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mercoledì 30 ottobre 2013


Un interessante progetto italiano sulla sanità pubblica: frutto di oltre due anni di lavoro, il portale “Dove e come mi curo” mappa ben 1233 strutture sparse per il territorio italiano tra ospedali, case di cura accreditate e presidi ospedalieri e considera complessivamente 50 indicatori chiave per misurarne la performance. Dal sito si legge: «Nel nostro Paese, tra i siti disponibili e relativi al settore sanitario, mancava un sito che permettesse al cittadino/paziente di poter scegliere in prima persona la struttura d’assistenza migliore per il suo bisogno di salute, “migliore” secondo criteri scientifici di qualità universalmente condivisi. Per questo motivo è nato “Dove e come mi curo». Non so quanto possa essere utile nella vita pratica (per un ammalato di Lecce andare a curarsi a Milano penso che sia un problema) ma trovo quest'idea molto interessante.

Sono gli ospedali del Nord e in particolare della Lombardia, quelli che - in base a una serie di misure di performance e indicatori di qualità - erogano l’assistenza sanitaria migliore: infatti la Regione che vanta più ospedali nei primi posti delle classifiche delle strutture sanitarie migliori in Italia è proprio la Lombardia, classifiche che riguardano molti aspetti determinanti dell’assistenza misurati attraverso indicatori di qualità riconosciuti a livello internazionale come la mortalità a trenta giorni dal ricovero per un infarto cardiaco o per un ictus, oppure in seguito ad un intervento per rimuovere un tumore.  
Nel dettaglio, sono tre lombardi e uno laziale gli ospedali che si aggiudicano, pari merito, il “medagliere” (cioè chi sale più spesso sul podio dei primi tre classificati per 17 principali indicatori di qualità): Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale di Magenta (Mi), il Centro Cardiologico Monzino di Milano e l’Azienda ospedaliera S. Andrea di Roma. Sono questi alcuni dei dati che emergono interrogando il portale “Dove e come mi curo”, presentato a Roma in un incontro con la stampa, un progetto di public reporting in sanità unico nel suo genere in Italia, coordinato dal Professor Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica - Policlinico A. Gemelli di Roma.  
Frutto di oltre due anni di lavoro, il portale “Dove e come mi curo” mappa ben 1233 strutture sparse per il territorio italiano tra ospedali, case di cura accreditate e presidi ospedalieri e considera complessivamente 50 indicatori chiave per misurarne la performance. «Nelle scorse settimane si è aperta un’accesa discussione sulle modalità di comunicazione dei risultati delle attività ospedaliere al pubblico - afferma il professor Ricciardi - Non va, però, dimenticato che l’obiettivo vero di un sistema corretto di ’public reporting’, così come è già in uso in altri paesi come la Gran Bretagna, non è tanto di stilare classifiche, ma è quello di fornire ai cittadini informazioni rigorose sulla qualità delle cure e allo stesso tempo di facile comprensione da parte di tutti».  
Va ad esempio alla Lombardia la medaglia d’oro sull’appropriatezza del ricorso al taglio cesareo visto che a fare meno cesarei è l’Ospedale Vittorio Emanuele III presso Carate Brianza (4,68 %). Lombardi sono pure gli ospedali presenti sui gradini più bassi del podio per questo indicatore, Ospedale di Circolo A. Manzoni - Lecco (8,06%) e Ospedale di Magenta - Milano (8,12%). Quarto e quinto posto se li aggiudica sempre la Lombardia con Ospedale dei bambini V. Buzzi - Milano (8,15%) e Ospedale città di Sesto S. Giovanni (8,20%). Per questo dato una media nazionale è di 26,27%.  

Si trovano sempre in Lombardia i primi quattro ospedali con i valori più bassi di pazienti con frattura del collo del femore deceduti entro 30 giorni dal ricovero (indice di sicurezza e qualità dell’assistenza fornita): Ospedale CTO - Centro Traumatologico Ortopedico di Milano, l’Ospedale di Magenta (Mi), l’Ospedale Generale Provinciale - Saronno, l’Ospedale di Circolo - Abbiategrasso.  
Al quinto posto un ospedale del Piemonte: l’Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (To). «Lo scopo doveecomemicuro.it, è quello di far conoscere ai cittadini che realtà eccellenti, nonostante un evidente squilibrio geografico, vi sono in tutto il Paese e che spesso non è necessario intraprendere lunghi e costosi spostamenti per trovare servizi che magari sono molto più vicini di quanto si creda - afferma il professor Walter Ricciardi, coordinatore del comitato scientifico del motore di ricerca -. Speriamo inoltre che la nostra attività sia il primo passo verso un sistema sanitario più trasparente, che sappia comunicare meglio i propri tantissimi punti forti e correggere i propri punti deboli, anche con la collaborazione dei cittadini».  
«I dati sulla qualità dei servizi e la capacità di elaborarli in Italia ci sono forse più che in altri Paesi - conclude il professor Ricciardi -, quello che spesso manca è la capacità e, talvolta, il coraggio, di prendere decisioni difficili e spesso dolorose basate su quei dati, ma che non sono ormai più rinviabili in un Paese che deve fare i conti con risorse sempre più scarse e bisogni sempre più forti e che se non lo fa subito è destinato a esportare, non solo i bei prodotti del Made in Italy, ma anche i cittadini in cerca di cure. E questo è un tipo di export che dovremmo e vorremmo evitare».  
Fonte: La Stampa
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martedì 29 ottobre 2013


Una buona notizia qui in Brasile (ogni tanto succede): hanno fatto una proposta per modificare il Codice dei Consumatori. Se sarà approvata, sia dal Senato che dalla Camera dei Deputati, le banche e le società finanziarie saranno responsabili nel caso un cliente non potrà pagare. Inoltre saranno vietate tutte quelle false pubblicità tipo “Sem Juros” (per conto mio una delle più grandi truffe legalizzate del pianeta), le rate del finanziamento non potranno superare il 30% del reddito e altre migliorie.

Congresso vota mudanças no Código de Defesa do Consumidor
Bancos podem se responsabilizar por serviços para quem não pode pagar. A concessão de empréstimo consignado também terá de ser mais rígida.

Os bancos e as financeiras poderão ser responsabilizados se emprestarem dinheiro para quem não pode pagar. Essa é uma das propostas que estão em discussão no Senado para modernizar o código de defesa do consumidor, criado há 23 anos.

A propaganda que utilizar expressões como "sem juros”, “sem taxas” ou “gratuito" para atrair o cliente, será considerada abusiva. A proposta é uma entre as muitas incluídas em um projeto do Senado que vai atualizar o Código de Defesa do Consumidor.

O código foi criado há 23 anos. Apesar de ser considerado avançado em relação ao de outros países, precisa ser modernizado.

Um tema atual e que aflige milhares de brasileiros vai ser tratado no código: o superendividamento. A concessão de empréstimo consignado terá de ser mais rígida.

A proposta estabelece que o valor das parcelas não pode ultrapassar 30% da renda líquida, como já acontece com aposentados, pensionistas e funcionários públicos, e determina ainda que bancos e financeiras avaliem com rigor a condição de o consumidor pagar a dívida.

Eles passariam a ser corresponsáveis pelo crédito e teriam de rever prazo de pagamento, valores das multas e dos juros, caso tenham emprestado dinheiro para quem não tinha condição de honrar o pagamento e atrasou as parcelas. “Em resumo, a responsabilidade é compartilhada entre quem oferece o credito e entre quem pega o crédito”, explica o senador Ricardo Ferraço (PMDB – ES), relator do projeto.

O comercio eletrônico, que nem existia quando o código foi criado, vai ganhar um capítulo. O prazo de arrependimento da compra feita pela internet vai passar de sete para quatorze dias.

Mudanças também na garantia legal de produtos e serviços, que hoje costuma ser em média de um ano e passaria para dois anos. O Procons também ganham mais poderes na aplicação de medidas punitivas.

