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sabato 28 febbraio 2015


Recentemente qualcuno mi ha chiesto per quale motivo non faccio video da pubblicare su Youtube, e creare cosí un canale del mio blog. I motivi sono due, uno tecnico e uno, potremmo dire, logistico.

Il primo motivo é molto semplice: non ho l'attrezzatura adeguata per fare video di qualità. Ho un cellulare che permette di registrare video in alta risoluzione, ma anche collegandolo al computer non mi dà la possibilità di monitorare quello che sto facendo. Ho due macchine fotografiche digitali ma la qualità dei video é molto scarsa per gli standard di oggi.

Ora voi direte: "Va be' Franco, vuoi fare il figo e rendere il tuo blog migliore creando video, compra quello che ti serve". Evidentemente vi siete dimenticati che vivo in Brasile, dove la stessa videocamera che in Italia mi costa 95.00 euro qui la pago 677.00 reais. Lo stesso dicasi per una macchina fotografica di qualità: 300.00 euro in Italia per una Canon contro 1.900.00 reais in Brasile. Anche se l'idea la trovo interessante e adoro questo genere di articoli elettronici, non sono così matto di spendere una barca di soldi solo per fare dei video.

Il secondo motivo é forse più complicato. se la mancanza di attrezzatura é solo un problema economico, il fatto di non aver un locale adeguato per registrare rende quasi impossibile questo nuovo (per me) tipo di comunicazione.

Oltre a una moglie e una figlia io vivo con due cani e due gatti. Come se non bastasse mia suocera, che abita nella stessa casa (io vivo in quella che qui si chiama "casa do fundo") ha anche lei tre cani e una gatta. Quindi per me é normale lavorare o stare al computer con un gatto sulla scrivania e un cane vicino ai piedi, il che impedirebbe una buona realizzazione video. Inoltre questi cani sono molto "barulhentos", cioè per ogni piccolo rumore che sentono dalla strada iniziano ad abbaiare come matti. Come se non bastasse il mio vicino ama ascoltare la musica ad altissimo volume. Quindi vi rendete conto che, aldilà delle ragioni economiche, diventa veramente impossibile per me registrare in santa pace e fare un video di buona qualità.

Avevo anche pensato di creare dei "podcast", cioé dei file audio, tipo una radio virtuale, e poterli ascoltare o scaricare tramite internet. Ma sempre per il motivo "logistico" mi diventa impossibile.

È un vero peccato, perché sono cosciente del fatto che un video-blog renderebbe molto più interessante il mio lavoro, ammesso che si possa definire "lavoro" scrivere in un blog senza avere nulla in cambio, a parte generare un interesse nei lettori.

Ma chissà, tutto é possibile nella vita.
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venerdì 27 febbraio 2015


Sicuramente avrete già sentito parlare della fonte della giovinezza, cioè di quella sorgente leggendaria la cui l’acqua miracolosa guarisce da ogni malattia e fa ringiovanire chi si bagna. Secondo alcuni si trova in Florida, altri la collocano in Etiopia e c’è anche chi dice che si trovi qui in Brasile, nella foresta amazzonica.

E sicuramente avrete anche sentito parlare di Panacea, figura mitologica dell’antica Grecia e sinonimo di una guarigione universale e onnipotente.

Cosa c’entra tutto questo? È molto semplice: se qualcuno nel passato credeva che in Brasile potesse esistere una fonte della giovinezza, di sicuro i brasiliani credono che esista una panacea universale, cioè di un farmaco che guarisce tutti i mali. Il bello è che questo farmaco realmente esiste, e si chiama Dipirona®.

La Dipirona Sodica® è un farmaco analgesico, antipiretico e antidolorifico. In pratica è la nostra Novalgina®. Bene, secondo la maggioranza dei medici brasiliani questo farmaco è così potente e miracoloso che, qualunque malattia voi abbiate, con qualche goccia di Dipirona® guarirete all’istante. Se all’improvviso vi trovate con dolori in tutto il corpo e andate dal medico per capire cosa potrebbe essere, lui di sicuro vi prescriverà 20 o 30 gocce di Dipirona®. Se vi svegliate con un mal di testa allucinante e andate al Pronto Soccorso (perché qui in Brasile per un mal di testa o un semplice raffreddore si va al Pronto Soccorso), dopo aver aspettato alcune ore insieme ad altre decine di persone pensando di avere un tumore al cervello, il medico di turno vi farà una flebo di Dipirona® e vi manderà a casa.

Ma voi direte: “Ok Franco, questi sono sintomi di malattie leggere e passeggere”. D’accordo, rispondo io, ma sarebbe meglio, oltre a dare un farmaco per togliere il dolore, fare alcuni esami al paziente, per poter verificare che non vi siano problemi più gravi. E in ogni caso, anche in caso di malattie serie, state pur tranquilli che in ogni caso alla fine dovrete ingerire alcune decine di amarissime gocce di Dipirona®. Non ci credete? Qui a Sorocaba sta avvenendo una terribile epidemia di Dengue. Chi vive in Brasile conosce molto bene questa malattia e sa che può portare fino alla morte. Sapete cosa danno i medici, sia quelli del SUS che quelli privati? Dipirona®! Dopo aver aspettato ore per fare una visita dal medico, questi vi manda a casa dicendo di prendere un poco di Dipirona® al giorno e cercare di riposare. Deve essere veramente potente questo farmaco.

