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lunedì 30 marzo 2015


Questo é il Brasile. Questo é il futuro di questo paese. E chiunque osi affermare il contrario lo sfido a dimostrarlo. 

Ora qualcuno potrá obiettare che questo clip non dimostra niente, che é solo una stupida canzone funk e non ha niente a che vedere con il Brasile e i suoi futuri aspetti socio-economici.

Balle! Questo é uno dei risultati di questa assurda cultura brasiliana dove tutto é permesso pur di aver successo. Esempi come questi ne trovate a migliaia e stanno aumentando sempre di piú. Questi sono i valori e l'educazione che i ragazzi brasiliani ricevono regolarmente ogni giorno e sappiamo tutti come andrá a finire. Possiamo benissimo immaginare quale sará il futuro di queste povere creature, ma io mi domando: quale sará il futuro di questo paese?

Allego il testo di questa "canzone" (non credo che serva la traduzione) e se avete voglia, andate a vedere gli altri clip di questo fantastico duo!



Tava no fluxo, 
eu sarrei e sentei na piroca. 
Sabe o que ele quer? 
Xota, xota, xota. 
Ele quer xota. 

Tava no fluxo, 
eu sarrei e sentei na piroca. 
Sabe o que ele quer? 
Xota, xota, xota. 
Ele quer xota. 

Tava na rua, 
fumando um baseado. 
Chegou um Pikachu, 
e pediu pra dar uns trago. 
Eu falei assim, 
vamo fazer um acordo. 

Taca a piroca em mim, 
que eu já to bolando outro. 
Sabe o que ela quer? 
Pau, pau, pau. 
Ela quer pau. 
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mercoledì 18 marzo 2015


Come promesso oggi parlerò dei piani di internet ADSL in Brasile, giusto per finire la parte “tecnologica” di questa serie di post. Com’è l’internet in Brasile? Funziona bene? È veloce? Quanto costa? A queste e a altre domande risponderò in seguito.

Giusto per avere un’idea vediamo prima l’internet italiana, in modo da avere un punto di riferimento nel caso tu, caro italiano testardo, voglia confrontarla con quella brasiliana.

In linea di massima è tutta uguale, nel senso che i vari operatori (Telecom, Vodafone, Tiscali, Fastweb, tanto per citare i maggiori) propongono dei piani molto simili, sia come prestazioni che come costi. La velocità media di internet in Italia è di 20MB. Considerando il paese “evoluto” a me sembra piuttosto bassa. È vero che, in via teorica, se abitate in una zona coperta, potreste usare la fibra ottica e arrivare a una velocità di 300MB, ma tutto sommato penso che siano ancora poche le città e le zone coperte da tale tecnologia. Devo aggiungere che il prezzo medio è di 20,00 al mese, di solito già comprensivo di telefono, il che rende la cosa molto interessante.






E qui in Brasile? Sinceramente non è male l’internet brasiliana. Io per esempio ho un piano con la GVT con la ragguardevole velocità di 25MB e mi trovo bene. Il problema sono sempre i prezzi molto elevati. Ma andiamo a vedere in dettaglio.

Gli operatori di telefonia e internet in Brasile sono la GVT, la NET e la VIVO. Per avere l’ADSL in casa dovrai necessariamente fare anche un piano di telefonia. Senza questa condizione l’unico modo di accedere a Internet è tramite una chiavetta USB, ma in questo caso userete la rete 3G o 4G, e hai visto bene nel post precedente cosa questo voglia dire. 

Iniziamo dalla GVT:


Come vedi si parte da una velocità minima di 15MB fino ad arrivare a 150MB. È chiaro che dipende sempre dalla zona dove abiti, ma devo dire che, perlomeno qui nello Stato di São Paulo, è coperta bene. Ma come ho detto a questo prezzo devi aggiungere anche il telefono:


L’altro operatore di internet è la NET. Qui i prezzi sono un poco più alti, e la velocità parte dagli assurdi 512 KB fino a un massimo di 60MB:



Per ultimo viene la VIVO, o ex Telefonica. A mio parere è la peggiore, sia come qualità del segnale che come velocità, però in alcuni casi non avrai scelta e questo sarà l’unico operatore a cui potrai accedere:





Come vedi con la Vivo esiste un piano a fibra ottica molto veloce, ma la copertura è così limitata che quasi non la prendo in considerazione. Inoltre è abbinata a un piano di televisione, quindi se non t’interessa avere la TV a pagamento questa offerta diventa poco o per nulla interessante.

