Adbox

giovedì 18 giugno 2015


Giusto per ridere un po'... kkk

1. Moço, tá errado esse negócio.


2. Desce duas!


3. Agora eu compro!!!


4. Agora eu não compro!!


5. Bem menos.


6. 3 = 60,00.


7. Exclusivo!!!!


8. Quero o troco em bala.


9. “Me vê 2 dúzias, por favor”.


10. Para colocar na lancheira.


11. Comprando 10 para dar de presente.


12. “Minha vó ta maluca”.


13. Valendo a pena.


14. Não quero. Quero só pé direito, sou supersticioso.


15. Só para quem tem porco em casa.


16. Ué.


17. Preconceito com certas peças.


18. Economia é aqui.


19. “Sabe o que você faz com esse R$0,01?????”


20. Calculando de cabeça.


21. Brilhante oferta.


22. De$contão!!!!


23. Sempre tem quem precisa.


24. Ahhhhhhh….


25. Achei justo.


26. Encarando.


27. Pão seco? Nem uma maionese para acompanhar?


Fonte: Zumzumzum


Continue reading


A volte mi chiedo cosa spinga certe persone a tirar fuori idee senza senso. È di qualche giorno fa la notizia che la ministra francese dell’Ecologia, Ségolène Royal, abbia cercato di boicottare la Nutella per un presunto abuso di olio di palma, causando cosí gravi problemi alla deforestazione e al riscaldamento globale. Ovviamente una panzana come questa é durata poco, dato che dopo sole 24 ore la tal ministra ha chiesto gentilmente mille scuse. Mi é piaciuta la risposta di Gian Luca Galletti, ministro nell'ambiente italiano: lasci stare i prodotti italiani!

Anche Greenpeace é corsa in difesa della famosa crema spalmabile:
«Il boicottaggio indiscriminato della Nutella non serve assolutamente a nulla». Parola di Greenpeace, che entra nella polemica scatenata dalle parole del ministro dell’ecologia francese, Ségolène Royal, che ha dichiarato pubblicamente che non si dovrebbe mangiare più Nutella «perché contiene olio di palma»

«Le palme da olio hanno preso il posto degli alberi causando un danno enorme all’ambiente», sostiene la Royal, ignorando probabilmente che la Ferrero è una delle aziende che sostiene il progetto del Palm Oil Innovation Group, oltre ad essere uno dei primi gruppi che è riuscito a sostituire l’olio di palma utilizzato nella sua filiera con quello certificato dalla Roundtable on Sustainable Palm Oil. 

A ricordare tutti questi particolari al ministro Royal non è l’azienda di Alba ma la sigla ambientalista, che su Quartz si è espressa chiaramente contro il boicottaggio della Nutella, che «non servirebbe a risolvere il problema» e anzi danneggerebbe «una delle aziende più progressiste sul fronte della tutela dei consumatori». 

Nutella, Ségolène Royal: “Non mangiatela, contiene olio di palma”

Sarebbe poco ecologica e per questo i francesi non devono comprarla più. “Non mangiare più Nutella per salvare il pianeta”: è l’ultima battaglia della ministra francese dell’Ecologia, Ségolène Royal, che martedì, intervistata in diretta tv al Grand Journal di Canal +, ha invitato i telespettatori a resistere al richiamo della crema spalmabile più venduta al mondo per contribuire – assicura lei – a salvare il pianeta. Per la ministra socialista, sempre a caccia di tematiche originali per conquistare visibilità in vista della conferenza internazionale sul clima (Cop21) di dicembre a Parigi, il ragionamento è ben semplice. “Bisogna ripiantare massicciamente gli alberi perché c’è stata una deforestazione massiccia che come conseguenza ha anche il riscaldamento climatico“. La polemica è durata 24 ore appena, perché mercoledì la Royal si è scusata su Twitter. “Mille scuse – ha scritto il ministro – per la polemica sulla Nutella. D’accordo nel sottolineare i passi avanti”.

Ma martedì l’ex compagna del presidente François Hollande, nonché numero tre del governo, il siluro contro il celebre prodotto italiano che a suo avviso contribuisce alla deforestazione l’aveva lanciato: “Bisogna smettere di mangiare Nutella, per esempio, perché è l’olio di palma ad aver sostituito gli alberi. E quindi ci sono danni notevoli“. Quando il giornalista Yann Barthès le fa però notare che la Nutella “è buona”, Ségolène replica: “Eh, sì, ma non bisogna” mangiarla. Poi l’ammonimento alla Ferrero: “Devono usare altre materie prime“.

