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lunedì 24 dicembre 2012

Il magico Natale 
di Gianni Rodari


S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
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venerdì 21 dicembre 2012


Oggi qui a Sorocaba è un giorno di lutto. Un muro alto 10 metri è caduto su auto e persone che passavano in quel istante e il triste bilancio è di sette morti, tra cui un bambino di 5 anni, e un ferito grave.

Tutti stanno dando la colpa alla pioggia che scendeva con vigore e al forte vento. Tutti parlano di fatalità  Tutti affermano che la colpa di questa tragedia è da attribuire alla "vetusta" età dell'edificio, dato che fu costruito più di 100 anni fa, precisamente nel 1913 e che a quel tempo non esistevano prodotti e tecniche valide come ci sono oggi (!) - mi domando cosa dovremmo dire noi che in Italia abbiamo palazzi del '600 o mura romane.

Tutti dicono la loro, ma praticamente nessuno ha il coraggio di ammettere che la colpa di tutto questo è da attribuirsi alla grande inefficienza di chi stava dirigendo i lavori. Ma forse, più che non aver coraggio, è che proprio non riescono a pensare che un ingegnere possa sbagliare, perché qui chi ha studiato, chi è diventato qualcuno, viene sempre visto come una persona al di sopra delle altre. Ma vediamo di capire di cosa parlo.

Nel centro di Sorocaba, proprio di fianco al più importante Terminal di onibus della città  sorgeva una grande fabbrica tessile, la Tecelagem Cianê, con sedi in altri Stati del Brasile.



Questa fabbrica era tra le maggiori della Regione di quel tempo, e fece tanto successo. Ma come tutte le cose a un certo punto la sua vita finì e venne chiusa. Siccome qui in Brasile non sanno preservare edifici antichi, la fabbrica venne abbandonata. 

© Copyright 2012 Google.com

Ecco allora che a qualcuno venne la geniale idea di fare un megashopping nell'area di questa fabbrica abbandonata. Quindi, con un investimento iniziale di 360 milioni di R$, si progettò questo shopping, Pátio Cianê Shopping, su un'area di 43.000 mq totali. E l'idea prevedeva di tenere alcune parti della vecchia fabbrica, giusto per dare un tono più chic a questo gigantesco paradiso per consumatori.



Ora io, che sono ignorante e ingenuo, immagino che per un progetto di tali dimensioni vengano chiamati i migliori architetti e ingegneri per garantire un lavoro fatto a regola d'arte. Ma molte volte mi dimentico che sono in Brasile e qui lavori fatti con giudizio non esistono.

Quindi immaginate una fabbrica enorme fatta di mattoni. I nostri cari ingegneri locali cosa hanno fatto? Hanno demolito la parte interna lasciando però i muri esterni intatti.

© Copyright 2012 Google.com

Ora, io non sono un ingegnere civile né tantomeno un architetto. Non sono nemmeno un muratore e non ho nessuna idea di come si faccia a costruire una casa. Ma nella mia immensa ignoranza penso che lasciare un muro di mattoni alto 10 metri e anche più, con un perimetro vasto come quello, senza nessun appoggio o sostegno, non sia una buona idea. È vero che ho visto dei lavori semplici fatti da muratori qui in Brasile che è da mettersi le mani nei capelli. Però una cosa è fare una tramezza in casa o cambiare il telhado, un'altra è progettare e costruire uno shopping con 226 negozi, 5 cinema, palestre e chissà che altro.

Allora, a questo punto, lasciatemi dire le cose a mio modo: ma 'sti cazzo di ingegneri dove cazzo hanno studiato? Ma che scuole hanno fatto? Sicuramente avranno preso la laurea per corrispondenza  perché è impossibile che un ingegnere o un architetto faccia un errore cosi madornale. Ma non è la prima volta che succede un fatto del genere. Il più recente è successo a Rio de Janeiro nel gennaio di quest'anno, in cui caddero due edifici e ci furono 11 morti. E guarda caso anche in uno di questi edifici stavano facendo dei lavori di ristrutturazione.

Ora sono in ballo ricerche, inchieste, scuse generali. Tutti danno la colpa ad altri  e tutti, indistintamente, affermano di aver lavorato nel migliore dei modi. Ma rimane il fatto che sette persone sono morte, e l'unica consolazione è che questo muro sia caduto dalla parte meno frequentata di persone. Perché se fosse successo dalla parte opposta, proprio dal lato che la gente si dirige verso il Terminal (Terminal aperto 24 ore al giorno con un flusso di 94.000 persone al giorno) allora la tragedia sarebbe stata decisamente peggiore.

È inutile negarlo: qui in Brasile non esiste la serietà  l'efficienza  l'organizzazione. Qui tutto viene fatto in qualche maniera e, se Deus quiser, alla fine funziona. Ieri Dio não quis.

© Copyright 2012 Globo Comunicação e Participações S.A.

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mercoledì 19 dicembre 2012


Leggo da IL SECOLO XIX:

San Paolo, 30mila sotto la pioggia per Bocelli

Quasi trentamila persone hanno resistito per ore sotto la pioggia ieri sera a San Paolo per assistere al concerto di Andrea Bocelli, unica data brasiliana del tour mondiale del tenore.

