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martedì 31 gennaio 2017


Ho sempre ritenuto le elezioni presidenziali brasiliani delle vere pagliacciate. Primo perché, pur disponendo di uno strumento moderno come la urna elettronica, la possibilità di manipolare i voti é sempre molto alta. Poi perché la maggior parte dei candidati sono dei veri e propri pagliacci. Se noi in Italia abbiamo avuto Berlusconi o Cicciolina, qui in Brasile i vari personaggi sono di un ridicolo tale da sembrare artisti di cabaret o di programmi comici. Poi c'é questa idea dei brasiliani di votare chiunque, basta che dica qualcosa d'interessante. Non importa che sia un giudice, un sindacalista o un pastore evangelico. Basta che faccia qualche apparizione in TV, affermando che con la sua elezione finirà la corruzione o la povertà, ed ecco che una folla d'idioti lo acclamino come futuro presidente del Brasile. Non si rendono conto che, pur essendo questo paese a carattere presidenziale, non é quella persona al comando che cambierà le cose, ma dovrebbero essere proprio loro, come cittadini, a voler modificare la situazione. Ma come dico sempre, allora non sarebbe il Brasile.

Se anche i brasiliani avessero avuto uno shock nel vedere un ex personaggio di The Apprentice eletto alla Casa Bianca, lo avrebbero già superato. Nel paese più grande dell’America Latina due popolari potenziali candidati alle elezioni presidenziali sono infatti stati conduttori di O Aprendiz, la versione brasiliana del programma televisivo. Un altro candidato che ha un seguito entusiasta è poi un membro del Congresso appassionato di Twitter, che ha detto che la dittatura militare negli anni Settanta sbagliò a torturare i dissidenti: avrebbe dovuto ucciderli direttamente. C’è poi un chirurgo plastico conosciuto come Dr. Hollywood che, nonostante il suo portoghese abbia un pesante accento americano, pensa di avere delle possibilità: e perché no?

Il Brasile sta cercando disperatamente un leader «esterno alla politica», spiega Jefferson Santos, un assistente di cucina 29enne che viene da Planaltina, una delle povere e violente città satellite intorno alla capitale Brasilia. «Il paese è un disastro. Ci vuole qualcuno che lo ripulisca», ha aggiunto Santos.
In Brasile, come in gran parte del resto del mondo, il disprezzo per lo stile di governo tradizionale sta montando da anni. All’inizio del 2015 l’economia brasiliana è precipitata nella peggiore recessione mai registrata – i postumi del boom di materie prime del decennio scorso – da cui non è ancora uscita. L’enorme indagine sulla corruzione – “Lava Jato” – ha coinvolto importanti personalità del paese, come l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. L’anno scorso il suo successore, Dilma Rousseff, ha subìto il procedimento di impeachment. L’attuale presidente, Michel Temer, sta cercando di stabilizzare le finanze del paese adottando drastiche misure di austerità in mezzo a una serie di scandali di corruzione che in meno di otto mesi hanno portato alla rimozione di sei dei suoi ministri. Il suo tasso di approvazione, prevedibilmente, è in calo. «Il Brasile sta attraversando una crisi di rappresentanza: gli elettori non si sentono rappresentati dai loro politici», ha detto Alessandro Janoni, responsabile della ricerca dell’istituto di sondaggi Datafolha. Le elezioni comunali che si sono tenute tre mesi fa hanno mostrato quanto basso sia il gradimento dei brasiliani per le scelte a loro disposizione: in Brasile il voto è obbligatorio e un numero record di elettori ha votato scheda bianca o nulla.

Già in passato i brasiliani avevano dato segni di stanchezza. Nel 1988 Macaco Tiao, uno scimpanzé dello zoo di Rio de Janeiro, arrivò terzo alle elezioni comunali della città, quando 400mila persone scrissero il suo nome sulla scheda elettorale. Nel 2010 Tiririca, il nome di scena del pagliaccio di un circo, fu eletto al Congresso ottenendo più voti di qualsiasi altro parlamentare, dopo essersi candidato con lo slogan “Peggio di così non può andare”. Da allora, invece, in Brasile le cose sono peggiorate e l’umore nazionale ha spianato la strada a un circo elettorale pittoresco anche per gli standard brasiliani. «Tutti sanno che le prossime saranno delle elezioni pazze», ha detto Oliver Stuenkel, assistente alla cattedra di relazioni internazionali della fondazione Getulio Vargas, una business school e centro studi brasiliano.

