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martedì 9 giugno 2015

“Está na hora de voltar ao Brasil”



Navigando come sempre su internet cercando notizie o argomenti interessante (attualmente qui in Brasile non sta succedendo nulla di nuovo) mi sono imbattuto in un post in cui, un certo Marcio Leibovitch, un carioca che attualmente vive in Canada, ha deciso di tornare in Brasile dopo 11 anni di vita all’estero.

In questo post Marcio spiega le sue ragioni di questo suo gesto “sconsiderato” e a me ha fatto un po’ sorridere. Ho molto rispetto per le idee altrui e se una persona decide di cambiare la sua vita e ritornare al suo “paesello” natale va tutto bene. Personalmente anche io vorrei fare questo, ma per un’infinità di ragioni non mi è possibile, quindi non ho nessun diritto di criticare la scelta di questa o altra persona. Però come sempre ci sono cose che non capisco.

Marcio Leibovitch è direttore alla Yu Centrik di Montreal, un’azienda specializzata in user experience attraverso più punti di contatto con i clienti e service design, creando prodotti digitali ad alto livello. Quindi ha un buon lavoro e sicuramente un buon stipendio. A anche così decide di tornare a vivere in Brasile. I motivi di tale scelta? Andiamoli a vedere.

LA LINGUA

Passar a maior parte do tempo tendo que se expressar em uma língua que não é a sua língua materna é extenuante. Se você fala algum outro idioma, experimente um dia se comunicar apenas nessa outra língua. Agora multiplique isso por 11 anos. Você vai dizer que a gente se acostuma. Sim, é verdade, a gente se acostuma a tudo nessa vida. Mas cansa.

Ora, io vivo in Brasile da circa sei anni. Non parlo perfettamente il portoghese per il semplice motivo che in casa parlo italiano (mia moglie e mia figlia lo capiscono perfettamente) e lavoro come autonomo in casa, quindi non ho un contatto diretto con persone brasiliane, aldilà di parenti e amici. Ma anche così riesco molto bene a farmi capire. E sinceramente parlare in portoghese non mi stanca affatto e né mi stressa. Quindi non capisco perché Marcio, dopo 11 anni di vita in Canada, parlando sicuramente un inglese fluente, debba averi questi problemi.

LA CULTURA

Não existe sensação mais constrangedora do que entender o que as pessoas estão dizendo, entender as palavras sendo ditas, mas não compreender as referências, as intenções por trás, as sutilezas de interpretação, porque elas não fazem parte da sua cultura. São coisas que o estrangeiro, por mais conhecedor que seja do ambiente nunca vive, nunca vai entender completamente. Nenhum estrangeiro consegue entender ou visualizar as referências culturais da mesma maneira que os locais. E isso faz falta quando você deseja virar um local. Você simplesmente não tem um passado ali.

Effettivamente la cultura diversa é uno dei maggiori motivi nel caso decidessi di tornare in Italia. Qualunque straniero, di qualunque nazionalità, che viva in un paese diverso dal proprio, vi dirà che la cultura differente è proprio uno dei motivi principali di sconforto. Può essere qualcosa di simpatico e piacevole all’inizio, apprendere cose nuove, altre abitudini o costumi, ma dopo anni di vita all’estero un sano ritorno alle origini farebbe piacere a chiunque. Però non vedo questo come un motivo per lasciare un paese in cui si è scelto di vivere, avendo oltre più una ottima professione e un ottimo futuro. Come ho detto in altri post io sono qui in Brasile perché non avevo niente da perdere. Ma se avessi avuto un lavoro soddisfacente sotto tutti i punti di vista e una situazione economica abbastanza buona col cavolo che avrei lasciato l’Italia! Inoltre la cultura può anche essere differente, ma il mio modo di essere no. Io qui, per mi spontanea scelta, vivo come un italiano. Mi vesto come un italiano (caldo permettendo), mangio italiano tutti i giorni, leggo libri e giornali italiani e faccio praticamente le stesse cose che facevo in Italia (a parte prendere un caffè sotto i portici). Quindi questa cultura diversa in verità non mi pesa molto. E se non pesa molto a me, che possiamo benissimo dire che in qualche modo sono stato costretto a venire in Brasile, non vedo come possa pesare a una persona che, coscientemente, decide di andare a vivere in un paese completamente diverso.

LA DISTANZA

Talvez esse seja o principal inconveniente. Distância da família, distância dos amigos. A internet é uma benção. O Skype e o Facebook ajudam. Mas uma boa conversa, cara a cara, um bom abraço e um beijo, um papo gostoso em uma mesa de bar, um olhar, não podem (ainda) ser substituídos. E fazem falta. Como fazem. E não é uma visita de tempos em tempos que consegue suprir a falta do contato humano com aqueles que nos são caros. Quando dá aquela vontade de abraçar seu pai, sua mãe, um amigo querido, e saber que isso não está ao seu alcance, dá um baita aperto no peito.

