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martedì 26 febbraio 2013

La miseria vive qui accanto

Proprio nella settimana che la presidente Dilma annunciava la fine della estrema povertà nel paese, alcune famiglie che guadagnano la Bolsa Familia, raccoglievano cibo nei rifiuti dell’Esplanada – il che pone la domanda: che cosa significa essere povero in Brasile?

 Alle 11 di martedì, il sole cocente dell'estate invadeva, con i suoi raggi e molto calore, le fessure della baracca della raccoglitrice di lixo Maria Madalena. In quel momento stava preparando il pranzo per le cinque figlie e il marito. Il cibo era abbondante per essere nella piccola favela conosciuta come il “Garage del Senato”: c'era una pentola di riso in bianco, un altra con fagioli e una terza con carne macinata. In quella favela, circa 50 anime vivono distribuite in otto baracche fatte di legno e cartone, montate su un piccolo pavimento di terra. Quasi tutti appartengono alla stessa famiglia, emigrata da Tabira, in Pernambuco , per la Esplanada dos Ministérios a Brasilia, circa 25 anni fa. Maria Madalena, una donna di 28 anni con pochi denti e Rodrigo, suo marito, calcolano di guadagnare R$ 300 al mese dalla vendita di materiali riciclabili, oltre a ricevere 394 R$ dal programma Bolsa Famiglia. Rosa, sorella di Maria Madalena, che vive anche lei in quest’area invasa, non riceve la Bolsa Familia e arriva solo a 130 reais vendendo materiale riciclabile. Per il governo, Rosa, Maria Maddalena e Rodrigo non sono poveri. Miserabili, o "estremamente poveri", in base ai criteri dei burocrati di Brasilia, sono quelli che sopravvivono con meno di R$ 70 al mese. Quel martedì mattina, a meno di un chilometro di distanza, la presidente Dilma Rousseff annunciava, durante una cerimonia presso il Palazzo Presidenziale, che il governo avrebbe aumentato la spesa per la Bolsa Familia, in modo che tutti gli iscritti al programma possano ricevere almeno 70 reais da marzo. "Con la legge che firmo oggi, il Brasile volta una pagina decisiva nella nostra lunga storia di esclusione sociale. In questa pagina, si dice che oltre 2 milioni e 500 mila brasiliani stanno lasciando la povertà estrema", ha detto Rousseff. Mentre ministri, governatori e legislatori applaudivano Dilma, le figlie di Maria Madalena – la piccola Giuli, di otto mesi, Pamela, 3 anni, Giovana, sei anni Kevelyn, 9 anni, e Juliana, 11 anni – si stavano preparando a mangiare l’unico piatto del giorno. Non era cibo comprato in un supermercato. Era cibo trovato in un cestino dei rifiuti all'Esplanada, il giorno prima. "L'idea iniziale alla base di questo atto di oggi è questo: non abbiamo abbandonato il nostro popolo, è la povertà che ci sta abbandonando", ha detto Rousseff. Ulteriori applausi.

È di spazzatura che i non-miserabili, o poveri - o qualsiasi altra cosa che il governo vuole che queste famiglie oggi vengano chiamate – sopravvivono. Dalla spazzatura prendono il sostentamento per vivere – e sempre dalla spazzatura, spesso, prendono anche le calorie. Uomini e donne raccolgono carta e cartone dai bidoni dell’Esplanada dos Ministérios . Ognuno ha il suo carretto per fare questo lavoro, fatto di legno e vecchi pneumatici. Non ci sono cavalli per tirarlo: è un lavoro manuale. Si comincia alle sei del mattino e non si ha mai il tempo per finire. Ogni quindici giorni, vendono la spazzatura di una società di riciclaggio. Ottengono R$ 0,26 per chilo di carta bianca e 0,10 Reais per chilo di carta da giornale o cartone. Un chilo di plastica paga meglio: R$ 0,30 per chilo. A seconda del mese, si può guadagnare fino a R$ 150. Per i raccoglitori sono dei bei soldini. Niente di paragonabile però alle spese del governo con l'atto che annunciava la fine della miseria. Per il solo evento di martedì al Planalto, il governo ha speso R$ 275,000 nella creazione di striscioni, cartelle e decorazione del palco – senza tener conto con le spese di pubblicità. A titolo di esempio, con questi soldi la banca avrebbe pagato un mese di Bolsa Familia a 1.900 “ex-poveri”. Rosa, per esempio, dovrebbe lavorare 176 anni per guadagnare questa cifra. Questo nei mesi di maggior movimento a Brasilia. A gennaio e febbraio, quando i parlamentari lavorano poco o niente, la produzione di rifiuti scende molto - e con esso il sostentamento delle famiglie. "Se ( i parlamentari) non funzionano, non c’è lavoro per noi ", dice Maria Madalena.

