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venerdì 21 dicembre 2012

Fatalità o incompetenza?


Oggi qui a Sorocaba è un giorno di lutto. Un muro alto 10 metri è caduto su auto e persone che passavano in quel istante e il triste bilancio è di sette morti, tra cui un bambino di 5 anni, e un ferito grave.

Tutti stanno dando la colpa alla pioggia che scendeva con vigore e al forte vento. Tutti parlano di fatalità  Tutti affermano che la colpa di questa tragedia è da attribuire alla "vetusta" età dell'edificio, dato che fu costruito più di 100 anni fa, precisamente nel 1913 e che a quel tempo non esistevano prodotti e tecniche valide come ci sono oggi (!) - mi domando cosa dovremmo dire noi che in Italia abbiamo palazzi del '600 o mura romane.

Tutti dicono la loro, ma praticamente nessuno ha il coraggio di ammettere che la colpa di tutto questo è da attribuirsi alla grande inefficienza di chi stava dirigendo i lavori. Ma forse, più che non aver coraggio, è che proprio non riescono a pensare che un ingegnere possa sbagliare, perché qui chi ha studiato, chi è diventato qualcuno, viene sempre visto come una persona al di sopra delle altre. Ma vediamo di capire di cosa parlo.

Nel centro di Sorocaba, proprio di fianco al più importante Terminal di onibus della città  sorgeva una grande fabbrica tessile, la Tecelagem Cianê, con sedi in altri Stati del Brasile.



Questa fabbrica era tra le maggiori della Regione di quel tempo, e fece tanto successo. Ma come tutte le cose a un certo punto la sua vita finì e venne chiusa. Siccome qui in Brasile non sanno preservare edifici antichi, la fabbrica venne abbandonata. 

© Copyright 2012 Google.com

Ecco allora che a qualcuno venne la geniale idea di fare un megashopping nell'area di questa fabbrica abbandonata. Quindi, con un investimento iniziale di 360 milioni di R$, si progettò questo shopping, Pátio Cianê Shopping, su un'area di 43.000 mq totali. E l'idea prevedeva di tenere alcune parti della vecchia fabbrica, giusto per dare un tono più chic a questo gigantesco paradiso per consumatori.



Ora io, che sono ignorante e ingenuo, immagino che per un progetto di tali dimensioni vengano chiamati i migliori architetti e ingegneri per garantire un lavoro fatto a regola d'arte. Ma molte volte mi dimentico che sono in Brasile e qui lavori fatti con giudizio non esistono.

Quindi immaginate una fabbrica enorme fatta di mattoni. I nostri cari ingegneri locali cosa hanno fatto? Hanno demolito la parte interna lasciando però i muri esterni intatti.

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Ora, io non sono un ingegnere civile né tantomeno un architetto. Non sono nemmeno un muratore e non ho nessuna idea di come si faccia a costruire una casa. Ma nella mia immensa ignoranza penso che lasciare un muro di mattoni alto 10 metri e anche più, con un perimetro vasto come quello, senza nessun appoggio o sostegno, non sia una buona idea. È vero che ho visto dei lavori semplici fatti da muratori qui in Brasile che è da mettersi le mani nei capelli. Però una cosa è fare una tramezza in casa o cambiare il telhado, un'altra è progettare e costruire uno shopping con 226 negozi, 5 cinema, palestre e chissà che altro.

Allora, a questo punto, lasciatemi dire le cose a mio modo: ma 'sti cazzo di ingegneri dove cazzo hanno studiato? Ma che scuole hanno fatto? Sicuramente avranno preso la laurea per corrispondenza  perché è impossibile che un ingegnere o un architetto faccia un errore cosi madornale. Ma non è la prima volta che succede un fatto del genere. Il più recente è successo a Rio de Janeiro nel gennaio di quest'anno, in cui caddero due edifici e ci furono 11 morti. E guarda caso anche in uno di questi edifici stavano facendo dei lavori di ristrutturazione.

Ora sono in ballo ricerche, inchieste, scuse generali. Tutti danno la colpa ad altri  e tutti, indistintamente, affermano di aver lavorato nel migliore dei modi. Ma rimane il fatto che sette persone sono morte, e l'unica consolazione è che questo muro sia caduto dalla parte meno frequentata di persone. Perché se fosse successo dalla parte opposta, proprio dal lato che la gente si dirige verso il Terminal (Terminal aperto 24 ore al giorno con un flusso di 94.000 persone al giorno) allora la tragedia sarebbe stata decisamente peggiore.

È inutile negarlo: qui in Brasile non esiste la serietà  l'efficienza  l'organizzazione. Qui tutto viene fatto in qualche maniera e, se Deus quiser, alla fine funziona. Ieri Dio não quis.

© Copyright 2012 Globo Comunicação e Participações S.A.

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7 commenti:

  1. Con il mio collegamento non posso vedere le immagini (molte) che hai inserito, ma anche senza immagini, da quello che scrivi, è abbastanza chiaro che la fatalità deriva, in questo caso, dall'incompetenza.

    Ma notizia a parte, il pensiero va ai familiari delle vittime, che in questi giorni pre-natalini speravano di riunirsi per qualcosa di diverso da un funerale.