Paulo Roque, especialista em direito do consumidor, diz que as mudanças só vão dar resultado se a fiscalização for eficiente. “É importante o estado se preparar melhor para cumprir as determinações do código já existente. E com muito mais razão se preparar ainda mais pra receber as novas mudanças, porque se o estado não fiscalizar essas mudanças não vão surtir efeito".

Depois de aprovado pelo Senado, o projeto ainda tem que passar pela Câmara dos Deputados. Só aí deve ser sancionado ou não pela presidente Dilma Rousseff.

Fonte: G1
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lunedì 28 ottobre 2013


Casa Bahias addio!!

Sueca Ikea estuda abrir lojas no Brasil

A maior empresa do setor de móveis do mundo, a sueca Ikea, informou, pela primeira vez, que considera abrir lojas no Brasil. Presente em 40 países, o grupo fará estudos sobre a entrada no varejo brasileiro. A notícia foi obtida com exclusividade pelo Broadcast, serviço de notícias de em tempo real da Agência Estado.

Ainda não há prazo para a abertura da primeira unidade, mas a companhia já tem um pé no Brasil: um escritório funciona há mais de um ano em Curitiba e cerca de 20 funcionários exibem os primeiros crachás da Ikea Brasil. Após anos de boatos no setor moveleiro, o País finalmente entrou nos planos da Ikea para crescer nos mercados emergentes. ?O grupo Ikea considera o Brasil um potencial mercado futuro e executará estudos preliminares sobre a possibilidade de entrada neste mercado?, informou a empresa ao Broadcast. A companhia enfatiza, porém, que a entrada no varejo ?não será imediata?.

Conhecida por vender móveis com design e preços baixos, a companhia tem olhado com cada vez mais atenção os emergentes. A partir de agora, Índia e Brasil aparecem como os dois próximos grandes desafios da empresa. Os planos para a Índia estão mais avançados.

Em maio, a empresa recebeu autorização do governo local para iniciar um ambicioso plano de abertura de até 25 lojas. A intenção é investir quase US$ 2 bilhões no mercado indiano.
O projeto para o Brasil está em estágio menos avançado, mas a confirmação do interesse pelo mercado nacional marca uma mudança no discurso da empresa, que sempre negou qualquer plano para o País. A América Latina tem sido estudada pelo grupo há pelo menos três anos, quando foi inaugurada a primeira loja na região, na República Dominicana. Nesse período, também foi inaugurada uma filial em Porto Rico.

Executivos da Ikea passaram a apostar mais fichas nos países emergentes após a bem sucedida experiência na Rússia e na China. Inaugurada em 2000, a filial russa já é a quinta que mais vende no mundo e, atualmente, responde por 6% do faturamento global da Ikea.

A China também tem números exuberantes: Pequim tem a loja Ikea mais visitada do mundo. Só em 2011, mais de seis milhões de pessoas passaram pela unidade. Três das cinco maiores lojas Ikea do mundo estão na China. Ao todo, são 14 endereços no mercado chinês e 13 na Rússia.

Um dos desafios da Ikea no Brasil será a receptividade do consumidor à ideia de montar os próprios móveis. Em todo o mundo, a loja é conhecida por oferecer itens que tentam aliar design, simplicidade e principalmente preço baixo. Para isso, a empresa oferece poucas regalias e praticamente tudo que é vendido - de luminárias a sofás - deve ser montado pelo próprio cliente. No Brasil, porém, o setor moveleiro geralmente entrega itens montados na casa do consumidor. Isso ocorre até em lojas que podem ser comparadas à Ikea, como a Tok&Stok e Etna.

A venda dos móveis desmontados é uma marca da Ikea. Isso oferece uma grande vantagem para a empresa que não gasta tempo e dinheiro com a montagem dos produtos. A Ikea foi fundada em 1947 no interior da Suécia por Ingvar Kamprad, que já foi o quarto homem mais rico do mundo e se aposentou em junho com 87 anos. Relatos na imprensa sueca dizem que Kamprad dirigia até pouco tempo atrás um Volvo ano 1993 e só viaja de classe econômica.

A Ikea escolheu a cidade de Curitiba como seu primeiro endereço na América do Sul. Na capital paranaense, um escritório da empresa sueca funciona há mais de um ano para a compra de móveis na região. Sete fornecedores já têm contrato assinado com a companhia.

Há quase cinco anos, começou a funcionar uma pequena representação comercial da empresa em Curitiba. No começo, os poucos funcionários só compravam madeira bruta, que era enviada diretamente às lojas na América do Norte. Com o tempo, a relação com os fornecedores ficou mais forte e começaram a ser adquiridos itens manufaturados no Brasil. Assim, a representação foi 
elevada ao status de escritório. Os parceiros fornecem basicamente móveis produzidos com o pinho, mas a Ikea diz que ?há potencial para a busca de outros materiais no País?. Os itens comprados pelo escritório paranaense são vendidos principalmente nas filiais da Ikea nos Estados Unidos. As informações são do jornal O Estado de S. Paulo.

Fonte: Estadão
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giovedì 24 ottobre 2013


E questo vale per tutti gli stranieri che vengono in Italia. L'articolo é in inglese ma penso che non ci siano problemi problemi per chi vive in Brasile.

10 Essential Food Rules for Americans in Italy

Italian food culture is probably very different from what you're used to at home. And, since Italians have been perfecting it for over 1,000 years, try going with the wine and olive oil flow instead of fighting against the current when you're in Italy.
1. Don't ask for "fettuccine alfredo" or "spaghetti with meatballs"
They don't exist here. Alfredo is an Italian name, and when I asked my Florentine friends if they really had never heard of "fettuccine alfredo," they responded: "Chi?" (Who?) To get pasta with cream sauce, try any one with panna (cream) listed in the ingredients - just know that you'll never find pollo (chicken), on that same list. Explaining the idea of putting chicken in pasta provokes confused looks and expressions like, "Che schifo!" (How disgusting!) Likewise, spaghetti is not served with meatballs. In Naples, you'll find miniature ones on other types of pasta. Everywhere else, pasta al ragù (with meat sauce) is a common first course, and "polpette" (meatballs), are a typical -- separate -- second course. If you're way ahead of me and already thinking, "I'll just ask for both those things and mix them together," you can certainly do that. But... the original title of this article was "How To Eat In Italy Without Scaring The Italians."
2. Only drink wine or water with a meal
In America, my mom used to open up the fridge come dinnertime and list every drinkable thing inside: "OK, we've got ginger ale, milk, coke, lemonade, bacardi breezers...what do you want?" This would never happen in Italy. The table is usually set with a bottle of sparkling or still water, and a bottle of wine. Cocktails and liquors are reserved for: aperitivi (before-dinner drinks) and digestivi (after dinner drinks). Italians take enjoying the flavor of food very seriously; and you have to admit, drinking peach ice tea with rosemary lamb chops has to mess with your taste buds. One exception is pizza, to which Coke and beer are acceptable compliments -- but a single glass; no refills.
3. Don't eat eggs in the morning
The quintessential Italian breakfast is a strong espresso and a sweet pastry. Mix up some scrambled eggs to start your day, and your Italian roommates will watch as if you're building a spaceship on their stovetop. In Italy, eggs are usually eaten hard-boiled on a lunchtime salad or sandwich, or as a frittata (open-faced omelet) for dinner. If you're dying for a salty breakfast, try a ham and cheese toast (you guessed it, a toasted sandwich) at a local bar (in Italy, a café is called a "caffè" or "bar"), or escape to American paradise, The Diner, where you can find sausages, omelets and bacon on the menu.
4. Do drink cappuccino in the morning
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The giant cappuccino at Moyo Bar in Florence, Italy

