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giovedì 31 gennaio 2013


E il governo della Gerentona incomPTente, ha annunciato ieri l’aumento del 6,6% sul prezzo della benzina, la più costosa e pessima del pianeta.

Qui in Baixada, quella comune senza l'aumento, si avvicina già ai 2.70 R$, questo perché il governo non ha "aumentato" prezzi "ufficialmente" da chissà quando. Immaginate se l'inflazione avesse accompagnato il prezzo della benzina ... ora la pagheremmo di sicuro almeno 5,00 R$ al litro!
E oltre ad essere la più costosa al mondo, viene anche “battezzata” col 25% di alcol, cioè tu compri 1 litro di benzina, ma ti ritrovi solo solo 750 ml. pur pagando il prezzo pieno. Il resto è l'alcol e acqua che c’infilano nel serbatoio.

Ma non c’è problema, nelle prossime vacanze di carnevale il “popolino” andrà a intasare le strade scuotendo il culo e gridando .. skindô skindô ... Ziriguidum! 
 
E nessuno penserà piall'aumento dei prezzi del carburante.

Evviva al popolo stupido e arrogante che solo guarda il suo ombelico!

E la cosa più interessante è che la Dentuça non ha fatto nessuna dichiarazione alla radio o alla televisione nazionale, per parlare di questo aumenti del carburante, per esempio quando ha inventato la balla gigantesca del calo dei prezzi delle tariffe dell'energia elettrica.

E nessuno è venuto a spiegare al pubblico che, o aumentano il prezzo della benzina, o la PTroubrás fallisce per colpa degli errori e frodi che hanno trasformato questa impresa statale nel più grande “appendino” di impieghi per questi rossi “companheiros” che mai-si-sono-visti-nella-storia-di-questo-paese!

PETROBRAS, privatizzazione ora!

tradotto e adattato da: O Mascate
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mercoledì 30 gennaio 2013


e io lo nacqui, modestamente!

Questo lo diceva il grande Totò nel suo omonimo film, e mai affermazione fu tanto adeguata come nel mondo di oggi. Per molte persone, di qualunque nazionalità, basta avere qualche soldo in più nel portafoglio per sentirsi in qualche modo superiore agli altri. Non basta fare un viaggio in Europa, Stati Uniti o altri paesi “esotici” solo per sentirsi cittadini del mondo e darsi arie di conoscere la cultura. “Signori si nasce”, ma lo si può diventare usando un poco di modestia e ammettendo le proprie lacune. È per questo che, se tutto andrà bene, dal mese prossimo inizierò a fare dei “corsi”, se così potremo dire, alla Societá Culturale Italiana di Sorocaba, corsi che avranno lo scopo di mostrare aspetti dell’Italia che non tutti conoscono. Così, il prossimo turista, non confonderà Atene con Roma,

«Scusi dov'è il Partenone?»: turisti stranieri confusi nell'antica Roma
Federalberghi rivela: molti visitatori da Brasile, Russia, India e Cina confondono i monumenti ateniensi con quelli della Città Eterna: una corso per aiutarli
ROMA - Vacanze romane, in cerca del Partenone. Confondere le colonne del tempio dedicato ad Atena Parthénos sull'acropoli con quelle del Tempio di Saturno a Roma sembra arduo. La notizia avrebbe dell'incredibile se non venisse da una fonte attendibile: secondo Federalberghi Roma, molti dei turisti (in crescita esponenziale) che giungono nella Capitale da Paesi emergenti come Brasile, Russia, India e Cina, arrivano a chiedere - in riva al Tevere - dove sia il Partenone. E non distinguendo kl'acropoli ateniense dai Fori imperiali, conoscono davvero poco di Roma. La loro scarsa informazione non si ferma poi a storia e monumenti: «Soltanto il 2 per cento - lamentano gli albergatori romani - conosce la pasta alla carbonara».
LEZIONI DI ACCOGLIENZA - Sono i dati più curiosi emersi dall'«Albergatore Day», giornata di studio organizzata nella Città Eterna da Federalberghi, che quest’anno ha voluto organizzare anche lezioni di accoglienza per i suoi iscritti: «Perchè questi sono ospiti a cui non si è abituati - dice il vicepresidente Giovani Albergatori di Federalberghi, Alessandro Zucconi -: alcuni hanno particolari bisogni, altri non conoscono necessariamente la nostra storia, cercano a Roma il Partenone che è ad Atene».
CAMERE GRANDI AI BRASILIANI - Tra i consigli dispensati durante il seminario: «Ove possibile assegnare camere “grandi" ai brasiliani»; «gli indiani non disdegnano il contatto fisico, ma che non vada oltre una stretta di mano»; tra i bisogni «fondamentali» per i clienti russi ci sono la posizione dell'hotel e la colazione, «salata e calda»; e per i cinesi «non esagerare con la cordialità italiana». Alessandro Zucconi spiega: «Vanno compresi e orientati. Gli ospiti indiani, ad esempio, hanno bisogno di particolari spezie nel menù, i russi necessitano di qualcuno che parli la loro lingua, i brasiliani spesso temono di andare nel centro storico perché pensano sia pericoloso. A differenza di europei e americani, non vengono spontaneamente alla reception, parlano dimeno, e vanno accolti con il linguaggio universale del sorriso».
«I NUOVI MERCATI CI SCELGONO» - È comunque importante puntare su questi turisti, continua Zucconi, soprattutto in un momento di crisi: «Non siamo più noi a scegliere il mercato, sono i nuovi mercati che scelgono noi». Alla manifestazione, giunta alla decima edizione hanno partecipando circa 500 imprenditori del settore. 
«Arrivato alla decima edizione - dichiara il presidente della Federalberghi di Roma, Giuseppe Roscioli - l'”Albergatore day” può essere oramai considerato un appuntamento fondamentale per tracciare un bilancio e per affrontare le problematiche più urgenti del turismo ricettivo alberghiero non solo romano, anche nazionale. Roma e, in primis, i suoi albergatori oggi sono chiamati ad affrontare nuove sfide derivanti dall'arrivo di flussi turistici provenienti da Paesi economicamente emergenti e dall'affermarsi di un sistema di prenotazioni on-line che necessita oramai di regole certe per evitare storture e fenomeni di inquinamento del mercato». 
Durante la giornata dell'hotellerie è stato anche assegnato il premio «Green hotel of the year»: il riconoscimento riservato a strutture alberghiere associate a Federalberghi che nel corso dell’anno abbiano intrapreso iniziative volte a ridurre il proprio impatto sull’ambiente adottando una politica ispirata a principi di sostenibilità per ciò che riguarda energia elettrica, gas, acqua e rifiuti. L’Hotel Britannia e l’Albergo Cesàri di Roma sono i vincitori ex aequo.
Lilli Garrone
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domenica 27 gennaio 2013


Non volevo parlare di questa notizia, perché davanti a tragedie come queste qualunque parola detta diventa inutile e senza senso. Ma ci sono alcuni fatti che vanno raccontati.
- In quel momento c’erano circa 900 ragazzi, la maggior parte universitari, che si stavano divertendo in quella discoteca, discoteca che poteva contenere fino a 2.000 persone.
- Il locale disponeva solo di UNA (1) uscita di sicurezza.
- l locale aveva i permessi scaduti. La discoteca Kiss non aveva le carte in regola con le autorità municipali. «Il permesso per funzionare era scaduto dall'agosto del 2012 - ha detto il responsabile dei pompieri di Santa Maria, Moises Fuchs - perché nel locale bisognava fare lavori per cambiare la segnaletica interna e aprire un'uscita d'emergenza». Il responsabile dei vigili del fuoco ha confermato che la maggior parte delle vittime è morto per intossicazione, segnalando che «molti sembrano aver confuso il cartello dell'uscita con quello del bagno: nei gabinetti abbiamo trovato decine di cadaveri».
- Secondo le prime ricostruzioni della polizia locale, infatti, un bengala sparato durante lo spettacolo con fuochi d'artificio ha colpito il soffitto della discoteca, appiccando le fiamme a un materiale di plastica usato per l'isolamento acustico e seminando il panico nel pubblico. Le fiamme, violentissime, sono state domate dai vigili del fuoco solo dopo tre ore: secondo la stampa, il locale aveva solo un ingresso e i pompieri hanno dovuto aprire buchi nelle pareti per poter intervenire.
- Secondo la testimonianza di alcuni sopravvissuti alla tragedia del Kiss, all’inizio dell’incendio i buttafuori hanno impedito l’uscita dall’unica porta della discoteca perché i ragazzi e le ragazze erano sprovvisti del ticket timbrato della consumazione minima obbligatoria. Molti, in sostanza sarebbero morti asfissiati per pochi euro
- La causa comune a queste tragedie sono le precarie condizioni di sicurezza nelle discoteche sudamericane, dove i controlli delle autorità sono speso inesistenti e i fuochi d’artificio continuano ad entrare. Nonostante le pareti dei locali dove si esibiscono le band di rock siano quasi sempre ricoperte di materiali altamente infiammabili a cominciare dai pannelli del micidiale poliuretano.
- Secondo alcuni testimoni, gli addetti della sicurezza avrebbero chiuso e bloccato l’uscita principale della discoteca. "No início do tumulto, tentaram segurar as portas e manter as pessoas ali", ha detto un giovane che stava in quella discoteca al momento dell’incendio. In tutto circa 50 giovani riuscirono in qualche modo a evitare il blocco degli addetti alla sicurezza. "Não sei se pensavam que era uma briga e não queiram que saíssem sem pagar. Só depois que a multidão derrubou os seguranças é que viram a m**** que fizeram.". Secondo un altro testimone, il proprietario aveva dato l’ordine categorico a non far uscire nessun cliente senza che egli avesse fatto almeno una consumazione o "para não deixar ninguém sair sem pagar as comandas antes". Il comandate Vito, che ha aiutato allo sgombero dei corpi, ha confermato questa versione. "O segurança trancou a saída das pessoas que estavam no local, não permitindo que elas saíssem rapidamente. Isso causou pânico e tumulto
Di chiunque sia la colpa, il risultato finale sono 245 morti in giovane etá, 245 famiglie distrutte in un dolore che non ha pari. E tutto questo, forse, poteva essere evitato.
fonti: Il Messaggero, La Stampa, Globo, Ultimo segundo
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giovedì 24 gennaio 2013