Come hai visto, aldilà dei prezzi elevati, l’internet qui in Brasile non è tanto male. Ma esiste un grande problema: il Brasile è un paese molto grande e finché vivi in una grande città va tutto bene, ma basta che ti sposti di poco, perché magari hai deciso di vivere in campagna, che non avrai nessun servizio ADSL disponibile. Allora in quei casi cosa fare?

Esistono due possibilità: o accedere tramite rete 3G o tramite satellite. Peccato che tutte e due siano quasi da escludere. La prima per la pessima qualità e, soprattutto, velocità di ricezione. La seconda per i prezzi oscenamente assurdi. Si parla di quasi R$ 1.500,00 ver avere un misero megabyte, praticamente lo stesso della rete 3G. 



Vivere in un paesino del interior, pur essendo forse piacevole dal punto di vista di tranquillità e a contatto della natura, purtroppo ha i suoi grandi svantaggi, quindi sta a te decidere cosa è meglio fare.

Bene, questa volta non ti ho fatto perdere molto tempo e mi sembra di aver detto tutto. Se hai bisogno di altre informazioni non devi fare altro che chiedere.

Alla prossima!


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martedì 17 marzo 2015


Domenica scorsa, 15 marzo, è avvenuto un ulteriore, ma inutile, protesto in tutto il Brasile. Si parla che due milioni di persone marciarono nelle vie delle maggiori capitali brasiliane. Addirittura anche all'estero molti brasiliani protestarono davanti alle ambasciate brasiliane contro la corruzione, con slogan e cartelli per dire "basta" al governo di Dilma Rousseff, inefficace sotto molti punti di vista.

Ma a mio parere tutto ciò é stato inutile. Molta gente ha pensato che manifestando in questo modo le proprie idee l'attuale presidente si sarebbe dimessa e le cose sarebbero andate meglio. Ma é ovvio che non basta una manifestazione, seppur in grande stile, per ottenere un nuovo governo. E inoltre, anche se Dilma si fosse dimessa, chi sarebbe entrato al suo posto? Secondo la legislazione brasiliana, in caso di  impeachment il nuovo presidente dovrà essere l'attuale vice-presidente, cioè Michel Temer, del PMBD, Se fosse "espulso" anche Temmer entrerebbe Eduardo Cunha, sempre del PMDB, Quindi cosa cambierebbe?

Ma la cosa più importante é che i brasiliani avevano l'opportunità di cambiare radicalmente le cose durante le ultime e recenti elezioni, ma non lo hanno fatto e hanno preferito rieleggere la Dilma, Quindi ora, in tutta onestà che cavolo volete? Perché vi lamentate?

Aldilà di questo, come sempre, mio parere personale, devo aggiungere che molte volte ho sentito frasi del tipo "Dovrebbe ritornare la dittatura" o "I militari dovrebbero prendere possesso del governo" e cose di questo genere. Io non ho conosciuto il Brasile durante quel periodo, ma non credo che una dittatura, qualunque essa fosse, di qualunque colore o idea politica, sia una buona cosa. Sono nato e cresciuto in un paese democratico e spero di vivere il resto della mia vita ancora in questo modo. Ora qualcuno potrà obiettare che anche in Italia si dicono, o si dicevano, queste cose. "Si stava meglio quando si stava peggio... si stava meglio quando c'era lui", riferito a Mussolini. Quante volte abbiamo sentito frasi come queste? Io sono "relativamente" giovane e, grazie a Dio, non ho vissuto il fascismo né nessuna guerra, quindi non ho idea di come si vivesse realmente durante quella epoca. Però non penso che sia stato migliore di adesso. E in ogni caso penso che non si possa paragonare il fascismo di quel periodo con una dittatura severa e crudele come c'é stata qui in Brasile. 

Per questo penso che sia utile leggere quest'articolo della rivista SUPERINTERESSANTE dove si parla proprio di questo argomento. Poi ognuno é libero di pensare quello che vuole, non per niente siamo in un paese libero e democratico, almeno così penso.

