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domenica 30 giugno 2013


Scusate, ma non ho resistito di pubblicare questa notizia ormai nota a tutti. La presidente Dilma non parteciperà alla finale della Copa das Confederções, così come Pelé. La paura di ricevere altri fischi è troppa, e preferisce fare la figura di codarda (cosa sempre attribuita a noi italiani, per chissà quale motivo) che farsi vedere davanti a milioni di persone ricevendo insulti.Abbiamo ancora un anno prima delle prossime elezioni, e una Coppa del Mondo. Vediamo come andrà a finire.

Confederations: niente finale per Dilma
Teme i fischi (e precipita nei sondaggi)

La «presidenta» era stata contestata insieme al presidente della Fifa Blatter alla partita inaugurale a Brasilia

RIO DE JANEIRO - Le due settimane più difficili della vita politica di Dilma Rousseff non si concluderanno con una partita di calcio e un bagno di folla, ma in famiglia a Brasilia, lontana da rischi e riflettori. La presidente del Brasile non sarà presente alla finale con la Spagna, e il motivo è scontato: evitare i possibili fischi degli 80.000 del Maracanã, e il ripetersi di una situazione imbarazzante come quella vissuta a Brasilia, nella cerimonia di apertura della Confederations Cup, quando un lungo buuuu della folla ha accolto lei e il presidente della Fifa, Joseph Blatter.
L'ALTRA COPPA - La decisione avrà anche effetto sul protocollo, perché sarebbe stata la Rousseff a consegnare la coppa al capitano della squadra vincitrice. Quindici giorni da dimenticare per la «presidenta», e roventi per il Brasile. Dai fischi del Mané Garrincha, seguiti alle prime proteste a San Paolo contro gli aumenti nei mezzi pubblici, sono sorte le manifestazioni popolari in tutto il Paese contro il governo e la classe politica. Le città del torneo sono state prese d'assedio in quasi tutte le giornate delle partite, al punto che in Brasile si è iniziata a chiamarla «Copa das manifestações».
MAZZATA - Sabato, infine, la mazzata politica per la donna voluta da Lula alla guida del Paese. Un sondaggio ha rivelato un crollo di ben 27 punti nell'indice di approvazione della Rousseff, che ormai viaggia attorno ad un povero 30 per cento. La sua rielezione, ad ottobre del prossimo anno, non appare affatto scontata come appena poche settimane fa. E in mezzo ci sono ancora i Mondiali di calcio.
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sabato 29 giugno 2013


Ci sarebbero tante notizie da commentare insieme, come il fatto che la presidente Dilma, secondo una ricerca di Datafolha fatta recentemente, grazie a queste settimane di proteste la sua popolarità (intesa come considerazione o stima, e non come notorietà) è scesa dal 57% al 30% e se le elezioni dovessero farle oggi molto probabilmente l'attuale presidente del Brasile dovrebbe affrontare il 2° turno con chissà quali esiti [link]; oppure, parlando di calcio, il fatto che sia lei che Pelé non assisteranno alla finale della Copa das Confederções (e speriamo che anche Ronaldo non faccia il commentatore alla TV) [link1] [link2]; oppure che una certa Walquiria Domingues Leão Rego, professoressa della Unicamp e autrice del libro "Vozes do Bolsa Família" ha dichiarato che la tanto amata dai brasiliani Bolsa Familia dovrebbe diventare un diritto costituzionale, e non un semplice programma sociale [link]. Ma una notizia che mi ha sorpreso, e non in senso buono, è un'altra:

Governo Alckmin acaba com aulas de Geografia, História e Ciências

Il governo dello Stato di São Paulo ha tolto l'insegnamento della storia, della geografia e della scienza nei primi tre anni della scuola elementare. La nuova modalità è parte della prima riforma dei programmi che sarà applicata nelle scuole a tempo pieno.

Gli studenti del 1 ° e 2 °, 3 ° anno avranno 15 lezioni settimanali di portoghese che corrisponde al 60% delle lezioni settimanali, sei lezioni di matematica (25%) e 4 lezioni (15%) di Educazione Fisica e Arti.

Nel 3 ° anno il carico di matematica sale al 40% e scende per la lingua portoghese (al 35%). Solo nel 4° e 5° anno gli studenti potranno imparare la scienza, la storia e la geografia. Il Dipartimento della Pubblica Istruzione sostiene che "l'obiettivo è quello di rendere il curriculum più attraente."

