Adbox

venerdì 27 novembre 2015


È incredibile come in questo paese non puoi fidarti di nessuno, nemmeno della fortuna. Se é vero che la dea bendata é cieca evidentemente qui in Brasile hanno trovato il mondo di renderle la visione. Di cosa sto parlando? Del vincitore della Mega Sena.

Vediamo di capire insieme quanto é successo. Mercoledì scorso, 25 novembre, si é svolto il sorteggio della Mega-Sena, forse la piú famosa lotteria brasiliana. Questa volta il gioco si era fatto molto interessante, dato che il premio per chi accertasse i sei numeri sorteggiati, era di 205 milioni di reais. il premio piú grande di tutta la storia della Mega Sena.

Quindi cosa succede? Alle 20:30 avviene il sorteggio, ma sembra che nessuno abbia vinto il primo premio. Solo qualcuno é riuscito a indovinare 4 o 5 numeri, ma non tutti i sei. Infatti nessuno, né la Globo né nessun giornale, annuncia il vincitore. Dopo due ore, pur in un'era informatica, non si era trovato un vincitore. Anche il sito della Caixa Economica Federal, che amministra tutte le lotterie brasiliane, non annunciava nessun vincitore. Poi, all'improvviso, il sito della Caixa é andato fuori di sistema, e quando é ritornato online, come per miracolo, ecco apparire un singolo vincitore di 205 milioni nello Stato di Brasilia. Strano no?

Ora sembra che un senatore voglia investigare meglio su questa faccenda, ma il discorso finale é che in questo paese anche la dea Fortuna fa uso del classico "jeitinho brasileiro", cioé di mettertelo in quel posto in qualunque occasione.

Forse qualcuno troverá tutto questo un'esagerazione, forse addirittura simpatico o bello che ci sia stato un fortunato vincitore. Io invece trovo che sia una cosa molto triste, perché vuol dire che non puoi veramente fidarti di nessuno, nemmeno sognare di vincere qualcosa perché tutto qui viene manipolato e corrotto. Come non mi piace questo paese! Non riesco a vedere una sola cosa buona. Eppure, credeteci o no, sono per natura una persona ottimista. Ma in fondo, perché me la prendo? Io nemmeno gioco alla lotteria!
Continue reading

lunedì 16 novembre 2015


Io rimango allibito, direi quasi scioccato, nel vedere su alcuni social media (Tipo Facebook e Twitter) i commenti e/o le immagini di molti brasiliani su quanto é accaduto il 13 di questo mese a Parigi. Tutti a piangere su questo crudele attentato, tutti a lamentarsi per questa tragedia, tutti a mettere una bandiera della Francia sulla propria immagine del profilo... e fin qui va bene,

Il problema é che sembra che facciano a gara su quale tragedia sia più terribile, se quella di Mariana di Minas Gerais o l'attentato di Parigi. Ecco allora un'infinità di persone criticando chi posta, in qualunque modo, il proprio sdegno o dolore sulle vittime francesi. Secondo questi individui appoggiare o solo comprendere le vittime innocenti che si trovavano a Parigi denota la classica "sindrome do vira lata", tipica attitudine dei brasiliani nel sentirsi inferiori verso gli altri paesi stranieri.

Ma ragazzi, nessuno sta dicendo che la tragedia di Mariana sia una cosa di poco conto. Oltre ai morti, feriti, famiglie e case distrutte dobbiamo pensare anche al disastro ambientale che é avvenuto. Non ha importanza dove siano morte più persone e nemmeno il motivo di tale avvenimento. Il dolore e la sofferenza é uguale in tutti e due i paesi. Quindi finitela col dire "Sí, Parigi é triste, ma anche Mariana...", "Non dimenticate di Mariana" e altre amenitá del genere.

Smettetela di essere brasiliani e pensate che vivete su un pianeta con altre nazioni e popoli. La morte e il dolore non ha confini. Vi rendete solo ridicoli continuando a fare questo.






Continue reading


Un testo interessante di Daniel Duclos, tratto dal suo blog "Ducs Amsterdam".

4 Efeitos colaterais inesperados de morar na Holanda

Eu já falei bastante de adaptaçãochoque culturalvantagens e desvantagens de morar fora, coisas bem mais profundas. Mas vir pra Holanda teve certas influências mais sutis do que eu voltar do supermercado mascando drop e carregando batatas, boerekool, rookworst pra fazer stampot. (Já aconteceu).