10 mitos sobre a ditadura no Brasil (ou Por que você não deve querer que ela volte)

 2 de abril de 2014



Em 1964, um golpe de estado que derrubou o presidente João Goulart e instaurou uma ditadura no Brasil. O regime autoritário militar durou até 1985. Censura, exílio, repressão policial, tortura, mortes e “desaparecimentos” eram expedientes comuns nesses “anos de chumbo”. Porém, apesar de toda documentação e testemunhos que provam os crimes cometidos durante o Estado de exceção, tem gente que acha que naquela época “o Brasil era melhor”. Mas pesquisas da época – algumas divulgados só agora, graças à Comissão Nacional da Verdade – revelam que o período não trouxe tantas vantagens para o país.
Nas últimas semanas, recebemos muitos comentários saudosistas em relação à ditadura na página da SUPER no Facebook. Em uma época em que não é incomum ver gente clamando pela volta do regime e a por uma nova intervenção militar no país, decidimos falar dos mitos sobre a ditadura em que muita gente acredita.

1. “A ditadura no Brasil foi branda”
Pois bem, vamos lá. Há quem diga que a ditadura brasileira teria sido “mais branda” e “menos violenta” que outros regimes latino-americanos. Países como Argentina e Chile, por exemplo, teriam sofrido muito mais em “mãos militares”. De fato, a ditadura nesses países também foi sanguinária. Mas repare bem: também foi. Afinal, direitos fundamentais do ser humano eram constantemente violados por aqui: torturas e assassinatos de presos políticos – e até mesmo de crianças – eram comuns nos “porões do regime”. Esses crimes contra a humanidade, hoje, já são admitidos até mesmo pelos militares (veja aqui e aqui). Para quem, mesmo assim, acha que foi “suave” a repressão, um estudo do governo federal analisou relatórios e propõe triplicar a lista oficial de mortos e desaparecidos políticos vítimas da ditadura militar. Ou seja: de 357 mortos e desaparecidos com relação direta ou indireta com a repressão da ditadura (segundo a lista da Secretaria de Direitos Humanos), o número pode saltar para 957 mortos.

2. “Tínhamos educação de qualidade”
Naquele época, o “livre-pensar” não era, digamos, uma prioridade para o regime. Havia um intenso controle sobre informações e ideologia – o que engessava o currículo – e as disciplinas de filosofia e sociologia foram substituídas por Educação, Moral e Cívica e por OSPB (Organização Social e Política Brasileira, uma matéria obrigatória em todas as escolas do país, destinada à transmissão da ideologia do regime autoritário). Segundo o estudo “Mapa do Analfabetismo no Brasil”, do Inep (Instituto Nacional de Estudos e Pesquisas Educacionais), do Ministério da Educação, o Mobral (Movimento Brasileiro para Alfabetização) fracassou. O Mobral era uma resposta do regime militar ao método do educador Paulo Freire – considerado subversivo -, empregado, já naquela época, com sucesso no mundo todo. Mas os problemas não paravam por aí: com o baixo índice de investimento na escola pública, as unidades privadas prosperaram. E faturaram também. Esse “sucateamento” também chegou às universidades: foram afastadas dos centros urbanos – para evitar “baderna” – e sofreram a imposição do criticado sistema de crédito.

3. “A saúde não era o caos de hoje”
Se hoje todo mundo reclama da “qualidade do atendimento” e das “filas intermináveis” nos hospitais e postos de saúde, imagina naquela época. Para começar, o acesso à saúde era restrito: o Inamps (Instituto Nacional de Assistência Médica da Previdência Social) era responsável pelo atendimento público, mas era exclusivo aos trabalhadores formais. Ou seja, só era atendido quem tinha carteira de trabalho assinada. O resultado era esperado: cresceu a prestação de serviço pago, com hospitais e clínicas privadas. Essas instituições abrangeram, em 1976, a quase 98% das internações. Planos de saúde ainda não existiam e o saneamento básico chegava a poucas localidades, o que aumentava o número de doenças. Além disso, o modelo hospitalar adotado relegava a assistência primária a segundo plano, ou seja, para os militares era melhor remediar que prevenir. O tão criticado SUS (Sistema Único de Saúde) – que hoje atende cerca de 80% da população – só foi criado em 1988, três anos após o fim da ditadura.

