Adbox

venerdì 21 giugno 2013

Il Brasile in rivolta


Credo che sia impossibile non parlare ancora delle manifestazioni che stanno avvenendo in questo periodo in Brasile. Vedere tutte quelle persone marciare per le vie delle maggiori capitali (e non solo) é qualcosa d'impressionante. Finalmente la Dilma nazionale sembra veramente preoccupata e forse nelle prossime elezioni avremo qualche sorpresa. Nel frattempo leggiamo insieme alcuni articoli tratti da La Stampa su questo argomento.

Il Brasile in rivolta scova le spese folli
di Dilma Rousseff

LAPRESSE
Ancora proteste in piazza a San Paolo contro gli aumenti

Nel mirino i viaggi all'estero 
della Presidenta. Spesi 19 mila dollari per una notte a New York
PAOLO MANZO
SAN PAOLO
Diciannovemila dollari a notte spesi per l’ultima Assemblea generale ONU a New York, 9.437 euro per un paio di linee telefoniche installate a Parigi, la suite messa a disposizione a costo zero dal governo sudafricano nell'ultima riunione dei Brics di Durban rifiutata perché troppo piccola (80 mq balcone escluso), e sostituita. In tutto 94.100 dollari spesi nonostante l’aiuto finanziario offerto dagli stupiti anfitrioni. La presidente Dilma Rousseff è finita nel mirino dei social network per le spese sostenute durante i suoi ultimi viaggi all'estero, nonostante abbia detto di appoggiare le «manifestazioni pacifiche» di chi protesta contro corruzione e servizi pubblici a loro dire «indecenti». 

La miccia l’ha accesa il quotidiano «Folha de Sao Paulo», pubblicando una serie di documenti riservati dell’Itamaraty, la Farnesina brasiliana.  

Naturalmente gli indignati, che anche ieri sono scesi in piazza nelle 80 città più importanti del Brasile numerosi come non mai, non aspettavano altro, dato che uno dei loro chiodi fissi resta la lotta agli sprechi, siano essi legati ai Mondiali di calcio o alla politica. La rete è subito «impazzita», grazie al traino di Anonymous. E leggendo i resoconti diplomatici pubblicati oramai ovunque si scopre che, quando fece uno scalo tecnico ad Atene prima di volare in Cina (aprile 2011), Dilma e il suo entourage costarono all'erario 121.300 dollari e che per acqua e caffè a Cadice, in Spagna, sono usciti 1.920 euro mentre nell'ultimo viaggio lampo in Italia, per incontrare il Papa, 64.600 euro sono volati via solo per affittare auto.  

La «soffiata» della «Folha» non ha fatto piacere alla Presidente perché, oltre a intaccare la sua immagine di paladina anti-povertà (sin dal suo insediamento fu proprio lei a lanciare l’idea di «miseria zero»), ha evidenziato la presenza di almeno una «talpa» all'interno del suo entourage. «Chi ha passato i documenti riservati al quotidiano più diffuso del Brasile? C’è una spaccatura all'interno del partito della presidente e di Lula?», si chiede più di un osservatore. Di certo non ha fatto piacere agli indignati neanche il decreto 8.028 firmato dalla presidente il 14 giugno, meno di 24 ore dopo la selvaggia repressione della Polizia Militare contro la stampa, 15 feriti, due in modo grave. Il decreto ha aumentato del 100 per cento le diarie da corrispondere ai militari e ai dipendenti pubblici coinvolti nella Confederation Cup.  

Qualcuno degli indignati ha già ribattezzato l’aumento «Bolsa Copa», un riferimento ironico al più celebre programma sociale brasiliano, il «Borsa Famiglia». Sarà anche per questo che la popolarità della presidente è scesa dell’8 per cento nell'ultimo mese? Difficile rispondere, l’unica certezza è che gli indignati brasiliani non hanno nessuna intenzione di fermarsi, neanche dopo l’annullamento dell’aumento del trasporto annunciato mercoledì sera. «È solo la prima vittoria di una lunga serie», promettono. 


Brasile, il problema di Dilma: 
questa protesta non ha leader

AFP
Proteste a Salvador de Bahia

La presidente brasiliana ha convocato una riunione d’urgenza, ma non ci sono interlocutori con cui affrontare i temi della rivolta 
EMILIANO GUANELLA
SALVADOR DE BAHIA
Difficile, ormai, concentrarsi solo sul calcio; la protesta si allarga in tutto il Brasile e rischia di travolgere la Confederations Cup. Ieri sera più di un milione di brasiliani sono scesi in strada in ottanta città diverse. Sempre di più e sempre più estese le contestazioni, con sindaci, governatori e esponenti di maggioranza ed opposizione che non sanno letteralmente cosa fare. La manifestazione più grande è stata, questa volta, a Rio de Janeiro con trecentomila persone che si sono riversate in un enorme corteo lungo la centralissima avenida Rio Branco. 

