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mercoledì 26 febbraio 2014


Da un po' di tempo sta circolando in rete un supposto articolo di un giornale francese, il France Football. In questo presunto articolo del 30 gennaio u.s., dal titolo "Brésil, peur sur le Mondial" si leggono di cotte e di crude sui vari problemi del Brasile, tipo:

- A corrupção no Brasil é endêmica, do povo ao governo.
- O Brasileiro dá mais importância ao futebol do que à política.
- Reze para não ter problemas de saúde enquanto estiver alí.
- Minuto de celular mais caro do mundo. 
- O sinal é péssimo, um dos piores do mundo.
- No Brasil há mais assassinatos que na Palestina, no Afeganistão, Síria e no Iraque JUNTOS.
- Não leve o cartão consigo, você pode ser vítima de uma espécie de sequestro que só tem no Brasil: “Sequestro Relâmpago”.
- Não use relógios, máquinas fotográficas, celulares, pulseiras, brincos, colares, anéis, bolsas caras, bonés caros, óculos caros, tênis caro, etc… vista-se da forma mais simples possível.
- UMA VERGONHA INTERNACIONAL mas o brasileiro está muito feliz de ser pentacampeão de futebol.

... e via di questo passo (QUI potete leggere il testo completo).

Io mi sono incuriosito su questo articolo ma, stranamente, quando cercavo ragguagli su internet trovavo solo notizie in portoghese, riportate da blog brasiliani o da alcuni social-network sempre brasiliani. Nel sito ufficiale di France Football non ho trovato nessuna notizia o accenno a tale articolo, solo un riferimento alla copertina di quel numero. Alla fine ho iniziato a dubitare che tale articolo fosse stato veramente scritto da questa rivista francese, anche perché, come ho detto, aldilà del titolo e della copertina non ho trovato niente che potesse confermare l'esistenza. Ma dopo varie ricerche finalmente sono riuscito a trovare l'articolo in questione in questo sito. L'ho letto e, pur non conoscendo il francese, posso benissimo affermare una cosa:

NESSUNA DI QUELLE DICHIARAZIONI CIRCOLANTI IN RETE SONO STATE SCRITTE DALLA RIVISTA FRANCESE.

Nell'articolo di France Football si parla dei ritardi delle opere ancora in costruzione, degli enormi capitali sperperati dai vari Stati brasiliani, delle strutture inefficienti per il tipo di manifestazione e altre cose. Argomenti che tutti conoscono e che tutti ne parlano, brasiliani compresi. Ma, in quella che dovrebbe essere la traduzione in portoghese di tale articolo, si leggono moltissime cose che non hanno niente a che fare con la FIFA e il Mondiale. Quindi, in poche parole, qualcuno si é divertito a inventare tali affermazioni facendole passare per un articolo di una importante rivista sportiva francese. Ma a che scopo?

Il fatto, strano, che tale "traduzione" si trovi solo in lingua portoghese fa pensare che questa presa in giro sia opera di qualche brasiliano. Ma perché un brasiliano dovrebbe parlare male del proprio paese? A me vengono in mente solo due motivi. Il primo é che, per qualche misteriosa ragione, qualcuno abbia scritto queste cose per dimostrare quanto siamo cattivi e ruim noi stranieri. È perfettamente normale che qualche brasiliano, leggendo un articolo come quello, si senta offeso e rivoltato. Quindi scrivere tutte quelle fandonie sarebbe un'azione atta a far del male a noi "gringos", pur parlando male del Brasile. La seconda ipotesi é l'esatto contrario, cioé mostrare a propri brasiliani tutte le cose che non vanno bene nel proprio paese, come sicurezza educazione e sanitá. Peccato peró che, se fosse veramente cosí, sarebbe stato meglio dimostrare di avere piú coraggio e parlare con la propria voce, non nascondersi dietro un falso articolo di giornale.

In ogni caso torno a dire, io ho letto l'articolo originale e mi é sembrato completamente diverso da quello che alcuni affermano. Puó darsi che mi sia sbagliato, conosco un po' d'inglese ma molto poco di francese, quindi se qualcuno piú afferrato di me in questa lingua possa dimostrare che io stia sbagliando, non avró nessun problema a fare le mie scuse e a ritirare quanto ho scritto. E se a qualcuno venisse in mente un motivo valido per scrivere tali bugie "letterarie", é pregato di condividere con noi le proprie idee.
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martedì 18 febbraio 2014


Secondo una recente statistica di Eurostat l'Italia é tra le ultime nazioni europee nell'utilizzo di internet e nuove tecnologie. Peggio di noi, ma poco, stanno la Grecia, la Romania e la Bulgaria. Questo purtroppo é un dato che non mi sorprende. Noi italiani siamo antichi, troppo legati a un mondo archaico e ormai in disuso. Nella mia famiglia solo due nipoti hanno un computer, ma che usano molto poco. Nessuno di loro ha Facebook o un profilo su Linkedin e nessun altro social network. Hanno tutti un cellulare ma non usano Whatsapp o altri sistemi di messagistica. Qualcuno potrebbe però chiedersi: "E qual é il problema?". Il problema non é Facebook ma rimanere indietro coi tempi, non voler aggiornarsi e non utilizzare le nuove tecnologie che a volte ci rendono più comoda la vita. E la cosa peggiore é che, sempre secondo questa statistica, gli italiani passano molto piú tempo davanti alla TV. Non so cosa sia peggio, se stare ore su un qualunque social network o di fronte a un televisore. Certo é che la maggior parte degli italiani dovrebbe aprire un po' di più la propria mente, modernizzarsi e iniziare a utilizzare gli strumenti che questa nuova era ci consente.