Immediata la replica dell’azienda. “Ferrero utilizza al 100% olio di palma certificato sostenibile per i suoi prodotti confezionati a Villers-Ecalles”. Ferrero Francia ricorda di avere preso “numerosi impegni per quanto riguarda l’approvvigionamento di olio di palma”, la cui coltivazione “può andare di pari passo con il rispetto dell’ambiente e delle popolazioni”. Il Gruppo Ferrero è infatti impegnato, prosegue la nota, “a sostenere la creazione di filiere sostenibili”. Ferrero assicura ancora che per le piantagioni di palme da olio “non sono state sacrificate foreste né altri spazi di alto valore di conservazione”.

Al di qua delle Alpi il primo a scendere in campo in difesa della Nutella il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “Segolene Royal sconcertante: lasci stare i prodotti italiani. Stasera per cena… pane e Nutella”. Anche IlSole24Ore si spende in difesa del prodotto dolciario italiano: “L’olio di palma per la sua versatilità e per il suo sapore finemente neutrale – si legge in un editoriale in prima pagina il 17 giugno – è il grasso alimentare forse più usato dall’industria. (…) Ma boicottando la Nutella non si rallentano i consumi di olio di palma né si restituisce la foresta pluviale. Se non esistesse la crema al gianduia, la coltura di palma non perderebbe un ettaro e le navi cisterna cariche di olio viaggerebbero sulle stesse identiche rotte. (…) Se tutto il mondo smettesse di usare olio di palma in migliaia di prodotti, e se le piantagioni di palma venisseo sostituite da colture di arachidi da burro, cotone per tessuti o asparagi, l’ambiente non migliorerebbe di un grammo”, conclude il quotidiano di Confindustria.

Una frizione tra Francia e Italia sul tema della Nutella si era verificata già nel novembre 2012, quando la commissione Affari Sociali del Senato transalpino aveva approvato il cosiddetto ‘emendamento Nutella’ alla finanziaria 2013, che prevedeva di aumentare del 300% la tassazione dell’olio di palma per uso alimentare, portandola da 100 a 400 euro alla tonnellata. Un provvedimento apparentemente banale, fondato sulla volontà di combattere l’obesità e la cattiva alimentazione, ma che aveva suscitato non poca attenzione mediatica per l’effetto che avrebbe potuto avere sul prodotto marchiato Ferrero. I consumatori protestavano contro il provvedimento, che a detta loro avrebbe potuto portare a un aumento del prezzo del prodotto, il Senato francese prima lo approvava con 212 voti a favore e 133 contro e poi lo annullava e la querelle finiva lì. Ora la Royal ha riaperto il fronte.

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Continue reading

mercoledì 17 giugno 2015


Cose che tutti noi, tranne quelli che si ostinano a non vedere, giá sanno.

Números assustadores

Mais pessoas são assassinadas todos os anos no Brasil do que em qualquer país do mundo.

Em 2012 e em 2013 foram registrados mais de 50 mil homicídios por ano no país, uma taxa de mais de 26 mortes por 100 mil habitantes. Ou seja, a cada grupo de 4.000 pessoas da população de pouco mais de 200 milhões no país, uma é assassinada por ano. De cada dez homicídios registrados no planeta, um ocorre no Brasil, que tem só 2,8% da população global.

O número é assustador, e a realidade pode ser ainda pior se se pensar que homicídios são uma pequena parcela dos casos de violência - o que faz a população viver sob clima de total falta de segurança, causa perdas econômicas e deixa até o sistema democrático sob ameaça.

Um país não civilizado

Nove pesquisadores, brasileiros e estrangeiros, discutem por que se mata tanto no país, pois entender as causas da violência pode ser o princípio rumo a uma sociedade mais pacífica.

O alto número de mortes violentas no Brasil faz com que alguns estudos apontem a uma "falta de civilização" na sociedade do país. 

A formação histórica do Brasil se deu com base em processos que envolviam a violência e a exclusão social -- e isso tem relação direta com o elevado número de homicídios registrados.