4. Eu fiquei muito menos "formiga"

Após anos morando na Holanda, eu percebi como meu paladar no Brasil era viciado em açúcar. Com a distância e o tempo, níveis de doçura que antes eu achava perfeitamente normais agora acho enjoativos. Quando vou pro Brasil acho difícil encontrar algumas coisas sem adição de qualquer adoçante - natural ou artificial, e as pessoas que conheço no Brasil nem parecem sequer notar que o produto está adoçado.

3. Eu fiquei mais resistente ao clima

Aposto que você pensou que eu to falando só do frio. Bom, também, mas não só: ao calor, chuva... Se expor ao clima virou parte da rotina, e isso era diferente de quando eu morava no Brasil. Lá, eu dizia: "ah, tá chovendo, vou ficar em casa", "tá frio, não vou sair"... aqui, já saí pra comer fora pedalando com 3 graus e chuva... mesmo porque se for esperar tempo bom, com temperaturas perfeitas pra sair de casa, na Holanda você vai sair umas 6 horas por ano. Mas a verdade é que o clima aqui parece ter grande influência sobre sua vida, mas ao mesmo tempo, você desenvolve mais resistência a ele.

2. Descobri que ignorância sobre outros países é uma via de mão dupla

A gente sempre reclama de "ah, esse gringo nem sabe que no Brasil se fala português e qual é a nossa capital" e daí eu encontrei um cara do Zimbabwe e descobri que eu sabia nada do Zimbabwe, nem língua (eles tem, segundo a Wikipedia, 16 línguas oficiais) nem capital (Harare), e encontrei gente de Suriname e, apesar de vizinhos do Brasil, eu sabia quase nada sobre o Suriname e quebrei a cara porque achava que a capital do Canadá era Toronto (É Ottawa, que se pronuncia mais pra "ótoa" do que "otáua"), e a capital da Austrália não é Sydney, mas Canberra (thanks, Tim!) e por aí vai.
Aprendi a ouvir e perguntar mais e reclamar menos da ignorância dos outros sobre nosso Brasil varonil.

1. Parei de assumir um monte de coisas como sendo "no Brasil é assim"

Quando falo com leitores do blog, eles são de toda a parte do Brasil, e um monte de coisas que eu assumia que "no Brasil é assim" eu descobri que na real é "onde eu morava é assim", e está longe de ser uma coisa que rola no país todo.
E foi saindo do Brasil que passei a entendê-lo melhor.
Continue reading

sabato 14 novembre 2015



Continue reading


Continue reading

lunedì 9 novembre 2015


Leggendo il mio blog si nota chiaramente che il Brasile non mi piace e che non è un luogo adatto a me. Quindi è normale che qualcuno mi chieda perché non torno in Italia. Sono innumerevoli le volte che mi sono sentito dire “volta no seu país”, addirittura anche da famigliari o persone a me vicine. Ma quando sento queste cose non mi arrabbio né mi sento offeso, perché penso che sia normale dire questo a una persona che non si trovi bene dove stia. Forse anch’io direi queste cose a qualche straniero che parlasse male dell’Italia, quindi…

Ma allora perché non torno in Italia e perché sono venuto a vivere in Brasile?

Non è mia intenzione raccontare in questo post la mia vita (anche se tutto sommato assomiglia molto a una novela) quindi non entrerò molto nei dettagli.  Sono per natura chiuso e riservato e raccontare i miei fatti personali non mi è mai piaciuto. Però qualcosa la posso dire.

A me piace l’Italia. Ma non perché ci sono nato. Mi piace proprio come paese. Penso che sia uno dei posti più belli del mondo. Inoltre io ho avuto la “fortuna”, se così possiamo dire, di vivere in un’Italia dove le strutture pubbliche e i servizi funzionavano a dovere. Quando leggo che a Roma o in qualche città del meridione la sanità fa schifo io ci credo. Ma grazie a Dio dalle mie parti (Novara/VCO) non ho mai avuto problemi. In Italia avevo tutto ciò che mi serviva: un bilocale arredato con mobili economici ma molto accogliente, un lavoro, una macchina, una famiglia e amici. Non ho mai avuto molti soldi (e mai li avrò) e ho sempre fatto lavori semplici. Però dall’età di 15 anni non ho mai smesso di lavorare nemmeno un giorno.