Ma il bello è che non è l’unico farmaco miracoloso che esiste in Brasile. Chi ha la “fortuna” di vivere in questo paese potrà beneficiare, per qualunque malattia si abbia, altri tre farmaci universali, che insieme alla Dipirona® fanno del Brasile il Paradiso della Panacea. Questi farmaci sono il Plasil,® Buscopan® e il Voltaren®.


Con questi quattro prodotti farmaceutici il Brasile riesce a curare 200 milioni di persone per ogni tipo di malattia o problema fisico si abbia. Fortunati noi che viviamo qui, altro che “primeiro mundo”, questo è il vero “País das Meravilhas”!
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giovedì 26 febbraio 2015


Caro italiano (prima o poi dovrò darti un nome), nella parte precedente abbiamo visto i prezzi e modelli dei principali elettrodomestici. Ora andiamo a vedere alcuni articoli di elettronica e ti prometto che troverai la cosa molto interessante.

Facciamo subito una precisazione: qui in Brasile troverai certamente la TV 3D, le console di videogiochi più famose, fotocamere digitali e tanto altro, ma non gli ultimi modelli appena usciti in Europa o altri paesi, tipo Stati Uniti. Questi modelli arriveranno dopo un po’ di tempo, a volte anche anni dopo, quindi alcuni articoli sarebbe meglio acquistarli in Italia prima di partire, proprio per essere sicuro di non comprare un prodotto già vecchio.

Anche in questo caso è praticamente impossibile dare un’idea dettagliata e precisa di quello che troverai in Brasile, dato gli innumerevoli prodotti e modelli. Quindi se sei interessato puoi benissimo andare a visitare i vari siti dei vari negozi di elettronica come Casas Bahia, Magazine Luiza e Americanas in Brasile e/o Unieuro, Media World e Trony in Italia. Ma iniziamo.

TV 3D: tanti modelli, con prezzi che variano moltissimo. Una Smart TV interessante potrebbe essere questa:



Videoproiettore: poco usato, sia in Italia che in Brasile, perlomeno nelle case comuni. In ogni caso avrete ampia scelta:



Lettore DVD: economico, ma forse ormai poco usato:



Lettore Blu-ray: anche in questo caso, con l’avvento della TV digitale, ormai poco usato:



Home Theater: se volete un buon sistema, di marca, e magari Blu-ray preparatevi a spendere molto:



Hi-Fi: qui dobbiamo fare una precisazione: i brasiliani amano ascoltare la musica in qualunque occasione, ad alto volume e hanno dei gusti un po’, lasciatemelo dire, da “tamarri”. Quindi adorano quei sistemi molto potenti, grandi, di grande effetto scenico. Questi potrebbero essere degli esempi:



Se invece anche voi, come me, preferite qualcosa di più modesto, elegante e meno appariscente potrete trovare qualcosa del genere:



E se uno volesse comprare un sistema Hi-Fi di alto livello, con componenti separati tipo amplificatore, casse e altro? Purtroppo qui in Brasile diventa difficile, quasi impossibile, trovare tali articoli, se non forse su Mercado Livre, un negozio virtuale simile al nostro eBay. Ma andiamo ora a vedere le console di videogiochi:

Microsoft Xbox One con HD 500 GB: dico solo una cosa: cercate di portarvela dall’Italia!



Sony Playstation 4 con HD 500 GB: idem come sopra.



Nintendo Wii: difficile da trovare.



TV a pagamento: qui in Brasile c’è moltissima scelta ed è normalissimo vedere persone che vivono in una bettola simile a un pollaio decadente ma con la Tv via cavo e banda larga di internet. Le maggiori piattaforme di TV a pagamento brasiliane sono: Sky, Net, Claro e GVT. I prezzi vanno da R$ 49,90 a R$ 149,90 al mese, ma tieni presente che molti di questi pacchetti sono venduti insieme al telefono e Internet, quindi informati bene prima di acquistare. La RAI è sempre a parte e costa circa R$ 10,00 al mese, ma io che l’ho provata non la trovo molto interessante.

Bene (si fa per dire), come hai visto, mio caro italiano, qui in Brasile i prezzi sono molto differenti da quelli che trovi nei negozi italiani, ma non hai ancora visto niente, preparati per quando parleremo di macchine fotografiche e computer!


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mercoledì 25 febbraio 2015


Solo in Brasile un ladro cerca di fregare un altro ladro! Penso che neanche il nostro grande Totò riuscirebbe a immaginare situazioni come queste. Bisogna proprio ridere per non piangere!