Il mese scorso avevo parlato di un possibile ribassamento dei costi sulla bolletta elettrica. Un risparmio del 20%, come é stato promessa dalla Presidenta Dilma non é poco, ammesso che ciò avvenga realmente. Peccato però che é proprio di ieri la notizia  di una nuova tassa, proprio sulla luce, che inizierà a essere pagata dal 5 febbraio (guarda caso proprio a febbraio ci sarebbe questo sconto tanto declamato dal Governo petista). La tassa in questione é sul “rischio idrologico”, in pratica una tassa che si paga quando, in momenti de secca come adesso, le centrali brasiliane non riescono a produrre l’energia necessaria per il paese, e il governo é obbligato a comprarla dall’estero. E sembra inoltre che, nel caso le strutture idrologiche avranno bisogno di un ampliamento o ristrutturazione, sarà come sempre il povero Pantalone a pagare.

Gente furba i brasiliani, non possiamo negarlo.

Risco de seca vai passar a pesar na conta de luz do consumidor

Apesar de ter as tarifas reduzidas a partir do mês que vem, com a prorrogação dos contratos de concessão, o consumidor terá de arcar com um novo custo na conta de luz: o "risco hidrológico".
O termo técnico indica um gasto extra que ocorre principalmente em épocas de seca, quando a produção das hidrelétricas diminui e a empresa é obrigada a comprar energia no mercado livre (cujos preços não são regulados) para honrar seus compromissos com os clientes.
Nos contratos antigos, as elétricas tinham uma remuneração maior pelo serviço prestado. Por isso, ficava a cargo delas arcar com o custo da compra de energia se houvesse dificuldade para cumprir os compromissos.
Com a renovação das concessões, a tarifa vai cair, na média, 20%, segundo compromisso do governo. Porém, o consumidor passará a assumir essa conta maior se for preciso comprar mais energia no mercado livre.
A mudança passará a valer a partir do dia 5 de fevereiro, quando ocorre a revisão tarifária extraordinária das distribuidoras. É nesse dia também que o consumidor saberá se o desconto na tarifa realmente será o prometido.
Se houver necessidade de ampliação da estrutura ou qualquer novo investimento, o consumidor também terá que bancá-lo. Antes, porém, a Aneel terá de avaliar a necessidade do projeto.
Ainda não existe um cálculo estimado sobre o impacto do risco hidrológico ou dos futuros investimentos das elétricas sobre as tarifas. O consumidor irá descobrir o valor do reajuste anualmente, nas revisões tarifárias.
CENÁRIO DIFÍCIL
As chuvas dos últimos dias melhoraram ligeiramente o nível dos reservatórios das hidrelétricas do Nordeste, as mais críticas, mas as térmicas continuam ligadas no mesmo nível do início do ano.
Segundo o meteorologista do Climatempo Alexandre Nascimento, para atravessar 2013 com tranquilidade, o país deveria acumular 1.200 milímetros nas principais bacias do Sudeste, o que não vai acontecer, segundo ele, porque há indicações de que as chuvas estejam diminuindo.
Pelos seus cálculos, em janeiro a acumulação será de no máximo 350 milímetros e, somando fevereiro e março, serão mais 300 milímetros, bem abaixo do necessário.
Se os reservatórios continuarem baixos, há risco de o abastecimento em 2014, ano da Copa, ficar comprometido.
fonte: Folha.com
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mercoledì 23 gennaio 2013


In una intervista rilasciata a Bruno Voloch, di UOL Esporte, la giocatrice brasiliana di volley femminile, Jaline Prado de Oliveira, dichiara, senza mezzi termini, di essere stata vittima di comportamenti discriminatori e di essere stata licenziata senza una giusta causa. Le affermazioni più forti sono state rivolte nei confronti del presidente del Soverato, Antonio Matozzo: Jaline ha dichiarato, infatti, di aver ricevuto maltrattamenti e minacce. Queste sono le sue dichiarazioni precise:
“Durante il mio settimo anno in Italia, purtroppo sono diventata una vittima. Sono stata maltrattata dal mio presidente e mi ha minacciata moralmente. Mi diceva che se non avessi fatto trenta punti a partita, mi avrebbe dato un calcio in c*lo e mandata via dal paese. Sono stata trattata come un cane. Ha anche mentito, dicendo che ho avuto un infortunio al ginocchio. Ho dimostrato che era un bugia.”
Jaline Prado svela come sarebbe nata la vicenda:
“La pressione sugli stranieri è enorme. E’ sempre stato così, non è questo il problema. C’è stata una riunione tra il presidente e la squadra intera. Mi ha umiliata e poi in una chiacchierata privata, mi ha minacciata di nuovo. Le minacce sono iniziate nel mese di dicembre e ho resistito solo perché avevo bisogno dello stipendio. Il presidente ha avuto il coraggio di chiamare il consolato e chiedere la mia estradizione.”
Ora, potete immaginare i commenti pubblicati nel blog di Voloch. Alcuni di questi sono la classica dimostrazione dell’intelligenza di certa gente:
“Italianos, como a maioria dos europeus , continuam arrogantes mas passam fome, tirando os riquinhos de sempre o povão tá mesmo numa m. de dar pena, tem muito europeu emigrando para o Brasil para poder comer, como já fizeram no passado.Volta pro Brasil, mulher, dê um pé-na-bunda desses idiotas”
“Os europeus sao mesmo racistas. eu ja sofri isso na Italia em 2009. vaza garota procura outros ares”
“Vergonha, a vaca da Piccinini veio aqui e foi super bem recebida e brasileiras vão lá e as tratam igual animal? Vergonha pra todos inclusive a CBV que não defende as atletas brasileiras deste tipo de situação.”
“Ha muitos anos frequento esssa parte da Europa, e tenho observado que ultimamente , os Italianos andam mais revoltados do que nunca!!!! A sujeira das cidades como Firenze, Milao e Roma da pra se ter uma ideia do esgoto que corre nas veias desse pessoal insolente!”
“A Itália é um dos países europeus mais preconceituosos em geral.”
“A Europa toda é xenófoba. Na hora em que o calo aperta, eles fogem da miséria e correm para os países que tanto desprezam.”
“Eles náo te trataram como cachorro náo. Eles trataram vocë como eles tratam qualquer ser humano: sem um pingo de respeito. Náo existe respeito entre eles mesmos. Náo te trataram como cachorro porque cachorro aí na Italia é mais bem tratado do que ser humano. Morei anos em Miláo e ano passado fizeram um pesquisa e constataram que em Miláo tem mais cachorro do que criancas de 0 a 5 anos. Vem embora e deixa esse povo viver no meio de cachorros. Eles gostam.”
Ma il commento che definisce per bene il classico “jeitinho brasileiro” è il seguente:
“Jaline pega uma indenização astronômica, volta linda e rica pro Brasil e deixa essa Itália falida pra tras……… volei italiano mais decadente que a carreira de muitas jogadoras por aí rs”
In ogni caso non é la prima volta che questo giornalista pubblichi articoli contro l’Italia. In un altro suo post chiama noi italiani di “codardi”:


E questa storia dei “codardi” la sento da abbastanza tempo, e sarei grato se qualcuno mi spiegasse da dove derivi tale idiozia.

Ma torniamo alla nostra Jaline. Al di là che siano vere o false le sue affermazioni (lo vedremo dopo) perché lei dice di essere trattata come un cane (a parte il fatto che i miei cani sono trattati da Dio)? Per il semplice motivo che i brasiliani non riescono a capire che il nostro modo di parlare e di fare non é dovuto a maleducazione o ignoranza, ma solamente al nostro tipico comportamento. Il fatto che noi a volte gridiamo invece di parlare o che inseriamo qualche parolaccia durante un discorso (anche se qui “porra” e “filho da puta” sono sulla bocca di tutti), per il 99,99% dei brasiliani questo é sinonimo di grande maleducazione.

Il Brasile é un paese strano, o per meglio dire assurdo. Il brasiliano accetta senza reclamare che un “moleque” di 14 anni o meno possa rapinare o uccidere qualcuno, ma se provi a dargli del “cretino” rischi di ricevere una denuncia per maltrattamenti o ingiurie. E solo per darvi un’idea, molte persone che mi conoscono mi considerano ancora adesso “porco, grosso, bocudo e mal educado”, quindi immaginatevi cosa possa pensare una persona che non mi conosce.