"A sociedade brasileira historicamente não consolidou o processo civilizador como ocorreu na Europa desde o século 18. O uso da força física para impor vontades individuais e resolver conflitos permaneceu na sociedade brasileira porque o poder público, o Estado e suas instituições não conseguiram monopolizar a violência e retirá-la das relações cotidianas."
Luis Flávio Sapori

"O Estado brasileiro ainda não foi capaz de gerar um processo civilizatório. A questão da violência no Brasil é uma questão civilizatória. É saber como construir uma sociedade mais pacífica e segura como um direito fundamental a todos, de forma igualitária, sem discriminação de qualquer tipo."
José Luiz Ratton

"Moradores de favelas são vítimas daquilo que chamamos de 'violência estrutural', que é aquela que surge da maneira como as estruturas da sociedade negam às pessoas o direito de satisfazer as suas necessidades básicas - boa educação, saúde, saneamento básico, direito à terra ou à habitação, a chance de uma vida melhor. Este tipo de violência é perpétua."
Erika Robb Larkins

O que fez com que o Brasil se tornasse recordista mundial de mortes (mesmo que não seja o que tem a maior taxa proporcional de homicídios)? É impossível dar uma única causa para isso, mas estudos apontam que o crescimento nesse tipo de crime ocorreu nas últimas décadas e está relacionado a problemas do Estado, à impunidade, ao fácil acesso a armas, ao tráfico de drogas e a fatores culturais.

"O Brasil tem diferentes de tipos de violência. O acesso muito fácil a armas combinado com a fraqueza institucional e com a cultura que motiva indivíduos a resolverem problemas de forma privada geram o alto número de homicídios. Há casos dentro do mercado de drogas, disputas entre pessoas fora do crime, que se utilizam de armas em problemas privados."
José Luiz Ratton

"As taxas de homicídio são influenciadas por uma confluência de fatores: a desigualdade extrema, a impunidade da polícia, a falta de vontade ou coragem política e partes da população que suportam (abertamente ou não) a contínua marginalização daqueles que residem em favelas e que são mais frequentemente de descendência afro-brasileira."
Erika Robb Larkins

"As taxas de homicídio tendem a ser mais altas em sociedades muito desiguais, de modo que é uma causa plausível para a maior taxa de homicídios no Brasil em comparação com outros países. Mas as altas taxas de homicídio são comuns a muitos países latino-americanos e deve haver importantes razões históricas que as tornam semelhantes."
Joseph Murray

A fraqueza das instituições do Estado aparece de forma quase unânime entre as causas da violência no Brasil. Estudiosos alegam que falta capacidade de prevenir mortes, de investigar os crimes que ocorrem e de punir os responsáveis. Além disso, a ausência do Estado faz com que parte da população se sinta forçada a agir "com as próprias mãos", criando um ciclo interminável de violência.

"A alta taxa de homicídios no Brasil é um problema de governo. A maioria dos lugares violentos são locais onde o Estado não tem uma relação forte com os cidadãos. As pessoas foram historicamente abandonadas e foram atrás de alternativas individuais para os problemas. Isso gerou a dominação da periferia por milícias e pelo crime organizado."
Graham Denyer Willis

"O Brasil tem uma absoluta ineficiência das instituições do Estado, que se combina com uma imensa desigualdade social. Além disso, temos fatores culturais muito fortes. Há uma cultura da honra, da masculinidade, da resolução privada de conflitos, que antes existiam num contexto de um Brasil mais rural, mas que agora se transporta para espaços urbanos."
José Luiz Ratton

Temos medo

A sensação generalizada de insegurança é um dos reflexos mais imediatos do alto número de homicídios. Entretanto as mortes violentas não são o único indicador desse sentimento de medo. 

A ineficácia do Estado gera um alto número de roubos, assaltos e latrocínios que afetam toda a sociedade.

"Este tipo de crime tem crescido de forma nítida, a despeito dos avanços sociais e econômicos. Por ser contra o patrimônio, afeta o dia a dia de todas as classes. Ele é violento, envolve ameaça à vida, muitas vezes acaba em morte. Qualquer pessoa pode virar uma vítima", diz Luis Flávio Sapori.