«La pioggia sembra accompagnarmi nei miei concerti», ha scherzato Bocelli, che ha voluto ringraziare il pubblico: «sono stati meravigliosi e molto calorosi, nonostante le condizioni avverse».

Un violento acquazzone si è abbattuto su San Paolo poco prima del concerto, rendendo il prato del Jockey Club, l’ippodromo della capitale paulista, un vero pantano di acqua e fango.

La pioggia, come spesso capita nella capitale finanziaria della sesta potenza economica mondiale, ma con infrastrutture da terzo mondo, ha mandato in tilt il traffico ed ha causato numerosi black out elettrici. Molti posti delle prime file, nonostante i prezzi fino a mille euro, sono rimasti vuoti per buona parte dello spettacolo e il pubblico è arrivato alla spicciolata per tutta la durata del concerto. Quantomeno discutibile la decisione degli organizzatori brasiliani di far tenere un concerto all’aperto, per di più in un ippodromo, durante la stagione delle piogge. Anche se Bocelli richiama folle da concerto rock e in Brasile, dove si è già esibito varie volte, l’ultima delle quali a Belo Horizonte, in occasione del Momento Italia-Brasile, è popolarissimo.

Accanto al tenore da oltre 60 milioni di dischi venduti, si sono esibiti Davide Carbone, che ha aperto il concerto cantando l’inno brasiliano, la soprano cubana Maria Aleida, e le Div4s, quattro giovani e talentuose soprano italiane che accompagnano Bocelli nei tour all’estero e che hanno riscosso gli applausi più calorosi del pubblico di San Paolo, dove risiedono sei milioni di discendenti italiani, cantando brani della tradizione popolare come “O sole mio” e “Funiculì Funiculà”.

Bocelli, che era accompagnato dall’orchestra filarmonica e dal coro di San Paolo, ha chiuso il concerto con due classici del suo repertorio: “Con te partiro” e “Nessun dorma”, che ha strappato l’applauso più forte. Poi la pioggia è aumentata e ha impedito il bis.


Questo si leggeva in Italia, e siccome qualcuno potrebbe obiettare che sono solo notizie faziose e di parte, andiamo a vedere cosa si legge in Brasile:

Público reclama de desorganização e lama em concerto de Andrea Bocelli

Com ingressos que chegavam a R$ 2.000,00 e diversas celebridades na plateia, o concerto do tenor Andrea Bocelli na noite de quinta (13) foi ofuscado por um imprevisto meteorológico: a forte chuva que caiu em São Paulo castigou o Jockey Club, local onde ocorreu o espetáculo, frustrou parte do público. Poças d'água, assentos encharcados e falta de áreas cobertas e de vagas em estacionamento transformaram o evento num programa de índio.

Ao fim do show, as pessoas se dividiam entre elogios às interpretações do cantor italiano e reclamações sobre a organização. “Foi uma vergonha. O povo foi tratado muito pior do que qualquer cavalo que já pisou naquele lugar”, disse Daniel Gustavo Primo à VEJA SÃO PAULO. "Andrea Bocelli nos presenteou com sua voz e respeito e os organizadores nos jogaram na lama", comentou a leitora Sandra Sampaio no Facebook. Procurada pela reportagem até as 13h desta sexta (14), a organização do evento não quis se pronunciar sobre o caso. Informou que estavam em reunião e divulgaria nota oficial.

Mulheres usando vestidos longos e salto alto e senhores de terno tiveram de enfrentar lama, assentos molhados e a chuva, que diminuía e aumentava a cada música. Muitos não sabiam que o evento seria organizado em um espaço aberto, sem nenhum tipo de proteção em caso de temporal. Durante a madrugada, espectadores insatisfeitos também postaram reclamações em diversos sites sobre a dificuldade de estacionar nas áreas reservadas para o concerto e a falta de sinalização indicando setores como pista e área VIP etc.

No palco, Bocelli foi acompanhado pelo quarteto DIV4s e pela soprano cubana Maria Aleida, além da Orquestra Filarmônica de São Paulo, com regência do maestro americano Eugene Kohn.Xororó, Letícia Birkheuer e Emerson Fittipaldi estavam entre os famosos que foram ao Jockey.

No final do espetáculo, o tenor convidou a cantora Sandy para acompanhá-lo. Os dois cantaram juntos Garota de Ipanema, em português, depois de Bocelli agradecer ao público por ter comparecido “sob chuva, nesta noite molhada”. Em seguida, interpretaram em italiano Canto Della Terra e, às 22h50, Vivo por Ella, que gravaram em 1998. O show terminou pouco depois das 23h.

Comentários

Um verdadeiro show de amadorismo e de desrespeito ao público! O que deveria ser inesquecível pela beleza e magnitude será lembrado como um verdadeiro circo de horrores. Lamentável!

