Adbox

martedì 24 maggio 2016


È inutile, nessuno riesce proprio a capire quanto sia importante il cibo per noi italiani, specialmente per quelle ricette tradizionali che, in qualche modo, fanno la storia del nostro paese. Quello che é successo col sito Demotivateur é solo un esempio. Provate a vedere le ricette postate da Tastemade, e scommetto che qualcuno avrá incubi alla notte. Chi vive all'estero come noi vede, ogni giorno, ricette italiane trasformate in qualcosa di osceno. Se vi dicessi come fanno le lasagne qui in Brasile rimarreste sconcertati, per non parlare della famosa "maccaronada" tanto conosciuta in questo paese. Ma é inutile stare qui a discutere. Come ho detto all'inizio nessuno potrebbe capire di cosa sto parlando, a parte noi italiani.

Il cibo è una cosa seria, soprattutto in Italia. Le ricette della tradizione sono un po’ come le tavole della legge, vanno sempre rispettate, magari leggermente modificate ma l’essenza deve rimanere tale, pena critiche a valanga e la pubblica gogna. In Italia, la grande passione per far rispettare i “dogmi culinari” di nonne e antenati è paragonabile solo all’amore per la squadra del cuore. Animati da questa fede, molti compatrioti si spingono oltre le linee nemiche e a colpi di commenti sui social network, difendono l’onore dei nostri piatti. Tra le pagine americane di cucina, come ad esempio Tasty, siamo ormai quasi temuti. Basti leggere i commenti a questa ricetta. L’ultima di queste missioni ha scatenato una vera e propria battaglia per la carbonara.

Casus belli

Da qualche tempo le bacheche di Facebook sono sempre più popolate da video-ricette, dove appassionati o vere e proprie testate propongono dei tutorial agli utenti su come va cucinato questo o quel piatto. Questo format all’estero va molto e spesso le specialità che vengono proposte sono quelle della tradizione italiana. Come avrà sperimentato la maggior parte di voi andando all’estero, fuori dai confini nazionali fanno molta confusione quando si tratta di cucina nostrana. Può capitare quindi di andare in California e mangiare una “tipica” pizza con l’ananas o ordinare le tagliatelle alla bolognese in un ristorante a Stoccolma e vedersi arrivare un piatto di pasta accompagnato da polpette. Questa volta a far scatenare lo sdegno italiano sulla rete è stato il sito francese Demotivateur, che i primi di aprile ha pubblicato sul suo canale YouTube una video-ricetta in cui si proponeva la “carbonara alla francese”. Questa versione, preparate tra l’altro con un noto marchio di pasta italiano che con il sito ha una collaborazione, prevede di cuocere per 15 minuti le farfalle, una cipolla e la pancetta, tutti insieme nell’acqua che di solito è destinata alla pasta. Per completare l’opera i francesi aggiungono panna e un uovo a crudo. Il video è stato ripreso da molti siti d’informazione italiani dopo che molti nostri connazionali avevano invaso la bacheca del portale francese con tutto il loro sdegno. Indignazione che ha costretto addirittura il marchio italiano di pasta a prendere le distanze dalla ricetta della carbonara alla francese. Nei giorni successivi al “misfatto”, la notizia ha trovato spazio anche in Francia tanto che il noto quotidiano d’oltralpe Le Parisien titolava: “Il carbonara gate infiamma l’Italia“.

Italian sounding

Questo è solo l’ultimo esempio di una lunga serie di ricette che si possono trovare in rete che di italiano hanno ben poco. Spesso, ma non sempre, solo il nome rimane fedele al piatto originale. Tutto sommato, però, bisogna considerare che la maggior parte di queste proposte culinarie vengono palesemente presentate come varianti della specialità nostrana. In questi casisi sfrutta “solo” il fascino che evoca l’italianità a tavola per promuovere ricette o prodotti completamente estranei alla nostra cultura. La questione, volendo essere un po’ bacchettoni, rientra nel problema più ampio “dell’italian souding”, ossia l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per commercializzare prodotti affatto riconducibili al Bel Paese.
Continue reading

lunedì 23 maggio 2016


Olha que engraçado! Você pesquisa na internet assunto de negócios /doces/ brigadeiros e acha um monte de artigos sobre pessoas que ganham muito dinheiro fazendo isso. Vai no Facebook e encontre páginas e páginas de pessoas vendendo bolo de pote e brigadeiros, ganhando muito dinheiro. “ Eu trabalhava no banco mas deixei para vender bolos... eu era publicitaria mas larguei tudo para fazer brigadeiros...” Na rede parece tão simples, mas na vida real é muito diferente.

Eu comecei fazendo bolo de bote. Fiz bolo italianos e brasileiros, todos gostosos. Mas não consegui vender. Motivo? Ninguém queria gasta R$ 5,00 para um bolo recheado. Para a maioria era melhor comprar um sonho que um bolo feito com creme, fruta, chocolate chantilly o algo mais. E tem gente que, sempre segundo a internet, vende bolo por R$ 8,00/10,00 ganhando R$ 3.000,00 por mês! As pessoas nem vendendo por R$ 3,00 comprava.

Então decidi de não fazer mais bolo de pote mas brigadeiros. Todo mundo gosta de brigadeiro, certo? Errado! Aprendi fazer brigadeiro tradicional, beijinho, brigadeiro gourmet e vendia por R$ 1,00 cada. Nada, ainda ninguém comprava porque achava muito caro! Um real é muito para vocês? Eu faço com carinho, uso ingredientes bons, tento de fazer diversas versões de brigadeiro, para os clientes escolher o melhor. Uso uma caixinha para proteger cada brigadeiro, mas tem gente que prefere comprar de uma outra pessoa que não usa esta embalagem, só porque tem um custo menor. Também tem gente que, no lugar de um brigadeiro, prefere comprar um daquele doce de bar, industrializado, só porque custa mais barato. E sempre na internet acho pessoas falando que no primeiro dia vendia 50 brigadeiros, 100 brigadeiros... mas estão brincando comigo?

