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mercoledì 29 ottobre 2014


E dopo aver passato mesi interi sotto un'estenuante propaganda politica, dopo aver visto il livello vergognoso di alcuni personaggi politici, dopo il risultato delle elezioni che tutti noi (purtroppo) conosciamo, consoliamoci con un'intervista fatta alla modella (modella??) brasiliana Geisy Arruda, in cui, trattando di argomenti di interesse pubblico (perlomeno qui in Brasile) parla, senza peli sulla lingua (e qui ci sarebbe di fare una battuta) sulle sue esperienze sessuali. Viva il Brasile!

"Aprendi sexo oral pensando em picolé de chocolate", diz Geisy Arruda

Não existe tabu para Geisy Arruda quando o assunto é sexo. Desinibida e muito bem resolvida, como ela mesma faz questão de frisar a todo momento, a modelo não se furtou a responder às mais picantes perguntas nos bastidores do Paparazzo. Nem mesmo sobre sexo anal, assunto que já deu o que falar com declarações de Sandy e Nicole Bahls em outras ocasiões.

"Já fiz com dois namorados, mas sexo anal para mim é prova de amor. Só fiz porque estava completamente apaixonada. Mas acho que é uma coisa muito particular, muito íntima, não dá para sair fazendo com todo mundo", explica.

Tanta destreza para falar de sexo, talvez, seja reflexo de uma vida sexual que começou aos 13 anos. Hoje com 25, Geisy relembra sua primeira vez, sem arrependimentos, e conta como aprendeu a fazer sexo oral logo em sua "estreia":

"Ele não sabia que eu era virgem, quis fazer uma surpresa. Cheguei toda confiante, mas na hora 'H' não consegui fazer nada. Para me ajudar a fazer sexo oral direito, ele me disse para imaginar que estava chupando um picolé. Aprendi a fazer pensando em picolé de chocolate, que é mas gostoso. Quando acabamos de transar, fui ao banheiro e vi que estava sangrando. Fiquei toda feliz. Ele ficou muito bravo quando descobriu que eu tinha acabado de perder a virgindade. Ele foi meu primeiro amor", lembra a modelo.

Fonte: Globo
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lunedì 27 ottobre 2014


Delusione. Questo é il sentimento che sto provando in questo momento. Dilma Rousseff ha vinto ancora una volta le elezioni e per altri quattro anni il PT governerà questo paese. Mi aspettavo un cambiamento radicale (ammesso che si possa definire “radicale” rimanere sempre in una posizione di sinistra), ma non è successo.

Per la verità era prevedibile quanto è successo. Ai brasiliani piace ricevere l’aiuto di qualcuno, e lo si vede nella vita di tutti i giorni. Quindi quando trovano un governante che promette sussidi economici di ogni forma e colore, non sanno dire di no, dimenticando così tutto quello che quel determinato partito o persona abbia commesso. Non per niente Dilma ha vinto specialmente nel Nord del paese, dove i beneficiari di tali sussidi sono in maggioranza.


Il “mensalão” e la corruzione in Brasile avrebbero dovuto dare una svolta decisiva a queste elezioni, ma i brasiliani sono così abituati a tutto questo che ormai non ci fanno più caso. La corruzione in Brasile è così sviluppata e radicata che fa parte della cultura brasiliana, come il samba o la caipirinha. È qualcosa di endemico, di generalizzato, quindi per loro qualunque partito dovesse governare il Brasile sempre ci saranno politici corrotti e scandali a non finire, quindi perché cambiare. Non lasciare la strada vecchia per quella nuova, sembra che sia il loro detto, perché sai quello che perdi ma non quello che trovi. E dopo dodici anni di PT di sicuro i brasiliani conoscono bene la “via vecchia”. Peccato che abbiano visto solo ciò che a loro interessava.


Di sicuro tirano un sospiro di sollievo Cuba, Argentina e Venezuela, maggiori partner commerciali del Brasile.

Quello che mi ha particolarmente colpito di questa campagna elettorale, aldilà del risultato finale, sono state le accusazioni e le bugie lanciate verso i vari avversari. Il PT in particolar modo, si è letteralmente divertito a lanciare falsità verso il suo avversario Aécio Neves. Una vera e propria tattica di paura e di terrorismo elettorale, prima contro Marina Silva durante il primo turno, poi contro Aécio nel secondo. E da come si vede il popolino ha creduto a tutto quello che Dilma & Co. affermava. O PT tem promovido uma das campanhas mais sujas da história. O objetivo é se manter no poder a qualquer preço”, há affermato Marina Silva, candidata del PSB. “Fui vítima dessa ação difamatória sem precedentes que agora praticam contra o candidato Aécio Neves.