Il risultato presentato dagli studenti nella prova di Saresp per valutare le prestazioni di insegnamento ci mostra che con 18 anni di governo “tucano” il 55,9% degli studenti dell’ottava e nona serie, hanno solo un livello di base nell'apprendimento della lingua portoghese, il 28,5 % sono con un livello minore del basico, il 14% considerato “adeguato” e solo un misero 1,6% dimostrano di avere un livello avanzato.

In matematica gli indici Secretária de Educação do Estado sono anche peggio: 53,2% degli ultimi anni dell’Ensino Fundamental sono al livello di base, il 36,6% al di sotto di questa base. Meno del 10% sono ad un livello adeguato e solo l'1% di tutti gli studenti per l'anno 8 ° e 9° sono considerati di livello avanzato in matematica.

Quando il campionamento è effettuato da liceali la situazione è la stessa. In portoghese il 38,8% degli studenti sono a un livello di base e 34,4% al di sotto di base, il 26,3% sono al livello appropriato e solo il 0,5% a livello avanzato.

In matematica la situazione è anche peggiore: il 55,8% degli studenti sono al di sotto di base e 39,4% ad un livello base. A un livello adeguato solo il 4,5% degli studenti e a un livello avanzato lo 0,3%.
Fonte: Viomundo

Bene (si fa per dire). Con questi dati alla mano, il geniale Governatore dello Stato di São Paulo ha avuto la geniale idea di eliminare storia, geografia e scienze. Come si fa a pensare una cosa come questa? Specialmente in questo paese dove l’educazione scolastica è a livelli assurdi. Tanto per fare un paragone (cosa che la maggior parte delle persone odia e che in parte io approvo, tanto che difficilmente vedrete una paragone negli ultimi post che pubblico da qualche tempo) in Italia le materie degli studenti della Scuola Elementare (o Scuola Primaria, chiamatela come volete) sono:

  • italiano
  • storia
  • geografia
  • matematica
  • scienze
  • tecnologia
  • inglese
  • arte e immagine
  • musica
  • scienze motorie e sportive
  • religione cattolica (disciplina facoltativa)


Queste per i ragazzi dai 6 ai 10 anni. Nelle Scuole medie (o Secondaria di primo grado) sono:

Discipline
I anno
II anno
III anno
9
9
9
6
6
6
2
2
2
3
3
3
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
1
1
1
Approfondimento in materie letterarie
1
1
1
Totale delle ore settimanali
30
30
30
Discipline
I anno
II anno
III anno
15
15
15
9
9
9
2
2
2
3
3
3
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
1
1
1
Approfondimento in una materia a scelta 
2
2
2
Totale delle ore settimanali
40
40
40

A seconda del piano settimanale, che va dalle 30 ore alle 40. E pur studiando tanto, non possiamo dire che gli studenti italiani siano i migliori del mondo. E qui, dove la situazione è BEN più grave, decidono di togliere materie importanti come storia e geografia? Ma fatemi il piacere!


Spero di vedere qualcuno protestare in piazza per queste cose, e non per l’aumento del onibus.

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venerdì 28 giugno 2013


Cose che noi conosciamo bene e che non mancano mai di stupirci. Benché se ne dica, la vita in Brasile è molto cara e alcuni prodotti sono a portata di élite  Tutti danno la colpa alle tasse d'importazione, ma quello che non capisco è come mai, alcuni prodotti fabbricati in Brasile, siano ugualmente molto cari confrontati con quelli europei o americani.

Como era de se esperar, o Xbox One que será vendido no mercado brasileiro é, de longe, o mais caro do mundo. O novo console da Microsoft chega ao mercado local por R$ 2.199, cerca de R$ 1.100 mais caro do que o valor de lançamento nos Estados Unidos, sem impostos.

Xbox One no Brasil é o mais caro do mundo

É justamente aí que está o problema. O chamado “custo Brasil” faz com que eletrônicos importados cheguem ao país por valores absurdos.
O segundo país na lista de que venderá o console com preço mais caro do mundo é a Dinamarca. Por lá, ele custará 3.899 coroas dinamarquesas, que equivale à R$ 1.490. Depois, vem a Suíça, com o valor de 629 francos suíços, equivalente à R$ 1.460.
Na Europa, em geral, o console chega por 499 euros para os países na zona do Euro. O que representa R$ 1.420. Já o Canadá fica com o menor valor do mercado, por 499 dólares canadenses, o equivalente à R$ 1.040. Nos Estados Unidos, sai por US$ 499, equivalente à R$ 1.095.
Fonte: Baboo
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mercoledì 26 giugno 2013


Gli accordi annunciati lunedì 24 dalla presidente Dilma Rousseff per contenere le proteste in Brasile sono state accolte con piena incredulità dal Financial Times.