Comprei ingressos pra o Show, levando mais 3 amigas pra um encontro de final de ano. Uma delas veio de Goiana, a outra de Salvador nesse mesmo dia pela manha, onde estavam a trabalho. Demorei 3 horas pra chegar, no horário da saída do Show!! A única faixa que da acesso ao Jóquei indo pela Marginal estava com taxis "estacionados", era impossível chegar! Uma das minhas convidadas para essa experiência passou 1 hora e meia na ponte cidade jardim! Não foi anunciado q o evento teria 25.000 ingressos a venda e seria ao ar livre, se e pra fazer um evento assim, não seria melhor ter organizado um Show no estádio, estilo mais pop? Teria sido mais fácil pra chegar, e no mínimo no estádio a grama e coberta! Infeliz experiência pra esse encontro e uma vergonha pra uma cidade como Sao Paulo q oferece Shows de alto nível (com caríssimos ingressos) e uma organização q não tem indesejável! Com quem reclamo o valor dos ingressos?

Esse evento foi vergonhoso ! Eu e meus irmãos demos de presente para minha mãe de 70 os ingressos com acompanhante através de uma agencia de turismo de São José dos Campos -SP, não sabíamos que seria ao ar livre, isso não foi divulgado, pois nenhuma das pessoas que estavam na excursão sabiam disso. Sras. E Srs de idade, todos muito bem vestidos como o evento pedia uma vez que seria no Jóquei Clube de SP e para ver um concerto desse nível . Qual não foi nossa surpresa ante o fiasco que se apresentou. Lama por todos os lados, falta de estrutura, banheiros imundos, nenhum respeito aos idosos enfim....uma vergonha. 


Foi lamentável e revoltante o que aconteceu no show de Andrea Bocceli. Comprei ingressos caríssimos para levar meu pai de 79 anos, mais uma tia de 67. Não havia nenhum respeito às leis de acessibilidade, escadas imensas escorregadias, nenhum acesso a cadeirantes, buracos cobertos pela água da chuva, tapumes improvisados como passarelas para cobrir valetas, lama, assentos molhados, banheiros sujos, sem papel e sem funcionários para manter a limpeza. Onde estão os órgãos públicos para fiscalizar as condições de segurança de um show? Sinto-me envergonhada e indignada por enriquecer empresários incompetentes. A quem eu recorro? Quem se responsabilizara pelos danos materiais e morais sofridos por tantos cidadãos que foram ludibriados ostensivamente?

FONTE: VEJA

Dançar Marketing e Comunicações


Quero registrar minha indignação. Comprei os ingressos para minha mãe e para mim, e o que seria uma noite inesquecível...se tornou mesmos inesquecível porque não conseguimos assistir ao show...
 Minha mãe de 71 anos chegou ao local mais cedo para não enfrentar filas, mas coitada, enfrentou uma chuva terrível, e sem lugar para se abrigar, teve que ficar na bilheteria, por pena dos funcionários, sob o guarda-chuvas deles. Quando eu cheguei, já na portaria me impediram de entrar com meu guarda-chuvas, e ao encontrar minha mãe sentadinha num banquinho de um guarda,,,fiquei indignada.  Ao tentar caminhar sobre a passarela que colocaram até os assentos, percebemos que ela afundava, e nossos pés se encharcaram... Ao chegar no nosso setor C - entregaram sacos de lixo para forrar as cadeiras, e como minha mãe tinha uma capinha de chuva, que foi obrigada a comprar lá mesmo por R$ 20,00 - eles não queriam entregar o saco de lixo, alegando que faltaria para outras pessoas, ou seja, ela teria que sentar sobre a capinha dela mesmo, no gelado.  Para encontrar nossas poltronas foi outro absurdo, no nosso ingresso estava fila Z - Mas como não existia fila Z -disseram que houve erro de impressão,e Z era na verdade J -
A chuva continuava impiedosa... e nós então, resolvemos nos retirar pela falta de estrutura e pelo medo da chuva que ameçava piorar...
 Ao tentar sair, quem disse que aguém sabia informar a saída?? Ninguém...ficamos andando sobre a lama, e forcei nossa saída pela entrada mesmo...
 E para pegar um taxi...continuamos na chuva...
 Devolver o dinheiro de volta seria o mínimo...e um pedido de desculpas também cairia muito bem, tanto para nós, quanto para o próprio Bocelli...
 Trazer um fenômeno deste para o Brasil e fazer seus fãs passarem por tanta vergonha e humilhação...é o fim do mundo... 


Resposta da Empresa Segunda-feira, 17 de Dezembro de 2012

Comunicado oficial Concerto Andrea Bocelli

 Na noite de quinta-feira, 13 de dezembro, a Dançar Marketing realizou um grande concerto a céu aberto do cantor italiano Andrea Bocelli para mais de 20 mil pessoas no Jockey Club de São Paulo.

 Com o expertise de mais de 20 anos em eventos open air, a Dançar passou por mais de cinco meses em planejamento e em reuniões constantes junto ao Jockey Club, CET, polícia MILITAR, órgãos públicos e produção do artista para que tudo ocorresse com excelência e qualidade, como sempre foi o padrão da empresa na produção de mais de 1 mil espetáculos, sendo 60 deles open air no país.

 A estrutura do evento estava perfeitamente alinhada às necessidades técnicas e de segurança. A produção e a operação também estavam afinadas para atender e receber o público, à disposição do qual havia: 179 brigadistas, 214 profissionais de limpeza, 442 seguranças, 110 orientadores de platéia, mais de 100 orientadores de acesso aos portões, 507 carregadores, 10 ambulâncias, 12 pára-raios, 5 utis móveis, 10 carros de golfe e cadeiras de roda, além do contingente da CET, das polícias CIVIL e MILITAR.