Quattro italiani su dieci 
non hanno mai usato internet e pc

Peggio di noi in Europa solo Grecia, Bulgaria e Romania. 
E intanto aumenta il tempo passato davanti alla tv
Su 100 italiani, 37 sono completamente tagliati fuori dalle tecnologie digitali: non hanno mai navigato su internet né acceso un computer. La media Ue è del 20 per cento, ma tra i Paesi virtuosi la Svezia si aggiudica il primo posto con il 3 per cento appena di persone escluse dalla tecnologia.  

Tra i Paesi europei, dopo l’Italia ci sono solo Grecia e Bulgaria (entrambe con il 41 per cento) e Romania (43 per cento). Lo scenario, basato su rilevazioni Eurostat del 2012, emerge dalla decima edizione speciale dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 di Observa Science in Society, curato da Massimiano Bucchi dell’Università di Trento e Barbara Saracino dell’Università di Firenze (ed. Il Mulino). Dal rapporto, presentato oggi a Torino, si ricava anche che gli italiani sono fra i più accaniti appassionati di tv: con il passaggio da 3,8 a 4,2 ore di consumo televisivo giornaliero, si aggiudicano il quinto posto fra i Paesi Ocse. 

La curatrice del volume, Barbara Saracino, osserva che questi dati «fanno emergere un’Italia che solo in una fascia specifica della popolazione, cioè i giovani under 40, accede alle nuove tecnologie, mentre registra un gap tecnologico ancora forte nelle fasce di età fra i 45-60 anni». Un gap che «vede le donne maggiormente `tecnoescluse´ degli uomini». Le donne, è l’analisi di Saracino, «usano meno le nuove tecnologie sia per la differente condizione occupazionale, cioè hanno un accesso inferiore al mondo del lavoro dove tipicamente si usano internet e pc, sia per il tipo di attività svolta, spesso lontana dalle tecnologie digitali».  

Sempre secondo il rapporto, sul fronte della produzione scientifica l’Italia difende l’ottavo posto nel mondo per articoli pubblicati e il quarto in Ue per l’assegnazione di fondi europei, ma deve fare i conti con il fatto che i suoi ricercatori sono pochi (4,3 ogni mille occupati, contro la media europea di 7) e tra i più anziani (è ultima in Europa con il 12,1 per cento di ricercatori con meno di 40 anni, contro il 49 per cento della Germania, il 40 per cento della Polonia e il 35 per cento del Portogallo).  

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giovedì 13 febbraio 2014


Ora voglio vedere chi sarà il primo imbecille a commentare quest'artico de "O Globo" affermando che "Anche in Italia la sanità fa schifo"!

Pacientes são atendidos no chão na emergência do Salgado Filho

  • Profissionais enviaram fotos denunciando situação precária do hospital ao Cremerj

RIO — Pacientes atendidos no chão e até na bancada dos armários. As cenas registradas por profissionais de saúde do Hospital Municipal Salgado Filho, no Méier, foram enviadas ao Conselho Regional de Medicina do Rio (Cremerj). As imagens feitas na sala vermelha da emergência, no último dia 03, segundo o presidente da entidade, Sidnei Ferreira, mostram um problema que tem sido frequente na unidade: a superlotação. Segundo Ferreira, a situação é agravada com a falta de recursos humanos. Para os médicos, a emergência deveria ser referenciada — fechar a porta de entrada — até que o deficit de pessoal seja suprido.

De acordo com um profissional de saúde, que pediu para não ser identificado, a sala vermelha da emergência — que recebe pessoas graves — tem capacidade para atender de 10 a 12 pacientes. No entanto, não é raro as vezes que o lugar abriga de 25 a 30 doentes. Segundo ele, os casos de pacientes deitados no chão são de pessoas que sofreram uma parada cardíaca ou estavam com a pressão muito baixa. Elas precisavam ser atendidas deitadas, mas não havia leitos disponíveis. Segundo os médicos, a emergência ficou ainda mais sobrecarregada após a desativação de 12 leitos de clínica médica pela falta de médicos, enfermeiros e auxiliares de enfermagem.

— Os atendimentos na bancada ou no chão não são pontuais. Eles já se tornaram rotina. A sensação é a pior possível. Os pacientes atendidos dessa maneira não têm a menor dignidade — contou o profissional de saúde.

Conforme o Cremerj, em alguns plantões, a emergência do hospital conta com apenas um clínico de plantão quando o ideal seriam seis. De acordo com Sidnei Ferreira, a emergência é o setor do hospital que mais preocupa devido à constante superlotação e às condições precárias de trabalho dos profissionais. O presidente do Cremerj ressaltou ainda que a situação já foi levada várias vezes à Secretaria municipal de Saúde, porém, nada foi feito. O órgão também denunciou os problemas para o Ministério Público Estadual e a Delegacia do Consumidor. O MP informou que já instaurou uma ação civil pública e um inquérito civil para investigar as deficiências de atendimento no Salgado Filho. 

— Os médicos não podem ser responsabilizados por esse descaso e a população merece um atendimento de qualidade. O Sistema de Regulação de Vagas do hospital não funciona e os profissionais fazem o que podem. Lugar de paciente não é no chão, mas quem está lá trabalha em condições indignas para salvar vidas — disse Ferreira lembrando que a situação flagrada nas fotografias já foi encontrada na unidade em fiscalizações: — A Secretaria municipal de Saúde é ciente desse quadro e não resolve nada.