...with your (non-egg) breakfast, and not as an accompaniment or finish to other meals. A sure-fire way to be immediately labeled "foreign" is ordering up a pizza and a cappuccino. If you want to fit in, wean yourself off frothy milk and get used to black espresso, which Italians drink after eating, all day long. Or, feed your cappuccino habit with one of the giant, almost bowl-sized ones at Moyo Bar in the morning, and ride the high for the rest of the day.
5. Know what a "peperoni pizza" is
Duh! Little red meat circles on a pizza! ...Right? In some countries, yes. But in Italy, "peperoni" (one "p") is Italian for the plural of bell pepper. So if it's "pepperoni" (double "p") you want and not strips of red or yellow vegetables, check the menu for "pizza al salamino," "pizza diavola," or "pizza calabrese" - just be prepared for some spiciness.
6. Peel your fruits and vegetables
Italians peel fruits and vegetables normally enjoyed with the skin on in other countries: apples, pears, sometimes peaches, carrots, cucumbers, potatoes; and even they don't know exactly why. I've heard, "It's healthier," "The pesticides will make you sick if you don't," and "It tastes better," but I think it's mostly tradition. And why peelers are sold in Italy, Italians prefer good old-fashioned knives. If you eat unpeeled produce in front of them, they might just take it out of your hand, remove the skin in one perfect spiral, and slice it into uniform wedges with the speed and dexterity of a sushi chef. In fact, one of my most embarrassing moments (and I have a lot to choose from) was trying to peel a pear at the dinner table while my Italian friend's parents watched.
7. Don't ask for salad dressing
...reach for the olive oil and vinegar. If you want to be pointed in the direction of the salad dressing aisle at the grocery store, you'll get blank looks (because there isn't one). Some tourist restaurants have "ranch" and "french dressing," which taste like anything but ranch and french dressing. It's best to begin an amateur mixologist career, finding the perfect balance of oil and vinegar for your palette. Sound a little boring? You probably haven't tasted authentic Italian olio e aceto (oil and vinegar); the varieties are endless and the flavors intense. Opt for a cloudy, green oil and pay a little extra for an aged, balsamic vinegar, and you might just write off other (less healthy) dressings for life.
8. Use condiments sparingly
Olive oil is the only real Italian condiment. All the rest came from some other place and show up at grocery stores on the same shelf as exotic food. But "exotic" will not be the word Italians use to describe you putting ranch dressing on your pizza, ketchup on your potatoes, and mayonnaise on your sandwich, to their friends. People in Italy like to enjoy the exceptional flavor of what they're eating (which is usually handmade, or picked that day), and not mask it with other toppings. If they're eating chicken, they want to taste chicken, not barbecue sauce. A condiment (read: olive oil) should enhance flavors, never cover them up.
9. Take time to enjoy your food
Eating is not a race, and a bowl of cereal in front of late-night TV is not a dinner. It's not uncommon for Italians to spend an hour preparing a meal and even more time savoring every bite. And when eating out: service is slow, courses are many, and it's highly unlikely that a waiter will ever tell you they "need your table." Block off large chunks of time in your agenda for eating. Italian food is unbelievably good and so worthy of "wasting" a few hours; sitting at a table is so much nicer that running around town with a sandwich in your hand. Relax! You're in Italy! You can mail that letter and drop off your laundry...tomorrow.
10. Wait to eat plain bread with your meal
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"Fa la scarpetta!" (Do the little shoe!) Italian for: using bread to mop up food

Can't wait to show Italy how Italian you are by sitting down at your first ristorante, pouring some olive oil and vinegar on your plate, sprinkling it with Parmesan cheese and dipping your bread inside? Save it for the Olive Garden, because, like that restaurant, it's actually not Italian at all. Visitors to Florence often complain about the flavor of plain Tuscan bread, as it's made without salt. But that's just because they don't know that in Italy, table bread is more of a utensil than an eat-alone food. It's often used as the main tool to fare la scarpetta (do the little shoe): the action of mopping up any delicious-ness left on your plate after a meal, or whatever your fork can't pick up during one.
*Interesting fact: Fare la scarpetta (do the little shoe)'s origin came from one of three things: 1) An old word similar to "scarpetta" that was used to describe someone who didn't have enough food 2) That bread picking up food off a plate is similar to they way the sole of a shoe picks up things off the ground 3) That using bread to scrape up food off a plate smashes it into a shape that somewhat resembles a shoe. (I choose to believe #3 because of this video). Also, our Italian readers (Ciao, belli!) want me to warn you that while the scarpetta is 100 percent welcome at home, it's arguably not the most polite demonstration at nice restaurants or in front of people you care about impressing.
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mercoledì 23 ottobre 2013


Molte persone mi chiedono per quale motivo non faccio un plano de saude. I motivi sono molti. Il primo è il prezzo elevato. Un plano con la Unimed, forse il più famoso operatore in questo campo qui in Brasile, per me, mia moglie e mia figlia mi costa 747,20 R$, decisamente troppi per il mio reddito. Sicuramente ci saranno planos più economici, ma siamo sempre intorno ai 500/600 R$ al mese.

Il secondo motivo è che, pur pagando così tanto, questo plano non mi dà la sicurezza di ricevere i servizi adeguati alla situazione. Faccio un esempio: quando ero in Italia, se mi sentivo male, andavo dal mio medico di famiglia e questi, a seconda del problema, mi prescriveva un farmaco o un esame. Per fare un esame andavo all'ospedale o in un ambulatorio, pagavo un ticket e nel giro di un po’ di tempo, che variava da una settimana a un mese avevo il risultato in mano. Nel caso avessi bisogno di una urgenza, andavo al Pronto Soccorso dove, dopo ulteriori esami, avrebbero diagnosticato il problema e curato.

(Sono obbligato ad aprire una parentesi: le situazioni che ho sopra descritto sono reali, da me vissute, ma sappiamo benissimo che non funziona così in tutta l’Italia. Anche nel nostro paese abbiamo strutture mediche pessime e medici che non valgono niente. Ma, per mia fortuna, la sanità pubblica nella zona di Novara e Provincia funzionava bene.)

Qui in Brasile la sanità pubblica funziona diversamente: non pago niente, ma i tempi d’attesa sono estremamente lunghi e la qualità non sempre è soddisfacente. Quindi fare un buon plano de saude è quasi d’obbligo, senonché…

Um terço dos usuários de planos de saúde recorre ao SUS ou paga consulta
Tantos são os problemas e dificuldades enfrentados com planos de saúde no país que 30% dos usuários recorrem ao SUS (Sistema Único de Saúde) ou ao atendimento particular para receber cuidado médico adequado. É o que mostra uma pesquisa da Associação Paulista de Medicina (APM), em parceria com o Datafolha, divulgada nesta quinta-feira (17), às vésperas do Dia do Médico.
Os entrevistados apontaram queixas como a dificuldade para marcar consultas e para realização de exames, cirurgias e procedimentos de maior custo, entre outros pontos.
Questionados sobre a utilização de serviços e a percepção de problemas, 66% dos entrevistados reclamaram de dificuldades em consultas médicas e 47%, na realização de exames. Já o pronto atendimento, terceiro em uso, é o serviço com maior índice de problemas: 80% dos usuários apresentaram queixas.
No item consultas médicas, demora na marcação (52%), médico que saiu do plano (28%), e demora na autorização da consulta (25%) são as queixas mais citadas pelos usuários.
Quando aos exames e diagnósticos, as queixas são recorrentes para demora para marcação (28%), poucas opções de laboratórios e clínicas especializadas (27%), e tempo para autorização do exame ou procedimento (18%).
 
Local de espera lotado é o principal problema apontado pelos usuários do pronto atendimento (74%).  Demora para ser atendido também é um aspecto importante, mencionado por 55% dos usuários. Outras reclamações citadas são demora ou negativa para realização de procedimentos necessários (16%), locais inadequados para receber medicação (13%) e negativa de atendimento (9%).
 
Quarenta e um por cento dos usuários que precisaram ser internados relataram problemas, o que foi projetado para um total de 800 mil pessoas. Do total, 30% reclamaram da falta de opções de hospitais; 12% de dificuldade ou demora para o plano autorizar a internação; e 8% da falta de vaga no hospital procurado.
 