    Ma alla fine, come tu scrivi: "Tutti danno la colpa ad altri e tutti, indistintamente, affermano di aver lavorato nel migliore dei modi" e nessuno sarà colpevolizzato. Lo shopping o l'impresa costruttrice daranno una piccola somma, e noi aspetteremo la prossima tragedia.



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  2. Ma questa non e' una fatalita'.
    Una fatalita' e' un fulmine che cade su un albero piuttosto che su un altro.

    Quello che e' caduto non e'un muro,ma addirittura una facciata della fabbrica,si vede chiaramente,con ancora i vani dei finestroni.

    Anche noi in Italia abbiamo avuto dei crolli del genre,dovuti ad irresponsabilita' e sopratutto alla sete di guadagno,ma qui in Brasile e' terrificante il numero di incidenti e morti che avvengono per questi ignobili motivi.

    E,hai ragione Franco, come sempre non paghera' nessuno,sia per la lentezza della giustizia brasiliana (piu' lenta di quella italiana,ed e' davvero difficile esserlo) sia per la innumerevole quantita' di ricorsi e scappatoie che gli avvocati mettono in atto,legalmente e illegalmente,chiaro.

    Ma quello che mi fa' piu' schifo e paura e' il fatto che nessuno alzi la voce prima che questi omicidi annunciati avvengano.
    Mi spiego meglio,nella costruzione dello shopping devono essere coinvolte decine di persone con esperienza,ingegneri,geometri e anche capomastri,e credete che nessuno abbia visto e/o intuito i rischi che si correvano a lasciare quel "muro" cosi',magari anche per i lavoratori dello shopping,con macchine pesanti lavorando in quel terreno?

    Tutti zitti,tutti voltando la faccia dall'altra parte,per non avere problemi,loro.

    Andassero a dirlo ai morti,adesso.

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    1. Concordo con te Benedetto. Questo é uno dei grandi problemi del Brasile: mai dire quello che pensi realmente, mai andare contro i tuoi superiori o chi é un gradino sopra di te.

      Vedo queste cose tutti i giorni e non riesco proprio ad abituarmi. Persone che non hanno il coraggio di dire a qualcuno "Guarda che cosí non va bene", perché hanno paura di perdere il lavoro o un guadagno sicuro. Paura di fare brutta figura o di sembrar "chato".

      E questa paura di parlare avviene in tutte le circostanze, anche le piú banali. Potrei fare mille esempi di persone che vedono che una cosa é sbagliata, ma se provo a chiedere "Perché non glielo dici?" loro rispondono "Ma non puoi dire queste cose a un'altra persona!". Perché é meglio "ficar calado" e vedere ingiustizie che dire la propria opinione e cercare di risolvere un problema non nostro.

      E poi parlano dell'omertà della mafia!

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  3. Allora, io sono ingegnere civile laureato a Milano nel 1999 e sto frequentando proprio in questo semestre 8 materie all'Universidade Federal de Uberlandia per potere rivalidare la mia laurea (processo veramente difficile). Garantisco che non è uno scherzo e la facoltà è seria, come ritengo le varie università federali sparse per il Brasile. Magari quelle private un po' meno. Il problema non è quindi la competenza, ma il fatto che dopo, tra la teoria e la pratica, entrano sempre altri discorsi di soldi, opportunità, politica e tutto il marcio che ne consegue, e l'aspetto tecnico va a farsi benedire; è lo stesso motivo per cui si usa l'amianto o non si usano macchinari adeguati. Quello che si nota è che, qui più che altrove, le ragione tecniche, organizzative e di sicurezza passano sempre in secondo piano rispetto a quelle economico-politiche, molto più che in Italia.

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    1. Grazie per il tuo contributo. Non era mia intenzione denigrare le università brasiliane. Peró mi riesce difficile capire come mai nessuno di quei laureati che hanno progettato lo shopping, né quelli che presenziavano i lavori, si sia accorto che lasciare un muro spoglio in quel modo poteva dare dei problemi seri. E torno a dire, qui tutti stanno danno la colpa al metodo di costruzione che fu adoperato nel 1913. Secondo la quasi totalitá delle persone con cui parlo (ma togliamo pure il quasi)a quel tempo per fare una casa non si usava il cemento ma il "barro", cioé l'argilla. Ora, é vero che le case qui in Brasile sono costruite in un modo differente che in Italia, ma da quanto ne so il cemento veniva giá usato ai tempi dei romani e forse anche prima. In ogni caso, qualunque sia il motivo di tale tragedia, il risultato é alcune persone sono morte, e altre avranno la loro vita cambiata per sempre a causa di queste perdite.

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  4. Franco,a Rio in gennaio vi furono 30 vittime nel crollo di un edificio.
    Notizia che dopo 48 ore non veniva piu' menzionata da nessuna televisione.
    Stefano

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  5. Stefano,la cosa terribile fu' che per cancellare dalla vista la testimionianza del crollo portarono via le macerie cosi' in fretta che qualche giorno dopo furono trovati resti mortali nel cumulo di calcinacci buttati in discarica.

    (comunque i morti,furono meno , 17)

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