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giovedì 12 maggio 2016

Siamo i migliori!


Non c'é niente da fare. In fatto di "comida" noi italiani siamo decisamente i migliori del mondo. E non sono io a dirlo, ma praticamente il mondo intero. Poi ovviamente trovi persone che pensano il contrario, pur non sapendo niente sulle reali e originali ricette italiane. Ma vale la pena dare peso a questi individui?

Perché il mondo impazzisce per il «made in Italy» a tavola

Facciamo insieme un esperimento. Digitiamo su Google le parole «Best», «Cuisine» e «World», vale a dire «migliore cucina del mondo».

E prendiamo a caso i primi risultati. La prima è una classifica stilata dalla Rough Guide basato sui voti dei lettori di tutto il mondo: 1° Italia; 2° Tailandia; 3° India; 4° Giappone; 5° Vietnam; 6° Cina; 7° Francia (ha!); 8° indonesia; 9° Messico; 10° Singapore. La seconda è una lista della sezione travel della CNN del 2013 basata su un sondaggio social: 1° Italia; 2° Cina; 3° Francia; 4° Spagna; 5° Giappone; 6° India; 7° Grecia: 8° Tailandia; 9° Messico; 10° Usa. La terza è una classifica ancora della CNN ma del 2015: 1° Taiwan; 2° Filippine; 3° Italia; 4° Tailandia; 5° Giappone; 6° Malaysia; 7° Hong Kong; 8° india; 9° Grecia; 10° Vietnam. La quarta è del sito thetoptens.com: 1° Italia; 2° Messico; 3° India; 4° Giappone; 5° Francia; 6° Cina; 7: Usa; 8° Tailandia; 9° Spagna; 10° Inghilterra. La quinta del sito thenetnews.com conta solo quattro posizioni: 1° Italia; 2° Tailandia; 3° Francia; 4° Giappone e morta lì. La sesta arriva dal sito www.top10base.com: 1° Cina; 2° Italia; 3° Tailandia; 4° India; 5° Francia; 6° Spagna; 7° Messico; 8° Australia; 9° Giappone; Libano.
Insomma, di sei classifiche redatte sulla base di giudizi internazionali quattro ci vedono in testa, una al secondo posto, e un'altra (decisamente filoasiatica, però) al terzo. Insomma, siamo nettamente la cucina più amata al mondo. E non ce lo diciamo certo da soli. L'Italian way of fooding viene celebrato anche a Cibus, la grande fiera internazionale dell'industria alimentare aperta ieri alla Fiera di Parma. Lo fa uno studio promosso dal Polli Cooking Lab, che ha elaborato i pareri di oltre novanta tra nutrizionisti, chef e antropologi dell'alimentazione. Secondo il 73 per cento di essi il connubio tra dieta mediterranea e italianità rappresenta lo stile di vita più seguito a livello internazionale a tavola. «C'è un legame fortissimo - spiega Lucia Galasso, antropologa e direttrice di evoluzioneculturale.it - tra ambiente, genetica e identità culturale, l'Italian way of fooding racconta questo e ha eco in tutto il mondo. Tra i valori espressi, la convivialità è centrale per quello che è il versante sociale della dieta mediterranea. La tavola è il luogo non solo dove si consuma il pasto, ma anche quello dove, di generazione in generazione, si trasmettono i valori alimentari. Non si tratta solo di mangiare bene quindi, ma anche di prestare attenzione alla qualità della vita».
«L'Italian way of fooding ha così tanto successo sia in Italia sia all'estero - aggiunge Chicco Cerea, chef del tristellato Da Vittorio di Brusaporto (Bergamo) perché non è una semplice dieta ma un vero e proprio stile di vita. È sano e gustoso e fa star bene con se stessi. Non dimentichiamo che può contare su prodotti che, dall'Alto Adige alla Sicilia, tutto il mondo c'invidia». Convivialità ma anche salute. «La popolarità della dieta mediterranea nel mondo è dovuta principalmente ai riconoscimenti scientifici di grande prestigio afferma Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo . Basti pensare che seguendola si riduce del 9% la mortalità e, in particolare, del 9% per malattie cardiovascolari, del 6 % quella per cancro e l'incidenza di morbo di Parkinson e di Alzheimer scende del 13%. Inoltre chi segue la dieta mediterranea ha meno probabilità di andare incontro a sindrome metabolica, diabete e disturbi gastrointestinali».
Ma quali sono i motivi del successo planetario dell'Iwf? Convivialità (81% degli esperti), valori e sapori della dieta mediterranea (74%) e benessere (69%). Seguono atmosfera italiana (61%), qualità (59%), condivisione (58%), ricerca dell'eccellenza (55%), stile unico (53%) e tradizione (52%). Buon appetito.
Fonte: Il Giornale

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