Che cosa significa essere miserabile in Brasile? Il governo fa bene a definire la povertà, come fanno molti altri Paesi, per un criterio puramente economico? E, in aggiunta, R$ 70 sono sufficienti come base per sopravvivere? Queste sono domande difficili, le cui risposte la dicono lunga sul paese che vogliamo essere. Da una parte, è innegabile che le famiglie che vivono con i rifiuti dell’Esplanada sono grati per il denaro che ricevono dalla Bolsa Família. Ma questo non risolve il problema - a meno che non si ritenga accettabile che qualcuno viva con il cibo trovato nella spazzatura. "La scelta della linea di povertà estrema è politica e non tecnica. Decidere il livello di questa linea è decidere lo sforzo che sarà fatto per combattere la povertà ", dice Marcelo Medeiros, sociologo dell'Università di Brasilia, che studia il problema. Nel caso della linea adottata dal governo brasiliano, di R$ 70, Medeiros aggiunge: "Questa linea facilita la soluzione del problema, perché incorpora meno persone se fossero R$ 150, per esempio. Soddisfa davvero chi ha la priorità assoluta, che si trova in una condizione così estrema che può effettivamente morire di fame. Ma lascia fuori altri aspetti di quello che è realmente essere povero. "

Non c'è una regola consensuale di misura di povertà. Gli arabi furono i primi a stabilire, nel 1290, l'enciclopedia Lisan al-Arab, che essere povero era di "non indossare vestiti adeguati."  Era un modo di rapportare la miseria alla dignità, non solo per la sussistenza, come avrebbero fatto gli europei in seguito. Nel tentativo di combattere la povertà a Londra nel 1870, Charles Booth decise di mappare i poveri, creando statistiche di quello che le persone mangiavano - a scapito della dimensione umana della povertà. "Non é che lui fosse solo preoccupato con la sussistenza, ma è solo quello che poteva misurare. È difficile misurare la dignità di una persona", dice Medeiros. Questa difficoltà, sia concettuale che pratica, non significa che lo Stato possa abbandonare la ricerca per la dignità degli uomini. Poco prima di Booth dedicarsi alla mappa della povertà, la dignità come diritto inalienabile di ogni uomo si era già affermata come uno dei più grandi progressi della civiltà occidentale. Oggi può sembrare un luogo comune, ma l'idea che le persone abbiano il diritto alla vita, quindi alla dignità, solo per essere delle  persone, è una conquista recente, che è stata consolidata con l'Illuminismo. Uno dei migliori pensatori che hanno istituito tale diritto è stato il tedesco Immanuel Kant, nella “Fondazione della metafisica dei costumi”. Per Kant, la dignità era “qualcosa di assoluto", e la sua difesa un imperativo morale per tutti gli uomini: "Il senso di valore assoluto rappresenta ciò che è al di sopra di ogni prezzo, e, di conseguenza, non ammette equivalente, vale a dire , che ha una dignità ".

PASTEL DI SPAZZATURA
Rosa dos Santos ritiene che rifiuti di mangiare nella marina: i resti di un Crayon (Foto: Celso Junior / ORA)
                  Rosa Maria dos Santos mangia resti di un pastel che ha trovato nella spazzatura (Foto: Celso Junior / ORA)

Rosa dos Santos, la sorella di Maria Madalena, che anche lei vive nell’area invasa del Garage del Senato, non conosce la dignità di Kant. Nel pomeriggio soleggiato di giovedì, cercava da mangiare nella spazzatura della  Marina. Trovò facilmente avanzi di un pastel di carne e formaggio in uno sacchi neri. Lo mangiò con gusto, senza esitazione. E diede alcuni pezzi alla nipote Kevelyn. Ma non si fermano qui. Continuano a sguazzare. Trovò una manciata di carne di maiale. Ne mangiò un pezzo, e divise il resto con cagnolina Raimunda. Il rituale di raccolta in quella discarica é giornaliero. Ci sono nove contenitori di rifiuti dietro l’edificio della Marina, al Ministero della Difesa. "La Marina è il padre e la madre di tutti noi", dice Rosa, mentre raccoglie i pastéis. "Questa é la spazzatura più ricca". Alcuni funzionari del ristorante della Marina separano il riso, fagioli e carne in sacchetti diversi, sapendo che qualcuno è sempre alla ricerca. Il cognato di Rosa, Neto, anche lui raccoglitore di carta, era già passato poco prima, raccogliendo il "lavaggio", come loro chiamano gli avanzi misti. Neto vende quello che trova nel "lavaggio" ad un conoscente che alleva maiali.