Relacionada à ineficiência do Estado, a impunidade é uma importante causa do alto número de mortes no Brasil. A falta de investigação e de punição para quem comete homicídios é apontada como um incentivo a esta resolução privada de conflitos. Se o Estado não dá uma resposta, as pessoas podem preferir agir por conta própria, confiantes de que não vão ser responsabilizadas.

"A baixa severidade e o baixo grau de certeza da punição do homicídio incentivam a violência. A capacidade da polícia de investigar homicídios é muito pequena. A capacidade do Judiciário em processar os homicidas com celeridade também se tornou pequena. Além disso, a legislação brasileira é relativamente branda em relação a homicídios."
Luis Flávio Sapori

"A questão do acesso à Justiça no Brasil é fundamental na discussão sobre violência. A falta de acesso à Justiça retroalimenta a propensão de parte dos brasileiros a resolver de forma privada seus conflitos. Precisamos garantir o acesso à Justiça como uma forma de reduzir a violência no país."
José Luiz Ratton

A abordagem da violência como um problema cultural dos brasileiros é controversa. Ela aparece como tema incontornável segundo alguns estudiosos no próprio Brasil, mas é rejeitada por pesquisadores estrangeiros. É verdade que é exagero falar em uma "cultura violenta", mas alguns traços das relações sociais costumam ser citados como importantes na compreensão da alta taxa de homicídios no país.

A maior parte dos homicídios registrados no Brasil ocorre em regiões pobres das grandes cidades. Isso gera uma percepção de divisão da cidade em áreas mais seguras e áreas mais perigosas. A população passa a dar valores diferentes à vida humana, dependendo de onde ela está, e é comum ver uma aceitação maior da violência nas favelas como algo normal, por mais que não seja.

"As taxas de homicídios não estão uniformemente distribuídas em todo o Brasil. No Rio, as mortes no Leblon são relativamente inexistentes, enquanto elas são altas na Baixada. Se você pensar em alguém constantemente representando uma ameaça a você, é muito mais fácil de aceitar a violência policial contra eles, por exemplo."
Erika Robb Larkins

"Há muitos interesses envolvidos na ideia de fazer com que as áreas ricas da cidade pareçam seguras, e o custo disso é a expansão da violência nas favelas. As pessoas se preocupam com mortes em Ipanema, mas, se alguém morre na favela, isso é ignorado pela política, pois interesses financeiros estão preocupados em vender a 'Cidade Maravilhosa'."
Martha K. Huggins

A divisão da cidade em áreas onde a violência é mais aceitável é vista por pesquisadores como uma representação da divisão da própria sociedade. As pessoas são separadas em grupos "de bem" e outros "de risco" e cria-se uma realidade em que algumas pessoas são mais "assassináveis" de que outras.

O principal reflexo da separação social e do "direito de matar" é a ideia, muito difundida, de que "bandido bom é bandido morto". Por trás de uma frase que parece simples está um reflexo da ineficácia do Estado como responsável pelo julgamento de crimes e da vontade brasileira de buscar de forma privada resolução para problemas públicos. A frase repetida à exaustão ignora que não existe pena de morte no Brasil e que qualquer punição a criminosos só pode ser definida pelo Estado após o devido processo jurídico.

O problema da violência no Brasil é tão grave que ele não apenas vitimiza pessoas, mas coloca em constante xeque a credibilidade e a durabilidade das instituições democráticas. Se por um lado a violência é um reflexo de problemas do próprio sistema político, ela também se reflete no Estado, diminuindo sua força. Em um país com mais de 50 mil homicídios por ano, as instituições perdem a legitimidade.

Se a origem de muitos problemas relacionados à violência está na ineficiência do Estado, é por ele que passam alguns dos principais processos da construção de um país mais seguro. Não existe solução fácil para a epidemia de homicídios no Brasil, mas é preciso começar a dar passos nesse sentido para tornar a sociedade menos violenta.

Fonte: UOL



Continue reading

martedì 16 giugno 2015



Vediamo se ora, scritto in portoghese e da una brasiliana, riescono a capire come si mangia in Italia e cosa non fare a tavola. L'ultimo é quello che mi dá piú fastidio.