4. “Não havia corrupção no Brasil”
Uma características básica da democracia é a participação da sociedade civil organizada no controle dos gastos, denunciando a corrupção. E em um regime de exceção, bem, as coisas não funcionavam exatamente assim. Não havia conselhos fiscalizatórios e, depois da dissolução do Congresso Nacional, as contas públicas não eram sequer analisadas, quanto mais discutidas. Além disso, os militares investiam bilhões e bilhões em obras faraônicas – como Itaipu, Transamazônica e Ferrovia do Aço -, sem nenhum controle de gastos. Esse clima tenso de “gastos estratosféricos” até levou o ministro Armando Falcão, pilar da ditadura, a declarar que “o problema mais grave no Brasil não é a subversão. É a corrupção, muito mais difícil de caracterizar, punir e erradicar”.Muito pouco se falava em corrupção. Mas não significa que ela não estava lá. Experimente jogar no Google termos como “Caso Halles”, “Caso BUC” e “Caso UEB/Rio-Sul” e você nunca mais vai usar esse argumento.

5. “Os militares evitaram a ditadura comunista”
É fato: o governo do presidente João Goulart era constitucional. Seguia todo à risca o protocolo. Ele chegou ao poder depois da renúncia de Jânio Quadros, de quem era vice. Em 1955, foi eleito vice-presidente com 500 mil votos a mais que Juscelino Kubitschek. Porém, quando Jango assumiu a Presidência, a imprensa bateu na tecla de que em seu governo havia um “caos administrativo” e que havia a necessidade de reestabelecer a “ordem e o progresso” através de uma intervenção militar. Foi criada, então, a ideia da iminência de um “golpe comunista” e de um alinhamento à URSS, o que virou motivo para a intervenção. Goulart não era o que se poderia chamar de marxista. Antes de ser presidente, ele fora ministro de Getúlio Vargas e Juscelino Kubitschek e estava mais próximo do populismo. Em entrevista inédita recentemente divulgada, o presidente deposto afirmou que havia uma confusão entre “justiça social” – o que ele pretendia com as Reformas de Base – e comunismo, ideia que ele não compartilhava: “justiça social não é algo marxista ou comunista”, disse. Há também outro fator: pesquisas feitas pelo Ibope às vésperas do golpe, em 31 de março, mostram que Jango tinha um amplo apoio popular, chegando a 70% de aprovação na cidade de São Paulo. Esta pesquisa, claro, não foi revelada à época, mas foi catalogada pela Universidade Estadual de Campinas (UNICAMP).

6. “O Brasil cresceu economicamente”
Um grande legado econômico do regime militar é indiscutível: o aumento da dívida externa, que permaneceu impagável por toda a primeira década de redemocratização. Em 1984, o Brasil devia a governos e bancos estrangeiros o equivalente a 53,8% de seu Produto Interno Bruto (PIB). Sim, mais da metade do que arrecadava. Se transpuséssemos essa dívida para os dias de hoje, seria como se o Brasil devesse US$ 1,2 trilhão, ou seja, o quádruplo da atual dívida externa. Além disso, o suposto “milagre econômico brasileiro” – quando o Brasil cresceu acima de 10% ao ano – mostrou que o bolo crescia sim, mas poucos podiam comê-lo. A distribuição de renda se polarizou: os 10% dos mais ricos que tinham 38% da renda em 1960 e chegaram a 51% da renda em 1980. Já os mais pobres, que tinham 17% da renda nacional em 1960, decaíram para 12% duas décadas depois. Quer dizer, quem era rico ficou ainda mais rico e o pobre, mais pobre que antes. Outra coisa que piorava ainda mais a situação do população de baixa renda: em pleno milagre, o salário mínimo representava a metade do poder de compra que tinha em 1960.