Martedì scorso, 25, il giornale britannico ha mostrato non solo di non credere nell'efficacia dei cinque piani ma, oltre a criticarli, ha proposto altri cinque più appropriati.

Per prima cosa, vediamo le proposte del Planalto e il parere del giornale su ciascuna:

1. Mantenere la responsabilità fiscale. "Questa è già deteriorata ed è difficile capire come il governo manterrá la linea ora, con una maggiore pressione per servizi migliori."

2. Plebiscito su una Assemblea Costituente esclusiva per le riforme politiche. "Inutile. Il Congresso potrebbe fare la riforma politica, se davvero volesse. La misurasi può perdere nel sistema politico labirintico del Brasile. "

3. Classificare la corruzione come un crimine efferato: "E 'un inizio, ma farà poca differenza senza un buon sistema di lavoro. In Brasile non mancano le buone leggi, è solo una questione di metterle in pratica ".

4. Accelerare gli investimenti in ospedali e cliniche e importare medici stranieri. "In un governo, non è che quello che noi chiamiamo 'sta solo facendo il proprio lavoro'? Comunque, meglio di niente. "

5. Investire 50 miliardi di reais nel trasporto pubblico. "Non avevamo già stabilito che in Brasile il problema non è la quantità di denaro che conta per risolvere un problema, ma piuttosto il modo in cui lo si risolva?"

Ora andiamo a vedere la "lista dei desideri" fornito da FT alla presidente Dilma per migliorare il benessere sociale in Brasile:

1. Ridurre da 39 ministri a solo 15. "Probabilità di successo? Zero. Nella politica brasiliana nessuno vuole stare in opposizione. "

2. Rimodellare la equipe economica per avere piani più ortodossi. "Probabilità di successo? Quasi zero. Sarebbe un guaio per alcuni interessi oscuri. Potrebbe tradursi in una rapida recessione, alla vigilia di un anno elettorale ".

3. Forzare l'uscita dal Congresso dei politici del PT condannati dal Supremo nel processo penale 470. "Probabilità di successo? Vicino allo zero. Dilma non può permettersi di affrontare il nucleo del suo partito ".

4. Riformare la Giustizia per accelerare i processi. "Probabilità di successo? Vicino allo zero. Il Congresso non accetterebbe questo, dato che molti legislatori sono proprio sotto processo ".

5. Ridurre la burocrazia. "Probabilità? Non succederà mai- il Brasile è bloccato in un labirinto ".

Come si avrà notato, il pessimismo del Financial Times è enorme, la probabilità che i loro suggerimenti siano presi sul serio da Dilma sono "vicino allo zero", come ripete e si ripete e si ripete e si ripete e si ripete cinque volte se stesso giornale.

Ma si devono considerare questi suggerimenti? Quale lista è meglio per il popolo?

Fonte: Estadão
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martedì 25 giugno 2013



Il livello di istruzione raggiunto dalla popolazione brasiliana è ancora al di sotto della media dei membri dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), anche se è progredito negli ultimi anni, secondo uno studio pubblicato Martedì da parte dell'ente a Parigi.

Il rapporto Education at a Glance 2013 ha presentato i dati del 2011. Lo studio mostra che il 53% degli adulti di età compresa tra i 25 e i 34 aveva completato l'istruzione secondaria in Brasile questo anno, rispetto al 26% tra le persone di età compresa tra 55-64 anni.

Queste cifre sono al di sotto della media dei 34 paesi membri dell'organizzazione, che indica che il 75% delle persone di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato la scuola media secondaria, contro il 43% per lo stesso segmento della popolazione in Brasile.

L'indice di popolazione con istruzione superiore però è aumentato durante il periodo tra il 2008 e il 2011, ma a un ritmo più lento, l'OCSE ha trovato. Con una media del 12% degli adulti di età compresa tra i 25 e i 64 anni con l'istruzione superiore, nel 2008 il Brasile era al di sotto della media OCSE, dove nel 2011 il tasso è stato del 32%, mentre nei paesi del G20 questo tasso è stato del 26% .