“Mas Franco, você precisa vender para encomenda, não na rua”. E você acha que eu não queria isso? Quando fiz a minha página do Facebook compartilhei com todos os meus amigos. Mesmo fiz a minha esposa e a sua família, só para dar uma força. Não sei dizer direito, mas foram centenas de compartilhações. Sabe quantas pessoas me pediram de fazer brigadeiros para um evento ou uma festa? Nenhuma! Na verdade um dia encontrei uma mulher querendo isso, mas quando falei que para fazer 100 brigadeiros queria R$ 40,00 ela respondeu “Ah não, é muito caro. A minha amiga (o vizinha, prima o sei lá) faz por R$ 30,00”. Então compra da sua amiga, babaca! Sabe quanto ganho em cada brigadeiro? 20 centavos! Vender por 30 reais quer dizer trabalhar de graça. E ainda assim tem gente falando que ganha muito vendendo brigadeiros. Mentira? Não sei, porem acho isso muito estranho.

Mesmo assim eu não vou desistir, vou continuar fazendo doces, porque gosto disso. Estou aprendendo cada dia mais, estou fazendo cursos para aprender mais ainda, e faço isso porque gosto de tudo o que tem a ver com comida e gastronomia.

O problema é sempre o mesmo:

1) O brasileiro não entende nada de comida.
2) O brasileiro não sabe dar o valor certo nas coisas.


Para a maioria deles o importante é encher a barriga e gastar menos possível. É uma pena, sobretudo para eles. Se acham espertos, mas na verdade são muitos burros. Mas como vocês falam... fazer o que?
Continue reading


Si... forse... non so... é difficile da dire. Qualcuno sperava che con l'uscita di Dilma il Brasile potesse migliorare da un giorno all'altro, come se fosse solo colpa sua di tutta questa crisi, corruzione e problemi ormai noti. Di sicuro Temer qualche cambiamento ha in mente di farlo, che poi questo sia un bene o un male é ancora da vedere.

Il nuovo governo di coalizione brasiliano – in carica dopo che la presidente Dilma Rousseff è stata sospesa dal suo incarico a causa di un procedimento di “impeachment” – si è insediato da poco più di una settimana, ma ha già iniziato ad abolire molte delle leggi e delle riforme approvate negli ultimi anni dal Partito dei Lavoratori, il partito di centrosinistra che ha governato il Brasile per gli ultimi 13 anni e di cui fa parte anche Rousseff. In un lungo e recente articolo, il Guardian ha scritto insomma che il nuovo governo si sta spostando a destra, sfruttando anche la scarsa popolarità che al momento hanno Rousseff e il Partito dei Lavoratori. Rousseff da mesi è sospettata di aver truccato i dati economici per nascondere la recessione in atto nel paese, ed è stata effettivamente sospesa il 12 maggio. Diversi giornalisti e osservatori sospettano che il suo impeachment sia una specie di manovra di palazzo organizzata dai suoi numerosi oppositori. Nei prossimi mesi si svolgeranno altre votazioni che potrebbero determinare la decadenza di Rousseff.
Il governo è guidato dal presidente ad interim Michel Temer, che è subentrato a Dilma Rousseff in quanto suo vice-presidente: il Brasile è una Repubblica presidenziale, e quindi Temer ha potuto scegliere dei nuovi ministri senza dover ricevere un voto di fiducia dal Parlamento. I nuovi ministri provengono da piccoli partiti di centro, centrosinistra e centrodestra e da ex alleati di coalizione del Partito dei Lavoratori (che alle ultime elezioni ha preso solo il 14 per cento dei voti).
Il nuovo governo Temer è diverso dal precedente già a partire dalla composizione: non ci sono donne e non ci sono nemmeno neri in posizioni importanti (in seguito alle numerose critiche, Temer ha assegnato alcuni ministeri senza portafoglio ad alcune donne). Il programma annunciato da Temer è fatto soprattutto di tagli e austerità e lui stesso ha detto che non ha paura di prendere misure impopolari ma necessarie per il paese, anche perché non potrà candidarsi alle prossime elezioni, previste nel 2018, a causa di alcune violazioni elettorali che ha commesso in passato. La sua popolarità nel paese, inoltre, è intorno al 2 per cento e probabilmente non potrebbe vincere nemmeno se gli fosse consentito di candidarsi.
Negli ultimi anni il Brasile è stato governato da una coalizione di centrosinistra guidata dal Partito dei Lavoratori, prima sotto il presidente Ignacio Lula da Silva e poi sotto Dilma Rousseff. In questo periodo il Brasile ha attraversato un periodo di rapida crescita economica, trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi delle materie prime di cui il Brasile è un grande esportatore. In questo periodo i vari governi hanno varato numerose misure contro la povertà e a favore degli impiegati pubblici, una della categorie che sostengono maggiormente il Partito dei Lavoratori.
Negli ultimi anni però il prezzo delle materie prime è crollato e il Brasile ha subito nel 2015 la peggiore recessione dal 1990, perdendo il 3,8 per cento del suo PIL. La disoccupazione è aumentata rapidamente e la popolarità di Rousseff è scesa al minimo storico. Contemporaneamente, un grave scandalo di corruzione ha coinvolto la compagnia petrolifera nazionale Petrobras e, in maniera trasversale, quasi tutte le forze politiche ma in particolare il Partito dei Lavoratori.
Le prime misure che ha adottato il governo Temer hanno lo scopo di eliminare alcuni dei principali programmi di spesa voluti proprio dal governo Rousseff. Temer ha annunciato tagli alle pensioni dei lavoratori pubblici, tra le più alte del mondo (in Brasile l’età media di pensionamento è di 55 anni). Quattromila lavoratori pubblici saranno licenziati entro la fine dell’anno, mentre saranno ridotti i programmi di edilizia popolare. Un piano per costruire più di 11mila nuove abitazioni è già stato cancellato. Temer ha detto che non intende toccare i programmi di welfare destinati alla parte più povera della popolazione, ma uno dei suoi ministri ha già annunciato che uno dei programmi principali potrebbe essere “aggiustato” per ridurre le spese del 10 per cento. Il ministro della Salute Ricardo Barros ha inoltre annunciato che nelle attuali condizioni di bilancio il governo potrebbe non essere più in grado di garantire l’assistenza sanitaria gratuita prevista dalla Costituzione brasiliana e consigliato ai cittadini di affidarsi quanto più possibile alle assicurazioni sanitarie private. Da anni in realtà il sistema sanitario brasiliano versa in pessime condizioni, ma le parole di Barros lasciano credere che in futuro potrebbero esserci ulteriori tagli.
Se il governo Temer non ha bisogno di raccogliere consenso tra gli elettori brasiliani, ha comunque diverse difficoltà a mantenere unita la coalizione sulla quale si regge. Per esempio, Temer è stato costretto da molte pressioni ad accettare André Moura come leader della coalizione nella Camera bassa. Moura è un giovane politico del Partito Sociale Cristiano, di centrodestra, ma è anche accusato di tentato omicidio e peculato. Temer aveva chiesto che venisse nominata una figura meno controversa, ma ha dovuto cedere davanti alle insistenze di Eduardo Cunha, una delle figure più influenti del centrodestra brasiliano e il principale sostenitore dell’impeachment di Rousseff. Anche Cunha, fra l’altro, è coinvolto nello scandalo Petrobras, che ha contribuito alla caduta di Rousseff, ed è stato sospeso dalla carica di presidente della Camera per ordine della Corte suprema.
Tra i ministri più controversi del governo c’è Blairo Maggi, a cui Temer ha affidato l’agricoltura. Maggi è uno degli uomini più ricchi del Brasile, proprietario di migliaia di ettari coltivati a soia e rappresentate della lobby dei grandi agricoltori e dell’industria della trasformazione del cibo. Maggi ha proposto una modifica alla definizione di schiavitù per eliminare dalla legge brasiliana i riferimenti ai “turni massacranti” e alle “condizioni degradanti”. Da tempo le grandi aziende agricole brasiliane vorrebbero ottenere nuovi permessi per mettere a frutto territori al momento coperti dalla foresta amazzonica. In uno dei suoi ultimi atti, Rousseff aveva trasformato in riserva circa 56 milioni di ettari di territorio. Alcuni collaboratori di Temer hanno detto che questa norma potrebbe essere revocata.
Il governo Rousseff non è mai stato particolarmente ambientalista e spesso in passato il Partito dei Lavoratori ha fatto significativi compromessi tra le necessità ambientali e quelle dello sviluppo economico. Il sospetto di molti è che il governo Temer possa adottare politiche ancora peggiori, anche se alcuni dei suoi esponenti sono convinti ambientalisti, come il ministro dell’Ambiente José Sarney Filho. Nel suo primo discorso, il ministro degli Esteri José Serra ha inoltre sottolineato la necessità di proteggere la foresta amazzonica e di combattere il cambiamento climatico a livello globale, una retorica che quasi nessuno dei suoi predecessori aveva mai utilizzato. Serra, che nelle ultime due tornate elettorali era il principale candidato della destra prima contro Lula e poi contro Rousseff, ha detto anche che il Brasile si sposterà oltre le tradizionali amicizie e alleanze che ha mantenuto nel corso degli ultimi anni. In pratica significherà probabilmente un allontanamento da paesi come Bolivia e Venezuela, guidata da un governo di sinistra populista a cui il Partito dei Lavoratori è stato storicamente molto vicino.
Fonte: Il Post
Continue reading