Allora é probabile che il presidente Matozzo si sia espresso in modo “informale” con la sua giocatrice e che Jaline abbia compreso le sue parole come una forma di discriminazione nei suoi confronti. È anche interessante notare che l’intervista alla UOL sia stata rilasciata DOPO che la società di volley Soverana abbia rescisso il suo contratto:
Era nell'aria dopo alcuni commenti apparsi su un social network e oggi è arrivato il comunicato ufficiale da parte della società biancorossa che ha ufficializzato la fine del rapporto con la pallavolista Jaline Prado de Oliveira, 32 anni. La schiacciatrice brasiliana avevo espresso la sua disapprovazione per la situazione creatasi già Domenica sera quando, sulla pagina Facebook della Volley Soverato, nel tabellino dell'ultima partita compariva il suo nome nella lista dei "non entrati" durante il match. L'atleta ha tenuto a precisare all'interno dello stesso "post" come lei non sia proprio partita per la trasferta di Casalmaggiore e a chi pensava che ciò fosse avvenuto a causa di un infortunio, la giocatrice ha tenuto a precisare che non presenta alcun guaio fisico. Stamattina la nota della società del presidente Matozzo che dovrà ora iniziare a vagliare le possibili soluzioni di mercato per rimpiazzare la pedina perduta.
Curioso di sapere la verità, ho contattato la Volley Soverato tramite la sua pagina di Facebook, e questa é stata la risposta:
IL PRESIDENTE MATOZZO
«Mai minacciata, mai maltrattata. Anzi, ha sempre avuto tutto da me. Basti pensare che ancora vive a Soverato in un appartamento messo a disposizione della società. Il problema è che ha un disturbo al ginocchio che le impedisce di giocare». Così Antonio Matozzo, presidente della Volley Soverato, replica alle accuse della giocatrice brasiliana Jaline Prado de Oliveira. «E’ stata messa fuori squadra – ha detto Matozzo all’Ansa – perché, dopo averle fatto firmare il contratto, è venuta fuori una risonanza magnetica che dimostra che ha un disturbo serio al ginocchio. Le abbiamo detto: se vuoi giocare firma e ti assumi la responsabilità di eventuali infortuni. Non sapevamo del problema quando le abbiamo fatto firmare il contratto. Nonostante questo, nel periodo in cui è rimasta qui, in 10 mesi le abbiamo dato, tra stipendi ed altro, 50 mila euro. Duemila euro li abbiamo pagati prima che firmasse ed ogni volta che aveva bisogno anticipavo io il denaro che le serviva, anche per andare dal medico. Adesso ci ha fatto causa ed il suo avvocato dice che un ortopedico di sua fiducia sostiene che può giocare. Allora si assuma lui la responsabilità. Ma allora perché ha rifiutato l’artroscopia ed una visita specialistica. Se dice di essere sana e di poter giocare, perché non si trasferisce in un’altra società dove la vogliono, visto che adesso è libera essendosi rotto il rapporto fiduciario che la legava a noi? E perché continua ad occupare il nostro appartamento quando ha un biglietto pagato da noi per il Brasile per tornare a casa?». Anche la vicenda dei 30 punti a partita, secondo Matozzo, è strumentalizzata. «Spesso – spiega – mi ha chiesto degli anticipi sullo stipendio ed io glieli ho sempre dati. Allora, per spronarla, le dicevo: adesso però fammi 30 punti, ma non era una pressione, era uno stimolo. È sempre stata trattata con i guanti. La chiamavo affettuosamente ‘cioccolatino’. L’abbiamo presa perché doveva essere la nostra punta di diamante, ma in campo non saltava neanche. Sono fortemente amareggiato – ha concluso Matozzo – per questa vicenda. Una giocatrice di prestigio si dovrebbe solo vergognare di tenere questo atteggiamento».
Quindi chi ha ragione in tutta questa faccenda? Quello che é certo che per i brasiliani, qualunque cosa noi facciamo, é sempre motivo di critica, e in ogni caso sono loro i primi a mostrare preconcetti verso di noi o con gli stranieri in genere. Non c’è modo di far capire a questo popolo che il fatto di usare determinate espressioni o un tono di voce diverso dal loro non é motivo di maleducazione, ma di abitudini e costumi diversi. E questo Brasile così liberale e aperto verso ogni cultura differente dalla loro, non é poi così come dicono. La loro bella “facciata” sempre sorridente nasconde una mentalità chiusa e piena di preconcetti, cosa che noi perlomeno non abbiamo, perché preferisco mille volte una persona che mi dia del “cretino” in faccia che un’altra che mi sorrida davanti e mi pugnali alle spalle. Ma anche questa é una forma di cultura diversa.
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lunedì 21 gennaio 2013


Chi poteva immaginare che un giorno, il piatto più famoso e tradizionale del Brasile, diventasse almeno in parte cinese? Eh sì, perché l’ingrediente principale, cioè i feijão-preto, vengono acquistati direttamente dalla Cina.

Nel 2012, il Brasile ha importato dalla Cina la stimabile cifra di 2,3 miliardi di dollari in prodotti agricoli, 4,5% in più dell’anno precedente. E si stima che quest’anno il Brasile dovrà comprare circa 200.000 tonnellate solo di feijão-preto.

Il motivo di tali acquisti é amputabile alla terribile secca che sta colpendo da quasi un anno il Nordest brasiliano e parte del Sud. Prima di comprare dai mercati cinesi il Brasile importava tali fagioli dalla vicina Argentina, ma un po’ perché anche in quel paese le condizioni climatiche hanno in parte danneggiato il raccolto, ma soprattutto per il prezzo elevato (il prodotto argentino costa in media 20,00 R$ per sacco in più), hanno fatto scegliere l’importazione dai loro amici cinesi.

Ma la Cina non esporta solo fagioli. Un altro prodotto tipico delle tavole brasiliane é il baccalà (bacalhau) e nel solo 2011 sono stati importati qualcosa come 200 milioni di dollari di baccalà cinese.

fonte: Folha.com

Ora, é ovvio che in caso di problemi climatici, se una raccolta va male bisogna trovare un modo di comprare tali alimenti da un’altra parte. Ma qualcuno molto ingenuamente potrà pensare:

“Bene, visto che importiamo fagioli “mais baratos” dalla Cina, ora avremo un prezzo migliore sul mercato. Oppure, nei vari scaffali dei negozi, troveremo i fagioli prodotti in Brasile e fagioli importati dalla Cina”. Ma non é affatto così.

Un chilo di feijão-preto costa dai 3,50 R$ ai quasi 10,00 R$ e in un anno il prezzo é aumentato di quasi il doppio. Inoltre, questi furboni di produttori, invece di separare i due tipi di fagioli e venderli separatamente, li mischiano insieme a tutti gli altri, così il consumatore finale non sa se sta mangiando fagioli brasiliani o cinesi. Ma pensate che a qualcuno interessi questo? In un servizio fatto dal Jornal da Band, tutti i consumatori intervistati, hanno apertamente dichiarato che a loro non gliene importa niente da dove provengano i fagioli, l’importante é che costino poco. Come dire che la qualità non ha importanza, ma solo il prezzo finale. E qui, come italiano, avrei molte cose da dire a riguardo, ma é meglio lasciar perdere.

A questo punto non posso far a meno di far notare che qualche anno fa girava una leggenda tipo “Brasil será o maior produtor agrícola do mundo na próxima década”. Caspita! Questo Brasile così importante, così grande, questo Brasile che dovrebbe sfamare il mondo intero, non riesce nemmeno a produrre ciò che i suoi abitanti mangiano. E poi mi parlano di sesta potenza economica…

Come direbbe il grande Totò: ma mi faccia il piacere!

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sabato 19 gennaio 2013


Se uno volesse fare un blog sul Brasile e scrivere ogni giorno quello che avviene in questo paese, basterebbe aprire un qualunque giornale per trovare decine e decine di notizie allarmanti, ma degne di nota. A me non piace fare questo. È vero che molte volte prendo spunto da quello che leggo nei giornali o sento in televisione, ma cerco sempre di non pubblicare notizie di cronaca (e ce ne sarebbero a centinaia) per non sembrare una persona negativa col solo intento di trovare scuse per parlare male del paese in cui vive (non posso fare a meno però di far notare che molti blog di brasiliani che vivono in Italia fanno proprio questo, ma meglio lasciar perdere). Né tanto meno mi piace fare paragoni con l’Italia affermando, per esempio, che certe cose nel mio paese non avvengono (anche se in realtà fatti come quelli che avvengono qui in Brasile io in Italia non li ho mai visti).

Però a volte é molto difficile non rendere noto ai più quello che avviene nella vita di tutti i giorni qui in Brasile. Potrei citare le innumerevoli rapine e assalti perpetuati quotidianamente in tutte le città brasiliane, grandi o piccole che siano. O il numero di omicidi che avvengono ogni giorno alla luce del sole. Oppure al fatto che quando viene preso un colpevole di tale misfatto, per la maggior parte minorenne, viene lasciato libero dopo qualche giorno o al massimo dopo qualche mese. Invece questa volta voglio parlare di un fatto successo qui, nello Stato di São Paulo, proprio ieri. La storia é la seguente:

Una ragazzina di 14 anni, che chiameremo Luisa, viveva con la madre e il patrigno a Itariri, una piccola cittadina di tredicimila abitanti a circa 150 chilometri da São Paulo. Si é saputo solo ora che dall’età di 11 anni questa povera bambina veniva costantemente molestata e stuprata dal proprio patrigno. La madre, venuta a sapere di questo fatto, cosa fece? Denunciò alle autorità il suo compagno? Certamente no. Ebbe la geniale idea di mandare la figlia a vivere con suo padre biologico, di 60 anni, che viveva nella stessa città.