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martedì 24 febbraio 2015


I commenti rappresentano il cuore di un qualunque blog. La differenza sostanziale tra un sito web e un blog è proprio questa: nel secondo caso c’è interazione, c’è discussione, c’è creazione di nuovo sapere attraverso i commenti. Il problema sorge quando i commenti diventano inutili o offensivi. Esiste una categoria di individui che si diverte a inviare commenti provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'unico l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Sono i cosiddetti "troll". 

Una forma per evitare tali individui é di non pubblicare commenti osceni e/o offensivi é tramite la "moderazione dei commenti". Con questo sistema l'autore del blog, l'amministratore o il moderatore, sceglie di propria iniziativa quali commenti pubblicare. Non ha niente a vedere con la censura, ma é solo un modo per rendere il proprio blog conforme agli argomenti trattati, in modo di non andar fuori tema, e di non renderlo volgare con parolacce o termini offensivi.

Io sono l'unico autore, amministratore e moderatore di questo blog. Sono io che decido cosa pubblicare, cosa scrivere e quali commenti siano idonei al contesto. Per la veritá non é che mi diverta fare questo. Sarebbe forse meglio pubblicare tutto ció che mi arriva, con meno perdita di tempo che potrei dedicare ad altre cose. Ma é impossibile. In passato avevo usato questo sistema, ma col tempo ho dovuto cambiarlo mettendo una moderazione ai commenti, dato che ricevevo visite da idioti (non si potrebbe chiamarli diversamente) con molte offese alla mia persona.

Ma la moderazione ai commenti serve anche per un altro scopo. Facciamo un esempio: se qualcuno dovesse inviarmi un commento tipo "Tu sei un imbecille patentato e sarebbe utile che tu sparissi dalla circolazione" io potrei decidere di pubblicare tale commento. Aldilà delle offese personali non posso pensare di essere simpatico a tutti e alla venerabile età di 54 anni penso di sapermi difendere usando le parole appropriate. Ma se qualcuno dovesse dire: "Tutti gli italiani sono delle merde e dovrebbe sparire dalla faccia della terra" in questo caso dovrei pensarci bene prima di pubblicare una tale idiozia, perché, essendo io il moderatore del blog, qualcuno potrebbe vedere in questa frase una sorta di istigazione al razzismo e potrebbe denunciarmi per diffamazione o altri reati. E voi direte: "Ma non sei stato tu a dire queste cose, é stata quell'altra persona". Vero, ma essendo io il moderatore, pubblicando tale commento, sarebbe come io pensassi esattamente allo stesso modo di questo fantomatico lettore. Capite cosa voglio dire?

Per questo a volte mi vedo costretto a non pubblicare alcuni commenti. Anche se non sono io a scrivere certe cose ne sono ugualmente responsabile e potrei avere dei guai per questo. Quindi mi devo prevenire. Non crediate che stia esagerando. Giá in passato alcuni blogger sono stati intimati dall Giustizia per diffamazione, istigazione a delinquere e apologia di reato. Questo solo per aver pubblicato uno o più commenti di alcune persone.

Il sito italiano di Tom's Hardware ha pubblicato proprio il mese scorso un ottimo articolo molto dettagliato su questo problema. Leggetelo e capirete perché a volte mi riservo di non pubblicare alcuni commenti. Grazie per la considerazione.

Diffamazione via web

Il tema della responsabilità di chi scrive o commenta sul web è in continua evoluzione, di pari passo con la popolarità di Internet e con la trasformazione dell'informazione online. In un'epoca in cui le notizie si diffondono anche - e in certi ambiti soprattutto - tramite blog e social network e in cui i commenti sotto agli articoli sono quasi onnipresenti, i legislatori hanno dovuto più volte adeguare le normative a tutela di chi può essere offeso o diffamato tramite gli strumenti moderni di espressione.
In questo mutato contesto il reato di diffamazione online – ivi compresa, dunque, ladiffamazione a mezzo blog e Facebook –, è stato al centro di sentenze e orientamenti giurisprudenziali che hanno dato luogo ad accesi dibattiti, specie sotto il profilo del riparto delle responsabilità tra "chi scrive e commenta" e "chi dirige".
Persino a livello legislativo si è cercato di dare una svolta significativa alla disciplina vigente, mediante un disegno di legge volto ad estendere anche ai siti Internet "a natura editoriale" le norme dettate per i giornali tradizionali.
Di conseguenza se una volta il direttore responsabile di un giornale era quasi sempre l'unico a rischiare di incorrere in reati penali come la diffamazione, oggi anche blogger e utenti comuni devono prestare molta attenzione a quello che scrivono online.
L'Avvocato Alessandra Tiripicchio dello Studio Legale Associato Fioriglio-Croari ci spiega in questo articolo la legislatura in materia e in particolare i rischi in cui possono incappare gli utenti comuni che commentano sui social network, sui blog e su qualsiasi sito Internet.