giovedì 12 maggio 2016


Non c'é niente da fare. In fatto di "comida" noi italiani siamo decisamente i migliori del mondo. E non sono io a dirlo, ma praticamente il mondo intero. Poi ovviamente trovi persone che pensano il contrario, pur non sapendo niente sulle reali e originali ricette italiane. Ma vale la pena dare peso a questi individui?

Perché il mondo impazzisce per il «made in Italy» a tavola

Facciamo insieme un esperimento. Digitiamo su Google le parole «Best», «Cuisine» e «World», vale a dire «migliore cucina del mondo».

E prendiamo a caso i primi risultati. La prima è una classifica stilata dalla Rough Guide basato sui voti dei lettori di tutto il mondo: 1° Italia; 2° Tailandia; 3° India; 4° Giappone; 5° Vietnam; 6° Cina; 7° Francia (ha!); 8° indonesia; 9° Messico; 10° Singapore. La seconda è una lista della sezione travel della CNN del 2013 basata su un sondaggio social: 1° Italia; 2° Cina; 3° Francia; 4° Spagna; 5° Giappone; 6° India; 7° Grecia: 8° Tailandia; 9° Messico; 10° Usa. La terza è una classifica ancora della CNN ma del 2015: 1° Taiwan; 2° Filippine; 3° Italia; 4° Tailandia; 5° Giappone; 6° Malaysia; 7° Hong Kong; 8° india; 9° Grecia; 10° Vietnam. La quarta è del sito thetoptens.com: 1° Italia; 2° Messico; 3° India; 4° Giappone; 5° Francia; 6° Cina; 7: Usa; 8° Tailandia; 9° Spagna; 10° Inghilterra. La quinta del sito thenetnews.com conta solo quattro posizioni: 1° Italia; 2° Tailandia; 3° Francia; 4° Giappone e morta lì. La sesta arriva dal sito www.top10base.com: 1° Cina; 2° Italia; 3° Tailandia; 4° India; 5° Francia; 6° Spagna; 7° Messico; 8° Australia; 9° Giappone; Libano.
Insomma, di sei classifiche redatte sulla base di giudizi internazionali quattro ci vedono in testa, una al secondo posto, e un'altra (decisamente filoasiatica, però) al terzo. Insomma, siamo nettamente la cucina più amata al mondo. E non ce lo diciamo certo da soli. L'Italian way of fooding viene celebrato anche a Cibus, la grande fiera internazionale dell'industria alimentare aperta ieri alla Fiera di Parma. Lo fa uno studio promosso dal Polli Cooking Lab, che ha elaborato i pareri di oltre novanta tra nutrizionisti, chef e antropologi dell'alimentazione. Secondo il 73 per cento di essi il connubio tra dieta mediterranea e italianità rappresenta lo stile di vita più seguito a livello internazionale a tavola. «C'è un legame fortissimo - spiega Lucia Galasso, antropologa e direttrice di evoluzioneculturale.it - tra ambiente, genetica e identità culturale, l'Italian way of fooding racconta questo e ha eco in tutto il mondo. Tra i valori espressi, la convivialità è centrale per quello che è il versante sociale della dieta mediterranea. La tavola è il luogo non solo dove si consuma il pasto, ma anche quello dove, di generazione in generazione, si trasmettono i valori alimentari. Non si tratta solo di mangiare bene quindi, ma anche di prestare attenzione alla qualità della vita».
«L'Italian way of fooding ha così tanto successo sia in Italia sia all'estero - aggiunge Chicco Cerea, chef del tristellato Da Vittorio di Brusaporto (Bergamo) perché non è una semplice dieta ma un vero e proprio stile di vita. È sano e gustoso e fa star bene con se stessi. Non dimentichiamo che può contare su prodotti che, dall'Alto Adige alla Sicilia, tutto il mondo c'invidia». Convivialità ma anche salute. «La popolarità della dieta mediterranea nel mondo è dovuta principalmente ai riconoscimenti scientifici di grande prestigio afferma Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo . Basti pensare che seguendola si riduce del 9% la mortalità e, in particolare, del 9% per malattie cardiovascolari, del 6 % quella per cancro e l'incidenza di morbo di Parkinson e di Alzheimer scende del 13%. Inoltre chi segue la dieta mediterranea ha meno probabilità di andare incontro a sindrome metabolica, diabete e disturbi gastrointestinali».
Ma quali sono i motivi del successo planetario dell'Iwf? Convivialità (81% degli esperti), valori e sapori della dieta mediterranea (74%) e benessere (69%). Seguono atmosfera italiana (61%), qualità (59%), condivisione (58%), ricerca dell'eccellenza (55%), stile unico (53%) e tradizione (52%). Buon appetito.
Fonte: Il Giornale
Continue reading