Il bello é (si fa per dire) che tali accuse e diffamazioni molte volte cadevano nel ridicolo e nel personale. Per esempio Lula, in un comizio a favore di Dilma, accusò Aécio di guidare ubriaco e di rifiutarsi di fare il test alcolometro. In un altro comizio sempre Lula lesse una lettera di una presunta psicologa in cui si evidenziava come Aécio avesse disturbi mentali e che picchiava le donne. Hanno accusato Marina Siva di essere omofobica, tanto che la sua scota di sicurezza ha picchiato fino alla morte una persona gay che aveva tentato di approssimarsi a lei. Sempre Lula accusó il PSDB di essere come i nazisti: “Eles (Aécio e o PSDB) agridem a gente (nordestinos) como os nazistas na Segunda Guerra Mundial. São mais intolerantes que Herodes, que mandou matar Jesus Cristo... O governo do PSDB significa o genocídio da juventude negra”.

Per non parlare poi del fato che secondo il PT Aécio e/o Marina avrebbero eliminato la Bolsa Familia e alri sussidi con cui molti brasiliani vivono. È vero il detto che in amore e in guerra tutto vale, ma qui si esagera come sempre.

Strana però questa vittoria. Navigando per i vari social network si leggevano solo post e commenti contro Dilma. Sembrava che tutti votassero per Aécio. Peccato che non sia stato così.


Mi chiedo a cosa siano servite tutte le proteste e manifestazioni avute durante l’anno, cosa serviva fischiare e offendere la presidente Dilma durante la Coppa del Mondo. Sembra che i brasiliani pensino una cosa ma poi facciano un’altra. Ora il paese è in lutto per la vittoria di Dilma, ma conoscendo e vivendo in questo paese già da alcuni anni, ho imparato a non credere molto a quello che loro dicono o pensano. Non ha importanza se il Brasile si trovi diviso in due, e nemmeno il fatto che Dilma abbia vinto per pochi punti. I brasiliani hanno scelto il loro governante e il loro futuro. Peccato che, in qualche modo, anche io ne faccia parte.


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venerdì 10 ottobre 2014


Un recente sondaggio svolto dalla società di consulenze Boston Consulting Group insieme all'agenzia di impiego Stepstone mostra che l'Italia é tra le 10 mete preferite di chi cerca un lavoro all'estero, davanti alla Svezia ma dietro alla Spagna e Australia. Che strano. Ma l'Italia non é ormai un paese fallito e senza futuro? Vuoi vedere che tutti quelli che abbiano scelto l'Italia dove poter lavorare siano incoscienti o matti da legare? O forse le cose in Italia non vanno poi così male come qualcuno vuole farci credere? E perché il "grande" Brasile, paese del futuro e in continua espansione, non risulta tra i primi dieci?

L’Italia è tra le dieci mete più desiderate di chi cerca lavoro all'estero. Lo rivela una recente ricerca internazionale condotta dalla società di consulenze Boston Consulting Group insieme al portale del lavoro, StepStone. Lo studio ha preso in esame 189 Paesi e ha interrogato, tra aprile e giugno di quest’anno, oltre 200 mila persone che erano alla ricerca di un lavoro. Per molte di queste la meta ideale è l’Italia,  con il 25% degli intervistati che pensa potrebbe trasferirvisi. Che figura però nelle ultime posizioni della top 10 generale. Il nostro Paese si colloca, infatti, al nono posto, davanti a un paradiso delle politiche sociali come Svezia e dietro alla Spagna.  

I primi tre posti della graduatoria sono occupati dai Paesi di lingua inglese-americana con gli Stati Uniti in testa, seguiti dalla Gran Bretagna e dal Canada. Segno che la ricerca è indirizzata anche dalla scelta sulla lingua oltre che dalle preferenze per mercati del lavoro più dinamici e orientati ai servizi, oltre che dai livelli di retribuzione proposti.  

Al quarto posto si colloca invece la Germania, primo tra i Paesi europei, con Berlino in cima alle preferenze delle città più ambite, dove chi è alla ricerca di un impiego, desidera lavorare.  
Tra le prime dieci mete più cercate ci sono poi Francia (al quinto posto), Svizzera (sesto) e Australia (settimo).  

Tra chi è disposto a prendere le valigie e andare all'estero per lavoro ci sono soprattutto i pachistani. Il 97% degli interrogati di questo Paese hanno disposto che sarebbero pronti al grande salto. In Europa invece è la Francia a contare il maggior numero di persone con il biglietto in mano: il 93% di chi ha risposto allo studio si è detto disponibile a un trasloco fuori confine pur di avere un lavoro. 