 No entanto, o temporal carregado de alto índice pluviométrico que caiu no dia do evento gerou problemas que fugiram do alcance da Dançar Marketing, do Jockey Club e da empresa responsável pela operação dos estacionamentos. A forte tempestade, que caiu em algumas horas e foi equivalente a oito dias de chuva na cidade, gerou 34 pontos de alagamento e 199 km de congestionamento, prejudicando gravemente o acesso ao Jockey Club. Profissionais da CET, que traçaram todo o planejamento de ação no local e região, tentaram atenuar a situação e facilitar o trafego.

 As portas do Jockey foram abertas trinta minutos após o previsto, às 19h30, em virtude de uma reunião realizada entre os promotores, músicos, artistas, engenheiros de segurança e advogados. Com a garantia de que o público estaria em segurança e em respeito aos fãs do artista, decidiu-se então que o espetáculo deveria acontecer.

 Preocupada com a chegada e a acomodação do público, a Dançar prolongou o início do espetáculo para 21h40, anteriormente planejado para as 21h. Com 95% do público devidamente acomodado em seus assentos e em respeito aos mesmos foi iniciado o concerto. Tradicionalmente, após o início de espetáculos, não é permitido o acesso ao local, no entanto permitiu-se a acomodação das pessoas nas cadeiras disponíveis de seus setores para não prejudicar o concerto e principalmente o público presente.

 Lamentamos que a chuva anormal e o trânsito caótico tenham impedido algumas pessoas, com as quais nos solidarizamos de chegar a tempo para o início do concerto. A nossa intenção era que pudessem presenciar este belíssimo espetáculo desde seu início.

 Atenciosamente,

 Dançar Marketing

Este texto "padrão" eu li no site deles...
 Lamentável...Eles mudaram o horário da abertura dos portões, sem considerar que muitas pessoas chegariam antes para evitar o tumulto? Outro erro grave, na minha opinião. Falta de respeito com a pessoas que conhecem São Paulo, conhecem o trânsito, conhecem a chuva, enfim..conhecem tudo melhor que eles...
 Minha mãe, acreditando na pontualidade deles, chegou antes, ficou lá tomando a chuva toda... Pediu abrigo para o pessoal da bilheteria que também se acumulava sob pequenos guarda-chuvas.
 Acompanhamos a dificuldade dos cadeirantes para se locomover na lama e na passarela que afundava até chegar aos assentos...
 A imprensa deve ter sido impedida de divulgar foto da paltéia, porque realmente foi de dar vergonha.
 Esta reposta significa que eles se isentam de qq responsabilidade - Como se estivésemos culpando eles pela chuva...Não estamos não, sabemos que a chuva não é um evento que se possa impedir, nem pode ser previsto com tanto tempo de antecedência - mas sabemos também que ocorre nos finais de ano, no verão...Isto sabemos...
 O que aprendemos é que esta é uma empresa que busca antes de qq coisa, o interesse financeiro - e não se preocupa com as pessoas, nem com o bem estar delas...
 Triste...

... A passarela flutuante era o máximo, ao redor poças imensas de água, não tinha outro atalho, de um lado a cerca do hipodrómo do outro poças cheias de buracos, pelo menos eu vi dois cadeirantes atolados! Perdi os meus sapatos!

FONTE: RECLAME AQUI

Questo è quello che succede nel Brasile della prossima Coppa del Mondo. Se un semplice concerto scatena questo finimondo, cosa accadrà durante le partite del Mondiale?

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venerdì 14 dicembre 2012

Un ragazzo sedicenne uccide a sangue freddo un italiano a Fortaleza. Per chi come noi vive in Brasile non fa certo notizia un fatto del genere. Ne vediamo di peggio tutti i giorni. Ma questa storia è un po' diversa. L'italiano ucciso era Andrea Pescia, di 31 anni, nativo di Padova. Questa è parte di un'intervista fatta al padre qualche anno dopo.


Bruno Pescia è un tipo tosto, ma la voce ancora gli trema quando parla del figlio: "Andrea era una persona in gamba. Fin da giovane aveva la passione dei viaggi e dopo il diploma ha preso il volo. Seguendo la sua libertà e l’amore è finito a Fortaleza e in quella terra tanto bella, quanto disperata, aveva trovato la sua dimensione. Lavorava, studiava (si era iscritto a Legge) ed era diventato padre".

Cosa è successo il 10 febbraio del 2006?
"Era notte, squilla il telefono. Vengo travolto dal pianto della madre della compagna di mio figlio, capisco poco, ma è sufficiente per gettarmi nel panico. Poco dopo sento al telefono la compagna di Andrea e mi conferma il peggio: Andrea è stato ucciso".