mercoledì 11 maggio 2016

Olimpiadi Rio 2016, Rivaldo: “Non venite in Brasile perché rischiate la vita”

È il consiglio dell’ex pallone d'oro e giocatore di Milan e Barcellona che sul suo profilo Instagram posta la foto di una 17enne assassinata nella città che ospiterà i prossimi Giochi. "Solo Dio può mutare la situazione del nostro Paese"

“Consiglio a tutti quelli che vogliono venire quest’estate in Brasile per le Olimpiadi di rimanere nel loro Paese di origine perché qui saranno in pericolo di vita“. È il messaggio  dell’ex giocatore di Milan e Barcellona Rivaldo che sul suo profilo Instagram posta la foto di una 17enne assassinata a Rio de Janeiro, una delle migliaia di vittime che la criminalità locale colpisce ogni anno. Non è certo una buona pubblicità per la città brasiliana che dovrà ospitare i prossimi Giochi Olimpici quella effettuata da uno dei più forti numeri 10 della nazionale verdeoro.
“Questa mattina alcuni banditi hanno ucciso questa ragazza. Le cose più brutte accadono sempre in Brasile – prosegue l’ex pallone d’oro – Per non parlare degli ospedali pubblici che non sono in grado di garantire una assistenza adeguata e del caos legato alla situazione politica. Solo Dio può mutare la situazione del nostro Brasile”. Sulla stampa locale le dichiarazioni di Rivaldo hanno scatenato un polverone mediatico, sottolineando che l’ex calciatore adesso vive negli Stati Uniti altrimenti – sostengono alcuni quotidiani brasiliani – non parlerebbe in questo modo della sua terra. Le Olimpiadi si terranno a Rio de Janeiro dal 5 al 21 agosto ed è la prima città del continente sudamericano ad ospitare un’edizione dei Giochi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Continue reading

martedì 10 maggio 2016


Per la gioia di noi italiani, perlomeno per chi ha la possibilitá di tornare in Italia qualche volta o per chi abbia un amico o parente con l'intenzione di fare una vacanza in Brasile. il governo brasiliano ha finalmente concesso l'entrata di prodotti di origine animale, come salumi e formaggi. Quindi ora qualche fortunato (purtroppo non sono io) potrá gustare anche qui in Brasile tutte le prelibatezze italiane originali, come la vera mozzarella campana, la fontina valdostana, il vero Parmigiano Reggiano, culatello, prosciutto San Daniele e chi piú ne ha piú ne metta!

Turistas poderão, a partir de agora, entrar no Brasil com produtos de origem animal, como queijos, salames, doce de leite e manteiga. Segundo o Ministério da Agricultura, a nova normativa cria classificação de “risco insignificante” para esses produtos.
“A medida visa atender a uma demanda da sociedade, mas será limitada a 5 quilos por pessoa”, afirmou a ministra, Kátia Abreu, acrescentando ainda que deverão estar acondicionados nas embalagens originais, com rotulagem que permita sua identificação e origem. Antes, apenas os produtos processados de origem vegetal tinham autorização de ingressar no País.
Os produtos contemplados na medida estão divididos em seis grupos.
O de produtos cárneos industrializados destinados a consumo humano inclui cozidos, extratos ou concentrados de carnes; o de lácteos industrializados considera doce de leite, leite em pó, manteiga, creme de leite, queijo com maturação longa e outros; o grupo dos derivados de ovos lista ovo em pó, ovo líquido pasteurizado, clara desidratada e outros; o de pescados inclui produtos salgados, inteiros ou eviscerados e dessecados, defumados eviscerados e outros.
Também terão permissão os produtos de confeitaria que contenham ovos, lácteos, ou carne na composição e, por último, produtos de origem animal para ornamentação.
Continue reading

lunedì 9 maggio 2016


No, aspettare un attimo. Nel post precedente ho criticato il mio paese e sappiamo tutti che nessuno Stato o Governo é esente da corruzione o idiozie varie. Peró sono convinto che nessun paese sia piú ridicolo del Brasile. Proprio alla vigilia del voto del Senato dove si sarebbe deciso l'allontanamento di Dilma Rousseff un deputato ai piú sconosciuto, decide improvvisamente di annullare il voto sul'impeachment avvenuto alla Camera il 17 aprile. Motivo? I parlamentari non avrebbero dovuto annunciare i propri voti prima prima della conclusione e la difesa di Dilma avrebbe dovuto avere l'ultima parola. Ma qui siamo al limite della follia! Qui uno viene su alla mattina e decide di cambiare le carte in tavola come se niente fosse. E tutti a guardare come se fosse la cosa piú normale del mondo. È un paese veramente assurdo, penso che non ci sia altro modo di definirlo. E loro se la ridono...

Presidente interino da Câmara decide anular tramitação do impeachment

O presidente interino da Câmara, Waldir Maranhão (PP-MA), assinou uma decisão nesta segunda-feira (9) para anular a tramitação do impeachment da presidente Dilma Rousseff na Casa.

