algo inédito), nos anos seguintes o que se revelou foi que “a política de estímulos que funcionou no auge da crise deveria ter sido descontinuada a partir do momento em que a economia começou a se recuperar (algo que não aconteceu)”, afirma Armando Castelar, coordenador da área de economia aplicada do Instituto Brasileiro de Economia da Fundação Getulio Vargas (Ibre/FGV). 

A capa da ‘decolagem’

A capa de 2009 da “The Economist” trazia a imagem do Cristo Redentor que, em uma montagem, decolava como um foguete. Com o título “Brazil Takes Off” (“O Brasil Decola”, em tradução livre), o artigo destacava o país como “a maior história de sucesso da América Latina”, apontando ainda que o crescimento estava em vias de aumentar seu ritmo. “Em resumo, o Brasil de repente parece ter feito uma entrada no palco mundial”. 



Na ocasião, a crise eclodida no ano anterior nos Estados Unidos já atingia os principais mercados pelo mundo. E, segundo a revista, o Brasil havia sido um dos últimos a sentirem os efeitos da crise e um dos primeiros a sair dela. 

Dados do Banco Mundial que comparam a variação percentual anualizada do Produto Interno Bruto (PIB) de alguns países ajudam a explicar a avaliação da revista. Em 2009, enquanto a crise puxou uma queda de 1,7% da economia mundial, no Brasil o recuo foi de 0,1% – menor também que a perda do PIB dos Estados Unidos (-2,7%) e dos países da zona do euro (-4,5%). Nos dois anos seguintes, o PIB do Brasil também cresceu mais na mesma base de comparação. 

Entre os fatores apontados pela revista estava o aquecido mercado de commodities, incluindo petróleo, alimentos e minério – que já vinha dando força à economia brasileira. O período foi marcado ainda pelo estímulo ao consumo interno, aliado a políticas sociais para diminuir a pobreza. 

“Quando se trata de política social inteligente e de aumentar o consumo em casa, o mundo em desenvolvimento tem muito mais a aprender do Brasil do que da China”, dizia o texto da “The Economist”. 

Logo após a eclosão da crise internacional, o então presidente Luiz Inácio Lula da Silva fez a declaração que seria lembrada pelos anos seguintes: “Lá (nos EUA), ela é um tsunami; aqui, se ela chegar, vai chegar uma marolinha que não dá nem para esquiar”. 

Mas a “The Economist”, assim como analistas, já dizia à época que as políticas que visavam ao crescimento poderiam ter como efeito a fragilização das contas públicas. Naquele ano, as desonerações tributárias foram responsáveis por uma parcela significativa, de 49%, da queda na arrecadação dos principais tributos federais no primeiro semestre de 2009, de acordo com um relatório publicado naquele ano pelo Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada (IPEA). 

‘O Brasil estragou tudo?’

Quatro anos depois da publicação do Cristo Redentor “decolando”, a “The Economist” voltaria a comparar o Brasil com um foguete, mas dessa vez, em queda. O título questionava: “Has Brazil blown it?” (“O Brasil estragou tudo?”). 


O texto veio em meio a uma desaceleração do crescimento econômico logo após o pico de crescimento em 2010. No artigo, a revista apontava que, desde a publicação do artigo de 2009, o país havia “voltado à terra com um solavanco”. 

Uma das explicações para o desaquecimento é que outras economias emergentes também desaceleraram. No entanto, o tombo do Brasil foi maior, segundo dados do Banco Mundial. 
Redução do crescimento de 2010 a 2012 (pontos percentuais): 

China: 2,8
Índia: 4,8
Rússia: 1
África do Sul: 1
Brasil: 5,6

Segundo disse a revista à época, o Brasil fez “muito pouco para reformar seu governo nos anos de boom”. Além disso, pressionou pela redução da taxa de juros nos anos anteriores, o que fez com que a inflação passasse a registrar altos patamares. Como resultado, a taxa de juros passou a subir a níveis considerados elevados. O governo ainda ampliou a oferta de crédito público subsidiado.

“O governo decidiu continuar com essas políticas (adotadas antes para conter a crise de 2008) já visando a eleição. Dali por diante, houve uma série de erros primários, grosseiros, rudimentares, que conseguiram aprofundar o problema ainda mais”, aponta Olivares, do Insper, em referência à política econômica do governo Dilma. 



“Primeiro, a decisão de baixar os juros na marra, inclusive com a inflação subindo. Aí então se decide fazer coisas como segurar a inflação pelo preço dos combustíveis”, cita o professor. “Era uma questão de tempo para uma grande crise aparecer.” 

“2010 era ano de eleições e o governo colocou o pé no acelerador mais do que devia. Olhando para o retrovisor, agora a gente vê isso”, complementa Castelar, do Ibre/FGV. 

A capa da ‘traição’ 

Em 2016, a “The Economist” publicou nova montagem, desta vez com o Cristo Redentor segurando uma placa com a inscrição “SOS”, acompanhada ainda do título “The Betrayal of Brazil” (“a traição do Brasil”). O texto apontou que o país estava enfrentando uma das maiores recessões econômicas de sua história, destacando a crise política como pano de fundo. 


O momento era também de forte contração do PIB, iniciada no segundo trimestre de 2014. E outros indicadores apontavam que o Brasil passava por um contexto de forte fragilidade econômica. Por exemplo: 

Entre 2015 e 2016, a taxa de desemprego se sustentou no maior patamar desde 2012, quando começa a série histórica do indicador pelo IBGE – situação que permaneceria a mesma na entrada do ano seguinte. 
A taxa de inflação fechou 2015 no maior patamar em 13 anos, e iniciou 2016 ainda em patamares elevados.
A taxa de juros estava em seu maior nível em cerca de 10 anos, com a Selic em 14,25% ao ano.