Presidente do Sindicato dos Médicos do Rio, Jorge Darze, também tem conhecimento da maneira que pacientes são atendidos no Salgado Filho. Para ele, a realidade do hospital é de um ambiente “degradado” e “inadequado”. Darze também acredita que a unidade funciona acima do limite da sua capacidade:
— O que a prefeitura está fazendo é a flagrante violação da legislação brasileira. Esse atendimento é algo que fere a dignidade da pessoa humana.

A Secretaria municipal de Saúde informou que aguarda o encaminhamento das fotos feitas pelos profissionais de saúde no Salgado Filho para apurar o ocorrido e se pronunciar sobre o assunto. Em nota, a SMS explicou: “O Hospital Municipal Salgado Filho trabalha com política de portas abertas e todos os pacientes que procuram a unidade e são avaliados na classificação de risco como graves e recebem atendimento na emergência. Desta forma, em dias de maior demanda, pode funcionar em condições além das ideais.”

Sofre funcionar como emergência referenciada, a secretaria alegou que fechar as portas do setor significaria negar atendimento às pessoas que chegam espontaneamente à unidade em busca de socorro médico. “A Secretaria Municipal de Saúde não compactuará com uma medida arbitrária como essa, que prejudique a população.”

De acordo com o planejamento da secretaria, o Salgado Filho será o próximo a receber as melhorias já implantadas nas outras unidades da rede. Entre as ações desenvolvidas para melhorar o atendimento no local está a implantação do Programa de Atendimento Domiciliar ao Idoso. Com ele, os pacientes são atendidos em casa, evitando novas internações e desafogando os leitos da unidade. Além disso, segundo a SMS, uma Coordenação de Emergência Regional (CER), ao lado da unidade, estará em funcionamento ainda nesta gestão.



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mercoledì 12 febbraio 2014


Molte volte, per il semplice fatto di essere un italiano DOC, mi chiedono consigli o informazioni su come si vive in Italia. Per questo sto preparando un “Piccolo manuale di sopravvivenza per i brasiliani in Italia”, in cui spiegherò alcune cose note (per noi italiani) ma sconosciute ai vari stranieri. Nell’attesa eccovi alcuni tipici errori in fatto gastronomico che la maggior parte degli stranieri pensano sull’Italia. Facciamo però prima una premessa: tutti possono fare quello che vogliono, quindi se a qualcuno piace, per esempio, mangiare un carne accompagnata con la pasta è liberissimo di farlo, e non c’è nessun male in questo. Il problema diventa quando qualcuno pensa che questa sia una abitudine di un intero popolo. Esistono luoghi comuni su quelli che sarebbero piatti o usanze che all’estero vengono considerate tipicamente italiane, ma che in Italia non sono universalmente tali.

IL CAPPUCCINO A FINE PASTO
È vero che il cappuccino, come l’espresso sono bevande tipicamente italiane, ma il primo si beve quasi esclusivamente al mattino per colazione, mentre il secondo durante il giorno e a fine pasto. Al limite si può ordinare a metà giornata o alla sera, ma mai dopo aver mangiato.

LA PASTA O IL RISO COME CONTORNO
La cucina italiana ha un ordine ben preciso: primo, secondo, contorno, dolce e caffè. Quindi la pasta o il riso si mangiano da soli, essendo un “primo”. È vero che esistono delle insalate fatte con questi due ingredienti, ma in ogni caso in una tavola italiana non vedremo mai, per esempio, una bistecca con contorno di spaghetti.

IL KETCHUP SULLA PASTA
Esistono luoghi comuni sull’Italia tipicamente americani (leggi: USA). All’estero è idea comune che sulla pasta ci poi mettere di tutto. In Germania è facile che vi cucinino una pasta con la marmellata o con la salsa di mele. Nei paesi anglosassoni invece sembra che preferiscano il ketchup. Io penso che la pasta sia uno dei piatti più versatili che ci sia. Se date un’occhiata a qualche libro o sito di ricette troverete migliaia di versioni diversi di questo tipico piatto italiano. Ma usare il ketchup al posto del sugo è un sacrilegio che nessun italiano vi potrà mai perdonare.

GLI SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE
Questo è uno di quei miti da sfatare. Nella cucina tradizionale italiana non esistono gli spaghetti, ma le tagliatelle alla bolognese. È un piatto emiliano, di grande tradizione, quindi si usa un tipico formato di pasta emiliano, come le tagliatelle.

GLI SPAGHETTI CON LE POLPETTE
Qualcuno in questo blog una volta ha affermato che gli spaghetti con le polpette sono un tipico piatto abruzzese. Purtroppo per lui lo devo contraddire, perché è una ricetta della Campania. Quindi gli spaghetti con le polpette esistono, ma è una “invenzione” tipicamente meridionale, o per meglio dire americana, frutto però della creatività delle donne Italiane emigrate negli States agli inizi del ' 900 : dovendosela vedere, per preparare il sugo, con pomodori acquosi, furono obbligate ad aggiungervi il concentrato, esagerare con le erbe aromatiche per insaporire la salsa ed arricchirlo con le polpette di quella carne che in America abbondava, mentre nell'Italia d'inizio secolo era un lusso per pochi. Da qui l’idea che tutti in Italia mangino spaghetti con le polpette. Allora sfido chiunque ad andare in un qualunque ristorante italiano e ordinare questo piatto, solo per vedere l’espressione del cameriere.

