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lunedì 30 giugno 2014


L'Italia é il mio paese. Lo amo per tanti motivi e lo odio per altri. Ma una cosa é certa: é un paese antiquato. E non parlo per il numero degli anziani (il maggiore in Europa) ma per certe situazioni che, per uno che vive all'estero, sembrano assurde. Qui in Brasile per esempio si usa moltissimo (forse troppo) la carta di credito. Giá anni fa, quando vivevo ancora in Italia, in molte strutture commerciali facevo fatica ad usarla. O accettavano solo contanti oppure dovevo spendere una certa cifra per poterla usare. Qui invece posso anche comprare il pane con la carta di credito, cosí come pagare il taxi o la frutta al mercato. 

In Italia, da oggi, é entrato in vigore un decreto che obbliga tutti gli esercizi commerciali e le attività professionali a dotarsi di un Bancomat. Con la clausola peró di spendere almeno 30 euro! I commercianti non sono affatto contenti di questa nuova norma, affermando che installare e utilizzare il POS costa. Rimane il fatto che se l'Italia non si adegua rimarrá sempre piú indietro pregiudicando sempre piú il consumatore e creando problemi ai turisti, fonte inesauribile (almeno spero) di introiti.

Basta contante: dal 30 giugno commercianti, artigiani, professionisti, chiunque sia in grado di fornire una merce o un servizio ai consumatori dovrà dotarsi di un Pos, il "point of sale", quel dispositivo che permette di effettuare un pagamento con bancomat, carta di credito o debito. Un obbligo che riguarderà tutti: dal dentista al venditore ambulante, dall'avvocato all'idraulico. Nessuno potrà più rifiutarsi di accettare un pagamento tracciabile, purché la somma dovuta non sia inferiore ai 30 euro. Dopo un paio d'anni di rinvi entra infatti in vigore un decreto che sembra fatto apposta per dichiarare guerra all'evasione spicciola e quotidiana, quella che a prima vista sembra innocua, ma che in realtà come l'altra - quella delle grandi cifre - va ad ingrossare la montagna della ricchezza prodotta in nero (più o meno il 17 per cento del Pil). L'obiettivo è nobile: dissuadere dall'utilizzo del contante (secondo la Banca d'Italia i pagamenti elettronici pro capite sono 74 l'anno contro i 194 di media dell'Eurozona) e colpire l'evasione fiscale.  Ma il decreto che introduce il Pos per legge non ha strumenti adatti a difendere le buone intenzioni: non è contemplata nessuna sanzione a carico di chi non rispetterà l'obbligo. L'arma è spuntata.
Il solito compromesso. "E' la solita norma all'italiana", commenta il Codacons. E' in realtà il solito compromesso: la sanzione è stata "dimenticata" perché installare e utilizzare un Pos, in Italia costa più caro che altrove. Secondo uno studio effettuato dalla Cgia di Mestre - tenendo conto delle condizioni praticate dai principali istituti - la spesa media per un imprenditore che incassa via Pos 100mila euro l'anno, varia infatti dai 1.183 euro previsti per chi si accontenta del modello base, ai 1.208 pagati dal commerciante, artigiano o professionista che sceglie il Pos cordless (senza fili), fino ai 1.240 versati da chi decide di avvalersi di un dispositivo Gsm. Cifre calcolate al netto, tenendo conto della deducibilità applicabili agli oneri in questione.
Di fatto spese di attivazione, commissioni mensili e commissioni sulle singole operazioni sono a carico di chi chiede l'installazione del Pos. Alcune banche concedono il dispositivo in comodato d'uso; diverse associazioni  si sono già mosse per ottenere condizioni più vantaggiose rispetto a quelle standard (gli artigiani liguri della Cna, per esempio, hanno siglato un'intesa con le carte di pagamento Qui!Group), ma nella media i costi sono elevati e gli accordi mancanti. Lo ha ammesso lo stesso ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che parlando alle assemblee di Confcommercio e Confesercenti si è impegnata ad "attivare un tavolo di confronto con le banche e con gli operatori per ridurre i costi legati alla disponibilità e all'utilizzo dei Pos". Ma "non possiamo aspettare ancora - ha poi precisato - il costo legato al massiccio utilizzo del contante è eccessivo". Al momento i tavoli promessi non sono stati ancora convocati, ma per calmare la protesta di professionisti e lavoratori autonomi, ecco che il decreto entra in vigore senza sanzioni.
Imbarazzo. Rimandare l'obbligo di Pos alla firma di tali accordi avrebbe infatti creato qualche imbarazzo al governo, perché il provvedimento in questione arriva da lontano. Era  inserito nel decreto crescita varato nel 2012 dall'allora esecutivo Monti con decorrenza prevista al primo gennaio di quest'anno, ma la partenza è stata poi rinviata di altri sei mesi. Nel frattempo il testo del decreto è stato oggetto di vibrate proteste da parte delle categorie interessae e di un ricorso al Tar del Lazio - respinto - da parte dell'Ordine degli architetti. 
Resta da capire cosa succederà nel caso in cui il commerciante, il professionista o l'artigiano in questione non si siano dotati di Pos. Al cliente infatti è riconosciuto il diritto di pagare via card, ma se non sarà messo nelle condizioni di poterlo fare non potrà certo ottenere il bene o il servizio gratis. La circolare dedicata dal Consiglio nazionale forense agli iscritti all'Ordine degli avvocati parla chiaro: "Qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito e l'avvocato ne fosse sprovvisto - sta scritto - si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore che, come è noto, non libera il debitore dall'obbligazione. Nessuna sanzione è infatti prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di credito". Quindi, prima o dopo il cliente paga, con o senza Pos.

Fonte: La Repubblica 
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Che la FIFA sia una organizzazione a scopo di lucro lo abbiamo capito da molto tempo. Che il Brasile sia destinato in qualunque modo a vincere é una voce che gira, ma diventa sempre piú una realtá. Lo dimostra anche la preoccupazione della stessa FIFA nel caso dovesse perdere.

Fifa temia eliminação prematura do Brasil na Copa do Mundo

Cartolas se preocupavam com torneio, que poderia ter estádios vazios e desinteresse da torcida no caso da eliminação brasileira

Das sacadas do luxuoso Copacabana Palace, no Rio de Janeiro, a cúpula da Fifa acompanhava o drama entre Brasil x Chile com a mesma angústia do torcedor que lotava a areia da praia. Mas o motivo da tensão era outra. A entidade temia que, sem o Brasil em campo, o Mundial mudaria de forma radical, inclusive com a volta de eventuais protestos. Uma saída prematura era tida como o maior golpe contra um torneio que está batendo todos os recordes. 

