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domenica 18 agosto 2013

Il Brasile contro Samsung: lavoratori spremuti come un lime



di Valerio Porcu, 14 agosto, 2013 14:15

Il governo brasiliano chiede i danni a Samsung per aver violato le leggi sul lavoro.

Il ministero del lavoro brasiliano ha denunciato Samsung per avere violato le leggi sul lavoro, danneggiato la salute dei lavoratori e provocato un spesa sostanziosa da parte delle casse pubbliche. L'azienda sudcoreana si è già detta disponibile a collaborare con le autorità del Paese.
Il problema più rilevante sono turni che arrivano a 15 ore, ma anche la velocità di produzione richiesta rappresenta un nodo da sciogliere: 85 secondi per assemblare uno smartphone e 6 secondi per imballarlo porterebbero a fare il triplo dei movimenti al minuto che sarebbero accettabili da un punto di vista medico. Non sorprende quindi che gli operai lamentino mal di schiena, tendiniti e altri problemi.
Gli inquirenti hanno controllato la fabbrica di Manaus nel maggio del 2011 e ancora il maggio scorso, con l'obiettivo di verificare circa 1200 denunce da parte dei lavoratori, eoltre 2000 richieste di assenza per motivi di salute ricevute dalle istituzioni carioca. A tali verifiche ha fatto seguito la denuncia da parte del governo, che ha pagato le spese tramite il sistema di welfare, ma ritiene che il conto debba saldarlo Samsung - avendo violato diverse leggi.
Il governo di Brasilia è quindi intenzionato a chiedere i danni, per un ammontare di poco più di 81 milioni di euro. "Una volta che avremo ricevuto la documentazione, faremo una revisione completa e offriremo completa collaborazione al governo brasiliano. Ci preoccupiamo moltissimo per creare un ambiente di lavoro che assicuri i migliori standard di salute, sicurezza e benessere per i nostri lavoratori in tutto il mondo", ha risposto Samsung con una nota stampa.
Non è comunque la prima volta che Samsung deve affrontare accuse simili, sebbene in passato si sia parlato frequentemente di fabbriche situate in Cina. Un problema che, molti lo ricorderanno, tocca da vicino anche Apple - e a seguire tutte le aziende del settore hi-tech.
Una situazione che, purtroppo, accomuna tutto il settore manifatturiero, che si tratti di smartphone, di abbigliamento o altro. Alcuni ritengono che sia l'inevitabile prezzo da pagare: per avere prodotti economici in una parte del mondo, è necessario che in un'altra qualcuno debba affrontare condizioni inaccettabili, qualche volta quasi inumane. Altri invece credono che questa sia una stortura che va corretta al più presto, e che la soluzione sia ridurre i profitti delle aziende: in altre parole, che si trattino meglio i lavoratori senza aumentare il prezzo finale. Qual è la risposta giusta secondo voi?

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