Quasi come se fosse un copione già visto nei giorni scorsi, sono arrivati a fine corteo gli atti vandalici ad opera di una minoranza di poche centinaia di facinorosi che si sono scagliati contro l’edificio del Municipio. La reazione della polizia e del BOPE, il temuto battaglione d’operazioni speciali, è stata molto poco chirurgica, le cariche si sono abbattute su manifestanti pacifici che stavano tornando a casa. A Lapa, il quartiere della movida notturna dove molti si erano spostati dopo il corteo, i poliziotti sono entrati con furia in bar e ristoranti alla ricerca dei violenti. A Brasilia un gruppo di manifestanti ha cercato di entrare nel Palazzo di Itamaraty, sede del ministero degli Esteri, che si trova a fianco del Parlamento e davanti alla sede della Presidenza della Repubblica. 

La politica non trova soluzioni per un conflitto che è destinato a crescere. La presidente Dilma Roussef ha convocato per oggi una riunione d’urgenza del Consiglio dei ministri, ma il principale problema per il governo è l’assenza di interlocutori di un movimento che è nato spontaneo, senza partiti politici, né leader e con richieste molto eterogenee. La decisione presa da diversi sindaci di abbassare il prezzo dei biglietti degli autobus, la richiesta iniziale del movimento, non è bastata a placare gli animi, ma ha dato anzi ancora maggior vigore ad una protesta che punta ora al cuore dei grandi eventi sportivi che il Brasile intende ospitare ad iniziare, appunto, dalla Confederations Cup in corso in questi giorni.  

Ieri sera un gruppo di vandali ha attaccato l’hotel che serve come quartier generale della FIFA a Salvador de Bahia, prendendo a sassate anche due autobus che servono per il trasporto dei funzionari. A Salvador si trova la nazionale italiana che domani dovrà affrontare nell’Arena Fonte Nuova il Brasile di Felipe Scolari. Sui social network, nel frattempo, si moltiplicano le adesioni al corteo del 30 giugno, giorno della finale del torneo al Maracana di Rio De Janeiro: “Venite tutti – si legge – alla finale della Manifestation’s Cup !”. 


In Brasile muore un manifestante
Un milione di persone nelle piazze
Rousseff convoca gabinetto di crisi

REUTERS
Un manifestante a Recife

Scontri e saccheggi in varie città,
le manifestazioni non si fermano.
Il governo prova a correre ai ripari
C’è stato un morto nelle proteste di piazza in Brasile contro le spese per i mondiali di calcio e la corruzione. Un giovane manifestante è deceduto a Riberao Preto, nello Stato di San Paolo, dopo esser stato travolto da una vettura guidata da un uomo che ha sfondato una barricata. La notizia della prima vittima dell’ondata di proteste è arrivata poche ore dopo le nuove massicce manifestazioni in tutto il Paese che hanno visto un milione di persone in piazza in un centinaio di città. 
Il presidente del gigante latinoamericano, Dilma Rousseff, ha convocato d’urgenza un vertice del governo per le 9,30 del mattino (le 14,30 in Italia) e ha rinviato la visita in Giappone in programma da mercoledì a venerdì prossimi. Il Partito dei Lavoratori facente capo alla stessa Rousseff e al suo predecessore, Luiz Inacio `Lula´ da Silva, ha esortato i militanti a unirsi alle proteste, anche se in molti casi sono stati allontanati dagli altri manifestanti. 

Intanto la Fifa ha smentito di aver discusso un’interruzione della Confederations Cup, dopo che i media brasiliani avevano ipotizzato uno stop al torneo calcistico a causa delle proteste di piazza contro il governo. «Fino a questo momento, né la Fifa né il Comitato organizzatore locale hanno mai discusso della possibilità di annullare il torneo», ha fatto sapere in una nota la Federcalcio mondiale. 
Le proteste di giovedì, le più imponenti degli ultimi 20 anni in Brasile, hanno coinvolto San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia, ma anche tante altre città. A Rio è stato dato alle fiamme un pulmino della TV Sbt e cinque tra giornalisti e operatori sono rimasti leggermente feriti. 

A Brasilia decine di migliaia di persone si sono accampate davanti al Parlamento nazionale mentre bombe molotov sono state lanciate contro la sede del ministero degli Esteri. 

A San Salvador de Bahia, terza città del Paese, la folla si è concentrata intorno allo stadio Campo Grande prima della partita Uruguay-Nigeria per la Confederations Cup, i cui enormi costi di allestimento hanno contribuito a esasperare ulteriormente la furia popolare. Molotov sono state lanciate contro il municipio. Malgrado l’atmosfera prevalentemente festosa, drappelli di contestatori hanno bersagliato con pietre e bottiglie gli agenti in assetto anti-sommossa schierati a protezione dell’impianto sportivo: la polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni e ripetute cariche.  


Nessun commento:

Posta un commento