À medida que o segundo tempo ia chegando ao final e o drama aumentava, a tensão entre os cartolas aumentava. Durante os pênaltis, todos na Fifa deixaram seus afazeres para acompanhar não só o destino da seleção brasileira, mas também o do torneio. 

Antes mesmo da Copa começar, a Fifa havia alertado que, mesmo sem o Brasil em campo, o governo precisava manter garantias de que as operações e os compromissos das autoridades seriam mantidas.  
Mas o resultado do Brasil fora da Copa nas oitavas de final seria um dos piores para um anfitrião, perdendo apenas para a África do Sul que, em 2010, foi eliminada na primeira fase.  

A Fifa temia a volta das manifestações, perdas financeiras e queda de audiência. Cartolas do mais alto escalão da entidade confessaram ao Estado que, antes do jogo com o Chile, a preocupação já era muito grande e que uma tropa de choque especial foi convocada para resguardar o hotel.

"Que alívio foi a vitória do Brasil", declarou Julio Grondona, vice-presidente da Fifa e presidente da Associação de Futebol da Argentina. "Teríamos um outro Mundial sem o Brasil e não quero pensar o que poderia ser", disse. "Teria sido um desastre uma eliminação", completou. "Por enquanto, o que víamos era a festa, conduzida pela seleção brasileira. Mas isso poderia mudar", confessou um outro cartola. 

No meio da prorrogação, alguns dirigentes receberam a recomendação para que evitassem sair. A maior ameaça, para a Fifa, é a questão da imagem e da segurança. Internamente, os dirigentes estavam comemorando as vitórias da seleção e o bom futebol na Copa por estar servindo de escudo contra os protestos. 

Sem o Brasil, o temor era de que os brasileiros que tivessem comprado ingressos para outros jogos abandonassem o torneio e a Copa começasse a ver estádios mais vazios. O impacto para a imagem da Copa no mundo, segundo a Fifa, seria desastroso. Quando a última cobrança de pênalti bateu na trave, todos no Copacabana Palace respiraram aliviados. 

Fonte: Estadão

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domenica 29 giugno 2014


Dimentichiamo l'Italia e lo schifo che ha fatto in questa Coppa del Mondo. Lasciamo anche perdere le notizie principali di questo periodo (la "bunda" di Hulk, i capelli di Neymar - joga muito esse menino! - e altre cazzate varie). Non stiamo nemmeno qui a discutere sul fatto, casuale, pura fortuna, che il Gruppo A del Brasile era composta da squadre non molto forti, e che anche cosí la Seleção é riuscita ad andare avanti con fatica, o che é riuscita ad andare nei quarti di finale grazie a un autogol del Cile, o che Julio Cesar é diventato improvvisamente eroe nazionale per aver parato due gol e presi tre ai rigori. Lasciamo perdere tutto questo. Quello che potremmo parlare é che questo paese cosí "acolhedor", cosí aperto verso gli stranieri, questo "povo solidário e legal", ancora una volta si dimostra per quello che é realmente. I fischi dei tifosi brasiliani durante l'inno cileno dimostrano il vero animo, quasi sempre nascosto, dei brasiliani. Come ha scritto Leonardo Sakamoto in questo articolo, gli stessi tifosi che fischiavano ai cileni, cantavano “sou brasileiro, com muito orgulho, com muito amor''. C'é da essere veramente molto orgogliosi di questo, e di tante altre cose che succedono in questo paese. Ma anche in questo caso é inutile parlarne. Il Brasile per molti, e principalmente per i brasiliani, sará sempre un "País maravilhoso", e niente potrá far cambiare idea a queste persone. Vai Brasil!

Vaia ao Hino do Chile: a torcida brasileira que nos envergonha para o mundo

O que leva uma pessoa a vaiar o hino de outro país enquanto ele é executado em um jogo de Copa do Mundo? Entendo que, em bando, os seres humanos não raro ficam mais idiotas. Isso é facilmente comprovável, por exemplo, por algumas torcidas organizadas que compensam suas frustrações cotidianas e reafirmam identidades de forma tosca através da violência.
Contudo, não são as torcidas organizadas que preenchem as arquibancadas dos estádios de futebol nestes jogos da seleção (aliás, se fossem, ao menos empurrariam o time o tempo inteiro ao invés de ficarem em silêncio, com cara de susto e medo, diante de momentos tensos), mas grupos com maior poder aquisitivo, dado o preço de boa parte dos ingressos.
Renda pode até estar diretamente relacionada à obtenção de escolaridade de melhor qualidade. Mas escolaridade definitivamente não está relacionada com educação. Ou respeito. Ou bom senso. Ou caráter.
E considerando que, provavelmente, muitos dos que vaiaram o hino do Chile quando executado à capela foram os mesmos que, minutos depois, estavam cantando “sou brasileiro, com muito orgulho, com muito amor'', posso concluir que o sujeito é guiado pela aversão do estrangeiro característica da xenofobia. Aversão potencializada e exposta pela covarde sensação de segurança por ser maioria e estar em casa.
Vaiar o hino do adversário não é uma brincadeira. Muito menos uma catarse coletiva, uma indignação contra a cantoria à capela do outro. Nem ajuda na partida. Pelo contrário, mostra para o mundo que está assistindo pela TV que nós, brasileiros, podemos ser tão preconceituosos quanto os preconceituosos que, não raro, nos destratam no exterior simplesmente por sermos brasileiros.
Aos vizinhos chilenos, portanto, peço que nos perdoem. Parte de nossos conterrâneos não sabe o que faz.
Fonte: UOL
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mercoledì 25 giugno 2014


Non sono un esperto di calcio, ma penso che chiunque abbia visto le partite della nostra Nazionale in questa "breve" Coppa del Mondo possa dare dei giudizi imparziali. È inutile dare la colpa la caldo, all'arbitro o a quel animale di Suarez. L'Italia torna a casa perché ha giocato malissimo. Si é visto subito con l'amichevole con il Lussemburgo, finita con fatica a 1-1. Con l'Inghilterra ci é andata bene, ma subito dopo con la Costarica abbiamo fatto una figuraccia. Con l'Uruguay, pur avendo due attaccanti in campo, abbiamo perso. Quindi é giusto tornare a casa a mani vuote, giuste le dimissioni di Prandelli, ma non trovo giusto dare tutte le colpe di questa triste disfatta a Mario Balotteli. Non sto dicendo che abbia giocato bene (anzi, per il contrario), sicuramente avrebbe dovuto fare molto di piú, peró se il sogno mondiale é finito, almeno per noi, non é solo per colpa sua. Forse l'unico che si possa salvare é il solito Pirlo, ma dico forse. Forse anche Buffon, ma tutti gli altri giocatori hanno fatto veramente pena. È una sconfitta meritata, con la speranza che nei prossimi mondiali in Russia si possa vedere un'Italia migliore.