Tutto sembrava andasse bene, finché non si scoprì che anche il padre di questa Luisa abusava di lei, tanto da metterla incinta. Questo “amorevole” genitore dava regolarmente farmaci abortivi alla propria figlia, proprio per non correre questo rischio, ma sembra che qualcosa andò storto, perché la “scrupolosa” madre, notando il malessere e costanti vomiti della propria figlia, la portò da un medico, il quale constatò la gravidanza avanzata di quattro mesi. A questo punto, conversando con un assistente sociale, la povera Luisa ammise di venir costantemente stuprata da suo padre.

Ora la storia sarà finita e tutto andrà per il meglio, penserete voi, ma non é così. L’assistenza sociale ha già detto che questa povera ragazza non potrà andare a vivere con sua madre, perché lei ha già otto figli e non é sposata. Quindi cosa sarà di lei? E i due colpevoli di tale misfatto non si sono assunti completamente la responsabilità del crimine commesso(per esempio il patrigno afferma che lui é costantemente ubriaco e non si ricorda di quello che ha commesso). In questo modo, pur sapendo che sono loro colpevoli, pur essendo in prigione temporanea (*), state pur certi che usciranno in breve periodo e nessuno dopo parlerà di questo caso.
(*) A prisão temporária dura cinco dias, podendo ser prorrogada por mais cinco dias, caso se comprove necessidade e urgência (artigo 2º, caput, da Lei da prisão temporária). Caso se trate de suspeito de crime hediondo, tráfico ilícito de substâncias entorpecentes e drogas afins ou de terrorismo, a prisão temporária poderá durar trinta dias, prorrogáveis pelo mesmo prazo (art. 2º, par. 4º, da referida lei).
Bene (si fa per dire), questo que ho raccontato non é la PEGGIORE cosa che succede in Brasile, ma solo uno dei tanti fatti di cronaca che avvengono regolarmente in tutto il paese. Eppure questo é il “paese del futuro”, come molti dicono e pensano. Non c’è bisogno che dica che sono contento di essere di un paese legato al passato e di non far parte di questo emisfero.

Fonte della notizia: G1
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venerdì 18 gennaio 2013


Io sono fiero del mio Paese. Lo sono sempre stato, ma da quando sono emigrato in Brasile questo mio amore e orgoglio per l’Italia é aumentato a dismisura. E una delle cose che sempre mi ha reso fiero del mio Paese é l’immensità della sua storia e cultura. Penso che non esista al mondo un altro Paese così ricco di vestigia storiche, di personaggi culturalmente importanti e di preziosi manufatti artistici. Eppure tutto questo sembra che interessi poco o niente proprio a noi italiani. Forse perché viviamo così perennemente a contatto con arte e storia che ormai non ci facciamo più caso. Forse per chi vive a Roma non interessa che il Colosseo sia il più famoso anfiteatro romano e che fu inaugurato nel 80 d.C. Forse per un romano questo grandioso edificio storico non é nient’altro che una gigantesca rotonda tra i Fori Imperiali. E per uno studente del Liceo, Dante o il Rinascimento non é nient’altro che una noiosa materia di studio. Ma io trovo questo “nostro” atteggiamento un vero spreco di materiale prezioso. Abbiamo nel nostro Paese gioie di valore inestimabile, ma sembra che ci divertiamo a ignorarle o, peggio ancora, a non darle il giusto valore. Non c’é artista, archeologo, studioso o anche semplice cittadino che non invidi noi italiani per tutto quello che abbiamo. Ma sembra che tutto questo non importi a nessuno. Quando sapremo dare il giusto valore a quello che l’Italia ha da offrire al mondo intero?

La bella Italia che non seduce gli italiani

Dopo il caso Dante-Dan Brown: perché le glorie del nostro passato ispirano solo gli stranieri?

di MASSIMO GRAMELLINI

E così, dopo aver visitato la Roma dei Papi e il mondo esoterico di Leonardo, nel nuovo thriller di Dan Brown si passeggia tra le strade di Firenze e le pagine infernali di Dante. Dan Brown non sarà un maestro di stile, ma è un’autorità indiscussa in materia di fatturato. Se ogni volta mette l’Italia sullo sfondo dei suoi polpettoni è perché sa che l’Italia fa vendere in tutto il mondo. Non l’Italia di oggi, naturalmente, mediocre sobborgo d’Occidente come tanti altri. L’Italia del passato: le città d’arte del Rinascimento e l’Antica Roma. Gli unici due momenti della storia in cui siamo stati la locomotiva dell’umanità.

E a questo punto, ossessiva, scatta la solita domanda: perché? Perché, se l’Italia fa vendere, a guadagnarci devono essere sempre gli altri? Perché i miti del passato italiano affascinano gli scrittori e i registi stranieri, ma non i nostri? 

Al di là delle letture dantesche di Benigni, che sono un’eccezione magnifica ma non esportabile, perché l’Inferno ispira romanzi a Dan Brown e non a Sandro Veronesi (cito lui in quanto bravo e pure toscano), tantomeno al sottoscritto che al massimo potrebbe narrare le imprese di Pulici e Cavour? Perché i telefilm sui Borgia li fanno gli anglosassoni e non un pronipote di Machiavelli? Perché le gesta del Gladiatore sono state narrate da Ridley Scott e non dall’epico Tornatore? Persino lo scrittore-archeologo Valerio Massimo Manfredi, nonostante qualche incursione sporadica nella romanità, preferisce mettere al centro delle proprie saghe i greci Alessandro e Ulisse. Se la tomba dell’eroe di Russell Crowe, scoperta tre anni fa lungo la Flaminia, si trasformerà in un’attrattiva turistica sarà per merito delle associazioni straniere che stanno raccogliendo i fondi necessari al restauro, nel disinteresse impotente del ministero della Cultura, che in Italia dovrebbe contare quanto quello del petrolio in Arabia Saudita, mentre l’opinione comune lo considera una poltrona di serie B.

Ma questo rifiuto pervicace di dare al mondo l’immagine dell’Italia che piace al mondo non riguarda solo gli artisti e i politici. Investe tutti noi. Un bravo psicanalista ci troverebbe materiale per i suoi studi. Sul lettino si dovrebbe sdraiare una nazione intera che si rifiuta orgogliosamente di essere come la vogliono gli altri e desidera invece con tutte le sue forze conformarsi al modello globale, condannandosi alla marginalità. Per quale ragione il passato che affascina e stimola la curiosità e l’ammirazione di turisti cinesi e best-selleristi americani ci risuona così pigro e indifferente? Perché rifiutiamo di essere il gigantesco museo a cielo aperto, arricchito da ristoranti e negozi a tema, che il mondo vorrebbe che fossimo? Forse è presbiopia esistenziale. 

L’antica Roma e il Rinascimento, incanti da esplorare per chi vive al di là dell’Oceano, per noi che ci abitiamo in mezzo si riducono a scenari scontati: le piazze del Bernini sono garage e il Colosseo uno spartitraffico. O è la scuola che, facendone oggetto di studio anziché di svago, ci ha reso noioso ciò che dovrebbe essere glorioso. Ma forse la presbiopia e la scuola c’entrano relativamente: siamo noi che, per una sorta di imbarazzo difficile da spiegare, ci ostiniamo a fuggire dai cliché - sole, ruderi, arte e buona tavola – a cui il mondo vuole inchiodarci per poterci amare e invidiare.

L’Italia capitale universale della bellezza e del piacere è l’unico Paese che può scampare al destino periferico che attende, dopo duemila anni di protagonismo, la stanca Europa. Ma per farlo dovrebbe finalmente accettare di essere la memoria di se stessa. Serve una riconversione psicologica, premessa di quella industriale. Serve un sogno antico e grande, mentre qui si continua a parlare soltanto di spread. 

fonte: La Stampa
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giovedì 17 gennaio 2013


E mentre in Brasile si registra il peggiore indice di importazioni, la decadente Italia chiude il 2012 con il maggior valore di esportazioni da 11 anni a questa parte.
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Economia do Brasil é fechada e importação é baixa, afirma Banco Mundial

Relação entre importação e PIB do país é a menor em pesquisa com 179 países

Il Brasile è il paese al mondo con meno importazioni in proporzione del suo Prodotto Interno Lordo (PIL), secondo la Banca Mondiale (IBRD). I dati mostrano che l'economia brasiliana è chiusa, nonostante le denunce di imprenditori circa la concorrenza straniera.
Nel 2011, secondo la Banca Mondiale, in Brasile le importazioni di beni e servizi furono pari al 13% del proprio PIL. In un elenco di 179 paesi, il Brasile è quello che ha il più basso rapporto tra importazioni e PIL. Nel gruppo BRIC, ad esempio, la Cina ha importato prodotti e servizi del 27% del PIL, l'India e la Russia il 30% al 21%. Tra le principali economie dell'America Latina, il Messico ha importazioni corrispondenti al 32% del PIL, Argentina 20% e Colombia 17%. Anche gli Stati Uniti, che sono l'economia più grande e diversificata del mondo, hanno un rapporto tra importazioni e PIL del 16%, superiore a quello brasiliano.
fonte: Veja
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Export italiano mai così alto dal 2002