Interessante il tasso di occupazione per gli adulti con istruzione superiore, che è del 85% in Brasile, superiore di due punti alla media OCSE.

Inoltre, il rapporto mette in evidenza che le persone laureate hanno uno stipendio superiore a 157% di coloro che hanno solo il liceo, il che rende il Brasile secondo, dietro Cile. Nella media OCSE, le persone con una laurea hanno una retribuzione del 57% superiore a quelli con solo un diploma di scuola superiore.

Infine, il rapporto rivela che gli investimenti pubblici in istruzione in percentuale del prodotto interno lordo (PIL) è aumentato dal 3,5% del 2000 al 5,6% nel 2010, mentre la media Ocse è stata del 6,3%.

Nel campo dell'istruzione superiore, il Brasile ha raggiunto una spesa pubblica di 0,9% del PIL nel 2010, e la spesa pubblica annuale per studente era allo stesso livello della media OCSE ($ 13.137 dollari).
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lunedì 24 giugno 2013


Penso che chiunque viva in Brasile abbia sentito parlare della ormai famosa "Cura gay". Ma che cos'è? Si tratta di un decreto legislativo che autorizza il trattamento psicologico o terapia per modificare l'orientamento sessuale degli omosessuali. Questo progetto propone la sospensione della validità di due articoli di una risoluzione del Consiglio federale di Psicologia, in vigore dal 1999. Scritto dal deputato João Campos (PSDB-GO), il progetto vuole rimuovere una parte della delibera 1/99, che vieta ai medici professionisti di fare qualunque tipo di terapia per cambiare l'orientamento sessuale e assegnare un carattere patologico per l'omosessualità. È un decreto che sta facendo molto discutere, perché sembra che in questo modo i gay vengano discriminati come "malati" e la omosessualità come una malattia. In ogni caso la questione è piuttosto complicata e trovare informazioni semplici e veritiere non è facile. In un blog brasiliano ho trovato un post su questo argomento e l'ho trovato interessante, quindi questo è quello che c'è da sapere su questa nuova proposta di legge.

1 - Non vi è un disegno di legge che IMPONGA un trattamento sanitario per gli omosessuali in Congresso Nazionale. Non c'è nemmeno una legge ufficiale che tratta l'omosessualità come una malattia.

2 - Il termine "Cura Gay 'trattato attualmente alla Comissão de Direitos Humanos  è derivato da un documento del Conselho Federal de Psicologia del 1999. Ed è su questo documento che sono centrate le discussioni in Congresso.

3 - Il disegno di legge discusso alla Camera non propone "cure gay", ma suggerisce la rimozione di due sezioni di questa risoluzione istituita nel 1999 dal Conselho Federal de Psicologia, che sono: "gli psicologi non collaboreranno con gli eventi ed i servizi che offrono il trattamento e la cura di omosessualità" e "gli psicologi non si pronunceranno, o parteciperanno a dichiarazioni pubbliche, con mezzi di comunicazione di massa, al fine di rafforzare i pregiudizi sociali esistenti in verso gli omosessuali come aventi alcun disturbo psichiatrico. " 

4 - Quello che il Consiglio di Psicologia ha fatto è stato semplicemente chiudere il dibattito su questo tema del tutto vigliaccamente. Concettualizzò la 'cura gay' senza restrizioni del trattamento psicologico. Qualsiasi persona sana di mente non avrebbe sostenuto questo trattamento imposto. Cosa succede se un etero, bisex o gay vogliono un aiuto psicologico? Chi è il CFP per dire agli eterosessuali, bisessuali o gay non possono ottenere aiuto da un professionista?

5 - Chi ha creato la 'cura gay' non è la Camera dei Deputati, ma il Conselho Federal de Psicologia! La contraddizione in questo discorso è evidente. Per caso un eterosessuale che cerca l'aiuto di uno psicologo per assumere il fatto di essere gay e vivere così con la sua nuova condizione si starà curando di qualche malattia? Allora, perché è vero il contrario?

6 - L'eliminazione di questi due termini non implica in alcun modo il perseguimento degli omosessuali da parte dello Stato. Il nodo della discussione è il seguente: un gay, etero o bisessuale insoddisfatto del suo stato può cercare l'aiuto di uno psicologo, o no? E, si badi bene, cercare l'aiuto di uno psicologo a causa di una insoddisfazione non significa che alla fine del trattamento avremo un nuovo etero, gay o bisessuale. Forse sì, forse no. Quello che il Consiglio Federale ha fatto è stato di eliminare la prima opzione. Gays, etero e bisessuali non sono obbligati a cercare psicologi per chiedere aiuto.

