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venerdì 22 febbraio 2013

I vantaggi di una guerra


di Matias Spektor, professore di relazioni internazionali presso la Fondazione Getulio Vargas. Ha lavorato presso le Nazioni Unite prima di completare il suo dottorato all'Università di Oxford.
La guerra in Iraq completa dieci anni, lasciando più di mezzo milione di morti e un paese devastato.
E 'impossibile raccontare questa storia, senza essere sopraffatti da un senso di rivolta e di repulsione.
Dopo tutto, le forze di occupazione, che agirono  senza una chiara autorizzazione delle Nazioni Unite, sono stati campioni di incompetenza.

Destituirono le forze armate del paese, spingendo i suoi uomini alla resistenza. Privatizzarono in modo inefficiente i servizi pubblici, ostacolando il processo di ricostruzione nel dopoguerra. Imposero un regime che agli occhi di molti è illegittimo.

Distrussero, mentirono, imbrogliarono e torturarono, cose ripugnanti ma che non impedirono a George W. Bush e Tony Blair di vivere oggi in libertà.

Qual è l'impatto della guerra sulla politica estera brasiliana?

Con la prospettiva di dieci anni, è ora possibile evitare la risposta più superficiale, secondo la quale il conflitto sarebbe stato disastroso per il Brasile, perché lacerò il diritto internazionale e, ad un costo di quasi 3 miliardi di dollari, contribuì allo squilibrio economico pianeta.

C'è una verità più profonda e meno confortevole: il contesto internazionale creato dalla guerra in Iraq è stato benefico per il Brasile.

Tre dinamiche sono degne di nota. In primo luogo, la guerra ha causato una valanga di proteste in tutto il mondo, legittimando il messaggio centrale della diplomazia brasiliana – siccome il mondo ha ancora i resti del vecchio sistema imperialista, è urgente democratizzare la gestione delle relazioni internazionali. Questa richiesta di alternativa fu la condizione che Lula divenne un'icona globale.

In secondo luogo, la guerra creò un forte incentivo per far che gli Stati Uniti promuovessero l'attivismo del Brasile in Sud America

La vasta gamma di iniziative brasiliane di integrazione regionale non solo ricevettero la benedizione di Washington, ma anche il suo supporto esplicito. Per la Casa Bianca di Bush, un  Brasile attivista avrebbe potuto ridurre i costi, liberando risorse scarse per il lavoro in Medio Oriente.

In terzo luogo, la guerra ha posto la Turchia e l’India sulla mappa. Anche se ha avuto lo stesso valore geopolitico, il Brasile si è beneficiato “a tavolino” dopo che Bush creò nuove procedure diplomatiche per relazionarsi con le "nuove potenze emergenti". Si formò così la convinzione che i paesi come il Brasile meritavano deferenze speciali e dosi crescenti di attenzione.

Il Brasile guadagnò perché era pragmatico. Insieme al resto del mondo, Bush disse che "ogni nazione ha una scelta da fare in questo conflitto [...] non vi è campo neutro". 
 
Lula ha fatto la sua. "Presidente, capisco la sua posizione", ha detto al collega alla Casa Bianca. "Ma la mia guerra è un altra."

Invece di arrabbiarsi, il presidente americano rimase stupito. "Mi piace questo tipo", ha detto dopo l'incontro con i consulenti. "Lui farà affari con me." E li ha fatti.

In politica internazionale, si finisce sempre con lo stomaco sottosopra. Qui non è diverso. Orribile come è stata, la guerra in Iraq ha plasmato il contesto della crescita del Brasile, con tutto ciò che è reale e immaginario.

fonte: Folha
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1 commento:

  1. Non conosco questo Matias Spektor, ma posso affermare che probabilmente non è un terrestre. Secondo lui, in dieci anni di guerra in Iraq sarebbero morti mezzo milione di persone. Non male. Sono circa 50 mila all'anno.

    Guarda caso lo stesso numero di persone uccise in Brasile nello stesso lasso di tempo. Sarà che questo Matias Spektor proviene da Marte, e non conosce la realtà brasiliana?

    D'altronde uno che scrive un articolo intitolato Quem tem medo do Livro Branco? dove descrive l'ascesa delle rottamate forze armate brasiliane. Ascesa che spaventerebbe i vicini amazzonici e l'Argentina, timorosa quest'ultima di un'eventuale armamento nucleare brasiliano.

    Secondo il marziano Matias Spektor quello scritto ne Libro Bianco metterebbe in niente di meno che la Cina l'India.

    Se doveva, Matias Spektor, guadagnarsi il suo gettone, come articolista del quotidiano Folha, poteva scrivere qualcosa sul sesso degli angeli.

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