Dos 16% de usuários que passaram por cirurgia, um quarto relatou problemas como a demora na autorização (17%) e falta de cobertura para materiais especiais (9%).
 
Entre os entrevistados, 15% já fizeram alguma reclamação, recurso ou notificação contra o plano de saúde. A negativa para cirurgia foi o motivo mais apontado pelos beneficiários que recorreram à Justiça.
Fonte: UOL

Quindi, pur pagando salato tale servizio, molte persone ricorrono alla sanità pubblica per avvalersi dei loro diritti, e credetemi, se una persona arriva fino a questo punto vuol dire che le cose non vanno affatto bene. Il numero di reclami ai vari operatori di salute è impressionante: la Unimed, negli ultimi sei mesi, ha ricevuto quasi 2000 reclami; la Amil, altro operato famoso, piú di 8000! Non per niente proprio questo mese l’ANS (Agência Nacional de Saúde Suplementar) ha sospeso la vendita di 246 plano de saúde di 26 operatori, proprio per il numero di reclami ricevuti a causa dei ritardi, tempi di attesa lunghi e altri problemi.

A Agência Nacional de Saúde Suplementar (ANS) retomou na última quarta-feira a suspensão da venda de 246 planos de saúde de 26 operadoras, por decisão do Superior Tribunal de Justiça (STJ). A medida anunciada em 20 de agosto havia sido suspensa pela Justiça após ações judiciais de entidades representativas das operadoras.
Os planos de saúde punidos pela ANS tiveram, nos últimos meses até sua suspensão em agosto, um grande número de reclamações relacionadas à negativa de coberturas e ao descumprimento de prazos para a marcação de cirurgias, exames e consultas.
Fonte: Exame

Come se tutto ciò non bastasse, con qualunque plano esiste quello che chiamano “Tempo de Carência”, cioè il tempo che serve prima di poter fare un esame o una operazione, che può variare, sempre come riferimento alla Unimed, dai 30 ai 300 giorni. Significa che se io inizio a pagare oggi e domani mi ammalo, devo aspettare 1 o 2 mesi, o anche di più, prima di poter fare una visita, un esame o una operazione.

Quindi, aldilà dei soldi (che non ho) la voglia di fare un plano di saude è molto scarsa, considerando quello che si legge sui giornali. Sì, è vero, molte volte i giornali mentono o esagerano, ma penso che se l’80% dei brasiliani con un plano de saude ha sporto denuncia contro il proprio operatore, forse qualcosa di vero ci sia. Inoltre mia moglie, pur avendo vissuto per poco tempo in Italia, ha sempre affermato che la sanità pubblica italiana è migliore di qualunque plano di saude del Brasile. Sarà vero? Non lo so. Ma in ogni caso preferisco tenermi 700 R$ in tasca che pagare per avere un servizio che não presta.



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martedì 22 ottobre 2013


E in questo Brasile così aperto e liberale...

Projeto de lei quer direito de igrejas de não atender homossexuais ou quem discordar de suas crenças

Um projeto de lei que promove a garantia de que padres, pastores ou entidades religiosas possam se negar a atender ou ainda vetar a presença de “pessoas em desacordo com suas crenças” foi aprovado nesta quarta-feira na Comissão de Direitos Humanos da Câmara. Composta em sua maioria por políticos evangélicos e presidida pelo deputado pastor Marco Feliciano (PSC-SP), a comissão aprovou o projeto de lei 1.411/11 do deputado Washington Reis (PMDB-RJ) que quer alterar a lei de 1989 contra a discriminação baseada em raça, cor, etnia, religião ou procedência nacional.

Na prática, os religiosos não poderiam ser enquadrados em leis estaduais e municipais de proteção aos homossexuais, podendo não apenas praticar a condenação dos atos em discursos mas se negar a realizar cerimônias para estes e ainda não aceitar as suas presenças nos templos. Apesar de aparentemente polêmico, o projeto passou com facilidade na comissão de Direitos Humanos e agora segue para a Comissão de Constituição e Justiça.

"Deve-se a devida atenção ao fato da prática homossexual ser descrita em muitas doutrinas religiosas como uma conduta em desacordo com suas crenças. Em razão disso, deve-se assistir a tais organizações religiosas o direito de liberdade de manifestação", afirmou o autor do projeto.

"As organizações religiosas têm reconhecido direito de definir regras próprias de funcionamento e inclusive elencar condutas morais e sociais que devem ser seguidas por seus membros", afirmou o deputado Jair Bolsonaro (PP-RJ), que emitiu relatório a favor do projeto que foi seguido pela comissão.

A discussão promete ser boa, uma vez que o projeto ampara entidades que possuem isenção fiscal a praticarem a acepção de pessoas. Ou seja, são entidades que usam a caridade como bandeira mas exigem o direito de praticar a exclusão. Se no pensamento republicano já parece estranho, pense agora do ponto de vista espiritual. Além de porta vozes e coletores da casa de Deus, eles querem atuar como porteiros, selecionando quem tem direito ou não de praticar a sua fé...

Fonte: LadoA
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lunedì 21 ottobre 2013


Siccome il post sulle manie brasiliane ha avuto un discreto successo (ma anche qualche piccola critica, anche se sinceramente mi aspettavo di peggio) e per una giusta ragione di par condicio, ecco che questa volta andrò a enumerare alcune piccole manie degli italiani. Il problema maggiore, quando si parla di questi argomenti, è riuscire a distinguere una mania da una passione, e una passione da una ossessione. Risulta anche difficile stabilire quando una mania o una abitudine diventa un difetto. E, cosa ancora più difficile, è riconoscere i propri difetti.  Ma, torno a dire, qui, come nel caso delle manie dei brasiliani, non stiamo parlando di difetti, ma di semplici manie quotidiane. Quindi spero che non si inizi una “caccia alle streghe” contro tutti i vizi e difetti degli italiani. L’idea è di mostrare alcune caratteristiche tipiche degli italiani, e mi auguro che mi aiuterete in questa piccola ricerca. Per la verità a me sono venute in mente poche manie, e ho dovuto fare una ricerca su internet per trovare qualcosa. D'altronde, non si sa chi sia, ma qualcuno una volta ha detto: Se non hai un amico che ti avvisi dei tuoi difetti, paga un nemico affinché lo faccia.

GESTICOLARE
Questa è una mania tipica degli italiani. Noi non parliamo solo con le parole, ma anche con le mani, usando gesti per farci capire meglio o per rafforzare un concetto. Questo “secondo linguaggio” come è stato definito, sembra che faccia parte della nostra cultura: “Le culture più antiche e raffinate amano l’espressività dei gesti. In altre culture, la gestualità è invece impacciata, rattrappita, stitica. Corrisponde ad un semplice balbettio. I popoli nordici, composti in genere da individui introversi e dalle poche parole, rifuggono dai gesti corporei perché temono l’estroversione, l’avvicinamento all'altro, il contatto...”. Per chi non conosce questa tipica mania italiana, il New York Times ha preparato una piccola pagina con alcuni tipici gesti degli italiani.

IL CIBO
È una mania mangiare bene? A mio parere no, ma di sicuro per noi italiani il cibo non è solo qualcosa per riempire lo stomaco. Amiamo il cibo, amiamo mangiare bene e la buona tavola. Ci piace curare i nostri cibi, amiamo le tradizioni culinarie delle nostre Regioni e pensiamo (forse a giusta ragione) che la “comida” italiana sia la migliore del mondo. In questo caso, ma penso solo in questo, siamo tanto “ufani” quanto i brasiliani.

MANGIARE IN CASA
È inutile negarlo: molte nostre manie sono legate al cibo. Una di queste è il fatto che adoriamo mangiare in casa. Che sia chiara una cosa: qui sto parlando in generale, quindi è ovvio che troverete italiani senza queste manie, però è indubbio che noi italiani amiamo cucinare, quindi cosa c’è di meglio che invitare in casa qualche amico e mangiare insieme? Quante volte, prima di andare al cinema o in qualche locale, invitavo i miei amici a casa mia per mangiare qualcosa? O quante volte, dopo una serata insieme passata allegramente, si andava a casa di qualcuno per farsi un piatto di spaghetti? E vuoi mettere la cucina della mamma con quella del ristorante?