7. “As igrejas apoiaram”
Sim, as igrejas tiveram um papel destacado no apoio ao golpe. Porém, em todo o Brasil, houve religiosos que criaram grupos de resistência, deixaram de aceitar imposições do governo, denunciaram torturas, foram torturados e mortos e até ajudaram a retirar pessoas perseguidas pela ditadura no país. Inclusive, ainda durante o regime militar, uma das maiores ações em defesa dos direitos humanos – o relatório “Brasil: Nunca Mais” – originou-se de uma ação ecumênica, desenvolvida por dom Paulo Evaristo Arns, pelo rabino Henry Sobel e pelo pastor presbiteriano Jaime Wright. Realizado clandestinamente entre 1979 e 1985, gerou uma importante documentação sobre nossa história, revelando a extensão da repressão política no Brasil.
8. “Durante a ditadura, só morreram vagabundos e terroristas”
Esse é um argumento bem fácil de encontrar em caixas de comentário da internet. Dizem que quem não pegou em armas nunca foi preso, torturado ou morto pelas mãos de militares. Provavelmente, quem acredita nisso não coloca na conta o genocídio de povos indígenas na Amazônia durante a construção da Transamazônica. Segundo a estimativa apresentada na Comissão da Verdade, 8 mil índios morreram entre 1971 e 1985. Isso sem contar as outras vítimas da ditadura que não faziam parte da guerrilha. É o caso de Rubens Paiva. O ex-deputado, cassado depois do golpe, em 1964, foi torturado porque os militares suspeitavam que, através dele, conseguiriam chegar a Carlos Lamarca, um dos líderes da oposição armada. Não deu certo: Rubens Paiva morreu durante a tortura. A verdade sobre a morte do político só veio à tona em 2014. Antes disso, uma outra versão (bem mal contada) dizia que ele tinha “desaparecido”. Para entrar na mira dos militares durante a ditadura, lutar pela democracia – mesmo sem armas na mão – já era motivo o suficiente.

9. “Todos os militares apoiaram o regime”
Ser militar na época não era sinônimo de golpista, claro. Havia uma corrente de militares que apoiava Goulart e via nas reformas de base um importante caminho para o Brasil. Houve focos de resistência em São Paulo, no Rio de Janeiro e também no Rio Grande do Sul, apesar do contragolpe nunca ter acontecido. Durante o regime, muitos militares sofreram e estima-se que cerca 7,5 mil membros das Forças Armadas e bombeiros foram perseguidos, presos, torturados ou expulsos das corporações por se oporem à ditadura. No auge do endurecimento do regime, os serviços secretos buscavam informações sobre focos da resistência militar, assim como a influência do comunismo nos sindicatos, no Exército, na Força Pública e na Guarda Civil.

10. “Naquele tempo, havia civismo e não tinha tanta baderna como greves e passeatas”
Quando os militares assumiram o poder, uma das primeiras medidas que tomaram foi assumir a possibilidade de suspensão dos diretos políticos de qualquer cidadão. Com isso, as representações sindicais foram duramente afetadas e passaram a ser controladas com pulso forte pelo Ministério do Trabalho, o que gerou o enfraquecimento dos sindicatos, especialmente na primeira metade do período de repressão. Afinal, para que as leis trabalhistas vigorem, é necessário que se judicializem e que os patrões as respeitem. Com essa supressão, os sindicatos passaram a ser compostos mais por agentes do governo que trabalhadores. E os direitos dos trabalhadores foram reduzidos à vontade dos patrões. Passeatas eram duramente repreendidas. Quando o estudante Edson Luísa de Lima Souto foi morto em uma ação policial no Rio de Janeiro, multidões foram às ruas no que ficou conhecido com o a Passeata dos Cem Mil. Nos meses seguintes, a repressão ao movimento estudantil só aumentou. As ações militares contra manifestações do tipo culminaram no AI-5. O que aconteceu daí para a frente você já sabe.
Mas, se você já esqueceu ou ainda não está convencido, confira uma linha do tempo da ditadura militar nesse especial que a SUPER preparou sobre o período. Não deixe de jogar “De volta a 1964″, o jogo que mostra qual teria sido sua trajetória durante as duas décadas do regime militar no Brasil.

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mercoledì 11 marzo 2015


Eh sì, mio caro italiano, hai visto come la vita qui in Brasile sia difficile e forse cominci ad avere qualche dubbio sul fatto di venire a vivere qui. Vale la pena? Non vale? Cosa vuoi che ti dica? Come vedi io, pur non essendo un amante di questo paese, vivo qui da anni, quindi che diritto ho di contestare le tue decisioni? Vedi tu quello che è meglio fare.