Decisi di partire
"Due giorni dopo, con mia moglie Daniela e Massimiliano Sarti, un amico di mio figlio, praticamente un fratello, partiamo. Nel frattempo la notizia esce sui giornali locali, ma a livello nazionale e istituzionale è tutto fermo. La Farnesina non sa nulla della questione e nulla fa per saperlo. Arrivati in Brasile siamo costretti a fare tutto da soli, vista la totale assenza di aiuti concreti da parte del consolato italiano. Veniamo a capire i particolari dell’assassinio di mio figlio dai suoi amici e da dei testimoni. Un balordo del posto, poco più che adolescente, denunciato da mio figlio per un furto subito qualche tempo prima, gli aveva teso un agguato sparandogli. Entriamo in contatto con la polizia, conosciamo il capitano Rodriguez, l’unico che capisce la nostra disperazione".

Tutto da soli...
"Tutto da soli. L’assenza di qualsiasi aiuto da parte dello Stato mi amareggia ancora. C’erano anche tutti i problemi relativi al ritorno della salma di mio figlio in Italia. Anche qui, abbiamo fatto tutto da soli".

In una vicenda così tragica è difficile trovare un raggio di luce.
"Ma c’è e si chiama André Jr, mio nipote, preciso come una goccia d’acqua a suo padre Andrea da piccolo. È stata una pena tornare in Italia, sapendolo laggiù con in giro l’assassino di suo padre. Tornati in Italia, sempre senza l’aiuto di nessuno, ci siamo dati da fare per far si che lui e sua madre si trasferissero qui da noi e adesso viviamo tutti insieme nella nostra casa, qui a San Carlo".

E sul versante delle indagini?
"Alla fine, per smuovere le acque ho promesso una ricompensa al poliziotto che avesse arrestato l’assassinio di mio figlio. La notizia ha fatto scalpore, ma ha prodotto i suoi frutti. Il bastardo è stato catturato, poi processato e infine condannato a quindici anni di galera".

Perché l’associazione, il sito (www.associazioneandreapescia.org) e il libro?
"Mio figlio adorava i bambini. Abbiamo individuato una scuola che toglie dalla strada i bimbi delle favelas, l’associazione è nata con lo scopo di raccogliere fondi per aiutarla e ci stiamo riuscendo, ma con i proventi del libro contiamo di fare ancora di più".

In un'altra intervista, sempre del padre di Andrea, si legge: 

Intanto a quasi tre anni dalla morte di suo figlio Andrea, ucciso in Brasile durante una rapina, Bruno Pescia esprime tutta la propria indignazione per la vicenda di Cesare Battisti al quale il Paese sudamericano ha concesso lo status di rifugiato politico negando l'estradizione in Italia. «Tra alcuni giorni - ricorda - saranno tre anni che il mio unico figlio Andrea è stato ucciso da un balordo minorenne con due delitti alle spalle che girava libero di delinquere ancora. Voglio ricollegare questo mio fatto personale al caso Battisti», spiega Pescia, avvertendo che in Brasile per avere giustizia «bisogna pagare di tasca propria». Come ha fatto lui, racconta, per risalire all'assassino di suo figlio, condannato poi a 15 anni. «Dissi allora - ricorda - che solo con i propri soldi si potevano risolvere certe situazioni in Stati che si definiscono sovrani e che accolgono impunemente delinquenti, nazisti, fascisti e forse la peggior feccia della terra. Dovetti assoldare un poliziotto, mettere una taglia, prendere un buon avvocato per arrivare ad avere giustizia! Sono indignato sconcertato per questa situazione naturalmente ancor più eclatante e clamorosa». Pescia, che in memoria del figlio ha aperto una fondazione a favore dei bambini abbandonati del Brasile, si mette nei panni di chi ha perso un un proprio caro per mano di Battisti e conclude: «Non esiste perdono in casi simili».

Ora l'Associazione Andrea Pescia ha deciso di fare un film su quanto è successo, i cui incassi saranno devoluti per aiutare i bambini di Fortaleza. L'anteprima si svolgerà a Padova il 29 gennaio del 2013, quindi i miei amici veneti che avranno la possibilità di assistere tale evento potranno, in questo modo, aiutare l'associazione e alcuni poveri bambini brasiliani.

Un ringraziamento a Giancarlo per avermi fatto notare questa notizia.





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mercoledì 12 dicembre 2012

Per compensare la luce a buon mercato, le tasse statali potranno aumentare.

Reagendo al provvedimento provvisorio che ridurrà le tariffe dell'energia elettrica da gennaio prossimo, gli Stati del Brasile si sono uniti per aumentare le aliquote e recuperare così alcune delle perdite di entrate nel settore elettrico.

Il Confaz (Conselho Nacional de Política Fazendária), che comprende i segretari delle Finanze, sta studiando alternative per mitigare l'impatto della riduzione nelle casse pubbliche. "Tutto questo cade come una bomba per noi. E gli Stati non sono nemmeno stati ascoltati" ha detto il coordinatore dell'agenzia, Claudio Trinchão, della Finanza di Maranhão.

Individualmente, Bahia e Paraná hanno confermato gli studi di rivedere la politica dell'ICMS [semplice acronimo che sta a significare il più complesso Imposto sobre Operações relativas à Circulação de Mercadorias e sobre Prestações de Serviços de Transporte Interestadual e Intermunicipal e de Comunicação] a partire da gennaio.

Le misure possono comprendere la verifica dei benefici per i settori dell'economia e un aumento del tasso del ICMS ad alcuni prodotti o attività ancora da definire.