Bilancia commerciale positiva per 8,86 miliardi. Piano Ice: Nei prossimi tre anni può crescere di 150 miliardi
ROMA - Cala il Pil ma l'export va bene. Anzi, per la prima volta negli ultimi dieci anni il 2012 chiude con 8,8 miliardi di surplus della bilancia commerciale aggregata grazie all'aumento del 5% del valore delle esportazioni e alla contrazione delle importazioni.
Lo spiega il rinato Ice precisando che nei prossimi tre anni il made in Italy può generare export aggiuntivo per 150 miliardi arrivando entro la fine del 2015 alla ragguardevole quota di 620 miliardi. Il successo della nostra manifattura lo racconta il ministro dello Sviluppo Corrado Passera presentando nella sede dell'Agenzia il progetto triennale, davanti al premier Mario Monti visibilmente soddisfatto che rilancia la creazione di una «export bank italiana che garantisca a costi competitivi risorse e assicurazioni alle nostre aziende che esportano o investono all'estero».
L'Istat, nel rilevare i dati definitivi dei primi nove mesi del 2012, precisa che le esportazioni sono aumentate del 4,3% accusando una forte frenata rispetto al 2011 quando ci fu un boom del 12%. L'anno scorso il mercato è stato salvato dalla tenuta delle piazze extra Ue con esportazioni medie del 10% contro il meno 0,1% dell'area europea. E se Riccardo Monti (presidente dell'agenzia Ice) illustra il piano 2013-2015 per potenziare la sua struttura, gli strumenti di promozione e facilitazioni per la crescita dimensionale delle imprese, l'altro Monti (il premier) ne approfitta per ricordare alcune cose maldestre del precedente governo.ù
«Qualcuno aveva pensato di aiutare l'export - dice il presidente del consiglio con ironia - sopprimendo l'Ice e con una visione forse innovativa dell'internazionalizzazione creando uffici dei ministeri a Monza», riferendosi alla contestata decisione della Lega. Così come rivela che nelle missioni dove lui è stato in questi mesi ha sentito dire «che sono anni che non si vedeva né un ministro né un presidente del Consiglio italiano». Il premier affronta anche il tema delle multinazionali «che non offrono solo lavoro di bassa qualità e non credo siano portatori di peggiori condizioni o pratiche di lavoro». Il riferimento, anche se non esplicito, è alla polemica tra McDonald's e la Cgil. «Bisogna guardare a questi investimenti con occhi più aperti - ha detto - se sono basati su piani industriali seri, se creano nuovi insediamenti, essi creano opportunità per tutti».
L'invito lanciato da Monti per realizzare una «export bank» è stato raccolto dall'amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti Giovanni Gorno Tempini nel confermare che l'ente sta già lavorando per trasformare la export bank già avviata «da una convenzione a uno strumento operativo più efficace». Tra i molti dati diffusi ieri colpisce la crescita estera dell'alimentare (+8%) che, arrivando a 27 miliardi di euro, diventa la prima voce del made in Italy.
Roberto Bagnoli
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mercoledì 16 gennaio 2013


Il libro “Os cenários ocultos do Caso Battisti” [“Gli scenari occulti del caso Battisti”, NdT]  di Carlos Lungarzo chiarisce una vicenda finora opaca in Brasile. In vari momenti del processo il giudice Peluso [della Corte Suprema, organo simile alla nostra Corte Costituzionale, NdT] non solo ha disprezzato la mia formazione giuridica, ma ha anche manipolato le prove, allo scopo di estradare Battisti e consegnarlo al governo Berlusconi. Consiglio all’ex membro della Corte di leggere un po’ di più, per giudicare più secondo Kant che secondo Mussolini.

L´articolo è di Tarso Genro [l’ex ministro brasiliano della Giustizia che nel 2009 concesse l’asilo politico a Cesare Battisti, NdT]. 

Ho letto recentemente il libro del professor Carlos Lungarzo, Phd e professore universitario in Brasile e all’estero, attivista, difensore dei Diritti Umani, studioso della storia politica italiana recente. Già il titolo rivela la sua rilevanza per il contesto politico nazionale: “Gli scenari occulti del caso Battisti” (Ed. Geração, 2012, 367 pagine). Un libro brillante che chiarisce una vicenda finora opaca in Brasile.
Il “Caso Battisti”, come si sa, ha generato una gigantesca polemica nel Paese. Ha messo alla prova non solo la capacità combattiva – sul piano ideologico e politico – di una buona parte della sinistra brasiliana e dei democratici del Paese, ma anche l´attuale qualità giuridica e politica della nostra Corte Suprema, che aveva già giudicato casi simili concedendo asilo politico a militanti coinvolti nella lotta armata degli “anni di piombo” in Italia.

Nel “Caso Battisti” non si trattava – in nessun caso –  di contrapporre individui o gruppi politici che fossero pro o contro la lotta armata durante quel periodo amaro della storia italiana. E nemmeno si trattava di contrapporre coloro che accettavano o accettano metodi di lotta rivoluzionaria a coloro che non li accettano, quando vige uno Stato di Diritto. Si trattava in realtà di esaminare due questioni ben chiare, in un caso concreto: Battisti commise i suoi presunti reati a partire da azioni sovversive contro lo Stato, con convinzione ideologica e politica? In caso di estradizione, avrebbe potuto subire un trattamento ingiusto?

Partendo da un attento studio del processo, ho sempre sostenuto insieme alla mia équipe (coordinata da due brillanti sottosegretari, il sottosegretario esecutivo Luiz Paulo Barreto e il sottosegretario agli Affari legislativi Pedro Abramovay) che qualsiasi giudice che avesse esaminato il processo – senza cecità ideologiche – si sarebbe accorto che Cesare Battisti era stato condannato senza prove. Il suo processo in Italia è uno scandalo per gli errori formali e materiali, che possono essere spiegati solo con la crisi dello Stato vissuta dall’Italia in quel periodo.

La condanna senza prove, opportunamente contestualizzata, avvenne in uno scenario di azioni paramilitari di estrema destra e di estrema sinistra, nel quale le azioni terroristiche di destra venivano trattate in modo diverso sia da parte della polizia che da un settore importante della magistratura: forti residui fascisti era ancora radicati nello Stato italiano, sotto il patrocinio della Nato, nell’ambito della Guerra Fredda. Un quadro storico, pertanto, capace di trasformare la politica in azioni armate. Il libro del professor Lungarzo mostra chiaramente che era questa la situazione in quegli anni difficili della storia italiana.

Ma vediamo anche che cosa emerge con chiarezza dalle due “domande chiave” del processo.

Innanzitutto il ministro Francesco Cossiga, uno dei grandi “capi” politici della Democrazia Cristiana durante gli “anni di piombo”, riconobbe per iscritto (il suo atto è trascritto nel mio mandato di accettazione della richiesta d´asilo) che Battisti era un “criminale” politico (pag. 111 del libro).

In secondo luogo: nell’abbondante documentazione del processo c´era anche la prova che, sebbene nell’Italia di quegli anni vigesse lo Stato di Diritto, quello che avveniva nella quotidianità delle politiche di sicurezza dello Stato (in merito alla repressione non solo degli atti terroristici, ma anche dei gruppi dissidenti di sinistra) era “l’emergenza”. Ovvero: la tortura e gli omicidi da parte delle mafie fasciste, coperte da parte dell’apparato dello Stato (e molte tuttora impunite), accompagnate da un controllo dei mezzi di comunicazione al fine di incriminare sempre la sinistra armata, perfino per gli atti terroristici architettati dalla Nato insieme a una parte dei servizi segreti italiani.

Il libro descrive minuziosamente quel periodo, citando fonti di varia origine, non solo della stampa non controllata dalla Democrazia Cristiana, ma anche di Amnesty International e di persone che parteciparono a quel periodo. Supportato dai documenti, descrive il clima politico di violenza smisurata di quei tristi anni della democrazia italiana: i rapporti dei gruppi fascisti con i servizi segreti italiani, i legami della mafia con il potere imprenditoriale e politico di allora, la complicità di una parte della magistratura italiana con il regime di “emergenza”.

(L’”emergenza” fu promossa, allo stesso modo, dal connubio di una parte significativa dei dirigenti della Democrazia Cristiana con il terrorismo di destra, che precedette le azioni violente dei gruppi comunisti dissidenti, culminato nell’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, che uccise 300 innocenti).

Allarma e dev’essere sempre tenuto presente il motivo per cui tutto ciò non è stato discusso dai media, che si sono preoccupati di nascondere la vera natura del processo e i suoi aspetti materiali fondamentali, e il motivo per cui il giudice Cezar Peluso, durante il processo, ha distorto o omesso completamente il quadro storico che avrebbe potuto sbrogliare il contesto “politico” dei reati ascritti a Cesare Battisti. Ignoranza? Mala fede?

Sinceramente non credo che un solo giudice della Corte Suprema abbia agito per ignoranza o mala fede, sebbene non sia bello far ricorso a lunghe e catartiche citazioni durante il processo, poiché qualsiasi tesi di laurea attualmente si avvale dell’aiuto di Google e fornisce testi che sembrano proprio opera di eruditi e rinomati giuristi. Nella post modernità fraudolenta, ai fini di saggezza e conoscenza, conta più saper fare ricerche sul web che aver acquisito rudimenti di storia e filosofia per comprendere i fenomeni sociali e giuridici.

È ovvio che l´ideologia del giudice condiziona sempre la scelta delle diverse possibilità di interpretazione delle leggi, e proprio questa consapevolezza fa si’ che il punto di partenza metodologico della sentenza – soprattutto in casi di questa natura – non debba essere l’inclinazione nei confronti di  “uno dei  contraenti”, di una delle “parti” politiche a confronto.

Il punto di partenza metodologico dev’essere non la lotta di classe allo stato puro – i “proletari armati” contro parte della “borghesia mafiosa” che occupa parte dello Stato – ma i valori universali che sono in gioco. Perché? Precisamente perché il contenzioso, come fatto storico concreto, può non essere esattamente quello che ho descritto. Allora i parametri per decidere devono essere cercati nelle conquiste universali dell’umanesimo moderno e non nelle “preferenze” istintive dei giudicanti.

