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domenica 30 settembre 2012

In brasile e’ tutto molto difficile


Non sono io a dirlo, ma un ingegnere portoghese che da quasi un anno vive a Rio de Janeiro.  Sarà che tutto il mondo è paese?

"Tudo no Brasil é muito difícil", diz engenheiro português há 11 meses no Rio

Há 11 meses morando no Brasil, o português Luís Gomes, 30, ficou impressionado com a burocracia em atividades quase corriqueiras no país. "Abrir uma conta bancária, alugar uma casa, tudo no Brasil é muito difícil! Não entendo o sentido de certas exigências e há impostos para tudo", diz o estrangeiro.

Encontrar um trabalho foi a parte fácil. Engenheiro civil, especialista em obras estruturais como para contenção de encostas, Gomes encontrou emprego em dois meses no Brasil. Tem visto de trabalho, carteira assinada, tudo certo. Mas não pode assinar pelos seus trabalhos. Seu diploma não é reconhecido no Brasil.

Apesar de seis anos e meio de formado em uma das melhores escolas de engenharia da Europa, o Instituto Superior Técnico, e chefiando obras nos Estados do Rio, São Paulo e Minas Gerais, Gomes tem que pedir a chefes e parceiros brasileiros para assinar os trabalhos.

A "burobarreira", expressão criada pelo ministro de negócios estrangeiros de Portugal, Paulo Portas, afeta portugueses que deixaram o país em busca de emprego, devido à crise, e que encontraram no Brasil farto mercado de trabalho. A falta de engenheiros virou mantra de 10 em cada 10 empregadores do país.

Quando perguntam se ele está "roubando" empregos de brasileiros, Gomes responde: "Na minha área, pelo menos, não existe mão de obra para esta fase de expansão das construtoras", diz. "Eu mesmo estou a buscar engenheiros para minha equipe e ainda não encontrei um candidato com formação ideal ao preço que estamos dispostos a pagar."

Gomes não foi o único estrangeiro a descobrir o Brasil. Ele conta que, de 40 currículos que recebeu de um site de empregos, 25% eram de portugueses e 10% de sul-americanos. "Não faz sentido a barreira neste momento, é um obstáculo ao desenvolvimento das empresas."

O engenheiro conta que espera que o acordo entre Portugal e Brasil para o reconhecimento dos diplomas de engenheiros portugueses no país possa começar a valer até o fim do ano. Hoje, diz Gomes, o processo de reconhecimento é demorado e não há certeza de que dará certo.

"Conheço engenheiros experientes que tiveram que fazer disciplinas no Brasil e outros que não conseguiram resposta ao pedido de reconhecimento. Não é algo objetivo e em muitos casos não é concedida a validação [do diploma]", diz Gomes.

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14 commenti:

  1. o mesmo acontece com os brasileiros que vão para a Itália e outros países...

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    1. insomma... in Brasile non esiste neppure l'autocertificazione, è tutto fatto con certificati originali con assinatura reconheçida...

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  2. Giusto per fare un esempio a favore del Brasile, posso dire che il rapporto con le banche è di una diversità incredibile.

    In Italia per aprire un conto corrente dovevo dimostrare di avere un reddito garantito ogni mese, e se non è cambiato in questi anni, potevo aprirlo SOLO se lavorassi per la stessa ditta da almeno un anno. Qui in Brasile basta andare in una qualunque agenzia con un documento e un comprovante di indirizzo e il gioco è fatto.

    Per chiudere poi un conto è qualcosa di allucinante, perlomeno in Italia. Mia madre aveva un c/c presso la Banca Intesa in Italia, e uno al Banco Itau qui in Brasile. Purtroppo ho dovuto chiuderli tutti e due, con la differenza che qui in Brasile mi è bastato andare nell'agenzia dove ho aperto il conto (a suo nome), firmare un documento e pronto! il conto era chiuso. La banca italiana mi chiede invece una email preventiva, poi una lettera vera e propria in cui chiedo la chiusura del conto, poi un atto notorio (!) per dire chi sono gli eredi, poi questo... poi quello... e come se non bastasse devo aspettare un mese prima di veder chiuso definitivamente questo conto perchè loro devono controllare se ci sono spese o tasse da pagare.

    Primeiro mundo, ma a volte il mio Paese sembra peggio del terzo o del quarto!

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    1. Beh, caro Franco, il problema é che qui in Brasile poi non puoi ricevere un centesimo se prima non dimostri come lo hai avuto. Per aprire il conto aziendale ci abbiamo messo 6 mesi e per avere il CNPJ stiamo aspettando da 7 mesi e nel frattempo stiamo pagando le tassse ma senza riuscire ad emettere alcune fatture e poter ricevere i compensi dei lavori fatti!!! Questo si é da terzo mondo!

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  3. Ricordo da quando negli anni 90 in poi ci fu un invasione di nordafricani qui in Italia a cui veniva concesso tutto: case popolari, lavoro,...e tutto era facile venire a vivere in questo Eldorado! In quanto paese cattolico il buon cuore ci suggeriva di accogliere questa povera gente. Erano altri tempi e tutto era facile! Come cambia il mondo. Rosanna

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  4. In Brasile tutto e´difficile anche perche´l´ignoranza l´inefficenza la mancanza di professionalita regnano sovrane a tutti i livelli! Praticamente sempre non si riesce ad avere una informazione chiara o non contraddittoria!