Em seu despacho que será publicado na edição do Diário da Câmara desta terça (10), o deputado derruba as sessões do plenário que trataram do processo na Casa entre os dias 15 e 17 de abril e determina que o processo, que está no Senado, volte à Câmara. Maranhão determina que a Casa terá cinco sessões para refazer a votação no plenário.
Na última sexta (6), Maranhão afirmou em encontro com parlamentares, segundo o jornal "O Estado de S. Paulo": "Vocês vão se surpreender comigo".

O deputado Fernando Francischini (SD-PR) já anunciou que prepara recurso ao STF (Supremo Tribunal Federal) para derrubar a medida.

O impeachment já avançou ao Senado, tendo relatório aprovado por comissão especial, e a votação é prevista para quarta-feira (11), quando os senadores decidirão sobre o afastamento por 180 dias de Dilma. Não está certo se esse calendário será mantido.

O principal argumento para invalidar a sessão é que os partidos não poderiam ter fechado questão ou dado orientação em relação ao voto dos parlamentares, uma vez que, segundo o presidente interino, "os parlamentares deveriam votar de acordo com suas convicções pessoais e livremente". O pepista também diz que o fato de os deputados terem anunciado publicamente seus votos caracteriza pré-julgamento e clara ofensa ao amplo direito de defesa consagrado na Constituição.

O congressista alega ainda que a defesa de Dilma deveria ter sido ouvida por último no momento da votação. Há ainda uma alegação técnica de que o resultado da votação teria que ser encaminhado ao Senado por resolução e não por ofício, como teria ocorrido.

"Não poderiam os senhores parlamentares antes da conclusão da votação terem anunciado publicamente os seus votos, na medida em que isso caracteriza prejulgamento e clara ofensa ao amplo direito de defesa que está consagrado na Constituição. Do mesmo modo, não poderia a defesa da presidente ter deixado de falar por último no momento da votação, como acabou ocorrendo", diz o presidente interino.

Em sua decisão, Maranhão diz que os deputados ficam proibidos de antecipar seus votos sobre o processo para a nova votação.

Maranhão acolheu recurso da AGU (Advocacia-Geral da União) questionando a votação do processo de impeachment de Dilma, no dia 17 de abril, pelo plenário da Câmara. O impeachment foi aprovado por 367 votos contra 137, pela abertura do processo de impeachment.

A Folha antecipou, na coluna Painel do último dia 6, que havia um recurso da AGU pendente, datado de 25 de abril, em que o advogado-geral José Eduardo Cardozo requeria a nulidade da votação. "Com uma canetada, Maranhão pode agora levar o impeachment à estaca zero", disse um aliado de Cunha à época.

O deputado é aliado do governador Flávio Dino (PC do B-MA), um dos principais correligionários de Dilma, e votou contra a autorização da Câmara para abertura do processo de impeachment.

Vice-presidente da Câmara, Maranhão chegou ao comando da Casa na semana passada após o STF (Supremo Tribunal Federal) determinar a suspensão de Eduardo Cunha (PMDB-RJ) do mandato e da Presidência da Câmara, que foi o principal fiador do impeachment no Congresso.

Na ação, a AGU apontou ilegalidades como orientação de voto feita pelos líderes partidários, motivações de voto alheias ao tema em questão (os que votaram "pela família", por exemplo), manifestação do relator no dia da votação, não abertura de espaço à defesa após essa fala e falta da aprovação de uma resolução materializando a decisão do plenário.

A acusação contra Dilma leva em conta as chamadas pedaladas fiscais e decretos que ampliaram os gastos federais em R$ 3 bilhões.

DILMA
A presidente Dilma recebeu a notícia durante evento no Palácio do Planalto para anunciar a criação de universidades. Em meio a gritos da plateia de "Uh! É Maranhão" e "Fica querida!", a presidente afirmou sobre a decisão de Maranhão: "Eu soube agora, da mesma forma que vocês, que um recurso foi aceito e que portanto o processo de impeachment está suspenso".

"Eu não tenho essa informação oficial. Estou falando porque não podia fingir que não estava sabendo da mesma coisa que vocês", afirmou. "Não é oficial, não sei as consequências, tenham cautela, porque vivemos uma conjuntura de manhas e artimanhas".

"Temos que saber que temos pela frente uma disputa dura, cheia de dificuldades. Peço encarecidamente aos senhores parlamentares uma certa tranquilidade para lidar com isso", afirmou Dilma, que falou por cerca de 20 minutos. 

Fonte: Folha de São Paulo
Continue reading

sabato 7 maggio 2016


Chi segue il mio blog sa che non sono un "fan" del Brasile e che l'Italia rimarrà per sempre il paese del mio cuore. Peró le cose stanno cambiando. È molto tempo che manco dal mio paese ma da quello che leggo non lo riconosco piú. Quando anni fa me ne andai il problema maggiore era il lavoro, che giá a quei tempi (parliamo del 2009) era calato moltissimo. In questi anni non mi sembra che le cose siano cambiate, la crisi c'é sempre e il lavoro sempre meno. Il problema é che sono peggiorate altre cose. Tutti noi sappiamo che l'Italia é forse il paese europeo dove i profughi vengono piú aiutati e accolti. E penso che tutti noi siamo consapevoli che queste migliaia di persone, che ogni anno sbarcano in Italia, hanno un reale bisogno di aiuto. Peró mi sembra che ora stiamo un po' esagerando. 

Tanto per fare un esempio, é di poco tempo fa la notizia che nel centro accoglienza di Reggio Emilia ci sia stata quella che venne definita la "rivolta della pastasciutta". In pratica un gruppo di nigeriani si sono rivoltati per il menù non adatto alle loro tradizioni e per la scarsa qualitá del cibo. C'é chi si é lamentato per non avere mai il riso ma solo la pasta, chi vorrebbe invece un piatto di spaghetti, chi dice che la pasta é troppo dura o che nel riso c'é troppa acqua (il classico concetto della pasta al dente e del risotto), ecc. Tanto che alla fine il centro di accoglienza ha deciso di assumere un cuoco pachistano in modo da assecondare i gusti di questi rifugiati. «È uno schiaffo a tutti i cittadini reggiani che devono affrontare la crisi in silenzio – ha commentato il commissario della Lega Nord reggiana, Matteo Melato – dato che lo Stato italiano per loro non prevede nulla. Persone che in teoria scappano dalla guerra non dovrebbero avere di questi problemi, anzi, dovrebbero ringraziare il Paese che li ospita». Come si puó obiettare tale affermazione?