LA BISTECCA ALLA MILANESE
Altro errore, seppur venale. Non esiste la “bistecca” alla milanese, ma la costoletta, precisamente di vitello. Se proprio vuoi fare una bistecca o un petto di pollo in questo modo, chiamalo nel modo giusto, impanato, ma non alla milanese.

USARE IL CUCCHIAIO CON GLI SPAGHETTI
Un giorno, mentre navigavo come sempre su internet, mi ero imbattuto in un blog brasiliano dove in un post l’autrice consigliava ai suoi lettori di usare il cucchiaio per aiutarsi a mangiare gli spaghetti. Questa è una delle peggiori cose da fare, specialmente al ristorante. Solo i più infimi burini usano, o usavano, questo sistema. Il segreto di mangiare gli spaghetti è prenderne un poco alla volta e mangiare con calma. Ne approfitto anche per citare un altro errore che vedo fare qui in Brasile: mai tagliare la pasta con il coltello. È una cosa che fa inorridire ogni italiano. Esiste una regola semplicissima in questo caso: mai, per nessuna ragione e per nessun tipo di pasta, nemmeno per le lasagne, va usato il coltello. La pasta, qualunque sia, va mangiata SOLO con la forchetta.

LE FETTUCCINE ALL’ALFREDO
Altra idea tipica “made in USA”. La pasta all’Alfredo non sono nient’altro che pasta condita con burro e formaggio. In Italia qualcuno la chiama anche “pasta del cornuto”, vuoi perché quando il marito torna a casa, e la moglie non c’è, lui si prepara questo piatto semplicissimo; oppure perché la moglie, dopo essere stata dall’amante, non ha tempo di cucinare e prepara questo per il povero maritino. In ogni caso esiste (penso che ognuno di noi l’abbia mangiata almeno una volta nella vita), e sembra che l’abbia inventata un ristoratore di Roma, Alfredo Di Lelio. Nel suo locale a Piazza Augusto circolavano molti turisti, la maggior parte americani. Da qui l’idea che in Italia questo sia un piatto tipico. Ma, come per gli spaghetti con le polpette, provate ad andare in un ristorante di Miano o di Bologna per ordinare questo “tipico” piatto italiano, e vedremo cosa vi serviranno.

LA CAESAR SALAD
Altra americanata. La Caesar Salad è un’insalata fatta con lattuga a cui si aggiungono, tra le altre cose, scaglie di Parmigiano e pane raffermo. Ma è una ricetta al 100% americana. Fu inventata in California nel 1924 da Cesare Gardini (da qui il nome), emigrato italiano e proprietario di un ristorante. Il bello è che molti americani che vengono in Italia pensano che sia un piatto tipico italiano e di trovarlo in ogni tavola.

LA CARBONARA CON LA PANNA
Questo è un errore che anche molti italiani commettono. Nella carbonara non si usa la panna, ma solo uova, pecorino romano e guanciale, niente altro.

LA TOVAGLIA A QUADRI ROSSA E BIANCA
Per qualche strano motivo queste tovaglie sono universalmente associate alla nostra gastronomia e all’estero quasi tutti i ristoranti che vogliono riprodurre un ambiente tipicamente italiano le usano. Probabilmente i turisti che vengono a visitare le città italiane rimangono piuttosto delusi quando scoprono che nei ristoranti tipici queste tovaglie non svengono utilizzate quasi mai. Ma anche in questo caso si tratta di luoghi comuni: gli italiani cantano, gli italiani mangiano pasta, gli italiani vivono d’arte, gli italiani sono cattolici, gli italiani sono appassionati di calcio, gli italiani bevono il caffè, gli italiano ascoltano l’opera e gli italiani usano le tovaglie a quadri.

IL TOVAGLIOLO AL COLLO
Qui forse non si tratta di errori e luoghi comuni, ma semplice galateo. Non appena seduti a tavola, si prende con la sola mano destra il tovagliolo, lo si dispiega appena un po’ e lo si pone sulle ginocchia, con un unico movimento fluido. Non si infila nel colletto o fra i bottoni della camicia, né lo si lega intorno al collo. Neanche lo si tiene con la mano sul petto per non sporcarsi.

LA PIZZA TUTTI I GIORNI
Un mio parere personale: se potessi io mangerei la pizza tutti i giorni, perché ne vado matto. Ma amo la cucina italiana e, con tutta la vastissima varietà di piatti disponibili, le mie papille riescono a gioire ugualmente tutti i giorni. Ma c’è qualcuno che pensa che noi italiani mangiamo sempre questa delizia gastronomica. Sì, certo, come i norvegesi che ogni giorno mangiano salmone. O gli spagnoli la paella. O i francesi che bevono champagne.



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Brasile, mancano quattro mesi
al Mondiale: ma non è qui la festa


RIO DE JANEIRO - Ma che sta succedendo al Brasile a quattro mesi dall’inizio dei Mondiali? Com’è possibile che il Paese che si considera un grande campo di calcio sul pianeta Terra stia arrivando all’appuntamento in un clima così teso, preoccupato, persino disfattista? Strana due volte questa lunga vigilia, perché di pallone quasi non si parla: è come se l’immagine del Maracanã in festa dopo la finale con la Spagna alla Confederations Cup sia rimasta congelata, in quella trionfale serata di giugno. La squadra, insomma, non sarebbe un problema. Ma quanto al resto, come andrà a finire?