Fonte: La Stampa
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giovedì 9 ottobre 2014


Son d'accordo con voi,
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c'è mai la guerra,
forse è proprio l'isola che non c'è

(L'isola che non c'é - Edoardo Bennato)

Finalmente, dopo mesi di estenuante lavaggio del cervello, sono arrivate le elezioni. Siamo stati martellati da una obbligatoria campagna elettorale, dove politici di ogni dimensione e forma mostravano i loro fantomatici programmi e si accusavano uno con l’altro (questa forse era la parte più divertente, insieme alle campagne ridicole di alcuni politici o pseudo-tali). La campagna elettorale a mio avviso più divertente è stata quella della ricandidata Dilma Rousseff, grazie anche all’appoggio dell’onnipresente Lula: Il Paese non avanza? I dati sul PIL ed inflazione preoccupano? La moneta si svaluta? Niente paura. Sono solo illazioni della stampa reazionaria e antidemocratica che sparge notizie non veridiche. La Petrobras affonda? Con i suoi soldi si comprano raffinerie spendendo miliardi e le si vende ricavando milioni? La quotazione in borsa ai minimi? Non c’è problema. Nel suo prossimo governo lotterà con tutte le forze contro questa piaga che é la corruzione e la sconfiggerà con misure drastiche. Le infrastrutture portuali, stradali e ferroviarie continuano precarie? Pochi, insufficienti e mal orientati gli investimenti nel settore? L'importante é dimostrare che il Paese ha speso per il settore, negli ultimi anni, quanto mai fu impiegato dai governi precedenti. Poco importa poi che il 70% delle strade sia a livello di terzo mondo, che le ferrovie non esistano e che i porti li si faccia a Cuba invece che in Brasile e si spendano soldi per autostrade boliviane.

Ma proviamo a guardare questo scenario da un altro punto di vista: guardate come é aumentata la classe media! Il Diario del Nordeste ha pubblicato un articolo interessante in materia. Per essere di classe media nel nordest bastano circa 300 Reais al mese per persona e, considerato un nucleo familiare medio, con 1500 Reais si entra di diritto nel paradiso del consumismo brasiliano! Quindi, secondo questi dati, io appartengo alla classe ricca del Paese. Oba! Non lo sapevo. Strano però, perché non mi sento affatto ricco. Secondo il governo petista, una persona, anche se povera, riuscirebbe a vivere con circa 100 Reais al mese. Ma questi irrazionali governanti vanno qualche volta la supermercato? Hanno idea di quanto costa andare di onibus nelle città brasiliane o, peggio ancora, conoscono il prezzo di un motorino o di una qualunque macchina usata? Per non parlare poi dell’affitto o delle spese di una casa o di una famiglia in genere.


Ma evidentemente tutto questo non è importante. Quello che conta è di mostrare dati ottimistici in ogni settore. Per esempio, il governo attuale inserisce tutti gli aventi diritto a sussidi federali, come il famoso Bolsa Familia, nelle liste dei realmente impiegati, facendo precipitare l'indice di disoccupazione a livelli norvegesi. Quindi, grazie a 70 Reais al mese, magicamente scompaiano milioni di poveri in questo paese, la disoccupazione raggiunge livelli ridicoli e, abbassando la rendita minima, milioni di brasiliani scoprono con sorpresa di appartenere alla classe media, come il sottoscritto. Tutte questa manovre politiche sono state create solo per illudere il popolino ignorante e per mostrare al resto del mondo quanto è grande il Brasile e quanto sia stato valido il governo di Lula e Dilma. Ma la realtà brasiliana è ben diversa da come loro vogliono dimostrare.

In ogni caso le elezioni non sono ancora finite. Il 26 ottobre ci sarà un ballottaggio tra Dilma e Aécio Neves e sembra che le previsioni diano la vittoria finale a quest’ultimo. Marina Silva, concorrente di Dilma, dopo aver subito uno smacco gigante durante le elezioni, ha detto che il suo partito appoggerà la candidatura di Aécio. Secondo la rivista americana Forbes, ci sono almeno cinque motivi per non rieleggere Dilma: il Brasile non è cresciuto come si pensava, rimanendo indietro ad altri Paesi dell’America Latina; la Petrobras, l’impresa statale più importante del Paese, è stata vittima di scandali e corruzioni; l’alta inflazione pregiudica il Paese; c’è stato un aumento dei debiti pubblici e i programmi per rendere i poveri meno poveri, per diminuire la diseguaglianza sociale e combattere l’analfabetismo non hanno raggiunto lo scopo promesso.

Ora non resta che aspettare fino ai prossimi voti finali e sperare che le cose finalmente possano cambiare. Io sono per carattere ottimista, ma tutto è possibile in questo paese.
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