Tali giunti minacciano l'efficacia della "agenda positiva" che il governo cerca di promuovere con la riduzione delle tariffe energetiche.

Annunciato nel mese di settembre, il provvedimento provvisorio prevede il rinnovo anticipato delle concessioni di energia elettrica in cambio di tariffe ridotte. L'intenzione del Planalto è stimolare la competitività del settore, che si lamenta della ingente spesa per le infrastrutture nel paese.

Con la bolletta dell'energia elettrica fino al 16% in meno nel 2013, i governi statali stimano di perdere tra i  200 milioni a 1 miliardo di reais all'anno, a seconda dell'importanza del settore elettrico nei loro stati. I più colpiti sono Paraná, Ceará, Paraíba e Rio de Janeiro.

L'idea iniziale era che il governo federale avrebbe ridotto le tariffe fino al 20%, percentuale ridotta a causa  del rifiuto delle concessionarie di São Paulo e Minas Gerais, tra gli altri, a rispettare le prescrizioni della misura proposta.

La presidenta Dilma Rousseff ha anunciato questa settimana che il governo federale otterrà ugualmente la  riduzione del 20%, anche se non ha indicato in che modo questo sarà fatto. "La riduzione delle tariffe di energia è davvero devastante per la raccolta di fondi per lo Stato", ha detto Trinchão.

Secondo lui, le proposte del CONFAZ dovranno essere presentate nel mese di gennaio. L'intenzione è quella di "essere piú flessibili, semplificare e standardizzare" le aliquote di imposta ICMS a livello nazionale. "Vogliamo cambiare la logica ed essere proattivi.". Bahia, governata dal PT, pensa di perdere 270 milioni di reais  all'anno con questa misura provvisoria dell'elettricità.

"Vogliamo riadattare le entrate, finché il cittadino potrà ugualmente guadagnare", ha detto il segretario delle Finanze, Luiz Alberto Petitinga. "Dobbiamo adattare le nostre entrate con gli impegni del governo."

Il Paraná, la cui perdita stimata sarà di 500 milioni di reais all'anno, dice che gli studi per il momento sono "congelati", dato che non tutti gli Stati hanno aderito pienamente alla proposta del governo federale, per cui la perdita non sarà così alta come previsto.

Altri stati, come Rio de Janeiro, Paraíba e Rio Grande do Sul, dicono che aspetteranno per vedere se questa misura del governo federale è compensata da un possibile aumento dell'attività economica, visto che questo  disegno di legge è stato creato per aumentare la competitività delle industrie.

fonte: Folha.com

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lunedì 10 dicembre 2012


La rivista britannica "The Economist", in un articolo sull'economia brasiliana, suggerisce le dimissioni di Mantega, citando il basso livello del PIL e le previsioni disastrose del Ministro delle Finanze.

Solo due anni fa, quando la Rousseff è stata eletta presidente del Brasile, l'economia brasiliana stava vivendo un boom economico. Da allora è rimasta come paralizzata e ora lotta per un eventuale recupero. Nonostante il crescente sforzo del governo, questa 'creatura moribonda' è cresciuta solo dello 0,6% nel terzo trimestre, la metà di quello previsto dal ministro Guido Mantega (Finanze).

Quanto sopra è la descrizione della rivista inglese "The Economist" in un articolo sulla perdita di fiducia nell'attuale squadra economica del governo. Nel testo, la rivista suggerisce le dimissioni di Mantega come alternativa a Dilma per riconquistare la fiducia degli investitori e di ottenere così un secondo mandato .

Fattori come la flessione dei prezzi delle materie prime e del enorme debito delle famiglie brasiliane sono citati come i blocchi attuali della attività economica del paese.

Il termine "costo Brasile" è anche usato per spiegare perché il governo avrà bisogno di contare su un maggiore sforzo sul lato dell'offerta, e non del consumo, per garantire la crescita nei prossimi anni, con maggiori investimenti e maggiore produttività.

Nonostante le iniziative come la riduzione dei tassi di interesse e gli sgravi fiscali sui salari, il tasso di investimento è sceso negli ultimi trimestri e oggi rappresenta il 18,7% del PIL, rispetto al 30% in Perù e il 27% in Cile, ricorda la rivista.

La valutazione della rivista è che l'intrusione del governo sul tasso di rendimento dei business, come le banche e le società elettriche, ha generato una sfiducia tra gli investitori. "Anche di più rispetto al suo predecessore, Luz Inacio Lula da Silva, la Rousseff sembra credere che lo Stato dovrebbe indirizzare le decisioni sugli investimenti privati."

Dato il quadro presentato nel testo, il suggerimento finale è che la Banca Centrale farà un grosso errore se  deciderà per un altro taglio dei tassi di interesse e il governo dovrebbe concentrarsi sulla riduzione dei costi liberando gli "spiriti animali" degli investimenti privati.

La rivista va oltre. Indica a Dilma di dimostrare di essere pragmatica come lei dice, licenziando il ministro  Mantega, "le cui troppo ottimistiche proiezioni hanno minato la fiducia degli investitori", e di nominare una squadra in grado di riconquistare la fiducia economica.