Usar colher para comer spaghetti? Colocar o macarrão debaixo da torneira? Mamma mia, não! Saiba quais são os sete pecados que você deve evitar na cozinha e na mesa italiana


Poucos e bons ingredientes, receitas descomplicadas, simplicidade com sabor: a cozinha italiana pode não ter todas as firulas da culinária francesa ou os salamaleques de uma cerimônia do chá japonesa, mas tem, sim, suas regras tácitas – tanto na hora do preparo como à mesa. Para evitar gafes numa refeição na bella Itália, a reportagem de Casa e Comida aproveitou a visita à fábrica Rustichella d’Abruzzo para tirar todas as dúvidas. Sediada na província de Pescara, na região italiana de Abruzzo, centro-leste do país, a Rustichella é comandada por uma família que fabrica massas artesanais há quatro gerações. Confira a seguir alguns deslizes comuns, daqueles que deixam as mammas de cabelo em pé, explicados pelo sócio da Rustichella, Gianluigi Peduzzi, e por Giovanni Intilla, gerente de exportação da marca.

1 Passar a massa na água corrente para interromper o cozimento
Para garantir que o macarrão fique al dente, muita gente dá um banho de água fria no coitado, debaixo da torneira. Acontece que a água leva embora boa parte do amido e, com isso, o molho não adere direito à massa. Como evitar que o macarrão continue cozinhando depois de pronto? Ora, se a massa está pronta, não perca tempo. Coma! 

2 Ignorar as combinações tradicionais
Ninguém aqui é contra a inovação e a criatividade dos cozinheiros, mas certas combinações entre o formato da massa e o molho são simplesmente perfeitas. Para que mexer, caspita? Por exemplo: spaghetti alla carbonara. Um penne all’arabiatta. Ou ainda um buccattini all’amatriciana. Isso faz sentido. Linguine alla carbonara? Penne bolognese? Não faz sentido.

3 Salpicar queijo ralado na massa com frutos do mar
O parmesão é uma das grandes contribuições da culinária italiana para a mesa mundial. É só acrescentar um pouquinho desse queijo e toda massa ganha mais graça, certo? Não mesmo. Ele não combina e ainda rouba o sabor de pratos com frutos do mar. Mantenha o grana padano longe daquele spaghetti alle vongole.

4 Usar garfo e colher para comer massa longa
Esta repórter não conseguiu descobrir de onde veio o costume de usar garfo e colher para comer massas longas. Mas, certamente, da Itália é que não foi. Enrolar os fios de macarrão no garfo, usando uma colher como apoio, pode parecer muito elegante e refinado. Só que não. Italianos enrolam magistralmente seu spaghetti no garfo e só.

5 Beber suco ou refrigerante durante a refeição
Sabe aquela cena do garçom repassando um a um os pedidos de bebidas de uma mesa lotada? Pois você não vai ver isso na Itália. Para acompanhar a refeição, toma-se água e/ou vinho. E basta. Até com pizza? Va bene, com pizza o refri está liberado.

6 Fechar a refeição com um cappuccino
Quer atrair olhares de estranhamento numa mesa à italiana? Peça um cappuccinodepois da refeição. Para os italianos, cappuccino (que originalmente não leva chocolate nem canela, diga-se de passagem) é algo que se toma apenas no café da manhã. Depois do almoço ou jantar, bebe-se um espresso. Forte demais para você? Peça ummacchiato, o espresso “manchado” de leite.

7 Cortar o macarrão com a faca
Por fim, tenha em mente que todas as gafes acima são perfeitamente perdoáveis. Mas nunca – nunquinha mesmo! – corte a massa longa com a faca. Fábricas de massas artesanais monitoram a qualidade do trigo desde a semente, investem em moldes de bronze para fazer a trefilagem da pasta e analisam por dias a secagem em baixa temperatura. Tudo para que a massa não se parta em pedaços na embalagem e tenha a textura perfeita após cozida. Há quem diga que passar a faca nesses fios é caso para deportação!

A jornalista Patricia Oyama viajou a Abruzzo a convite da Rustichella d’Abruzzo e da importadora La Pastina.

Continue reading

lunedì 15 giugno 2015


Non siamo mai stati un paese con un alto indice di nascite, ma ora si sta esagerando, Se nemmeno gli stranieri residenti in Italia riescono a compensare questa crescita zero non so dove andremo a finire. Per sdrammatizzare un po' mi verrebbe da dire che noi italiani siamo in pochi... ma buoni!