La responsabilità di chi scrive o commenta

L'utilizzo improprio di blog e social network può sfociare, e spesso sfocia, nella consumazione di reati quali la diffamazione, proprio per la facilità di "comunicare con più persone" tipica di questi strumenti.
Le posizioni assunte dai giudici di merito sul punto non sempre sono state univoche, almeno sino ai più recenti interventi chiarificatori della Corte di Cassazione.
Così, parte della giurisprudenza di merito chiamata a pronunciarsi sul contenuto offensivo di commenti pubblicati in ambiente "social" aveva ritenuto, in un primo momento, di dover escludere il reato di diffamazione per mancanza dell'elemento essenziale della "comunicazione con più persone" richiesto dall'art. 595 c.p. Ciò in ragione del fatto che la comunicazione all'interno dei social network avviene in un ambiente "virtualmente chiuso" e, come tale, non idoneo a garantire la diffusività dei contenuti ivi pubblicati.
In seguito, altra parte della giurisprudenza di merito ha iniziato ad interrogarsi sulla possibilità di poter qualificare il social network come "altro mezzo di pubblicità"ai fini dell'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 595, comma 3, c.p., già prevista per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o a mezzo Internet inteso in senso lato. Conseguentemente l'attenzione dei giudici si è focalizzata sempre più spesso su elementi fattuali quali il numero di amici aventi accesso ad un dato profilo, l'utilizzo di "tag", il carattere restrittivo o meno delle impostazioni sulla privacy di un determinato profilo e via discorrendo.
Tuttavia, un primo significativo intervento "rivoluzionario" e chiarificatore sul punto si deve alla Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 32444/2013 ha definito il "blog" come "uno spazio web attorno al quale, comunque, si aggregano navigatori che condividono interessi comuni, con la conseguente diffusività dei contenuti del blog stesso" (Cass. pen., sez. V, 25.7.2013, n. 32444).
In occasione di un intervento ancor più recente la Cassazione, nell'estendere anche al "social network" la suaccennata nozione di "blog", ha ricondotto anche i casi di diffamazione a mezzo social network entro i confini del reato di diffamazione aggravata ex art. 595 comma 3 c.p, perpetrata mediante l'utilizzo del mezzo di pubblicità. In particolare – ha precisato la Corte –, l'aggravante dell'utilizzo del mezzo di pubblicità sussiste "allorquando il fatto sia commesso mediante la pubblicizzazione su un profilo di Facebook, perché l'inserimento della frase che si assume diffamatoria su tale social network la rende accessibile a una moltitudine indeterminata di soggetti con la sola registrazione al social network e, comunque, a una cerchia ampia di soggetti nel caso di notizia riservata agli amici" (Cass. pen., sez. I, 16 aprile 2014, n. 16712).
Più precisamente, in tale pronuncia la Corte, facendo applicazione dei principi già consolidati in materia di diffamazione a mezzo stampa, ha ritenuto sufficiente, ai fini dell'integrazione della diffamazione a mezzo Facebook, che "il soggetto la cui reputazione è lesa, sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dall'indicazione nominativa". Infatti – ha precisato la Corte –, è "sufficiente ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell'altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due".

La responsabilità di chi "dirige": blogger, moderatori, provider e direttori di testate telematiche

Se la posizione di "chi scrive e commenta" su blog e social network è divenuta via via più chiara e pacifica a seguito degli interventi della Cassazione, più complessa è, invece, la posizione di "chi dirige", dovendosi peraltro distinguere tra blogger, moderatori di forum e di chat, provider e direttori di testate telematiche.
Per quanto concerne il blogger, nei casi in cui questi assume la veste di "moderatore" filtrando i messaggi dei lettori prima di pubblicarli, lo stesso potrà essere chiamato a rispondere del reato di diffamazione "in concorso" con l'autore dei messaggi diffamatori, ove si accerti che il blogger abbia volontariamente scelto, dopo aver letto il messaggio, di continuare a diffonderlo in Rete. Per contro, nei casi in cui i messaggi dei lettori vengano automaticamente pubblicati, senza alcun filtro da parte del blogger,solo gli autori dei messaggi risponderanno di eventuali offese o reati, in quanto il nostro ordinamento non riconosce in capo al blogger alcuna posizione di garanzia rispetto agli articoli o ai messaggi di terzi pubblicati sul suo blog.
Del tutto simile alla posizione del blogger è quella dei moderatori di forum o chat, i quali, a differenza del direttore di un giornale cartaceo, rispondono solo a titolo di dolo nelle ipotesi in cui concorrano con l'autore di un messaggio diffamatorio nella diffusione del messaggio stesso.
I provider, ossia i c.d. intermediari della comunicazione, non sono mai responsabili dei reati commessi da terzi attraverso l'uso dei loro servizi, poiché la responsabilità penale è personale. Tuttavia, a carico del provider vi sono precisi obblighi di informazione e comunicazione, essendo egli tenuto ad informare senza indugio l'autorità giudiziaria o amministrativa, qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un destinatario del suo servizio, nonché a fornire, su richiesta delle medesime autorità, le informazioni in suo possesso atte a consentire l'individuazione del destinatario del servizio, al fine di prevenire attività illecite. In questo senso potrebbe sussistere una responsabilità "concorrente" del provider nel momento in cui venga avvertito della presenza di contenuti costituenti reato sul suo spazio web e non si attivi per cancellarli o per avvertire le autorità competenti.
Quanto, infine, alla responsabilità del direttore di una testata telematica, la sentenza della Corte di Cassazione n. 35511/2010 ha sancito che, fatta eccezione per l'ipotesi di concorso, il direttore di un giornale online non è responsabile penalmente dei contenuti diffamatori ivi pubblicati, perché la sua figura non è equiparabile a quella del direttore di un periodico cartaceo. Infatti, la legge sulla stampa (l. n. 47/1948) individua una specifica figura professionale, ossia quella del direttore di un periodico cartaceo, cui spetta il compito di impedire il compimento di "reati a mezzo stampa": nozione, quest'ultima, non estensibile alle "pubblicazioni telematiche".
Nonostante l’intervento della Cassazione sul punto, permangono ancora oggi forti dubbi in merito alla responsabilità penale del direttore di una testata online in caso di articolo diffamatorio. Tuttavia, tali dubbi potrebbero trovare soluzione con l'approvazione definitiva del ddl. S. 1119, intitolato "Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale e al codice di procedura civile in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale. Ulteriori disposizioni a tutela del soggetto diffamato".
L’approvazione del predetto disegno di legge potrebbe, infatti, segnare la definitiva abolizione delle attuali distinzioni tra i diversi tipi di testate giornalistiche anche sotto il profilo della responsabilità penale, dando luogo ad un nuovo bilanciamento tra due interessi contrapposti, ma parimenti meritevoli di tutela: la libertà di espressione e il diritto all’onore e alla reputazione.