Quando ero giovane e ancora in Italia a volte pensavo di andare a vivere all’estero. Leggevo di storie di immigrati in paesi lontani ed esotici e mi piaceva immaginare a come sarebbe stata la mia vita in un altro paese. Però non ho mai pensato al Brasile. Qualche volta forse nel Centro America ma mai a questo paese così colorato e rumoroso. Per la verità, se avessi potuto scegliere, ero molto più attratto dai paesi scandinavi, come Svezia o Norvegia. Non ho mai amato il caldo e sempre adorato le montagne e quando vedevo alcune foto delle foreste norvegesi rimanevo sempre incantato.

Ma poi un giorno ho conosciuto mia moglie. Non sto qui a spiegare come e perché, ma rimane il fatto che la conobbi e che per alcuni anni ci parlammo attraverso il vecchio Messenger. Da li cosa nacque cosa, ci piacemmo, andavamo d’accordo e fu così che iniziai a venire in Brasile. Non sono mai andato però in località turistiche né in alberghi lussuosi. Venivo in Brasile e stavo nella casa di mia moglie, insieme alla sua famiglia. Vivevo con loro e come loro, mangiando arroz e feijão, andando allo shopping e facendo le classiche cose che si fanno comunemente qui. Mia moglie e la sua famiglia sono persone semplici, ma non hanno mai vissuto in una favela. Il bairro in cui viviamo ancora adesso è vicino al centro e la casa di mia suocera è di quasi 300 m2.

Quindi per farla breve ci siamo innamorati e poi sposati (tengo a precisare che mia moglie non è la classica mulatta brasiliana né una piriguete, ma una donna normale e seria di circa 40 anni).

L’idea originaria era che lei venisse a vivere in Italia fino alla mia pensione. Lei amava l’Italia, anche se non c’era mai stata, e io non me la sentivo di lasciare tutto (casa, lavoro e famiglia) per buttarmi allo sbaraglio in un paese straniero. E così fu. Ci sposammo civilmente e dopo una settimana lei e sua figlia vennero in Italia. Ma non durò molto.

Come ho detto mia moglie amava l’Italia. Ma non c’era mai stata. Lei è stata molto coraggiosa nel lasciare il suo paese e venire nel mio, ma l’amore e il coraggio non è stato abbastanza. Probabilmente lei si era lasciata incantare da una visione distorta della realtà. Forse pensava che l’Italia fosse come si vede nei film o nelle pubblicità. Inoltre una cosa è andare a vivere, che so, in Calabria o in Sicilia, in una regione calda e vicino al mare. Oppure nella campagna toscana. Un’altra è trovarsi in un paesino di 19 mila anime nel nord dell’Italia. Lo shock culturale e climatico è stato troppo per lei. Inoltre, come tutti i brasiliani, sentiva molto la mancanza della sua famiglia (tutti dicono che noi italiani siamo dei mammoni… evidentemente non conoscono i brasiliani). Fatto sta che cominciò a odiare il mio paese e alla fine decise di tornare in Brasile.

A quel punto io cosa potevo fare? Ci eravamo appena sposati. L’idea di andare a vivere in Brasile dopo la mia pensione c’era ancora, ma avremmo potuto vivere separati per 10 o 15 anni? Certamente no. Avrei dovuto separarmi da lei? No. Ci amavamo e ci amiamo ancora, e ritengo il matrimonio una cosa molto seria. Quindi l’unica soluzione era che anche io andassi a vivere in Brasile.

Come ho detto non ho mai avuto molti soldi e facevo un lavoro semplice. A parte la mia famiglia non avevo beni materiali o una professione così gratificante che mi impedisse di lasciare il mio paese. Quindi organizzammo la cosa. La sorella di mia moglie ci trovò una casa, suo fratello un lavoro e così venimmo in Brasile.

Quindi nessuno mi ha messo una pistola alla tempia obbligandomi a emigrare. Fu una scelta pensata e ponderata da entrambi ed era l’unica soluzione possibile per stare insieme. Quando dico che io sono qui per amore dico il vero. Non sono venuto in Brasile perché non mi piaceva stare in Italia (esattamente il contrario) né per questioni economiche. Sono qui per passare il resto della mia vita con la persona che amo, solo questo.

Il problema è che la realtà è sempre diversa da quella che si immagina. Ero già stato in Brasile cinque volte e come ho detto ho sempre vissuto con e come i brasiliani, quindi pensavo di conoscere bene questo paese. Ma dal momento in cui mi resi conto che questo sarebbe stato il luogo in cui avrei trascorso il resto della mia vita e che non avrei mai più fatto ritorno in Italia le cose cambiarono.