La crescita zero non riguarda solo l’economia. In Italia hanno smesso di aumentare anche i cittadini: la fotografia annuale dell’Istat spiega che il «movimento naturale della popolazione», ossia il risultato tra nascite e morti, nel 2014 ha fatto registrare un saldo negativo di quasi 100 mila unità. Per trovare un picco negativo del genere bisogna tornare al biennio 1917-1918. Allora, però, c’era la Prima Guerra Mondiale. 

Dal rapporto dell’istituto di statistica emerge un Paese anziano - l’età media supera i 44 anni - da cui i giovani continuano a fuggire e in cui le culle restano vuote: 12mila nati in meno rispetto al 2013. Hanno smesso di fare figli anche gli immigrati, che in questi anni avevano sostenuto il tasso: -2.638sul 2013. Si spiega così il risultato totale dei residenti: 60.795.612 persone, di cui più di 5 milioni (8,2%) di cittadinanza straniera. Ma i flussi dall’estero, secondo l’Istat «riescono a malapena a compensare il calo demografico dovuto alla dinamica naturale». Gli analisti di Via Cesare Balbo spiegano che, se i residenti si scompongono in base alla loro cittadinanza (italiana e straniera), la componente italiana risulta in diminuzione (-83.616), seppur mitigata dall’acquisizione della cittadinanza italiana di una parte sempre più ampia della componente straniera (+130 mila circa). 

Il vero campanello d’allarme, in ogni caso, lo suonano le culle vuote. Non una novità, visto il crollo dei nuovi nati numero dei nati (-2,3%), dura dal 2009. Il calo, dice l’Istat, si registra in tutte le ripartizioni in misura piuttosto uniforme e principalmente nelle regioni del Nord-est (-3,0%). Se si allarga lo sguardo agli ultimi cinque anni sono circa 75 mila in meno i nati negli ultimi cinque anni. Le cause? «La concomitanza tra la fase di crisi economica e la diminuzione delle nascite, che colpisce particolarmente la componente giovane della popolazione», scrive l’istituto. E «lo stesso è avvenuto per la diminuzione dei matrimoni, registrata proprio negli ultimi cinque anni». 

Anche il contributo positivo alla natalità generato dalle donne straniere mostra i primi segnali di un’inversione di tendenza. Infatti, se l’incremento delle nascite registrato negli anni precedenti era dovuto principalmente alle donne straniere, negli ultimi due anni il numero di bambini stranieri nati in Italia, pari a 75.067 nel 2014, ha iniziato progressivamente a ridursi (2.638 bambini in meno rispetto all’anno precedente), pur restando stabile in termini di incidenza percentuale: il 14,9% dei nati sono generati da entrambi i genitori stranieri. 

Non è finita neppure la grande fuga dal Paese. Da alcuni anni l’immigrazione dall’estero sta rallentando, tanto che nel 2014 riesce a malapena a contenere la perdita di popolazione dovuta a un saldo naturale fortemente negativo. Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono stati circa 280 mila, di cui il 90% sono stranieri. Gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono poco meno di 30 mila. Al contrario, coloro che hanno lasciato il nostro Paese sono circa 136 mila, di cui quasi 90 mila sono italiani. Le iscrizioni –conclude l’Istat - sono da ascriversi in misura leggermente prevalente agli uomini (50,1%), contrariamente a quanto avveniva negli anni precedenti, quando erano prevalenti le donne. 

 Fonte: La Stampa
Continue reading

martedì 9 giugno 2015



Navigando come sempre su internet cercando notizie o argomenti interessante (attualmente qui in Brasile non sta succedendo nulla di nuovo) mi sono imbattuto in un post in cui, un certo Marcio Leibovitch, un carioca che attualmente vive in Canada, ha deciso di tornare in Brasile dopo 11 anni di vita all’estero.

In questo post Marcio spiega le sue ragioni di questo suo gesto “sconsiderato” e a me ha fatto un po’ sorridere. Ho molto rispetto per le idee altrui e se una persona decide di cambiare la sua vita e ritornare al suo “paesello” natale va tutto bene. Personalmente anche io vorrei fare questo, ma per un’infinità di ragioni non mi è possibile, quindi non ho nessun diritto di criticare la scelta di questa o altra persona. Però come sempre ci sono cose che non capisco.