"La speranza della signora Rousseff sembra essere legata al presupposto che la piena occupazione e il progresso del reddito reale sarà sufficiente a garantire un secondo mandato nel 2014. Ma ciò dipenderà dal rilancio della crescita", dice.

Per sostenere la tesi di come i risultati economici siano fondamentale per la rielezione, la rivista ricorda i suoi predecessori.

"Lula ha vinto un secondo mandato perché i suoi provvedimenti hanno sollevato milioni di persone dalla povertà. L'elettorato, allo stesso modo, ha garantito la rielezione di Cardoso perché ha combattuto l'inflazione. E la signora Rousseff? Gli elettori poranno dire che nel tentativo di bilanciare tante "bolle economiche ", ne ha lasciate cadere la maggior parte di loro"


Commento

"The Economist" sicuramente non conosce il Brasile e il governo del PT. In 10 anni di governo, non c'è stata notizia su personale licenziato per incompetenza da Lula e Dilma. Piuttosto, alcuni finiscono peressere ricompensati proprio da lei. E questo di solito non serve per togliere i voti, dal momento che anche il noto Fernando Haddad è stato finalmente eletto sindaco di São Paulo.

fonte: Implicante
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sabato 8 dicembre 2012


di  .  Scritto  il  dic 6 2012  alle  7:00.

Il tour mondiale della presidente del Brasile Dilma Rousseff la dice lunga sulle priorità internazionali del Brasile. Nei suoi primi anni al potere, più della metà dei suoi viaggi hanno avuto come destinazione Stati Uniti, Europa e Cina, che insieme rappresentano il 50% dei mercati internazionali del colosso sudamericano. E in America Latina? Appena il 30%.
Assorbito dai suoi problemi economici, il Brasile sembra non volersi approfittare della mancanza di interesse degli Stati Uniti in America Latina per affermare la sua leadership nella regione.
E le conseguenze economiche sono chiare. Le esportazioni brasiliane in America Latina sono calate dell’11% nei primi dieci mesi del 2012, il doppio della contrazione del 5,5% delle esportazioni totali. Gli investimenti brasiliani all'estero  tradizionalmente rivolto ai paesi vicini, sono diminuiti del 34% nei primi nove mesi dell’anno.
Come spiegano gli analisti, tra le priorità dell’amministrazione Rousseff spiccano le misure volte ad aumentare la competitività nel mondo, mettendo in secondo piano l’America Latina. Il “soft-power” brasiliano, l’influenza internazionale emanata dalla sua dimensione di potenza emergente, sta svanendo. E il Brasile pesa sempre di meno nella regione, sua naturale sfera di influenza.
La perdita d’influenza si traduce in una minor mole d’affari per il settore privato brasiliano, boicottando così gli sforzi di un governo che sta spendendo migliaia di milioni di dollari per evitare un eccessivo apprezzamento del real e dare ossigeno alla sua industria con incentivi fiscali.
Un fulmine a ciel sereno la decisione della Bolivia di annullare un appalto pubblico che si era aggiudicata un’impresa di costruzioni brasiliana. E l’Argentina, una delle principali destinazioni dei prodotti brasiliani, ha eretto barriere commerciali che hanno affondato del 20% le esportazioni brasiliane nei primi dieci mesi del 2012.
Gli economisti avevano scommesso che l’economia del Brasile, la sesta più grande del mondo, sarebbe cresciuta quest’anno dell’1.5%, un pallido riflesso della sua espansione nell’ultima decade e meno della metà della media dei suoi vicini latinoamericani, secondo la Cepal (Comisión Económica para América Latina y el Caribe). Ma i deludenti dati relativi al terzo semestre, diffusi nel weekend, potrebbero portare il mercato ad aggiustare nuovamente il tiro delle sue previsioni verso il basso.
Dopo aver affermato la sua leadership regionale a metà dello scorso decennio, quando l’economia viveva il boom delle materie prime e della domanda interna, il Brasile ha guardato oltre l’orizzonte. È salito sul palco globale come la “B” del BRICS, il gruppo di potenze emergenti cui fanno parte anche Russia, India, Cina e Sudafrica.
Rousseff ha trascorso più giorni in visita in Cina che in qualsiasi paese dell’America Latina. E ciò ha senso, dal momento che Pechino è il primo partner commerciale del Brasile e il suo maggiore acquirente di minerale di ferro e soia.
Più Cina, meno America Latina. L’industria tessile brasiliana, a metà della passata decade, deteneva il 40% del mercato delle importazioni dell’Argentina, contro il 3% della Cina. Oggi il Brasile ha appena il 20% del mercato argentino e il 29% di quello cinese.
Avanzata cinese e ritirata brasiliana. Oltre a conquistare i mercati per i propri beni di consumo grazie all’apprezzamento delle valute latinoamericane, la Cina ha investito 23.5 miliardi di dollari nella regione tra il 2005 e il 2010, principalmente nello sfruttamento di materie prime. Pochi mesi fa, nel suo tour latinoamericano, il premier Wen Jiabao ha offerto un credito di 10 miliardi di dollari per progetti infrastrutturali nella regione.
Numerose imprese brasiliane hanno preferito rimpatriare i propri capitali e profitti e investire nel mercato domestico, approfittando delle aggressive misure di stimolo al consumo con le quali Rousseff cerca di rilanciare l’economia.
Rousseff viaggia poco. Nei suoi primi due anni di mandato, ha realizzato 21 visite all'estero  poco più della metà del suo predecessore Luiz Inácio Lula da Silva nello stesso arco di tempo. Rousseff sembra inoltre intenzionata a ricucire i rapporti con gli Stati Uniti, deterioratisi nel 2010, quando l’amministrazione Lula aveva votato in sede ONU contro le sanzioni all’Iran per il suo programma nucleare.
Causa crisi economica globale e ripresa del protezionismo, all'inizio del 2012 il Brasile riscritto un accordo di libero commercio nel settore automobilistico con il Messico, liquidando la possibilità di una più stretta integrazione tra le due maggiori economie dell’America Latina. Il Messico ha finito per allearsi con Cile, Colombia e Perù, le economie regionali più dinamiche, per creare quest’anno l’Alianza del Pacífico, l’embrione di una zona di libero scambio alle spalle del Brasile e con dichiarate mire sull’Asia.
Come recentemente affermato dall'ex presidente Fernando Henrique Cardoso in un’intervista rilasciata al quotidiano Valor Econômico, “la muscolatura geopolitica del Brasile ha perso forza”. Le pressioni di Brasilia a nulla son servite per impedire alcuni mesi fa la destituzione sommaria del presidente Fernando Lugo del Paraguay, che è stato temporaneamente sospeso dal Mercosur (Mercato Comune del Sud).
E l’espansione regionale delle imprese di costruzione brasiliane, grazie ai generosi prestiti governativi divenute simbolo della presenza brasiliana da Caracas alla Patagonia argentina, ha urtato contro il muro Bolivia. Dopo le violente proteste indigene, il presidente Evo Morales ha cancellato quest’anno la costruzione di una strada da 420 milioni di dollari commissionata al gruppo OAS.
Non è ancora troppo tardi per invertire questa tendenza. Nel suo secondo mandato, che inizierà a gennaio, Obama continuerà a voltare le spalle ai vicini latinoamericani in campi quali lotta a criminalità organizzata, narcotraffico, terrorismo e immigrazione illegale. L’amministrazione USA è obbligata a raddrizzare la propria economia e a scongiurare gli effetti della crisi del debito europeo e appare più interessata rafforzare i legami commerciali con l’Asia-Pacifico. Per non parlare dei conflitti in Medio Oriente, che occuperanno l’intera sfera della politica estera.
Ciononostante, Washington non trascurerà del tutto l’America Latina. La principale attività che unisce Stati Uniti e America Latina è il commercio, attualmente in declino. Obama insisterà su Messico (attraverso il NAFTA, North American Free Trade Agreement), Colombia (con la quale ha recentemente ratificato un trattato di libero commercio) e Brasile, suoi partner commerciali tradizionali.
fonte: Atlas
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venerdì 7 dicembre 2012