Conclusioni

Alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale – di gran lunga più severo rispetto al passato – è senz'altro lecito continuare ad esprimere un'opinione personale o critiche, purché si utilizzi un linguaggio sì deciso, ma garbato, non denigratorio o insinuante e, soprattutto, senza la volontà e la consapevolezza di offendere l'altrui reputazione.
Emblematico sul punto è il caso della giornalista de L'Unità, Marina Morpurgo, rinviata a giudizio con l'accusa di diffamazione per aver criticato sulla propria pagina Facebook una scuola professionale che aveva diffuso una campagna pubblicitaria – avente come protagonista una bambina bionda con un rossetto in mano e la frase "Farò l'estetista, ho sempre avuto le idee chiare" – ritenuta dalla giornalista lesiva della dignità della donna.
La giornalista, in particolare, decideva di pubblicare un commento sul suo profilo personale di Facebook, in cui – impiegando una citazione tratta dai vecchi fumetti di zio Paperone – affermava che "chi concepisce un manifesto simile andrebbe impeciato ed impiumato". La prima udienza del processo è prevista per il 15 maggio 2015, in occasione della quale il giudice dovrà decidere se si tratti davvero di diffamazione a mezzo stampa.
Accanto ai commenti su Facebook, particolare rilievo, sotto il profilo della diffamazione, sta assumendo più di recente anche il fenomeno del c.d. "retweet". Un retweet consiste nel condividere con i propri followers, attraverso il proprio account Twitter, un messaggio già condiviso da altri. Questo messaggio potrebbe contenere in sé o la frase offensiva, oppure un link ad una pagina web dal contenuto diffamatorio: nel primo caso,responsabile della diffamazione potrà essere considerato sia l'autore del tweet originale che l'autore del retweet, essendo peraltro giuridicamente irrilevante l'aver inserito, sul proprio profilo, l'inciso "reetweets are not endorsement" (letteralmente: i retweet non costituiscono approvazione); nel secondo caso potrà, invece, assumere rilevanza, in funzione di "scusante", il fatto che chi ha ritwittato abbia realmente letto o meno la pagina linkata.
È dunque opportuno che l'utente della Rete, il quale decida di manifestare online la propria opinione – ad esempio "postando" un commento sul proprio profilo Facebook – in relazione ad un politico, ad un personaggio noto, ad un amico, ad un prodotto, ad un servizio o alla campagna pubblicitaria di un'azienda, eviti l'uso di espressioni offensive, denigratorie o anche dubitative o allusive, tali da sfociare in attacchi personali che, direttamente o indirettamente, possano incidere sull'altrui sfera morale e privata. 
La Dott.ssa Alessandra Tiripicchio è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Collabora con lo Studio Legale Associato Fioriglio-Croari e si occupa, in particolare, di tutela dei consumatori.
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lunedì 23 febbraio 2015


Il governo di Dilma sta pensando di cambiare le regole per le pensioni, facendo così un altro meraviglioso regalo ai poveri brasiliani. Il ministro della Previdenza Sociale brasiliano, Carlos Gabas, ha annunciato oggi che inizierà a discutere con i vari sindacati per una nuova riforma pensionistica, rendendola simile a quella italiana, Se tale riforma entrerà in rigore si dovrà sommare l'età di contribuzione insieme a quella anagrafica, arrivando a un totale di 85 per le donne e 95 per gli uomini. Lo scopo, come ampiamente dichiarato, é di ritardare la pensione il più a lungo possibile, facendo lavorare noi poveri comuni mortali fino alla vecchiaia, ammesso che la morte non avvenga prima (e forse é proprio questo che i nostri governi si aspettano).