Negli ultimi sondaggi Lula – che dovrà affrontare un processo per corruzione e riciclaggio di denaro che potrebbe farlo finire in carcere per diversi anni – è in vantaggio, seguito da vicino da Jair Messias Bolsonaro, un ex paracadutista dell’esercito che rappresenta Rio de Janeiro alla Camera dei Deputati brasiliana dal 1990, ma che si presenta come un outsider anti-establishment. Tra le altre cose Bolsonaro è famoso per aver detto a una collega durante un litigio in aula alla camera che non si meritava nemmeno di essere stuprata da lui (Bolsonaro ha poi detto a un giornale che voleva dire che la donna era brutta e non era il suo tipo, aggiungendo successivamente che il suo era sarcasmo). Bolsonaro vuole reintrodurre la pena di morte, allentare i controlli sulle armi e tenere fuori dal paese la «feccia» migrante. Durante il voto per l’impeachment di Rousseff ha dedicato il suo voto al colonnello che quarant’anni fa autorizzò la tortura dell’ex presidente e di altri esponenti della sinistra brasiliana.

«È una cosa molto simile al fenomeno Trump», spiega Alessandra Orofino, direttrice esecutiva di Nossas Cidades, una coalizione di organizzazioni non governative che si occupano di politica. «Il fatto che una persona come Bolsonaro parli in pubblico nel modo in cui parla lui e rimanga comunque una personalità importante e un politico dà legittimazione alle persone che in Brasile coltivano questo tipo di rabbia. E ce ne sono molte». Bolsonaro, infatti, si è paragonato a Trump, sottolineando come entrambi siano delle persone «esplosive». Nel 2015 ha pubblicato su Instagram e Twitter una foto di se stesso mentre fa delle flessioni in spiaggia con addosso un sunga (un costume da bagno attillato), scrivendo di volersi preparare per il 2018.

Anche il neoeletto sindaco di San Paolo, Joao Doria Jr., è molto popolare e ricco, ma a differenza di Bolsonaro non è un fan del nuovo presidente americano. «Non mi identifico assolutamente in lui», ha detto Doria, che è un ex giornalista, proprietario di una società di marketing, autore di diverse guide per arricchirsi velocemente – tra cui una intitolata Successo con stile – ed editore della rivista Caviar Lifestyle, che si occupa di caviale. Dal 2010 al 2011 Doria ha anche condotto O Aprendiz. «Non sono un politico», ha detto al programma televisivo Roda Viva dopo essere stato eletto sindaco di San Paolo con il Partito Socialdemocratico, «la mia anima non è politica. Non sono di destra né di sinistra. Sono un brasiliano». È stato questo, insieme alla promessa di combattere la criminalità dilagante e di occuparsi di un sistema sanitario pericolosamente danneggiato, a colpire nel segno: Doria, che ha 59 anni, ha ottenuto una storica vittoria al primo turno, conquistando tutti le circoscrizioni a eccezione di due, sia nel ricco centro di San Paolo che nella periferia impoverita, i cui abitanti potrebbero essere stati persuasi dalla promessa populista di obbligare in qualche modo gli ospedali privati ad aprire le porte al pubblico di notte in modo da liberare le liste di attesa negli ospedali gestiti dalla città.

A San Paolo i poveri sono molti e i mezzi di informazione brasiliani si sono accaniti sulla passione di Doria per i maglioni di cashmere e il suo disgusto per i pasteis, uno snack da strada fritto. Gli elettori, però, non ne hanno tenuto conto. Nonostante Doria abbia detto di non volersi candidare alla presidenza l’anno prossimo, gli analisti non ne sono così sicuri e i suoi sostenitori adoranti non vogliono credere che sia così. «Vincerebbe le elezioni», ha detto il 22enne Jorge Lopez servendo una spremuta d’arancia in un bar del centro di San Paolo, una zona degradata della città che Doria ha promesso di ripulire. Mentre spiegava la sua devozione per il sindaco, le parole di Lopez ricordavano quelle pronunciate da molti americani sul conto di Trump: «Doria non è coinvolto nella politica. I soldi ce li ha già e quindi non ha bisogno di rubare».

Altri potenziali candidati stanno saggiando il terreno. Roberto Justus, un miliardario che ha condotto O Aprendiz dal 2004 al 2009 e nella stagione a cavallo tra il 2013 e il 2014, ha raccontato al giornale O Estado de S. Paulo che sta considerando l’idea di candidarsi alle presidenziali. Justus, che ha 61 anni, si è arricchito lavorando nel settore delle pubbliche relazioni e ha avuto una breve carriera come cantante che nel 2008 lo ha portato a pubblicare un disco, So Entre Nos (“solo tra di noi”). «Dobbiamo togliere la gestione del paese dalle mani dei politici», ha detto Justus in un’intervista, abbozzando un programma che prevedrebbe la vendita delle imprese statali del Brasile, come il gigante petrolifero Petroleo Brasileiro.