Lo sfogo di Balotelli: “Io non ho colpe
I negri non mi avrebbero scaricato”

Supermario contro tutti dopo le critiche ricevute: «Vergognatevi
a dire che non sono italiano. Io ho dato tutto per la maglia azzurra»
«Sono Mario Balotelli ho 23 anni e non ho scelto di essere italiano. L’ho voluto fortemente perché sono nato in Italia e ho sempre vissuto in Italia. Ci tenevo fortemente a questo mondiale e sono triste, arrabbiato, deluso con me stesso». Mario Balotelli affida ancora una voltai suoi pensieri ai social network. Su Istagram replica alle critiche arrivate dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale di Brasile 2014.  

«Cercate un’altra scusa»  
L’azzurro risponde agli attacchi di alcuni tifosi e, indirettamente, alle accuse che i veterani della Nazionale , Buffon e De Rossi su tutti, gli hanno rivolto: «Si, magari potevo fare gol con la Costa Rica avete ragione, ma poi? Poi qual è il problema? Forse quello che vorreste dire tutti è questo? La colpa non la faccio scaricare a me solo questa volta perché Mario Balotelli ha dato tutto per la nazionale e non ha sbagliato niente (a livello caratteriale) quindi cercate un’altra scusa perché Mario Balotelli ha la coscienza a posto ed è pronto ad andare avanti più forte di prima e con la testa alta», aggiunge l’attaccante del Milan.  

«I “negri” non mi avrebbero scaricato»  
«Fiero di aver dato tutto per il Suo paese. O forse, come dite voi, non sono Italiano. Gli africani non scaricherebbero mai un loro «fratello». Mai. In questo noi negri, come ci chiamate voi, siamo anni luce avanti. Vergogna non è chi può sbagliare un gol o correre di meno o di più. Vergognose sono queste cose. Italiani veri! Vero?», ha proseguito Balotelli.  

La difesa di Galliani  
«Non ho capito perché si critichi solo Balotelli, che è l’unico attaccante che ha fatto un gol e abbia creato occasioni da gol, mentre gli altri non hanno neanche creato le premesse». Così Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan e vice presidente Lega Calcio, commentando le critiche rivolte al giocatore rossonero dopo la partita di ieri sera tra Italia e Uruguay. «Vedo che tutti i commenti sono rivolti a lui -prosegue Galliani- vorrà dire che è l’unico giocatore dell’Italia», conclude il vice presidente della Lega, che sulle critiche dei compagni di squadra di Mario Balotelli nei confronti dell’attaccante risponde: «Buffon e Pirlo non sono giocatori del Milan, tengo per me cosa penso di loro».  

Fonte: La Stampa

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martedì 24 giugno 2014


Probabilmente é una notizia che non importerà a nessuno, e di sicuro non porterà miglioramenti nel nostro paese, peró, proprio per il fatto che le cose non vanno bene, quando qualcosa di positivo avviene in Italia, quando le viene riconosciuta una qualità a livello mondiale, penso che valga la pena condividerla con altri e esserne fieri.

Con Langhe-Roero e Monferrato sono saliti a 50 i siti italiani che fanno parte della World Heritage List dell’Unesco, il patrimonio artistico e ambientale dell’umanità. È un altro prestigioso riconoscimento per l’Italia che ha il maggior numero di siti al mondo nell'elenco (più altri cinque della lista del Patrimonio culturale immateriale). Quella di sito patrimonio dell'umanità è la denominazione ufficiale delle aree registrate nella lista del patrimonio dell'umanità, o nella sua accezione inglese World Heritage List, della Convenzione sul patrimonio dell'umanità.

La Convenzione sul patrimonio dell'umanità ha lo scopo di identificare e mantenere la lista di quei siti che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale. L'Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità (50 siti), seguita dalla Cina (45 siti) e dalla Spagna (44 siti).

L’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) si pone l’obiettivo di contribuire alla pace e la sicurezza dei popoli, promuovendo la collaborazione tra i Paesi del mondo attraverso i canali dell'educazione, della scienza e della cultura. Uno dei compiti dell’UNESCO è quello di incoraggiare l’identificazione, la protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale e naturale: esso rappresenta la storia e l’identità di ciascun popolo e costituisce l’eredità del passato da trasmettere alle generazioni future.

Per essere inserito all'interno della Lista, un sito deve dimostrare di possedere un “eccezionale valore universale”, ovvero esprimere un significato culturale e/o naturale talmente rilevante da superare i confini nazionali e da essere di comune importanza per le generazioni presenti e future. I siti scelti per costituire il Patrimonio Mondiale sono selezionati infatti per le loro specifiche caratteristiche, che li rendono il miglior esempio possibile del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo. Entrare a far parte della Lista costituisce un riconoscimento a livello globale dello straordinario valore culturale del luogo candidato che deve essere conservato e trasmesso alle generazioni future. E cosí é stato per le Langhe e Monferrato.

Gli affascinanti paesaggi di Langhe-Roero e Monferrato, in Piemonte, sono diventati a tutti gli effetti patrimonio mondiale dell’umanità. Oggi, 22 giugno 2014, dal comitato dell’Unesco, riunito a Doha, nel Qatar per la 38esima sessione annuale del Comitato mondiale Unesco, ha dato il sì definitivo alla candidatura, facendo arrivare il nostro Paese a ben 50 siti riusciti a ottenere questo importante riconoscimento dal 1979 ad oggi.

A finire oggi nella World Heritage List dell’Unesco (QUI l’elenco completo) sono 29 comuni in sei diverse aree nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo per una superficie complessiva di 10.789 ettari. Lo scorso anno, lo ricordiamo, a diventare patrimoni dell’umanità erano stati l’Etna e le Ville Medicee in Toscana.

I motivi di questa decisione sono presto detti. Ecco cosa scrive l’Unesco nel comunicato che annuncia la promozione di quest’area del Piemone:

I paesaggi culturali vitivinicoli del Piemonte di Langhe-Roero e Monferrato sono una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino. […] I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale: grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e della conoscenza sulla viticoltura si è realizzato il miglior adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima, tanto da diventare un punto di riferimento internazionale. I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato incarnano l'archetipo di paesaggio vitivinicolo europeo per la loro grande qualità estetica.