Nel caso concreto di Battisti i fattori in gioco, come valori contrapposti, erano i seguenti: la presunzione di innocenza; l’ipotesi che gruppi armati, in quella circostanza, insorgessero contro governi e Stati che “sbarravano” la strada alla possibilità di trasformazione all’interno del processo democratico; l’ipotesi che i gruppi di potere del paese che all’epoca chiedeva l’estradizione, lo facessero con metodi illegittimi. L’ipotesi che il governo che chiedeva l´estradizione in quel momento (ricordiamo che era Berlusconi) non si mostrava interessato a rispettare la normativa internazionale sui Diritti Umani. Questa è proprio l’analisi che è mancata allo Stato brasiliano quando consegnò Olga Benário ai nazisti. Ed era ciò che i media, schiacciati sulle tesi del governo italiano, hanno cercato di impormi in quella circostanza.

Questi sono valori democratici e liberali, e sono sintetizzati nella grande rete di diritti che protegge il cittadino dall’arbitrio dello Stato e dagli abusi di potere che esso comporta, in qualsiasi regime. Basandoci su questa concezione noi – che eravamo al Ministero della Giustizia all’epoca del ”affaire” Battisti – abbiamo concesso diverse volte l’asilo politico a cubani che si trovavano in Brasile, senza lasciarci influenzare in quell’occasione dal giudizio  - anche se diverso dal nostro – che la Corte aveva sul regime vigente a Cuba.

Leggendo il libro del professor Lungarzo si capisce perché allora la maggior parte dei  media brasiliani mentirono in ripetutamente sulla questione dei cubani, basandosi su un´informazione preliminare falsa del giornalista Elio Gaspari: era necessario screditare il Ministro della Giustizia per legittimare un’estradizione illegale che pensavano avesse già la maggioranza della Corte Suprema. Mettere in giro la falsa notizia secondo cui mentre “davo asilo a Battisti” – un “terrorista” – “consegnavo” i cubani alla “dittatura castrista”, significava creare un´aura di simpatia intorno alla Corte Suprema, per mettere Battisti a disposizione di Berlusconi e della sua mafia al potere.

In realtà è stato provato che furono gli stessi cubani rientrati a Cuba, assistiti dalla Procura federale e dall’Ordine degli Avvocati, ad aver fatto la scelta di tornare. In un secondo tempo lo dichiararono all’estero, con scarsa ripercussione sui media brasiliani.

La manipolazione dell’informazione nel caso Battisti non è una “questione minore” per la democrazia brasiliana: si tratta di una questione di uguaglianza dei mezzi, in una democrazia formale, per dare concretezza a diritti fondamentali, come la libertà di stampa, che ha senso soltanto se si lega al diritto tangibile alla libera circolazione delle idee, senza la quale la libertà di stampa diventa un mero apparato di dominio destinato a  diffondere le opinioni dei “proprietari” dei media.

In vari passaggi della sua dichiarazione di voto il giudice Peluso, originario della magistratura di San Paolo, e che fu allievo di Alfredo Buzaid (ministro della Giustizia durante la dittatura, il cui atto più rilevante fu coprire le torture commesse nelle carceri del regime) e di Miguel Reale, (celebre filosofo del Diritto, simpatizzante delle idee di Mussolini e dei programmi giuridici “democratici” del regime militare) non solo ha trattato con disprezzo la mia formazione giuridica, ma ha anche manipolato le prove nel processo, con l´obiettivo di estradare Battisti e consegnarlo al governo repubblicano di Berlusconi.

Per quanto riguarda la prima parte, credo che abbia ragione, giacché i miei maestri sono altri: più Ernst Bloch, Ferrajoli e Konrad Hesse che Buzaid e Miguel Reale. Per la seconda parte, quella della manipolazione delle prove nel processo di estradizione, si tratta di una questione di cultura generale. Consiglio all’attuale ex ministro di leggere un po' di più, di informarsi un po’ di più, di ascoltare un po’ di più le persone che hanno una formazione intellettuale diversa da quella dei suoi maestri, per giudicare più secondo Kant che secondo Mussolini: più “valori” e  quindi meno contingenza ideologica trasmessa dai maestri diretti. Per fortuna ci sono ancora dei giudici a Berlino, e  il Brasile ha ancora Presidenti degni di questo nome.

Traduzione di Andrea Torrente
Fonte: Correaneto
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lunedì 14 gennaio 2013

Manaus-Amazonas-Amazonia-cotidiano-economia-juros-Taxa_Selic-compras-consumo-consumidores-varejo_local_ACRIMA20121018_0028_15

Gli Interessi delle carte di credito sono i minori dal 1995, ma rimangono sempre vicini al 200% all’anno.

I tassi di interesse sui prestiti hanno chiuso nel 2012 col più basso valore da quando è iniziata la serie di questa ricerca storica nel 1995. Tuttavia, secondo l'Associazione Nazionale dei Dirigenti in Finanza, Gestione e Contabilità (Anefac),  il tasso applicato sulla carta di credito è ancora vicino al 200% (9,37% al mese; 192,94% annuo).
In una dichiarazione, il coordinatore dello studio, José Miguel Ribeiro de Oliveira, afferma che "la riduzione può essere attribuita a una maggiore concorrenza da parte delle istituzioni finanziarie dopo che le banche pubbliche ridurre i loro tassi di interesse; lieve riduzione dei tassi di inadempienza, e si prevede un aumento di tale inadempienza nei prossimi mesi in un contesto di maggiore crescita economica. "
Il “cheque especial”, un'altra modalità ampiamente utilizzato dai consumatori [brasiliani], ha avuto anch’esso il tasso più basso dal 1995, chiudendo l'anno con interesse di 7,82% mensile (146,83% annuo).
Secondo i dati dell'indagine, il tasso globale medio di interesse per gli individui è stata ridotta di 0,19 punti percentuali nel mese (4,12 punti percentuali nel corso dell'anno), corrispondente ad una riduzione del 3,37% nel mese (4,43 % nei dodici mesi).
fonte: UOL
Belle parole, ma in pratica cosa vuol dire? Facciamo un esempio pratico, 363simulando un finanziamento in Italia e in Brasile. I dati che citerò sono presi come sempre da internet, quindi è probabile che andando direttamente in banca i valori possano cambiare, Ma non credo più di tanto. Allora…
Per l’Italia ho preso come riferimento la Findomestic, forse la più famosa e usata società di credito personale nel Bel Paese. E ricordo che quando vivevo in Italia, gli interessi della Carta Aura, proprio della Findomestic, erano i più alti in assoluto. Per il Brasile invece ho simulato con il Banco Bradesco e col Banco Itau. Questo del banco Itau forse é il più veritiero, dato che ho qui tra le mani un contratto di credito proprio di questo Banco. Ma andiamo a vedere.
Immaginiamo che Carlo, commercialista di Milano, chieda un prestito alla Findomestic di 10.000 euro e che intenda pagare in 36 mesi. La Findomestic propone questo:

    • 36 RATE DI 317,07 €
    • TAN fisso 8,80%
    • TAEG 9,16%
    • NESSUNA SPESA INIZIALE
    • TOTALE DA RIMBORSARE 11.414,42 €
Ora immaginiamo che João, microimprenditore di Curitiba, abbia la necessità di richiedere anche lui un finanziamento di 10.000 Reais. Prima si reca al banco Bradesco. La loro proposta:

    • 36 RATE DI 690,62 R$
    • CET (Custo Efetivo Total) 110.66% ALL’ANNO
    • 176,75 R$ DI SPESE INIZIALI
    • TOTALE DA RIMBORSARE 24.862,32 R$
Per curiosità si rivolge anche al Banco Itau. Questa é la loro proposta:

    • 39 RATE DI 786,05 R$
    • CET 96,48% ALL’ANNO
    • 208,63 R$ DI SPESE INIZIALI
    • TOTALE DA RIMBORSARE 30.655,95 R$
Alla fine, al di là dei numeri o dei tassi d’interesse, quello che balza all’occhio é che un italiano pagherebbe ogni mese poco più di 300,00 euro, e che alla fine dei tre anni avrebbe pagato in più “solo” 1.414,42 euro. Il povero brasiliano invece si troverebbe a pagare ogni mese una rata di 700/800 reais e alla fine dei tre anni avrebbe pagato, nella migliore della ipotesi, 14.862,32 R$ e nella peggiore 20.655,95 R$. Dobbiamo aggiungere qualcos’altro?
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domenica 13 gennaio 2013


Oggi voglio fare pubblicità a un blog che ho trovato in rete, creato da uno studente dell’Università degli Studi di Milano. Per la verità in qualche modo sto facendo pubblicità all’Italia, dato che il blog in questione si chiama


Leggo nella sua presentazione:
Perché questo blog:
Dopo un lungo percorso ho deciso di intraprendere la tortuosa strada dell’attivismo in un epoca di crisi non solo economica ma anche di valori. Ci troviamo in un paese straordinario, con una grandissima Cultura che non ci è sempre visibile nel complesso solo per il fatto che la viviamo quotidianamente. Questo ci porta a disinteressarci e a non sforzarci di preservare tutte le opere d’arte, materiali e immateriali, da cui siamo circondati.
Il mio sforzo va esattamente nella direzione opposta e perciò mi batto perché le venga data la giusta importanza.
Recita l’articolo 9 della nostra Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“.
E infatti come sottotitolo leggiamo: Diamo il giusto peso alla nostra cultura.
Quindi é per questo motivo, facendo anche mio questo motto, che non posso fare altre che dire: BRAVO!
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Se qualcuno ieri tentò di accedere al mio Blog, avrà notato che ciò non era possibile, e un gentile messaggio di Google avvisava che, per poter entrare, serviva un invito da parte mia. Per la verità non sono diventato di colpo “metido”, perlomeno non più di quanto lo sono adesso. Il fatto é che, come avrete notato, ho cambiano tema al mio Blog. Io ho il brutto difetto di stancarmi facilmente di una cosa, e vedere sempre le solite cose, i soliti colori o la solita forma mi annoia. Quindi ieri ho passato tutta la giornata a provare decine di modelli di blog diversi. Alcuni erano veramente bellissimi, ma poco si addicevano al tema che io tratto. Altri erano molto semplici o non si adattavano a tutto quello che mi piace incorporare in questo spazio. Alla fine, dopo numerosi tentativi, ho scelto quello che state vedendo. In qualche modo é molto simile al precedente, ma era l’unico che potesse andare bene come stile.