A Planaltina, Valda Rodrigues de Sousa ha detto che l’affabile Justus è l’unica persona in grado di strappare il suo voto a Lula. «Tutto quello che fa funziona», ha detto Rodrigues, che vive con Santos – l’assistente di cucina – in una casa sulle cui pareti intonacate è appesa una sola foto, scattata nel 2015, il giorno in cui ha ottenuto il diploma a 39 anni. Quello è stato il momento di cui va più fiera. Quello che l’ha resa più felice risale invece al 2002, quando Lula fu eletto presidente. Lula era una persona povera come lei che ce l’aveva fatta. «Sono corsa in strada e ho urlato di gioia», ha raccontato. Il suo affetto per Lula e per il Partito dei Lavoratori è calato insieme all’economia. Almeno il 10 per cento dei 35 milioni di brasiliani che erano riusciti a uscire dalla povertà nel decennio finito nel 2014 è tornato povero. Negli ultimi due anni in Brasile la disoccupazione è quasi raddoppiata. La classe media è in grande difficoltà.

In Brasile oggi chiunque sia abbastanza famoso, ricco e capace di sfruttare la frustrazione nazionale è potenzialmente in grado di competere con i politici più tradizionali che potrebbero candidarsi alle presidenziali. Roberto Miguel Rey, il chirurgo plastico, ha già detto che ha intenzione di provarci, nonostante in passato la sua candidatura al Congresso sia fallita miseramente.

«Darò una speranza a questa generazione», ha detto recentemente firmando delle copie della sua autobiografia in un resort di lusso sulla spiaggia di Buzios, che in passato fu uno dei posti preferiti da Brigitte Bardot. Rey, che ha 55 anni, è nato a San Paolo ed è cresciuto negli Stati Uniti. Il suo studio è a Beverly Hills. Come Doria e Justus, ha fatto anche televisione: dal 2004 partecipa al reality show Dr. 90210, trasmesso dal canale americano E!. I sondaggisti non si sono nemmeno presi la briga di rilevare il suo sostegno. Secondo Santos, però, a questo punto nessuno dovrebbe essere escluso: «Perlomeno potrebbe far diventare il paese più bello».

Fonte: Il Post
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giovedì 26 gennaio 2017


Video su alcune curiositá del Brasile e dei brasiliani. Avevo giá scritto un post praticamente uguale, ora invece ne parlo in video. L'idea l'ho presa da un blog di un certo Olivier Teboul, un brasiliano di Recife, o cosí pare, che vive a Parigi (beato lui!). Quindi se non siete d'accordo su quanto dico prendetevela con lui, ok?

 
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Alcune curiositá riguardanti le strade e il modo di guidare dei brasiliani. Pur non avendo la macchina certe cose non passano inosservate :)


      
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In questo video parleró sui supermercati brasiliani, come sono, alcune curiosiositá e alcune mie impressioni su questo genere di commercio. Come sempre dico sono mie idee, e forse qualcuno non sará d'accordo. In ogni caso non mi sono inventato niente.

 
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Io porto gli occhiali da quando avevo 10/11 anni, quindi possiamo dire da tutta una vita. In tutto questo tempo non riesco nemmeno a immaginare quanti occhiali abbia cambiato, quante lenti e quante montature diverse. In Italia è molto semplice sia fare una visita oculistica che comprare un paio di occhiali da vista, e non ho mai avuto problemi.

Bastava andare da qualunque ottico e facevi una visita molto precisa e professionale e l’ottico, pur non essendo un medico vero e proprio, sapeva dirti se avevi qualche malattia o problema agli occhi e sapeva consigliarti il tipo di lenti adatte.

Qui in Brasile no.

Io ho sempre usato lenti infrangibili, dato che sbadatamente potevo far cadere gli occhiali e rompere le lenti. Sono ottime ma hanno un solo difetto: si rigano facilmente quando le pulisci. Questo vuol dire che le devi cambiare spesso, diciamo una volta all’anno.

Come ho detto in Italia era molto semplice: andavo dal mio ottico di fiducia, lui prima controllava il grado e le caratteristiche delle lenti che stavo usando, poi mi faceva sedere sulla poltrona e con gli strumenti adatti verificava se la mia vista fosse migliorata o peggiorata, usando lenti di gradazioni diverse per testare. Quindi io uscivo dal negozio con la certezza che i prossimi occhiali fossero i migliori per la mia vista. E così era.

Qui in Brasile è diverso.

Prima di tutto gli ottici non possono fare esami di vista. Anche solo per cambiare delle semplici lenti devi andare da un “vero” oculista, o come lo chiamano qui, un oftamologista. Hai due possibilità: o andare da un oculista privato, quindi pagare, oppure rivolgersi alla SUS, dove ti faranno una visita gratis.