SELEÇÃO - Il gruppo è pronto, dice appena Felipão Scolari. Le rare volte che parla, il c.t. lo fa per ricordare che il Brasile ha un solo risultato possibile. Il primo posto, la conquista dell’Exa, come si chiama qui l’ipotetica sesta vittoria mondiale. Nel Paese si trascinano stancamente i campionati statali, sempre meno interessanti, nel caldo di un’estate asfissiante come mai. Sorprese nelle convocazioni non sono attese, e non c’è l’ombra di una polemica, nemmeno nei bar. Le paure sull’infortunio di Neymar a Barcellona sono passate. La stella verdeoro è nelle cronache soprattutto per la clamorosa stecca in nero incassata dal padre al momento del suo trasferimento in Europa, e gli alti e bassi con la fidanzata 18enne Bruna con cui, alla fine, si è ufficialmente lasciato . Si attende il rientro in campo di Fred, reduce da un lungo stop. Non sarà un campione da leggenda, ma al centro dell’attacco Scolari ha davvero poche alternative. Ultima amichevole di rilievo in Sudafrica, il prossimo 5 marzo: il c.t. ha convocato tutti giocatori impegnati nelle squadre europee (ma nessuno «italiano»). La lista dei 23 verrà divulgata il 7 maggio. Poi il ritiro al fresco di Teresopolis, non lontano da Rio.

IL PAESE - La «Copa» - finalmente in casa dopo che tre generazioni l’hanno solo guardata in tv - ha un significato in Brasile senza paragoni al mondo. Assegnata nel 2007, nel pieno del boom economico, cade invece in un momento difficile. L’economia è in frenata, la festa dei consumi è finita e riaffiorano problemi storici. Uno tra tutti quello della violenza urbana, in aumento dopo anni di successi del potere pubblico contro la criminalità. Già lo scorso giugno, l’insoddisfazione della nuova classe media per tutto quello che ancora le manca (scuole, ospedali e trasporti pubblici decenti) aveva portato in piazza milioni di persone, e proprio in occasione di un evento sportivo. È possibile che nei prossimi mesi il malcontento riaffiori: nel frattempo c’è stata una esplosione dei prezzi e ci si è messo anche il tempo: non piove, i bacini idroelettrici sono vuoti e c’è rischio continuo di black-out elettrici. Tre mesi dopo i Mondiali ci saranno poi le elezioni presidenziali. Dilma Rousseff cerca la riconferma e il Partito dei lavoratori di Lula la permanenza al potere dopo 12 anni consecutivi. Nel governo è allarme rosso: se qualcosa dovesse andare storto ai Mondiali (a parte il risultato finale, s’intende) il vantaggio della Rousseff potrebbe evaporare. La polizia ha gestito finora in modo assai maldestro le manifestazioni e le loro code, sia per eccesso di violenza sia per non essere riuscita a prevenire il vandalismo dei black blocs. A Rio ha appena perso la vita un cameraman tv, colpito da un razzo. Con gli occhi del mondo puntati addosso, tra giugno e luglio, il governo non può permettersi errori, ma nemmeno militarizzare le città durante quella che definisce una grande festa popolare.

SPRECHI E RITARDI - I mugugni si sposano perfettamente con i numeri che tutto il Brasile ormai conosce, quelli delle spese per la Coppa. Il governo aveva promesso che nemmeno un real sarebbe uscito dalle casse pubbliche, invece sta succedendo il contrario. Se non fosse intervento lo Stato con i suoi prestiti agevolati, mesi fa, addio Mondiali. Gli stadi costeranno il 60 per cento in più del preventivo, e i soldi sono stati sottratti alle infrastrutture che erano state promesse alla popolazione (aeroporti, strade, corridoi urbani). Intanto sono saliti a sei gli operai morti nei lavori. Il Brasile è ancora un cantiere a cielo aperto, e assai poco nelle città sede riuscirà ad essere ultimato per giugno, stadi a parte. L’ira della Fifa e di Sepp Blatter per i ritardi nella consegna degli impianti («mai visto niente del genere nella mia vita», ha sbottato il boss svizzero) riaffiora a giorni alterni. Cinque impianti restano da consegnare e Curitiba, nel Sud, rischia addirittura di perdere la sede: la Fifa deciderà nel prossimo fine settimana, in un summit al quale parteciperanno tutti le federazioni, se spostare le partite altrove.

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giovedì 6 febbraio 2014


Una notizia che io ho trovato scioccante: in Italia, terra dei più famosi artisti di tutti i tempi, il Ministero dell'istruzione ha deciso categoricamente di eliminare lo studio dell'arte nelle scuole italiane. Da oggi, il paese dell'arte, il paese con più ricchezze artistiche al mondo, non avrà più un insegnamento di questa disciplina, e arriverà a un punto che i nostri ragazzi un giorno non sapranno chi era Giotto, Michelangelo o Caravaggio, tanto per citarne alcuni. Questa folle decisione del nostro governo, presa per le troppe spese sostenute, farà sì che l'unica nostra fonte di ricchezza andrà perduta. E per chi, come me, é ancora orgoglioso del proprio paese, pur vedendolo andare a pezzi, non può far altro che generare una tristezza incolmabile, insieme a una rabbia per quanto sta avvenendo. Mi dispiace più che altro per le generazioni future, che perderanno una parte preziosa del nostro paese.

L'Italia cancella l'arte dalle scuole, è definitivo

La Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati dice no alla reintegrazione delle materie artistiche nelle scuole italiane. Il Paese, spiega, non è in grado di sostenerne la spesa.