In ogni caso andiamo avanti con il nostro piccolo “manuale”, se così vogliamo chiamarlo, e parliamo ora di informatica. Purtroppo, siccome l’argomento è molto vasto, lo dividerò in due parti. La prima, questa, vedremo alcuni prezzi di Hardware, come notebook, stampanti e componenti. Nella seconda andremo a vedere quali piani di Internet troverai in Brasile.

Allora… se anche tu, come me, ami questo tipo di tecnologia dico già che sei nel posto sbagliato. I prezzi sono molto più elevati che in Italia, i modelli che trovi sono meno recenti che quelli europei e la qualità, da quello che io ho provato, è inferiore da quella a cui siamo abituati. In tutti questi anni io ho comprato tre notebook per mia moglie, tutti di marca, sperando che andassero meglio di quelli nazionali (tipo CCE, Positivo o altri), ma anche così tutti e tre hanno avuto seri problemi dopo poco tempo. Sarà un caso? Può darsi, però il computer che avevo in Italia l’avevo portato smontato qui in Brasile e, non esagero, mi era durato quasi 8 anni. Io qui ne ho già comprati due, e sicuramente tra poco dovrò cambiarlo. In ogni caso iniziamo.

Notebook: qui in Brasile troverai prodotti nazionali, come ho menzionato, e marche conosciute, come Acer, Samsung, Sony e Asus. Io ho preso come esempio proprio quest’ultimo. Due considerazioni:
  • Qui non troverai notebook con schermo da 17”. Un monitor da 15” viene già considerato “grande”
  • La dotazione standard di RAM è di 2GB, contro i 4GB in Italia




Ma forse tu hai bisogno di un portatile potente ma molto più maneggevole, quindi un Ultrabook sarebbe l’ideale:



Oppure vuoi qualcosa che funzioni come notebook ma anche come tablet, i cosiddetti convertibili, o due in uno:



Ma no, tu sei un fanatico della Apple, quindi il notebook ideale per te è il MacBook Air:



Lasciamo perdere ogni commento, ma se anche tu, come me, per lavoro o diletto hai bisogno di un computer desktop, allora qui le cose si complicano. Ovviamente è impossibile in questa sede andare a vedere ogni singolo componente, in ogni caso ho preparato una piccola tabella per darti un’idea dei prezzi. Per l’Italia sono andato su ePrice, mentre per il Brasile un buon sito potrebbe essere Balão de Informática:

ARTICOLO
ePRICE
BALÃO DE INFORMÁTICA
CPU Intel i5 4440
€182,00
R$ 694,82
MOTHERBOARD Asus H81M
€48,60
R$ 223,76
DDR3 4GB Kingston
€40,79
R$ 196,27
HD Seagate 1TB
€66,29
R$ 264,81
SSD Plextor 256GB
€154,99
R$ 499,80
SCHEDA VIDEO Sapphire R7 250
€61,99
R$ 336,59
ALIMENTATORE Corsair 860W
€185,99
R$ 1.024,00
CASE Coolermaster N200
€44,29
R$ 216,31
TOTALE
€784,94
R$ 3.156,36

Serve dire qualcosa? Penso di no.

Ah, ma tu per lavoro hai bisogno di un iMac. Mi dispiace molto  per te fratello!



Ok, sono belli tutti i computer ma tu hai bisogno anche di un tablet da portare in giro o da usare la sera a letto prima di dormire. Anche in questo caso la scelta non manca. Questi, per esempio sono un modello della Samsung e l’immancabile iPad della Apple:






Ma Franco, gli altri accessori, ma ugualmente importanti, come stampante, monitor, ecc.?” Anche qui ho preparato una piccola lista, cercando di prendere come paragone modelli uguali o simili:

ARTICOLO
ITALIA
BRASILE
STAMPANTE HP Officejet 7110
€138,99
R$ 719,10
STAMPANTE HP Laserjet Pro P1102
€88,00
518,16
STAMPANTE MULTIFUNZIONE HP Laserjet Pro MFP M125
€102,00
R$ 583,10
SCANNER HP Scanjet 200
€73,29
R$ 269,10
MONITOR LG 23”
€159,99
R$ 553,72