Io prima di partire per il Brasile ero andato dal mio ottico, avevo fatto una visita e, per sicurezza, avevo cambiato le lenti dei miei occhiali da vista e da quelli da sole, senza i quali non potrei nemmeno uscire di casa. Questo perché sapevo che in Brasile le cose erano più complicate e non efficienti come in Italia. Ma anche così arrivo il tempo di cambiare le mie lenti, per i motivi che ho spiegato all’inizio.

Su consiglio di mia cognata andai da un oculista privato. Pagai 50 rs, poco per una visita medica. Mi fece un esame abbastanza buono e mi chiese che lavoro facevo. Siccome uso molto il computer mi consiglio di usare delle lenti bifocali.

BEEP: primo errore.

Non mi servono le bifocali, perché da vicino ci vedo benissimo. Sono miope, non presbite. Ho avuto modo di provare occhiali da vicino ma non servivano a niente. Anzi, vedevo peggio che senza occhiali.

BEEP: secondo errore.

Non ha notato che sono leggermente astigmatico e quindi le mie lenti avevano, e devono avere, anche questa piccola correzione.

Alla fine mi prescrisse delle lenti carissime: antiriflesso, anti UV, multifocali, ecc. valore: circa 1400 rs! Poi mi chiese da quale ottico sarei andato. Io feci i nomi di due grandi catene di ottici molto famose qui in Brasile, ma lui disse: “No, non andare da loro. Fanno tanta pubblicità ma non sono poi un granché. Dammi retta, vai da questo ottico in centro. È piccolino, non è famoso, ma è il migliore di Sorocaba”. Io lo lascia parlare e uscii con la ricetta in mano.

Il giorno dopo andai in centro per cambiare le lenti ai miei occhiali. Per pura curiosità andai in quel piccolo negozietto da lui consigliato. Mostrai la ricetta e, come dissi, il valore era altissimo. Spiegai allora che non potevo spendere quella cifra e che non li volevo bifocali. In questo caso mi fecero un prezzo più popolare, “solo” 1000 rs, potendo pagare in 3 volte senza interessi. Avrei voluto ridergli in faccia ma per educazione dissi che ci avrei pensato e poi sarei ritornato. Cosa che ovviamente non feci, anche perché scoprii che quel negozio era della moglie di questo simpatico oculista!

Andai perciò da un altro ottico e con circa 70 rs cambiai le lenti.

Poi venne il turno dei miei occhiali da sole, anche loro da cambiare. In questo caso andai da un altro ottico, anche questo famoso. Avendo già la ricetta del medico fu tutto molto veloce. La commessa mi chiese solo il colore delle lenti e mi disse di tornare dopo qualche giorno. Tornai, pagai questa volta circa 150 rs e contento tornai a casa. Peccato però che la mia felicità durò pochissimo, perché appena uscito dal negozio, indossando gli occhiali, mi accorsi che non potevo guardare al sole. Pur essendo molto scuri era come se fossero trasparenti, la luce entrava ugualmente. Il motivo era molto semplice: non era antiriflesso.

Colpa mia per non averglielo detto? Può darsi, ma come dissi la commessa non mi chiese niente, a parte il colore delle lenti. Eppure aveva la ricetta dell’oculista in mano. Aveva visto tutte le caratteristiche che dovevano avere. Il problema è che qui in Brasile in tutti i negozi trovate solo ragazzi giovanissimi. Può sembrare una bella cosa, ma non é. Sono giovani e non hanno esperienza. Ma questo succede non solo nei negozi, ma anche in uffici o istituzioni importanti. Un giorno dovetti andare alla “Difensoria publica”, un posto dove vai quando hai problemi di carattere giuridico ma non ti puoi permettere un avvocato. Mi aspettavo di trovare persone competenti, di parlare con qualche avvocato, visto che si trattava di giustizia. Invece era pieno di ragazzini più giovani di mia figlia. Le uniche persone adulte erano i responsabili della sicurezza, sempre presenti in qualunque luogo tu vada. Dopo ore di attesa ho potuto parlare con una ragazza con meno di vent’anni, ancora studente. E ovviamente usci da lí senza risolvere niente.

Un paio di anni fa dovetti cambiare ancora le lenti dei miei occhiali. Per curiosità, essendo già passato un po’ di tempo, decisi di fare un’ulteriore visita per vedere se fossi peggiorato. Questa volta però decisi di rivolgermi alla SUS, stanco di pagare per una cosa che in Italia è gratis e che qui in Brasile, pur pagando, non funziona.