È ormai definitiva la decisione del Ministero dell'Istruzione di tagliare ed eliminare le ore dedicate alle materie artistiche negli istituti italiani. Mai più, nelle nostro Paese, si insegnerà "la grande Bellezza". Il rifiuto della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione manda infatti in frantumi i sogni e le speranze di Maria Chiara Carrozza, attuale ministro dell'Istruzione, che aveva sottoposto alla Commissione il caso. Le 15 mila firme raccolte, tra cui quelle di molti insigni esponenti della cultura italiana, e il supporto di Massimo Bray, ministro dei Beni e delle Attività Culturali, evidentemente, non sono bastati e la Commissione ha bocciato la proposta.

Un massacro intellettuale, è il caso di dire, che ha avuto inizio nel 2008, quando la riforma del sistema scolastico, operata dall'allora ministro Mariastella Gelmini, diede inizio alla graduale eliminazione e riduzione delle materie artistiche nelle scuole italiane, poi completata nel 2010. La Gelmini, di fatto, ha cancellato gli istituti d'arte, eliminato le discipline artistiche dai bienni dei Licei classici e linguistici, ridotto le materie nei Licei artistici e cancellato la Storia dell'arte dagli istituti professionali, dove, come scrive Tomaso Montanari, "sarà possibile diplomarsi in Moda, Grafica e Turismo senza sapere chi sono Giotto, Leonardo o Michelangelo".

Un gesto che fa impallidire soprattutto perché lo studio dell'arte, introdotto in Italia dalla riforma Gentile nel 1923, è sempre stato ammirato dalle altre nazioni europee che, al modello italiano, si sono ispirate solo in epoca recente. In Francia, nel 2008, ad esempio, Sarkozy ha reso obbligatorio l'insegnamento dell'arte nelle scuole elementari, un progetto da lungo tempo accarezzato anche qui da noi, ma mai concretizzato, a dimostrazione dell'enorme divario che esiste in Italia tra le istituzioni e i cittadini.

È evidente, alla luce della decisione della Commissione, che il nostro Paese ha ancora una volta toccato il fondo. La giustifica dell'insostenibilità della spesa pubblica per tali materie è inaccettabile. In una nazione che sta puntando sull'arte e la cultura per trainare lo sviluppo e l'economia, l'eliminazione delle materie artistiche è davvero un'assurdità. È come se un Paese che voglia fare del petrolio la sua risorsa primaria, educasse i ragazzi al rispetto dell'ambiente e all'uso di combustibili alternativi.

Un controsenso o, piuttosto, un suicidio. Stiamo infatti custodendo e valorizzando, con un enorme dispendio di risorse, il capitale storico-artistico più prezioso del mondo e al contempo formando i cittadini che lo dilapideranno. Cos'altro aspettarci dall'inevitabile diseducazione delle future generazioni? Stiamo per consegnare nelle mani di un popolo devastato dalla riforma Gelmini, incapace di distinguere una chiesa gotica da una barocca, un inestimabile patrimonio culturale. Un patrimonio che noi oggi, paradossalmente, con ingenti investimenti, cerchiamo di preservare proprio per quelle stesse generazioni che potrebbero, un domani, arrivare verosimilmente a distruggerlo.

Cosa ne sarà delle bellezze e delle ricchezze dell'Italia? Difficile dirlo. Ciò che oggi rimane è solo il ricordo che tutti noi abbiamo dei tanti professori che, in un modo o nell'altro, cercarono di insegnarci la Bellezza attraverso le opere d'arte. Mai più, tra i banchi di scuola, risuoneranno i nomi di Giotto, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Van Gogh e Picasso. Se sapete chi sono ritenetevi fortunati, i vostri nipoti non potranno dire altrettanto. 

Fonte: Il Mediano
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domenica 2 febbraio 2014


Parliamo ancora una volta di prezzi. Se c'è una cosa che fin dall'inizio mi ha sempre spaventato sono i prezzi dei parcheggi. Qui in Brasile non é come in Italia, dove puoi lasciare la macchina sulla strada. Un po' perché non c'é spazio, ma soprattutto perché quando torni é facile non trovarla o, addirittura, venire assaltato (ora sembra che vada di moda rubare la ruota di scorta, dimmi te fino a che punto certa gente arriva!). Nulla di nuovo, é il classico concetto della domanda e offerta: se la domanda, quindi la necessità di trovare un parcheggio, é maggiore dell'offerta (i numeri di posti disponibili) il prezzo aumenta. Il problema é che parcheggiare un'auto in qualunque parte della città costa veramente molto.



Qui a Sorocaba lasciare una macchina per 1/2 ora in un parcheggio costa circa 5 R$. Un'ora varia dagli 8 R$ ai 10 R$. E tutto questo in parcheggi per la maggior parte all'aperto. Io trovo questi prezzi di un'assurdità totale. È vero che sono custoditi, ma il prezzo é troppo alto. Se vuoi fare un giro in centro spendi una fortuna solo di parcheggio. Certo, invece di andare in macchina puoi prendere un autobus, ma se pensi che un biglietto ti costa quasi 3 R$ a persona, alla fine il guadagno é nullo. E nelle altre città non é che la cosa cambi.

Não há mais limite para o preço dos estacionamentos nos maiores polos empresariais da cidade de São Paulo. Em regiões como as das Avenidas Paulista, Engenheiro Luís Carlos Berrini e Brigadeiro Faria Lima, as vagas mensais já chegam a custar mais do que um salário mínimo (R$ 622). Algumas encontradas pela reportagem cobram R$ 650 dos mensalistas.