Marcio Leibovitch è direttore alla Yu Centrik di Montreal, un’azienda specializzata in user experience attraverso più punti di contatto con i clienti e service design, creando prodotti digitali ad alto livello. Quindi ha un buon lavoro e sicuramente un buon stipendio. A anche così decide di tornare a vivere in Brasile. I motivi di tale scelta? Andiamoli a vedere.

LA LINGUA

Passar a maior parte do tempo tendo que se expressar em uma língua que não é a sua língua materna é extenuante. Se você fala algum outro idioma, experimente um dia se comunicar apenas nessa outra língua. Agora multiplique isso por 11 anos. Você vai dizer que a gente se acostuma. Sim, é verdade, a gente se acostuma a tudo nessa vida. Mas cansa.

Ora, io vivo in Brasile da circa sei anni. Non parlo perfettamente il portoghese per il semplice motivo che in casa parlo italiano (mia moglie e mia figlia lo capiscono perfettamente) e lavoro come autonomo in casa, quindi non ho un contatto diretto con persone brasiliane, aldilà di parenti e amici. Ma anche così riesco molto bene a farmi capire. E sinceramente parlare in portoghese non mi stanca affatto e né mi stressa. Quindi non capisco perché Marcio, dopo 11 anni di vita in Canada, parlando sicuramente un inglese fluente, debba averi questi problemi.

LA CULTURA

Não existe sensação mais constrangedora do que entender o que as pessoas estão dizendo, entender as palavras sendo ditas, mas não compreender as referências, as intenções por trás, as sutilezas de interpretação, porque elas não fazem parte da sua cultura. São coisas que o estrangeiro, por mais conhecedor que seja do ambiente nunca vive, nunca vai entender completamente. Nenhum estrangeiro consegue entender ou visualizar as referências culturais da mesma maneira que os locais. E isso faz falta quando você deseja virar um local. Você simplesmente não tem um passado ali.

Effettivamente la cultura diversa é uno dei maggiori motivi nel caso decidessi di tornare in Italia. Qualunque straniero, di qualunque nazionalità, che viva in un paese diverso dal proprio, vi dirà che la cultura differente è proprio uno dei motivi principali di sconforto. Può essere qualcosa di simpatico e piacevole all’inizio, apprendere cose nuove, altre abitudini o costumi, ma dopo anni di vita all’estero un sano ritorno alle origini farebbe piacere a chiunque. Però non vedo questo come un motivo per lasciare un paese in cui si è scelto di vivere, avendo oltre più una ottima professione e un ottimo futuro. Come ho detto in altri post io sono qui in Brasile perché non avevo niente da perdere. Ma se avessi avuto un lavoro soddisfacente sotto tutti i punti di vista e una situazione economica abbastanza buona col cavolo che avrei lasciato l’Italia! Inoltre la cultura può anche essere differente, ma il mio modo di essere no. Io qui, per mi spontanea scelta, vivo come un italiano. Mi vesto come un italiano (caldo permettendo), mangio italiano tutti i giorni, leggo libri e giornali italiani e faccio praticamente le stesse cose che facevo in Italia (a parte prendere un caffè sotto i portici). Quindi questa cultura diversa in verità non mi pesa molto. E se non pesa molto a me, che possiamo benissimo dire che in qualche modo sono stato costretto a venire in Brasile, non vedo come possa pesare a una persona che, coscientemente, decide di andare a vivere in un paese completamente diverso.

LA DISTANZA

Talvez esse seja o principal inconveniente. Distância da família, distância dos amigos. A internet é uma benção. O Skype e o Facebook ajudam. Mas uma boa conversa, cara a cara, um bom abraço e um beijo, um papo gostoso em uma mesa de bar, um olhar, não podem (ainda) ser substituídos. E fazem falta. Como fazem. E não é uma visita de tempos em tempos que consegue suprir a falta do contato humano com aqueles que nos são caros. Quando dá aquela vontade de abraçar seu pai, sua mãe, um amigo querido, e saber que isso não está ao seu alcance, dá um baita aperto no peito.