Dopo aver fatto l’impegnativa al ‘posto de saude’ andai a fare l’esame della vista. Mi trovai così in un capannone industriale totalmente in cemento. Mi fecero accomodare in una specie di sala d’aspetto insieme a tantissime altre persone e, quando venne il mio turno, feci la visita. Chiesi alla medica se poteva dirmi la gradazione dei mie occhiali, ma mi disse che non avevano lo strumento per leggerlo. Ma come non hai lo strumento? Non pe una cosa fantascientifica. È una specie di microscopio che tutti gli ottici dovrebbero avere. Ma qui stiamo parlando della SUS, quindi tutto questo è normale. Però non capisco: come ho spiegato all’inizio, per sapere se la tua vista è cambiata, in meglio o in peggio, devi partire dagli occhiali che stavi usando. Inizi a fare l’esame con la gradazione e caratteristiche delle lenti abituali e poi l’ottico fa diversi test per definire le lenti migliori per te. Se non sai che gradazione usare all’inizio, se non sai da dove cominciare, come puoi fare l’esame? Metti delle gradazioni a caso e poi tenti nella fortuna o nel caso? Perché per conto mio è quello che fecero. Mi fecero sedere su una sedia, leggere alcune lettere e pronto. Ma che cavolo di esame sarebbe?

In ogni caso dovetti cambiare le lenti dei miei occhiali. Questa volta andai in un negozio diverso. Alla fine riuscirò a trovare un ottico valido, pensavo. Nasceva un dubbio però: quale ricetta portare? Quella del primo medico, vecchia già di alcuni anni, o quella nuova ma inefficiente del Sus? Le differenze erano minime, perciò decisi che era più affidabile quella del medico. Feci le lenti, questa volta chiarendo che le volevo antiriflesso, pagai circa 100 rs, e uscii con i miei occhiali nuovi.

Nessun problema ora, se non fosse che queste nuove lenti hanno una caratteristica strana: si appannano per niente! Non sto scherzando. Li uso normalmente, ma dopo qualche ora li devo già pulire, perché si forma una specie di patina peggiorando la visione. Non so il motivo, forse il materiale usato. Fatto sta che passo molto tempo a pulirli tutto il giorno. Ora sono già abbastanza rigate, pur usando il panno apposta per le lenti, ma non ho il coraggio di cambiarle. Ho fatto due visite oculistiche qui in Brasile e nessuna mi ha sodisfatto, ho cambiato per tre volte le lenti ma ho sempre avuto dei problemi, cosa che in Italia mai era successo. Dove vado ora? Se anche pagando mii trovo con problemi non ho proprio idea di cosa fare.


E poi se parlo male del Brasile qualcuno si offende!
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mercoledì 25 gennaio 2017


L’ondata di violenza che c’è stata all’inizio dell’anno nelle carceri del Brasile ha puntato i riflettori su un sistema ormai al collasso. Quasi cento detenuti sono morti solo nella prima settimana di gennaio, uccisi mentre le guardie erano apparentemente incapaci di fermare lo spargimento di sangue. Come si è arrivati ​​a questo?

Il primo problema è il sovraffollamento, spiega la Bbc. Un giro di vite nei confronti dei reati violenti e legati alla droga ha visto negli ultimi quindici anni la popolazione carceraria del Brasile aumentare. La prigione nello stato di Roraima, dove il 6 gennaio sono stati uccisi 33 detenuti, ospita 1.400 persone, il doppio della sua capacità. Il sovraffollamento rende difficile per le autorità carcerarie mantenere separate le fazioni rivali. E causa l’aumento della tensione all’interno delle celle, con i detenuti che si disputano le limitate risorse, come materassi e cibo.

Il secondo problema è la guerra tra bande rivali. Le uccisioni sono comuni tra le mura delle prigioni brasiliane – 372 detenuti sono morti in questo modo nel 2016, secondo la Folha de São Paulo – ma questo aumento è da collegarsi alla rottura di una tregua che vigeva da quasi vent’anni tra due delle più potenti bande del paese. Fino a poco tempo, il Primeiro comando da capital, di São Paulo, e Comando vermelho, di Rio de Janeiro, avevano un rapporto di collaborazione, presumibilmente per garantire il commercio di marijuana, cocaina e armi nelle città e oltre i confini del Brasile. Recentemente la pace è finita, anche se le ragioni sono poco chiare. E vista la repressione del governo nei confronti delle bande criminali, ci sono migliaia di persone appartenenti a entrambe le bande rinchiusi nelle carceri brasiliane.