E’ di massima soddisfazione il commento del presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino:

Il territorio ha saputo costruire e mantenere nel tempo un paesaggio culturale, legato al mondo del vino, eccezionale e unico nel suo valore ed espressione della altissima qualità della produzione vitivinicola della nostra regione. La proclamazione di oggi rappresenta un tassello fondamentale della strategia turistica complessiva dalle amministrazioni che si sono succedute alla guida della Regione Piemonte: ritengo che sia un punto di partenza e non di arrivo, perché è da questo momento in avanti che bisognerà lavorare per sfruttare al meglio, con progetti e idee innovative, il ritorno di questo riconoscimento.

Anche il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha speso qualche parola su questo importante riconoscimento:

I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato sono un esempio eccezionale di un paesaggio culturale inteso come prodotto della secolare interazione tra uomo e natura, plasmato dalla continuità di una tradizione antica di produzione vinicola di eccellenza mondiale. Questo riconoscimento è motivo di speciale orgoglio per il Mibact, data l'estrema selettività con cui da qualche anno l'Unesco valuta le proposte per nuovi siti.

Importanti anche le parole di Maurizio Martina, attuale ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali:

È un riconoscimento fondamentale per affermare il valore culturale della nostra agricoltura. È la prima volta, infatti, che l’Unesco riconosce un paesaggio vitivinicolo italiano quale bene unico al mondo, patrimonio dell’umanità per la sua eccezionalità rurale e culturale. È un risultato prezioso che rafforza il posizionamento a livello di mondiale di alcune delle produzioni vitivinicole più pregiate e apprezzate del nostro Paese. Al tempo stesso l’Unesco ha riconosciuto l’essenzialità dell’agricoltura e degli agricoltori quali sentinelle nella conservazione del paesaggio.
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giovedì 19 giugno 2014


Forse non avete mai sentito nominare Paderno Dugnano, una località in provincia di Milano, ma sicuramente conoscete uno dei suoi prodotti più famosi: la Coppa del Mondo. E’ da un’azienda locale infatti che nasce il trofeo più ambito nel calcio internazionale, quella coppa che finirà anche quest’anno tra le mani della squadra vincitrice del Campionato del Mondo.

La GDE Bertoni è un’azienda storica che produce le coppe per la FIFA. Ebbene sì, la Coppa del Mondo è Made in Italy dal 1974, e da allora, vincitori o no, un pochino di azzurro sale sempre sul podio. Dopo il mondiale del Messico 1970, la FIFA indisse un concorso per realizzare il trofeo successivo: fu il progetto dello scultore Silvio Gazzaniga, direttore artistico della ditta GDE Bertoni a venire scelto. Nel 1974 il premio andò nelle mani della Germania dell’Ovest, squadra di casa in quella edizione, e da allora la coppa è rimasta la stessa, Made in Italy.

La ditta di Paderno nasce all’inizio del ‘900 da Eugenio Losa e il suocero Emilio Bertoni, e produce medaglie e oggetti sacri. Le Olimpiadi di Roma del 1960 segnano la svolta per la ditta, ancora oggi attiva e amministrata da Valentina Losa, nipote del fondatore, e conta una dozzina di dipendenti. Da qui provengono anche i trofei di Champions League, della Coppa Uefa e tante altre importanti manifestazioni, anche pallavolistiche, di baseball, di lotta.

La Coppa del Mondo è un oggetto fortemente simbolico e dinamico, facile da impugnare nonostante 6 chili e 175 grammi di peso. Alta 36,8 centimetri, è in oro massiccio, e occorrono 8 persone perrealizzarla, in un processo che va dallo scioglimento del metallo in uno stampo fino all’assemblaggio finale. La squadra vincitrice del mondiale porta a casa una copia in ottone dorato, mentre l’originale, di proprietà della FIFA, torna in ditta per un breve restauro, e per aggiungere il nome della nazionale vittoriosa all’elenco inciso sulla base.

Fonte: La Stampa
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mercoledì 18 giugno 2014


L'Hotel Byron é un lussuoso hotel 5 stelle a Forte dei Marmi, in Versilia. Una notte costa dai 350 fino ai 1.000 euro ed é frequentato da molti facoltosi turisti, la maggior parte russi. Al proprietario, l'imprenditore Salvatore Madonna, venne l'idea di produrre un video, insieme alla top model Ljudmila Radcenko che, essendo russa, ben conosce pregi e difetti del proprio popolo, per adeguare usi e costumi dei ricchi e potenti russi in vacanza, spesso descritti come persone rozze, arroganti, non ringraziano e non sorridono, abbastanza lontane  dalle piu' elementari forme di galateo, insegnando a loro un poco di bon ton. 

Insieme propongono un originale decalogo ad uso e consumo di chi da Mosca arriva in Versilia per abitare in ville di lusso, frequentare boutique alla moda o costosi ristoranti. "Per favore sorridete di piu', se una pietanza o un servizio vi e' piaciuto, mostrate soddisfazione ringraziando e dicendolo, non solo lasciando laute mance", e' uno dei consigli.

"E' mortificante - spiega Madonna - per chi dedica tanto tempo alla preparazione dei piatti e alla loro presentazione pretendere che tutto sia servito contemporaneamente come richiesto da molti russi. Con un pesce bollito, non si puo' bere un Solaia e per favore stop al cappuccino dopo pranzo". "Per carita' non vogliamo insegnare niente a nessuno, ma solo dare dei consigli per consentire una migliore integrazione", aggiunge il manager.

L'idea di questo video puó anche essere valida e interessante, ma non capisco perché "limitarsi" solo contro i turisti russi e non come, per esempio, tedeschi, inglesi o americani. Pur avendo atteggiamenti che possono ad alcuni dare fastidio, non credo che i russi siano i peggiori turisti del mondo.



Le “sanzioni” sul cappuccino colpiscono i turisti russi

Infiamma i social network russi il video di un hotel italiano che dispensa consigli di bon ton su come comportarsi durante le visite in Italia: “Mai ordinare cappuccini prima di pranzo e lasciare mance troppo laute”

Mentre le cancellerie internazionali discutono se lanciare un nuovo giro di sanzioni contro la Russia, a Forte dei Marmi un hotel le ha già adottate, e anche pesanti: agli ospiti russi è stato proibito (o almeno caldamente sconsigliato) di ordinare cappuccini prima di pranzo. Non per protesta contro l’annessione della Crimea, ma per insegnare ai russi un po’ di bon ton e “avvicinare le due culture”. 