Rosa ha 36 anni e non ha mai studiato. Vive lì con tre dei suoi quattro figli - Leandro, di 17, Leonardo, di 12, e Daniel, di 11. Daiane, di 16 anni, ha trovato un ragazzo ed é andata via. Il marito di Rosa, José, che è stato arrestato due anni fa per rapina, è in regime semi-aperto. Viene in visita nei week-end. I R$ 130 che Rosa guadagna raccogliendo la spazzatura vengono spesi con cibo e medicine. Lei ha l'asma, e non sempre ottiene il farmaco gratuitamente. L'inalatore costa R$ 40. Fa il bagno col sapone di soda fatto dalla madre, e con l’acqua che prende dai rubinetti del Ministero. Riempie otto taniche e li spinge per una buona mezz'ora con un carrello del supermercato. Il bagno é composto da due piccole capanne con una caixa in mezzo. Oppure va nella boscaglia. Rosa non ha molte speranze di una vita migliore: "Non ho nessun titolo di studio, ma se avessi aiuto per vivere meglio, forse potrei ... nel modo in cui sono ora, non ho il coraggio. E 'una disperazione. La mia unica gioia nella vita è di vedere i miei figli studiare." Rosa pensa che il primo passo per uscire dalla condizione miserabile sarebbe vivere degnamente. Uscire dalla discarica e dalle baracche di una sola stanza, dove si cucina con legna e si guarda la TV rubando l’energia elettrica.

Maria Maddalena ci ha già provato. Si è trasferita con il suo compagno e le cinque figlie a Valparaiso, nella periferia di Brasilia, dove hanno affittato una casa di due stanze, per la quale pagavano R$ 250 di affitto e R$ 120 di luce. Vendeva marmitex allo zoo. "Con quello che spendevo per affitto, elettricità e trasporto, non bastava per comprare anche da mangiare", dice Maria. In una giornata di grande miseria, raccolse del capim-santo [pianta simile alla citronella]nel bosco dietro casa, fece un po' di tè e aggiunse della farina bianca con delle cipolle per sfamare i suoi figli. Tornò all’Esplanada nel mese di ottobre dello scorso anno.Tornò nell’area di Dona Francisca, la matriarca della famiglia e una sorta di sindaco di questa baraccopoli. Dona Francisca è una signora che sembra avere 70 anni. Parla a voce alta, beve molto e ammette l’avversione per le figlie. Preferisce i maschi. Fu lei che portò la famiglia a Brasília. Vennero tutti i nove figli, in fuga dalla siccità e dalla carestia. Oggi, mangia la carne che trova tra i rifiuti e vende sapone a R$ 2 per i loro figli - non c'è nulla di regalato, tutto viene negoziato, anche tra i parenti. E quando uno dei residenti riceve più aiuto da qualcuno che passa per dare vestiti o altro dal governo, Dona Francisca prende tutto e i fratelli litigano tra di loro.

Il Governo di Dilma, nonostante il suo trionfalismo politico nella cerimonia di martedì, riconosce i limiti di criteri economici per definire la povertà. Riconosce inoltre che c'è ancora molto da fare."La linea di R$ 70 comporta una discussione più complessa di quello che il grado di solidarietà della popolazione brasiliana, quale che sia il livello di sviluppo del previsto. Questo è un dibattito che andrà avanti per molto tempo", dice Tiago Falcão, segretario del Ministero dello Sviluppo Sociale, che si occupa di programmi come Bolsa Família. Anche se questo dibattito non verrá, le famiglie della invasione del Senato sono grate per la solidarietà che trovano nella discarica della Marina.

fonte: Epoca
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2 commenti:

  1. A Dilma só pode estar brincando.....O que se ve de pessoas miseráveis e passando fome por ai; só no Nordeste para citar, todo ano se morre de fome e sede e é uma miséria terrivel....

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  2. Franco ,non c'entra niente con l'argomento del post,quindi decidi tu se pubblicarmi o meno.
    Ma guardando la foto di Dilma ho letto il nome del suo fotografo ufficiale e non ho potuto fare a meno,visto il cognome particolare,di ricordare un brutto fatto di cronaca accaduto a Joao Pessoa a giugno dello scorso anno.
    Un fotografo, di nome Gilberto neto Stucker , ha assassinato la ex~moglie,e da quel giorno e' ricercato per omicidio.
    Il bello,si fa per dire,e' che questo ricercato e' parente,stretto,credo sia il nipote,del fotografo ufficiale della Presidente del Brasile.
    E ancora piu' bello il fatto che nessun giornale o media abbia "fatto caso" a questa parentela.
    Sara' normale che una persona cosi' vicina al Presidente di una delle potenze economiche mondiali abbia in famiglia un assassino ricercato,e che la notizia,perche' e' una notizia,non sia diffusa?
    Tra l'altro,la famiglia della donna assassinata, qualche giorno fa' ha promesso una ricompensa (di 5000 reais) a chi fornira' informazioni che portino alla cattura dell'omicida.
    Nessun giornalista che abbia avuto il coraggio di rendere pubblica questa parentela.
    Brutto segno per la liberta' di stampa,non credi?

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