O período também foi marcado pelo desequilíbrio das contas públicas. A partir de 2011, o superávit primário em percentual do PIB passou a cair, até que, em 2014, o governo fechou com as contas no vermelho pela primeira vez em 18 anos, conforme dados do Tesouro Nacional. Nos anos seguintes, os resultados seguiram negativos. 

Em meio a tantos dados desfavoráveis, o Brasil perdeu seu grau de investimento. A agência de classificação de risco Standard&Poor’s foi primeira a tirar o selo de bom pagador do Brasil, em setembro de 2015, ação que foi seguida pelas outras agências internacionais: a Fitch em dezembro do mesmo ano e a Moody’s em fevereiro de 2016. As agências citavam o cenário político conturbado e preocupações em relação ao descontrole dos gastos do governo. 

Olivares, do Insper, aponta que a crise foi sintoma do “esgotamento” do único modelo de crescimento que o Brasil conhecia até então, via estímulos estatais. “A economia só soube crescer de uma forma: intervenção do Estado. No sentido de gastar mais, dar subsídios, crédito, escolha de campeões nacionais, favorecimento de alguns setores. A economia se condicionou a crescer dessa forma. Só que essa forma não é mais possível, porque o Estado quebrou”, diz Olivares. 

O que veio depois e onde estamos agora

Após dois anos de recessão, a maior da história do país, a economia do Brasil voltou a crescer em 2017. No entanto, ao final de 2019, a recuperação segue em ritmo lento, enquanto o governo ainda tenta reequilibrar as contas públicas – motivo pelo qual reformas como a da Previdência, recém-aprovada, são vistas por especialistas como essenciais para a volta do crescimento robusto e sustentável. 

Falta de confiança, investimento baixo, indústria e comércio fracos atravancam economia
Números do terceiro trimestre indicam que marasmo da economia deve prosseguir

O governo agora trabalha para aprovar novos pacotes de medidas de ajuste, como a reforma administrativa e a tributária. Ainda assim, para este ano, a meta fiscal estabelecida pelo Congresso é de um déficit de R$ 139 bilhões para este ano. 


“A aprovação da reforma da Previdência foi muito importante, porque ajudou a reduzir o risco de explosão fiscal da dívida. Mas ainda existe muita incerteza de pra onde a economia vai, os leilões de petróleo (que não atraíram investidores estrangeiros e frustraram expectativas de arrecadação do governo) dão um sinal disso”, pondera Armando Castelar, do Ibre/FGV. 


Para Olivares, a saída da crise está se dando pelos sintomas que ela mesma causou. “Essa recessão tão profunda teve um efeito colateral de uma importância muito grande: derrubou a inflação e isso permitiu que se derrubasse os juros. E é o que você precisa para o setor privado começar a funcionar”, diz. 

“Isso é uma mudança estrutural na economia brasileira. De dependente do setor público, passa a ser uma economia que depende mais do setor privado”, aponta o economista. 

Enquanto retomada da economia ainda não ganhou força, o mercado de trabalho também mostra dificuldades para se recuperar. O desemprego parou de crescer, mas ainda puxado pelo aumento do trabalho informal ou por conta própria. 

Olivares aponta que uma melhora mais forte da economia a ponto de ser refletida no mercado de trabalho ainda deve levar um tempo para acontecer. “Tem a questão da defasagem. O impacto dos juros baixos de forma sustentável só vai aparecer em termos de investimento não neste ano, talvez sequer no ano que vem, mas em 2 anos. Em economia, não dá para fazer uma coisa hoje e esperar o resultado para amanhã”. 

Como seria a capa de 2019?

De maneira geral, Olivares e Castelar se dizem otimistas com o cenário atual, mas ponderam que é preciso continuar com o ciclo de reformas. 

“Agora sim, acho que seria o momento de a ‘The Economist’ botar o Cristo decolando. Porque existiu uma ilusão lá atrás. Mas isso significa que agora estamos isentos de risco? Claro que não”, diz Olivares. 

Na avaliação de Castelar o destaque atualmente é que o governo está fazendo a política econômica “certa” em busca do ajuste fiscal. “Lá atrás a gente abandonou (o tripé macroeconômico composto pelo câmbio flutuante e as metas de inflação e fiscais), e deu no que deu. A expectativa é de que a gente volte a ser capa (no sentido positivo) se a gente conseguir continuar avançando”, diz. 


martedì 29 ottobre 2019

Il medico si é rifiutato di assistere mia madre!

martedì, ottobre 29, 2019 // by Brasilitalia // , , , // No comments


Questo video é un po’ diverso dal solito, perché parleró di mia madre e di quello che le è successo qui in Brasile, piú che alto soffermandomi su alcuni avvenimenti riguardanti la salute pubblica brasiliana. So che è un video lungo, e mi scuso di questo, ma ho dovuto raccontare tutta la storia per farvi comprendere meglio cosa è successo e come funzionino le cose qui in Brasile. Grazie a tutti quelli che lo vorranno vedere. Se vuoi contribuire a questo canale e aiutarci a produrre piú contenuti con miglior qualitá, clicca in questo link: https://goo.gl/W44vbn VISITATE IL MIO NEGOZIO DI CAMICETTE: https://to.ly/1zj7a ***************************************** I MIEI LIBRI SU AMAZON: Comida italiana fácil https://amzn.to/2ZcvHsJ Brasil-Italia: il mio blog, la mia vita https://amzn.to/31D9R2W