Allora, mio caro italiano, come ti sembra fino adesso? Avevo ragione o no a dire che il Brasile non è certo il Paradiso dell’informatica? Ma tu sei cocciuto quindi andiamo avanti, ma come ho detto i piani di Internet li vedremo la prossima volta. A presto!
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sabato 7 marzo 2015


Come promesso oggi parleremo di cellulari e telefonia, e qui, caro il mio bel italiano, preparati a piangere. Non tanto per i prezzi degli apparecchi, che ormai dovresti essere abituato, ma per i piani di telefonia e internet che vi sono in Brasile. Premetto che il discorso qui è lungo e complicato, quindi cerca di avere pazienza.

Andiamo allora a vedere, senza perdere troppo tempo, alcuni prezzi di cellulari, o più precisamente smartphone: io ho scelto un buon modello, ma economico, della Samsung, un modello di punta sempre della Samsung, un Nokia e un iPhone. Non aggiungo altro, cerca però di non spaventarti col prezzo dell’iPhone.









In ogni caso penso che i prezzi non siano interessanti. Che tu abiti a Milano come a Palermo sicuramente avrai già un cellulare ultimo modello, o perlomeno, o almeno spero, lo avrai comprato in Italia prima di partire. Ma una volta arrivato in Brasile dovrai comprare una scheda per poterlo usare, quindi decidere, in base alla copertura e all’uso che ne farai, quale operatore e quale piano scegliere. E qui, caro amico, non so proprio dove cominciare!

Ma facciamo subito qualche precisazione:

  • TUTTI I PIANI DI TELEFONIA BRASILIANI SONO DELLE VERE PORCHERIE.
  • TUTTI I PIANI DI INTERNET 3G O 4G BRASILIANI SONO ANCORA PIÚ PORCHERIA.
  • TUTTI I PIANI DI TELEFONIA O INTERNET BRASILIANI SONO CARI.
  • LA QUALITÁ E LA COPERTURA DEL SEGNALE QUI IN BRASILE È PESSIMA, ANCHE NELLE GRANDI CITTÀ.
  • PARLARE CON QUALCUNO CHE VIVE IN UN ALTRO STATO O ANCHE SOLAMENTE IN UN’ALTRA CITTÀ È MOLTO COMPLICATO.
  • LA VELOCITÁ MEDIA (REALE) DI UNA CONNESSIONE 3G IN ITALIA È INTORNO AI 7 MB E COL 4G SUPERIAMO I 20 MB. QUI IN BRASILE IN 3G SI VIAGGIA A 1 MB QUANDO VA BENE (!) E 5 MB (TEORICI) DOVE FUNZIONA!





Già con queste affermazioni, che purtroppo sono veritiere, verrebbe da piangere. Ma iniziamo con quello che offre l’Italia. Nel nostro paese esistono diversi operatori di telefonia: la Tim, la Vodafone, la Wind e la Tre, tanto per citare i più famosi. Qui prenderò in considerazione solo la Tim e la Vodafone e tralascerò i piani in abbonamento, altrimenti questo post non finirebbe mai e anche per il fatto che i piani ricaricabili penso che siano i più usati da chiunque.

Iniziamo allora dalla Tim. Un piano interessante potrebbe essere questo:


Come vedi, pagando €20,00 al mese, hai la possibilità di parlare CON QUALUNQUE TELEFONO, FISSO O CELLULARE, DI QUALUNQUE OPERATORE, per 600 minuti al mese, potrai inviare 600 SMS verso qualunque cellulare e avrai 1 GB di internet 4G. Tutto questo, ripeto, per €20,00 al mese. Ovviamente la Tim, come gli altri operatori, offrono vari piani e promozioni, ma ho preso questo solo per fare un esempio.

Vediamo ora un piano ricaricabile della Vodafone:


Anche qui è molto interessante: pagando €14,00 al mese hai a disposizione 200 minuti di telefonate verso tutti, 2 GB di internet 4G e 100 SMS. Aggiungendo qualche euro in più potrete avere più GB di internet o più minuti o SMS.