Il video del proprietario dell’Hotel Byron Salvatore Madonna che, in compagnia della modella Liudmila Radchenko, dispensa consigli ai turisti russi su come comportarsi ha fatto 120 mila clic in pochi giorni su YouTube e sta infiammando i social network russi insieme ai filmati sull’assalto all’ambasciata di Mosca a Kiev. Il momento non poteva essere scelto peggio: a Mosca trionfa il nazionalismo, l’ostilità verso l’Europa diventa politica ufficiale, le agenzie turistiche fanno pubblicità con slogan come “viaggiate prima che la frontiera venga chiusa”, e un albergatore italiano che sostanzialmente dice ai russi che sono cafoni invece di venire liquidato come una barzelletta diventa un caso politico. I commenti variano da un lapidario “italiano cretino” digitato con l’ausilio del traduttore di Google a manifesti ideologici del tipo “abbiamo sempre saputo che ci odiano, abbiamo fatto di tutto per piacergli, ma gli europei ci disprezzeranno sempre”, con la logica conclusione “d’ora in poi vacanze solo in Crimea”. 

Ai russi l’Hotel Byron chiede di sorridere, salutare, ringraziare, guardare il personale negli occhi e non lasciare laute mance (chissà se quest’ultima raccomandazione sarà gradita dai camerieri dell’albergo). Alle signore viene consigliato di non usare un abbigliamento firmato troppo succinto e tacchi alti in piscina, ai signori di non trangugiare bicchieri di vodka tutto d’un fiato. Ma, secondo il gestore dell’albergo, lo scontro di civiltà si manifesta soprattutto a tavola, e i russi non devono pretendere che tutti i piatti arrivino contemporaneamente (cosa che peraltro non fanno mai, probabilmente il signor Madonna li ha confusi con gli indiani o i cinesi) e di non ordinare un cappuccino prima di pranzo.  

Il razzismo nasce sempre da incomprensioni piccole, da puzze sconosciute dalla cucina del vicino, da intolleranze igieniche, da fobie sessuali sui costumi - immancabilmente dissoluti – dell’Altro, che poi diventano stereotipi che trasmigrano nelle vignette, nei film, nella politica. Gli italiani si offendono a venire raffigurati all’estero come mafiosi, o comunque personaggi chiassosi, inaffidabili, mangioni e cascamorto. I russi – soprattutto quelli di Mosca, abituati a una città che offre qualunque cosa a qualunque ora – elencano puntigliosi sui forum le pecche del turismo in Italia: difficoltà a comunicare in inglese, prezzi alti e conti approssimativi, la tendenza a risparmiare sull’aria condizionata e la carenza di Wi-Fi, strutture fatiscenti, igiene dubbia e servizio scarso. Sono scandalizzati dal topless nelle spiagge e spesso restano scettici sulla pasta, che nonostante ormai decenni di raffinata cucina italiana popolarissima in Russia, rimane nel loro codice cultural-gastronomico un contorno, il più povero, da mensa scolastica. E difendono il loro diritto a rimanere corrucciati, sostenendo che i “sorrisi degli europei sono falsi”. 

Nello scambio virtuale di rimproveri più o meno fondati poi intervengono gli ucraini che, sentendosi ormai europei, gongolano sui “maiali russi che non diventeranno mai educati” (senza rendersi conto che per un albergatore di Forte dei Marmi anche loro, e tutti gli altri cittadini ex sovietici, restano “russi”). E qui il già tormentato rapporto dei russi con l’Europa – intesa come entità geografica, politica e culturale – entra definitivamente in crisi. Perché nessun albergatore ha mai emesso un decalogo per i turisti tedeschi invitandoli ad abbassare i decibel, o proibito agli americani di mettere il ketchup nella pasta e ordinarsi il cappuccino a qualunque ora del giorno. Il russo invece, nonostante con i suoi petrolrubli abbia risollevato intere aree turistiche italiane, resta il “selvaggio” da educare. Che poi come lezione di “cultura” da un Paese come l’Italia arrivi proprio l’educazione al momento giusto per il cappuccino – che tra l’altro, come la pizza, è stato reso popolare nel mondo (e ha fatto guadagnare miliardi) da intraprendenti esponenti di altri popoli meno ossessionati dal rigore degli orari – è qualcosa che più che dimostrare la “maleducazione” dei russi fa riflettere sull’Italia. Che continua a inviare ai russi segnali contrastanti. Con un’opinione pubblica che in buona parte simpatizza non solo verso i russi, ma anche verso uno in particolare, Vladimir Putin, con una classe imprenditoriale e politica tra le più ostiche in Occidente a punire la Russia per l’annessione della Crimea, con un’università prestigiosa che concede l’onore del titolo professorale al ministro della Cultura noto per il suo nazionalismo e l’omofobia (oltre che per aver plagiato il suo dottorato). E che poi emette sanzioni sul cappuccino. Che a questo punto viene la tentazione di bere, impeccabilmente preparato, in un albergo di lusso a Sochi. 

Fonte: La Stampa
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martedì 17 giugno 2014


A quanto pare non sono l'unico a pensarla cosí. Peccato che queste cose non succedano sono nella Globo ma praticamente in tutte le emittenti brasiliane.
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Ci sono sono cose che mi fanno venir voglia di andare via da questo paese. Tra le tante, una é questa.




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sabato 14 giugno 2014


Last Week Tonight é un talk show americano condotto da John Oliver, attore, comico e satiro politico. In questo suo intervento di 13 minuti spiega agli americani, poco appassionati di calcio, la FIFA e distrugge, in modo divertente ma veritiero, questa "grottesca" organizzazione.


Esse Jornalista Explicou para os Americanos... por videosvirais
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Jorge Reis da Costa Kajuru Nasser , meglio conosciuto come Jorge Kajuru, è un giornalista sportivo, radiofonico e presentatore televisivo brasiliano. Jorge è noto per aver dato dichiarazioni controverse e opporsi alla merchandising nei telegiornali. È stato licenziato da vari posti in cui ha lavorato e si è dimesso dalla RedeTV! La vita di George Kajuru è pieno di polemiche. Per il suo atteggiamento molto critico, ha fatto molte accuse contro la corruzione e la cattiva gestione. Influenzato da politici corrotti e potenti, Jorge fu allontanato dallo Stato di Goiás dall'allora governatore Marconi Perillo. Kajuru successivamente scrisse un libro in cui tutta la corruzione dell'allora governatore fu sventata (Dossier K), libro che fu consegnato presso l'Università Federale di Goiás. Un sondaggio del 2004 dimostrò che, fino a quel momento, Kajuru rispondeva per 109 denunce, la maggior parte per calunnia e diffamazione, in quattro stati diversi. Solo in Sâo Paulo esistono 30 casi penali contro di lui. Il giornalista fu condannato a pagare 100 salari minimi (30.000 R$) a titolo di risarcimento per il governatore morale di Goiás, Marconi Perillo . Pesa contro di lui una sentenza definitiva nella causa intentata da Marconi, dove deve scontare una pena di 1 anno e 6 mesi in una prigione a cielo aperto per reati contro l'onore. Jorge Kajuru è stato condannato a 18 mesi di reclusione in una prigione a cielo aperto per diffamazione contro l'Organizzazione Jaime Camara (OJC) e contro il presidente della società, Jaime Junior Chamber durante la trasmissione di Radio K s 'in Brasile nel 24 gennaio 2001. Kajuru è stato inoltre condannato a un mese e cinque giorni di detenzione in una prigione a cielo aperto per offendere l'onore del collega giornalista sportivo Milton Neves. Per la presentatrice Luciana Gimenez, il commentatore ha dovuto pagare un indennizzo di 40.000 R$ per danni morali, oltre a pagare gli interessi e l'inflazione, a partire dall'inizio del processo. Atualmente presenta il programa "O incrível Kajuru" e il talk-show "Kajuru Pergunta" Questa é una parte della sua intervista nel programma "Conexão Repórter" della SBT.