PASTA
Parlare di “comida” italiana e non parlare della pasta è impossibile. Non so se sia una mania, una passione o una vera e propria ossessione, ma la pasta fa parte di ogni italiano. Io, da buon piemontese, adoro il risotto, ma un piatto di tagliatelle fatte in casa o anche dei semplici maccheroni con pomodoro e basilico (italiano, ovviamente) sono qualcosa di indescrivibile. Per non parlare poi dei ravioli, tortellini, lasagne, cannelloni, ecc. Sì, non c’è che dire, italiano vuol dire pasta.

P.S. avrei voluto aggiungere anche la pizza come mania, ma è una pietanza così popolare, famosa e amata da tutti che non può essere solo una prerogativa italiana.

CAFFÈ
In Italia il caffè è più di una mania. È una passione, un’arte, un piacere da condividere con altri o anche da soli. È quasi d’obbligo, finito di mangiare, prendere un caffè. Aiuta a vincere la tipica sonnolenza che prende dopo un pasto più o meno abbondante. Al mattino è abitudine prendere un caffè al bar, scelto tra innumerevoli varietà di preparazione (ristretto, lungo, schiumato, macchiato, marocchino, corretto, decaffeinato, ecc.), magari accompagnato da un ottimo croissant ancora caldo. A metà mattina, o metà giornata, si beve un caffè per darsi un briciolo di energia in più. Alla sera, dopo mangiato, se non si è troppo sensibili alla caffeina un caffè è d’obbligo. Sì, noi italiani amiamo il caffè, e lo sappiamo fare bene.

AMARO
E dopo una buona cena e un ottimo espresso cosa potremmo aggiungere? Un bicchierino di amaro o di grappa. In Italia, grazie anche al clima temperato e il rilievo montagnoso, vi si producono una grande varietà di amari (o digestivi, chiamateli come volte) usando diverse piante medicinali e aromatiche. Gli amari fanno parte della nostra tradizione. Sono nati nei conventi, dove i frati lasciavano in infusione radici, frutti e piante nell'alcol per estrarne le essenze. Nacquero in tal modo liquori dalle proprietà terapeutiche, somministrati come stimolanti o come digestivi. Erano cioè medicinali e, come tali, prodotti per curare più che per piacere. Con il tempo si cominciò ad apprezzarne il gusto e la combinazione degli ingredienti non fu più concepita solo ai fini dell’impiego farmaceutico, ma anche per ottenere un sapore gradevole.

OSSERVAZIONE: il caffè dopo mangiato, l’amaro e altre piccole manie qui descritte, sono tipicamente italiane. Ma osservate una cosa: mia moglie, brasiliana, fedele amante del suo paese e molto critica verso il mio, col tempo ha imparato ad apprezzare alcune mie piccole manie. Ora anche lei ama bere un caffè dopo mangiato, adora il vino buono, prende un Cynar dopo il caffè, ecc. Questo vuol dire che queste piccole manie non sono cose negative, ma il contrario. Se bere un caffè dopo un pasto fosse una cosa ruim nessuno lo farebbe. Evidentemente, se la maggior parte degli italiani hanno queste abitudini, è perché è piacevole.

VESTIRSI BENE
Se nel mangiare ho dovuto specificare che sto parlando in generale, qui lo devo sottolineare. Gli italiani amano vestirsi bene. Non per niente i migliori stilisti sono italiani. Questo cosa vuol dire, che tutti gli italiani si vestono bene? Certamente no. Che tutti gli italiani si vestono di giacca e cravatta? Nemmeno. Però, come diamo importanza la cibo, così diamo molta importanza ai vestiti. Questo nostro modo di vestire è una delle cose che ho notato immediatamente fin dal primo giorno qui in Brasile. Non me ne vogliano i miei amici brasiliani, non sono qui per criticare, anche perché stiamo parlando di noi italiani, ma le differenze di “stile” fra queste due nazioni sono enormi. E non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche e soprattutto nelle grandi occasioni. Qui in Brasile la gente è più rilassata, meno preoccupata con quello che indossa (oserei dire purtroppo), mentre per noi italiani essere, o cercare di essere, eleganti in ogni occasione è importante.

FERRARI
Le più famose auto sportive sono italiane: Ferrari, Lamborghini, Maserati, Pagani, Alfa Romeo e tante altre, ma la Ferrari… tanto per fare un esempio, nella Formula 1, per noi italiani non ha tanta importanza il pilota, l’importante è che faccia vincere la Ferrari, poi che lui sia italiano, brasiliano o cinese, non ce ne importa molto. Quindi ben vengano auto lussuose e sportive come Lamborghini, Mercedes e altre, ma la Ferrari è nel cuore di tutti gli italiani.

CELLULARE
Non è certamente una mania solo nostra, ma gli italiani usano molto il cellulare. Il problema è che lo usano anche quando non dovrebbero, come al ristorante o in un museo. Secondo una recente ricerca il 97% degli italiani ha e utilizza un cellulare (in Brasile questa percentuale è del 69%). Il bello è che lo usiamo più che altro per mandare SMS. A nostra discolpa posso dire che in Italia i cellulari e smartphone costano poco, quindi è facile comprarne uno o anche di più.

CALCIO
Be’ sì, gli italiani amano il calcio. Penso di essere l’unico italiano non amante di questo sport. Penso che in questo assomigliamo ai brasiliani, anche loro molto appassionati di futebol. Ovviamente c’è chi è un vero e proprio maniaco, chi un semplice appassionato della sua propria squadra, e chi, come me, non ha nessun interesse, a parte quando gioca la Nazionale. In ogni caso il calcio, insieme alle donne e ai motori, è uno degli argomenti più trattati e discussi entro due o più persone.

Bene, a me non viene in mente altro. Spero che anche in questo caso mi aiuterete a migliorare questo piccolo elenco aggiungendo quello che per voi sono manie tipiche italiane, ma che ho dimenticato di includere. Possibilmente senza offendere nessuno, perché l’importante è non prendere troppo sul serio queste cose (blog compreso).


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giovedì 17 ottobre 2013


Non è certo una novità per chi vive in Brasile, e in questo blog ne avevamo parlato già in passato. Una cosa è certa: questo è uno dei paesi più cari al mondo. E non sono l'unico a pensare questo. Già il settimanale inglese The Economist il mese scorso ha pubblicato un articolo intitolandolo "Perché il Brasile è così caro?". Mi fanno ridere quelli che dicono che il Brasile è il paese dell'abbondanza, dove pensano che il semplice fatto di trovare alberi di banane lungo la strada possa fare di questo paese un luogo dove vivere senza tanti problemi economici.

La notizia di questi giorni è stata la futura vendita della consolle della Sony, la PS4, che qui in Brasile costerà circa 4.000 R$. Sì, avete letto bene, quattromila Reais. Lo stesso prodotto, comprandolo negli USA, permette di avere un risparmio di 3.000 R$, dato che verrà venduta a 400 dollari (in Italia costerà 399 Euro). Ma non è certo l'unico prodotto che conviene comprare all'estero. Sappiamo benissimo che qui le automobili, i computer e tutti i prodotti tecnologici sono MOLTO più cari che altrove. Ma anche prodotti di abbigliamento o cosmetici rientrano in questa categoria.

Il quotidiano Estadão ha fatto un piccolo elenco in un articolo dedicato, dove possiamo vedere che un profumo o un paio di tennis, comprati negli USA, permettono di avere un risparmio a volte notevole.