Fonte: Estadão

Un'alternativa é affidarsi a quei parcheggiatori abusivi, ma qui in Brasile permessi, chiamati "flanelinhas". In questo caso il costo diminuisce, circa 2,00/3,00 R$ per un'ora o 10,00/20,00 R$ al giorno. E in questo caso un consiglio: pagare sempre quanto ti chiedono, altrimenti é molto facile tornare e trovare la macchina danneggiata. 

A questo punto qualcuno potrebbe porgersi una domanda: e quanto costa un parcheggio in Italia? Bene, a questa risposta c'ha pensato la rivista AltroCunsumo, che nel suo ultimo numero ha proprio pubblicato un articolo su questo argomento. 

A Milano, lasciare la macchina per 4 (quattro) ore, costa in media 1,60 euro. Sí, avete letto bene. Se lascio l'auto in un parcheggio dalle 8:00 fino alle 12:00, tanto per fare un esempio, spendo la ridicola cifra di 1,60 euro. Se la lascio per 12 (dodici) ore il prezzo sale a 2,10 euro. Una bella differenza vero? Ora, per piacere, non fate come qualcuno che si diverte a convertire il valore dell'Euro in Reais, o viceversa, per poi dire che "costa come in Italia". Basta leggere quello che ho scritto: in Brasile parcheggiare per un'ora cosa 10 R$ e in Italia 1,60 Euro.



E parcheggiare in un aeroporto quanto costa allora? A Guarulhos lasciare l'auto per un'ora costa 10,00 R$, due ore 13,00 R$ e dalla terza ora in poi costa 2,50 in più (cinque ore costano alla fine 20,50 R$). Alla Malpensa di Milano lasciare l'auto fino a cinque (5) ore costa... 5 euro! Superate le cinque ore il prezzo aumenta notevolmente, ma tutto sommato ancora con quote ragionevoli.



Quindi cosa dire, esiste una soluzione per questo? Purtroppo no. Qui in Brasile le auto sono care, la benzina é cara e tutto ciò che ruota intorno ai veicoli costa molto. 
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sabato 1 febbraio 2014


Un requisito necessario per mantenere un blog aggiornato é andare alla ricerca di informazioni o di notizie. Ecco quindi che mi diverto a navigare tra social-media, quotidiani, blogs e altro. A volte trovo notizie interessanti tanto da diventare argomento per un mio post, ma per la maggior parte sono articoli o argomenti inutili, sia perché sono già stati trattati in passato o perché poco attinenti al blog in questione. E a volte capita anche di leggere delle cazzate così assurde che é impossibile rimanere impassibili. Una di queste l'ho appena letta su "Il Fatto Quotidiano", dove un certo Matteo Cavezzali, nel suo blog, ha scritto un "articolo" sugli italiani all'estero. Leggendolo mi sono sentito un po' incazzato, poi offeso, deluso, irritato e alla fine divertito. Divertito perché quando leggi cazzate come queste alla fine ti viene da ridere. Non conosco questo Matteo Cavezzali, sicuramente avrà delle qualità che io non riesco a vedere, ma non posso fare a meno di chiedermi per quale motivo un quotidiano nazionale possa pagare una persona per scrivere certe cose assurde. Anch'io scrivo tante cazzate a volte, ma perlomeno io lo faccio gratis (e a questo punto mi sento un coglione). Posso dire solo una cosa: io sono uno di quegli italiani che lui parla, vivo all'estero da cinque anni, ma nessuna delle caratteristiche da lui citate mi corrispondono. Ho conosciuto altri italiani che vivono in altri paesi, non solo in Brasile, e posso affermare con sicurezza che, pur avendo a volte idee diverse dalle mie, nemmeno loro potrebbero fare parte di quegli "italiani" del suo articolo. Leggete e vedete voi cosa pensare.

P.S. Leggendo i commenti (numerosi) del suo post si deduce che non sono l'unico a pensarla in questo modo.