Ma quello di Reggio Emilia non é un caso isolato. Nel centro di Pozzallo, in provincia di Ragusa, é la stessa situazione. Pasta, carne e frutta: tutto pagato dai contribuenti, tutto finito tra i rifiuti. Uno spreco su cui è già stata aperta un'inchiesta amministrativa interna alla struttura. E qui è scesa in campo Marialucia Lorefice, del Movimento 5 Stelle. Non perché sanamente imbarazzata dallo spreco, bensì sulla dieta a cui sarebbero "obbligati" gli stranieri. "Sebbene quelli offerti rispondono alle caratteristiche dieta mediterranea, la migliore, i migranti provengo da zone in cui sono abituati a nutrirsi di cose ben diverse. Questo significa che anche la semplice pasta diventa per loro un problema. Non riescono a digerirla". Non solo. A suo dire il problema si porrebbe anche per la carne che i musulmani non possono mangiare. Per tutelare "le tradizioni religiose" degli islamici, la Lorefice ha addirittura mobilitato la prefettura di Ragusa e il Viminale. Al ministro dell'Interno Angelino Alfano è stato chiesto di estendere le linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica e di "modificare gli orari di distribuzione dei pasti, conseguentemente a particolari periodi di preghiera come quello attuale del ramadan". 

Tutto questo (e badate che ho solo parlato alimentazione) é a mio parere assurdo. Aiutare le persone bisognose é un nostro diritto e una cosa positiva, ma arrivare a questo punto no. Forse l'idea austriaca di costruire una barriera al Passo del Brennero e limitare l'entrata dei profughi non é poi cosí sbagliata. In un paese come il nostro, con i nostri problemi, dove il livello di povertá inizia a fare paura, penso che sarebbe meglio pensare prima ai nostri italiani e dopo, solo dopo, fare tutto il possibile per chi sta peggio di noi, ammesso che ci sia.

Per spiegare quanto sia assurdo questo Paese proviamo a raccontare una favola, con tanto di morale. Le protagoniste sono due donne, entrambe avanti con gli anni. La prima signora è nata in Italia, ha lavorato e pagato i contributi qui. Poi è andata in pensione e dopo qualche tempo si è trasferita all’estero. Per la precisione ad Hammamet, in Tunisia, dove la vita costa meno, e i bassi prezzi le consentono di sopravvivere più dignitosamente di quanto il suo risicato assegno mensile le permetterebbe di fare in Italia. Tra l’altro questa donna, quando deve farsi curare, si rivolge alla sanità tunisina, dunque non grava sulle casse pubbliche italiane. Eppure – notizia di pochi giorni fa – il presidente dell’Inps Tito Boeri, per raschiare il fondo del barile, vorrebbe tagliare la pensione della nostra nonnina, e di tanti altri nelle sue condizioni.

Poi c’è la seconda signora. Ha 65 anni, è nata ad Hammamet, non ha mai vissuto in Italia e non ha versato un euro di contributi nel nostro Paese. Un bel giorno ha deciso di trasferisi nella Penisola, e lo ha fatto regolarmente, perché suo figlio (a sua volta emigrato qui anni prima) ha fatto richiesta di ricongiungimento familiare. Bene, questa signora ha la possibilità di ricevere dallo Stato italiano una pensione di circa 450 euro al mese. Ed ecco la morale: l’italiana che vive all’estero viene mazziata. La straniera che si trasferisce in Italia viene gentilmente omaggiata di un assegno.

Come è possibile? Lo spiega il sito dell’Inps: grazie all’«assegno sociale», quello che una volta si chiamava «pensione sociale». Possono farne richiesta gli stranieri extracomunitari, lavoratori e non. Ne hanno diritto per loro stessi, ma soprattutto possono richiederlo per i loro parenti, e qui sta l’assurdità maggiore.

Nei fatti, un immigrato, per avere l’assegno, deve aver compiuto «65 anni e 3 mesi di età» e trovarsi in uno «stato di bisogno economico». Poi, gli basta avere un famigliare che sia titolare del «permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo» e abbia «residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale». Rispettate queste condizioni, il gioco è fatto: lo Stato gli elargirà una pensione di 448,51 euro mensili per 13 mensilità (cifra aggiornata a inizio 2015). Più o meno è l’importo di una pensione minima di un lavoratore italiano. Solo che lo straniero non ha lavorato né versato contributi qui.
Non solo: grazie alla Fornero, gli italiani ora vanno in pensione a 66 anni e 3 mesi. Gli stranieri, invece, possono ricevere i soldi un anno prima. Riepilogando: un immigrato, tramite il ricongiungimento, può far venire in Italia i suoi parenti (per esempio i suoi genitori). Costoro ottengono la residenza e in breve tempo possono avere la pensione sociale, anche se non hanno pagato un centesimo di contributi.


L’anno scorso, gli stranieri over 65 che hanno ricevuto l’assegno sociale sono stati 55.930, per una spesa totale di 327 milioni e 190 mila euro. Una cifra altissima, se si tiene conto che viene elargita a gente che non ha contribuito in alcun modo al benessere del nostro Paese. Una cifra vergognosa, se si pensa che molte delle persone beneficiarie dell’assegno sociale non risiedono nemmeno qui, bensì nei loro Paesi d’origine.

In teoria, la legge pone una condizione: chi riceve la pensione non può trascorre più di un mese fuori dall’Italia, pena la sospensione (e dopo un anno di assenza, dovrebbe scattare la revoca). Ma qui entrano in gioco le truffe vere e proprie. Le forze dell’ordine ne hanno smascherate una marea un po’ ovunque, dal Piemonte all’Emilia, dal Veneto al Friuli al Lazio. Funzionano tutte allo stesso modo: gli immigrati fanno il ricongiungimento famigliare, i parenti arrivano, richiedono la pensione sociale, la ottengono e poi se ne tornano a casa, dove campano con agiatezza, indisturbati. Un esempio concreto è quello raccontato da Cristina Scanu, giornalista de La Gabbia, su La7. A Montesilvano (Pescara), una donna ucraina è stata arrestata pochi mesi fa perché gestiva un giro di prostituzione parecchio redditizio. Costei – grazie al ricongiungimento famigliare – aveva fatto ottenere l’assegno sociale ai suoi genitori. Appena ricevuta la pensione, i due hanno fatto rientro in Ucraina e nessuno se n’è accorto. Perché l’Inps, semplicemente, non ha gli strumenti per controllare. Risultato: i genitori della donna hanno incassato – dal 2008 al 2015 – quasi 69mila euro dei contribuenti italiani. Non solo elargiamo soldi agli stranieri che potrebbero farsi mantenere dai loro Paesi, ma ci facciamo pure truffare. Gli italiani vengono esodati, gli immigrati mantenuti. Fine della favola.