Mi fanno ridere quando dicono che noi Italiani siamo dei mammoni. Evidentemente con conosco i brasiliani. Ognuno di loro, di qualunque estrazione sociale, di qualunque età, è legato in modo indissolubile alla propria famiglia. È sbagliato? No, però sembra che non riescano proprio a tagliare il loro cordone ombelicale verso i loro genitori e le persone che amano. Sono sei anni che non torno in Italia, sei anni che non vedo i miei parenti e i miei amici, sei anni che non cammino per le strade della mia infanzia o gioventù, che non respiro l’aria della mia terra, che non vedo i paesaggi a cui ero abituato. Fa male questo. Sento che c’è una specie di ferita dentro di me e che si potrà rimarginare solo tornando, anche solo per qualche giorno, nel mio Paese natale. Ma non è un motivo per lasciare il Brasile e tornare in Italia. La nostalgia di casa c’è, eccome se c’è, ma sono consapevole del fatto che in questo momento in Italia non avrei futuro e che mi convenga rimanere qui in Brasile. Come ha detto Marcio, internet è una benedizione sotto questo punto di vista. È vero che stiamo parlando solo d’incontri “virtuali” e che la mancanza di un vero abbraccio a volte si fa sentire, ma si può vivere benissimo senza queste cose ugualmente.

IL FREDDO

O Canadá é um país maravilhoso. Montreal, uma cidade incrível. No verão. Se você gosta de passar oito meses no frio, e de três a quatro meses com temperaturas dignas do Pólo Norte, não pense duas vezes, Montreal é o seu lugar. E se você gosta de mais frio, durante mais tempo, o Canadá está repleto de outras ótimas cidades procurando imigrantes. Mas se você nasceu e cresceu no calor tropical, viver com casacos, botas, luvas e outros apetrechos invernais (e infernais!), vai virando, aos poucos, ao longo dos anos, uma tortura diária sem fim.

Io non dovrei dire niente su questo punto, perché odio letteralmente il caldo del Brasile, ma torniamo al punto precedente sulla cultura: lui sapeva benissimo che in Canada fa molto freddo d’inverno e lui non era obbligato ad andarci. Se proprio voleva andare a vivere all’estero poteva scegliere un paese più adeguato alle sue abitudini climatiche, per esempio l’Australia. Quindi perché lamentarsi ora? Ma credo che sia proprio una caratteristica dei brasiliani. Mia moglie, ora che siamo in autunno inoltrato, sta già morendo di freddo qui a Sorocaba, quando ci sono 16° al mattino e 27° di pomeriggio. Eppure si rifiuta categoricamente di vestirsi nel modo adeguato. Per lei, e quasi tutti i brasiliani che conosco, mettersi un golfino sopra un maglioncino o una felpa è inconcepibile. Per non parlare poi di una sciarpa leggera o di un giubbotto pesante. Quindi mi immagino la “sofferenza” di Marcio con gli indumenti necessari per un rigido inverno canadese. Ma torno a dire, è questo un motivo per tornare?

STILE DI VITA

Por mais que os seus valores correspondam aos valores do novo país, que é o meu caso, isso não significa que sua vida será melhor. Aos poucos, você se dá conta do que é ser brasileiro. E de que tudo aquilo que deixou para trás pode, sim, lhe fazer a maior falta.

Questa proprio non l’ho capita. Cosa vuol dire “... si diventa consapevoli di cosa sia essere brasiliano”? E che cosa ha lasciato alle spalle di così buono se è lui primo ad ammettere che la sua vita in Canada è migliore? Perché il bello di tutto questo è che lui sa perfettamente che le cose in Brasile non vanno bene:

... Brasil? Nunca mais. Era o que eu repetia para mim mesmo, e para os outros. Qualquer notícia ruim vinda dos trópicos era motivo para não voltar nunca mais. E quando você está fora, só vê as notícias ruins... chega uma hora em que cada um desses detalhes, que inicialmente pareciam pequenos quando colocado lado a lado aos problemas básicos que enfrentamos no Brasil, como segurança, educação, saúde...


Eppure, pur sapendo tutto questo, Marcio ha deciso di tornare in Brasile. Buon per lui. Se così sarà felice sono contento della sua decisione. Però i motivi che hanno fatto scattare, se pur a lungo termine, questa sua scelta li trovo un po’ infantili e incoerenti.
Continue reading