Governo quer mudar fórmula da aposentadoria, diz ministro

Depois de negociar as medidas de restrição em benefícios previdenciários, como pensões por morte e auxílio-doença no Congresso Nacional, o governo Dilma Rousseff vai iniciar uma discussão com os movimentos sindicais para acabar com o fator previdenciário. A informação é do ministro da Previdência Social, Carlos Gabas, que concedeu ao jornal O Estado de S. Paulo sua primeira entrevista após assumir o cargo.
A ideia, diz ele, é substituir o fator, criado em 1999, por uma fórmula que retarde as aposentadorias no Brasil. "O fator previdenciário é ruim porque não cumpre o papel de retardar as aposentadorias. Agora nós precisamos pensar numa fórmula que faça isso e defendo o conceito do 85/95 como base de partida. As centrais concordam com isso", defende. A fórmula 85/95 soma a idade com o tempo de serviço - 85 para mulheres e 95 para homens.
Além de ser um dos ministros mais próximos da presidente Dilma Rousseff, Gabas está escalado para discutir com as centrais e os parlamentares o pacote de aperto aos benefícios sociais, incluindo seguro-desemprego e abono salarial. Só com pensões por morte e auxílio-doença, o governo gastou quase R$ 120 bilhões em 2014.
Pacote
O governo anunciou o aperto na concessão dos benefícios sociais, inclusive as pensões por morte e auxílio-doença. Apesar do protesto dos sindicalistas, a dúvida é saber se o governo vai insistir no pacote. Gabas diz que primeiro, é preciso separar o conceito de ajuste fiscal do ajuste nos benefícios da Previdência. "Essas medidas têm, obviamente, efeito fiscal e financeiro, mas já vinham sendo discutidas com representações de trabalhadores e empregadores. Não são medidas inventadas agora, não são novidade", diz ele. Segundo o novo ministro, as centrais sindicais sabem da necessidade de se manter uma Previdência equilibrada. Tem muitas forças políticas no Brasil que entendem que esse nosso sistema é falido, que não funciona, e dizem que precisamos fazer uma grande reforma da Previdência.
Questionado sobre o fato de que se essa reforma não seria de fato necessária, Gabas se diz contrário a ela, alegando que o regime atual, se bem administrado, tem sustentabilidade no tempo. Defende que esse é o objetivo atual do governo e por isso as mudanças necessárias em pensão por morte e no auxílio doença. "Precisamos desses ajustes, não de grandes reformas. Como a sociedade é dinâmica, precisamos acompanhar com pequenas evoluções", justifica.
E explica essa questão da seguinte forma: "Nos últimos dez anos, a expectativa de sobrevida no Brasil subiu 4,6 anos. Em média, a expectativa de vida chega a 84 anos e a idade média de aposentadoria por tempo de contribuição é de 54 anos. Então, o cidadão fica 30 anos, em média, recebendo aposentadoria. Não há sistema que aguente", diz. Gabas defende que para que nosso sistema previdenciário seja preservado é preciso estender um pouquinho essa idade média de aposentadoria, que, segundo ele, é uma discussão diferente, que ainda não entrou na pauta.
Idade mínima
A reportagem quer saber se seria a instituição de uma idade mínima para se aposentar, como boa parte dos países desenvolvidos faz. Gabas diz não defender isso, que existem outras fórmulas que protegem o trabalhador mais pobre. O jornal O Estado de S. Paulo argumenta que isso passa pelo fim do fator previdenciário... "Eu briguei muito contra o fator previdenciário quando ele foi instituído. Eu era sindicalista. Se hoje eu estivesse no movimento sindical, eu teria outra postura, faria uma proposta, não ficaria apenas contrário ao fator. Qualquer cidadão tem de pensar que não é razoável que uma pessoa vivendo 84 anos se aposente aos 49 anos", diz.
Ele argumenta ainda que, com o fator previdenciário, ao se aposentar cedo, a pessoa recebe um benefício menor, mas esse benefício serve como complemento de renda. "Daí quando a pessoa para mesmo de trabalhar, ela fica apenas com aquela aposentadoria pequena. Previdência não é complemento de renda, ela é substituta da renda", afirma.
Qual seria então a fórmula? Gabas diz que o fator é ruim porque não cumpre com o papel de retardar as aposentadorias. Que é preciso agora pensar numa fórmula que cumpra esse papel de retardar. "Seria a 85/95, como regra de acesso. As centrais chegaram a concordar isso", diz. A reportagem quer saber por que a 85/95 é melhor que idade mínima. O ministro explica que é porque o trabalhador mais pobre começa muito cedo a trabalhar.
"Se coloca 65 anos como idade mínima para se aposentar, ele terá de trabalhar quase 50 anos ou mais. Já um trabalhador de família mais rica, que ingressa mais tarde no mercado de trabalho, teria outra realidade". Diz que o governo defende aqui, quando essa discussão chegar, uma soma de idade com tempo de contribuição, para proteger o trabalhador mais pobre.