Fonte: tuttonews360
Continue reading

venerdì 6 maggio 2016


23 ANNI PER TORNARE AL PASSATO – Oggi come in un passato non troppo lontano, il Brasile è in una situazione di forte divisione. Il voto di domenica 17 aprile, sebbene abbia visto il SI’ prevalere con più dei 2/3 necessari, evidenzia una frattura politica che non si registrava nel 1992 quando il presidente della Repubblica Fernando Affonso Collor de Mello fu deposto dal suo incarico per riciclaggio di denaro con l’obiettivo di finanziare la sua campagna elettorale.  Le guerre interne ai governi brasiliani sono di casa a Brasilia, addirittura a condannare politicamente l’ex presidente Collor fu l’imprenditore Pedro Collor, suo fratello, che raccontò ai giornali gli oscuri finanziamenti gestiti dal tesoriere della campagna elettorale di Fernando Collor, Paulo César Farias.

Un ritorno al passato che attraversa scenari economici tenebrosi ma diversi, sebbene il Brasile stia vivendo una profonda recessione. All’inizio degli anni ’90 l’inflazione aveva toccato picchi del 2500% annuo, il Cruzado, moneta nazionale aveva subito svalutazioni ben più forti di quelle che vive il Real oggi, e cosa che i brasiliani ricordano con orrore, il Presidente della Repubblica aveva fatto bloccare tutti i conti bancari e introdotto forti restrizioni al prelievo di denaro. Risultato? L’inflazione non diminuì e il popolo cominciò ad odiarlo profondamente. Era l’epoca delle privatizzazioni e delle de-statalizzazioni in Brasile e in altri paesi del Sud America, operazioni che non portarono i risultati sperati. Anche il sistema politico differiva da quello di oggi. Esistevano molti meno partiti, e sopratutto Collor aveva una base parlamentare ben più limitata di quella della Rousseff oggi. La società delle cosiddette “caras pintadas” era unita contro Collor,  cosa che non avviene oggi e il dopo impeachment prometteva, con Itamar Franco, almeno una ritrovata stabilità politica; altro fatto sul quale non possiamo esporci positivamente visto le accuse che pendono sul vice della Dilma, Michel Temer.

In 23 anni, dunque, il parlamento brasiliano ha votato due volte per la messa in stato d’accusa del Presidente della repubblica, quasi un record per un paese che vuole definirsi democrazia occidentale. L’ex Presidente della Repubblica, il socialdemocratico Fernando Henrique Cardoso, in carica fino al 2003, ha rigettato la parola “immatura” per definire la 6° repubblica brasiliana, ma ha descritto il parlamento come “un’assemblea popolare e di basso profilo“, ribadendo però che non c’è un rischio di golpe e che il procedimento di impeachment ha seguito le normative costituzionali.

LE SPINTE INTERNE ED ESTERNE AL CAMBIAMENTO POLITICO – Senza dover scomodare le teorie del complotto, questo impeachment sembra un gesto soprattutto politico, che segna il culmine e la conseguente caduta di una gestione governativa “sgangherata” che poneva le basi sui forti slanci economici della prima decade del 2000, slanci che non hanno però fatto cogliere ai governi a guida PT le opportunità per sviluppare altri settori industriali meno condizionati dai prezzi internazionali delle materie prime. Allo slancio, sostanzialmente, non ha fatto seguito lo sviluppo di un’economia strutturata e diversificata.

Il primo spunto interessante, ricavato da un’articolo di Forbes, è la volontà di fare luce sul percorso che porta all’impeachment, ovvero qual è il nesso fra tutti gli scandali legati alla Petrobras e la presunta falsificazione del bilancio dello stato? Quali gli interessi nazionali che portano a questa decisione? Secondo Forbes ci sono interessi interni che hanno condizionato l’accelerazione del procedimento di impedimento, tanto è che nella votazione alla camera dei deputati quasi nessuno è entrato nel merito della questione per la quale la Presidente è accusata.  Tema ripreso anche da Leftvoice, il quale parla di una vera e propria battaglia fra gli schieramenti politici il cui obiettivo è nascondere le proprie malefatte tirando in ballo uno scandalo dell’avversario più grande di quello legato al proprio partito.

Nei fatti, sta succedendo questo: quasi tutti i partiti al governo hanno figure di rilievo indagate, inclusi vice Presidente della Repubblica, Presidente della camera, Presidente del Senato, indagati sono anche altri esponenti dell’opposizione, incluso Aecio Neves citato per quattro volte nelle investigazioni della Lava Jato, ancora in corso.

Altra faccia della medaglia di questa storia, forse meno conosciuta anche perché appoggiata dai sostenitori di posizioni populiste latino americane (populismo in senso politologico-storico e non in accezione dispregiativa), è quella che mostra l’impeachment dal punto di vista della destabilizzazione del Brasile e delle svolte politiche che in alcuni Paesi latini sono già compiute, vedi Argentina. In Sudamerica una certa posizione in difesa del governo brasiliano è partita dai sostenitori storici di posizioni “socialisteggianti” e progressiste in generale; i governi di Venezuela, Bolivia, Ecuador, Uruguay e anche Argentina hanno espresso il loro appoggio a DilmaTelesur, un’organizzazione televisiva venezuelana e pana-latinoamericana che spiega come l’opposizione guidata dal Psdb abbia accostato con tutti i mezzi a disposizione il grande scandalo della Lava Jato al Pt e alla Presidente Rousseff.

PROSPETTIVE INCERTE PER IL POST DILMA – Quello che ci si aspetta è un governo con i numeri contati e con una debolezza endemica, data dal fatto che il successore di Dilma Rousseff sarà Michel Temer, l’attuale vice presidente, anch’egli coinvolto nelle investigazioni dell’operazione Lava Jato che non gode affatto di alta popolarità. Dettaglio che si differenzia rispetto al post Collor quando fu Itamar Franco, con un’immagine ben più discreta di quella di Michel Temer, a prendere la guida del governo.