'O Brasil vai ganhar essa Copa para manter a dinastia desses bandidos', afirma Jorge Kajuru

O "Conexão Repórter" (SBT) entrevistou duas figuras polêmicas nesta quarta-feira (11): o ator Alexandre Frota e o jornalista esportivo Jorge Kajuru. Mas como hoje (12) é dia de estreia de Copa do Mundo, foram os depoimentos enfáticos do jornalista que ganharam destaque. Aqui está o trecho mais contundente da entrevista. 

"O seu talento é inquestionável, indiscutível", declarou o apresentador Roberto Cabrini, "vale a pena viver dessa forma, arrumando tanta confusão?", perguntou ao colega. "Mas pra que talento na televisão? A televisão quer idiota!", respondeu Kajuru assim na lata. 

"E essa Copa do Mundo no Brasil, quem vai ganhar?", perguntou Cabrini. "Conforme eu te falei em fevereiro de 2010, o Brasil perderia a Copa de 2010 e ganharia essa de 2014 aqui em casa, sendo hexa, para manter a dinastia desses bandidos que comandam o futebol e estão aí eleitos", afirmou Kajuru. 
"O Felipão já sabe que o Brasil vai ganhar a Copa?", quis saber Cabrini. "O Felipão sabe e não fala pra ninguém!", respondeu sem titubear o jornalista. "Você acha que ele sabe?", arriscou Cabrini. "Eu tenho certeza. Ele já falou pra mim.", confirmou Kajuru. "O que é que ele te falou?", insistiu o repórter. "O futebol é decidido 60% extra campo e 40% dentro de campo", contou Kajuru. 

"E os jogadores vão pactuar com isso, ou eles não sabem?", perguntou Cabrini. "Os jogadores do Brasil sabem que entram em campo tendo uma vantagem: na dúvida, o juiz é nosso", afirmou Kajuru. "Mas não têm certeza?", instigou Cabrini. "Eles (jogadores) têm a certeza de que o juiz é nosso. Eles só têm que fazer a parte deles, os 40%. Copa é negócio! Futebol, Cabrini, é negócio – não se iluda!", declarou Kajuru convicto. 

Então o jornalista solta o verbo de vez: "Tudo o que eu falei pra você lá atrás, eu fui confirmar agora com o Ricardo Teixeira e o João Havelange que tiveram que renunciar aos seus cargos evitando a prisão! Porque a FIFA própria apresentou ao mundo documentos de corrupção de ambos". 

Cabrini resolveu colocá-lo contra a parede: "Pra você não precisa nem jogar, a Copa já está definida? E o ganhador é?". "O ganhador?", diz Kajuru com desdém, "é o dono da FIFA – ele vai sair do Brasil com 10 bilhões no bolso de lucro e não vai pagar nem imposto!", afirma o jornalista esportivo. 

Mas Cabrini volta ao vencedor: "Você tem certeza de que o Brasil vai ganhar a Copa?". "Claro", retrucou Kajuru simplesmente. "E se não ganhar?", não desistiu Cabrini. "Se não ganhar, meu amigo, vai ser aquela coisa seguinte: é a prova de que Deus existe!". 

E, retomando o fôlego, continuou: "Será a prova de que deu uma 'zebra', ou seja, que a seleção jogou mal pra caramba...por isso é que eu quero que na Copa arrebente tudo! Aliás, eu dou um prêmio para quem der uma 'ovada' na cabeça daquele Joseph Blatter (Presidente da FIFA), que é o maior ladrão público da história do futebol mundial". 

"Se você fosse começar de novo, você arrumaria tanta confusão? Faria tudo de novo?", indagou Cabrini. "Faria tudo de novo e com mais vontade ainda!", replicou Kajuru. "Os mesmos inimigos?". "Os mesmos...ah, eu tenho um prazer, né?!", concluiu. 

No encerramento, foi aproveitado um depoimento de despedida de Jorge Kajuru em um programa seu: "Voltar eu não sei se eu volto. Eu só acho que volto. De repente, de hoje pra amanhã, eles me mandam embora pelo que eu falei hoje aqui. Então, talvez eu volte amanhã! Tchau!". 