Comprar PS4 no exterior será R$ 3 mil mais barato; compare preço de outros produtos

O anúncio de que o novo Playstation 4 será vendido no Brasil por R$ 4 mil enquanto nos EUA custa US$ 400 chocou alguns brasileiros, mas a diferença de preços não é novidade. Há quem critique as pessoas que ao viajar ao exterior retornam carregadas de pacotes e malas. Com uma diferença de mais de R$ 1.800 no valor de um iPhone 5 e de mais de R$ 3 mil em uma guitarra Gibson, porém, é possível entender o impulso às compras nos freeshops.
Nem o dólar alto torna as compras menos atrativas. Prova disso é que em agosto o gasto em viagens internacionais foi recorde. Atualmente o dólar para turismo está em torno de R$ 2,30. No ano passado, estava em R$ 2,10.
Os impostos pesam na diferença de preços, é claro. São pelo menos sete tributos sobre os importados: Imposto sobre Importação; Imposto sobre Produtos Industrializados; PIS; Cofins; Imposto sobre Serviços de Qualquer Natureza; Imposto sobre Circulação de Mercadorias e Serviços; e Imposto sobre Operações de Câmbio.
No site do Correios, por exemplo, há uma resposta sobre quanto se paga de imposto na compra online de alguns produtos. Sobre um eletrônico que custa US$ 120, tem seguro de US$ 10 e transporte de US$ 20, deverá ser cobrado um imposto de US$ 90, ou seja, 60% do custo total do produto. O tributo do Imposto sobre Importação vale para bens que custem até US$ 3 mil.


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mercoledì 16 ottobre 2013

Un progetto ambientale e sociale per adeguarsi alla nuova politica nazionale sui rifiuti

Non sono dollari, ma sono molto, molto verdi. La Banca centrale del Brasile ha deciso di riciclare il suo denaro: tonnellate di banconote fuoricorso saranno trasformate in concime. Il progetto è frutto di una collaborazione tra la Banca centrale, l’Università federale rurale d’Amazzonia e il governo dello Stato di Pará. Unite al compost di paglia e scarti di frutta e verdura, le banconote ritirate dalla circolazione – dopo essere state opportunamente sforacchiate - andranno a ingrassare le terre dei piccoli coltivatori dello Stato. Secondo analisi preliminari i bigliettoni di real hanno un altissimo potere nutritivo per le terre, addirittura superiore a quello dello sterco di bovino.
TONNELLATE DI MONETA CARTACEA - Grazie all’accordo tecnico-finanziario, è partita la fase sperimentale del progetto, con un investimento di 100 mila real (circa 34 mila euro). La Banca centrale brasiliana– che ha già recapitato 500 chili di biglietti provenienti dalla sua sede di Belém per gli studi preliminari - fornirà ora la prima tonnellata di banconote, da essere triturate e trasformate in composto organico. A regime, si utilizzeranno tutte le 13 tonnellate di banconote che ogni mese fuoriescono dalla circolazione nella regione.
UNA POLITICA SOSTENIBILE - Il progetto rientra nel quadro della nuova Politica nazionale dei rifiuti solidi, che entrerà in vigore nel 2014, e che tra l’altro proibisce di buttare le banconote fuoricorso nelle discariche della spazzatura. È stato promosso anche per la sua valenza sociale, dato che a beneficiarne saranno le comunità di agricoltori che coltivano su scala familiare. Come José Justino Frutuoso, 74 anni, il primo a imparare, nelle sedi dell’Università Federale, i segreti di questo concime così speciale. Insieme ad altri venti agricoltori delle città interne di Capitão Poço e Irituia, è stato tra i primi a ricevere a casa le balle di cartamoneta. «Non avevo mai visto tanti soldi insieme, peccato che fossero bucati!», scherza. Il nuovo, ricco ingrediente del compost permetterà ai contadini di migliorare la qualità del suolo ed eventualmente risparmiare sul costo del letame, che può arrivare a costare fino a 150 real (50 euro) a tonnellata.
NON NUOVO, MA BUONO - L’idea brasiliana non è nuova. A finire in concime furono anche i marchi tedeschi all’arrivo dell’euro. Mescolati a bucce di patate, piuttosto che a quelle della frutta tropicale, i risultati di un simile utilizzo della cartamoneta si sono comunque rivelati ottimi. «Il denaro non cresce sugli alberi», si dice in portoghese. Adesso non è più così vero. I vecchi bigliettoni faranno parte del nutrimento degli alberi, per lo meno, li aiuteranno a crescere.
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sabato 12 ottobre 2013


Secondo una ricerca fatta da Bloomberg il Brasile si colloca all'ultimo posto per il sistema di salute pubblica. C'è proprio da essere orgogliosi di questo paese, non c'è che dire. Ma per molta gente la soluzione a questo problema è molto semplice: basta fare un plano de saude. Allo stesso modo, quando qualcuno critica la violenza in Brasile, avanzano consigli del tipo fare una vita modesta, non uscire la sera, evitare certi quartieri, eccetera, come se vivere prigioniero in casa fosse la soluzione per evitare di venire ammazzato. Ma, come dicono qui, fazer o que? Se certa gente non vuol vedere la realtà non puoi discutere di queste cose con loro.

P.S. L'Italia? Al sesto posto di questa classifica, davanti a paesi come Australia, Svizzera e Svezia.

Sistema de saúde brasileiro fica em último lugar em ranking mundial 

Lista produzida pela Bloomberg analisou 48 países do mundo

Uma pesquisa divulgada pela agência de notícias Bloomberg no dia 19 de agosto colocou o Brasil na última posição entre os sistemas de saúde do mundo inteiro.

O levantamento considerou apenas as nações com populações maiores que 5 milhões, com o PIB per capita superior a 5.000  dólares  e expectativa de vida maior que 70 anos.

Assim, 48 países foram classificados em critérios de expectativa de vida e custo per capita dos tratamentos de saúde. Diante disto, o Brasil ficou na última posição da lista atrás de países como Romênia, Peru e República Dominicana.

De acordo com o documento, os brasileiros possuem uma baixa expectativa média de vida atualmente, em 73,4 anos. Apenas o Irã, a Argélia e a República Dominicana possuem valores piores que os brasileiros, no entanto, nenhum deles ficou abaixo dos 73 anos.

Outro fator relevante que prejudicou a posição brasileira foi o alto custo per capita pago para a se obter qualquer tratamento. Atualmente, uma pessoa gasta em média por ano mais de 1.200 dólares (R$ 2.900) com os cuidados da saúde na Brasil. Em Cuba, que está 20 posições à frente dos brasileiros no índice total, o mesmo custo é pouco maior que US$ 600 (1.400 reais).

O relatório foi feito com base em dados oficiais do Banco Mundial, FMI (Fundo Monetário Internacional) e a OMS (Organização Mundial de Saúde).

Hong Kong, Cingapura, Japão e Israel são respectivamente os quatro primeiros colocados.

Apesar da crise financeira europeia, a Espanha e a Itália vêm em seguida na quinta e na sexta colocação.

Fonte: R7



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giovedì 10 ottobre 2013

Circola in rete una classifica dei 10 paesi con le donne più belle del mondo. Al primo posto si candida il Brasile, seguito dagli Stati Uniti, Australia e per ultimo la Colombia. 

1. Brasil. Sua beleza estética e facial natural chama a atenção.  Embora em alguns países da Europa sua fama não seja das melhores, a mulher brasileira é realmente uma das mais belas do mundo bem representadas por modelos como Alessandra Ambrósio, Adriana Lima e Raica Oliveira.

Questa classifica, reale o finta che sia, è idea comune per molte persone, brasiliani in primis. Quindi quelle che vedrete sono delle tipiche bellezze brasiliane. Sarà che solo io le vedo ridicole?

P.S. come molti sanno, mia moglie è brasiliana, ma non l'ho scelta per il suo bumbum né, da quanto si vede, per la sua cellulite.