E ora vediamo i piani brasiliani L

Iniziamo dalla Tim. Un piano molto usato è il Tim Liberty:


Questa forse é la tariffa piú interessante: pagando R$ 0,50 al giorno puoi telefonare quanto vuoi per qualunque cellulare, pagando R$ 0,70 al giorno telefoni a un fisso e con R$ 0,99 puoi mandare quanti SMS vuoi e con lo stesso prezzo puoi accedere a Internet. Ti sembra buono? Andiamo a fare i conti confrontandoli con l’offerta della Tim italiana. Se, per pura ipotesi, tu vorresti parlare per 600 minuti al mese, o anche di piú, qui in Brasile con la Tim spenderesti R$ 15,00 (0,50x30), più, immaginiamo che vuoi inviare 1 SMS al giorno: 0,99x30= R$ 29,70. Internet è compreso nel pacchetto degli SMS, quindi non lo contiamo, però sappi che avrai diritto alla ridicola quantità di 10 MB AL GIORNO E ALLA RIDICOLA VELOCITÁ DI 1 MB! Io con 10 MB riesco a stare cinque minuti su Facebook o a leggere la mia posta, niente di più. In ogni caso, internet a parte, per avere gli stessi diritti qui in Brasile pagheresti R$ 44,70 al mese, confronto i €20,00 in Italia. E, torno a dire, con 10 MB di internet a 1 MB al giorno confronto 1 GB di internet 4G. Ora capisci perché c’è da piangere? E torno a dire che questa offerta a mio avviso é molto buona, ammesso che dove vivi tu la Tim abbia il segnale.

Ma Franco, nessuno telefona per 600 minuti o manda 600 SMS!” D’accordo, ma in Italia hai la possibilità di farlo, qui in Brasile no. 

Vediamo ora un altro operatore brasiliano, la Vivo. Anche qui troverai numerose offerte. Una potrebbe essere questa:


Come vedi qui pagherai R$ 1,65 ogni minuto di telefonata, sia fisso che cellulare. Sono io che sbaglio o è veramente molto caro? E gli SMS? Anche qui sono in un pacchetto a parte e se vuoi inviarli per qualunque operatore (perché qui in Brasile le telefonate e gli SMS hanno dei prezzi differenti a seconda se l’operatore è diverso dal tuo) ti costa R$ 4,99 ogni settimana.


E internet? Se lo usi poco pagherai R$ 0,99 al giorno per avere 15 MB di dati a 1 MB di velocità, oppure R$ 24,90 al mese per 600 MB 4G. Confronta questi prezzi con quelli italiani e poi dimmi tu.


In Brasile, come in Italia, vi sono altri operatori di telefonia, tipo la Claro e la Oi, ma i prezzi sono più o meno simili. Questo è un esempio della Claro:



Un operatore forse un po’ diverso è la Nextel, perché usando i propri cellulari è possibile usarli come se fossero dei walkie-talkie. Però offre solo piani in abbonamento e, a mio avviso, abbastanza cari:


Va bene, e se vuoi telefonare all’estero, magari per sapere come sta tua zia o i tuoi amici? In Italia, con la Tim, per telefonare in Brasile paghi €0,08, cioè 8 centesimi al minuto. In Brasile, per telefonare in Italia, sempre con la Tim, paghi R$ 0,50. Fai tu i conti per sapere quanto paghi in più qui in Brasile.



Bene, direi che per oggi hai pianto abbastanza, ma prepara i fazzoletti, caro il mio italiano, perché la volta prossima parlerò di computer e informatica, altro argomento a me molto caro.

AGGIORNAMENTO: 
Mi ero dimenticato di dire una cosa molto importante: qui in Brasile tutte le compagnie telefoniche fanno uso di una reale fregatura, per non chiamarla col suo nome, cioè truffa, dove ogni ricarica fatta dura solo un determinato numero di giorni, dopodiché scade e voi, pur avendo credito sul cellulare, non potrete usarlo fino a una nuova ricarica. Io per esempio uso molto poco il cellulare per telefonare, ma pur avendo più  di R$ 57,00 in questo momento, sono costretto a fare una ricarica per poterlo utilizzare. Questa a mio parere é una truffa bella e buona, una delle tante che troverete in questo paese.
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