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venerdì 13 giugno 2014

Promessa de 'padrão Fifa' falha e Itaquerão passa raspando na abertura


Não houve a qualidade de serviços prometidas pela Fifa, e o Itaquerão passou perto de um vexame na abertura da Copa do Mundo de 2014. O jogo entre Brasil e Croácia teve vários problemas operacionais como falha na iluminação, falta de comida e problemas de funcionamento geral do estádio, como no acesso a internet, por exemplo. Mas não ocorreu o caos temido por dirigentes da Fifa visto que transporte e acesso do público funcionaram sem grandes problemas.
O Itaquerão recebeu dois eventos-teste antes do Mundial por causa dos atrasos, sendo que ambos não tiveram a capacidade total. Ele só foi entregue em maio e suas arquibancadas provisórias ficaram prontas a seis dias da abertura. E, nesta quinta-feira, foi a primeira vez que recebeu mais 62 mil pessoas.
A questão mais grave foram as falhas nos holofotes nos setores norte e leste da arena. Quando escurecia, todas as luzes foram acesas, mas metade das que estavam acima das arquibancadas dessas áreas não funcionaram. Lentamente, elas passaram a iluminar o campo também. Mas apagaram novamente, para só voltarem a funcionar dez minutos depois.
A sorte para o estádio é que isso ocorreu quando ainda havia luz do dia. Assim, o jogo não precisou ser interrompido, o que seria um vexame mundial na estreia da Copa. Mesmo assim, a falha é grave porque a transmissão de TV depende da qualidade da iluminação.
Segundo o COL, o problema foi resultado de uma falha técnica em um dos aparelhos de no-break que não havia acontecido nos testes realizados anteriormente. Ainda segundo o COL, a segunda queda na iluminação foi reflexo da tentativa de contornar o primeiro problema. Uma avaliação completa será feita no sistema de iluminação do estádio.
Houve diversos outros problemas operacionais menores em um estádio que só foi testado duas vezes. Os bares e lanchonetes não deram conta do público presente. No intervalo, diversos dos bares não tinham mais comida, o que repetia o ocorrido em arenas sem teste usadas na Copa das Confederações. Era comum a cena de um torcedor chegar para comprar comida e descobrir que se fora o último sanduíche.
"Não tinha comida no restaurante, não tinha bebida, estava muito desorganizado. Todo mundo furando fila e ninguém para orientar. Funcionou no jeitinho brasileiro", afirmou a arquiteta Karen Hung. Ela também reclamou de que a arquibancada provisória em que ela ficou balançava muito. "Parecia terremoto", afirmou.
A falta de acabamento também chamou a atenção de torcedores. "O estádio não está terminado. É o jeito brasileiro de fazer tudo improvisado. A cobertura não foi acabada e ainda tem cimento exposto, mas como é no Brasil fica charmoso", declarou o croata Zdravko Alaber.
A internet de wi-fi para jornalistas, que era uma das prioridades da entidade, foi instável durante a manhã do jogo, mas melhorou no período da tarde. Chegou a haver falhas na internet a cabo também, resolvidas durante o dia.
Outra questão foram os banheiros. Ao final do jogo, havia diversas privadas que não funcionavam e que deixavam os banheiros com cheiro ruim. O elevador de jornalistas não dava conta e parou em determinado momento por 15 minutos quando estava cheio. Repetiu, assim, falhas vistas nos eventos-teste. Na véspera do jogo, um dos elevadores já tinha parado de funcionar.
Em relação à operação, seguranças e orientadores não sabiam onde as pessoas deveriam se dirigir ou a que lugares teriam acesso. Ainda houve aglomeração de pessoas que não tinham assento e queriam assistir ao jogo em pé. Num dos setores, policiais rodoviários federais contribuíram para a aglomeração assistindo à partida.
De positivo, o transporte público e o acesso ao estádio. O temor em relação à greve dos transportes se dissipou e foi fácil para os torcedores chegarem na arena. Na saída, no entanto, houve aglomeração por causa da decisão da Fifa de bloquear vias para a saída dos VIPs. Assim, torcedores demoraram para chegar ao metrô.
O entorno do Itaquerão também teve um bloqueio eficiente, sem invasores ou ambulantes ilegais. O que se via era um clima de festa sem incidentes.
Praticamente todos os lugares do Itaquerão estiveram ocupados, com apenas 500 pessoas a menos do que a capacidade total. Isso demonstrou que funcionou bem a chegada à arena e até a marcação de lugares.
Serviços de segurança também tiveram bom desempenho. Uma briga entre torcedores foi rapidamente dissipada com um dos causadores do problema sendo retirado do estádio pelos seguranças privados. Setores técnicos, como campo e vestiários, também não tiveram reclamações.
Fonte: UOL
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Visto che siamo nel "Pais do futebol" e che in questo periodo non si parla e non si vede che questo, ho intenzione di pubblicare tutte le notizie che trovo interessanti sulla Coppa del Mondo. 

CBF vê complô contra o Brasil e teme ser prejudicada por arbitragem


Incomodada com a repercussão da marcação do penâlti contra a Croácia na partida de abertura da Copa do Mundo, a CBF (Confederação Brasileira de Futebol) prometeu reagir com uma manifestação oficial ainda nesta sexta-feira (13) em seu site.
Na visão da entidade, os protestos feitos pelos técnicos da Croácia, França e Holanda são uma forma de pressionar os árbitros contra o Brasil. Representantes da CBF falam em "complô" com o objetivo de prejudicar a seleção. 
 
O temor é que, a partir de agora, diante de algum lance duvidoso, os árbitros apitem contra o Brasil. O atacante Fred, que não falou depois do jogo, por ter ido para o exame anti-doping, vai comentar o lance polêmico em entrevista a ser divulgada no site oficial.
 
A CBF considera o lance que levou o árbitro japonês  Yuichi Nishimura a marcar a favor do Brasil, na pior das hipóteses, como "duvidoso" – muito diferente do pênalti assinalado a favor da seleção, em 2002, na partida contra a Turquia, na primeira rodada, quando Luizão foi derrubado claramente fora da área.
 
Nishiura também é muito criticado no Brasil pela atuação que teve na partida da seleção contr  Holanda, nas quartas-de-final da Copa de 2010. O juiz é acusado de não ter marcado um pênalti em Kaká. 

Na avaliação da entidade, as reclamações sobre o lance polêmico na partida de abertura da Copa de 2014 acabaram tomando uma proporção exagerada, dando a impressão de que o Brasil ganhou roubado, por 1 a 0. Por este motivo, tenta dar destaque aos números da partida, que mostram a superiodade da seleção em vários aspectos, como chutes a gol (9 contra 4), passes certos e faltas (sofreu 21, fez 5).

Fonte UOL
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Ma sono l'unico a pensare che questa Coppa sia ridicola o c'é qualcuno con ancora un po' di sale in zucca?

Mondiali, allarme per le condizioni del campo di Manaus: lo verniciano di verde

Il sindacato mondiale calciatori boccia il terreno che sabato sera ospiterà Italia-Inghilterra: "Le squadre meritano un campo di qualità. A Manaus non è così. Nessuno vuole che giocatori e spettacolo vengano penalizzati". L'organizzazione corre ai ripari e prova a colorare il manto erboso. Intanto in città è allarme black out per le telecomunicazioni

MANAUS – E’ allarme sulle condizioni del terreno dell’Arena Amazzonia di Manaus, dove sabato notte Italia e Inghilterra cominceranno il loro Mondiale nella sfida valida per il Gruppo B. A bocciare il campo della città brasiliana è il sindacato mondiale dei calciatori professionisti (Fifpro) ritenendolo non all’altezza di una sfida di questo livello.

SINDACATO GIOCATORI: ‘TERRENO DI GIOCO MANAUS NON AFFIDABILE’ – ”I giocatori meritano un campo di gioco di qualità – dice il sindacato in una nota ufficiale -. Questo non è il caso di Manaus”. La Fifpro rimarca che il campo è particolarmente asciutto: l’erba manca in particolare vicino a una delle due porte. Sono visibili vaste aree giallognole. ”Nessuno vuole vedere soffrire – conclude il sindacato – i giocatori e, più in generale, lo spettacolo”. Una presa di posizione forte, che non è passata inosservata e è vero che l’organizzazione dei Mondiali ha cercato di correre ai ripari provando a colorare di verde il manto erboso che sarà calpestato da Italia (stasera la rifinitura degli azzurri di Prandelli) e Inghilterra sul quale già da alcuni giorni in effetti si sta discutendo.