...  buonasera ovunque voi siate! Iniziava così Nunzio Filogamo il suo programma radiofonico. Allo stesso modo, ma con più umiltà, posso cominciare io questo post, perché oggi parliamo di amici.

Questo piccolo blog, oltre a darmi a volte grattacapi e insulti de graça, mi ha dato la possibilità di conoscere molte persone, sia nel bene che nel male di quanto questo possa valere. Una di queste persone (del bene) che ho conosciuto è venuta a trovarmi. Si chiama Gabriele, è italiano come me ma vive in Italia, nelle bellissime Marche. E anche lui ha una moglie brasiliana (ma cosa fanno queste donne a noi poveri uomini?) e ora é in attesa del primo erede. 

La sua fortuna è che la crisi non ha attaccato il suo lavoro, che continua costantemente, ma è ugualmente combattuto sul fatto di mollare tutto e venire a trasferirsi in Brasile. Ovviamente avere una moglie brasiliana influenza molto questa scelta (io ne so qualcosa) ma penso che debba valutare MOLTO bene tutte le conseguenze e tutte le possibilità che tale scelta comporta.

In ogni caso sono stati gentilissimi. Sono venuti da São Paulo a trovarmi, pur non conoscendomi se non come blogger. Abbiamo passato un buon pomeriggio insieme e fatto le immancabili foto ricordo. Purtroppo la città dove vivo non é per nulla turistica, però un giro per i negozi dello shopping e un cafezinho al bar è bastato per passare una bella giornata. Può sembrare stupido, ma a volte parlare con uno del proprio Paese, nella propria lingua, può fare immenso piacere.

Avevo conosciuto un'altra italiana che viveva proprio vicino a me. Anche lei mi aveva contattato, conoscendomi per il mio blog. E anche con lei e il suo futuro marito (brasiliano) abbiamo passato un buon pomeriggio.

È un vero peccato che questo paese sia così grande. Sarebbe bello ogni tanto incontrare qualcuno di voi e scambiare quattro chiacchiere  davanti magari a una buona cerveja o meglio ancora, secondo la tradizione italiana, seduti in un bel tavolo mangiando e scherzando.

E chi lo sa se questo non possa veramente succedere!

Un caro saluto a tutti e, in questo caso, a Gabriele e la sua splendida famiglia.

P.S. Quello brutto, gordo e con gli occhiali sono io!




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