Italiani all’estero, ecco come passano realmente il loro tempo

Tutto era iniziato con la fuga dei cervelli. Vi ricordate? Giovani talentuosi che andavano all’estero per dare pieno appagamento al proprio talento. Poi hanno iniziato ad andarsene pure quegli altri. Quelli normali, diciamo. Che non si sa mai, all’estero, magari ‘sti inglesi o ‘sti fiamminghi sono zucconi e ci facciamo comunque una bella figura. E quello è stato l’inizio della fine.
Ma poi per le feste tornano tutti a casa. Per abbuffarsi di lasagne e tortellini, per salutare i parenti. Ma soprattutto, per spiegare a noi “italioti” come si sta al mondo. Vuoi mettere la soddisfazione? Là in Svezia o in Francia è pieno di italiani, e dirlo con loro non dà gusto, invece venirlo a spiegare a noi… che siamo ancora qua a vedere il faccione di Silvio al Tg come negli anni ’90, che siamo ancora qua a sorbirci il campionato la domenica, a litigare al semaforo, a fare la fila alle poste e a pagare il canone Rai… dirlo a noi sì che dà gusto.
E allora parte il disco, che loro mica lo sanno che la stessa cosa te l’hanno già detta gli altri dieci prima di loro, uguale. O forse lo sanno benissimo, ma tanto fa niente. E si comincia con i “Ma come fai a stare ancora in Italia?” e i “Che paese incivile”, e i “Ma qua da voi non cambia mai niente” e io gli risponderei “Da voi?! Ma da voi cosa, che stai a Londra da tre settimane! Che se non lo scrivevi venti volte su facebook non se ne accorgeva nessuno che non c’eri più e pensavano che c’avessi avuto un’influenza”. Ma non è finita perché poi rincarano la dose con l’immancabile: “Se uno come te, con le tue idee, venisse a London (!?) sai quante cose faresti?”. Ma de che?
E allora ho deciso di andarli a trovare tutti. Andare a vedere dove stanno, cosa combinano e se stavano bluffando. Ma non era possibile, ci voleva troppo tempo. Allora ho chiesto in giro. Ho fatto “un’indagine trasversale” diciamo. Ed ecco cosa fanno i cervelli all’estero:
1. Girano solo con altri italiani. Sì, avete capito bene, se ne sono andati perché “basta degli italiani non ne posso più” e girano solo con italiani (i sardi poi girano solo coi sardi).
2. Sanno tutto dell’Italia, in particolare di Berlusconi e della sua vita sessuale. Se ne sono andati per non sentirne più parlare e poi evidentemente gli è venuta nostalgia.
3. Hanno freddo. Vivono in paesi in cui spesso non sorge nemmeno il sole. Stanno morendo di freddo, ma non lo ammetteranno mai. Mai.
4. Mangiano da schifo. Pesce affumicato, wurstel, orsetti gommosi, patate fritte. I più fortunati trovano un asporto cinese o un kebabbaro. Cercano disperatamente una pizza decente, alcuni giurano anche di averla trovata. Ma stanno mentendo.
5. Fanno lavori del cavolo che in Italia non avrebbero mai fatto. Se ne sono andati al grido di “Non posso stare in Italia a pulire dei cessi, ho una laurea io!” e ora puliscono cessi a Nantes. Che vuoi mettere un cesso di Nantes contro un cesso di San Lazzaro di Savena!?
6. Fregano. Sì, proprio come gli italiani qua, non pagano il biglietto del tram, passano con il rosso, cercano in ogni modo di evadere le tasse. E si credono ancora più furbi perché anche se sono in un paese “serio” e “europeo” riescono a farla franca.
7. La nota più dolente. Non possono più tornare in Italia senza un senso di fastidio. Non tanto per il fatto di essere in un paese allo sbando, ma perché non potrebbero mai ammettere di aver scoperto di essere anche loro solo degli italiani.
Ps: il contenuto di questo post è dettato prevalentemente da un sentimento che alcuni mi dicono chiamarsi invidia. Molti dei miei migliori amici vivono oggi a Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Monaco, Barcellona. Ho per altro scoperto con grande stupore che leggono anche le cose che scrivo quindi: Volevo dirvi che vi voglio molto bene e non parlavo assolutamente di voi. Davvero. Poi ve lo dico di chi stavo parlando. Ma in privato. Quando tornate per le prossime feste. 


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Venite, venite in Brasile! Qui la gente sa come trattarvi e offrono delle condizioni speciali per i turisti.

Preços absurdos assustam moradores e visitantes do Rio

Este é um verão de preços quentes, no Rio de Janeiro. Em alguns casos, chegam a ser absurdos.

É olhar para o cardápio e a reação é quase uma unanimidade. “É um absurdo”, diz um cliente. E para ilustrar esse espanto, aí vai: Em um restaurante, em Copacabana, um omelete de camarões grandes custa R$ 99,10. A receita leva seis camarões e quatro ovos. “Devem ser ovos de ouro. Da galinha dos ovos de ouro, eu acho”, brinca uma mulher.

Em um restaurante no Rockfeller Center, em Nova York, também tem omelete com camarões. Mas custa US$ 16,32, o equivalente a R$ 39,54.

Voltando para o Rio, a gente foi conferir o misto quente em uma lanchonete. Está no cardápio: o de pão de forma custa R$ 17,40. Já o croissant, com o mesmo recheio de queijo e presunto, R$ 25.90.

“R$ 5 já era um preço mais ou menos”, avalia um homem.

A gente comparou com o preço na terra do croissant, Paris. O francês não tem recheio e não passa de 1 euro, R$ 3,11.

De volta aos preços cariocas, é a vez do sorvete. Uma bola, R$ 10. “Pra custar R$ 10 tinha que ser 3 bolinhas pra frente”, comenta uma mulher.

Comer uma porção de seis pastéis com vista para o mar do Arpoador, sai por R$ 38 o de camarão e R$ 36 o de queijo.

O suco de frutas no Rio também assusta o freguês. Um copo de 500 ml de suco de melancia, R$ 11,10.

O JN foi até uma feira para saber qual a quantidade de melancia é possível comprar com R$ 11,10. São 5 quilos da fruta, que rendem até 12 copos de suco.

Uma porção de batata frita a R$ 30, cobrados em um quiosque, também é demais.

“Uma saca de batata com 50 quilos é R$ 35, R$40, diz um homem. Em Londres, uma porção de batatas fritas custa 3,90 libras, R$15,58.

A indignação com preços abusivos foi parar nas redes sociais. A primeira reclamação foi feita por duas amigas: R$ 20 por um picolé na praia. Em 24 horas já eram mais de 50 mil curtidas.

O passo seguinte foi criar um espaço pra que todos denunciassem os preços abusivos. “O que a gente está propondo através do site é que você não apenas reclame. É que você não pague, compreende? Porque se o preço é caro, você acha que o preço é caro, você não pague por ele. É isso”, afirma jornalista Andrea Cals.

E numa brincadeira, a moeda para fazer compras no Rio foi batizada de “Surreal”.

“Está de doer o bolso”, completa uma senhora.

Fonte: G1
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