"Seria 85 para mulher e 95 para homens, mas tem fórmulas dentro disso. O 85/95 é um conceito, um pacote político, para iniciar as discussões. Essa é a próxima para discutir depois do pacote das pensões por morte e auxílio doença. O foco do ministério é fazer as medidas", afirma.
Tais medidas, questiona a reportagem, significariam gastos estratosféricos? Gabas diz que sim. "Em 2014, o governo gastou R$ 94,8 bilhões com pensões por morte e esse dinheiro todo foi para 7,4 milhões de pensionistas. Com o auxílio-doença gastamos R$ 25,6 bilhões para 1,7 milhão de beneficiados. Em relação às pensões, as mudanças foram propostas porque essa transição que vivemos no Brasil, onde as pessoas estão vivendo mais, exige uma administração diferente da Previdência. Essa expectativa de vida de 84 anos é para quem tem hoje 50 anos. Quem nasceu agora terá uma expectativa de vida de quase 100 anos", diz.
O ministro salienta que estaria aí o motivo da restrição e que a pensão por morte é uma extensão da aposentadoria. "O cidadão se aposentou, recebeu do INSS por 30 anos e quando morre, deixa uma pensão para outra pessoa, que depois também terá sua própria aposentadoria. Agora estamos nessa transição demográfica e precisamos encontrar novas formas. Quem está recebendo continuará recebendo. A mudança é para frente. Viúvas muito jovens e sem filhos vão receber pensão por um período, apenas", informa.
Contas públicas
Diante dessa explicação, o impacto nas contas públicas para 2015 não foi pensado?, pergunta a reportagem. Gabas diz que "essa não é uma medida para fechar as contas deste ano. Restringir pensão por morte e auxílio-doença são medidas de médio e longo prazo". E completa dizendo que certamente o cenário atual, de complicação fiscal, favoreceu o anúncio dessas medidas.
E o que esperar desse projeto no Congresso? O ministro, junto com Nelson Barbosa, irão negociar diretamente com o Congresso? O que é possível esperar? Gabas conta que ambos têm agendados encontros com vários segmentos dentro do Congresso. "Vamos aos deputados explicar as medidas. Elas são importantes, têm o papel de manter a sustentabilidade da sociedade".
Gabas não enxerga na figura de Eduardo Cunha, o presidente da Câmara, um complicador para a questão. Diz achar que Cunha tem a oportunidade de usar a discussão para provar a grandeza dele como presidente da Câmara, não usando as medidas como instrumento de barganha.
Quanto ao aumento do déficit da Previdência, de R$ 51 bilhões em 2014 e com previsão de alta em 2015, podendo se aproximar dos R$ 60 bilhões, e se isso é um fator de preocupação, o ministro diz que a arrecadação tem surpreendido negativamente, e que, de fato, as desonerações da folha de pagamento impactaram muito. Mas que essa história do déficit precisa ser tratada com uma visão mais contábil.
"Nós temos um modelo de previdência urbana e rural. Tivemos no ano passado quase R$ 35 bilhões de superávit na previdência urbana. No rural, a política não foi pensada com premissa de ter superávit, porque é uma política com objetivo de proteger o homem do campo, aqueles que trabalham a terra em regime de agricultura familiar. Esse trabalhador rural é quem produz 73% dos alimentos que nós comemos. Não vemos latifúndio de dez mil hectares produzindo tomate, feijão, legumes, apenas commodities."
Então, se separar, contabilmente, o modelo rural do urbano, o problema estaria resolvido?, questiona a reportagem. "Veja bem, falamos de 8,4 milhões de aposentados rurais que ganham um salário mínimo. Neste segmento, a despesa cresceu bastante porque o salário mínimo cresceu muito. Essa política não tem objetivo de ter superávit, a conta não foi feita para fechar, tanto que a Constituição prevê a Cofins e a CSLL para servirem de fonte de renda para custear a previdência rural. 
Contabilmente nosso regime é equilibrado, mas a conta, depois que houve a unificação dos caixas no Tesouro, se misturou tudo. Tivemos uma arrecadação de R$ 5 bilhões com o rural e gastos de R$ 80 bilhões. A arrecadação da Cofins e CSLL é muito superior a essa diferença, mas isso não fica claro. Temos só que nos colocar de acordo com o pessoal do Ministério da Fazenda para ver como se transferem esses recursos. Não pode pensar em "vamos cobrir o rombo". Não tem rombo, entende? ", conclui. As informações são do jornal O Estado de S. Paulo.
Fonte: UOL
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Visto che in questo paese non sta succedendo niente degno di attenzione (a parte l’impeachment di Dilma, che in ogni caso a mio modesto parere non risolverá niente), andiamo avanti con il nostro manuale di sopravvivenza.