Mi scuso solo ora per il disturbo che in qualche modo ho recato. Purtroppo Blogger non permette di creare una pagina di avviso quando si fa manutenzione al proprio blog e l’unica mia scelta era quella di lasciare i lettori “fuori dalla porta”.

Nella speranza che nessuno si sia offeso e che non riceva insulti più del dovuto, sperando anche di aver fatto un lavoro perlomeno accettabile, vi invito a seguirmi sempre come avete fatto finora.

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venerdì 11 gennaio 2013


Esistono numerose leggende in questo grande paese, e una di queste  racconta la famosa favola del Paese delle Diversità, un luogo incantato in cui gli abitanti amano e accettano  ogni tipo di persona in qualche modo diversa, sia per il colore, religione  o costume. In questo leggendario paese “abençoado por Deus”, come dicono gli abitanti locali, non esiste nessun tipo di preconcetto o di discriminazione sociale, dato che fin dall’alba della sua creazione una moltitudine di gente diversa, come negri, giapponesi o italiani, sono emigrati qui per far crescere insieme questo posto incantato. E questa diversità la si nota in ogni angolo del paese, in qualunque città, piccola o grande che sia. E in questo grande Paese delle Diversità, neri o gialli, biondi o mori, persone con deficienze fisiche o con costumi diversi, omosessuali o eterosessuali, trovano  un posto sicuro dove vivere in pace, facendo quello che a loro piace, in armonia con il resto della popolazione. Peccato che questo sia solo una favola raccontata ai bambini.

Um homossexual é morto a cada 26h no Brasil, diz grupo gay

Levantamento divulgado nesta quinta-feira pelo GGB (Grupo Gay da Bahia) aponta que em 2012 houve no país ao menos 336 assassinatos de gays, lésbicas e travestis --o que representa um homicídio a cada 26 horas.
O relatório, feito anualmente pela mais antiga associação de defesa dos homossexuais no Brasil, é baseado em notícias publicadas na imprensa e em informações de ONGs. Nem todas as mortes têm motivação necessariamente homofóbica.
"Quando o movimento negro, os índios ou as feministas divulgam suas estatísticas, não se questiona se o motivo foi racismo ou machismo", diz Dudu Michels, analista de sistemas responsável pelo material. "Ser travesti já é um agravante de periculosidade dentro da intolerância dominante da sociedade."
Para o antropólogo Luiz Mott, coordenador do levantamento, 99% dos homicídios listados tiveram um "agravante" de natureza homofóbica.
"Seja a homofobia individual, quando o assassino tem mal resolvida sua própria sexualidade; seja a cultural, que pratica bullying contra a comunidade; seja a institucional, quando o governo não garante a segurança dos espaços frequentados pelo movimento LGBT [Lésbicas, Gays, Bissexuais, Travestis e Transexuais]", afirma Mott.
Ele diz que a quantidade de casos deve ser ainda maior, porque muitos não são conhecidos. "A subnotificação destes crimes é notória. Nossos números são apenas a ponta do iceberg."
Os gays lideram as mortes, com 188 registros (56%), seguidos de 128 de travestis (37%), 19 de lésbicas (5%) e dois de bissexuais (1%). São Paulo teve o maior número de homicídios (45), enquanto Alagoas (18) lidera em termos relativos.
O levantamento completo deve ser divulgado no sitehttp://homofobiamata.wordpress.com.
Em 2011, o GGB registrou 226 assassinatos. O grupo ainda identificou que duas transexuais brasileiras foram mortas na Itália no ano passado.

DENÚNCIAS
O governo federal não possui dados oficiais sobre mortes de homossexuais.
Procurada pela Folha, a Secretaria de Direitos Humanos da Presidência diz que, entre janeiro e novembro de 2012, recebeu 2.830 denúncias no Disque Direitos Humanos "elevação de 184% em relação ao ano anterior (997)." Mas a pasta ressalta que elas nem sempre se confirmam.
A maioria das denúncias envolveu violência psicológica e discriminação.
fonte: Folha.com
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mercoledì 9 gennaio 2013

1300824

Prostitutas de BH têm aulas grátis de inglês para se preparar para a Copa

A ideia é ensinar o básico. "Fruits" (frutas), por exemplo. Mas o "vocabulário técnico", como "condom" (preservativo), também estará presente em aulas de inglês que prostitutas de Belo Horizonte terão para receber os turistas na Copa de 2014.

"Elas vão aprender frutas, verduras, legumes. Mas algumas palavras a gente pode trabalhar mais, no sexo, no fetiche", diz Cida Vieira, 46, presidente da Associação de Prostitutas de Minas Gerais.
Cerca de 20 garotas de programa já se inscreveram para participar do curso gratuito, organizado pela instituição. A expectativa de Cida é que até 300 das 4.000 associadas frequentem as aulas até o final do ano.

As classes de idiomas já têm local para acontecer: uma sala cedida pela Associação dos Amigos da Rua Guaicurus (zona de prostituição de Belo Horizonte).

VOLUNTÁRIOS
O grupo busca professores voluntários. A vice-presidente Laura do Espírito Santo, 54 (mas "colocando muita menina de 20 no chinelo"), diz que a associação já conta com psicólogos e médicos voluntários, o que a faz acreditar que não haverá dificuldade.
Se for preciso, porém, serão contratados profissionais.
A ideia é que o curso dure entre seis e oito meses e que as primeiras turmas tenham início até março. A associação planeja ainda aulas de francês e italiano.

QUALQUER PROFISSÃO
Para Pollyana Temponi, 27, "profissional do sexo há três", o inglês vai servir para negociar preço e combinar como vai ser o programa com o cliente.
"Hoje em dia em qualquer profissão você tem que saber inglês", diz.
Outras sonham mais alto: "Vou fazer o curso porque a única coisa que sei falar hoje é 'I love you'. É inglês, né? Te amo? Isso fica difícil falar. Mas talvez, quem sabe? Posso me apaixonar", diz a prostituta C., 54, que não quis ter seu nome divulgado.

fonte: Folha.com

Io non ho nulla contro le prostitute. Anzi, che Dio le benedica! Ma che, invece di trovare un modo di debellare questo triste “commercio” si tenti di renderlo più attuale, proprio non lo capisco. E dalla pagina di Facebook di  questa associazione apprendo:
Projeto pretende legalizar prostituição para evitar abusos durante a Copa
Nas cidades que receberão jogos da Copa do Mundo, muitos trabalhadores já se preparam para receber a horda de turistas sedentos por diversão e possuidora de carteiras recheadas de dólares e euros, entre eles os profissionais do sexo da Rua Guaicurus, no Centro de Belo Horizonte. A Associação de Prostitutas de Minas Gerais (Aprosmig), por exemplo, se organiza para oferecer cursos de inglês e de francês para suas associadas a partir de fevereiro. “A demanda vai aumentar muito na Copa, por isso vários profissionais do sexo de outros estados virão para cá. Temos que fazer uma Copa consciente e aproveitar o momento para fazer um debate sobre os direitos das prostitutas”, afirma a presidente da entidade, Cida Vieira. Ela acredita que a oportunidade será muito importante para jogar luz sobre a questão da prostituição no país e promete muita mobilização até o apito inicial da competição por parte da Aprosmig e da Rede Brasileira de Prostitutas.
Questo è il Brasile della Coppa del Mondo. Questo è il paese in cui vivo e in cui tutti pensano che sia il miglior posto del mondo. Ma è una mia impressione, o questo paese, invece di migliorare, sta peggiorando sempre di più?
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martedì 8 gennaio 2013