7 - Allo stesso modo, come è assurdo ogni tentativo di imporre a qualsiasi persona che sia "curata" della loro sessualità, è del tutto arbitrario e irrispettoso la soppressione del diritto di una persona insoddisfatta con il loro orientamento sessuale, di farsi curare.

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Sembrava l'Eldorado prossimo venturo con tassi di crescita del 3% quest'anno e del 4% nel 2014 ma la corsa potrebbe fermarsi sull'onda delle proteste sociali di massa contro i Mondiali di calcio dell'anno prossimo che si terranno in Brasile. Pare un'assurdità che proprio i brasiliani protestino per una manifestazione di calcio, la religione laica del paese, ma a quanto pare il pallone non è più l'oppio dei popoli. Anzi addirittura i poveri della favelas brasiliane lo contestano come possibile causa del dissesto dei conti pubblici come avvenne per le Olimpiadi greche del 2004. Un azzardo pagato da Atene duramente con l'austerità e sacrifici per tutti in sei anni di recessione di fila. Il Brasile è un Brics in difficoltà con le luci di emergenza accese a bordo strada in attesa di superare il momento difficile.

L'Fmi stima che l'economia indiana crescerà ad un tasso del 5,7% nel 2013 e 6,2% del 2014, a un ritmo più lento di espansione rispetto agli anni precedenti. Le cause del rallentamento dell'elefante indiano sono tutte ascrivibili a meccanismi interni: il Parlamento di New Delhi sembra paralizzato, le riforme economiche sono in stallo prima ancora di decollare, la famosa burocrazia indiana resta molto forte e il governo è spesso afflitto da scandali di corruzione. Qualcuno può dire che una crescita del 5% è un tasso rispettabile, ma non per l'India e la sua enorme popolazione. Insomma un altro Brics in affanno. Un consiglio: meno litigiosità sui lagunari italiani e più cooperazione internazionale.

Una crescita di tutto rispetto dell'8% nel 2013 e dell'8,3 nel 2014 dovrebbe essere considerata un obiettivo di prima grandezza. Ma non certo per la Cina, dove non ci sono solo le forti perplessità internazionali per la validità dei dati economici ufficiali, ma anche il timore che l'economia potrebbe rischiare un rallentamento eccessivo (hard landing) senza che il modello di sviluppo, oggi puntato sull'export e investimenti, possa gradualmente volgere sullo sviluppo anche dei consumi interni. Sullo sfondo c'è anche il rischio ricorrente dello scoppio della bolla immobiliare. La Cina comunque rischia di uscire dai Brics per entrare nel girone delle economie sviluppate.

Arrivano brutti segnali dal Sudafrica. Il gigante del "Continente nero" soffre di un forte rallentamento della crescita economica, una crescita di appena 0,9% nel primo trimestre del 2013. Difficile arrivare al 2,8% annuo previsto dal Fmi. Gli ultimi brutti dati sull'economia sudafricana (rivisitazione al ribasso delle stime di crescita annuale dal 2,7% al 2,4% e il dato sulla produzione manifatturiera del -7% 1° trimestre del 2013) hanno sollevato parecchie preoccupazioni sebbene il Sudafrica sia saldamente l'economia più integrata del continente africano e come tutto il resto del mondo sta risentendo della lunga crisi economica nata nel 2007 negli Usa con i mutui subprime e la chiusura di Lehman Brother. Negli ultimi tempi la Banca centrale del Sudafrica, la South Africa's Reserve Bank ha deciso di mantenere i tassi al 5%, dicendosi preoccupata per il deterioramento delle stime sullo stato dell'economia nazionale. Il presidente Zuma ha affermato che il rallentamento della crescita sudafricana e le turbolenze nell'industria mineraria stanno minacciando il suo programma di sviluppo. Un altro Brics che ha il motore in panne e ha tradito in parte le speranze di maggiore uguaglianza sociale e pari opportunità che aveva sognato Nelson Mandela.