Bene, caro italiano, sei testardo e pur con tutte le raccomandazioni che hai ricevuto sei arrivato in Brasile. Hai trovato la tua casa o il tuo appartamento ma ora devi arredarlo per poterci vivere. I mobili li vedremo più avanti, ora parliamo degli elettrodomestici.

Visto che nella puntata precedente abbiamo parlato di cibo, ora ti serve un frigorifero per poter preservare quello che hai comprato.

N.B. i modelli e i prezzi di tutti gli articoli presi come esempio sono stati scelti proprio per fornire un esempio, cioè un metodo di comparazione. È ovvio che nei vari negozi italiani e brasiliani troverete un’infinità di scelta, sia come prodotti che di prezzi, quindi chi è interessato dovrà solamente ricercare tra i vari negozi online per avere un’idea più precisa e dettagliata. Da parte mia cercherò di prendere modelli uguali o equivalenti, ma non sempre sarà possibile.

In Italia forse il frigo più utilizzato è quello combinato, cioè con metà (o poco più) in alto di frigorifero e la parte in basso come congelatore. Se andiamo a vedere su UNIEURO, una delle catene di elettrodomestici e elettronica più conosciuti in Italia, vediamo che un modello che potrebbe andarti bene costa circa € 500,00.



Qui in Brasile questo tipo di frigo non è molto usato, probabilmente a causa del prezzo molto elevato. Però esiste. A Casas Bahia, sicuramente il negozio brasiliano più famoso, lo stesso (o quasi) modello di frigorifero costa circa R$ 2.800,00. Una bella differenza, non credi?



In Brasile il frigorifero più usato è quello a doppia porta, cioè con un piccolo congelatore in alto. Anche qui i prezzi tra i "nostri" due paesi variano molto:




In ogni caso, come vedete, potrete risparmiare circa R$ 1.000,00 comprano un frigorifero più “semplice”, ma ugualmente valido.

Congelatore orizzontale: caro: circa R$ 1.400 contro meno di € 400.




Congelatore verticale: caro (so di ripetermi, ma non è colpa mia se qui è tutto costa di piú):




Cantinetta per il vino: assurdamente cara! Se volete tenere al fresco 40 bottiglie di vino, in Italia spendereste poco più di € 200, mentre qui in Brasile quasi R$ 5.000!!




Ok, avete fatto la spesa e ora avete un posto dove riporla. Ma a questo punto dovrete cucinarla. Chiariamo subito una cosa: qui in Brasile si usano ancora le bombole di gas. Sono un po’ più piccole di quelle che si trovano in Italia, con una capienza di 5 Kg e costano circa R$ 50,00. Una bombola qui a casa mia dura circa un mese, ma ovviamente dipende dall’uso che se ne fa.

Tolta questa premessa, possiamo dire che i prezzi di un fornello tra Italia e Brasile si equivalgano. Nel Bel Paese un cucina parte dai € 200,00 e in Brasile dai R$ 300,00. Diciamo che con R$ 400/500 potrete acquistare una cucina con 4 o 5 fuochi decente.




Cappa: possiamo dire che la scelta e i prezzi più o meno si equivalgono, nel senso che non c’è una grandissima differenza, anche se in pratica qui in Brasile costa praticamente il doppio:




Lavatrice: sono diverse da quelle italiane, sia come forma che come sistema di lavaggio. Tutte molto capienti (vanno dai 6 Kg ai 15 Kg) e tutte ad acqua fredda. Per la verità troverete lavatrici simili alle nostre e con acqua calda, ma sono rare e costosissime. Diciamo che con circa R$ 1.000 potrete acquistare una “buona” lavatrice (le virgolette sono d’obbligo, e chi conosce le lavatrici brasiliane sa il perché).




Asciugatrici: e chi ce l’ha in Brasile?




Lavasciuga: cara. Se in Italia la trovi a meno di € 300 euro qui devi sborsare, se sei fortunato, R$ 2.000!




Lavastoviglie: quasi nessuno la usa in Brasile. Costa troppo, è una cosa da ricchi. Strano perché in Italia costa poco:




Condizionatori: ampia scelta, forse più che in Italia, con prezzi che partono dagli R$ 800/1000 a seconda della potenza.



Elettrodomestici a incasso: praticamente non esistono in Brasile, se non qualche forno o piano di cottura.

Forno a microonde: anche qui troverai una vasta scelta e con prezzi molto vari, anche se, come sempre, molto più cari che in Italia. Questo é un esempio di un buon forno combinato:



Piccoli elettrodomestici: qui non c’è differenza. Troverete più o meno gli stessi articoli italiani. Stranamente qui non trovo il macinacaffè, se non in negozi super-specializzati. Altra cosa quasi impossibile da trovare sono i ferri da stiro con caldaia separata. Peccato, perché sono molto utili e in Italia costano molto poco. L’unica cosa molto diversa come prezzo sarà la macchina per il caffè espresso, qui carissima:




Bene, anche questa comparazione è finita. La prossima volta andremo a vedere alcuni prodotti elettronici, e anche lí ci sará da ridere, se non piangere.


Até logo!
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