È quello che dico sempre: tu puoi venire tutte le volte che vuoi in Brasile, ma in ogni caso sai sempre, a volte inconsciamente, che se le cose non dovessero andare come speravi puoi sempre tornare in Italia, che esiste sempre una scappatoia. Ma io non potevo tornare e non avevo vie d’uscita.

Per venire qui ho dovuto lasciare il mio lavoro e la mia casa, vendere (sarebbe meglio dire regalare) tutto, ma proprio tutto quello che avevo. Per vivere in Brasile io e mia moglie ci siamo dovuti indebitare fino al collo per comprare quello che si serviva, dai mobili fino alla carta igienica.

Ora qual è il lato engraçado? Mia moglie, forse abituata a questo italiano chato e rendendosi conto, pur essendo brasiliana DOC, che le cose in Brasile non vanno poi così bene, adesso sogna di tornare in Italia. Ovviamente non in quel freddo paesino del Piemonte ma in qualche città del sud. Peccato che ciò non sia più possibile. Alla venerabile età di 54 anni, quasi 55, non potrei mai trovare un lavoro per me nel caso tornassi nel mio paese. E non ho i soldi per comprare quello che ci servirebbe per vivere, per pagare un affitto e per fare tutte quelle cose per assicurare una vita semplice ma dignitosa. Quindi anche se io e mia moglie adesso volessimo tornare in Italia non è più realizzabile.

Badate bene, io sapevo questo fin dall’inizio. Sapevo che lasciando l’Italia non sarei più ritornato. E, cosa importante, io non sono affatto pentito della mia scelta. È vero, il Brasile non mi piace e mai mi piacerà, però qui posso vivere con la persona che amo, ho una casa, un lavoro e tutto quello che mi serve (compresi un monte di debiti).

Ma ciò non toglie che questo paese e i suoi abitanti siano lontani anni luce da quello a cui ero abituato. Non voglio passare per razzista o avere dei pregiudizi (cosa molto facile qui in Brasile) ma probabilmente se io fossi nato e cresciuto a Napoli o in Sicilia mi sarei trovato meglio in questo paese, per versi molto simile. Ma per un piemontese cresciuto tra laghi e monti vi assicuro che le differenze culturali sono enormi e molto difficili da accettare. Quindi lasciatemi criticare e descrivere quello che, secondo me, è sbagliato. Io non sono abituato a vedere la spazzatura gettata per strada, a mangiare alle tre del pomeriggio o a vivere circondato da mura alte tre metri, sempre con la paura di venire assaltato in ogni istante. Per non parlare poi di alcune cose importanti come lo schifo della sanità pubblica, degli interessi altissimi delle banche e di molto altro ancora.

Non solo. Io dico sempre che vivo come un brasiliano ed è vero. Io mangio arroz e feijao tutti i giorni (ma solo a pranzo), uso il Sistema Único de Saúde (SUS), viaggio di onibus, abito nella casa do fundo di mia suocera, che tra l’altro ha il tetto in Eternit, ecc. Non sono come certi italiani che, fortuna loro, hanno un piano di salute, un carro zero e magari una rendita in euro. È ovvio che queste persone possono solo parlare bene del Brasile. Ma provate a vivere come me e poi ne riparliamo.

So che è difficile da credere, ma io in Brasile ci sto bene. Oltre a mia moglie vivo con 3 cani e 2 gatti, e per uno che come me ama gli animali è il massimo. Lavoro tranquillamente come autonomo, sogno un giorno di comprarmi una chacara e vivere in campagna a contatto con la natura… in poche parole faccio la stessa vita che facevo in Italia, né più né meno. L’unica differenza è che non ho la macchina e questo caldo perenne mi uccide. Ma per il resto va bene. Ma in ogni caso vedo tanta di quella m**da tutti i giorni, vedo così tanta ignoranza che non riesco a non dire niente o fare come se queste cose non esistessero. Nascondere la testa sotto la sabbia o dire “fazer o que” non è del mio carattere.

Quindi ecco spiegati i motivi per cui sono qui e perché non torno in Italia. Spero che d’ora in avanti, cosa però improbabile, nessuno mi venga ancora a dire “torna a casa tua”. Blog sul Brasile ce ne sono a centinaia, forse migliaia. Sicuramente troverete quello a voi più consono alle vostre idee.
Continue reading

domenica 1 novembre 2015

Sai che novitá! Se per quello parlano un portoghese poco corretto e anche in geografia non é che siano delle "cime".

