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lunedì 10 dicembre 2012

Mandate via Mantega!


La rivista britannica "The Economist", in un articolo sull'economia brasiliana, suggerisce le dimissioni di Mantega, citando il basso livello del PIL e le previsioni disastrose del Ministro delle Finanze.

Solo due anni fa, quando la Rousseff è stata eletta presidente del Brasile, l'economia brasiliana stava vivendo un boom economico. Da allora è rimasta come paralizzata e ora lotta per un eventuale recupero. Nonostante il crescente sforzo del governo, questa 'creatura moribonda' è cresciuta solo dello 0,6% nel terzo trimestre, la metà di quello previsto dal ministro Guido Mantega (Finanze).

Quanto sopra è la descrizione della rivista inglese "The Economist" in un articolo sulla perdita di fiducia nell'attuale squadra economica del governo. Nel testo, la rivista suggerisce le dimissioni di Mantega come alternativa a Dilma per riconquistare la fiducia degli investitori e di ottenere così un secondo mandato .

Fattori come la flessione dei prezzi delle materie prime e del enorme debito delle famiglie brasiliane sono citati come i blocchi attuali della attività economica del paese.

Il termine "costo Brasile" è anche usato per spiegare perché il governo avrà bisogno di contare su un maggiore sforzo sul lato dell'offerta, e non del consumo, per garantire la crescita nei prossimi anni, con maggiori investimenti e maggiore produttività.

Nonostante le iniziative come la riduzione dei tassi di interesse e gli sgravi fiscali sui salari, il tasso di investimento è sceso negli ultimi trimestri e oggi rappresenta il 18,7% del PIL, rispetto al 30% in Perù e il 27% in Cile, ricorda la rivista.

La valutazione della rivista è che l'intrusione del governo sul tasso di rendimento dei business, come le banche e le società elettriche, ha generato una sfiducia tra gli investitori. "Anche di più rispetto al suo predecessore, Luz Inacio Lula da Silva, la Rousseff sembra credere che lo Stato dovrebbe indirizzare le decisioni sugli investimenti privati."

Dato il quadro presentato nel testo, il suggerimento finale è che la Banca Centrale farà un grosso errore se  deciderà per un altro taglio dei tassi di interesse e il governo dovrebbe concentrarsi sulla riduzione dei costi liberando gli "spiriti animali" degli investimenti privati.

La rivista va oltre. Indica a Dilma di dimostrare di essere pragmatica come lei dice, licenziando il ministro  Mantega, "le cui troppo ottimistiche proiezioni hanno minato la fiducia degli investitori", e di nominare una squadra in grado di riconquistare la fiducia economica.


"La speranza della signora Rousseff sembra essere legata al presupposto che la piena occupazione e il progresso del reddito reale sarà sufficiente a garantire un secondo mandato nel 2014. Ma ciò dipenderà dal rilancio della crescita", dice.

Per sostenere la tesi di come i risultati economici siano fondamentale per la rielezione, la rivista ricorda i suoi predecessori.

"Lula ha vinto un secondo mandato perché i suoi provvedimenti hanno sollevato milioni di persone dalla povertà. L'elettorato, allo stesso modo, ha garantito la rielezione di Cardoso perché ha combattuto l'inflazione. E la signora Rousseff? Gli elettori poranno dire che nel tentativo di bilanciare tante "bolle economiche ", ne ha lasciate cadere la maggior parte di loro"


Commento

"The Economist" sicuramente non conosce il Brasile e il governo del PT. In 10 anni di governo, non c'è stata notizia su personale licenziato per incompetenza da Lula e Dilma. Piuttosto, alcuni finiscono peressere ricompensati proprio da lei. E questo di solito non serve per togliere i voti, dal momento che anche il noto Fernando Haddad è stato finalmente eletto sindaco di São Paulo.

fonte: Implicante
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1 commento:

  1. Stavo rileggendo questo post, e non ho capito se il commento dell'autore è ironico, come spero che lo sia. Perché non passa giorno che la stampa non parli di fabbriche chiuse (a Bahia in questo mese hanno chiuso 12 fabbriche di calzature), di personale cacciato in mezzo alla strada senza nessuna copertura, visto che gli stessi dipendenti non vogliono lavorare con il Libretto di Lavoro, per paura di perdere l'elemosina della Bolsa Familia.

    Ma oggi leggo questa notizia sui 9.000 licenziamenti effettuati dalle banche private brasiliane, le quali hanno guadagni stratosferici grazie al loro potere sul governo comunista del Brasile, alla continua ricerca di denaro per coprire le magagne che stanno portando questo ricco paese verso il fallimento.

    Qui il link all'articolo

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