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  5. Carla, solo parzialmente d'accordo.
    Conosco brasiliani in Italia, e ,ancora di piu' in Europa,che hanno alti incarichi ed eccellenti lavori (ampiamente meritati e sudati).
    A questi si affiancano altri che non riescono a trovare quanto meriterebbero.
    Il contrario,senza entrare come dipendente di un'azienda con base in Brasile ,e' praticamente impossibile,a costo di lasciare il posto vuoto.
    Stefano

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  6. Rosanna, il buonismo imperversante in Italia non e' terminato.
    Adesso preferiamo dare le case ai rom,invece di trattarli come meriterebbero.In questo caso,il lavoro glielo forniamo permettendo loro di entrare in Italia.
    E' la "cultura" (cultura?) del cattolicesimo di sinistra,vera disgrazia del nostro paese.
    Stefano

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  7. Stefano, sono d'accordo con te. Qui dalle mie parti si dice che stiamo raccogliendo " rusco e brusco " in questo senso, quando la maggior parte degli italiani vuole emigrare ( mio marito l'ha gia fatto) e parenti, amici e conoscenti sono tutti senza lavoro qui nella " ricca Emilia Romagna ". Ci sono piu assistenti per anziani venute dall'est che anziani! Ma per tanti italiani, emigrare con qualche soldo per investire non e per niente facile...Mi sembra una situazione cosi paradossale!!!! Rosanna

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  8. Non posso credere parlano male del mio paese gia che è un paese di gente ignorante cosa fanno li? Mi chiedo? vatenne via!!! GENTAGLIA!!! IO SONO QUA IN ITALIA , MI HA SUCCESSO TUTTI COLORI E IO MAI... MI SONO PERMESSA DI PARLARE MALE, UNI PAESE A IL SUO MODO DI FARE!!! IGNORANTE SEITE VUOI CHE STATE IN UN PAESE CHE NON E' VOSTRO E PARLI MALE!!! ANDATENE VIA GIA CHE NON VI PIACE! TORNATE A CASA VOSTRA!!!

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  9. MEU DEUS EU NAO ENTENDO ISSO! MEU PAIS E' PAIS DE IGNORANTES E PORQUE VCS NAO VALTAM PRA SUAS CASAS? VCS PENSAO, QUE PRA NOS BRASILEIROS E' FACIL, QUANDO IMIGRAMOS NOS SEUS PAISES, ACHO QUE NAO! CADA PAIS TEM SUAS LEIS E REGRAS. SERIA MUITO BOM SE AS CORES FOSSE SO PRETO E BRANCO. MOREI NA ITALIA POR 6 ANOS PASSEI TUTTI COLORI, E NEM POR ISSO FALO MAL DA ITALIA EU FUI PRA Là PRA TER UMA EXPECTATIVA DE VIDA MELHOR E NAO TIVE! IGNORANCIA E DA PARTE DE SUAS QUE FALAM MAL E CONTINUEM AI.

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  10. Cara Anonima che vivi in Italia (beata te!), prima di arrabbiarti così tanto sarebbe meglio che tu leggessi con più attenzione quanto c'è scritto in questo post.

    Se tu fossi stata più attenta avresti notato che l'articolo che ho scritto non è mio, ma viene dalla "tua" Folha de Sao Paulo. E chi parla in quel articolo non sono io, ma un ingegnere portoghese che, coitadinho, vive anche lui in questo splendido Brasile. Quindi se vuoi insultare qualcuno trova il suo indirizzo e digli tutto quello che vuoi. In ogni caso non te la prendereme con me per quello che lui ha detto.

    Io ti posso dire che, come hanno scritto la Carla e la Juliana all'inizio, anche in Italia di burocrazia non si scherza. Forse è ancora peggio del Brasile. Ma questo non è un motivo di offesa verso un popolo o una nazione.

    Inoltre, come tu stessa asserisci, "MOREI NA ITALIA POR 6 ANOS PASSEI TUTTI COLORI". Allora in questo caso perché TU non torni a casa? Cosa fai ancora lì? Se in Italia è così uno schifo come dici cosa aspetti a tornare nel tuo splendido Brasile?

    E visto che parliamo di ignoranza, se qui in Brasile le persone avessero un poco più di preparazione e intelligenza, forse questo tuo grande paese sarebbe un poco migliore. Solo per farti un esempio, io è da giorni che devo fare un bonifico (transferencia) tra il mio conto all'Itau verso un conto corrente di una banca in Italia. Nella mia agenzia, con più di 10 impiegati, nessuno di loro, dico nessuno, è capace di fare una "transferencia internazional". Nemmeno il gerente (direttore di banca" è capace di fare, e non hai idea delle cazzate che ha inventato per non riuscire a compiere questa operazione così semplice. Sono andato in un'altra agenzia, molto più grande, e anche là NESSUNO era in grado di fare questo. Il direttore di questa filiale è stato una buona mezzora al telefono parlando col settore CAMBIO, ma alla fine mi dice che per trasferire i soldi in Italia devo andare da un avvocato (?) o cercare una agenzia di cambio, perché, parole sue, "la legge brasiliana non permette di inviare denaro all'estero"!!!

    E poi tu ti lamenti se chiamo questo tuo popolo di ignorante?

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  11. Adesso è arrivata l'ora dei portoghesi, soffrire un pò,prova a chiedere ai dentisti brasiliani che immigrarono in Portogallo negli anni 90!!!è arrivata!!! anche li avevano bisogno,ora lui pagha cosa hanno fatto in passato.Poi il modello di burocrazia prendiamo dai paese latini purtroppo Portogallo,Spagna e Italia.un grande peccato.Adriana Scarin.

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