Levantamento em 25 cidades do País mostra que 75% não sabem médias simples e 63% não resolvem porcentuais


SÃO PAULO - A matemática não é desafio só para quem está na escola. Pesquisa realizada em 25 cidades brasileiras com adultos de mais de 25 anos mostra que a maioria não sabe fazer operações matemáticas simples: 75% não sabem médias simples, 63% não conseguem responder a perguntas sobre porcentuais e 75% não entendem frações, entre outros resultados dramáticos.

Em avaliações similares em países ricos, o resultado é em média quatro vezes melhor. O estudo ainda aborda a rejeição que o tema provoca. A matéria mais detestada foi matemática, com 43% das respostas. A memória que os adultos têm do assunto é até pior: 65% dizem não ter tido facilidade com a disciplina na escola.

Segundo o coordenador do estudo, Flavio Comim, docente da Universidade Federal do Rio Grande do Sul (UFRGS) e professor visitante de Cambridge, no Reino Unido, os dados reafirmam os diagnósticos de que o ensino de matemática tem falhas. “Essas deficiências acarretam impactos econômicos e sociais”, diz ele. “Uma sociedade que sabe pouco de matemática é pouco competitiva, como mostra a comparação internacional. Também mexe muito com a sobrevivência das pessoas, porque define o que você compra, se fará um financiamento”, afirma. Outro resultado do levantamento indica que 69% não sabem fazer contas com taxas de juros.

O estudo foi encomendado pelo Instituto Círculo da Matemática do Brasil, iniciativa da TIM, e 2.632 pessoas foram ouvidas, com idade média de pouco mais de 40 anos. A amostra não foi organizada por renda, mas pelo número médio de anos de estudo, que ficou em torno de 8,3 anos de escolaridade. 

Perfis. Há diferenças quando se olha para quem estudou mais ou menos. Enquanto 28% dos adultos com mais de 15 anos de estudo não sabem fazer regra de três, o índice é de 71% entre quem tem até 8 anos de escola.

No geral, 60% das pessoas tinham matemática entre as disciplinas que não gostavam na escola. Para Katia Stocco Smole, diretora do grupo Mathema, de formação e pesquisa em ensino de matemática, o dado não surpreende, “mas incomoda bastante”. “As pessoas não gostam porque nunca fez sentido para elas. A escola não ensinou a entender o sentido desses conceitos básicos. Quando aprendem, gostam.”

Segundo dados do Sistema Nacional de Avaliação da Educação Básica (Saeb) de 2013, apenas 9,3% dos jovens terminam o ensino médio com o nível adequado na disciplina. Além das falhas na escola, a visão das crianças acaba também influenciada pela ojeriza dos adultos. “Tem um efeito intergeracional e essa aversão vai passando de pai para filho”, diz Flavio Comim.

O representante de vendas Bruno Singer, de 36 anos, diz usar com certa facilidade os conceitos básicos da matemática no trabalho, mas recorre à calculadora nas tarefas mais complexas. “Tenho a impressão de que muito do que estudei na escola eu não uso no dia a dia”, diz ele, formado em Administração. O estudo mostra que 89% das pessoas dizem que nem sequer usam a matemática no dia a dia.

Para o também vendedor Bruno Costa, de 28, a tecnologia ajuda. “No trabalho, as projeções chegam prontas. Mas tem de saber fazer a leitura daquilo”, diz.

Trauma. Ao saber do tema da conversa, a enfermeira Simone Pavani, de 48 anos, já titubeia. “Sempre foi a disciplina que tive de me esforçar mais. Às vezes estou fazendo uma compra e tem um desconto de 10%. Fico me perguntando ‘será que foi isso mesmo?’”, comenta, rindo. “No trabalho me viro bem, mas percebo colegas mais novos com dificuldades.”



Coordenador-geral da Olimpíada Brasileira de Matemática das Escolas Públicas (OBMEP), Claudio Landim diz perceber uma lacuna na formação dos professores, mas é mais otimista com as novas gerações. “Nós vivemos em um mundo cada vez mais tecnológico e a matemática está por trás dos programas, do aplicativo de celular. Isso tem despertado interesse cada vez maior”, diz Landim, que é diretor adjunto do Instituto Nacional de Matemática Pura e Aplicada (Impa). “Há uma melhora, mas não será da noite para o dia.”

Fonte: Estadão
Continue reading