Terzo problema è la mancanza di risorse. Molte carceri brasiliane sono sottofinanziate. In seguito alle ultime rivolte il governatore dello stato ha chiesto al governo federale attrezzature come metal detector, braccialetti elettronici e dispositivi per bloccare il segnale telefonico dentro le carceri. La sua richiesta mostra la mancanza di attrezzature di base anche in carceri molto affollate. Il governatore ha anche chiesto l’invio di forze federali. Male addestrate e mal pagate, le guardie carcerarie devono affrontare spesso detenuti che non solo sono più numerosi, ma inoltre sentono di avere poco da perdere visto che già devono affrontare condanne lunghe. Il governo brasiliano ha annunciato un piano per modernizzare il sistema, ma visto che il paese si trova nella peggiore recessione degli ultimi decenni e la spesa pubblica è bloccata per vent’anni, è difficile vedere come possa finanziarlo.

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giovedì 19 gennaio 2017


Comprare un'auto in Brasile é un'impresa difficile. Non tanto per la burocrazia, ma per il prezzo a mio parere spropositato. Anche una piccola utilitaria ti costa dai 40 mila ai 50 mila reais, come minimo.

Mi facevano ridere quando qualcuno, commentando chi aveva comprato una Panda nuova, con un pizzico d'invidia ne usciva con frasi tipo: "olha que carrão!". Ma é normale, considerato il prezzo.

Anche facendo la conversione Real/Euro, che non serve a niente, le auto in Brasile risultano sempre carissime. E non venitemi a dire che sono prodotti importati, perché qui la Fiat, Volkswagen, Toyota, Hyndai e tante altre hanno stabilimenti in questo paese.

Ci sono due cose che in qualche modo trovo impressionanti. La prima é che in Italia, con l'esempio che ho fatto nel video, con 500 euro puoi comprare una macchina. Vecchia, usata, ma funzionante. Quindi in Italia chiunque, anche chi non ha una lira, puó permettersi un'auto. In Brasile invece devi fare un mutuo.



Poi il prezzo delle supercar: 3.600.000 reais per una Ferrari o 3.900.000 reais per una Lamborghini.



Sarei curioso a questo punto quanto potrebbe costare una Rolls-Royce, una Pagani o una Bugatti Veyron, che in Italia costa circa 1.500.000 euro.


Ma é il Brasile, e ormai lo conosciamo bene.


 
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lunedì 16 gennaio 2017


Alleluia! Di male in peggio. Questo paese sta peggiorando giorno per giorno e non si riesce a vedere una via d'uscita. il lavoro cala, i prezzi aumentano e le nuove riforme di Temer sembra che siano state create solo per peggiorare la situazione. Da notare che molti italiani, che fino a ieri erano difensori accaniti del Brasile e che mai, proprio mai, sarebbero ritornati in Italia, ora invece stanno cambiando idea. Questo la dice lunga sulla situazione attuale.

Il presidente Temer ha annunciato una riforma che legherà i salari alla produttività e aumenterà di quasi 10 anni i requisiti per la pensione. Questo mentre erano già in corso proteste di piazza contro la decisione di congelare per un ventennio la spesa pubblica, con effetti negativi su sanità e istruzione. Il pil nel 2016 è calato del 3,4% e la maxi inchiesta per corruzione continua ad allargarsi

È stata definita dal presidente brasiliano Michel Temer “un grande regalo di Natale” la proposta di riforma del mercato del lavoro annunciata dal governo qualche settimana fa. Un’iniziativa che si andrà a inserire nel quadro complessivo di grandi cambiamenti che attende il Paese sudamericano. A metà dicembre il Senato ha infatti dato il via libera a una modifica della Costituzione che si tradurrà in un congelamento della spesa pubblica per i prossimi 20 anni. Come dire che gli investimenti in sanità e istruzione resteranno al palo. Gli ultimi dati rilasciati dalla Banca centrale non sono confortanti (anche il 2016 si chiuderà con un pil in calo del 3,4% e sarà il terzo anno di recessione) ed è sempre più acuta la crisi economica e sociale che attraversa il Paese, dopo l’impeachment subìto dall’ex presidente Dilma Rousseff e le inchieste per corruzione che si moltiplicano senza sosta tra le elite politiche e imprenditoriali.

12 ore di lavoro al giorno e innalzamento di nove anni dell’età per la pensione – Incremento delle ore lavorate da 8 a 12 al giorno, per un massimo di 48 a settimana e fino a 220 al mese, e una più ampia flessibilità nelle negoziazioni contrattuali, con un intervento minimo del governo e maggiore libertà alle intese tra datori di lavoro e occupati per quanto riguarda salari (che saranno legati alla produttività), pause e vacanze. Ma anche e soprattutto la correzione dei criteri pensionistici: con l’attuale sistema i brasiliani possono cessare la propria attività dopo 30 anni di lavoro, che oggi significa in media 54 anni di età. La riforma proposta da Temer fisserà a 65 anni l’ingresso nell’età pensionabile, anche oltre i 30 anni di attività, sollevando non poche criticità: in alcune regioni del Brasile l’aspettativa di vita va mediamente poco oltre i 65 anni, mentre chi è alle prese con lavori usuranti, spesso intrapresi in giovane età, sarà costretto a lavorare molti anni in più prima di poter usufruire della pensione.