Sta circolando in rete, specialmente su Facebook, il seguente testo:
Escritora holandesa, falando sobre o Brasil.
Recebido por e mail
"Os brasileiros acham que o mundo todo presta, menos o Brasil, realmente parece que é um vício falar mal do Brasil. Todo lugar tem seus pontos positivos e negativos, mas no exterior eles maximizam os positivos, enquanto no Brasil se maximizam os negativos. Aqui na Holanda, os resultados das eleições demoram horrores porque não há nada automatizado. Só existe uma companhia telefônica e pasmem: Se você ligar reclamando do serviço, corre o risco de ter seu telefone temporariamente desconectado.
Nos Estados Unidos e na Europa, ninguém tem o hábito de enrolar o sanduíche em um guardanapo - ou de lavar as mãos antes de comer. Nas padarias, feiras e açougues europeus, os atendentes recebem o dinheiro e com mesma mão suja entregam o pão ou a carne.
Em Londres, existe um lugar famosíssimo que vende batatas fritas enroladas em folhas de jornal - e tem fila na porta.
Na Europa, não-fumante é minoria. Se pedir mesa de não-fumante, o garçom ri na sua cara, porque não existe. Fumam até em elevador.
Em Paris, os garçons são conhecidos por seu mau humor e grosseria e qualquer garçom de botequim no Brasil podia ir pra lá dar aulas de ‘Como conquistar o Cliente’.
Você sabe como as grandes potências fazem para destruir um povo? Impõem suas crenças e cultura. Se você parar para observar, em todo filme dos EUA a bandeira nacional aparece, e geralmente na hora em que estamos emotivos...
Vocês têm uma língua que, apesar de não se parecer quase nada com a língua portuguesa, é chamada de língua portuguesa, enquanto que as empresas de software a chamam de português brasileiro, porque não conseguem se comunicar com os seus usuários brasileiros através da língua Portuguesa. Os brasileiros são vitimas de vários crimes contra a pátria, crenças, cultura, língua, etc… Os brasileiros mais esclarecidos sabem que temos muitas razões para resgatar suas raízes culturais.
Os dados são da Antropos Consulting:
1. O Brasil é o país que tem tido maior sucesso no combate à AIDS e de outras doenças sexualmente transmissíveis, e vem sendo exemplo mundial.
2. O Brasil é o único país do hemisfério sul que está participando do Projeto Genoma.
3. Numa pesquisa envolvendo 50 cidades de diversos países, a cidade do Rio de Janeiro foi considerada a mais solidária.
4. Nas eleições de 2000, o sistema do Tribunal Regional Eleitoral (TRE) estava informatizado em todas as regiões do Brasil, com resultados em menos de 24 horas depois do início das apurações. O modelo chamou a atenção de uma das maiores potências mundiais: os Estados Unidos, onde a apuração dos votos teve que ser refeita várias vezes, atrasando o resultado e colocando em xeque a credibilidade do processo.
5. Mesmo sendo um país em desenvolvimento, os internautas brasileiros representam uma fatia de 40% do mercado na América Latina.
6. No Brasil, há 14 fábricas de veículos instaladas e outras 4 se instalando, enquanto alguns países vizinhos não possuem nenhuma.
7. Das crianças e adolescentes entre 7 a 14 anos, 97,3% estão estudando.
8. O mercado de telefones celulares do Brasil é o segundo do mundo, com 650 mil novas habilitações a cada mês.
9. Telefonia fixa, o país ocupa a quinta posição em número de linhas instaladas..
10. Das empresas brasileiras, 6.890 possuem certificado de qualidade ISO-9000, maior número entre os países em desenvolvimento. No México, são apenas 300 empresas e 265 na Argentina.
11. O Brasil é o segundo maior mercado de jatos e helicópteros executivos.
Por que vocês têm esse vício de só falar mal do Brasil?
1. Por que não se orgulham em dizer que o mercado editorial de livros é maior do que o da Itália, com mais de 50 mil títulos novos a cada ano?
2. Que têm o mais moderno sistema bancário do planeta?
3. Que suas AGÊNCIAS DE PUBLICIDADE ganham os melhores e maiores prêmios mundiais? :)
4. Por que não falam que são o país mais empreendedor do mundo e que mais de 70% dos brasileiros, pobres e ricos, dedicam considerável parte de seu tempo em trabalhos voluntários?
5. Por que não dizem que são hoje a terceira maior democracia do mundo?
6. Que apesar de todas as mazelas, o Congresso está punindo seus próprios membros, o que raramente ocorre em outros países ditos civilizados?
7. Por que não se lembram que o povo brasileiro é um povo hospitaleiro, que se esforça para falar a língua dos turistas, gesticula e não mede esforços para atendê-los bem? Por que não se orgulham de ser um povo que faz piada da própria desgraça e que enfrenta os desgostos sambando.
É! O Brasil é um país abençoado de fato. Bendito este povo, que possui a magia de unir todas as raças, de todos os credos. Bendito este povo, que sabe entender todos os sotaques. Bendito este povo, que oferece todos os tipos de climas para contentar toda gente. Bendita seja, querida pátria chamada BRASIL!"
Non sto qui a controbattere parola per parola, però qualche osservazione in merito possiamo farla.

Prima di tutto: chi è questa scrittrice olandese? Non si riesce a trovare un nome, un riferimento o un dato certo. Inoltre sembra che questo testo circoli in rete da molti anni.

Come sempre l’idea che noi europei siamo sporchi e sudici è ormai integrata in nella testa di tutti i brasiliani. Ecco allora che noi non ci laviamo le mani o che non sappiamo servire un panino come dovremmo. E volete dirmi che qui in Brasile non esistono locali sporchi e che tutto é perfetto? Andiamo a fare un giro nei locali della mia città se volte, o peggio ancora, in un ospedale pubblico o Pronto Soccorso. Ma vale la pena parlare di queste cose agente che non vuole ascoltare e non sa vedere?

Le patate fritte in un giornale? Non sono mai stato a Londra ma credo che questa scrittrice parli di una cosa che ormai non esiste più. Penso che anche gli inglesi, pur non essendo “civili e puliti” come i brasiliani, debbano attenersi a delle regole d’igiene comuni a tutti i paesi d’Europa.

Anche qui in Brasile ormai non si fuma in locali pubblici. È proibito dalle legge. E questo dimostra il periodo in cui è stato scritto questo testo.

Sul fatto delle elezioni potremmo discutere non poco. È vero che noi in Italia usiamo ancora la matita per votare, mentre qui è tutto automatizzato e moderno. Però sulla reale efficienza e onestà dei risultati, ho qualche dubbio.

E ancora sulla storia che noi europei siamo maleducati! Ma quando finirà tutto questo? Quando i brasiliani capiranno che, solo per il fatto di avere un atteggiamento diverso, noi non siamo così diversi da loro? In tutti i bar, caffè e ristoranti che sono andato, sia in Italia che all’estero, mai ho trovato camerieri maleducati. A volte stanchi o indifferenti, ma maleducati mai. E che Dio mi perdoni, la peggior razza di venditori odiosi sono proprio qui in Brasile, dove non fai in tempo a entrare in un negozio che vieni subito preso in ostaggio da una miriade di commessi.

Sul fatto dei film americani forse ha ragione, ma qual è il problema? Questa scrittrice sembra che sia affetta dalla classica sindrome di “vira-lata”, comune a molti brasiliani.

Sulla lingua potremmo discutere a lungo. Non solo l’idioma parlato qui é diverso dal “vero” portoghese, ma la qualità e il numero di espressioni usate dal popolo brasiliano é qualcosa che mi lascia ogni volta sorpreso (e non in senso buono). Il portoghese in genere é di basso livello, il vocabolario locale é MOLTO scarso e difficilmente sanno coniugare i verbi in modo adeguato.

AIDS: per fortuna l’autrice di questo testo non ha mai avuto bisogno di servirsi di un ospedale pubblico brasiliano, altrimenti si sarebbe trovata come minimo con qualche infezione nel corpo o sarebbe ancora adesso in fila per una consulta medica. O peggio ancora, questi grandi medici brasiliani avrebbero commesso qualche errore chirurgico, come succede spesso in questo paese baciato dal sole, e lei si sarebbe trovata in fin di vita.

14 fabbriche di auto. Questo é veramente ridicolo. Abbiamo le auto più care del mondo, con una qualità inferiore a quelle che si vendono in Europa o Stati Uniti. Ma questo cosa c’entra l’orgoglio brasiliani? Sono stati per caso i brasiliani a impiantare le fabbriche e dare lavoro a molte persone? O sono state queste grandi aziende STRANIERE a fare questo?

Cellulari. Qualcuno ritiene che la VIVO, la CLARO o la TIM qui in Brasile funzionino bene? E vogliamo parlare delle tariffe?

Bambini e ragazzi che studiano? Si, ma come? Cosa studiano? In che condizioni? Con quale qualità? Vogliamo parlare dell’educazione pubblica? Non basterebbe un semplice post per fare questo, quindi meglio sorvolare.

La maggior flotta di Jet e elicotteri. Forse questa dolce scrittrice non ha mai preso un volo in un aeroporto pubblico brasiliano. O forse lei viaggia solo di Jet personale.

Questa cosa del “popolo unito” é falsa. Qui in Brasile i negri sono ancora considerati inferiori, come i nordestini o gli stranieri in genere.

Sul genoma umano ha sbagliato di grosso. Oltre al Brasile vi sono altri paesi di questo emisfero che aderiscono, come Africa del Sud, Angola, Australia e Nuova Zelanda.

Sul fatto che il sistema bancario brasiliano sia tra i più moderni del mondo ho qualche dubbio, ma una cosa é sicura: è quello che detiene i maggiori juros! Obrigado Brasil!

Democrazia. L’unica cosa certa é che, essendo una popolazione di quasi 200 milioni di persone, il Brasile é uno dei paesi con più elettori del mondo. Ma questi numeri non fanno di una nazione una democrazia.

ISO 9000. Andiamo a confrontare un prodotto costruito in Brasile e uno costruito in Europa, dopo se volete parliamo pure di qualità.

E potremmo continuare, ma penso che sia meglio finire qui, altrimenti questo post diventa infinito. In ogni caso siamo arrivati alla conclusione che questo testo é falso, scritto probabilmente da qualche brasiliano con l’unico scopo di dimostrare, con menzogne e luoghi comuni, che il Brasile é il migliore paese del mondo. Peccato che molti brasiliani pensino veramente a questo.
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