Candidatas ao Miss Bumbum Brasil 2013 disputam partida de futebol 














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martedì 8 ottobre 2013


Franco ha bisogno di una visita oculistica. È da molti anni che non va dal medico e i suoi occhiali ormai sono da cambiare. Se fosse in Italia sarebbe semplice: basterebbe andare in qualunque ottico e lì farebbe una visita per vedere se la sua vista è peggiorata. Nel caso volesse una visita più specialistica andrebbe dal suo medico personale il quale gli farebbe una carta per andare alla ASL. Nel caso non volesse aspettare potrebbe sempre andare da qualche oculista privato e fare una visita come Dio comanda, ma siccome non ha soldi né fretta preferisce aspettare.

Ma se Franco fosse in Brasile?

Qui le cose si complicano. Funziona così…

Qui in Brasile gli ottici non possono fare visite oculistiche, ma solo i medici laureati in oftalmologia. Va bene, uno potrebbe dire, che sia un ottico o un medico specialista l'importante è che Franco venga visitato. Ma il problema è che prima di arrivare a questo medico c’è tutto un intricato iter da seguire.

Per prima cosa Franco si reca al “Posto de saude” del suo quartiere. Quando arriva prende un numero (senha), si siede e aspetta… aspetta… aspetta…

Dopo circa mezz'ora la ragazza del bancone chiama il suo numero. Rivolgendosi alla ragazza, Franco dice: “Buongiorno, ho bisogno di fare una visita oculistica perché ci vedo poco”. La ragazza scrive il suo nome su un foglio e risponde “Só aguardar”. Allora Franco si risiede nuovamente e aspetta… aspetta… aspetta…

Passa un’altra mezz'ora e viene chiamato. Dal medico, direte voi. No, da una infermiera. Questa gli chiede quale sia il problema e lui ripete quello che ha detto alla ragazza del bancone. L’infermiera armeggia sul computer e dice: “Possiamo prenotare la visita col medico per mercoledì della settimana prossima alle 9:00, va bene?”. Cosa rispondere? Va bene! Quindi Franco torna a casa e aspetta una settimana.

Il mercoledì prescelto si reca nuovamente al “posto de saude”, prende di nuovo una senha, si siede e aspetta… aspetta… aspetta…

La solita ragazza del bancone gli chiede cosa ha bisogno e lui risponde che ha una visita “marcada” col medico. La ragazza scrive il suo nome su un foglio e gentilmente gli risponde, come da copione, “Só aguardar”. Quindi Franco si siede e aspetta… aspetta… aspetta…

Passano 30/40 minuti e viene chiamato, questa volta da un medico. Franco ripete per l’ennesima volta quale sia il suo problema e il medico prepara un documento (guia) per la visita all'oculista. Finalmente Franco potrà fare gli occhiali nuovi, penserete voi, ma purtroppo non è così.

Col documento in mano Franco si reca in un altro bancone dove una fila immensa aspetta di essere ricevuta. Passa mezz'ora e Franco è ancora in fila. Alla fine riesce a parlare con la ragazza che si occupa di questo (non quella del bancone all'inizio, ma una diversa). Le dà il documento scritto dal medico e questa ragazza, anche lei dopo aver armeggiato sul computer, gli dice candidamente: “La chiameremo quando ci sarà posto dall'oculista per fare la visita”.

Quindi dopo una settimana e un’eternità di tempo aspettando inutilmente, Franco non sa ancora quando potrà fare questa benedetta visita e cambiare gli occhiali. Previsioni per la visita? Due o tre mesi se va bene.

E questo solo per sapere se la sua vista è peggiorata. È dal mese di aprile che Franco (cioè io) sta aspettando una visita da un neurologo e un cardiologo, ma finora ancora niente.

Certo, se andassi da un medico privato questa procedura si potrebbe evitare, ma non ho la possibilità di pagare 500/600 R$ più esami vari per avere una cosa che è mia di diritto:

 
“A saúde é direito de todos e dever do Estado, garantido mediante políticas sociais e econômicas que visem à redução do risco de doença e de outros agravos e ao acesso universal e igualitário às ações e serviços para a promoção, proteção e recuperação”.
Constituição Federal de 1988, artigo 196.

Ora sicuramente qualcuno potrà obiettare che in Italia si paga il ticket, mentre qui è gratis. Ma io preferisco pagare una manciata di euro ma fare una visita soddisfacente e in breve tempo. Per esempio al M.O.D. di Torino, una clinica privata, fare un OCT (Tomografia a Coerenza Ottica), una delle più recenti tecniche diagnostiche adottata per molte patologie oculari, costa 50 Euro. Il ticket per una visita da un oculista della ASL costa circa 30 euro. Per il neurologo idem. Quindi a queste persone che pensano che il sistema nazionale della salute pubblica italiana sia uno schifo posso solo dire una cosa: ma andate a cagare!


Viva l’Italia!
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domenica 6 ottobre 2013


Questo è un elenco personale di quello che penso che siano delle piccole manie quotidiane dei brasiliani. Senza malizia o cattiveria, solo per mostrare quello che vedo tutti i giorni. Iniziamo dalla cucina.

FRULLATORE
È difficile trovare una ricetta brasiliana senza che si dica di usare un frullatore (liquidificador). Che tu debba triturare, grattugiare o spremere, sempre ti consigliano di usare un frullatore. Devi fare una torta? Usa il frullatore. Devi tritare delle mandorle? Usa il frullatore. Devi grattugiare una carota? Usa sempre il frullatore. Da noi in Italia si usano vari elettrodomestici per cucinare, ma siamo abituati ad usare le mani. Io ho un frullatore e una piccola impastatrice (batedeira) ma non li uso quasi mai. Preferisco il vecchio sistema col cucchiaio di legno e olio di gomito. D'altronde, l’espressione “mani in pasta” è tipicamente italiana.

BILANCIA
Qui quasi nessuno usa la bilancia. I metodi di misura sono le xicara (tazza da tè) e colher (cucchiaio). Quindi nelle ricette brasiliane troverete qualcosa come “1 xicara de farinha de trigo” o “2 colheres de azeite” o anche “3 colheres de chá de açúcar”.  E visto che parliamo di ricette, non possiamo non menzionare una delle manie preferite dei brasiliani:

LATTE CONDENSATO
Iniziamo col dire che i gusti degli altri non li discuto (anche se avrei molto da dire) però che qui si usi il latte condensato a sproposito è vero. I brasiliani non riescono a fare una crema senza usare questo ingrediente. Se noi italiani usiamo uova e zucchero per fare una deliziosa crema pasticcera, qui usano latte condensato con aggiunta di zucchero, cioccolato in polvere e altre amenità, così da formare un intruglio dolciastro e nauseante. Torno a dire, i gusti non li discuto (anche se sembra il contrario) ma quando si esagera si esagera!

CHURRASCO
Parlare di churrasco in Brasile è come parlare di novelas: è qualcosa di sacro, intoccabile. Però… a me piace la carne alla griglia e la trovo più salutare di quella cucinata normalmente, dato l’assenza, o quasi, di uso di grassi. E penso che andare in una churrascaria sia una delle migliori esperienze da fare almeno una volta nella vita. Qui il churrasco è quasi legge, nel senso che praticamente ogni domenica la gente si riunisce per mangiare insieme della buona carne cotta sulla brace. Il problema è che per me “mangiare” vuol dire preparare qualcosa di commestibile e sedermi tranquillo a tavola, proprio per gustare in santa pace quello che mi piace. Qui è diverso, nel senso che se, per esempio, fanno una costoletta alla griglia, quando è pronta la tagliano a piccoli pezzi e ognuno prende con le mani o uno stecchino qualche pedacinhos e mangia. L’idea di sedersi comodamente a tavola e accompagnare una bella bistecca con, che so, una insalata, non è della cultura dei brasiliani. Per carità, quando vai a mangiare in una churrascaria è completamente diverso, essendo un ristorante, ma se sarete invitati, come spesso avviene, a un churrasco in famiglia, aspettatevi delle cose diverse che in Italia. E d'altronde non potrebbe essere diversamente. Ah, dimenticavo: per i brasiliani il churrasco è la miglior comida del mondo, ma di questo ne parleremo più avanti.