ADDETTI COLORANO DI VERDE IL PRATO CON VERNICE SPRAY – Così gli addetti alla manutenzione dell’Arena Amazzonia, come fa sapere la Bbc, hanno tentato di migliorare la situazione almeno a livello cromatico: con una speciale vernice spray, hanno colorato di verde le zone più disastrate del terreno di gioco. “C’è un motivo se il campo sembra in condizioni decisamente migliori”, ha twittato Natalie Pirks, corrispondente della Bbc, dopo aver assistito all’operazione cosmetica. Carlos Botella, responsabile del team che gestisce la manutenzione del campo, ha provato a fornire una spiegazione per il rivedibile risultato presentato a squadre e tifosi.  “Le operazioni sono state molto complesse. Non ci sono strade, i macchinari e i materiali sono stati portati con le navi, non c’erano fertilizzanti e semi. Adesso abbiamo avviato il processo di fertilizzazione, lo intensificheremo con l’utilizzo di prodotti biostimolanti e cercheremo di far crescere l’erba il più possibile”, ha aggiunto.

FONTE FIFA: “PROBLEMA SOLO ESTETICO” – Lo stadio ospiterà 4 match durante i Mondiali ed è probabile che il lavoro dei ‘giardinieri’ dia i frutti nei prossimi giorni. Italia-Inghilterra, però, è senz’altro l’incontro di cartello tra quelli programmati all’Arena Amazzonia. Secondo una fonte della Fifa, la regolarità del terreno non è in discussione. Il problema, a quanto pare, “è estetico”.

ALLARME BLACK OUT - Massima allerta già da stamattina nei pressi dell’Arena Amazonia. Gli elicotteri della Defesa Aerea & Naval sorvolano ininterrottamente la capitale dell’Amazzonia e sulle strade che portano all’Arena è massiccia la presenza della polizia. E’ già consistente la presenza di tifosi inglesi in tutti gli alberghi: al momento sono cinquemila quelli stimati, ma il flusso proseguirà nelle prossime ore dall’aeroporto Eduardo Gomes. Anche se non sono segnalati i temuti hooligans, le misure di sicurezza sono particolarmente accurate, con l’impiego delle telecamere termiche, in grado di rilevare presenze di eventuali sabotatori nascosti anche al buio e nelle ore notturne.

Il pericolo delle proteste di strada è invece per il momento limitato. La prima manifestazione pacifica, davanti allo stadio, ha radunato in Avenida Constantino Nery una quarantina di persone, per lo più studenti dell’università federale dell’Amazzonia, che hanno sottolineato con i loro cartelli e striscioni le mancate promesse del governo e in particolare la mancata realizzazione del Monotrilho, la metropolitana di superficie che era stata inserita nel piano delle opere per la Copa. “Queremos Hexa”, vogliamo la sesta coppa, era scritto sul cartello più grande, ma l’allusione non era alla Seleçao di Scolari: “Salude, Educaçao, Transporte, Moradia, Segurança, Reforma Agraria”, elencavano i manifestanti. E ancora: “Inuaguraçao do monotrilho: 14-6-2014”: il giorno di Italia-Inghilterra.

Un problema supplementare riguarda le telecomunicazioni, che hanno a lungo tenuto in sospeso la sede di Manaus per il Mondiale: a poche ore dalla partita il rischio di saltuari black-out televisivi, telematici e telefonici per la congestione dei segnali non è ancora del tutto scongiurato.

Fonte: La Repubblica
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Bem amigos do Morri de Sunga Branca, agora é oficial: TÁ TENDO COPA SIM. 

E ontem rolou a abertura da copa e o primeiro jogo do Brasil. Se você estava preso no trânsito, bêbado demais ou estava na rua protestando e não viu, a gente conta tudo o que teve:

ABERTURA:

A festa da abertura já começou não nos decepcionando: foi meio cagada como já imaginávamos.
Mas não vamos culpar a Dilma não, isso foi obra de:

( ) Um carnavalesco brasileiro
( ) Oscar Niemeyer 
( ) Romero Britto
( ) Deborah Colker
(x) Uma desconhecida...Belga.

Por que diabos colocaram uma Belga (pessoas conhecidas internacionalmente pelo gingado, pela graça, pelo rebolado, pela alegria) não se sabe, mas enfim.

E aí que aparentemente a Belga era representante da 6 série B do ensino fundamental e fez uma festa que encheria os olhos de um ginásio do colégio. 



Teve flor quicando



Teve também tutorial módulo 1 para os gringos aprenderem como se corre de um arrastão


Teve esse simpático índio numa canoa com cinto de segurança



Aqui já era o módulo 2 contra assaltos



Teve também o exoesqueleto. Juro que teve. Ninguém viu, mas teve...



Teve Claudinha bagunceira 



Bagunceira pintadinha, alegria das criancinha


Teve também muita amizade, muita sinceridade, muito coleguismo da J-lo bff da Claudinha


NUM RELA EM MIM, FIA!
Teve Pitbull dançando com um brócolis gigante atrás dele



Bom, vamos ao que interessa: A bunda do Hulk



All the single ladies ô ô ô 



E o primeiro gol foi do BRASIIIIIIIIIIIIILLLLLLLLLLLLLLLL não, pera



Foi contra.

VIXE
E já que tamo cagado vamo aproveitar pra rebostear, Marcelo VESTIU A CAMISA DA CROÁCIA PRA DAR ENTREVISTA NO FINAL DO JOGO HAHAHAAHAH


Agora todo mundo corre pra completar o álbum da Copa


Bom, vamos voltar ao que interessa: O técnico da Croácia era lindo!



Não tão lindo quanto este croata que ficou no banco... uma pena



Como vocês podem notar, o jogo estava animadíssimo... né Xu?



Tava tudo nessa lenga lenga até que Fred fez a segunda jogada mais bonita da partida: Se jogou no chão



A primeira jogada mais bonita foi o juiz dando pênalti pra isso


ME DEIXA, OK?
Oscar fez o terceiro (quarto, na verdade) gol do Brasil e fechou a partida 


Mas a grande estrela da festa foi a Capivara Paul, que obviamente pertence a Curitiba (também conhecida como a Rússia Brasileira) que acertou o placar do jogo e ganhou o bolão da firma



Bom, foi mais ou menos isso que teve, com margem de erro de só um pouquinho pra muita coisa.
Enquanto isso, vamos ficar aqui girando vestidos de samambaia esperando o próximo porre jogo




ATÉ A PRÓXIMA, PESSOAL!!

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