La crisi russa ha preso il posto di quella dell'Eurozona al vertice annuale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo svoltosi un mese fa a Istanbul. In quell'occasione la Bers ha tagliato, a sorpresa, le previsioni di crescita di Mosca su una previsione di calo nelle esportazioni di materie prime aggiungendo che delle misure radicali sono necessarie per convincere le imprese locali e straniere ad investire nel Paese. Quest'anno la Russia dovrebbe crescere dell'1,8% e non del 3,5 stimato solo quattro mesi fa. Un brutto segnale per il presidente Putin sebbene i ricchi russi siano ancora i migliori clienti in Via Montenapoleone a Milano o in Via Condotti a Roma.Consiglio: passare dal meccanico per rivedere il motore che perde colpi.

Senza fare tanto clamore è arrivata ad essere la sedicesima potenza economica del mondo. I Brics dovrebbero introdurre una nuova "I"a quella dell'India, cioè quella dell'Indonesia. Un paese dalla crescita a dri poco impetuosa: 6,3% nel 2013 e 6.4% nel 2014 secondo l'Fmi. Con 240 milioni di abitanti, l'Indonesia è la nazione più popolosa del mondo islamico e, assieme alle Filippine, nazione cattolica, una delle nuovi «tigri asiatiche». Ricca di forti risorse minerarie, ha anche una notevole domanda interna (un asso nella manica che contribuisce per il 65% al Pil), conti pubblici in ordine (il debito pubblico è al 24% del Pil) e un tasso di disoccupazione al 6,7%). Non a caso il team composto da Confindustria-Abi-Unioncamere- Ice ha organizzato recentemente lì la missione di sistema 2013, portando a Giacarta 57 imprese e otto gruppi bancari italiani. Buon lavoro e buona pesca.

Forza Africa, potremmo dire, il futuro è qui. E' qui che troviamo infatti le economie che crescono ai maggiori ritmi globali: il Ghana (8,3% nel 2012; 7,7% nel 2013), l'Etiopia (7%; 7,6%), la Tanzania (6,8%; 7,3%) e il Mozambico (8,4%; 8,0%). La classe media quella che secondo l'economista Premio Nobel Joseph Stiglitz fa fiorire l'economia, come scrive nel suo ultimo libro "the price of ineguality , sta diventando sempre più numerosa e i mercati si estendono con ampi potenziali per gli investitori internazionali. che infatti non stannoa guardare. In mezzo a questi nuovi concorrenti il Ghana, che nel 2011 è stato il Paese che nell'area aveva segnato il maggiore rialzo del continente con un +14% (dovuto soprattutto alla recente produzione di petrolio,l'oro nero), nel 2013 manterrà comunque una crescita solida, oltre il 7%. Un suggerimento per Jim O'Neill, l'inventore dell'acronimo Brics: da Brics a Grics, con la G di Ghana e la I di Indonesia, visto che tutto passa e nulla resta immutato.

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sabato 22 giugno 2013

Sinceramente qualche dubbio ce l'ho, nel senso che noi italiani non siamo razzisti ma abbiamo molti preconcetti. Però fa piacere sentire queste parole da una persona straniera (congolese) che grazie ai suoi sforzi è riuscita a integrarsi bene in Italia, tanto da diventare Ministro dell'Integrazione, primo ministro "nero" della Repubblica italiana. Il fatto che abbia ricevuto insulti e critiche dalla Lega Nord non influisce sul carattere di noi italiani, che conosciamo bene i concetti della Lega.



Ministro Kyenge, ha ragione l' Herald Tribune? Gli italiani sono razzisti? 
«No. L'Italia non è un Paese razzista. È un Paese in cui accadono episodi di razzismo. Sono due cose molto diverse».


C'è più razzismo in altri Paesi europei? 

«Altri Paesi europei hanno una lunga storia prima di colonialismo, poi di immigrazione. Rispetto a loro, l'Italia non ha ancora elaborato una cultura dell'immigrazione e della società multietnica. Qui il fenomeno è stato diverso, molto veloce. Ma non c'è dubbio che nella cultura italiana ci sia l'accoglienza. E nell'anima italiana c'è quel calore che altrove manca».

Com'è stata la sua esperienza di immigrata? 
«Sono arrivata a Roma a 19 anni, per caso. Avevo fatto domanda di iscrizione all'università in vari Paesi, a cominciare da quelli di cui conoscevo la lingua, Francia e Regno Unito; invece mi hanno presa qui. La borsa di studio alla Cattolica però è sfumata. E fin da subito ho avuto modo di verificare la capacità di accoglienza degli italiani».