Si parla già del compito di recuperare la credibilità per attirare gli investimenti esteri che hanno abbandonato il Paese in questi ultimi due anni, crollando del 23% solo nel 2015. Ma sembra l’ennesimo passo falso. Infatti il Brasile, come quasi tutti gli altri paesi dell’ America latina, ha bisogno di sviluppare un’economia indipendente dal flusso di IDE (investimenti diretti esteri) per il suo sistema produttivo. Un sistema che dovrà concentrarsi sulla gestione interna del credito a supporto delle imprese nazionali.


Temer, intanto, nelle sue frequentazioni a San Paolo sta facendo le prove per il governo che sarà dopo l’11 maggio, ovvero dopo la votazione al senato, che, probabilmente, lo vedrà assumere l’incarico di Presidente della Repubblica. Le sue chiacchierate con gli ex ministri non lo hanno rilanciato e, a nostro modo di vedere, la promessa di voler cambiare tutto il sistema ministeriale, amministrativo e politico brasiliano sembra alquanto ardita e irrealistica. Inoltre, dovrà vedersela con le 15 condizioni del Psdb per ottenere da questo il sostegno politico del nuovo governo.


In tutta l’America Latina si assiste ad un cambiamento di indirizzo politico, crollano quei governi che sembravano aver aiutato lo sviluppo sociale, governi che hanno anche ottenuto dei risultati interessanti nella battaglia degli ultimi, ma che sembrano ora in gravi difficoltà economiche (Venezuela e Brasile in particolare) e che dovranno rivedere la gestione degli aiuti sociali e probabilmente inaugurare una nuova fase di aumenti di tasse, cosa che in Brasile sta già accadendo.


Fonte: Il Caffè Geopolitico
Continue reading

giovedì 5 maggio 2016


Dite quello che volete su noi italiani, ma quando si tratta di "comida" e di benessere alimentare siamo i migliori del mondo. Lasciamo perdere le contraffazioni e/o falsificazioni che avvengono in ogni paese (l'ultima notizia in merito é che la bresaola IGP della Valtellina sia fatta con carne congelata di zebù brasiliano). Noi italiani sappiamo mangiare bene, e su questo non si discute. Per questo sono stato contento di questa notizia trovata su La Repubblica, dove si dice che il consumo di carne in Italia é calato considerevolmente. Praticamente un italiano su dieci é vegetariano, il che é buono, perlomeno per la mia opinione. Mi ha fatto un po' sorridere quando ho letto che "... le quantità di carne portate realmente in tavola dagli italiani sono scese in media a 85 grammi al giorno". Non perché tale dato sia ridicolo, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i brasiliani. Quando al supermercato io vado a comprare solo due bistecche, per me e mia moglie, mi guardano sempre in modo molto strano, visto che qui se non compri la carne a chili vieni scambiato per un marziano.

Il consumo di carne in Italia non è mai stato così basso negli ultimi quindici anni. "Quasi un italiano su dieci ha completamente detto addio a questo alimento" afferma Coldiretti in un rapporto pubblicato oggi. A ottobre dell'anno scorso l'Organizzazione mondiale della sanità aveva classificato come "probabilmente cancerogena per l'uomo" la carne rossa e come "cancerogeni" gli insaccati. "L'allarmismo - prosegue Coldiretti, che ha organizzato per oggi la Giornata nazionale della carne italiana - si è fatto sentire sull'intera popolazione con gli acquisti delle famiglie che sono crollati del 9% per la carne fresca di maiale, del 6% per quella bovina e dell'1% per quella di pollo come pure per i salumi, scendendo ai minimi dell'inizio del secolo".

Secondo un sondaggio elaborato da Eurispes per Coldiretti, il 7,1% degli italiani si dichiara vegetariano. La percentuale di vegani ha raggiunto l'1% nel 2015. A non toccare carne è dunque più dell'8% degli italiani. Il dato è in aumento rispetto al 2014: erano complessivamente il 5,9%. "Nel 2015 - aggiunge l'associazione degli imprenditori agricoli - la carne ha perso per la prima volta il primato di spesa ed è diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglie italiane dopo l'ortofrutta. La spesa è scesa a 97 euro al mese, mentre l'incidenza è del 22% sul totale. Per le nostre tavole nazionali si tratta di una rivoluzione". La più consumata in Italia, secondo i dati di Assocarni, resta la carne di maiale (37 chili a testa all'anno), seguita da quella bovina (21 chili) e da quella avicola (19 chili).

Il resto del mondo non sembra seguire il trend degli italiani. "Il consumo apparente degli statunitensi - sottolinea ancora Coldiretti - è superiore a quello italiano addirittura del 60%, quello degli australiani del 54%, quello degli spagnoli del 29% e quello dei francesi e dei tedeschi del 12%. Le quantità di carne portate realmente in tavola dagli italiani sono scese in media a 85 grammi al giorno". Il rapporto dell'Oms provocò grandi polemiche l'anno scorso. Nonostante i rapporti fra carne rossa e cancro, gli esperti consigliano di moderarne il consumo a non più di due-tre volte alla settimana, ma non suggeriscono di escluderla del tutto.  "Serve educazione e buon senso - dice il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo - e soprattutto rispetto per tutti i diversi stili di vita alimentari, ai quali l'agricoltura italiana può offrire grandi opportunità di scelta".

L'effetto del calo dei consumi (ma anche dell'aumento delle importazioni) è stato evidente dal punto di vista economico. "Negli ultimi cinque anni - denuncia Coldiretti - hanno chiuso quasi 12mila stalle da carne per effetto delle importazioni dall'estero, che oggi rappresentano circa un terzo dei consumi. Dalla fattoria Italia sono scomparsi circa 300mila bovini da carne, mezzo milione di maiali e 700mila conigli. Sono rimasti appena 80mila allevamenti di bovini da carne, 5mila di maiali e 4500 di polli da carne. Nelle stalle nazionali sono ancora allevati 8,7 milioni di maiali, 6,1 milioni di bovini da carne e 6,5 milioni di conigli, ma risultano minacciate ben 24 razze di bovini, 10 di maiaili e 10 di avicoli". Dall'estero importiamo il 40% della carne bovina e il 35% di quella di maiale. "Questo mette a rischio - prosegue il rapporto Coldiretti - 180mila posti di lavoro in tutta la filiera delle carni che genera in Italia un valore economico dell'ordine di 30 miliardi di euro".


Continue reading