Mi fanno ridere quando dicono che noi Italiani siamo dei mammoni. Evidentemente con conosco i brasiliani. Ognuno di loro, di qualunque estrazione sociale, di qualunque età, è legato in modo indissolubile alla propria famiglia. È sbagliato? No, però sembra che non riescano proprio a tagliare il loro cordone ombelicale verso i loro genitori e le persone che amano. Sono sei anni che non torno in Italia, sei anni che non vedo i miei parenti e i miei amici, sei anni che non cammino per le strade della mia infanzia o gioventù, che non respiro l’aria della mia terra, che non vedo i paesaggi a cui ero abituato. Fa male questo. Sento che c’è una specie di ferita dentro di me e che si potrà rimarginare solo tornando, anche solo per qualche giorno, nel mio Paese natale. Ma non è un motivo per lasciare il Brasile e tornare in Italia. La nostalgia di casa c’è, eccome se c’è, ma sono consapevole del fatto che in questo momento in Italia non avrei futuro e che mi convenga rimanere qui in Brasile. Come ha detto Marcio, internet è una benedizione sotto questo punto di vista. È vero che stiamo parlando solo d’incontri “virtuali” e che la mancanza di un vero abbraccio a volte si fa sentire, ma si può vivere benissimo senza queste cose ugualmente.

IL FREDDO

O Canadá é um país maravilhoso. Montreal, uma cidade incrível. No verão. Se você gosta de passar oito meses no frio, e de três a quatro meses com temperaturas dignas do Pólo Norte, não pense duas vezes, Montreal é o seu lugar. E se você gosta de mais frio, durante mais tempo, o Canadá está repleto de outras ótimas cidades procurando imigrantes. Mas se você nasceu e cresceu no calor tropical, viver com casacos, botas, luvas e outros apetrechos invernais (e infernais!), vai virando, aos poucos, ao longo dos anos, uma tortura diária sem fim.

Io non dovrei dire niente su questo punto, perché odio letteralmente il caldo del Brasile, ma torniamo al punto precedente sulla cultura: lui sapeva benissimo che in Canada fa molto freddo d’inverno e lui non era obbligato ad andarci. Se proprio voleva andare a vivere all’estero poteva scegliere un paese più adeguato alle sue abitudini climatiche, per esempio l’Australia. Quindi perché lamentarsi ora? Ma credo che sia proprio una caratteristica dei brasiliani. Mia moglie, ora che siamo in autunno inoltrato, sta già morendo di freddo qui a Sorocaba, quando ci sono 16° al mattino e 27° di pomeriggio. Eppure si rifiuta categoricamente di vestirsi nel modo adeguato. Per lei, e quasi tutti i brasiliani che conosco, mettersi un golfino sopra un maglioncino o una felpa è inconcepibile. Per non parlare poi di una sciarpa leggera o di un giubbotto pesante. Quindi mi immagino la “sofferenza” di Marcio con gli indumenti necessari per un rigido inverno canadese. Ma torno a dire, è questo un motivo per tornare?

STILE DI VITA

Por mais que os seus valores correspondam aos valores do novo país, que é o meu caso, isso não significa que sua vida será melhor. Aos poucos, você se dá conta do que é ser brasileiro. E de que tudo aquilo que deixou para trás pode, sim, lhe fazer a maior falta.

Questa proprio non l’ho capita. Cosa vuol dire “... si diventa consapevoli di cosa sia essere brasiliano”? E che cosa ha lasciato alle spalle di così buono se è lui primo ad ammettere che la sua vita in Canada è migliore? Perché il bello di tutto questo è che lui sa perfettamente che le cose in Brasile non vanno bene:

... Brasil? Nunca mais. Era o que eu repetia para mim mesmo, e para os outros. Qualquer notícia ruim vinda dos trópicos era motivo para não voltar nunca mais. E quando você está fora, só vê as notícias ruins... chega uma hora em que cada um desses detalhes, que inicialmente pareciam pequenos quando colocado lado a lado aos problemas básicos que enfrentamos no Brasil, como segurança, educação, saúde...


Eppure, pur sapendo tutto questo, Marcio ha deciso di tornare in Brasile. Buon per lui. Se così sarà felice sono contento della sua decisione. Però i motivi che hanno fatto scattare, se pur a lungo termine, questa sua scelta li trovo un po’ infantili e incoerenti.

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