Dov'è andata a vivere? 
«Mi hanno aiutata un sacerdote di origine ungherese, padre Bekes, un rifugiato politico, e le suore missionarie di Adele Pignatelli, legate alla figura di Luisa Guidotti Mistral, martire in Zimbabwe. Un ambiente straordinario».

Poi si è trasferita in Emilia. 
«La considero la mia terra. A Modena ho trovato ospitalità e anche organizzazione. Molte famiglie immigrate hanno avuto la possibilità di costruirsi una vita e di integrarsi. Certo anche in Emilia ci sono episodi di razzismo: sono frutto di mancanza di conoscenza e di memoria, di quando gli italiani erano un popolo di emigranti. Come medico, però, mi sono inserita facilmente. Mi ha fatto piacere notare che i pazienti mi cercavano per le mie capacità, senza badare alle mie origini».

È vero che lei ha querelato un uomo che l'aveva aggredita? 
«Sì. Era il 2004. Stavo facendo la campagna elettorale, quando un commerciante di trattori mi ha detto di andarmene: pensava fossi una venditrice ambulante. Non riusciva a credere che fossi davvero candidata in una circoscrizione di Modena, minacciava di chiamare la polizia. Quando poi mi ha messo le mani addosso, la polizia l'ho chiamata io. Purtroppo il mio aggressore è morto prima che il processo arrivasse a sentenza».

Sono quelli che la minacciano che devono aver paura... 
«Guardi che è una cosa molto seria. Io paura non ne ho: può scriverlo a caratteri cubitali. Certo non sono rimasta indifferente. Quelli che mi hanno insultata credevano di offendere me; in realtà hanno offeso l'umanità intera. Qualunque persona che rifiuta il razzismo dovrebbe sentirsi chiamata in causa».


Gli insulti sono arrivati dalla destra, talora estrema; ma ci sono stati episodi di intolleranza anche a sinistra. 
«Non è una questione politica, tanto meno partitica. È un'emergenza culturale, cui dobbiamo rispondere con l'educazione, con una campagna di informazione, con il lavoro nelle scuole. Anche i media devono capire che il linguaggio è importante. C'è troppa disinvoltura nel modo in cui si usano le parole e gli stereotipi. C'è una violenza cui io intendo rispondere con il massimo di non violenza».

Lei ha sposato un calabrese. Al Sud come si trova? 
«Mio marito è cresciuto a Modena, ma le sue radici in effetti sono in Calabria. Sono vent'anni che vado là in vacanza, la considero la mia seconda terra. La gente è capace di profonda umanità. Certo dipende da zona a zona, da caso a caso. C'è una cultura da costruire».

Come farlo? Secondo il modello francese, l'assimilazione, o quello inglese, il multiculturalismo?

«In Europa sono stati commessi molti errori, non c'è un sistema perfetto da copiare. Ma io penso che voler assimilare gli immigrati sia uno sbaglio, una mancanza di rispetto verso la persona. Mi interessa di più l'approccio multiculturale, che nei Paesi anglosassoni è stato applicato pure con l' affirmative action».

Vale a dire inserendo le minoranze, anche con un sistema di quote, in settori da cui erano tradizionalmente escluse. Non crede però che in Italia sia già scoppiata una guerra tra poveri, tra gli italiani provati dalla crisi e i nuovi arrivati, per il posto in ospedale, la casa popolare, il lavoro? 
«È un'impostazione sbagliata partire dalle differenze. Io vorrei partire dai diritti e dai doveri. Esistono regole che vanno applicate a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro provenienza e dal colore della loro pelle. È facile alimentare la paura del diverso, attribuirgli la colpa delle difficoltà di questo momento. È difficile far capire che la diversità è una risorsa. Ma dobbiamo farlo».

Balotelli può essere d'aiuto? All'inizio gli urlavano «non esistono negri italiani». Ora è la star della nazionale. 

«È vero, quella di Balotelli è una storia esemplare. Anche se si parla poco di lui come professionista e molto come personaggio».

Secondo lei lo fischiano perché è nero o per i suoi atteggiamenti? 
«Lo fischiano per lo stesso motivo per cui insultano me: perché siamo degli apripista. Lui il primo centravanti nero della nazionale, io la prima ministra nera. Tentano di indebolirci, ma non ci riusciranno».

L'Italia diventerà un Paese multietnico?

«L'Italia è già un Paese multietnico. Chi lo nega ha in mente l'Italia di venti o trent'anni fa. E non è mai stato in una scuola elementare».

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