BIBITE GELATE
Allora… siamo in un paese tropicale, dove la temperatura media è di 30° tutto l’anno, quindi ben vengano le bibite fresche. Il problema è che, come sempre, qui in Brasile si esagera. Qui non esiste il termine “fresco”. Qui è o calda o gelata. E quando dico gelata intendo proprio… GELATA! È un vero peccato questo, perché a mio avviso una Coca o, peggio ancora, una birra troppo fredda toglie il gusto alla bevanda e diventa più difficile da assaporare. Sarà perché sono italiano, quindi so per principio che, per esempio, alcuni vini vanno serviti a 4°, altri a 8° o 14°. Quindi quest’idea che tutto deve essere GELATO non mi convince. Ma de gustibus

E per finire in campo di comida, non possiamo non menzionare il fatto che i brasiliani siano, almeno penso, l’unico popolo che usa le posate al contrario. È vero che in questo modo mangiare arroz e feijao risulta più comodo, però mi sembra che riso e fagioli si mangino anche in altri paesi, eppure nessuno usa le posate come fanno qui. Non è certamente una critica, ma solo una curiosità che si noterete fin dal primo giorno che arriverete in Brasile.

BERMUDA E BONÉ
È la divisa tipica dei giovani, ma non solo, brasiliani. Li puoi riconoscere in qualunque parte del mondo. Per quanto riguarda i bermuda nulla da ridire, sempre a causa del clima tropicale. Però a volte mi sembra di essere in spiaggia invece che in centro città. E se non mettono i bermuda allora usano i jeans. Pantaloni classici, quelli “social” qui si usano poco. I brasiliani sono un popolo molto casual. Il boné, che non è nient’altro che il cappellino da tennis, è sempre usato, anche in casa o al ristorante. Verrebbe voglia di dirgli che l’etichetta non prevede un cappello in tavola o dentro casa, ma è meglio lasciar stare.

PANTACOLLANT
E se gli uomini usano i bermuda, le donne, per la gran maggioranza, usano i pantacollant, o leggins. Ora, da uomo a uomo, finché vediamo una bella ragazza giovane con un bel fondoschiena indossare uno di questi abbigliamenti, ben venga. Ma il problema è che qui non hanno “vergonha na cara” e di conseguenza è facile vedere donne di qualunque età, peso o corporatura indossando questi tipici pantaloni.

SCARPE DA TENNIS
Abbiamo detto che i brasiliani sono molto casual, quindi quali potrebbero essere le scarpe ideali? Sicuramente i tennis! Uomini, donne, bambine e ragazzi, tutti con tennis. Se non tennis, chinelos. Hanno inventato addirittura un nuovo tipo di scarpe, gli sapatenis (acronimo formato dalle parole "sapatos", cioé scarpe, e "tenis"), cioè dei tennis un poco più “eleganti” e discreti. Ma sempre tennis sono.

CAMICETTE
Altro articolo casual. Da abbinare sempre con i bermuda. È considerato inelegante usare una camicia, anche colorata, con i bermuda, sempre deve essere una camicetta. Anche sul lavoro cosa ti danno? Una bella camicetta con stampato il nome o il logo dell’impresa. Camice? No, troppo impegnative.

CRAVATTA
Penso che i brasiliani siano allergici alle cravatte. Gli unici posti dove le vedo sono in banca, dove diligenti impiegati, ma non tutti, la usano a volte con abbinamenti non sempre azzeccati. Anche se vai a un matrimonio, una cresima o una festa importante, difficilmente vedrai una cravatta.

SHOPPING CENTER
Sono una delle grandi passioni dei brasiliani. La domenica cosa fai, vai a fare un giro in centro? Certo che no. Si va tutti allo Shopping. Hai fame e vuoi mangiare qualcosa, dove vai? Allo Shopping. Hai un incontro con un amico/a, dove vi trovate? Allo Shopping. Forse perché passeggiare per le strade è pericoloso, forse perché le città non offrono punti storici o tipici come in Italia, ma qui si passeggia guardando le vetrine dei negozi nei centri commerciali, non sotto i portici o gallerie come nelle nostre città.

E visto che parliamo di commercio, non possiamo evitare di menzionare due catene di negozi importanti: SHOPTIME e CASA BAHIAS. La prima è famosa perché è sinonimo di qualità (e sulla “verdadeira” qualità dei suoi prodotti avrei molto da dire, ma non è lo scopo di questo post). Però vi assicuro che se dite che quel determinato prodotto l’avete acquistato su Shoptime, di sicuro penseranno che sia ottimo. La seconda, Casa Bahias, è la catena più famosa in assoluto qui in Brasile. Penso che non esista brasiliano, ricco o povero che sia, che non abbia comprato qualcosa in questa loja. E sulla qualità non mi pronuncio.

Altre piccole manie, non inquadrabili nelle categorie sopra descritte, sono:

FACEBOOK
Secondo alcune statistiche, più dell’80% dei brasiliani usano quotidianamente Facebook. Hai mal di pancia? Devi dirlo su Facebook. La tua donna ti ha lasciato? Vai a sfogarti su Facebook. Cerchi un lavoro? Cosa c’è di meglio di Facebook?

MANICURE
I brasiliani sono un popolo molto vanitoso, uomini o donne che siano. Amano curare il proprio corpo e così si vedono palestre, parrucchieri e saloni di bellezza sempre strapieni. Per non parlare poi della enorme vendita di prodotti di bellezza e di igiene personale. Ma una cosa che mi sorprende sempre è la mania delle unghie. Tutte le donne, ma proprio tutte, di qualunque età, vanno regolarmente a fare la manicure e pedicure. Ed è quasi d’obbligo che ogni parrucchiera, anche della più infima categoria, debba avere un servizio di manicure nel suo salone. Caso contrario i suoi affari saranno disastrosi.

DIO
Le espressioni brasiliani sono sempre piene di Deus. Graças a Deus, fica com Deus, Deus te abençoe, ecc.  Trovo engraçado che un popolo così religioso si dimentichi del 2° Comandamento: non nominare il nome di Dio invano.

PESARSI
Tutte, o quasi, le farmacie brasiliane hanno una bilancia. E tutti, o quasi, i brasiliani entrano in farmacia solo per pesarsi. Tanto è gratis!

QUEM FALA?
Una cosa che trovo divertente è quando qualcuno ti telefona. Tu dici “Aló” e loro ti rispondono “Quem fala?” Come chi parla? Sei tu che mi hai telefonato, e non sai a chi? Ah, meu Deus (visto, sto diventando anch'io mezzo brasiliano)!

UFANISMO
Questa è la mania, ma per conto mio un grave difetto, di tutti i brasiliani. Secondo loro il Brasile è il paese migliore del mondo, con la natura più esuberante, le spiagge più belle, le donne migliori, la musica più bella, ecc. Tutto qui, secondo loro, è il meglio che si possa trovare nell'Universo. Questo metodo di pensare, così odioso ai miei occhi, è qualcosa che porta un triste lato di antipatia a questo splendido popolo. Ma non c’è modo di fargli cambiare idea o di spiegargli che esistono posti migliori. Ho già provato in tutti i modi ma non c’è verso. Il Brasile per loro è il centro del mondo.

NEYMAR
Questa non è una mania ma una vera e propria ossessione. Che lui sia un ottimo giocatore non si discute, ma venerarlo quasi come un dio mi sembra esagerato, specialmente adesso che non gioca più per il Santos ma per il Barcellona. Pur non facendo più parte delle squadre nazionali non c’è giorno che passi senza che qualche giornale non parli di lui. Neymar ha fatto questo… Neymar ha fatto quest’altro… sempre a parlare di lui. Capisco che i brasiliani adorino il calcio, ma questo va aldilà di una vera e sana passione.


Bene, per il momento non mi viene in mente nient’altro. Spero che nessun brasiliano si offenda per quello che ho scritto. Vi assicuro che non era mia intenzione criticare o svalorizzare qualcuno. Abraços!
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