Proteste di piazza contro il piano di austerità di Temer – Una riforma che con ogni probabilità non gioverà alla popolarità del governo, arrivata a livelli di guardia già all’inizio di dicembre. L’ultima rilevazione dell’istituto di ricerca Ibope, commissionata dalla locale Confindustria, è stata condotta tra l’1 e il 4 dicembre e ha evidenziato che solo il 13% della popolazione considera “ottimo o buono” l’esecutivo guidato da Temer, che è invece “cattivo o pessimo” per il 46 per cento. Un netto peggioramento rispetto alla rilevazione di ottobre, che aveva visto il 39% della popolazione bocciare il governo appena insediato. Non solo: il 64% dei cittadini brasiliani disapprova il modo di governare del presidente – era il 55% tre mesi fa – e ben il 72% dichiara di non avere fiducia dello stesso Temer. Pochi giorni dopo la rilevazione, migliaia di brasiliani sono scesi in piazza per contestare le misure di austerity annunciate dal presidente, che andranno a incidere nella politica economica e sociale del Paese almeno per i prossimi 20 anni. Le proteste sono deflagrate in maniera violenta nella capitale Brasilia e almeno in una dozzina di Stati, con assalti alla tv locale Globo ritenuta filogovernativa, respinti dalla polizia in assetto antisommossa.


Paese stretto tra recessione, calo delle vendite e spesa pubblica al palo – Le modifiche alla Costituzione andranno a fissare un tetto alla spesa pubblica, legando la possibilità di investimenti pubblici al tasso di inflazione dell’anno precedente, con una netta sforbiciata a settori dell’economia brasiliani con un grosso impatto sulle fasce povere della popolazione, dall’educazione alla sanità. Per la sicurezza sociale il Brasile utilizza il 40% della spesa pubblica, che vale, secondo le stime del governo, il 2,7% del pil, dallo 0,3% del 1997. Gli ultimi dati segnalano per il 2016 un pil negativo del 3,4%, e la Banca centrale ha più volte ridotto le previsioni di crescita per il 2017, oggi allo 0,8 dal precedente 1,3%, mentre la World Bank stima un ancor più pessimista 0,5 per cento. La recessione, che sta per entrare nel terzo anno consecutivo, ha avuto un deciso impatto sulle spese dei brasiliani, e le stime per l’ultimo Natale parlano di una riduzione delle vendite rispetto al 2015 del 4,8 per cento. Per la prima volta dal 2004, lo scorso anno gli esercizi commerciali che hanno chiuso sono stati più di quelli di nuova apertura, con un calo generale delle vendite del 9 per cento. Inevitabile una complessiva riduzione dei prezzi, compresi quelli dei beni alimentari, e dunque l’inflazione, che lo scorso anno si è assestata al 6,3%, dovrebbe fissarsi nell’anno in corso attorno al 4,5 per cento. Anche per questo la Banca centrale ha appena tagliato il costo del denaro per la terza volta consecutiva, portando il tasso di riferimento dal 13,75% al 13 per cento. La riduzione di 75 punti base è la maggiore effettuata in quasi cinque anni e ha sorpreso anche il mercato finanziario locale, che si aspettava un taglio dello 0,50 per cento.

La maxi inchiesta per corruzione sfocia in multe miliardarie. E coinvolge anche il presidente – Altrettanto preoccupante appare il calo degli investimenti, lo scorso anno crollati dell’11,2 per cento. Oltre alla delicata situazione economica, hanno su questo fronte un ruolo importante l’incertezza politica e le infinite inchieste per corruzione. L’operazione Lava Jato, vale a dire Autolavaggio, ritenuta la più grande operazione anti-corruzione nella storia del Brasile, e che ha sollevato uno stratificato sistema di tangenti attorno all’azienda petrolifera statale Petrobras è in corso dal 2014, e continua a riservare sorprese. Nel quadro di questa inchiesta, le indagini si sono condotte anche verso il gruppo Odebrecht, conglomerato delle costruzioni, che poche settimane fa è stato riconosciuto colpevole dal dipartimento di giustizia statunitense di aver guidato un cartello di società attive nel settore delle costruzioni e dovrà pagare una multa di 2,6 miliardi di dollari, che per l’80% sarà versata alle autorità brasiliane. Secondo le autorità i costruttori hanno versato 800 milioni di dollari di tangenti a politici di tre continenti per ottenere appalti pubblici, compresa la costruzione dello stadio di San Paolo, usato per la partita inaugurale dei mondiali di calcio di due anni fa. L’inchiesta ha coinvolto anche lo stesso Temer, il quale ha negato di aver ricevuto 3 milioni di euro da Odebrecht. E nell’ambito della stessa inchiesta le autorità Usa hanno inoltre trovato un accordo con un’altra società brasiliana, la petrolchimica Braskem, che avrebbe pagato tangenti a un manager Petrobras. Braskem ha accettato di pagare una multa di 957 milioni di dollari.

di Felice Meoli | 15 gennaio 2017





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venerdì 13 gennaio 2017



Scusate se sto scrivendo poco in questo blog, ma devo curare il mio nuovo canale di Youtube.

In questo video ho voluto mostrare, per chi non le conoscesse, alcune "delizie" culinarie brasiliane. Chi segue il blog giá conosce molto bene queste cose, specialmente se vive in Brasile, ma molti ancora non sanno quello che si stanno perdendo vivendo in Italia :)

AGGIORNAMENTO:

il video ho preferito eliminarlo. A me sembrava simpatico come video e interessante come argomento, ma poi parlando con mia moglie e informandomi in rete ho pensato che fosse meglio eliminarlo dal mio canale. Prima di tutto per un problema di Copyright: avendo utilizzato parti di video di altre persone avrei dovuto prima chiedere a loro il permesso di attualizzarle. Io non l'ho fatto perché non l'ho ritenuto importante. Non erano video di persone famose ma cose comuni trovate su Youtube. Ma anche in questo caso ci sarebbe stata una violazione di Copyright e avrebbero potuto chiudere il mio canale.

Ma il vero motivo é che non mi fido dei brasiliani. Non hanno nessun scrupolo nel processarti solo per guadagnare un po' di soldi. Puó sembrare esagerato ma ho visto molte situazioni simili e per un nonnulla ti processano e ti ritrovi con un problema che mai avresti immaginato.

Questo é il vero motivo per aver eliminato il mio video.

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giovedì 12 gennaio 2017


Secondo video sul costo di vita in Brasile e Italia. ho ripreso in parte quello che avevo scritto in un post precedente, con la speranza che le persone, interessate a questo argomento, possano finalmente capire la grande differenza di prezzi tra i nostri due paesi.

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martedì 10 gennaio 2017



Primo video del mio nuovo canale Youtube!

https://www.youtube.com/channel/UCNeT4o-jkG3jH1FKZP5CyuQ

La qualità non é molto buona, dato che il mio cellulare non é poi una gran cosa e che, scaldandosi, ha cominciato a dare i numeri :)

Penso però che fare video, oltre che scrivere post, sia importante per qualunque blogger. Per questo, con un briciolo di coraggio (o forse incoscienza) ho deciso di pubblicare dei video parlando delle cose che abitualmente tratto nel blog.

Sicuramente riceverò molte critiche, ma ormai ci sono abituato e non mi fanno né caldo né freddo. Avrei voluto anche farlo in portoghese ma penso che vada meglio in italiano, essendo indirizzato verso i nostri concittadini.

in ogni caso auguri a me per questo nuova avventura, anche se non sarà l'ultima!




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lunedì 2 gennaio 2017


Ciao a tutti e, anche se in ritardo, buon 2017!

Sono passato di qua solo per rassicurare tutte quelle persone che leggono il mio blog, sia quelle a cui sono simpatico sia quelle che mi odiano (o che sto semplicemente sulle balle) che non sono morto.

I motivi per cui sto scrivendo poco sono semplici:

1. non c'è molto da dire.
2. non ci sono notizie a mio parere interessanti.
3. sono molto impegnato.
4. sono pigro

Sul numero 1 e 2 é vero. non mi sembra che qui in Brasile sia successo qualcosa di cosí interessante da poterne parlare. Le notizie sono sempre le stesse e sinceramente mi sto un po' annoiando;

Anche il punto 3 é vero. Tra il lavoro e la famiglia il tempo é sempre poco. Inoltre ho creato un negozio online per mia moglie e credetemi, non é così semplice come sembra. Le cose da fare sono innumerevoli e siamo appena all'inizio. Ma speriamo che tutto vada per il meglio. E come se non bastasse sto preparando un'altra cosa che in qualche modo riguarda questo blog, ma per ora non vi dirò niente :)

E sul fatto di essere pigro ormai é risaputo, ma nessuno é perfetto quindi concedetemi questo piccolo difetto.

In ogni caso spero di tornare qui al più presto per parlare di qualcosa d'interessante.

Até logo!
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